mercoledì 4 febbraio 2026

Ravanusa Borgo GeniusLoci DeCo

 




Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.

Omaggiare la tradizione non è chinare il capo al passato, non è lasciare alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato. Omaggiare la tradizione è ben altro: è mantenere vivo quel fuoco, che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti.

Gustav Mahler



Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo e caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione oltre all’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia.

Il “Genius Loci” è definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima e cultura produttiva.

È, pertanto, quell’unicum che caratterizza  la particolare atmosfera che rende un posto speciale agli occhi del visitatore: l’ effetto Genius Loci, ossia  la capacità di un territorio di produrre, grazie al saper fare dell’uomo, l’anima del territorio nella quale si riconosce, in modo permanente, la singolarità ed il valore del luogo stesso.

Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi, di eccezionalità e di unicità.

Per comprendere l'architettura delle politiche locali attuali, è imprescindibile partire dal pensiero di Luigi Veronelli. Negli anni Novanta, Veronelli intuì che la standardizzazione industriale avrebbe cancellato la biodiversità culturale e gastronomica dei territori italiani. La sua proposta di istituire le DeCo (Denominazioni Comunali ) non era meramente burocratica o commerciale, ma profondamente politica e culturale.

 

Per Veronelli, la DeCo era un "atto di libertà" del Sindaco, una rivendicazione di sovranità territoriale. Attraverso questo strumento, un'amministrazione comunale poteva (e può) certificare il legame storico di un prodotto, di una ricetta o di un saper-fare con il proprio perimetro geografico.







lunedì 2 febbraio 2026

Veronelli nel centinario della nascita

  NinoSutera

 Verrà   ricordato a Milano martedì nel corso della manifestazione «San Biàs e l’ultim tocch del panetun». Tra gli altri porterà la sua testimonianza Gian Arturo Rota, genero di Veronelli e curatore dell’esposizione «Il Veronelli» al Convento dei Neveri a Bariano. 



Analizzare la figura di Luigi Veronelli (1926-2004) significa esplorare le fondamenta stesse del moderno concetto di "cultura materiale e immateriale" in Italia. Veronelli non è stato solo un critico, ma un filosofo prestato all'agricoltura, e alimentazione genuina, un intellettuale anarchico che ha trasformato il cibo da semplice merce a linguaggio poetico e politico, ma sopratutto identitario di un popolo.

Grazie a lui   è nato in Italia il giornalismo enogastronomico. Non che prima non si fosse scritto di vini e cucina, ma nessuno vi si era dedicato in esclusiva, per nessuno era diventato a tutti gli effetti un mestiere, e soprattutto nessuno era stato riconosciuto come autorità nel settore. La produzione editoriale iniziò nel 1956 sulle colone del neonato Il Giorno. Proseguì con opere rimaste pietre miliari del settore: le «Guide all’Italia Piacevole» ; i cataloghi Bolaffi e poi Mondadori dei «Vini d’Italia»; «L’Etichetta», la più bella rivista realizzata nel mondo dell’enogastronomia e degli altri piaceri della vita; «I Vignaioli Storici»; le guide dei ristoranti o quella dei vini che ancora oggi porta il suo nome. Moltissimo altro che elencare è impossibile. 

Primo anche ad andare in tv con una trasmissione sul mondo del mangiarbere (metà anni 70, per la Rai condusse con Ave Ninchi «A Tavola alle 7»). «Tutti i gastronomi italiani gli devono qualcosa — ha scritto Carlo Petrini fondatore di Slow Food —. Con la sua scrittura colta e tagliente è stato il primo a indicare una strada nuova». Attraverso i suoi mirabili racconti, il suo «camminare la terra» ha ispirato la generazione successiva e quella dopo ancora, fino ai giorni nostri. Lo ha fatto da uomo libero, assumendosi sempre la responsabilità delle opinioni che esprimeva. Spiazzando tutti, quando gli chiesero cosa avrebbe voluto portare con sé su un’isola deserta, rispose: il vocabolario della lingua italiana. Per scrivere di vino con quel rigore e quella precisione che hanno contraddistinto tutta la sua straordinaria esistenza da «notaro», come amava precisare quando qualcuno lo definiva «maestro». Ma a modo suo un Maestro lo è stato, eccome. 

