mercoledì 31 dicembre 2025

Attenti alle DeCo farlocche

 

                    Recentemente durante un evento internazionale   sono stato invitato a tenete una relazione sulle De.Co. Un percorso coerente  Ho ricevuto in seguito,  un'email  da parte di un'attenta partecipante, che  mi ha scritto "Dott. Sutera ho seguito il suo interessante intervento, ha citato 5 volte Luigi Veronelli, attribuendogli di merito di aver ideato le De.Co. (sò benissimo che è vero)  Nel mio comune nella delibera di giunta, non c'è traccia di Veronelli, per essere precisi da quasi 5 anni non c'è neanche traccia della De.Co. Le chiedo come è mai possibile.?"Perchè circola così tanta ignoranza in materia?                       ...ecco a voi la risposta.

 Gentilissima  Angela, Lei deve essere una molto attenta ai contenuti e alla forma,  ha perfettamente ragione non si può scrivere di   De.Co. senza mai citare chi l'ha ideate,  ignorando inoltre  chi da oltre 20 anni,   ha diffuso l'idea di Veronelli.    



Certo potremmo scrivere anche di chi  si inventa un percorso fai da te, più volte sanzionato dal MIPAF, senza ne testa ne coda, così, ispirato dalla filosofia del taglia e incolla, ma di questi al sorgere del sole si volatilizzano come la brina di primavera, e quindi insignificanti...    Ed è proprio in un taglia e incolla che è scomparso il nome di chi li ha ideate  

A onor del vero  alcune amministrazioni seguendo le indicazioni del MIPAF  e delle Regioni  hanno provveduto all'annullamento in autotutela la procedura farlocca, in altri casi grazie a consiglieri comunali, di opposizione molto attenti e preparati,  hanno impedito la deriva    farlocca della DeCo.


"Diffidate di chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela, per applicarli in maniera  fraudolenta alle DeCo  (disciplinare,regolamento e commissione)più volte sanzionati dall'EU e dal MIPAF   giusto per alimentare confusione e rendirli banali."





 
 

lunedì 29 dicembre 2025

La cucina italiana

 

  un riconoscimento storico per la nostra tradizione

 


 

Ricordiamo, solo per i neofiti,  che la candidatura della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco è stata lanciata  nel 2023 dal Governo, ma  IDIMED già nel 2022   è stata audita per la Candidatura    (Affare Assegnato n. 1209) insieme alla Federazione italiana cuochi e al prof. Petrillo (Sed. n.217 del 14 Luglio 2022).E' visto che ci siamo, ricordiamo anche che in questi anni c'è chi ha scritto qualche dozzina di articoli sulla materia, e chi no.

 


LA PROMOZIONE DELLA CUCINA VA AFFIDATA  SOLO AI CUOCHI DI SCUOLA ITALIANA 

 

PARTECIPA 

 

Dalla pasta alla pizza, dai sughi ricchi di storia alle tavolate domenicali con tutta la famiglia: l’Italia ha portato la propria tradizione gastronomica nel pantheon culturale mondiale. Il riconoscimento – celebrato il 10 Dicembre  – della cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO rappresenta un traguardo senza precedenti, non solo per il nostro Paese ma per l’intera idea di cultura alimentare. 

Qui non si celebra soltanto il cibo, ma un universo di pratiche, rituali e significati che si tramandano da generazioni e che hanno contribuito a rendere la cucina italiana un fenomeno globale amato ovunque.


Un riconoscimento senza precedenti: cosa significa UNESCO per la cucina italiana

Per la prima volta nella storia, una cucina nazionale viene riconosciuta nella sua totalità come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Non è stato premiato un singolo piatto o una singola tecnica, ma l’intero modo italiano di vivere il cibo, dalla scelta degli ingredienti alla condivisione dei pasti.

Il riconoscimento pone l’accento sulle relazioni sociali, sull’uso sostenibile degli ingredienti e sul ruolo centrale della convivialità, che da sempre caratterizzano la cultura italiana attorno alla tavola. 

Le famiglie che si riuniscono la domenica, le ricette che passano di mano in mano tra nonni e nipoti, le feste locali e i mercati stagionali sono ora riconosciuti come patrimonio collettivo dell’umanità.

Inoltre, il riconoscimento offre all’Italia una visibilità internazionale ancora più forte, promuovendo la qualità del cibo autentico italiano e contrastando le imitazioni globali.







Fine modulo

Oltre il piatto: valori, identità e impatto culturale globale

Il riconoscimento UNESCO non celebra solo la pizza, la pasta o il gelato, ma i valori profondi insiti nella cultura gastronomica italiana. 

La cucina italiana è un fenomeno sociale e culturale: rappresenta l’importanza di prendersi cura di sé e degli altri, di riscoprire le radici, di condividere storie e memorie attorno a un tavolo imbandito.

