sabato 28 febbraio 2026

la Mbracciata può essere definita un prodotto identitario?

DanielaTorcia 

La Demarcazione tra prodotti tipici, tradizionali e identitari 

 
I laboratori di pasticceria  per definizione, sperimentano sempre prodotti commerciali nuovi, per  incuriosire la propria clientela con l’effetto novità, ma la novità è identità?

                       Nel lessico corrente i termini tipico, tradizionale e identitario vengono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà, sul piano storico-culturale e istituzionale, essi indicano categorie profondamente diverse. La distinzione si fonda su tre criteri essenziali: temporalità, territorialità e funzione simbolica. Chiarirli non è un esercizio teorico, ma una necessità per evitare sovrapposizioni improprie e costruire politiche di tutela e valorizzazione coerenti, afferma Nino Sutera Coordinatore dei Borghi DeCo

Un prodotto è tradizionale quando dimostra una continuità nel tempo. La tradizionalità riguarda la permanenza di una pratica produttiva o gastronomica trasmessa di generazione in generazione. È una categoria legata soprattutto alla dimensione storica: ciò che si ripete nel tempo diventa tradizione. Tuttavia, un prodotto tradizionale non è necessariamente esclusivo di un territorio, né rappresenta automaticamente un simbolo identitario. Può essere diffuso in più aree e conservare valore culturale senza assumere centralità simbolica.

Diversa è la nozione di prodotto tipico. Qui entra in gioco la territorialità in senso giuridico ed economico. Il prodotto tipico è legato a un’area delimitata ed è regolamentato da disciplinari che ne codificano modalità produttive, materie prime e standard qualitativi. La tipicità consente l’accesso a strumenti di tutela come DOP o IGP, SGT, IGP, ect e risponde a una funzione prevalentemente economica: proteggere il prodotto da imitazioni, rafforzare le filiere locali, posizionarlo nel mercato globale. Tuttavia, anche la tipicità non coincide automaticamente con l’identità. Un prodotto può essere perfettamente tipico e certificato, ma non costituire l’emblema profondo di una comunità.

La categoria più complessa è quella dei prodotti identitari, continua NinoSutera Qui la dimensione centrale non è né il disciplinare né la semplice continuità storica, ma il riconoscimento di una comunità ben precisa. Un prodotto identitario incarna il genius loci, lo spirito del luogo. È parte della memoria collettiva, evoca appartenenza, si intreccia con riti, feste, narrazioni, leggende. Non basta che sia antico: occorre che sia percepito come segno distintivo della comunità, elemento attraverso cui il territorio si racconta e si riconosce.

In questa prospettiva si inserisce la Denominazione Comunale (De.Co.), proposta negli anni Novanta da Luigi Veronelli, che non certifica una qualità merceologica ma riconosce un valore civico e culturale. La De.Co. è uno strumento di patrimonializzazione, non un marchio commerciale: attribuisce al prodotto un significato narrativo e identitario, se tale significato è realmente radicato nella comunità.

Alla luce di questa distinzione, la Mbracciata   può essere definita un prodotto identitario?   mancano gli elementi che configurano la piena identità culturale condivisa e diffusa nel luogo di origine, e non a vantaggio di una singola azienda.

In primo luogo,  non si riscontra un radicamento narrativo consolidato nel lungo periodo, con ritualità, leggende o centralità simbolica tali da farne l’emblema prioritario della comunità infine, non appare patrimonializzata come segno distintivo condiviso, capace di rappresentare il territorio nella sua autorappresentazione pubblica, manca di una ricetta storica sedimentata e condivisa con chi dimora da generazioni in quel luogo.

Definire identitario un prodotto richiede prudenza e rigore. L’identità non nasce da una strategia di marketing né da una dichiarazione formale approssimata: è il risultato di una sedimentazione storica, di un riconoscimento collettivo diffuso e di una funzione simbolica stabile nel tempo. Quando questi elementi non sono pienamente presenti, è più corretto parlare di prodotto di pasticceria buono, ma privo di genius loci, evitando forzature indebite, conclude NinoSutera   

 

 I laboratori di pasticceria poi per definizione, sperimentano sempre prodotti commerciali nuovi, per  incuriosire la propria clientela con l’effetto novità, ma la novità è identità?

