lunedì 9 febbraio 2026

Origini storiche della raviola in Sicilia

️La raviola è ascrivibile ai Prodotti Tradizionale Agroalimentare 

🟦 1. Forme antiche di pasta ripiena e dolci nel Mediterraneo

La tecnica di chiudere un ripieno in un involucro di pasta è antichissima e diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Già in era greco-romana si conoscevano piatti di pasta ripiena, spesso fritti o conditi con miele: l’idea di un involucro di pasta che custodisce un ripieno dolce ha quindi radici antiche nella tradizione mediterranea.
Questa eredità costituisce il substrato culturale da cui, molti secoli dopo, si svilupperanno le versioni locali siciliane. (Rete News)


🟪 2. La diffusione nella Sicilia moderna: dal 1700 in poi

📌 Cassatelle e Cassatedde (Sicilia occidentale)

Le cassatedde o cassatelle, che sono ravioli dolci fritti ripieni di ricotta, sono documentate già nel Settecento nella cittadina di Calatafimi Segesta (provincia di Trapani). (Wikipedia)

👉 Secondo le fonti storiche:

  • le cassatelle probabilmente nascono nel 1700 nell’area di Calatafimi e si diffondono nel Trapanese e poi nel resto della Sicilia occidentale; (Wikipedia)
  • sono associate alle feste popolari di Carnevale e Pasqua, un legame culturale consolidatosi nei secoli; (Wikipedia)
  • il ripieno tradizionale è costituito da ricotta di pecora zuccherata, cannella e gocce di cioccolato, mentre la sfoglia è preparata con farina e vino o Marsala; (Wikipedia)

Queste preparazioni mostrano come il concetto di raviolo dolce sia funzionale alla cultura delle feste e alle stagioni dell’anno.


🟩 3. Lo sviluppo locale della raviola di ricotta

 

📍 Raviola di ricotta di Caltanissetta

La raviola di ricotta nissena è uno dei dolci tipici di Caltanissetta e della sua provincia, con caratteristiche proprie rispetto ad altre versioni siciliane. (Wikipedia)

Secondo le descrizioni storiche e gastronomiche:

  • questa preparazione appartiene alla tradizione pasticcera locale, affermata almeno dall’Ottocento e consolidata nel Novecento; (Wikipedia)
  • la forma, gli strati della pasta e l’uso del miele fuso per completare il dolce sono tratti distintivi rispetto ad altre varianti; (Wikipedia)
  • nonostante non vi sia una data precisa di invenzione, la sua presenza costante nei repertori di dolci regionali indica una longevità significativa nella cultura culinaria locale. (Wikipedia)

Altre varianti della raviola si sono formate nelle zone agrigentine e iblee (es. Ravanusa) dove esistono sagre popolari dedicate al dolce, spesso associato al periodo di Carnevale più recentemente


🟨 4. Influenze culturali e simboliche

🟦 a) L’eredità della ricotta dolce

La presenza della ricotta come ripieno principe non è casuale:

  • l’uso di ricotta zuccherata e aromatizzata è diffuso nella pasticceria siciliana (cannoli, cassata), collegandosi a tradizioni arabe e mediterranee; questo insieme di sapori e tecniche si riverbera anche nelle raviole dolci. (Magazine - Sicilias)

🟧 b) Dolci della festa e pratiche comunitarie

Le raviole dolci sono tradizionalmente legate a momenti comunitari:

  • preparate in casa dalle famiglie per occasioni festive
  • consumate durante Carnevale, Pasqua o altre ricorrenze popolari
    Diventano quindi segni culturali più che semplici prodotti gastronomici.

 

 

Ricostruzione storica, fonti e quadro interpretativo

2. Premessa metodologica

La raviola dolce siciliana non nasce come invenzione puntuale, ma come esito di una lunga stratificazione culturale.
La ricerca storica impone quindi:

·         confronto tra fonti scritte,

·         tradizioni orali,

·         continuità di pratiche alimentari,

·         geografia culturale del territorio.

In questo quadro, la raviola va interpretata non come ricetta, ma come forma alimentare storica.


3. Il paradigma mediterraneo: pasta ripiena dolce prima della “raviola”

Fonti antiche

·         Ateneo di Naucrati (Deipnosophistae, III sec. d.C.)

·         Apicio (De re coquinaria, I sec. d.C.)

 

📌 Elemento chiave:

il ripieno dolce precede storicamente il raviolo moderno.

