lunedì 30 marzo 2026

Luigi Veronelli gastronomo e scrittore

 


Gianfranco Marrone


Come si cucina una sartina? Impegnativo, certo. Non a causa di vecchi tabù moralistici, per carità. Ma per la delicatezza di una mansione che richiede acume e manualità, competenza pregressa, gusto spiccato. E tanto stomaco. Occorre difatti per prima cosa farcirla, la giovane cucitrice, con tutto quel che abitualmente comporta ogni cupa operazione culinaria atta alla preparazione di un qualsiasi ripieno. Seguendo passo passo la ricetta (e sorvolando sui più truci dettagli) occorre spellarla, eviscerarla per bene, lavarla e stenderla su un canovaccio ad asciugare. Dopo aver preparato la farcia, sarà necessario inserirla all’interno e ricucire il tutto per evitare che qualcosa fuoriesca durante la cottura. Unta d’olio, andrà in forno per una buona mezzora, non senza averla rigirata a metà del tempo. Prima di portarla in tavola, sarà bene cospargerla di limone, per rialzarne il sapore, ricoprirla di pepe nero e adagiarla su un elegante vassoio del servizio buono. Va servita caldissima.

L’autore della ricetta in questione, sarà chiaro, non è un matto cannibale, per giunta perverso. L’ironia è lampante. Si tratta piuttosto di Luigi Veronelli, di cui s’è troppo poco festeggiato, il 2 febbraio scorso, il centenario della nascita. Ricordarlo così, nell’atto di imbottire una fanciulla, parrà strano: cattivissima perversione sessuale che manco Amin Dada. Ma a leggere Vietato vietare, il ricettario anomalo che un anarchico del suo stampo non poteva non aver redatto, ritroviamo qualcosa in più che il banale desiderio di épater le bourgeois. Più che un rito cannibalico discusso dagli antropologi, si tratta della tradizionale prova di commutazione adoperata dai linguisti: le sartine sono sardine a cui è stata tolta la sonorità di una consonante. Nel tegame la sartina va difatti con tante altre consimili: occorre riporle strette strette, stipate all’inverosimile, cosa che le fa cuocere al meglio rendendole più saporite. Ed è così che il gastronomo incontra lo scrittore, l’arte della cucina quella della lingua. Entrambe accompagnate dal desiderio di innovare rispettando, seguendo a menadito regole e codici che poi, sapientemente, andranno trasgrediti. Più costrizioni si hanno, arbitrarie sempre, più saranno possibili forme differenti di libertà.

Gino Veronelli è un monumento tutto da riscoprire, il suo nome un iceberg che deve ancora svelare quel che gli sta sotto. Una vita ricchissima di idee e di iniziative, proposte e conflitti, lotte e vittorie, ma anche vilipendi e arresti, che è un pezzo della storia d’Italia. Il suo gusto raffinato e inappagabile, la sua attenzione al dettaglio gastronomico, alla nuance enoica, la sua capacità di imporre autorevolezza comunicativa e simpatia istintiva, sono andati ben oltre l’individuo singolo per divenire altrettante prese di posizione politica, rivendicazioni morali e mai moralistiche, desiderio di libertà imbrigliato, felicemente, nel rigore di un’esistenza da svolgere fino allo stremo e da contemplare soddisfatti. A partire dalla sua persona e dal suo personaggio, c’è da riscrivere le cronache del Belpaese. E in meglio.

Non basterebbe un’enciclopedia per elencare le sue innumerevoli doti di maestro indiscusso e di straordinario divulgatore, di predicatore instancabile e di joker sprezzante. In un gran libro a lui dedicato (Giunti 2012), Gian Arturo Rota e Nichi Stefi , fra i suoi più stretti, storici collaboratori, hanno provato a darne un’ampia definizione: “Luigi Veronelli è stato tante cose: un filosofo, uno scrittore, un giornalista, un difensore della civiltà contadina, un anarchico, uno studioso, un bevitore di vino, un amante del bello, un editore, un indignato, un cultore della parola”. Lungo elenco forse non esaustivo. Per ognuno di questi aspetti si potrebbe scrivere un trattato intero, e dire altresì sulle sue epiche trasmissioni televisive, delle sue felici scorribande per cantine, del suo insegnamento a largo raggio, dei suoi neologismi (“vino da meditazione”, “stassentire”, “millanta”…), e soprattutto della sua feroce ironia. La nostra sartina ha senso in questo contesto.