La distinzione tra tradizionale, tipico e identitario non stabilisce gerarchie, ma chiarisce funzioni diverse. Il tradizionale riguarda la continuità nel tempo; il tipico la tutela territoriale e normativa; l’identitario l’appartenenza e il simbolo, chiaramente ognuno ha la propria cassetta degli attrezzi. 

In un’epoca dominata dalla globalizzazione, in cui le diversità rischiano di essere appiattite da modelli uniformi, i Borghi Genius Loci DeCo si configurano come presìdi di localismo consapevole, laboratori culturali capaci di proteggere la memoria storica, trasmettere saperi tradizionali e generare innovazione sociale sostenibile. Diffidate che parla di DeCo senza citare mai chi le ha ideate, e diffidate anche chi ha adottato gli strumenti dei marchi, nella DeCo   al solo scopo di alimentare confusione, conclude il coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

 


 

Tra storia e leggenda ecco il bacio pantesco

NinoSutera

 

   L’identità é valore incommensurabile, il prodotto può essere copiato, l’identità di un territorio no 

 



C’è un confine invisibile che separa ciò che è semplicemente buono da ciò che diventa identitario. Non basta un prodotto ben fatto, eseguito da mani esperte, per diventare simbolo di un territorio. Il valore autentico di un prodotto identitario – ed è il caso delle De.Co. – risiede nella storia che lo accompagna, nella leggenda che lo custodisce, nella memoria collettiva che lo ha reso parte viva di una comunità. Diversamente, resterebbe un buon prodotto commerciale, ma privo di anima, senza radici, senza Genius Loci.

Un prodotto identitario nasce solo quando la sua essenza è nutrita da ingredienti autoctoni, scelti e rispettati secondo la tradizione. È così che ogni sapore si intreccia con la terra da cui proviene: il grano di una vallata, l’olio di un uliveto secolare, l’uva di un vigneto affacciato sul mare. Se invece quel prodotto viene realizzato con materie prime provenienti dalla globalizzazione, anche se perfetto nella sua esecuzione, non potrà mai appartenere a un luogo: sarà buono a Trapani come a Trieste, ma non parlerà la lingua dell’identità.

Le produzioni locali hanno un compito speciale: diventano custodi della memoria, fili sottili che legano passato, presente e futuro. Esse rappresentano il sapere antico tramandato di generazione in generazione, un’eredità viva che si rinnova a ogni gesto, a ogni ricetta, a ogni festa di paese.

Il Genius Loci – quello spirito invisibile che abita ogni luogo – non è facile da riconoscere. Bisogna saper ascoltare, osservare, riconoscere. È l’anima di una comunità, il respiro delle sue architetture, delle sue tradizioni, delle sue storie. È ciò che rende unico un borgo, al punto da catturare lo sguardo del viaggiatore e farlo innamorare della sua atmosfera irripetibile.

   L’identità é valore incommensurabile, il prodotto può essere copiato, l’identità di un territorio no,  per   fare questo le De.Co sono uno strumento unico.

I Custodi dell’identità territoriale  e gli ambasciatori dell’identità territoriale  sono   destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.

I baci panteschi: un dolce che racconta Pantelleria

Tra i muretti a secco e le onde che si infrangono sulle rocce nere, sull’isola di Pantelleria nasce un dolce che sa di vento, di festa e di memoria: i baci panteschi. Un nome romantico, una forma elegante, un sapore che racconta storie e identità.

Pantelleria non è soltanto un lembo di terra sospeso tra la Sicilia e l’Africa: è un laboratorio culturale a cielo aperto, un luogo dove la natura impervia e la mano dell’uomo hanno creato un paesaggio unico, oggi riconosciuto anche dall’Unesco per la pratica agricola della vite ad alberello, simbolo di resilienza e ingegno. Su quest’isola il cibo non è mai soltanto nutrimento, ma rito, appartenenza, e resistenza culturale.

I baci panteschi nascono proprio in questo crocevia di civiltà, dove il Mediterraneo è stato da sempre ponte di scambi. Semplici eppure scenografici, uniscono la sapienza delle nonne al desiderio di celebrare la bellezza del quotidiano. Un tempo erano riservati alle grandi occasioni matrimoni, battesimi, feste patronali – oggi sono diventati il dolce identitario per eccellenza dell’isola.

Le origini: tra leggende e contaminazioni

Le origini dei baci panteschi sono avvolte nel mistero, proprio come molte preparazioni popolari tramandate oralmente. Non esistono fonti certe che ne attestino la nascita, ma due ipotesi principali animano la memoria collettiva.