 

https://www.raiplay.it/programmi/viaggiosentimentalenellitaliadeivini


  



Luigi Veronelli

  

I prodotti tipici sono tutelati da disciplinari e mirano a riproducibilità e valore commerciale, mentre i prodotti identitari incarnano il genius loci, sono patrimonio culturale della comunità e trovano nella De.Co. lo strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, ideate nell’ambito della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo


1. Il Pensiero: L'Anarchia del Gusto

Per Veronelli, l'enogastronomia era una forma di resistenza culturale. La sua formazione filosofica (fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè) influenzò profondamente la sua visione: il cibo e il vino non erano oggetti di consumo, ma espressioni della dignità umana.

·         L’anarchenologo: Si autodefiniva così per sottolineare il rifiuto delle imposizioni industriali e burocratiche. La sua "anarchia" risiedeva nella libertà del giudizio individuale e nella difesa del piccolo produttore contro il gigante omologante. Veronelli in questo è non solo è stato un visionario, all'epoca il termine globalizzazione non esisteva.

·         Coltura + Cultura = Progresso: Questo era il suo assioma. Non può esserci progresso agricolo senza una consapevolezza intellettuale e storica dell'identità territoriale.

·         Camminare la terra: Veronelli non giudicava i vini "da scrivania". Il suo metodo era il viaggio, l'incontro diretto, il consumo dei passi sulle vigne per capire il sudore e la fatica che precedono il calice.


2. Il Prezzo Sorgente: Trasparenza ed Etica

Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle sue battaglie più politiche e visionarie.

Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect) direttamente in azienda, da indicare chiaramente in etichetta.

Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?

1.      Contro la speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari.

2.      Riconoscimento del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".

3.      Patto tra produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l'opacità dei mercati finanziari - industriali.

Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica   che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.


3. Il Genius Loci: L'Anima del Territorio

Se il Prezzo Sorgente è lo strumento economico, il Genius Loci è il fondamento ontologico della poetica veronelliana.

Il Genius Loci (lo spirito del luogo) per Veronelli è l'incontro irripetibile tra terra, clima, vitigno e mano dell'uomo. Da questo concetto derivano le sue più grandi intuizioni operative:

·         Le De.Co. (Denominazioni Comunali): Veronelli ideò le De.Co. per proteggere i prodotti che non rientravano nelle grandi marchi, ma che erano fondamentali per l'identità di un singolo comune. È la tutela del "minuscolo" contro l'universale.

·         L'elogio del Cru: Fu il primo a insistere sulla necessità di etichettare il vino con il nome della singola vigna (il toponimo), convinto che "il peggior vino contadino sia migliore del miglior vino d'industria" proprio perché figlio di un luogo specifico e non di una formula chimica.


4. L'Eredità e le Opere

Veronelli ha lasciato un patrimonio documentale immenso, tra cui la celebre Guida Oro, i cataloghi dei vini e degli oli, e programmi televisivi storici come "A tavola alle 7" con Ave Ninchi e il documentario "Viaggio sentimentale nell'Italia dei vini".

Tabella: I Pilastri dell’opera di Veronelli

Concetto

Significato Pratico

Obiettivo

Cru / Vigna

Valorizzazione della singola parcella.

Distinguere l'unicità dalla massa.

De.Co.

  prodotti identitari  gestito dai Sindaci.

Difendere la biodiversità e le tradizioni.

Prezzo Sorgente

Prezzo d'origine in etichetta.

Contrastare il profitto parassitario degli intermediari.

Assaggio critico

Uso di aggettivi evocativi e soggettivi.

Elevare il cibo a opera d'arte e letteratura.