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Veronelli è stato un po’ come la Settimana enigmistica: vantava, e vanta tuttora, un gran numero di imitazioni. Capacità che gli derivava, per nulla paradossalmente, dal suo essere un unicum, un soggetto fortemente idiosincratico poiché saldo nell’accurata gestione di opposizioni ancestrali e contraddizioni in termine. Veronelli, potremmo, dire, è un cumulo di ossimori felici. Anarchico rigorosissimo, irremovibile libertino, contadino aristocratico, editore raffinato e ostinato divulgatore, personaggio televisivo terribilmente snob, star mediatica e sempiterno guru di piccoli gruppi di seguaci iperfedeli. Non c’è tema legato al cibo e al vino che non abbia trattato, e trattato attraverso le molteplici piattaforme comunicative che sapeva ben utilizzare – rivelandosi anche in questo una sorta di anticipatore di quel postmoderno che non amava.

In un recente libro dal titolo Peccatori di Gola (Bolis 2024) Giancarlo Saran ha parlato di lui come di un alfiere del Risorgimento alimentare, con tutti gli eroismi e le disgrazie, le ostinazioni e i compromessi tipici di quell’ambiguo periodo storico che ha fatto e disfatto il nostro Paese. Il mito della libertà è stato coltivato da un libertario come lui in moltissimi modi, e con innumerevoli esiti. Si narra che, appena ventenne, accomodato a un tavolo del lussuoso ristorante del londinese Hotel Savoy, avesse ordinato il piatto più caro del menu, e gli fossero state servite due uova al burro: “erano perfette”, sembra abbia detto poi. Lezione di stile e di buon gusto impartitagli da chi in quel ristorante stava allora cucinando; ed era quel Luigi Carnacina che divenne ben presto suo compagno e sodale di tante avventure gastronomiche, sperimentazioni culinarie, ricettari, guide, riviste e quant’altro. I due Luigi costituivano una coppia formidabile, e lo sapevano, e ci giocavano. Non senza gli interventi mirati d’altri amici come Gianni Brera, Mario Soldati e Gianni Mura, o come anche Ave Ninchi e Delia Scala. Tutti alla ricerca di una genuinità come antidoto all’omologazione dei gusti diffusa nel mondo contemporaneo dalle industrie multinazionali. Una ingenuinità, forse, come arma etica e politica, difesa di un piacere che è rivendicazione di valore e programma di eversione permanente. Ceronetti adorava le sue schede vinicole. Prezzolini ammirava il suo vocabolario quando scriveva di trattorie fuori porta. Alberto Capatti lo cita regolarmente nei suoi libri sulla scrittura culinaria.

Ma di tutte queste prodezze anticipatrici basterà ricordarne per adesso una sola, la cui odierna ovvietà ne rafforza il portato storico. Veronelli ha sdoganato il mangiare e il bere come tema degno dei più raffinati intellettuali. Lui, filosofo teoretico alla Statale di Milano, aveva colto la valenza metafisica della gastronomia, facendone una dignitosissima scienza a sé stante. Dando in questo ragione a Brillat-Savarin e aprendo le porte a Carlin Petrini. Dirigeva una rivista come “Problemi del socialismo” e un’altra chiamata “Il gastronomo”. Ha inventato, potremmo dire, le attuali scienze gastronomiche come florilegio di discipline che sanno mescolare curiosità mentale e piacere della gola, attenzione alle tradizioni minoritarie e rivendicazioni sindacali circa i lavoratori della terra. Gli dobbiamo tutti qualcosa, e tanto. Ricordando momento per momento il suo monito esistenziale (che Rota e Stefi giustamente usano come sottotitolo del loro libro necessario): “la vita è troppo corta per bere dei vini cattivi”.