Da una parte, l’idea che si tratti di una rielaborazione di dolci nordafricani, come le zlebia o altri fritti decorativi leggeri e mielati. Pantelleria, protesa verso la Tunisia, ha assorbito nel tempo influssi arabi e berberi che hanno lasciato tracce indelebili nel linguaggio, nell’architettura, nelle colture e nelle tavole. Lo stesso ferro a forma di fiore usato per creare le cialde ricorda strumenti simili diffusi in Nord Africa e Medio Oriente.

Dall’altra, una teoria più autoctona sostiene che i baci siano frutto dell’inventiva isolana, nati nelle famiglie contadine o forse nei monasteri, come variazione pantesca delle ferratelle abruzzesi o come cugini dei cannoli siciliani. Un dolce che, pur riecheggiando influenze esterne, si radica nei prodotti del territorio: la ricotta di pecora, lo zucchero, la scorza d’agrumi.

Il nome stesso, “bacio”, sembra evocare la fusione di due metà croccanti unite da un cuore morbido: un’immagine di amore, di unione, di comunità.

La magia del ferro e la ricetta

Preparare un bacio pantesco non significa solo seguire una ricetta, ma compiere un rito. Servono farina, uova, latte, olio e soprattutto il ferro a fiore, che scaldato nell’olio bollente e immerso nella pastella crea la tipica cialda dorata e sottile. Una volta pronta, viene accoppiata con un’altra e farcita di ricotta dolce aromatizzata con scorza di limone o arancia, talvolta arricchita con gocce di cioccolato. Una spolverata di zucchero a velo completa l’opera: due metà che combaciano perfettamente, proprio come un bacio.

Ogni famiglia custodisce la propria variante: chi aggiunge cannella, chi sostituisce il latte con vino bianco o latte di mandorla, chi osa persino una versione salata. Questa pluralità di varianti è la prova che i baci panteschi non sono solo un dolce, ma un linguaggio identitario che ogni casa interpreta secondo il proprio vissuto.

Simbolo di un patrimonio

I baci panteschi resistono al tempo. Oggi si trovano nelle pasticcerie e nei ristoranti, ma il loro sapore autentico resta quello delle cucine domestiche, delle mani infarinate, delle ricette raccontate più che scritte.

 In questo senso, si inseriscono pienamente nella filosofia dei Borghi Genius Loci De.Co.,   come parte integrante di un patrimonio immateriale fatto di memoria, paesaggio e comunità.

I baci panteschi diventano così un simbolo di identità territoriale: un dolce che, come i capperi o lo zibibbo dell’isola, non è soltanto eccellenza gastronomica, ma racconto vivente di un popolo. In questa prospettiva, chi custodisce la ricetta, chi la tramanda e chi la reinventa oggi si fa Custode dell’identità territoriale, testimone di un’eredità che unisce generazioni e che dialoga con il mondo senza smarrire le radici.

Un gesto d’amore mediterraneo

Assaporare un bacio pantesco significa compiere un viaggio: tra i dammusi bianchi che punteggiano il paesaggio lavico, i vigneti terrazzati di zibibbo, e la luce intensa del tramonto sul mare. È croccante come le rocce vulcaniche, morbido come la brezza che porta profumi di mare e di origano.

Più che un dolce, è un gesto d’amore. Un amore che nasce in una piccola isola ma che parla al Mediterraneo intero: di scambi, di contaminazioni, di resistenza culturale. Un amore che, come il nome stesso suggerisce, si dona con un bacio.

Ecco allora che nasce il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co.: non un obbligo, né una formalità, ma una scelta consapevole di chi ama il proprio territorio e decide di custodirlo. È un atto culturale e insieme politico: attraverso la Denominazione Comunale (De.Co.), il Sindaco riconosce e valorizza un prodotto, un piatto, un sapere, un evento che definisce l’identità di quella comunità. È un gesto che guarda al passato con gratitudine, al presente con orgoglio, al futuro con speranza.

Luigi Veronelli, che per primo intuì la forza di questo strumento, diceva: “Attraverso la De.Co. il prodotto del territorio acquista una sua identità.” Non si tratta solo di marketing territoriale, ma di un atto d’amore verso le proprie radici. Una De.Co. non è mai soltanto cibo: è racconto, esperienza, attrazione culturale e turistica. È un invito rivolto a quei viaggiatori curiosi – i cosiddetti foodies – che cercano emozioni autentiche attraverso il gusto e la tradizione.