È anche un esempio di sostenibilità e attenzione agli ingredienti locali: le ricette tradizionali spesso nascono da principi anti‑spreco, valorizzando ogni parte dell’alimento e promuovendo un rapporto responsabile con la natura. 

In questo senso, la cucina italiana non è solo espressione di creatività culinaria, ma anche di rispetto per l’ambiente e per il patrimonio agroalimentare locale.

Molti chef e figure culturali hanno accolto con entusiasmo la notizia, definendola un invito a preservare e innovare con rispetto la tradizione culinaria, rafforzando l’orgoglio nazionale e internazionale per un patrimonio condiviso.

Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO non è un semplice titolo onorifico: è un simbolo potente che riunisce storia, società, ambiente e identità. 

Celebra la ricchezza delle tradizioni regionali e la forza delle famiglie italiane nel mantenere vive usanze che oggi vengono riconosciute come patrimonio globale. 

Questo traguardo offre all’Italia un’opportunità unica per valorizzare ulteriormente la propria cucina nel mondo, con effetti culturali, turistici ed economici destinati a farsi sentire nei prossimi anni.




domenica 21 dicembre 2025

i redditi agricoli e il diritto etico al cibo

 

Prendiamo spunto di un’articolo recentemente pubblicato su “Altragricoltura” come al solito molto attuale e pertinente.

E’ coerente con quello che tempo addietro avevamo rilanciato “il prezzo sorgente”

Che cos’è?  . Il Prezzo Sorgente è un’opera di  Trasparenza ed Etica nello stesso tempo

Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle   battaglie più politiche e visionarie di Luigi Veornelli   ideata alla mettà degli anni 80, ma mai presa sul serio dalla politica, forse perchè danneggia le  lobby

Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect)   da indicare chiaramente in etichetta del prezzo di vendita al consumatore finale.

Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?

1.      Contro la speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari.

2.      Riconoscimento del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".

3.      Patto tra produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l'opacità dei mercati finanziari - industriali.

Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica   che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.

Risolve tutti problemi? non lo so, so con certezza che gli altri strumenti attuati fin d'ora, non hanno raggiunto nessun risultato apprezzabile. 



Altragricoltura denuncia la realtà dei fatti: la sovranità alimentare appartiene al popolo, non ai bilanci delle multinazionali.

 

Il cibo prodotto vale sempre meno per chi lo coltiva, ma continua a costare di più per chi lo acquista. Latte, formaggi, carne, olio, cereali e ortofrutta vedono quotazioni all’origine crollare, mentre il carrello della spesa aumenta.

Mentre si celebra l’eccellenza italiana, i dati OIPA-CURSA e ISTAT di fine 2025 certificano la drammatica realtà: il cibo è diventato un lusso. Altragricoltura: “Siamo un Paese a sovranità limitata: le multinazionali decidono i prezzi, mentre milioni di persone restano senza accesso a beni alimentari essenziali.”

I dati presentati il 18 dicembre 2025 dall’OIPA (Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare), incrociati con le ultime stime ISTAT, raccontano un’Italia in regresso ai livelli del dopoguerra, con un crollo strutturale dei redditi agricoli e del potere d’acquisto delle famiglie.

Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, il costo della vita è stato trainato da un’impennata dei beni alimentari senza precedenti:

+26,8% aumento medio del prezzo del cibo in 4 anni, superiore di 8 punti percentuali all’inflazione generale

+32,7% rincaro record dei prodotti vegetali, con frutta e verdura diventate proibitive per le fasce più deboli

+28,1% aumento per latte, formaggi e uova, beni di prima necessità per l’infanzia

+25,5% crescita dei prezzi di pane e cereali, con grano duro nazionale sceso sotto la soglia di redditività (sotto 300 €/t)

Crolli settoriali olio EVO -20%, uva da tavola -56,8%, suini da macello -8,7%, vino DOC/DOCG -15%, latte ovino Sardegna -66,8%

5,7 milioni di individui (9,8% della popolazione) vivono in povertà assoluta

10% degli italiani non può garantire un pasto proteico ogni due giorni

I “Deserti Alimentari”: nelle grandi città, il 35% della popolazione vive in aree prive di punti vendita o reti di aiuto alimentare

La realtà del “lavoro povero” mostra che avere un’occupazione non garantisce la sicurezza alimentare 67 kg di cibo pro capite ancora sprecati ogni anno, mentre cresce il numero di chi salta i pasti

 

sabato 20 dicembre 2025

La cucina dei Nebrodi

Pietro Ficarra     

 

             Non è passato Natale, e le feste, senza che nelle case delle genti dei Nebrodi, nonostante vengano offerti panettoni di ogni genere, si siano preparati i tradizionali dolci delle ricorrenze, ma un ruolo importante lo hanno avuto anche quelle preparazioni salate, tipiche natalizie, che sono i crispeddi.