 


1. La De.Co. (Denominazione Comunale): Il Potere al Sindaco

Mentre lo Stato e l'Europa si concentravano sulle DOC e sulle DOP ect (spesso considerate da Veronelli come gabbie burocratiche o strumenti per l'industria), lui propose qualcosa di radicalmente diverso: la De.Co.

·         La filosofia: La De.Co. non è un marchio di qualità in senso stretto, ma un "certificato di cittadinanza". È il riconoscimento che un prodotto, una ricetta o una fiera appartengono alla storia e all'identità di un luogo specifico.

·         Il ruolo del Comune: Veronelli intuì che il Sindaco è il custode del territorio. Attraverso una delibera comunale, il Sindaco può "schedare" il patrimonio gastronomico del suo borgo, come hanno fatto con successo  tanti   piccoli e grandi borghi.

·         L'obiettivo: Difendere la biodiversità dall'omologazione del gusto. La De.Co. permette anche al prodotto più piccolo e "insignificante" commercialmente di avere una dignità identitaria  e culturale.


2. La Rivolta di Santo Stefano Belbo (1968)

Questo è l'episodio "mitico" della biografia veronelliana, quello che lo portò persino in carcere (anche se per pochi giorni e per motivi legati alla sua attività di editore, ma il clima era quello).

·         Il contesto: Nel 1968, nelle Langhe, i contadini erano esausti. Il prezzo delle uve moscato era deciso unilateralmente dalle grandi case spumantiere. Il lavoro della terra non permetteva più la sopravvivenza.

·         L'azione: I contadini di Santo Stefano Belbo scesero in piazza, bloccarono le strade con i trattori e occuparono la stazione ferroviaria. Non chiedevano assistenza, chiedevano un prezzo giusto.

·         L'intervento di Veronelli: Luigi non rimase a guardare da Milano. Si schierò fisicamente con i viticoltori. Scrisse articoli infuocati denunciando che "il vino è un prodotto agricolo, non un prodotto chimico industriale".

·         Il significato: Quella rivolta segnò la nascita del Veronelli "marxista-anarchico". Capì che senza la lotta per il reddito del contadino, la qualità del vino era un esercizio estetico vuoto. Da qui iniziò a teorizzare il Prezzo Sorgente di cui abbiamo parlato prima.


L'Unione dei due mondi: Il Borgo Genius Loci DeCo

Come avevamo accennato in una nostra precedente riflessione, oggi il concetto di Borgo Genius Loci De.Co. rappresenta l'evoluzione finale di questo pensiero. Non è solo un elenco di prodotti, ma:

1.      Salvaguardia delle tradizioni: Preservare i saperi  rurali e artigianali.

2.      Sviluppo sostenibile: Promuovere un turismo lento che rispetti la comunità.

3.      Orgoglio locale: Restituire ai contadini la consapevolezza di essere i custodi di un patrimonio unico.

In sintesi, per Veronelli, il cibo non era  "buono" se dietro non c'era un contadino libero, un prezzo onesto e un comune che ne tutelasse l'identità.

 "Diffidate di quanti parlano di DeCo senza citare mai chi le ha ideate: Luigi Veronelli. e diffidate anche da chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela, giusto per alimentare confusione."

venerdì 30 gennaio 2026

La Pasta alla Norma come paradigma di sovranità alimentare

 Alessandradesantis



🍝 

Da Veronelli al prezzo sorgente, dalle filiere locali ai Borghi Genius Loci De.Co.



1. La Norma non è una ricetta: è un sistema

La Pasta alla Norma non è soltanto un piatto identitario della cucina siciliana. È, se letta in profondità, un modello agricolo, economico e culturale.
Ogni suo ingrediente è il prodotto di una filiera corta, locale, storicamente autosufficiente, frutto di una relazione diretta tra terra, lavoro umano e comunità.

In questo senso, la Norma incarna un principio oggi tornato centrale nel dibattito agroalimentare: la sovranità alimentare.

Non dipendenza da mercati globali, ma capacità di un territorio di nutrirsi con ciò che produce, secondo i propri saperi e le proprie stagioni.