Perché il percorso sia autentico, servono regole chiare: storicità, unicità, interesse collettivo e, soprattutto, burocrazia zero. La vera forza non sta nei disciplinari complessi o nei regolamenti tecnocratici, ma nella capacità di difendere la propria unicità. Ogni borgo ha il suo mito, la sua favola, la sua eccezionalità: ed è lì che il Genius Loci si manifesta.

Oggi, in un mondo globalizzato dove le merci corrono ovunque e i campi abbandonati cedono il passo a produzioni lontane, difendere i prodotti identitari diventa un atto di resistenza culturale. Non è solo agricoltura, è memoria; non è solo commercio, è bellezza.

E forse aveva ragione Renzo Piano quando ricordava: “La bellezza è il nostro più grande asset.” L’Italia, culla di civiltà, porta sulle spalle il dovere di riconoscere e custodire la sua eredità, perché il nostro paesaggio, i nostri borghi, i nostri sapori non sono semplici beni da consumare, ma un consommé di cultura che ci lega indissolubilmente al Mediterraneo e alla nostra storia.

Ed è qui che entrano in scena i Custodi dell’identità territoriale, coloro che difendono con passione e dedizione le tradizioni, i prodotti e i saperi locali, affinché non si disperdano nel mare della globalizzazione. Accanto a loro, gli Ambasciatori dell’identità territoriale portano questo patrimonio oltre i confini del borgo, facendone dono al mondo. Insieme, Custodi e Ambasciatori sono le voci di un coro che racconta l’Italia più autentica: quella dei borghi, delle storie, dei sapori che resistono al tempo e che continuano a emozionare chi sa ascoltare.

 

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lunedì 23 febbraio 2026

Raviola e totomè nell'atlante del cibo italiano

 NinoSutera

  Il cibo come mappa dell’identità territoriale.

 


raviola e totomè di Ravanusa

atlante del cibo 

  OnFood Atlas, un progetto che ambisce a costruire un modello replicabile di Atlanti del Cibo locali, strumenti dinamici di conoscenza e valorizzazione del patrimonio alimentare e territoriale italiano. L’idea nasce dall’esigenza di leggere e rappresentare il sistema alimentare non solo nei suoi aspetti produttivi ed economici, ma soprattutto nei suoi valori culturali, identitari e sociali, là dove il cibo diventa racconto, memoria e appartenenza.








L’Atlante non è un semplice repertorio di prodotti, ma una mappa narrativa e interpretativa che rende visibili i percorsi attraverso i quali il cibo viene prodotto, distribuito e consumato, restituendo voce ai territori e ai loro protagonisti: agricoltori, artigiani, comunità, donne e uomini che custodiscono la conoscenza del luogo e la trasmettono come un’eredità viva. 

In questa prospettiva, OnFood Atlas si intreccia naturalmente con il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co., promosso come laboratorio permanente di ricerca e valorizzazione delle identità territoriali. Entrambi i progetti condividono una visione: quella di un’Italia che riconosce nel cibo il proprio linguaggio originario, una forma di cultura diffusa che definisce il rapporto tra uomo, ambiente e comunità.

I Borghi GeniusLoci De.Co. rappresentano, infatti, un modello di governance culturale e territoriale che mette al centro il concetto di Genius Loci, l’anima dei luoghi, e la Denominazione Comunale (De.Co.) come strumento di riconoscimento civico delle eccellenze locali. Ogni borgo racconta una storia, ogni prodotto custodisce un sapere, ogni gesto ripete un rito che ha attraversato i secoli.


Attraverso il progetto OnFood Atlas, questa visione trova una dimensione più ampia e sistemica: la narrazione identitaria del cibo diventa un atlante condiviso, una rete di saperi che connette territori e comunità, costruendo un archivio diffuso della memoria alimentare italiana. I Borghi De.Co. si pongono così come nodi narrativi di un grande mosaico, in cui le esperienze locali dialogano tra loro, generando nuove forme di economia della conoscenza, turismo consapevole e sviluppo sostenibile.