 

Su di esse ho già detto più o meno un anno fa e non servirebbe tornarci: nel nostro territorio tutti sanno cosa sono i crispeddi, ossia il sofficissimo prodotto di una pastella a base di acqua e farina, lungamente lavorata e fritta a cucchiaiate in abbondante olio, cui vanno aggiunti, cucchiaiata per cucchiaiata, pezzetti di acciughe salate o di tunninna. Si prepara anche la versione dolce – la scusa è che piacciono ai bambini - che si ottiene passando nello zucchero i crispeddi (ovviamente senza aggiunte) appena tolte dall'olio. Il termine è in uso in altre parti della Sicilia e in alcune zone del Meridione, ma quasi sempre indicano altre preparazioni, solo in parte somiglianti alle nostre. Non mancano neppure sui Nebrodi variazioni sul tema, con l'aggiunta di verdure e altri ingredienti ma nella sostanza ciò che si gusta rimane sempre una crispedda. Si preparano soprattutto per le feste natalizie ma non solo e, anche se in misura minore che in passato, nelle case si preparano ancora anche in altre particolari ricorrenze. Oggigiorno per dare sapore si ricorre soprattutto alle acciughe o alle sarde salate, ma un tempo la preferenza dei cultori del genere andava decisamente alla tunninna. Con questo termine, usato comunemente anche se equivocando più o meno il significato, almeno con quello che oggi più comunemente è chiamato musciame, si intendeva per lo più soprattutto il filetto di tonno di colore scuro, conservato sotto sale e comprato e usato in sostituzione di sarde o acciughe salate in occasioni come queste. La preparazione dei crispeddi aveva anche un fondamentale rilevanza per i rapporti familiari e anche un aspetto sociale di rilievo, perché erano preparate per durare nelle feste e per essere offerte agli altri, e avevano così una preparazione che richiedeva spesso una collaborazione fuori dal nucleo familiare, fra parenti, amiche e vicine. La preparazione della fluida e vischiosa pasta a base di acqua e farina per i sofficissimi crispeddi richiedeva soprattutto olio di gomito, un lungo lavoro di sbattitura – di sbattimento direbbero molti oggi, in un altro senso – e quando non era la struttura di base della preparazione a consumare il tempo, lo richiedeva la complessità del procedimento di frittura successivo.

Foto Pietro Ficarra

giovedì 18 dicembre 2025

SEO - Sicani Expo Olivo 2025

   L'Extravergine al Centro della Dieta Mediterranea e della Tradizione dei Monti Sicani

 

L'iniziativa è organizzata dal Comune di Palazzo Adriano ed è finanziata dall’Assessorato Regionale

dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale
dell’Agricoltura. 
Palazzo Adriano (PA) si prepara ad accogliere la seconda edizione del SEO – Sicani Expo Olivo, un evento imperdibile dedicato alla celebrazione dell'olio extravergine d’oliva (EVO) dei Monti Sicani, vero e proprio oro verde e pilastro indiscusso della Dieta Mediterranea. La manifestazione si terrà nel pittoresco borgo celebre per il film Nuovo Cinema Paradiso, nei giorni di sabato 20 e domenica 21 dicembre 2025.


 

