Daniela Verri
Nasce la "Banca del GeniusLoci DeCo": l’Istituto che custodisce l’anima dei territori e investe nell’identità come Capitale Sociale
In un mondo dominato dall’omologazione, nasce un nuovo modello di sviluppo territoriale: una "Banca" dove il tasso di interesse si misura in senso di appartenenza e il patrimonio è costituito dai saperi e sapori, dai semi e dalle narrazioni di comunità.
L’Intervista: Nino Sutera Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo.
Dottor Sutera, partiamo da una
provocazione. In un’epoca di crisi finanziarie e algoritmi bancari, voi fondate
la "Banca del GeniusLoci DeCo". Ma qui non si parla di euro. Cosa si
deposita nei vostri caveau?
«È
esattamente così. La nostra Banca non custodisce né oro né valuta corrente,
perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il
nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una
ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico
salvato dall’oblio, o quella leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza.
Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il
grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il
Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto.
Luigi
Veronelli ideologo delle De.Co. ha definito il “genius loci”: “l’intimo e
imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”.»
Lei scrive, lo "Spread" della Banca
GeniusLoci De.Co. richiede di abbandonare le logiche puramente finanziarie per
abbracciare quelle dell'economia dell'autenticità, in che senso ?
«In questo
contesto, lo spread non è un differenziale di rischio di insolvenza, ma un
differenziale di valore identitario. È la distanza incolmabile tra un
territorio che "consuma" il proprio patrimonio e una comunità che lo
"abita" e lo rigenera.
Lo Spread della Banca GeniusLoci è il valore aggiunto che
scaturisce dalla capacità di un Comune di trasformare la propria eredità
storica e culturale in un asset non replicabile.
Mentre lo spread finanziario misura la paura dei mercati, lo
spread De.Co. misura la resistenza di una comunità alla standardizzazione. Più
i requisiti sono alti, più lo spread è elevato, aumentando il
"rating" di dignità e prestigio del territorio.
Nello Statuto lei parla di un
cambio di paradigma: dal "Tipico" all' "Identitario". Qual
è la differenza sostanziale?
«Questa è la
nostra battaglia culturale. Il "tipico" è diventato un concetto
inflazionato, spesso legato a marchi industriali o a produzioni diffuse che si
ripetono. L’identitario, invece, è ciò che appartiene solo a quel luogo, frutto
di un microclima, di una storia e di una comunità specifica. Un prodotto tipico
può essere ottimo ma "senza anima". Un prodotto DeCo (Denominazione
Comunale) porta con sé il Genius Loci. Noi non vendiamo cibo, offriamo
un’esperienza multisensoriale dove la tavola diventa uno spazio narrativo.»
La struttura della Banca è
curiosa: il Sindaco è il "Presidente" e la ProLoco la "Direzione
Generale". Che ruoli hanno in questa visione?
«Il Sindaco
non deve agire come un mero amministratore, ma come il Custode dell'Identità Territoriale. È il garante
politico della sovranità del borgo. Il Presidente della ProLoco, invece, è il
motore della comunità: coordina la "tesoreria dei volontari" e
gestisce l’accoglienza. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. Insieme,
proteggono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»
Chi sono gli
"Azionisti" di questa banca?
«Tutti
coloro che hanno un talento da conferire. Gli agricoltori e gli artigiani sono
i nostri "Caveau viventi". Ma abbiamo anche azionisti
non residenti: scrittori, giornalisti, chef e operatori culturali. Li chiamiamo
"Alchimisti" e "Narratori". Il loro compito è coniare il
linguaggio del Genius Loci, trasformando i depositi di memoria in valore
percepibile dal mondo esterno. È un azionariato basato sulle competenze, non
sul conto in banca.»
Un punto centrale del vostro
Statuto riguarda i giovani, definiti "Sentinelle del Futuro". Come si
evita che i borghi diventino dei musei statici?
«Consideriamo
i giovani il nostro "Fondo di Garanzia". La Banca finanzia il
passaggio generazionale. Quando un "vecchio saggio" insegna un'arte
antica a un ragazzo, sta compiendo un investimento ad alto rendimento sociale.
Per questo abbiamo istituito il premio "Radici & Ali" all'interno del
Premio TERR@. Vogliamo che i giovani siano eredi attivi: devono avere le radici
ben piantate nella storia, ma le ali per tradurre quei saperi nei linguaggi
tecnologici di oggi. Il borgo non è un museo, è un giacimento di energia.»
C’è un articolo dello Statuto
che recita: "Il Genius Loci non si vende, si abita". È un monito
contro il turismo di massa?
«Assolutamente.
È la nostra Clausola di Autenticità. Rifiutiamo qualsiasi
operazione che trasformi l'identità in folklore commerciale per turisti
distratti. Il nostro obiettivo è il "viaggiatore dello spirito",
colui che cerca la verità storica e la dignità del lavoro. Chi viene nei Borghi
GeniusLoci DeCo deve percepire l'anima del luogo, non comprare un souvenir
fatto in serie, magari prodotto a qualche migliaio di chilometri di distanza»
Ogni anno presenterete un
bilancio. Cosa dobbiamo aspettarci di leggere?
«Non
troverete colonne di entrate e uscite finanziarie, ma una "Mappa del GeniusLoci rigenerato". Misureremo
quanta identità abbiamo salvato, quanti giovani sono rimasti a lavorare nel
territorio e quanto è aumentato il benessere relazionale della comunità. Questo
è il vero dividendo che la nostra Banca distribuisce ogni giorno.»
Nino Sutera chiude l'intervista con un sorriso: "In fondo, siamo solo dei "banchieri" che preferiscono il profumo del pane appena sfornato e il racconto di un contadino ai grafici di borsa. E mi creda, il nostro capitale non svaluta mai".
A proposito è per quanto riguarda l’accesso?
Come si entra in questa banca? Qual è il PIN?
Dimenticate la plastica e le app. Il nostro
PIN è un codice analogico, quello che i nostri anziani usavano nei campi. Si
compone di tre fattori di autenticazione: guardarsi negli occhi, una stretta di
mano e un abbraccio.
Sembra un linguaggio poco
"bancario"
Al contrario, è il più sicuro al mondo.
Guardarsi negli occhi è la nostra biometria: se
non c’è trasparenza e sincerità, l’operazione fallisce subito.La stretta di
mano è lo smart contract contadino: vale più di mille firme burocratiche perché
mette in gioco l’onore dell’uomo. L’abbraccio è il sigillo finale: è la
coesione di una comunità che decide di proteggere un bene collettivo,
assicurandosi che il vantaggio vada a tutti e mai a una singola azienda.




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