Pubblico delle grandi occasioni all’Audizione pubblica con la consegna del riconoscimento alla comunità ravanusana come “Custode dell’Identità Territoriale”, la firma del Memorandum del Borgo GeniusLoci e la consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni enogastronomiche partecipanti, protagoniste attive della salvaguardia della memoria alimentare e culturale del territorio La raviola e il totomè sono state inseriti nell'atlante nazionale del cibo nella sezione dedicata alla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo https://reteborghideco.blogspot.com/2025/11/i-borghi-deco-nellatlante-del-cibo.html
Per l'On Giusi Savarino, che nella precedente legislatura ha ricordato di essere stata tra i firmatari del ddl sul registro telematico delle DeCo, sono contenta di partecipare nella mia città all'Audizione pubblica Ravanusa
Borgo Genius Loci De.Co. all’interno delle manifestazioni del Carnevale Storico, che si configura come un momento alto di democrazia partecipata, nel quale istituzioni,
associazioni, produttori, studiosi e cittadini hanno condiviso una visione
comune: custodire e valorizzare l’identità territoriale come bene collettivo e
leva di sviluppo.
Il riconoscimento del Totomè e della Raviola di
Ravanusa risponde a un chiaro interesse pubblico, ha affermato il Sindaco Salvatore Pitrola, tutela un patrimonio a
rischio di banalizzazione, rafforza la memoria collettiva, sostiene lo sviluppo
locale sostenibile e contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale
consapevole. Ravanusa si presenta così come un sistema simbolico coerente, in
cui storia, mito, festa e gastronomia concorrono alla definizione del Genius
Loci. Riconoscere il Totomè e la Raviola come De.Co. significa, in definitiva,
custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri, e proiettarlo verso il
futuro, come all’interno del modello dei Borghi Genius Loci DeCo
L’Audizione Pubblica composta da una presentazione, discussione, osservazioni, proclamazione e cerimoniale, hanno preso parte dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e dell’Assessore regionale al Territorio e Ambiente On Giusi Savarino, gli interventi, di Nino Sutera, coordinatore della Rete Nazionale Borghi Genius Loci De.Co.; Francesco Monterosso, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del GAL Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista e scrittrice, le testimonianze straordinarie di Melina Savarino (“A Tiempu Bellu”) e di Girolamo La Marca, con un brano tratto dal romanzo di Pietro Carmina I totomè del Barone. Moderati da giornalista Angelo Augusto.
Inserita
nel quadro della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., ha rappresentato
una tappa decisiva nel percorso di riconoscimento della comunità ravanusana
quale presidio attivo di cultura materiale e immateriale. Non un marchio
commerciale, ma uno strumento culturale e giuridico di tutela identitaria,
fondato sul principio che il valore di un territorio nasce dall’intreccio tra
storia, paesaggio, produzioni tipiche e memoria condivisa. Le DeCo nate per opera di Luigi Veronelli trasmettono ancora oggi un messaggio forte, se pur reinterpretato nei tempi in cui siamo per un'infinità di motivi.
Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione
economica, ha affermato Nino Sutera, è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale
custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In
questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale,
capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano
l’identità dei luoghi.
Per Rocco Carlisi Assessore alla cultura, Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo. Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.
Il
racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero
d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata
miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito
normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.
Questo mito non è folklore residuale, ma
narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di
appartenenza al luogo.
Nel corso dei lavori è emersa con forza la
consapevolezza che Ravanusa possiede un patrimonio stratificato che va ben
oltre il singolo prodotto agroalimentare. Dal paesaggio agrario alle pratiche
colturali, dalle tradizioni dolciarie alle ritualità popolari, fino all’area
archeologica di Monte Saraceno, ogni elemento concorre a definire un “genius
loci” riconoscibile, irripetibile, generativo, ha concluso il Sindaco
L’audizione ha avuto il merito di chiarire un
punto fondamentale: la De.Co. (Denominazione Comunale) non è una competizione
con i sistemi DOP o IGP, ma uno strumento complementare, capace di tutelare ciò
che non rientra nei disciplinari europei ma costituisce l’anima profonda della
comunità. Non solo un atto amministrativo, ma un percorso culturale, che
diventa atto politico nel senso più nobile del termine: governo responsabile
dell’identità, ha concluso Nino Sutera
Gli interventi hanno sottolineato come la sfida
non sia solo quella della promozione, ma soprattutto della trasmissione
intergenerazionale. Un borgo è Genius Loci quando sa riconoscere il proprio
patrimonio e sceglie di consegnarlo integro, e possibilmente rafforzato, alle
generazioni future. In questa prospettiva, la De.Co. si configura come patto
comunitario: tra agricoltori e consumatori, tra memoria e innovazione, tra
economia e cultura.