Un Fine Settimana all'Insegna del Gusto e del Sapere, SEO - Sicani Expo Olivo 2025 non è solo una vetrina espositiva, ma un appuntamento che coniuga l’approfondimento scientifico-culturale con la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari e delle tradizioni locali. L'evento si configura come un momento cruciale per produttori, esperti del settore, ma anche per il vasto pubblico di appassionati e curiosi, offrendo un’immersione totale nel mondo dell’olio nuovo, annata 2025.
SABATO 20 DICEMBRE: Convegno e Inaugurazione
La giornata di sabato 20 dicembre prenderà il via alle ore 17:00 con un momento di alta formazione e dibattito: il 2° Convegno SEO SICANI EXPO OLIVO dal titolo "L'Olio Extravergine di Oliva alla Base della Dieta Mediterranea". L'incontro si terrà nella Sala multimediale del complesso scolastico di Viale Vittorio Veneto.
Il convegno, che vedrà la partecipazione di autorevoli relatori tra agronomi, nutrizionisti ed esperti di marketing territoriale, porrà l'accento sul ruolo fondamentale dell'EVO, in particolare quello prodotto sui Monti Sicani, per la salute e come elemento identitario della cultura alimentare mediterranea, riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO. Sarà l'occasione per analizzare le ultime tendenze produttive, le tecniche di miglioramento della qualità e le sfide che attendono il settore olivicolo locale in un contesto globale.
Al termine del convegno, l’attenzione si sposterà in Piazza Umberto I a partire dalle ore 20:00 con l’apertura degli stand degustativi ed espositivi. L'aria si riempirà dei profumi inconfondibili dell'olio nuovo, protagonista indiscusso delle degustazioni di prodotti tipici preparati per l'occasione.
I visitatori potranno assaporare le prelibatezze della cucina palazzese, vere e proprie espressioni della gastronomia rurale siciliana:
 * A Calata Cunzata (pane condito con pecorino dei Monti Sicani e l'olio nuovo);
 * A Gidata (particolare sfincione con biete selvatiche condite con l’EVO fresco);
 * A Gostedda fritta (un boccone fritto, croccante e saporito, anch'esso esaltato dall'olio novello).
Oltre ai sapori, Piazza Umberto I ospiterà una ricca Esposizione di mezzi agricoli, attrezzature per l'agricoltura e, soprattutto, dei prodotti della filiera agroalimentare dei Monti Sicani. Un percorso espositivo che darà visibilità ai produttori locali, custodi di una tradizione olivicola millenaria.
La serata di sabato si concluderà in festa: alle ore 21:30, sempre in Piazza Umberto I, l'artista SIMONE MEDEA salirà sul palco per un coinvolgente concerto live. DOMENICA 21 DICEMBRE: Tradizione e Concerto Finale
La giornata di domenica 21 dicembre continuerà a celebrare il connubio tra qualità e tradizione.
Alle ore 11:00, in Piazza Umberto I, si rinnoverà l'Apertura degli stand degustativi ed espositivi. Sarà l'ultima opportunità per il pubblico di effettuare degustazioni guidate e libere di olii extravergine d’oliva, conoscere direttamente i produttori e i migliori prodotti dell'annata 2025. Gli stand riproporranno i piatti tipici del giorno precedente – A Calata Cunzata, A Gidata e A Gostedda fritta – e la mostra di mezzi e attrezzature agricole e prodotti agroalimentari dei Monti Sicani.
Chiusura in Musica
La seconda edizione di SEO - Sicani Expo Olivo si chiuderà in musica. Alle ore 12:30, Piazza Umberto I farà da cornice al concerto live dei MUSTURA, un gruppo che con il proprio repertorio saprà offrire il giusto accompagnamento sonoro alla chiusura di questa kermesse dedicata all’eccellenza olivicola e alla cultura del territorio.
L'evento è promosso con l'obiettivo di rafforzare la consapevolezza sull'importanza dell'olio extravergine d'oliva di qualità, promuovere il turismo enogastronomico e sostenere l'economia rurale dell'area.
SEO - Sicani Expo Olivo 2025
 * Dove: Palazzo Adriano (PA) - Piazza Umberto I e Sala Multimediale Viale Vittorio Veneto.
 Quando: Sabato 20 e Domenica 21 Dicembre 2025.
 Ingresso: Libero.
SEO - Sicani Expo Olivo è un invito a scoprire, assaggiare e celebrare il cuore pulsante dell'agricoltura dei Monti Sicani. Non mancate all'appuntamento con l'oro verde di Sicilia.


La genesi della valorizzazione dell' IT (Identità territoriale)

                                                                                                  NinoSutera

1985 Luigi Veronelli reinterpreta  il concetto del Genius Loci applicato ai giacimenti enogastronomici locali    1990 DeCo di Luigi Veronelli 

2010 Dieta mediterranea patrimon UNESCO  

2013 Legge Regionale del Born in Sicily  

2015 Expo di Milano 

2015 Legge n.194 sulla biodiversità

2025 Cucina italiana patrimonio UNESCO

 

 

Dal   “Born in Sicily” alla tutela della biodiversità agricola: quadro normativo, traiettorie di policy,  mission e vision   della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co.


 

Abstract
Il contributo analizza l’evoluzione delle politiche di tutela e valorizzazione dei territori rurali italiani, ponendo in relazione la legge regionale siciliana istitutiva del   “Born in Sicily” e la Legge n. 194 del 1° dicembre 2015 sulla tutela e valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Attraverso un approccio interdisciplinare, che integra dimensione giuridica, territoriale e socio‑culturale, il lavoro evidenzia come tali strumenti normativi concorrano alla salvaguardia delle risorse genetiche locali, dei saperi tradizionali e delle pratiche comunitarie, riconosciute come elementi costitutivi del patrimonio culturale immateriale.

In questo quadro si colloca l’esperienza della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., interpretata come modello di governance territoriale partecipata e come infrastruttura culturale per la trasmissione intergenerazionale delle identità locali. La mission della Rete è analizzata in relazione agli obiettivi di sostenibilità, sicurezza alimentare e resilienza delle comunità rurali, mentre la vision propone i borghi come ecosistemi culturali viventi, in cui biodiversità, cultura e sviluppo locale si rafforzano reciprocamente. DEMARCAZIONE TRA TIPICO E IDENTITARIO

Il contributo si inserisce nel dibattito internazionale promosso da UNESCO e FAO sui sistemi alimentari sostenibili, sulla tutela della biodiversità agricola e sul ruolo delle comunità locali nei processi di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, offrendo un riferimento metodologico per reti territoriali orientate alla valorizzazione integrata del cibo, dei luoghi e delle identità.