L’Atlante, dunque, diventa anche uno strumento di educazione al territorio, capace di orientare le politiche alimentari, sostenere le filiere corte, e promuovere la responsabilità collettiva verso l’ambiente e la cultura del cibo. Ogni voce, ogni mappa, ogni racconto contribuisce a disegnare la geografia dell’identità italiana, dove l’eccellenza non è mai solo qualità, ma coscienza di luogo.

In questo incontro tra OnFood Atlas e Borghi GeniusLoci De.Co. si riconosce la nascita di un nuovo umanesimo del cibo, in cui il gusto diventa linguaggio della memoria e il territorio, con i suoi custodi e ambasciatori dell’identità, si fa protagonista di un racconto collettivo che unisce tradizione e futuro.














 





 





























venerdì 20 febbraio 2026

Pantelleria,verso l’istituzione del Borgo Genius Loci De.Co. (Denominazione Comunale)

   BORGHI GENIUS LOCI

La Giunta Comunale di Pantelleria, guidata dal Sindaco  Fabrizio D'Ancona ha deliberato l’avvio della procedura per l’istituzione del Borgo Genius Loci De.Co. (Denominazione Comunale), segnando un passaggio strategico nel percorso di riconoscimento, tutela e valorizzazione dell’identità territoriale dell’isola.

La decisione rappresenta un atto politico-amministrativo di forte rilevanza culturale, finalizzato a riconoscere formalmente il patrimonio materiale e immateriale che caratterizza Pantelleria: saperi tradizionali, produzioni agroalimentari, paesaggi agrari storici, pratiche comunitarie e memoria collettiva. Con l’avvio della procedura De.Co., il Comune intende rafforzare strumenti di governance locale capaci di sostenere lo sviluppo territoriale attraverso la valorizzazione delle specificità identitarie.



Il progetto Borgo Genius Loci De.Co. si inserisce in una visione contemporanea delle politiche locali, che considera la Denominazione Comunale non solo come elemento di riconoscimento, ma come dispositivo culturale e strategico. La De.Co. diventa così uno strumento di salvaguardia del patrimonio locale, di promozione delle filiere corte, di sostegno alle economie di prossimità e di rafforzamento del senso di appartenenza della comunità.

Pantelleria, con il suo paesaggio agricolo unico, l’architettura rurale dei dammusi, le pratiche agricole tradizionali e le eccellenze enogastronomiche, rappresenta un contesto emblematico per l’attuazione del modello Borgo Genius Loci. La delibera avvia quindi un percorso partecipativo che coinvolgerà istituzioni, produttori, associazioni, operatori culturali e comunità locale  

L’iniziativa si pone inoltre in continuità con le strategie nazionali di valorizzazione dei territori e con le esperienze già avviate nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo rafforzando il ruolo di Pantelleria come laboratorio di innovazione territoriale fondata sulla cultura del luogo, passaggio fondamentale per il riconoscimento formale è l'organizzazione dell'Audizione pubblica di presentazione

La delibera della Giunta Comunale segna dunque l’inizio di un percorso che riconosce nel Genius Loci il principale fattore di sviluppo sostenibile, orientato alla tutela del patrimonio e alla valorizzazione delle unicità



Abitata fin dalla preistoria  Pantelleria è stata crocevia di civiltà mediterranee. Fenici, Cartaginesi, Romani, Arabi e Normanni hanno lasciato tracce profonde nella lingua, nell’agricoltura e nell’organizzazione del territorio.

La dominazione araba rappresenta una fase decisiva: introduce tecniche agricole adattive, sistemi di raccolta dell’acqua, colture specializzate e modelli insediativi ancora riconoscibili. Da questa matrice deriva gran parte dell’identità pantesca: la vite ad alberello, il giardino pantesco, l’architettura del dammuso.

Tra Otto e Novecento l’isola vive una fase di forte emigrazione ma anche di consolidamento agricolo. La viticoltura, il cappero e l’economia rurale diffusa diventano elementi strutturali. Il secondo conflitto mondiale segna profondamente Pantelleria per la sua funzione militare strategica, con distruzioni e successive ricostruzioni che incidono sulla morfologia urbana.

Nel secondo dopoguerra emerge progressivamente la dimensione turistica, inizialmente elitario-residenziale e poi sempre più integrata con l’identità paesaggistica e agricola.