È stato ribadito il legame tra qualità
territoriale e coesione sociale. Un prodotto identitario non è solo merce: è
narrazione, lavoro, dignità. Significa difendere il reddito agricolo, sostenere
le filiere corte, rafforzare l’economia locale. Significa, soprattutto, opporsi
all’omologazione che appiattisce paesaggi e sapori.
L’audizione pubblica ha mostrato una comunità
matura, capace di confrontarsi con rigore e visione. Non un’operazione
nostalgica, ma un progetto strategico. Ravanusa ha scelto di collocarsi dentro
una rete nazionale che valorizza i territori non come periferie, ma come centri
di civiltà produttiva.
Particolarmente significativa è stata la
riflessione sulla dimensione educativa del progetto: scuole, associazioni
culturali e realtà produttive saranno chiamate a collaborare per trasformare la
De.Co. in laboratorio permanente di cittadinanza attiva. Perché l’identità non
si dichiara una volta per tutte: si coltiva, si pratica, si difende.
L’esito dell’audizione non è stato solo
tecnico-amministrativo, ma profondamente simbolico. È emersa una visione
condivisa: Ravanusa non vuole essere soltanto luogo geografico, ma comunità
narrante. Il percorso Genius Loci De.Co. diventa così strumento di
pianificazione culturale, economica e sociale, capace di connettere turismo
esperienziale, valorizzazione agroalimentare, tutela del paesaggio e promozione
delle tradizioni.
In un tempo segnato dalla crisi delle economie
locali e dall’erosione delle identità, l’audizione pubblica di Ravanusa assume
un valore paradigmatico. Dimostra che i territori possono reagire non
inseguendo modelli esterni, ma riscoprendo la propria matrice originaria.
Il Carnevale di Ravanusa è un evento
profondamente radicato nella vita agricola del paese. La raviola e il totomè
nascono come dolci poveri, preparati con ingredienti facilmente reperibili
nelle case contadine: farina, acqua, latte, ricotta, miele. Durante il
Carnevale — periodo di abbondanza simbolica prima della Quaresima — le famiglie
ravanusane friggevano questi dolci per celebrare:la fine dell’inverno,la
fertilità dei campi,la condivisione comunitaria, la sospensione delle regole,
tipica del Carnevale.
La coppia raviola–totomè rappresenta
perfettamente la struttura sociale della Ravanusa contadina:
La raviola era il dolce delle famiglie che
avevano accesso alla ricotta fresca. Il totomè era il dolce universale,
accessibile a tutti. Insieme, raccontano un Carnevale che univa ricchi e
poveri, adulti e bambini, in un’unica festa comunitaria.
È diffusa in tutta la Sicilia, ma la versione di
Ravanusa è considerata una delle più antiche e caratteristiche, grazie alla
tradizione delle maestranze locali e alla materia prima rigorosamente autoctona
e senza influenze della modernità.
Il totomè è una frittella dolce, morbida,
irregolare, ricoperta di miele caldo o zucchero a velo.
È un dolce ancora più povero della raviola,
probabilmente più antico, perché non richiede latticini o ripieni. Nasce come
dolce “di casa”, preparato con ciò che c’era: farina, acqua, latte, uova. Il
miele — prodotto tipico delle campagne siciliane — aveva un valore
propiziatorio: richiamava la dolcezza e la prosperità.
Ravanusa ha scelto di dichiarare a sé stessa e al
Paese che il proprio patrimonio non è residuo del passato, ma infrastruttura
del futuro. Il percorso Borgo Genius Loci De.Co. non è un punto di arrivo, ma
l’inizio di una responsabilità condivisa: custodire l’identità per generare
sviluppo, trasformare la memoria in progetto, fare del territorio una comunità
consapevole e protagonista.
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