 

 

1. Introduzione
Nel dibattito contemporaneo sulle politiche territoriali, agricole e culturali, emerge con crescente evidenza la necessità di adottare approcci integrati capaci di coniugare tutela delle risorse, valorizzazione delle identità locali e sviluppo sostenibile. In tale prospettiva, l’esperienza normativa e programmatica della Regione Siciliana, unitamente al quadro legislativo nazionale sulla biodiversità agricola, rappresenta un laboratorio avanzato di politiche pubbliche orientate al riconoscimento del territorio come sistema complesso di valori materiali e immateriali. Il presente contributo analizza il percorso che, a partire dalla legge regionale sul marchio “Born in Sicily” e dalla Legge n. 194 del 1° dicembre 2015, conduce alla definizione della mission e della vision della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., intesa come infrastruttura culturale e istituzionale per la salvaguardia dei patrimoni identitari locali.

2. Il marchio regionale “Born in Sicily” come strumento di policy territoriale
La normativa regionale istitutiva del   “Born in Sicily” si colloca nell’alveo delle politiche di valorizzazione dell’origine geografica e dell’identità produttiva, configurandosi come dispositivo di riconoscimento del legame intrinseco tra prodotto, territorio e comunità. Dal punto di vista giuridico-amministrativo, il marchio assume la funzione di strumento di qualificazione dell’offerta territoriale, volto a rafforzare la competitività delle produzioni siciliane e a contrastare pratiche di appropriazione indebita dell’identità territoriale.

Sotto il profilo socio-economico, “Born in Sicily” supera la dimensione meramente commerciale per assumere un valore simbolico e culturale: esso veicola una narrazione fondata sulla storia agraria, sui saperi tradizionali e sul paesaggio culturale, riconoscendo alle produzioni locali lo status di beni collettivi e di espressione del patrimonio identitario regionale.

3. La Legge n. 194/2015: la biodiversità agricola come patrimonio della Nazione
La Legge n. 194 del 1° dicembre 2015 introduce un sistema organico di tutela e valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, segnando un passaggio paradigmatico nel riconoscimento delle risorse genetiche come patrimonio culturale, oltre che biologico. La legge istituisce strumenti quali l’Anagrafe nazionale della biodiversità, la Rete nazionale della biodiversità e le banche del germoplasma, attribuendo un ruolo centrale agli agricoltori e allevatori custodi.

Il dispositivo normativo afferma un principio di particolare rilevanza teorica: la biodiversità agricola è il risultato di un processo storico di coevoluzione tra comunità umane e ambiente naturale. Ne deriva una concezione della tutela che integra dimensioni ecologiche, culturali ed economiche, inscrivendo la biodiversità all’interno delle strategie di sviluppo rurale sostenibile, di sicurezza alimentare e di resilienza territoriale. 

4. Convergenze tra tutela normativa e valorizzazione identitaria
L’analisi comparata tra la legge regionale sul “Born in Sicily” e la Legge n. 194/2015 evidenzia una significativa convergenza di finalità e strumenti. Entrambe le normative pongono al centro il territorio come spazio relazionale, in cui le risorse naturali, i saperi locali e le pratiche produttive concorrono alla costruzione dell’identità collettiva. Se la normativa regionale opera prevalentemente sul piano della promozione e della riconoscibilità, la legge nazionale fornisce il quadro di salvaguardia delle basi genetiche e culturali delle produzioni.

Tale integrazione apre a modelli di governance multilivello e partecipata, nei quali gli enti locali, le comunità e gli attori economici cooperano per trasformare la tutela in leva di sviluppo territoriale.


 

Il GeniusLoci secondo Veronelli 

 Luigi Veronelli  ha definito il "Genius Loci" come il legame profondo e unico tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva, cioè l'anima di un territorio che si manifesta nel suo vino, nel suo cibo, nella sua arte e nelle sue tradizioni, distinguendolo da altri luoghi. Per Veronelli, il Genius Loci non è solo un concetto astratto, ma la realtà concreta del saper fare locale, che conferisce valore e identità specifica a ciò che quel luogo produce, specialmente nel mondo del vino e del cibo, un'idea che ha influenzato profondamente il pensiero sull'enogastronomia italiana e la valorizzazione dei borghi. 

