NinoSutera
Analizzare la figura di Luigi Veronelli (1926-2004) significa esplorare le fondamenta stesse del moderno concetto di "cultura materiale e immateriale" in Italia. Veronelli non è stato solo un critico, ma un filosofo prestato all'agricoltura, e alimentazione genuina, un intellettuale anarchico che ha trasformato il cibo da semplice merce a linguaggio poetico e politico, ma sopratutto identitario di un popolo.
Grazie a lui è nato in Italia il giornalismo enogastronomico. Non che prima non si fosse scritto di vini e cucina, ma nessuno vi si era dedicato in esclusiva, per nessuno era diventato a tutti gli effetti un mestiere, e soprattutto nessuno era stato riconosciuto come autorità nel settore. La produzione editoriale iniziò nel 1956 sulle colone del neonato Il Giorno. Proseguì con opere rimaste pietre miliari del settore: le «Guide all’Italia Piacevole» ; i cataloghi Bolaffi e poi Mondadori dei «Vini d’Italia»; «L’Etichetta», la più bella rivista realizzata nel mondo dell’enogastronomia e degli altri piaceri della vita; «I Vignaioli Storici»; le guide dei ristoranti o quella dei vini che ancora oggi porta il suo nome. Moltissimo altro che elencare è impossibile.
Primo anche ad andare in tv con una trasmissione sul mondo del mangiarbere (metà anni 70, per la Rai condusse con Ave Ninchi «A Tavola alle 7»). «Tutti i gastronomi italiani gli devono qualcosa — ha scritto Carlo Petrini fondatore di Slow Food —. Con la sua scrittura colta e tagliente è stato il primo a indicare una strada nuova». Attraverso i suoi mirabili racconti, il suo «camminare la terra» ha ispirato la generazione successiva e quella dopo ancora, fino ai giorni nostri. Lo ha fatto da uomo libero, assumendosi sempre la responsabilità delle opinioni che esprimeva. Spiazzando tutti, quando gli chiesero cosa avrebbe voluto portare con sé su un’isola deserta, rispose: il vocabolario della lingua italiana. Per scrivere di vino con quel rigore e quella precisione che hanno contraddistinto tutta la sua straordinaria esistenza da «notaro», come amava precisare quando qualcuno lo definiva «maestro». Ma a modo suo un Maestro lo è stato, eccome.
Verrà ricordato a Milano martedì nel corso della manifestazione «San Biàs e l’ultim tocch del panetun». Tra gli altri porterà la sua testimonianza Gian Arturo Rota, genero di Veronelli e curatore dell’esposizione «Il Veronelli» al Convento dei Neveri a Bariano.
https://www.raiplay.it/programmi/viaggiosentimentalenellitaliadeivini
I prodotti tipici sono tutelati da disciplinari e mirano a riproducibilità e valore commerciale, mentre i prodotti identitari incarnano il genius loci, sono patrimonio culturale della comunità e trovano nella De.Co. lo strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, ideate nell’ambito della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo
1. Il Pensiero: L'Anarchia del Gusto
Per Veronelli, l'enogastronomia era una forma di resistenza culturale. La sua formazione filosofica (fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè) influenzò profondamente la sua visione: il cibo e il vino non erano oggetti di consumo, ma espressioni della dignità umana.
· L’anarchenologo: Si autodefiniva così per sottolineare il rifiuto delle imposizioni industriali e burocratiche. La sua "anarchia" risiedeva nella libertà del giudizio individuale e nella difesa del piccolo produttore contro il gigante omologante. Veronelli in questo è non solo è stato un visionario, all'epoca il termine globalizzazione non esisteva.
· Coltura + Cultura = Progresso: Questo era il suo assioma. Non può esserci progresso agricolo senza una consapevolezza intellettuale e storica dell'identità territoriale.
· Camminare la terra: Veronelli non giudicava i vini "da scrivania". Il suo metodo era il viaggio, l'incontro diretto, il consumo dei passi sulle vigne per capire il sudore e la fatica che precedono il calice.
2. Il Prezzo Sorgente: Trasparenza ed Etica
Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle sue battaglie più politiche e visionarie.
Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect) direttamente in azienda, da indicare chiaramente in etichetta.
Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?
1. Contro la speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari.
2. Riconoscimento del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".
3. Patto tra produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l'opacità dei mercati finanziari - industriali.
Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.
3. Il Genius Loci: L'Anima del Territorio
Se il Prezzo Sorgente è lo strumento economico, il Genius Loci è il fondamento ontologico della poetica veronelliana.