Raccontare i Borghi DeCo

 NinoSutera

terraglocal@gmail.com 


 Viaggio nel Genius Loci e nella sua Banca della memoria, identità e futuro



1. Dove nasce l’anima di un luogo

Ci sono borghi in cui basta un passo, un profumo, un suono, per comprendere che si sta entrando in un mondo a parte. Non serve una targa, né un marchio: è il luogo stesso a parlare.
È come se, tra le pietre delle case, nelle curve dei campi o nel gesto lento di una massaia, si muovesse un antico custode invisibile, un respiro, uno spirito.
I latini lo chiamavano Genius Loci: la presenza silenziosa che abita ogni luogo e lo rende unico, irripetibile.

Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co. nasce da questo respiro.
Non è un progetto, né una certificazione: è un racconto collettivo, un modo di guardare ai territori che mette al centro l’intreccio profondo tra persone, paesaggio, storia e memoria.
È il tentativo – coraggioso e necessario – di riportare il senso nel fare, la verità nella narrazione, l’identità nella cura quotidiana dei luoghi.

Come diceva Luigi Veronelli, visionario e padre delle De.Co.:
“L’identità di un prodotto è l’identità di un popolo.”
E, aggiungeva altrove, uomo, ambiente, clima e cultura produttiva sono un tutt’uno.
È da questa intuizione che la storia inizia.



2. Le cinque T che raccontano il mondo

Ogni borgo riconosciuto come GeniusLoci De.Co. custodisce un equilibrio fragile e prezioso, che si regge su cinque pilastri — le cinque “T”:

  • Territorio, inteso come paesaggio vissuto, narrato, modellato nel tempo.

  • Tradizioni, che non sono folklore ma memoria operativa.

  • Tipicità, intesa come specificità profonda, non riproducibile altrove.

  • Tracciabilità, che è racconto, non burocrazia.

  • Trasparenza, come patto di fiducia tra comunità e visitatori.

Questi elementi non sono criteri tecnici, ma tracce narrative, fili di un romanzo comunitario che continua a essere scritto generazione dopo generazione.


3. La deriva commerciale: quando il racconto si perde

Negli ultimi anni, la parola De.Co. si è diffusa ovunque: tagliata, incollata, applicata a prodotti che nulla hanno a che fare con la profondità identitaria.
Molti territori, travolti dalla moda delle certificazioni, hanno trasformato la De.Co. in una etichetta commerciale, copiando disciplinari da DOP e IGP, inventando commissioni di controllo, burocratizzando ciò che nasceva per essere libero, fluido, narrativo.

Il risultato?
Una inflazione di De.Co. che rischia di nascondere i luoghi davvero autentici.
Una cassetta degli attrezzi – quella dei marchi europei – usata fuori contesto, fino a snaturare l’essenza stessa dell’identità territoriale.

Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co. reagisce proprio a questo:
ridà senso, là dove il mercato ha tolto significato;
ridà radici, dove la comunicazione ha imposto slogan.



4. La voce del borgo

Entrare in un Borgo GeniusLoci De.Co. è come ascoltare un coro.
Ogni voce racconta un frammento: il pastore che conosce i venti, l’artigiana che ripete un gesto antico, la donna che prepara un dolce solo una volta l’anno perché “così diceva mia nonna”, il falegname che sa distinguere il suono dei legni.

Il genius loci vive qui:
nel pane che non mente,
nei colori della festa patronale,
nei profumi che tornano anche dopo trent’anni di distanza,
nei silenzi che insegnano più di mille parole.

È questa ricchezza, così umana e così fragile, che il percorso intende preservare.
Non con la burocrazia, ma con l’ascolto.
Non con disciplinari, ma con relazioni.
Non con regole fredde, ma con cura.



5. La Banca del GeniusLoci De.Co.: dove la memoria diventa futuro

Ogni comunità possiede un patrimonio invisibile: saperi, ricette, storie, dialetti, gesti, narrazioni, proverbi, rituali, strumenti, oggetti quotidiani che hanno attraversato il tempo.
Ma ciò che non si custodisce, svanisce.

Per questo nasce la Banca del GeniusLoci De.Co.:
un archivio vivo, un luogo fisico e digitale, una casa della memoria che raccoglie e ordina tutto ciò che rende un borgo unico.