Concetti chiave nel pensiero di Veronelli
  • Identità Territoriale: Il Genius Loci è ciò che rende un luogo unico e irripetibile, un'atmosfera speciale che si percepisce e che è frutto dell'interazione tra natura e intervento umano.
  • Autenticità: Sottolinea l'importanza di prodotti (come i vini) che esprimano fedelmente la loro origine, attraverso vitigni autoctoni, tecniche tradizionali e un forte legame con la terra.
  • Valore Culturale: Vede il territorio e i suoi prodotti come espressione di una storia, di un popolo e di un modo di vivere, un'eredità da difendere e promuovere.
  • Unicità e Sostenibilità: Il concetto si lega alla valorizzazione dei borghi e dei prodotti De.Co. (Denominazione Comunale), promuovendo principi come storicità, unicità e interesse collettivo, in opposizione alla globalizzazione indifferenziata. 

5. La Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co.: fondamenti concettuali e istituzionali
L'esperienza
(2004) della  Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. si fonda sul concetto di genius loci, inteso come sintesi dei valori storici, culturali, ambientali e produttivi che definiscono l’identità territoriale profonda di un luogo. La Denominazione Comunale (De.Co.) viene assunta quale strumento di riconoscimento istituzionale delle eccellenze locali, esteso non solo alle produzioni agroalimentari, ma anche ai saperi, alle pratiche sociali e alle espressioni del patrimonio immateriale.

In coerenza con    la Legge n. 194/2015, la Rete promuove la salvaguardia delle risorse genetiche locali e delle pratiche tradizionali, mentre, in continuità con il   “Born in Sicily”, valorizza l’origine territoriale e la narrazione identitaria come elementi distintivi delle comunità locali.


 

6. Mission della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co.
La mission della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. consiste nella tutela, valorizzazione e trasmissione dei patrimoni identitari dei borghi italiani, attraverso strategie di sviluppo territoriale sostenibile fondate sulla partecipazione delle comunità. La Rete opera come piattaforma di cooperazione istituzionale e sociale, favorendo l’integrazione tra politiche agricole, culturali e di coesione territoriale.


 

7. Vision: i borghi come ecosistemi culturali viventi
La vision della Rete configura i borghi come ecosistemi culturali viventi, capaci di coniugare continuità e innovazione, tradizione e contemporaneità. In questa prospettiva, i dispositivi normativi relativi al marchio “Born in Sicily” e alla tutela della biodiversità agricola assumono il ruolo di leve strategiche per un modello di sviluppo in cui l’identità territoriale diviene fattore di resilienza, coesione sociale e competitività sostenibile.


 

8. Conclusioni
Il percorso che dalla legge regionale sul “Born in Sicily” conduce alla Legge n. 194/2015 e alla mission e vision della Rete nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. delinea una traiettoria coerente di politiche pubbliche orientate alla centralità dei territori. La tutela delle risorse genetiche, la valorizzazione delle produzioni locali e il riconoscimento del ruolo delle comunità locali emergono come pilastri di un modello di sviluppo fondato sull’identità quale bene comune e risorsa strategica per il futuro.






lunedì 15 dicembre 2025

Quando il cibo diventa patrimonio: la Dieta Mediterranea e la Cucina Italiana all’UNESCO

    Erica  DeCaro

Un riconoscimento che parla al mondo


Tema di questi giorni è  la cucina italiana e la dieta mediterranea, patrimonio UNESCO e la differenza tra prodotti tipici e prodotti identitari.

Sul secondo aspetto vi invitiamo a leggere questo contributo del 2012, che per primi hanno codificato la differenza tra tipico e identitari (fino a prova contraria, naturalmente)



TIPICO e IDENTITARIO

 

  la Cucina Italiana entra ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’UNESCO. Non è solo un titolo, ma un segnale forte: il cibo italiano non è soltanto gusto, ma cultura, identità e sostenibilità. Un passo che si affianca al riconoscimento della Dieta Mediterranea, già patrimonio dal 2010, e che insieme raccontano una storia di tradizioni, salute e rispetto per la terra.

I Maestri

🇮🇹 Pellegrino Artusi: la cucina come identità nazionale

•             Artusi (1820–1911) non era uno chef professionista, ma un gastronomo e scrittore.

•             Con il suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (1891) creò il primo linguaggio gastronomico italiano, raccogliendo ricette da tutta la penisola e dando forma a una cucina nazionale in un’Italia appena unita.

•             I cuochi italiani per gran parte sono ispirati da Artusi hanno valorizzato la tradizione popolare, la stagionalità e la convivialità, ponendo le basi di una cucina identitaria e accessibile.

 Gualtiero Marchesi

🇮🇹 Gualtiero Marchesi: la cucina come arte e innovazione

•             Marchesi (1930–2017) è considerato il padre della nuova cucina italiana.

•             Ha trasformato la cucina in una forma d’arte, con piatti iconici e una filosofia che univa semplicità, estetica e innovazione.

