venerdì 5 giugno 2026

Pantelleria, dopo l’Audizione Pubblica si lavora alla presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo

 Francesca di Giovanni


 “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”

L'evento  ha segnato  l'avvio formale   di Pantelleria   Borgo Genius Loci De.Co.

 In un mondo dominato dall’omologazione, nasce un nuovo modello di sviluppo territoriale: una "Banca" dove il tasso di interesse si misura in felicità pubblica e il patrimonio è costituito dai saperi, dai semi e dalle narrazioni di comunità.



La   Banca  non custodisce né oro né valuta corrente, perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico salvato dall’oblio, o quella leggenda che gli anziani raccontano ancora in piazza. Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto.

L'iniziativa   si pone l’obiettivo di trasformare il "Genius Loci" – l’intimo legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva – in un motore di sviluppo etico, circolare e sostenibile.

Una Moneta Chiamata Identità

La Banca, afferma  Nino Sutera, nasce da una riflessione profonda sulla differenza tra "prodotto tipico" e "prodotto identitario". Mentre il tipico risponde spesso a logiche di mercato diffuse e omologate, il prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) rappresenta ciò che appartiene esclusivamente a un luogo: un piatto,una ricetta, una storia irripetibile, un microclima unico, un sapere manuale, ect che rischia l’oblio.

 Il valore del prodotto identitario sta nella leggenda narrante della tradizione; diversamente si tratta solo di un mero prodotto commerciale, ottimo ma senza anima"

La Banca interviene proprio qui: censendo e tutelando quel patrimonio materiale e immateriale che costituisce il vero "caveau" di una comunità.

La struttura della Banca riflette la visione del borgo come organismo vivo. La governance non segue gerarchie aziendali, ma ruoli di custodia e servizio

La struttura della Banca è curiosa: il Sindaco è il "Presidente" e la ProLoco la "Direzione Generale".  


 Il Sindaco non deve agire come un mero amministratore, ma come il Custode dell'Identità Territoriale. È il garante politico della sovranità del borgo. Il Presidente della ProLoco, invece, è il motore della comunità: coordina la "tesoreria dei volontari" e gestisce l’accoglienza. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. Insieme, proteggono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»

 La Banca del GeniusLoci DeCo  a Pantelleria è anche un progetto pilota a carattere nazionale, inclusivo  con il Comune, la ProLoco, UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi   DeCo    e quanti vorranno  condividerne  il percorso

Villarosa, Borgo GeniusLoci DeCo

 Il Comune di Villarosa guidato dal Sindaco Costanza Francesco Antonio, su proposta dell'Assessore  Taravella Michelangelo,  ha adottato il percorso per la valorizzazione dell'identità territoriale, attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo.

 Nelle prossime settimane l'evento di presentazione con l'Audizione pubblica con la partecipazione della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Molto dettagliata ed esaustiva la relazione a corredo della proposta deliberativa, come si addice alle realtà rurali molto vivaci, che puntano su una propria identità storica e culturale.





Relazione celebrativa sul Pane di San Giuseppe di Villarosa, che ha già ottenuto l'iscrizione nell'Atlante del cibo locale  atlante del cibo  

 

Il Pane di San Giuseppe rappresenta uno dei simboli più profondi e identitari della comunità di Villarosa.

Non si tratta soltanto di una tradizione legata a una ricorrenza religiosa, ma di un patrimonio culturale vivo, che affonda le sue radici nella storia del paese e continua a rinnovarsi quotidianamente, rendendo Villarosa un caso unico nel panorama delle tradizioni siciliane.




 Presentazione

"Nel cuore della Sicilia ai piedi del monte Giurfo sorge Villarosa. Terra di contadini e minatori, di poeti e poesia."

BELLARROSA

Dintra „na conca sutta „na muntagna,

„ntra du ciumi, unu amaru e l‟autru duci, cc‟è un paiseddu ccu li strati „n cruci e tanticchia di virdi a la campagna;

„ntra ripa e ripa la terra siccagna di centu rarità frutti produci,

di jornu fumichia, di notti luci,

e „ntra li „nterni so‟ chianci e si vagna. Chista è la terra mia, lu me paisi,

lu nidu anticu di tutti li zanni, liccu di canti e riccu di maisi. Cci nasceru me patri e li me nanni, e cci nascivu iu ch‟era lu misi

di nuvemmru, ora fa li cinquantanni.

 

(Da:"Bellarrosa Terra Amurusa" di Vincenzo De Simone)


“Villarosa”, piccolo centro dell’entroterra siciliano, anche se di giovane fondazione è protagonista di una remota e affascinante età storica che si identifica con la millenaria storia della Sicilia “Patria di Cerere” e vero suolo dell’abbondanza, cerniera di collegamento con il continente e piattaforma di transito e di approdo di idee, uomini e merci da sempre ambita tra gli antichi popoli.