📚 Fonte critica

·         Massimo Montanari, La fame e l’abbondanza, Laterza

·         Jean-Louis Flandrin, Storia dell’alimentazione, Laterza


4. La svolta araba in Sicilia (IX–XI secolo)

Innovazioni decisive

Con la dominazione araba la Sicilia acquisisce:

·         zucchero (da canna)

·         cannella e spezie dolci

·         uso sistematico della ricotta zuccherata

·         dolci “chiusi” e profumati

📌 Qui nasce la logica del dolce ripieno che caratterizza:

·         cassata

·         cannolo

·         raviola / cassatella

📚 Fonti

·         Clifford A. Wright, A Mediterranean Feast

·         Franco Fava, Cucina siciliana di popolo

·         Giuseppe Coria, Profumi di Sicilia


5. La ricotta: elemento pastorale e stagionale

Centralità storica

La ricotta di pecora:

·         è prodotto non conservabile

·         legato alla transumanza

·         disponibile in periodi specifici dell’anno

👉 Racchiuderla in pasta e friggerla significa:

·         prolungarne la vita

·         elevarla simbolicamente

·         trasformarla in cibo rituale

📌 La raviola nasce nel mondo agro-pastorale, non urbano.

📚 Fonti

·         Antonino Uccello, La civiltà contadina in Sicilia

·         Pitrè, Usi e costumi del popolo siciliano


6. Prime attestazioni storiche dirette (XVIII secolo)

Sicilia occidentale: cassatelle

La prima attestazione documentata di ravioli dolci ripieni di ricotta è legata alle:

·         cassatelle di Calatafimi Segesta (XVIII sec.)

📌 Qui il termine “cassatella” indica:

·         una cassata povera

·         racchiusa in pasta

·         fritta

·         destinata al popolo

📚 Fonti

·         Giuseppe Coria, Dolci di Sicilia

·         Tradizione documentata nel Trapanese (archivi locali e letteratura gastronomica)


7. Sicilia centrale e orientale: nascita della “raviola”

Nel XIX secolo il modello si frammenta territorialmente:

·         cambia il nome

·         cambia la pasta

·         cambia la funzione sociale

Aree chiave

·         Caltanissetta

·         Agrigentino

·         Area etnea

Qui il termine raviola:

·         si emancipa dalla cassata

·         diventa dolce autonomo

·         entra nella quotidianità (colazione, merenda)

📌 È il passaggio da dolce rituale a dolce identitario.

📚 Fonti

·         Paolo Petroni, Il libro della vera cucina fiorentina (per confronto)

·         Coria, Profumi di Sicilia

·         Tradizione orale documentata in sagre e feste popolari


 

9. Conclusione scientifica

👉 La raviola siciliana nasce come forma culturale, non come ricetta.

È:

·         figlia del Mediterraneo

·         espressione del mondo pastorale

·         dolce di comunità

·         archetipo del custodire (pasta che protegge un bene prezioso)

 

10. Bibliografia essenziale (citabile)

·         Giuseppe Coria, Dolci di Sicilia

·         Giuseppe Coria, Profumi di Sicilia

·         Antonino Uccello, La civiltà contadina in Sicilia

·         Pino Correnti, La Sicilia in cucina

·         Clifford A. Wright, A Mediterranean Feast

·         Massimo Montanari, Il cibo come cultura

·         Pitrè, Usi e costumi del popolo siciliano


Verso lAudizione pubblica Ravanusa Borgo Genius Loci DeCo

              Audizione Pubblica 

Riconoscimento degli elementi identitari di una comunità 

Dalla leggenda della Madonna del Fico  all'area archeologica di Monte Saraceno,

al
 Totomè  prodotto a Denominazione Comunale.

 Risorse materiali e immateriali concorrono a preservare e tramandare il Genius Loci,  riconosciuto e apprezzato

L’evento  in programma il 16 p.v  alle 17 nella biblioteca comunale, con il Cerimoniale di consegna della Bandiera della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, del riconoscimento alla laboriosa comunità di Ravanusa di "Custode dell'identità Territoriale, la  firma del Memorandum del Borgo DeCo. e la  consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni di enogastronomia  partecipanti, che grazie alla loro presenza renderanno l' evento unico e memorabile.  

 Dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e di Giusi Savarino, ravanusana, assessore regionale al Territorio e Ambiente, sono previsti gli interventi di: Nino Sutera, coordinatore Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co; Francesco Monterosso, docente del dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del Gal Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista, scrittrice.

Testimonianze locali a cura di: Antonino Licata, operatore per il turismo esperienziale, associazione Borgo Remise; ed il pasticcere Lillo La Mattina.

Letture: Carmela Savarino leggerà “A Tiempu Bellu”; Girolamo La Marca leggerà “I totomè del Barone”, tratto dal romanzo del professore Pietro Carmina.

Modererà i lavori il giornalista Angelo Augusto.

