Prendiamo spunto di un’articolo recentemente pubblicato su “Altragricoltura”
come al solito molto attuale e pertinente.
E’ coerente con quello che tempo addietro avevamo rilanciato
“il prezzo sorgente”
Che cos’è? . Il
Prezzo Sorgente è un’opera di Trasparenza ed Etica nello stesso tempo
Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle battaglie più politiche e visionarie di Luigi Veornelli ideata alla mettà degli anni 80, ma mai presa sul serio dalla politica, forse perchè danneggia le lobby
Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il
produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali,
legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect) da
indicare chiaramente in etichetta del prezzo di vendita al consumatore finale.
Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?
1. Contro la
speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli
intermediari.
2. Riconoscimento
del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale
andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".
3. Patto tra
produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando
l'opacità dei mercati finanziari - industriali.
Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere
di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica che vedono nel prezzo un atto di onestà
intellettuale.
Risolve tutti problemi? non lo so, so con certezza che gli altri strumenti attuati fin d'ora, non hanno raggiunto nessun risultato apprezzabile.
Altragricoltura denuncia la realtà dei fatti: la sovranità
alimentare appartiene al popolo, non ai bilanci delle multinazionali.
Il cibo prodotto vale sempre meno per chi lo coltiva, ma
continua a costare di più per chi lo acquista. Latte, formaggi, carne, olio,
cereali e ortofrutta vedono quotazioni all’origine crollare, mentre il carrello
della spesa aumenta.
Mentre si celebra l’eccellenza italiana, i dati OIPA-CURSA e
ISTAT di fine 2025 certificano la drammatica realtà: il cibo è diventato un
lusso. Altragricoltura: “Siamo un Paese a sovranità limitata: le multinazionali
decidono i prezzi, mentre milioni di persone restano senza accesso a beni
alimentari essenziali.”
I dati presentati il 18 dicembre 2025 dall’OIPA
(Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare), incrociati con le ultime stime
ISTAT, raccontano un’Italia in regresso ai livelli del dopoguerra, con un
crollo strutturale dei redditi agricoli e del potere d’acquisto delle famiglie.
Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, il costo della vita è stato
trainato da un’impennata dei beni alimentari senza precedenti:
+26,8% aumento medio del prezzo del cibo in 4 anni,
superiore di 8 punti percentuali all’inflazione generale
+32,7% rincaro record dei prodotti vegetali, con frutta e
verdura diventate proibitive per le fasce più deboli
+28,1% aumento per latte, formaggi e uova, beni di prima
necessità per l’infanzia
+25,5% crescita dei prezzi di pane e cereali, con grano duro
nazionale sceso sotto la soglia di redditività (sotto 300 €/t)
Crolli settoriali olio EVO -20%, uva da tavola -56,8%, suini
da macello -8,7%, vino DOC/DOCG -15%, latte ovino Sardegna -66,8%
5,7 milioni di individui (9,8% della popolazione) vivono in
povertà assoluta
10% degli italiani non può garantire un pasto proteico ogni
due giorni
I “Deserti Alimentari”: nelle grandi città, il 35% della
popolazione vive in aree prive di punti vendita o reti di aiuto alimentare
La realtà del “lavoro povero” mostra che avere un’occupazione non garantisce la sicurezza alimentare 67 kg di cibo pro capite ancora sprecati ogni anno, mentre cresce il numero di chi salta i pasti

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