Qui vengono inseriti:

  • ricette storiche e piatti identitari;

  • mestieri e tecniche artigiane;

  • documenti orali, fotografie, testimonianze;

  • feste e ritualità comunitarie;

  • eventi che raccontano l’anima del luogo;

  • strumenti di lavoro, utensili, manufatti carichi di memoria;

  • paesaggi culturali e mappe emotive.

La Banca non è un museo: è un organismo vivo, pronto a crescere, a cambiare, a essere consultato da cittadini, scuole, studiosi, turisti, operatori culturali.

È la garanzia che il Genius Loci non venga disperso.
È il salvadanaio dell’identità.
È la radice che permette ai territori di progettare il futuro senza perdere se stessi.

In un mondo in cui tutto si consuma in fretta, la Banca del GeniusLoci De.Co. diventa un atto rivoluzionario:
ricordare per continuare ad esistere.



6. Un percorso non per tutti

Il Borgo GeniusLoci De.Co.   riconosce storie.
Non tutti i Comuni possiedono i requisiti inderogabili   e questa è la sua forza.
Servono:

  • storicità documentata;

  • una comunità consapevole e partecipe;

  • unicità non replicabile;

  • un’identità viva, non costruita;

  • una volontà politica limpida e coraggiosa;

  • la capacità di lavorare senza burocrazia, ma con responsabilità e visione.

Questa selezione non esclude: valorizza.
Dà dignità alle comunità che hanno saputo custodire la loro anima senza cederla al mercato.



7. Quando un borgo diventa racconto

Alla fine, il percorso Borghi GeniusLoci De.Co. è soprattutto questo:
un invito a raccontare i territori non con gli slogan, ma con la verità.
A recuperare ciò che siamo per capire dove andare.
A trasformare i frammenti della memoria in futuro condiviso.

Un borgo che ritrova il proprio Genius Loci non torna indietro:
si rialza, si riconosce, si narra.
E in ogni racconto ritrova un po’ di sé.

È così che un luogo apparentemente piccolo diventa grande.
È così che un territorio  custodisce  un’identità.
È così che nasce  un Borgo GeniusLoci De.Co.







 

Piante industriali. Dal laboratorio al piatto

 


  


Il settore agroindustriale si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti: incrementare la biomassa edibile e la qualità dei prodotti ottenuti in campo in un contesto di crisi climatica e sostenibilità ambientale. Per rispondere a questa esigenza, la fisiologia vegetale compie un salto di paradigma, poiché non si limita a studiare il metabolismo dello sviluppo delle piante, ma cerca di implementare le loro risposte fisiologiche per allinearle alle necessità della filiera industriale.
Come avevamo anticipato in occasione del primo evento, centrato sulla produzione in campo, in questa seconda Giornata, l'obiettivo è - oltre all'inquadramento della fotosintesi, come fattore primario del metabolismo nei vegetali - mettere a fuoco tutti gli altri fenomeni metabolici utili al conseguimento di una produzione di qualità che giunga sino al tavolo del consumatore, salvaguardando la sua salute mediante una alimentazione adeguata.

Scarica il programma

Il principio dell' "Aver Cura"

 

Applicato in agricoltura, alle aziende, alle persone, al territorio, alle risorse e agli strumenti

          Nelle pratiche di coltivazione e di allevamento, nella gestione delle attività aziendali, delle persone e dei relativi rapporti, della organizzazione delle attività, della sicurezza, della verifica della qualità del lavoro, della attenzione al territorio ed all’ambiente, del buon uso di macchine e strumenti, si adottano prassi, procedure, norme e regole che rischiano di rimanere vincoli scomposti, non sempre compresi e quindi non pienamente efficaci. A fondamento di tutto è necessario rigenerare costantemente una visione di insieme, un tendere ad armonizzare, che si matura in una postura basata sul principio dell’ “Aver Cura”.
L’Aver Cura è un habitus che è alla base di tutte le buone prassi e che la formazione di ogni dirigente, ogni collaboratore, ogni dipendente, ogni operatore deve perseguire.
La tavola rotonda si avvarrà di testimonianze significative di esempi di “aver cura” nella costruzione di rapporti positivi fra le persone, nelle aziende e nel territorio, oltre agli aspetti propri nella gestione delle degli strumenti e delle risorse: quattro imprenditori, una dirigente regionale dell’innovazione e formazione e una autorevole ricercatrice dell’economia e delle politiche agrarie.
Sul tema, prezioso sarà il messaggio di Sua Eminenza Cardinale Matteo Maria Zuppi.

