domenica 21 dicembre 2025

i redditi agricoli e il diritto etico al cibo

 

Prendiamo spunto di un’articolo recentemente pubblicato su “Altragricoltura” come al solito molto attuale e pertinente.

E’ coerente con quello che tempo addietro avevamo rilanciato “il prezzo sorgente”

Che cos’è?  . Il Prezzo Sorgente è un’opera di  Trasparenza ed Etica nello stesso tempo

Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle   battaglie più politiche e visionarie di Luigi Veornelli   ideata alla mettà degli anni 80, ma mai presa sul serio dalla politica, forse perchè danneggia le  lobby

Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect)   da indicare chiaramente in etichetta del prezzo di vendita al consumatore finale.

Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?

1.      Contro la speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari.

2.      Riconoscimento del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".

3.      Patto tra produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l'opacità dei mercati finanziari - industriali.

Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica   che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.

Risolve tutti problemi? non lo so, so con certezza che gli altri strumenti attuati fin d'ora, non hanno raggiunto nessun risultato apprezzabile. 



Altragricoltura denuncia la realtà dei fatti: la sovranità alimentare appartiene al popolo, non ai bilanci delle multinazionali.

 

Il cibo prodotto vale sempre meno per chi lo coltiva, ma continua a costare di più per chi lo acquista. Latte, formaggi, carne, olio, cereali e ortofrutta vedono quotazioni all’origine crollare, mentre il carrello della spesa aumenta.

Mentre si celebra l’eccellenza italiana, i dati OIPA-CURSA e ISTAT di fine 2025 certificano la drammatica realtà: il cibo è diventato un lusso. Altragricoltura: “Siamo un Paese a sovranità limitata: le multinazionali decidono i prezzi, mentre milioni di persone restano senza accesso a beni alimentari essenziali.”

I dati presentati il 18 dicembre 2025 dall’OIPA (Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare), incrociati con le ultime stime ISTAT, raccontano un’Italia in regresso ai livelli del dopoguerra, con un crollo strutturale dei redditi agricoli e del potere d’acquisto delle famiglie.

Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, il costo della vita è stato trainato da un’impennata dei beni alimentari senza precedenti:

+26,8% aumento medio del prezzo del cibo in 4 anni, superiore di 8 punti percentuali all’inflazione generale

+32,7% rincaro record dei prodotti vegetali, con frutta e verdura diventate proibitive per le fasce più deboli

+28,1% aumento per latte, formaggi e uova, beni di prima necessità per l’infanzia

+25,5% crescita dei prezzi di pane e cereali, con grano duro nazionale sceso sotto la soglia di redditività (sotto 300 €/t)

Crolli settoriali olio EVO -20%, uva da tavola -56,8%, suini da macello -8,7%, vino DOC/DOCG -15%, latte ovino Sardegna -66,8%

5,7 milioni di individui (9,8% della popolazione) vivono in povertà assoluta

10% degli italiani non può garantire un pasto proteico ogni due giorni

I “Deserti Alimentari”: nelle grandi città, il 35% della popolazione vive in aree prive di punti vendita o reti di aiuto alimentare

La realtà del “lavoro povero” mostra che avere un’occupazione non garantisce la sicurezza alimentare 67 kg di cibo pro capite ancora sprecati ogni anno, mentre cresce il numero di chi salta i pasti

 

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