I versi del sonetto intitolato "Bellarrosa" di Vincenzo De Simone, descrivono gli aspetti geografici e storico-economici del suo paese natio.

L’attuale centro di Villarosa, sorge in terra di San Giacomo, ed il suo territorio si colloca, topograficamente, nella regione dei monti Erei, circoscritti tra il fiume Salso o Imera Meridionale e il suo affluente Morello. Il centro urbano, situato ad un livello altimetrico di 523 m. s.l.m., presenta uno schema di impianto urbanistico perfettamente regolare, quadrangolare, realizzato secondo principi di ortogonalità con strade che si dispongono paralleli ai due assi viari principali.

L’attuale centro di Villarosa è di giovane fondazione risalente al 1762, a quando Placido Notarbartolo-Zati, figlio di Francesco e Angela Zati Denti, ottenne il 10 aprile dello stesso anno la “Licentia Populandi”, sovrano consenso che consentì al secondo Duca di Villarosa di erigere la nuova città, in principio con il nome di San Giacomo di Villarosa finché in seguito prevalse solo Villarosa.

 

Il paese ebbe un proprio insediamento in epoca medievale sotto Federico III d’Aragona con il nome di Casale di Bombunetto o Bombinetto, già attestato dal 15 febbraio del 1298, e menzionato anche nell’opera “I Capibrevi” di Giovanni Luca Barberi con il nome di “Bombonecte Feudum Bombunecte Muchulechi Lavanca de Madonna de Machauda Marcata” ubertoso per granaglie e per vini,

Per tutto il secolo XIV appartenne alla famiglia Petroso di Castrogiovanni; in seguito il figlio di Teobaldo Petroso, Manfredi vendette il feudo a Nicola D’Anzisa da Calascibetta il primo luglio del 1407, e nel 1453 il nipote di Manfredi fu reinvestito del Feudo e del Casale che mantenne il suo originario nome arabo-aragonese, e che aveva come emblema uno scudo portante una rosa in un campo azzurro, racchiuso in un ovale formato da due fasce di spighe di grano che attualmente è lo stemma del paese.

La baronia di Bombinetto territorio della futura Villarosa sin dal 1674 fu acquistata da Francesco Notarbartolo appartenente ad un ramo cadetto dei Notarbartolo baroni di Vallelunga e artefice, della futura fondazione e della crescita economica della propria famiglia.

Le terre furono ereditate dal nipote di quest’ultimo, Francesco Notarbartolo Giacchetto, figlio di Placido l’11 ottobre 1706, e così la zona dell’antico latifondo entrerà a far parte dei più ampi processi produttivi cerealicoli, già iniziati nella Sicilia spagnola cinquecentesca, consentendo alla Famiglia Notarbartolo di vivere la loro fortunata ascesa economico-sociale.

Villarosa, pertanto, fiorì e si collocò nella parte centrale della Sicilia, in una vallata racchiusa dai monti circoscritti tra i fiumi Salso e Morello.

Villarosa, appare per la prima volta con il nome di “Casale S. Giacomo Ville Roce”, nel memoriale del 20/06/1731 di Francesco Notarbartolo al viceré, scritto in spagnolo.

Il termine, secondo il Prof. L. Di Franco, autore dell’ instancabile lavoro “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, deriva dallo spagnolo “Villar” (villaggio) e “Roce” (di tratto familiare), dunque “Villaggio di Famiglia”; questo il motivo per cui, all’antico Casale di “Bumbunectum “ quello della “Baronia di Bombunettu”, il feudatario aggiungerà ora “San Giacomo Ville Roce”, conformemente al nome del santo protettore dei “Notarbartolo”. Con questa intitolazione i Notarbartolo vogliono quasi attestarne l’autonomia e la piena potestà, acquisita da parte della loro nobile famiglia. Si forma così come attestato dallo “Statuto Feudale dei Notarbartolo” il primo nome della nuova terra:-«Casale San Giacomo Ville Roce, de y nombrar conforme al santo protector de nuestra famiglia».


Le origini storiche del pane a Villarosa


Villarosa viene fondata nel 1761, in un territorio caratterizzato da una forte vocazione agricola.

Prima dello sviluppo dell’industria dello zolfo, che si afferma nella seconda metà dell’Ottocento (circa 1870–1880), la vita economica e sociale del paese era basata quasi esclusivamente sulla coltivazione del grano e sulle attività rurali.

Come emerge dal volume del prof. Luigi Di Franco “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, il pane era al centro della vita quotidiana: alimento essenziale, frutto del lavoro nei campi, simbolo di sopravvivenza e di dignità. In una società contadina segnata da sacrifici, povertà e incertezza alimentare, il pane assumeva anche un valore morale e spirituale, diventando espressione concreta del rapporto tra l’uomo, la terra e la fede.