Scarica il programma

domenica 29 marzo 2026

Caso studio: il Borgo Genius Loci DeCo di Ravanusa

 



NinoSutera


Totomè e anche la raviola nell'Atlante Nazionale del Cibo locale, strumento dinamico di conoscenza e valorizzazione del patrimonio alimentare e territoriale italiano. L’idea nasce dall’esigenza di leggere e rappresentare il sistema alimentare non solo nei suoi aspetti produttivi ed economici, ma soprattutto nei suoi valori culturali, identitari e sociali, là dove il cibo diventa racconto, memoria e appartenenza.

Tipico, Tradizionale, Identitario 



1. Introduzione

La distinzione tra tipico, tradizionale e identitario costituisce oggi una delle questioni più rilevanti negli studi sul patrimonio culturale e sulle politiche di sviluppo locale. La crescente attenzione verso i territori, unita alla pressione turistica e commerciale, ha generato un uso improprio di queste categorie, spesso sovrapposte nel discorso pubblico.
La Denominazione Comunale (De.Co.), introdotta da Luigi Veronelli, nasce come strumento politico-culturale per riconoscere ciò che appartiene in modo esclusivo a una comunità. Tuttavia, la sua progressiva commercializzazione ha prodotto una perdita di senso e un indebolimento del valore identitario.
In questo scenario, la Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo rappresenta un modello alternativo che restituisce alla De.Co. la sua funzione originaria. Il caso di Ravanusa, recentemente riconosciuto Borgo Genius Loci DeCo, costituisce un esempio paradigmatico di applicazione del metodo.



2. Tipico, tradizionale, identitario: quadro teorico

2.1 Tipico

Il tipico è ciò che si ripete, ciò che appartiene a un’area vasta e può essere codificato attraverso disciplinari (DOP, IGP, ect,ect).
Come osserva Grasseni (2005), la tipicità risponde alla domanda di autenticità del consumatore più che a un reale radicamento comunitario.
È una categoria economica, non identitaria, tutelata dalle regole UE

2.2 Tradizionale

La tradizione è un patrimonio vivente (UNESCO, 2003): pratiche, saperi, ritualità trasmesse nel tempo.
È dinamica, non necessariamente unica.
Hobsbawm (1983) ricorda che molte tradizioni sono “inventate” o rielaborate per rispondere a esigenze contemporanee.

2.3 Identitario

L’identitario è ciò che appartiene solo a una comunità, ciò che non può essere replicato altrove senza perdere significato.
È la categoria più alta, nobile  e più fragile: riguarda il genius loci, l’intimo legame tra uomo, ambiente e cultura produttiva . 



3. La deriva commerciale della De.Co.

Negli ultimi anni, taluni improvvisati esperti,  hanno utilizzato la DeCo come marchetto commerciale, attribuendola a prodotti tipici o generici, spesso già certificati altrove.
Questa deriva ha prodotto:

  • inflazione dei riconoscimenti
  • confusione tra identità e marketing
  • perdita di valore culturale
  • omologazione dei territori

La DeCo è stata ridotta a un luogo comune della confusione, perdendo la sua natura di atto politico-culturale.



4. La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo: un modello alternativo

La Rete propone una metodologia fondata su:

4.1 Centralità dell’identitario

Solo ciò che è irripetibile e radicato nella comunità può essere riconosciuto.(pochi ma buoni, in tutti i sensi)

4.2 Processi partecipativi

Il riconoscimento non è un atto amministrativo isolato, ma un percorso comunitario del Borgo.

4.3 Vocabolario nazionale non omologante

La Rete costruisce relazioni tra borghi senza uniformarne le identità.