2. Veronelli e la Norma: il cibo come atto politico

Luigi Veronelli ci ha insegnato che:

“Il cibo non è merce, è cultura, libertà, responsabilità.”

La Norma è veronelliana per natura:

  • non nasce dall’industria;

  • non necessita di marchi;

  • non ammette scorciatoie tecnologiche.

È un piatto che resiste all’omologazione, perché non è standardizzabile senza perdere senso.
La melanzana non è una commodity: è un frutto di suolo, clima, mano.
La ricotta salata non è un latticino: è pastorizia viva.

👉 In questo, la Norma è una forma di disobbedienza gastronomica.


3. Il “prezzo sorgente”: quanto vale davvero una Norma?

Il concetto di prezzo sorgente, caro a Veronelli, invita a ribaltare la logica del mercato:

  • non quanto paga il consumatore,

  • ma quanto riceve chi produce.

Se applichiamo il prezzo sorgente alla Norma, emerge una verità scomoda:

  • il valore reale del piatto non è remunerato;

  • la melanzana è sottopagata;

  • il grano duro è svilito;

  • la ricotta è compressa dalla grande distribuzione.

La Norma, servita a basso costo, è una contraddizione politica.

📌 Senza giusto prezzo all’origine, la Norma diventa folklore svuotato.




4. Filiere locali: la Norma come economia circolare ante litteram

La Norma nasce in un ecosistema agricolo integrato:

  • orticoltura (melanzana, pomodoro, basilico);

  • cerealicoltura (grano duro);

  • pastorizia (ricotta salata);

  • trasformazione domestica e artigianale.

Tutto avviene entro un raggio territoriale ristretto.

Questo è il modello di filiera locale reale, non retorica:

  • meno trasporto,

  • meno intermediazione,

  • più reddito distribuito.

👉 La Norma è economia circolare prima che il termine esistesse.


5. Borghi Genius Loci De.Co.: la Norma come bene identitario territoriale

Nel quadro dei Borghi Genius Loci De.Co., la Pasta alla Norma può essere letta come:

  • espressione gastronomica del paesaggio;

  • sintesi di saperi agricoli locali;

  • racconto commestibile di una comunità.

La De.Co. non tutela una ricetta, ma:

  • il contesto,

  • la relazione tra prodotti e territorio,

  • la memoria produttiva.

📌 La Norma non appartiene a un ristorante, ma a un ecosistema culturale.


6. Contro l’estrattivismo gastronomico

Oggi la Norma è spesso:

  • replicata senza filiera;

  • svuotata di origine;

  • usata come brand senza territorio.

Questo è estrattivismo gastronomico:
si prende il nome, si perde il senso.

La risposta non è la nostalgia, ma:

  • governo del cibo,

  • politiche agricole territoriali,

  • tutela del lavoro contadino.


7. Conclusione: la Norma come manifesto

La Pasta alla Norma ci dice una cosa semplice e radicale:

un territorio esiste finché riesce a nutrirsi senza perdere dignità.

In essa convivono:

  • sovranità alimentare,

  • prezzo giusto,

  • filiera corta,

  • identità territoriale.

È un piatto che chiede politica, non marketing.
È cucina che parla di giustizia agricola.

👉 

Difendere la Norma significa difendere il diritto dei territori a restare vivi.


 


Lo studio di Preply

 

Made in Italy a tavola: in rete vince la

 “pasta alla Norma”

il piatto siciliano è il più ricercato su Google tra le specialità culinarie regionali italiane

