mercoledì 18 febbraio 2026

Totomè e Raviola, di Ravanusa nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

 

     Pubblico delle grandi occasioni all’Audizione pubblica con la consegna del riconoscimento alla comunità ravanusana come “Custode dell’Identità Territoriale”, la firma del Memorandum del Borgo GeniusLoci   e la consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni enogastronomiche partecipanti, protagoniste attive della salvaguardia della memoria alimentare e culturale del territorio La raviola e il totomè sono state inseriti nell'atlante nazionale del cibo nella sezione dedicata alla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo https://reteborghideco.blogspot.com/2025/11/i-borghi-deco-nellatlante-del-cibo.html 

 

 Per l'On Giusi Savarino, che nella precedente legislatura ha ricordato di essere stata tra i firmatari del  ddl sul registro telematico delle DeCo,   sono contenta di partecipare nella mia città all'Audizione pubblica   Ravanusa Borgo Genius Loci De.Co. all’interno delle manifestazioni del  Carnevale Storico, che si configura  come un momento alto di democrazia partecipata, nel quale istituzioni, associazioni, produttori, studiosi e cittadini hanno condiviso una visione comune: custodire e valorizzare l’identità territoriale come bene collettivo e leva di sviluppo.

          


Il riconoscimento del Totomè e della Raviola di Ravanusa risponde a un chiaro interesse pubblico, ha affermato il Sindaco Salvatore Pitrola, tutela un patrimonio a rischio di banalizzazione, rafforza la memoria collettiva, sostiene lo sviluppo locale sostenibile e contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole. Ravanusa si presenta così come un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, festa e gastronomia concorrono alla definizione del Genius Loci. Riconoscere il Totomè e la Raviola come De.Co. significa, in definitiva, custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri, e proiettarlo verso il futuro, come  all’interno del modello dei Borghi Genius Loci DeCo

L’Audizione Pubblica  composta da una presentazione,  discussione, osservazioni, proclamazione e cerimoniale, hanno preso parte  dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e dell’Assessore regionale al Territorio e Ambiente On Giusi Savarino, gli interventi, di Nino Sutera, coordinatore della Rete Nazionale Borghi Genius Loci De.Co.; Francesco Monterosso, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del GAL Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista e scrittrice,  le testimonianze straordinarie di Melina Savarino (“A Tiempu Bellu”) e di Girolamo La Marca, con un brano tratto dal romanzo di Pietro Carmina I totomè del Barone. Moderati da  giornalista Angelo Augusto.


 Inserita nel quadro della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., ha rappresentato una tappa decisiva nel percorso di riconoscimento della comunità ravanusana quale presidio attivo di cultura materiale e immateriale. Non un marchio commerciale, ma uno strumento culturale e giuridico di tutela identitaria, fondato sul principio che il valore di un territorio nasce dall’intreccio tra storia, paesaggio, produzioni tipiche e memoria condivisa.                               Le DeCo nate per opera di Luigi   Veronelli trasmettono ancora oggi un messaggio forte, se pur reinterpretato nei tempi in cui siamo  per un'infinità di motivi.

Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica, ha affermato Nino Sutera, è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.

Per Rocco Carlisi Assessore alla cultura,  Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo. Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.

 Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.

Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.

Nel corso dei lavori è emersa con forza la consapevolezza che Ravanusa possiede un patrimonio stratificato che va ben oltre il singolo prodotto agroalimentare. Dal paesaggio agrario alle pratiche colturali, dalle tradizioni dolciarie alle ritualità popolari, fino all’area archeologica di Monte Saraceno, ogni elemento concorre a definire un “genius loci” riconoscibile, irripetibile, generativo, ha concluso il Sindaco

L’audizione ha avuto il merito di chiarire un punto fondamentale: la De.Co. (Denominazione Comunale) non è una competizione con i sistemi DOP o IGP, ma uno strumento complementare, capace di tutelare ciò che non rientra nei disciplinari europei ma costituisce l’anima profonda della comunità. Non solo un atto amministrativo, ma un percorso culturale, che diventa atto politico nel senso più nobile del termine: governo responsabile dell’identità, ha concluso Nino Sutera

Gli interventi hanno sottolineato come la sfida non sia solo quella della promozione, ma soprattutto della trasmissione intergenerazionale. Un borgo è Genius Loci quando sa riconoscere il proprio patrimonio e sceglie di consegnarlo integro, e possibilmente rafforzato, alle generazioni future. In questa prospettiva, la De.Co. si configura come patto comunitario: tra agricoltori e consumatori, tra memoria e innovazione, tra economia e cultura.