5. Caso studio: il Borgo Genius Loci di Ravanusa

Il riconoscimento di Ravanusa come Borgo Genius Loci DeCo (febbraio 2026) voluta dal Sindaco Salvatore Pitrola ,  rappresenta un caso emblematico di applicazione del modello identitario.
L’Audizione Pubblica, documentata da più fonti esemp.( "a tiempo bellu" di Carmela Savarino) e (“I totomè del Barone”) ha messo in luce un patrimonio complesso fatto di ritualità, saperi gastronomici, memoria collettiva e narrazioni locali.

5.1 Gli elementi identitari riconosciuti

a) La Raviola di Ravanusa

  • Dolce fritto ripieno di ricotta, legato alle feste popolari.
  • Diffuso in varianti nell’area agrigentina, ma con una specifica genealogia ravanusana.
  • La ricerca storica ha ricostruito il percorso identitario del dolce, dalle origini nelle famiglie contadine fino alla trasmissione nel tempo.  
  • Il Comune ha adottato il percorso della Rete nazionale  come documento identitario.

b) Il Totomè

  • Frittella dolce carnevalesca, ricoperta di miele o zucchero.
  • Legata al Carnevale Storico Ravanusano.
  • È un prodotto che ha   Ravanusa assume valore simbolico grazie alla narrazione locale, alle letture pubbliche  e alla ritualità comunitaria.

c) Il Carnevale Storico Ravanusano

  • Non solo evento festivo, ma dispositivo identitario.
  • La comunità partecipa attivamente attraverso associazioni, pasticceri, operatori culturali, lettori, chef e artigiani.
  • La festa diventa spazio di riconoscimento collettivo e trasmissione intergenerazionale.

d) Il paesaggio culturale

  • Monte Saraceno e l’area archeologica costituiscono un ulteriore elemento identitario, integrando patrimonio materiale e immateriale.


5.2 La metodologia applicata a Ravanusa

Il percorso di Ravanusa segue fedelmente il modello della Rete:

a) Audizione Pubblica

Momento centrale in cui la comunità ha  presentato testimonianze, narrazioni, ricerche, memorie.
Interventi di studiosi, gastronomi, operatori culturali e cittadini.

b) Firma del Memorandum del Borgo

Documento che impegna il Comune alla tutela dell’identità e alla continuità del percorso.

d) Riconoscimenti alle associazioni

Le associazioni enogastronomiche e culturali vengono riconosciute come custodi del patrimonio.

e) L’inserimento nell’Atlante locale del Cibo valorizza il genius loci come patrimonio immateriale della comunità, e non come marchio commerciale.


5.3 Perché Ravanusa è un caso esemplare

Ravanusa dimostra che:

  • l’identità non è un prodotto, ma un processo comunitario
  • la DeCo non è un marchio, ma un atto politico
  • la narrazione locale è parte integrante del patrimonio
  • la ricerca storica può rafforzare la legittimazione identitaria
  • la comunità è protagonista, non destinataria

Il caso di Ravanusa mostra come la DeCo possa tornare a essere strumento di tutela culturale a vantaggio collettivo e mai di una singola azienda.



6. Conclusioni

La distinzione tra tipico, tradizionale e identitario è fondamentale per costruire politiche territoriali efficaci.
La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo offre un modello metodologico che restituisce centralità alle comunità e al loro patrimonio irripetibile.
Ravanusa, con il suo percorso partecipato e documentato, rappresenta un caso studio esemplare di come la DeCo possa essere recuperata nella sua dimensione originaria: un atto di riconoscimento identitario, non un’etichetta commerciale.
 




Riferimenti bibliografici essenziali

  • Grasseni, C. (2005). Communities of Practice and the Construction of Locality. Anthropological Quarterly.
  • Hobsbawm, E., Ranger, T. (1983). The Invention of Tradition. Cambridge University Press.
  • UNESCO (2003). Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage.
  • Veronelli, L. (2001–2004). Scritti sulla Denominazione Comunale.
  • De Varine, H. (2017). L’auto-patrimonialisation des communautés.
  • Documentazione  istituzionale della Rete Nazionale dei  Borghi Genius Loci  DeCo

 








