domenica 18 gennaio 2026

Manifesto Politico-programmatico Per una vera Sovranità Agricola Nazionale

                                                                                                 Alex Di Caro

In tanti, non solo i neofiti, attribuiscono al Mercosur, tutti mali del mondo, non si sono resi conto che il sistema e ormai collassato                                          Di seguito si espone  una strategia organica contro la crisi agricola, costruita su due pilastri culturali e politici forti:

  1. la filosofia di Luigi Veronelli sul “prezzo sorgente”
  2. la proposta di difesa del lavoro contadino attraverso un monopolio pubblico di tutela, così come teorizzato da Nino Sutera coordinatore dell european-rural-parliament-italy

L’obiettivo non è l’assistenzialismo, ma la restituzione di sovranità economica, culturale e morale all’agricoltore/contadino custode del territorio

 

 


Distese ricolme di carciofi, e non solo,  lasciati a marcire nei campi della  Puglia e di altre parti d'Italia, anche senza gli effetti del Mercosur   Non per calamità naturali, non per mancanza di lavoro, ma per una scelta obbligata: raccoglierli non conviene più.

A dicembre 2024 al produttore venivano riconosciuti 80 centesimi a capolino. Oggi? 5. Una cifra che non copre nemmeno i costi di raccolta.

Il risultato è surreale e indecente: campi pieni, magazzini vuoti e scaffali della grande distribuzione ben forniti… ma di prodotti importati.

È il solito copione: ai produttori si chiede di rispettare standard elevatissimi, costi crescenti, burocrazia soffocante. Alla grande distribuzione si lascia il coltello dalla parte del manico, libera di schiacciare i prezzi all’origine e gonfiarli lungo la  filiera Il valore si perde nei campi, mentre altrove si moltiplica.

Così l’agricoltura italiana viene umiliata due volte: prima economicamente, poi culturalmente. Perché lasciare il prodotto a terra non è spreco, è un atto di sopravvivenza. Lo spreco vero è un sistema che preferisce importare piuttosto che garantire un prezzo giusto a chi produce qualità, lavoro e territorio.

Intanto si parla di accordi commerciali,  di mercati di competitività. Ma la domanda è semplice: competitivi per chi? Di certo non per chi lavora la terra.

E nemmeno per i consumatori, che pagano di più prodotti peggiori, mentre l’agricoltura locale viene lentamente spenta.

I  carciofo a terra non sono un incidente: sono un messaggio. E raccontano, senza filtri, il fallimento di una filiera dominata dalla grande distribuzione, dove chi produce vale sempre meno e chi intermedia guadagna sempre di più.

 

 

MANIFESTO POLITICO‑PROGRAMMATICO

Per la sovranità agricola nazionale, il prezzo giusto e la dignità del lavoro contadino


PREAMBOLO

L’agricoltura non è un settore residuale dell’economia nazionale. È il fondamento materiale della Nazione, la condizione primaria della sicurezza alimentare, il presidio del territorio e una funzione pubblica essenziale.

La crisi agricola italiana non nasce dall’incapacità dei contadini, ma da un sistema economico che ha separato il valore del cibo dal valore del lavoro che lo genera. In questo squilibrio strutturale, il mercato ha cessato di essere strumento di libertà ed è diventato meccanismo di compressione del reddito agricolo.

Questo Manifesto nasce dalla consapevolezza che senza giustizia economica alla sorgente non può esistere alcuna sostenibilità, né ambientale né sociale.


PRINCIPI FONDANTI

1. Il lavoro agricolo come interesse nazionale

Il lavoro contadino è riconosciuto come attività di interesse pubblico nazionale. Chi produce cibo svolge una funzione strategica per la collettività e non può essere esposto alle sole leggi di un mercato strutturalmente squilibrato.


2. Il prezzo sorgente come principio di giustizia

Il prezzo dei prodotti agricoli deve nascere alla sorgente del valore: il lavoro, la terra, il tempo.

Il prezzo sorgente è il prezzo minimo giusto che consente:

  • la copertura dei costi reali di produzione;
  • una remunerazione dignitosa del lavoro;
  • la continuità dell’attività agricola.

Vendere sotto questo prezzo significa trasferire sul produttore il costo delle distorsioni del sistema.


3. Il fallimento del libero mercato agricolo

Il mercato agricolo non è un mercato libero:

  • la produzione non è comprimibile;
  • i prodotti sono deperibili;
  • la domanda è concentrata;
  • l’offerta è frammentata.

In tali condizioni, la libertà di prezzo è solo formale. Lo Stato ha il dovere di intervenire per riequilibrare il rapporto di forza.


OBIETTIVI POLITICI

4. Difendere il reddito agricolo

L’obiettivo primario è garantire al contadino un reddito stabile, giusto e prevedibile, liberandolo dalla condizione di ricatto permanente esercitata dalla filiera.


5. Restituire sovranità alimentare alla Nazione

Non esiste sovranità nazionale senza sovranità alimentare. Un Paese che non tutela chi produce il proprio cibo è un Paese dipendente e vulnerabile.


6. Superare l’assistenzialismo

I sussidi non possono compensare un’ingiustizia strutturale. La vera riforma è garantire il prezzo giusto prima della vendita, non indennizzare la perdita dopo.


STRUMENTI PROGRAMMATICI

7. Prezzo minimo inderogabile all’origine

Per ogni comparto agricolo viene introdotto un prezzo minimo legale, determinato sulla base dei costi medi reali di produzione. Nessun contratto può prevedere corrispettivi inferiori.


8. Ente Nazionale di Tutela Agricola

È istituito un Ente pubblico economico con funzioni di tutela del reddito agricolo, incaricato di:

  • acquistare i prodotti al prezzo sorgente;
  • ritirare le eccedenze in caso di crisi;
  • gestire lo stoccaggio strategico;
  • stabilizzare i mercati.

L’intervento è volontario, mirato e anticiclico.


9. Monopolio pubblico di garanzia

Il monopolio non è esercizio di potere, ma strumento di protezione. Lo Stato interviene solo per impedire che il lavoro agricolo venga pagato sotto il suo valore reale.


10. Riequilibrio della filiera

La filiera agroalimentare deve essere trasparente ed equa:

  • divieto di pratiche sleali;
  • regolazione dei rapporti con la grande distribuzione;
  • responsabilità condivisa lungo tutta la catena del valore.

UNA SCELTA DI CIVILTÀ

Questo Manifesto afferma una scelta netta:

  • tra rendita e lavoro;
  • tra speculazione e produzione;
  • tra abbandono e presidio del territorio.

Difendere il lavoro contadino significa difendere la comunità nazionale, la qualità del cibo, la dignità del lavoro e il futuro del Paese.


CONCLUSIONE

Il mercato senza giustizia genera disuguaglianza. Lo Stato senza coraggio abdica al suo ruolo.

Questo Manifesto propone un nuovo patto tra Repubblica e agricoltori, fondato su un principio semplice e radicale:

chi nutre la Nazione deve poter vivere del proprio lavoro.


 


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