 

giovedì 19 febbraio 2026

la genesi del percorso Borghi Genius Loci DeCo

NinoSutera

La Rete dei  Borghi Genius Loci DeCo,  da un’iniziativa a un metodo

 

  Il format nato nel 2010 ha operato, in almeno 350 eventi divulgativi a carattere nazionale, 600 articoli, la partecipazione a diverse Reti e Associazioni di promozione sociale

 Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- "Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori"  selezionato e  presentato al Poster Session del Forum P.A. di Roma, VALORE PAESE economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, Atlante nazionale politiche locali del cibo,  Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF,  XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo e a EXPO 2015 di Milano,  solo per citarne alcuni.

La De.Co. non è un bollino, ne un atto burocratico freddo (commissione-regolamenti-disciplinari, monchi a convenienza) è un atto di riconoscimento collettivo, nelle prerogative dei Sindaci.
La Rete ha introdotto un cambio di paradigma: Tipico = ciò che si ripete, ciò che è diffuso, appartenenti già ai marchi di tutela dell'UE   a
Identitario = ciò che appartiene solo a quel luogo, ciò che racconta una storia irripetibile di una comunità


Executive Summary

La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo ha promosso una trasformazione concettuale e operativa delle Denominazioni Comunali (De.Co.), spostando il focus dalla mera tipicità verso una lettura centrata sull’identità e sulla custodia comunitaria. Il cambiamento si manifesta attraverso un nuovo vocabolario, pratiche partecipative e strumenti narrativi che ricollocano la De.Co. come atto culturale e processo di governance territoriale.  


Contesto e finalità istituzionali

La De.Co. nasce come strumento locale di riconoscimento di prodotti, saperi e pratiche legate a un territorio. Negli anni la sua percezione è stata spesso ridotta a un’etichetta di marketing territoriale. La Rete Nazionale Borghi Genius Loci DeCo ha assunto l’obiettivo di riformulare la De.Co. come pratica culturale, promuovendo la partecipazione delle comunità e la costruzione di un linguaggio condiviso che consenta di leggere i borghi come soggetti attivi nella definizione della propria identità.

Obiettivi principali

  • Riconoscere e valorizzare l’identità locale come risorsa culturale e strategica.
  • Promuovere processi partecipativi per la definizione e la custodia delle De.Co.
  • Costruire un vocabolario nazionale che non omologhi le espressioni locali.
  • Favorire scambi e progettazione congiunta tra borghi.

Innovazioni linguistiche e concettuali introdotte dalla Rete

La Rete ha operato su più livelli semantici e pratici. Le innovazioni principali sono:

  • Spostamento da tipicità a identità: la De.Co. non è più definita solo dal prodotto, ma dall’insieme di pratiche, memorie e relazioni che costituiscono il Genius Loci.
  • De.Co. come atto culturale: il linguaggio si allontana da termini come certificazione e marchio per adottare parole come riconoscimentocustodiacomunità custode.
  • Vocabolario sistemico: introduzione di termini condivisi — Genius Loci; patrimonio immateriale vivente; narrazione territoriale; processo identitario; borgo come ecosistema — che permettono di leggere le De.Co. come componenti di un sistema nazionale.
  • Narrazione e performatività: la De.Co. diventa pratica narrativa e performativa, rinnovata attraverso eventi, laboratori, archivi e testimonianze vive.
  • Borgo come soggetto narrante: i borghi sono protagonisti attivi, non semplici oggetti di politiche.

Metodologia e pratiche operative

La Rete ha adottato un approccio misto, orientato alla ricerca-azione e alla partecipazione:

  • Consultazioni pubbliche e audizioni per raccogliere memorie, pratiche e visioni.
  • Laboratori intergenerazionali per la trasmissione di mestieri, ricette e saperi.
  • Creazione di archivi narrativi e mappe di senso che collegano storie, luoghi e persone.
  • Eventi performativi e percorsi esperienziali per rendere viva la narrazione identitaria.
  • Reti tematiche interborghi per scambio di pratiche e progettazione congiunta.

Queste pratiche trasformano la De.Co. da atto amministrativo episodico a processo dinamico e continuativo, con la comunità al centro.


Impatti osservati e raccomandazioni operative

Impatti osservati

  • Culturale: rafforzamento della consapevolezza identitaria e recupero di saperi tradizionali.
  • Sociale: aumento della partecipazione civica e della coesione intergenerazionale.
  • Economico: sviluppo di forme di turismo esperienziale e opportunità per micro-imprese locali.
  • Governance: sperimentazione di modelli partecipativi che coinvolgono amministrazioni, associazioni e cittadini.