•             I suoi allievi (Cracco, Oldani, Berton, ecc.) hanno portato avanti un’eredità fatta di rigore e creatività, elevando la cucina italiana a livello internazionale.

•             La sua influenza ha spinto i cuochi italiani verso una cucina gourmet e sperimentale, senza perdere il legame con la tradizione.

 ALESSANDRO CIRCIELLO


Diffidate da chi  vorrebbe promuovere la cucina italiana e la dieta mediterranea,   attraverso   i  seguaci dei chef  francesi o inglesi, che vanno bene per i loro paesi, non certo per l’Italia


🥗 La Dieta Mediterranea: il segreto di lunga vita

Pane, olio d’oliva, verdure fresche, legumi, pesce e un bicchiere di vino condiviso a tavola. La Dieta Mediterranea è molto più di un elenco di alimenti: è uno stile di vita. Promuove la convivialità, la stagionalità e la biodiversità agricola. Non a caso è considerata un modello universale di alimentazione sana, capace di prevenire malattie e di rafforzare il legame tra comunità e territorio.


🍕 La Cucina Italiana: tradizione e creatività

La candidatura italiana all’UNESCO è stata presentata con il titolo “La Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale”. Non si parla solo di piatti iconici come pasta e pizza, ma di un universo fatto di rituali familiari, tecniche tramandate, lotta allo spreco e valorizzazione delle risorse locali. La cucina italiana è un mosaico di culture regionali che, insieme, raccontano la storia di un Paese e la sua capacità di trasformare la biodiversità in valore sociale ed economico.


🌍 Sovranità alimentare: il diritto al cibo identitario

Dietro questi riconoscimenti c’è un concetto chiave: la sovranità alimentare. Significa che i popoli hanno il diritto di decidere come produrre e consumare il proprio cibo, difendendo tradizioni e biodiversità contro l’omologazione della globalizzazione. La Dieta Mediterranea lo fa con la stagionalità e i prodotti locali; la Cucina Italiana lo rafforza con la creatività e la memoria collettiva.


📌 Nella vita di tutti i giorni

  • Scuole: la Dieta Mediterranea ispira programmi di educazione alimentare, mentre la Cucina Italiana porta laboratori di gusto e cultura.
  • Mercati: la prima valorizza prodotti freschi e stagionali, la seconda trasforma i mercati in luoghi di identità e socialità.
  • Politiche agricole: la Dieta Mediterranea orienta la salute pubblica e la sostenibilità, la Cucina Italiana diventa strumento di promozione culturale e turistica.

⚖️ Opportunità e sfide

Il rischio è che questi riconoscimenti vengano ridotti a semplici etichette turistiche. Perché abbiano un impatto reale, serve coerenza nelle politiche agricole e culturali: difesa delle produzioni locali, riduzione dello spreco, promozione della stagionalità. Solo così la Dieta Mediterranea e la Cucina Italiana potranno continuare a essere strumenti di resilienza e sostenibilità.


✨ Conclusione

La Dieta Mediterranea e la Cucina Italiana, oggi entrambe patrimonio UNESCO, non sono solo simboli di eccellenza gastronomica. Sono modelli di vita e di identità, capaci di unire salute, cultura e politica. Insieme, rafforzano l’idea che il cibo non è soltanto nutrizione, ma anche memoria, comunità e futuro.


Questa versione è più giornalistica e divulgativa, con titoli chiari e un tono narrativo che accompagna il lettore. Vuoi che lo trasformi anche in un editoriale d’opinione, con uno stile più polemico e provocatorio, come se fosse pubblicato su un quotidiano nazionale?

 

la Cucina Italiana? patrimonio degli agricoltori e cuochi del Bel Paese

  enza petix

Il riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, è il trionfo dell’Italia dei territori, dei prodotti veri e dei piatti genuini, tra identità territoriale e genius loci, affidati a cuochi di sola scuola italiana, senza invasioni e interferenze straniere.

La Cucina Italiana  non nasce con il riconoscimento UNESCO  se pur importante, così  come  la  Dieta Mediterranea non è stata scoperta dall'UNESCO, una puntualizzazione necessaria sopratutto per i neofiti.

Nel mondo si racconta, che si beve vino francese, si guida un auto tedesca, ma si mangia rigorosamente italiano. La rinascita della cucina italiana in continuità con Pellegrino Artusi, grazie a Gualtiero Marchesi e alla nidiata di tanti allievi diventati maestri, antagonisti dei colleghi francesi.

Se Artusi e Marchesi  maestri di tanti bravi allievi della cucina italiana nel mondo, sono ancora oggi di esempio., lo dimostra che in tantissimi preferiscono frequentare ristoranti, con bravi cuochi di quella scuola 

Secondo Vissani, questo premio segna un ritorno all’essenza della cucina: ingredienti sani, stagionali, cucinati al momento, lontani dalle sperimentazioni estreme che negli anni hanno allontanato il cibo dalla vita quotidiana.