Banca del GeniusLoci DeCo nell'Atlante nazionale del cibo locale


NinoSutera


La Banca del GeniusLoci DeCo rappresenta un dispositivo istituzionale e culturale all’interno della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo, pensato per raccogliere, conservare e valorizzare patrimoni materiali e immateriali legati all’identità dei borghi. Questo articolo analizza la genesi, le funzioni, le potenzialità della Banca alla luce della recente iscrizione nell’Atlante del cibo locale 

L’obiettivo  del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato 
Il Direttore della Banca è infatti proprio il Sindaco con la collaborazione di   giornalisti, scrittori, custodi e ambasciatori, leader&leader, associazioni del territorio, e attori economici del territorio amministrato.
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Introduzione: contesto e rilevanza

La Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co. si configura come un laboratorio di valorizzazione delle identità territoriali attraverso la Denominazione Comunale (De.Co.), che riconosce prodotti, saperi e pratiche come elementi di identità collettiva.  La recente istituzione della Banca del GeniusLoci DeCo nasce dall’esigenza di preservare non solo oggetti e ricette, ma anche memorie, narrazioni e pratiche sociali che costituiscono il genius loci di ciascun borgo.  
L’iscrizione della Banca nell’Atlante del cibo locale amplia il suo raggio d’azione, inserendola in una piattaforma che mira a mappare e interpretare i sistemi alimentari locali come risorse per politiche pubbliche e pratiche di sviluppo sostenibile.  


Obiettivi e funzioni della Banca del GeniusLoci DeCo

  • Custodia e archiviazione: raccolta di materiali (fotografie, registrazioni orali, ricette, oggetti) che documentano pratiche alimentari e produttive locali. 
  • Racconto e narrazione: trasformare archivi in percorsi narrativi fruibili (mostre, podcast, itinerari enogastronomici) per rafforzare l’identità e l’attrattività turistica.  
  • Governance locale: fungere da nodo di coordinamento tra amministrazioni comunali, produttori, associazioni culturali e reti di policy alimentare.  
  • Integrazione con Atlanti locali: fornire dati qualitativi e storie che arricchiscono l’Atlante del cibo locale, utile per analisi territoriali e progettazione di politiche. 



Conclusioni

La Banca del GeniusLoci DeCo, ora parte dell’Atlante del cibo locale, offre un modello innovativo per connettere archiviazione, narrazione e governance territoriale. Se gestita con criteri partecipativi, etici e interoperabili, può diventare uno strumento potente per politiche alimentari radicate nelle identità locali e per uno sviluppo rurale sostenibile. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di bilanciare valorizzazione e tutela, innovazione e rispetto delle comunità custodi.

martedì 24 marzo 2026

Il Comune di Grotte nella Rete Nazionale dei Borghi DeCo

 






Il Comune di Grotte guidato dal Sindaco Alfonso Provvidenza, su proposta dell'Assessore Joel Butera ha adottato il percorso per la DeCo, secondo i principi della Rete Nazionale dei Borghi DeCo  

                

ADESIONE alla Rete Nazionale Borghi DeCo 




                L'obiettivo è di valorizzare  i prodotti  identitari  e i loro territori meritevoli della Denominazione Comunale.   La denominazione comunale (De.Co.) « è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco », che afferma  il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore. 

  La Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co. è un iniziativa rivolta ai Comuni che hanno adottato il percorso per la De.Co. o che hanno i requisiti per farlo.                         Partners privilegiati della Rete  sono  le Associazioni che a vario titolo si occupano di enogastronomia e di sviluppo locale,  chef,   giornalisti, sommelier,   pro-loco, intenditori e appassionati, candidati ideali a divenire  Custodi dell'Identità Territoriale . 

                 Le De.Co. nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli , che così le spiegava: “Attraverso la De.Co.  il « prodotto » del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.   Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e dei prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che rappresenta   l’antesignano  alla sovranità alimentare.  Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.  E’ in questo scenario che 20 anni addietro è stato  ideato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.  La De.Co. è « un prodotto del territorio » (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, ecc.) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo. Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. 
                 Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore. Il “Genius Loci", definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva. «Effetto GeniusLoci» è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore. 
Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.  Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Territorio, Tradizioni, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza: ecco le 5“t” protagoniste del percorso “Borghi Genius Loci De.Co.”.