Raccomandazioni operative per le istituzioni

  1. Integrare la De.Co. nei piani di sviluppo locale come leva per politiche culturali, educative e turistiche sostenibili.
  2. Finanziare progetti di documentazione e archiviazione delle pratiche immateriali con strumenti digitali interoperabili.
  3. Sostenere percorsi formativi per amministratori e operatori culturali sul linguaggio e sulle pratiche partecipative.
  4. Promuovere reti tematiche tra borghi per scambio di buone pratiche e progettazione congiunta.
  5. Definire indicatori di impatto che misurino partecipazione, trasmissione intergenerazionale, qualità delle pratiche di custodia e ricadute socioeconomiche.

Roadmap sintetica di implementazione

  • Fase 1 Avvio 0–6 mesi: mappatura dei borghi; protocollo minimo per De.Co. partecipata; prime audizioni.
  • Fase 2 Consolidamento 6–18 mesi: sviluppo archivi narrativi digitali; formazione; progetti pilota interborghi.
  • Fase 3 Scalabilità 18–36 mesi: integrazione nei piani regionali; monitoraggio; diffusione linee guida nazionali.

Conclusioni e prospettive

La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo ha operato una riformulazione significativa del linguaggio e delle pratiche legate alle De.Co., restituendo allo strumento una dimensione culturale, partecipativa e narrativa. Il passaggio da “tipicità” a “identità” e da “marchio” a “comunità custode” non è solo semantico: produce effetti concreti su come i borghi si raccontano, si organizzano e progettano il proprio futuro. Per consolidare questi risultati è necessario che le istituzioni adottino strumenti di supporto, finanziamento e valutazione che riconoscano la De.Co. come processo culturale e non come semplice etichetta.


Tabella comparativa Prima e Dopo

DimensionePrimaDopo la Rete
FocalizzazioneTipicitàIdentità
SoggettoProdotto localeComunità custode
FunzioneMarketing territorialeAtto culturale e narrativo
ApproccioEpisodicoSistemico e partecipativo
StrumentiElenchi e registriArchivi narrativi e laboratori


Il percorso Borghi Genius Loci DeCo nasce come progetto di valorizzazione territoriale che unisce tutela delle identità locali, promozione delle produzioni identitarie e sviluppo sostenibile e per tutti Il percorso Borghi Genius Loci DeCo nasce dall’intuizione di Luigi Veronelli negli anni ’80  sulle De.Co,  adeguato  rispetto ai fatti e incidenti di percorso,  fino a configurarsi come una rete nazionale di borghi impegnati nella salvaguardia del patrimonio materiale e immateriale, prodotti, ricette, saperi, eventi a tradizioni identitarie.


Origini e quadro culturale
L’idea delle Denominazioni Comunali (De.Co.) nasce per opera  di Luigi Veronelli, che ha proposto la De.Co. come strumento  per riconoscere e tutelare i prodotti della terra. Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo mentre nasce per distinguersi per non estinguersi, a causa di chi nel corso degli anni soprattutto dopo il 2004,  ha introdotto e interpretato lo strumento della De.Co in forma palesamente conflittuale,  più volte sanzionato dal MIPAF e dall’UE. e dal buon senso. Il percorso della Rete Nazionale, assume anche una funzione didattica, recuperare i percorsi con le diverse varianti DE.C.O DE.C.O’ ma soprattutto che ne nella delibera ne altrove, non citano mai chi le ha ideate, attraverso l’adozione di strumenti correttivi.

Evoluzione normativa e contesto istituzionale
Negli ultimi almeno quindici anni il contesto nazionale e regionale ha favorito la diffusione e la legittimazione di pratiche di tutela identitaria: il riconoscimento UNESCO della Dieta Mediterranea (2010) ha rafforzato l’attenzione verso le culture alimentari locali; normative regionali come per esempio, la legge “Born in Sicily” e la Legge 194/2015 sulla biodiversità agricola hanno creato cornici normative coerenti con la filosofia De.Co. al netto delle interpretazioni stravaganti. Questi elementi hanno contribuito alla nascita e al consolidamento di una Rete nazionale che mette in relazione Comuni, associazioni e operatori per promuovere le specificità locali. Nel corso degli anni il paradigma del Genius Loci è stato assunto come riferimento metodologico: il luogo è inteso come insieme di elementi ambientali, produttivi, storici e sociali che rendono ogni borgo unico.