Il riconoscimento non celebra solo le ricette, ma un sistema culturale e sociale fatto di agricoltura, convivialità, tradizioni tramandate e rispetto delle materie prime.
«La cucina italiana non è solo eccellenza – ricorda Vissani – ma anche cultura, salute e responsabilità». Un messaggio forte, che invita a difendere e valorizzare una gastronomia capace di nutrire davvero, il corpo e l’identità di un Paese

La cucina italiana è alternativa e antagonista dei fans dei francesi di Escoffier famoso all'epoca perchè si adoperò molto, eliminò l’aglio, sostituì l’olio di oliva EVO con il burro, e già all'epoca contestato dai bravi cuochi nostrani, quasi a rimarcare la differenza tra la cucina francese e quella italiana- mediterranea, dove come è noto l'aglio e l'olio EVO sono componenti essenziali.
D'altronde non si può essere estimatore del giacimento enogastronomico del Bel Paese e contemporaneamente ispirarsi a  modelli antagonisti  come quello francese per esempio. Sarebbe come essere tifosi della Roma e del Lazio nello stesso tempo, sarebbe come essere "ne carne ne pesce" 

Gualtiero Marchesi:

 "la vera cucina è saper mangiare bene"

La vera differenza tra Artusi e Marchesi

Una grande differenza fra loro era il modo di porsi in cucina davanti al fornello e nella creatività e scoperta di una ricetta. Artusi ha voluto soprattutto raccontare la cucina degli italiani che avevano perso, dimenticato, abbandonato; mentre Marchesi ha contribuito a creare un modo di vivere la cucina e la tavola insieme.

Pellegrino Artusi, non volle mai codificare o uniformare o catalogare la cucina italiana… la sua formazione letteraria e linguistica e il fatto di “raccogliere” ricette segnalate non lo fa un cuoco, ma più uno “scalco” nuova maniera.

Con la fine del Settecento la cucina italiana-medioevale-rinascimentale finisce, finisce con la fine degli “scalchi” figure particolari fra la cucina e la tavola aristocratica che non solo erano bravi macellai e tagliatori di carni, grandi ortolani, esperti di condimenti, bravi pescivendoli o pasticceri… ma soprattutto sapevano raccontare a voce la ricetta ai commensali del principe.

La cucina francese, nata dopo che Caterina de’ Medici regina di Francia importò dalla Toscana tante ricette italiane oltre che l’uso della forchetta allora ignota ai francesi, perdurò per molto tempo, ma l’Artusi favorì un risveglio nazionalistico, fortemente antagonista e alternativa rispetto a quella  francese. Artusi propone una cucina italiana domestica ed emotiva contro una cucina   francese  spesso banale.

… l’Artusi fu il primo blogger gastronomico

E’ da quel momento che la cucina italiana si propone come arte del divenire, delle molteplici interpretazioni e della condivisione rispetto ad un sapere omologato non modificabile. Inoltre l’Artusi fu il primo blogger gastronomico: pochissime ricette del suo libro prevedono un suo intervento, quasi tutte arrivano dalle lettere scambiate con le cuoche di tante case italiane.

… la pasta come elemento base del menu italiano

La prima edizione del libro “artusiano” riporta 475 ricette, l’ultimo 790 nell’arco di 20 anni di continui aggiustamenti.  Ad Artusi non si devono ricette, ma la scelta di porre “ la pasta” come elemento base del menù italiano. E’ in quegli anni di fine XIX° secolo (1891-1905) che nascono tante ricette di pasta, come il piatto “discriminante” di una tavola, di una regione, di un menù. E’ la pasta che rende la tavola veramente artigianale e biodiversa: rileggendo per esempio le ricette degli spaghetti o delle paste ripiene si nota come la omogeneità della produzione della pasta  sia poi firmata territorialmente da alcuni ingredienti unici esclusivi di un territorio.

In Italia ci si dimenticò totalmente della “cucina artusiana” pensando addirittura per anni (secondo dopoguerra fino agli anni ’70) ad una soluzione industriale della tavola e della cucina, preconizzando “pillole” tutto fare. Fortunatamente per l’Italia  nacque la generazione (in cucina) di cuochi “marchesiani” che non lasciarono dimenticare la storia artusiana e non si lasciarono abbindolare dalla regolarità  matematica e schematica delle salse, sughi, temperature, abbinamenti lineari della cucina francese.

Ecco che l’incrocio di Pellegrino Artusi e di Gualtiero Marchesi hanno generato una squadra attenta di giovani cuochi italiani bravi, non chiamiamoli “chef” ,  quelli lasciamoli ai francesi

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