Il Genius Loci (lo spirito del luogo) per Veronelli è l'incontro irripetibile tra terra, clima, vitigno e mano dell'uomo. Da questo concetto derivano le sue più grandi intuizioni operative:
· Le De.Co. (Denominazioni Comunali): Veronelli ideò le De.Co. per proteggere i prodotti che non rientravano nelle grandi marchi, ma che erano fondamentali per l'identità di un singolo comune. È la tutela del "minuscolo" contro l'universale.
· L'elogio del Cru: Fu il primo a insistere sulla necessità di etichettare il vino con il nome della singola vigna (il toponimo), convinto che "il peggior vino contadino sia migliore del miglior vino d'industria" proprio perché figlio di un luogo specifico e non di una formula chimica.
4. L'Eredità e le Opere
Veronelli ha lasciato un patrimonio documentale immenso, tra cui la celebre Guida Oro, i cataloghi dei vini e degli oli, e programmi televisivi storici come "A tavola alle 7" con Ave Ninchi e il documentario "Viaggio sentimentale nell'Italia dei vini".
Tabella: I Pilastri dell’opera di Veronelli
Concetto
Significato Pratico
Obiettivo
Cru / Vigna
Valorizzazione della singola parcella.
Distinguere l'unicità dalla massa.
De.Co.
prodotti identitari gestito dai Sindaci.
Difendere la biodiversità e le tradizioni.
Prezzo Sorgente
Prezzo d'origine in etichetta.
Contrastare il profitto parassitario degli intermediari.
Assaggio critico
Uso di aggettivi evocativi e soggettivi.
Elevare il cibo a opera d'arte e letteratura.
1. La De.Co. (Denominazione Comunale): Il Potere al Sindaco
Mentre lo Stato e l'Europa si concentravano sulle DOC e sulle DOP ect (spesso considerate da Veronelli come gabbie burocratiche o strumenti per l'industria), lui propose qualcosa di radicalmente diverso: la De.Co.
· La filosofia: La De.Co. non è un marchio di qualità in senso stretto, ma un "certificato di cittadinanza". È il riconoscimento che un prodotto, una ricetta o una fiera appartengono alla storia e all'identità di un luogo specifico.
· Il ruolo del Comune: Veronelli intuì che il Sindaco è il custode del territorio. Attraverso una delibera comunale, il Sindaco può "schedare" il patrimonio gastronomico del suo borgo, come hanno fatto con successo tanti piccoli e grandi borghi.
· L'obiettivo: Difendere la biodiversità dall'omologazione del gusto. La De.Co. permette anche al prodotto più piccolo e "insignificante" commercialmente di avere una dignità identitaria e culturale.
2. La Rivolta di Santo Stefano Belbo (1968)
Questo è l'episodio "mitico" della biografia veronelliana, quello che lo portò persino in carcere (anche se per pochi giorni e per motivi legati alla sua attività di editore, ma il clima era quello).
· Il contesto: Nel 1968, nelle Langhe, i contadini erano esausti. Il prezzo delle uve moscato era deciso unilateralmente dalle grandi case spumantiere. Il lavoro della terra non permetteva più la sopravvivenza.
· L'azione: I contadini di Santo Stefano Belbo scesero in piazza, bloccarono le strade con i trattori e occuparono la stazione ferroviaria. Non chiedevano assistenza, chiedevano un prezzo giusto.
· L'intervento di Veronelli: Luigi non rimase a guardare da Milano. Si schierò fisicamente con i viticoltori. Scrisse articoli infuocati denunciando che "il vino è un prodotto agricolo, non un prodotto chimico industriale".
· Il significato: Quella rivolta segnò la nascita del Veronelli "marxista-anarchico". Capì che senza la lotta per il reddito del contadino, la qualità del vino era un esercizio estetico vuoto. Da qui iniziò a teorizzare il Prezzo Sorgente di cui abbiamo parlato prima.
L'Unione dei due mondi: Il Borgo Genius Loci DeCo
Come avevamo accennato in una nostra precedente riflessione, oggi il concetto di Borgo Genius Loci De.Co. rappresenta l'evoluzione finale di questo pensiero. Non è solo un elenco di prodotti, ma:
1. Salvaguardia delle tradizioni: Preservare i saperi rurali e artigianali.
2. Sviluppo sostenibile: Promuovere un turismo lento che rispetti la comunità.
3. Orgoglio locale: Restituire ai contadini la consapevolezza di essere i custodi di un patrimonio unico.
In sintesi, per Veronelli, il cibo non era "buono" se dietro non c'era un contadino libero, un prezzo onesto e un comune che ne tutelasse l'identità.

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