Fondazione e obiettivi della Rete
La Rete Nazionale Borghi Genius Loci DeCo è stata costituita con l’obiettivo di valorizzare i Comuni che hanno adottato o intendono adottare la De.Co., promuovendo un modello culturale fondato su territorio, tradizioni, tipicità, tracciabilità e trasparenza, promuovendo un modello culturale basato su territorio – tradizioni – tipicità, (unicità) – tracciabilità – trasparenza; recuperando e promuovendo l’ identità e unicità locali. Essa si configura come progetto pluriennale di valorizzazione dei territori rurali e come percorso culturale che interpreta il Genius Loci come equilibrio tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.

Vision e mission
La vision della Rete è custodire e valorizzare l’identità territoriale come patrimonio culturale vivo, promuovendo modelli di sviluppo sostenibile basati su autenticità, biodiversità e partecipazione comunitaria, condivisione e inclusione. La mission si articola in quattro direttrici: (1) tutela dell’identità locale attraverso l’adozione delle De.Co.; (2) valorizzazione culturale e produttiva di saperi, produzioni e mestieri; (3) promozione di uno sviluppo sostenibile e inclusivo che integri tutela ambientale, filiere corte ed economia circolare; (4) costruzione di reti e partenariati intercomunali per rafforzare la capacità dei borghi di raccontarsi e promuoversi.

Metodologia operativa
Il percorso adotta un approccio integrato e multidisciplinare che combina analisi storico‑culturale, mappatura delle produzioni e dei saperi, coinvolgimento attivo delle comunità,  senza sfociare in campi appartenenti ad altre tipologie. Le attività operative rivolte ai Comuni comprendono assistenza tecnico‑amministrativa, e l’avvio di un processo culturale per il raggiungimento di obiettivi, misurabili, condivisi e diffusi.    La governance della Rete funziona come piattaforma di coordinamento per lo scambio di buone pratiche, la partecipazione a bandi e programmi di finanziamento, la progettazione integrata e il monitoraggio degli impatti.

Ambiti di intervento e principali iniziative
Le linee di attività della Rete si concentrano su cinque ambiti principali:

  • Valorizzazione delle produzioni identitarie: promozione di prodotti agroalimentari tradizionali, ricette storiche, dolci tipici, artigianato e mestieri locali, con azioni di certificazione simbolica e comunicazione territoriale.
  • Supporto amministrativo ai Comuni: consulenza per l’adozione delle De.Co., predisposizione di un percorso condiviso, formazione per amministratori e operatori.
  • Attività culturali e divulgative: pubblicazioni, convegni, seminari, percorsi formativi ed educativi rivolti a scuole, operatori turistici e comunità locali per diffondere conoscenza sulla biodiversità e sulle pratiche tradizionali.
  • Partecipazione a eventi e reti: presenza in manifestazioni nazionali e internazionali dedicate a cibo, ruralità e sostenibilità, e collaborazione con reti territoriali per amplificare la visibilità dei borghi.
  • Progetti di governance territoriale: promozione delle filiere corte e dei mercati locali, iniziative per la riduzione degli sprechi alimentari, interventi per la valorizzazione del paesaggio rurale e strategie per contrastare lo spopolamento.

Risultati attesi e impatti
L’implementazione sistematica del percorso mira a generare impatti misurabili in termini di coesione sociale, attrattività turistica, resilienza economica e tutela ambientale. Tra gli esiti attesi: rafforzamento dell’identità locale, incremento delle opportunità per le filiere corte, maggiore partecipazione civica, aumento della visibilità dei borghi sui mercati turistici e alimentari, e consolidamento di pratiche sostenibili nella gestione delle risorse.

Raccomandazioni operative
In questo percorso non sono ammessi DISCIPLINARI, REGOLAMENTI E COMMISSIONI, sia perché fanno parte di altri percorsi a tutela, sia perché il percorso culturale ha la sua vision e la sua mission, il suo  carattere.



 


Estratto del dossier    “la Genesi del percorso Borghi Genius Loci DeCo”  

Le informazioni contenute nel presente documento sono da considerarsi proprietà intellettuale della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo  è obbligatorio citare la fonte in riproduzioni 

Tutte le comunicazioni vanno inoltrate a terraglocal@gmail.com

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