 

La devozione a San Giuseppe

 

In questo contesto si sviluppa la profonda devozione a San Giuseppe, santo protettore delle famiglie, dei lavoratori e dei poveri.

La sua festa, celebrata il 19 marzo, è da secoli una delle ricorrenze religiose più sentite nelle comunità contadine siciliane.

A Villarosa, già tra la fine del XVIII secolo e tutto il XIX secolo, San Giuseppe viene invocato come custode della casa e del pane quotidiano. La preparazione del pane votivo nasce come gesto di ringraziamento o di richiesta di protezione, soprattutto in periodi difficili segnati da carestie, siccità e precarietà economica.

 

Il pane di San Giuseppe come rito quotidiano

 

Ciò che rende Villarosa unica rispetto ad altri centri siciliani è il fatto che il pane di San Giuseppe non viene preparato solo il 19 marzo, ma ogni giorno.

Questa consuetudine quotidiana testimonia come la devozione a San Giuseppe non sia legata esclusivamente alla festa, ma faccia parte della vita ordinaria della comunità. Il pane dedicato al Santo diventa così pane del quotidiano, simbolo di protezione costante, di fede vissuta giorno per giorno e di continuità con la tradizione contadina. Preparare ogni giorno il pane di San Giuseppe significa trasformare un gesto religioso in un’abitudine identitaria, tramandata di generazione in generazione. È un segno tangibile di come la fede, a Villarosa, sia intrecciata al lavoro, alla famiglia e alla condivisione.


Il valore simbolico e comunitario

 

Il pane di San Giuseppe, spesso modellato in forme simboliche, benedetto e condiviso, rappresenta:

û          la gratitudine per il lavoro e per il cibo;

û          la solidarietà verso la comunità;

û          la memoria storica della Villarosa contadina;

û          la protezione del Santo sulla vita quotidiana.

Il gesto della condivisione del pane rafforza i legami sociali e rinnova ogni giorno il senso di appartenenza alla comunità villarosana.

 

Tradizione viva e identità

 

Celebrare oggi il pane di San Giuseppe a Villarosa significa riconoscere un patrimonio che va oltre la semplice ricorrenza religiosa. Significa onorare una tradizione che nasce nel periodo 1761–seconda metà dell’Ottocento, si consolida nella vita agricola pre-industriale e arriva fino ai nostri giorni come pratica quotidiana. Il pane di San Giuseppe è memoria, fede, lavoro e identità.

È il simbolo di una comunità che non ha dimenticato le proprie radici e che continua a esprimere, attraverso il pane, i valori fondamentali della solidarietà, della devozione e della continuità storica.


Cos'è un Borgo Genius Loci De.Co.?

Un Borgo Genius Loci De.Co. è molto più di un semplice paese. È un luogo dove storia, cultura, tradizioni e prodotti locali si intrecciano in un'unica, inconfondibile identità. Il termine "genius loci" (spirito del luogo) evoca l'anima profonda di un posto, il suo carattere unico e irripetibile. La De.Co. (Denominazione Comunale) è invece un riconoscimento ufficiale che attesta l'originalità e l'autenticità di un prodotto o di un processo produttivo legato a un determinato territorio.

Perché sono così importanti?

  • Salvaguardia delle tradizioni: I Borghi Genius Loci De.Co. contribuiscono a preservare le antiche usanze, i saperi artigianali e le ricette tramandate di generazione in generazione.
  • Sviluppo sostenibile: Promuovendo un turismo lento e di qualità, questi borghi favoriscono uno sviluppo economico rispettoso dell'ambiente e delle comunità locali.
  • Valorizzazione del territorio: Ogni borgo ha una storia da raccontare e un patrimonio culturale da tutelare. I progetti De.Co. aiutano a valorizzare questi aspetti, rendendoli un'attrazione per visitatori da tutto il mondo.

Quali sono gli elementi caratteristici?

  • Prodotti identitari: Ogni borgo ha le sue specialità enogastronomiche, spesso legate a tecniche di coltivazione e lavorazione tradizionali.
  • Artigianato locale: Ceramiche, tessuti, strumenti musicali: l'artigianato è un'altra espressione dell'identità di un borgo.
  • Eventi e feste: Le sagre, le feste patronali e le rievocazioni storiche animano i borghi e coinvolgono tutta la comunità.
  • Paesaggio: L'ambiente naturale, con i suoi borghi arroccati su colline, le valli incantate e i paesaggi marini, è un elemento fondamentale dell'identità di questi luoghi.

Come diventare un Borgo Genius Loci De.Co.?

Per ottenere questo riconoscimento, un comune deve dimostrare di possedere determinate caratteristiche:

  • Un'identità forte e riconoscibile.
  • Prodotti o processi produttivi originali e legati al territorio.
  • Un'attenzione alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
  • Una volontà di coinvolgere la comunità locale nei progetti di sviluppo.

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