“Italia? Pizza, spaghetti e mandolino!”. Dagli anni ’50 dello scorso secolo, con buona pace dello strumento musicale, lo stereotipo del nostro Paese partito dagli Stati Uniti e poi diffuso in buona parte del mondo si lega soprattutto alle nostre specialità culinarie.
Nella globalizzazione del terzo millennio, i due piatti-simbolo hanno però raggiunto una diffusione tale che per molti appartenenti alle nuove generazioni l’identificazione con la Penisola da cui sono partiti è ormai marginale.
Ma l’Italia resta terra ricca di tradizioni locali anche a tavola. E il boom della cucina fai da te spesso fa ricorrere gli aspiranti cuochi all’ausilio della rete, cercando attraverso i classici motori di ricerca, informazioni e ricette su alcuni succulente proposte delle varie regioni.
È da qui che è partito il curioso studio realizzato da Preply, piattaforma per l’apprendimento delle lingue online, che ha stilato la graduatoria dei piatti tipici italiani più ricercati su internet.         
                                                             

Dalla Sicilia al Trentino Alto Adige: ecco il “menu”

Due primi, un secondo, un tipico street-food e un contorno.
La top-5 dei piatti regionali più cercati sul web, analizzando i volumi di ricerca attraverso lo strumento Semrush e le tendenze di Google Trends, sarebbe perfetto per comporre un ricco menu.
Nettamente al primo posto c’è la pasta alla Norma, il piatto siciliano con pomodoro, melanzane fritte e ricotta di pecora, seguita dai campani gnocchi alla sorrentina, com pomodoro e mozzarella. A completare il podio i saltimbocca alla romana, tipici involtini di carne bovina ripieni di prosciutto crudo e salvia.

made in Italy

La risalita dello Stivale raggiunge, al quarto posto, la Toscanacon il lampredotto: un panino ripieno con interiora di vitello (esattamente l’abomaso, il quarto stomaco dell’animale). Ma si torna in Sicilia con la quinta posizione, occupata dalla caponata, cioè il contorno agrodolce a base di verdure fritte come melanzane, sedano, pomodori, olive verdi, cipolla, capperi e basilico. E il Nord? La posizione più alta, la 6^, va ai canederli, gli gnocchi di pane del Trentino Alto Adige, che precedono la bagna cauda, salsa piemontese preparata con acciughe, olio e aglio.

Regione che vai, specialità che trovi

Tra le regioni con i maggiori volumi di ricerca, pur senza piatti ai primissimi posti, ci sono anche Emilia Romagna e Lombardia. A pari merito, chiudono la top-10 tortellini e gnocco fritto della prima e cotoletta alla milanese della seconda, anche se il risotto alla milanese è il piatto più ricercato in molte regioni, a partire dalla Basilicata.
Tornando alla regione-leader, la Sicilia, è invece curioso che gli arancini, terzi nella graduatoria regionale, siano i più uniformemente distribuiti per ricerche sul territorio nazionale (tranne che in Molise).

E il Veneto? Nel raggruppamento parziale relativo al solo Nord-Est, occupa il quarto posto con il baccalà alla vicentina, che si posiziona alle spalle dei già citati canederli e tortellini (con i secondi che, pur superati nel conto complessivo, risultano al primo posto in diverse regioni, ma anche del frico friulano. Più indietro, ma comunque nella top-50, figurano tra i cibi più cercati sul web anche le sarde in saor e i risi e bisi.








 

giovedì 29 gennaio 2026

Raviola e totomè nell'atlante del cibo italiano

 NinoSutera

  Il cibo come mappa dell’identità territoriale.

 


raviola e totomè di Ravanusa

atlante del cibo 

  OnFood Atlas, un progetto che ambisce a costruire un modello replicabile di Atlanti del Cibo locali, strumenti dinamici di conoscenza e valorizzazione del patrimonio alimentare e territoriale italiano. L’idea nasce dall’esigenza di leggere e rappresentare il sistema alimentare non solo nei suoi aspetti produttivi ed economici, ma soprattutto nei suoi valori culturali, identitari e sociali, là dove il cibo diventa racconto, memoria e appartenenza.






L’Atlante non è un semplice repertorio di prodotti, ma una mappa narrativa e interpretativa che rende visibili i percorsi attraverso i quali il cibo viene prodotto, distribuito e consumato, restituendo voce ai territori e ai loro protagonisti: agricoltori, artigiani, comunità, donne e uomini che custodiscono la conoscenza del luogo e la trasmettono come un’eredità viva. 