È stato ribadito il legame tra qualità territoriale e coesione sociale. Un prodotto identitario non è solo merce: è narrazione, lavoro, dignità. Significa difendere il reddito agricolo, sostenere le filiere corte, rafforzare l’economia locale. Significa, soprattutto, opporsi all’omologazione che appiattisce paesaggi e sapori.

L’audizione pubblica ha mostrato una comunità matura, capace di confrontarsi con rigore e visione. Non un’operazione nostalgica, ma un progetto strategico. Ravanusa ha scelto di collocarsi dentro una rete nazionale che valorizza i territori non come periferie, ma come centri di civiltà produttiva.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sulla dimensione educativa del progetto: scuole, associazioni culturali e realtà produttive saranno chiamate a collaborare per trasformare la De.Co. in laboratorio permanente di cittadinanza attiva. Perché l’identità non si dichiara una volta per tutte: si coltiva, si pratica, si difende.

L’esito dell’audizione non è stato solo tecnico-amministrativo, ma profondamente simbolico. È emersa una visione condivisa: Ravanusa non vuole essere soltanto luogo geografico, ma comunità narrante. Il percorso Genius Loci De.Co. diventa così strumento di pianificazione culturale, economica e sociale, capace di connettere turismo esperienziale, valorizzazione agroalimentare, tutela del paesaggio e promozione delle tradizioni.

In un tempo segnato dalla crisi delle economie locali e dall’erosione delle identità, l’audizione pubblica di Ravanusa assume un valore paradigmatico. Dimostra che i territori possono reagire non inseguendo modelli esterni, ma riscoprendo la propria matrice originaria.

Il Carnevale di Ravanusa è un evento profondamente radicato nella vita agricola del paese. La raviola e il totomè nascono come dolci poveri, preparati con ingredienti facilmente reperibili nelle case contadine: farina, acqua, latte, ricotta, miele. Durante il Carnevale — periodo di abbondanza simbolica prima della Quaresima — le famiglie ravanusane friggevano questi dolci per celebrare:la fine dell’inverno,la fertilità dei campi,la condivisione comunitaria, la sospensione delle regole, tipica del Carnevale.

La coppia raviola–totomè rappresenta perfettamente la struttura sociale della Ravanusa contadina:

La raviola era il dolce delle famiglie che avevano accesso alla ricotta fresca. Il totomè era il dolce universale, accessibile a tutti. Insieme, raccontano un Carnevale che univa ricchi e poveri, adulti e bambini, in un’unica festa comunitaria.

È diffusa in tutta la Sicilia, ma la versione di Ravanusa è considerata una delle più antiche e caratteristiche, grazie alla tradizione delle maestranze locali e alla materia prima rigorosamente autoctona e senza influenze della modernità. 

Il totomè è una frittella dolce, morbida, irregolare, ricoperta di miele caldo o zucchero a velo.

È un dolce ancora più povero della raviola, probabilmente più antico, perché non richiede latticini o ripieni. Nasce come dolce “di casa”, preparato con ciò che c’era: farina, acqua, latte, uova. Il miele — prodotto tipico delle campagne siciliane — aveva un valore propiziatorio: richiamava la dolcezza e la prosperità. 

Ravanusa ha scelto di dichiarare a sé stessa e al Paese che il proprio patrimonio non è residuo del passato, ma infrastruttura del futuro. Il percorso Borgo Genius Loci De.Co. non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una responsabilità condivisa: custodire l’identità per generare sviluppo, trasformare la memoria in progetto, fare del territorio una comunità consapevole e protagonista.

 























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