In questa prospettiva, OnFood Atlas si intreccia naturalmente con il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co., promosso come laboratorio permanente di ricerca e valorizzazione delle identità territoriali. Entrambi i progetti condividono una visione: quella di un’Italia che riconosce nel cibo il proprio linguaggio originario, una forma di cultura diffusa che definisce il rapporto tra uomo, ambiente e comunità.

I Borghi GeniusLoci De.Co. rappresentano, infatti, un modello di governance culturale e territoriale che mette al centro il concetto di Genius Loci, l’anima dei luoghi, e la Denominazione Comunale (De.Co.) come strumento di riconoscimento civico delle eccellenze locali. Ogni borgo racconta una storia, ogni prodotto custodisce un sapere, ogni gesto ripete un rito che ha attraversato i secoli.


Attraverso il progetto OnFood Atlas, questa visione trova una dimensione più ampia e sistemica: la narrazione identitaria del cibo diventa un atlante condiviso, una rete di saperi che connette territori e comunità, costruendo un archivio diffuso della memoria alimentare italiana. I Borghi De.Co. si pongono così come nodi narrativi di un grande mosaico, in cui le esperienze locali dialogano tra loro, generando nuove forme di economia della conoscenza, turismo consapevole e sviluppo sostenibile.

L’Atlante, dunque, diventa anche uno strumento di educazione al territorio, capace di orientare le politiche alimentari, sostenere le filiere corte, e promuovere la responsabilità collettiva verso l’ambiente e la cultura del cibo. Ogni voce, ogni mappa, ogni racconto contribuisce a disegnare la geografia dell’identità italiana, dove l’eccellenza non è mai solo qualità, ma coscienza di luogo.

In questo incontro tra OnFood Atlas e Borghi GeniusLoci De.Co. si riconosce la nascita di un nuovo umanesimo del cibo, in cui il gusto diventa linguaggio della memoria e il territorio, con i suoi custodi e ambasciatori dell’identità, si fa protagonista di un racconto collettivo che unisce tradizione e futuro.

 




 

martedì 27 gennaio 2026

“Oltre il cibo: la governance alimentare urbana tra politiche e dinamiche della città”

 Segnaliamo che in data 2 febbraio alle ore 17.00 si terrà presso il Campus Einaudi di Torino e online al link: https://unito.webex.com/meet/tommaso.tonet il seminario dal titolo “Oltre il cibo: la governance alimentare urbana tra politiche e dinamiche della città” tenuto da Alessandra Manganelli - Universitat de Barcelona.



Questo seminario esamina la relazione tra le azioni urbane sul cibo e le dinamiche specifiche della città che vanno oltre l’ambito alimentare. Sebbene i sistemi alimentari urbani e le politiche ad essi connesse siano spesso descritti come multifunzionali e intersettoriali, le strutture di governance del cibo urbano e le azioni legate al cibo sono ancora frequentemente analizzate come iniziative di nicchia. Di conseguenza, la loro capacità di riconoscere, interagire, e potenzialmente influenzare dinamiche urbane più ampie rimane in larga parte poco esplorata.


Il seminario propone una lettura più articolata dell’azione urbana sul cibo e delle possibilità di intervento attraverso iniziative legate al cibo. Sostiene che l’ibridità della governance del cibo urbano non risieda soltanto nella sua intersezione con diversi ambiti di policy (come salute, ambiente o inclusione sociale), ma anche nel modo in cui essa si relaziona a processi urbani più ampi che contribuiscono a plasmare lo sviluppo della città. Questo approccio richiede pertanto di individuare diversi punti di accesso alla città e alle sue dinamiche politiche più ampie. 


Dal punto di vista empirico, il seminario si basa su un lavoro di campo attualmente in corso nel contesto di Torino. Questa presentazione si inserisce nell’ambito del progetto CITIES4FOOD presso l’Università di Barcellona, con Ana Moragues (PI), Maria José La Rota e Leonie Vidensky.