Alla cerimonia saranno presenti: il pastry chef Giovanni Mangione, il direttore generale di Ristoworld Italy Andrea Finocchiaro, il presidente di Ristoworld Italy Claudio Leocata, il presidente di Escoffier Sicilia Giovanni Lorenzo Montemaggiore, il borgologo Rosario Patti, lo chef executive Leonardo Massaro, il maestro pasticcere Lillo Defraia, il pastry chef Salvatore Vinci, il delegato Conpait Agrigento Santo Li Calzi, il maestro di cucina Ottavio Miraglia, lo chef e regista Vincenzo La Cognata, l’ambasciatore di Lindt/Caffarel Vincenzo Avarello, il noto barman Alessio Valenti.

La festa poi si sposterà in piazza Crispi, dove saranno presenti autorità, giornalisti, chef, pasticceri. Alle 20 avrà inizio la degustazione di Raviola e Totomè, quindi lo show cooking, la mostra fotografica e la proiezione di video.

Oltre che i ravanusani, è attesa la presenza a Ravanusa di appassionati del Carnevale e di gastronomia di tutti i centri vicini.



1. Cornice teorica e metodologica

1.1 Il cibo come linguaggio dell’identità

Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica: è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.


2. Ravanusa: identità storica e stratificazione della memoria

2.1 Origini e paesaggio storico

Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo.

Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.

Questa stratificazione costituisce una componente essenziale del Genius Loci ravanusano.


3. Mito fondativo e simboli religiosi

3.1 La leggenda del Fico

Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.

Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.

3.2 Il patrimonio religioso

Le chiese di Ravanusa – dalla Chiesa Madre di San Giacomo Apostolo al Santuario Maria SS.Assunta, non sono solo edifici di culto, ma archivi viventi di memoria collettiva, nei quali si intrecciano riti religiosi, civili e sociali.


4. Il Carnevale Storico di Ravanusa

Il Carnevale Storico di Ravanusa, riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i Carnevali Storici d’Italia, costituisce uno dei principali dispositivi narrativi dell’identità locale.

Non è semplice festa, ma: - spazio di satira e critica sociale; - laboratorio di creatività collettiva; - momento di sintesi tra patrimonio materiale e immateriale.

Nel modello Borghi Genius Loci De.Co., il Carnevale diventa strumento di narrazione territoriale integrata.



5. Gastronomia come memoria collettiva

5.1 Il ruolo del cibo nella comunità

A Ravanusa, la gastronomia non è elemento accessorio ma asse portante dell’identità. Il Totomè e la Raviola sono cibi di relazione, legati alla festa, alla condivisione e alla memoria familiare.

Essi rappresentano: - continuità intergenerazionale; - appartenenza comunitaria; - riconoscibilità culturale.


6. Distinzione concettuale nel settore gastronomico

 Nel linguaggio comune i termini tradizionale, tipico e identitario vengono spesso utilizzati come sinonimi.

È invece fondamentale rispettare il principio di fondo: ogni strumento deve adottare la propria “cassetta degli attrezzi”. Confondere le funzioni significa compromettere la credibilità e l’efficacia dell’iniziativa.

6.1 Prodotti tradizionali PAT

Preparazioni radicate nel tempo, trasmesse per consuetudine e memoria orale. La loro forza risiede nella continuità storica, non nell’unicità territoriale, ed il caso della Raviola  

6.2 Prodotti tipici

Prodotti tradizionali con un legame riconoscibile con un’area geografica più ampia, spesso valorizzati attraverso strumenti normativi (DOP, IGP, ect).

6.3 Prodotti identitari

Prodotti che assumono un valore simbolico e rappresentativo della comunità. Non sono solo cibo, ma beni culturali immateriali, riconosciuti collettivamente come “propri”. come il Totomè

Le tre categorie sono progressive, non alternative: Tradizionale → Tipico → Identitario.


7. Applicazione al caso di Ravanusa

·         Totomè 

o   Tradizionale per origine;

o   Tipico per caratteristiche locali;

o   Identitario per valore simbolico e comunitario.

·         Raviola 

o   Tradizionale e tipica;

o   Non identitaria in senso stretto, per la diffusione sovraterritoriale della preparazione e mancanza di unicità


8. Totomè   – Bene identitario per la De.Co.

8.1 Denominazione

Totomè di Ravanusa – dolce fritto identitario della tradizione popolare 

8.2 Descrizione

Frittella dolce dalla forma irregolare, ottenuta da impasto semplice, fritta e condita con miele locale o zucchero a velo. La non standardizzazione è elemento identitario.

8.3 Origine e funzione sociale

Dolce della civiltà contadina, legato al Carnevale e non solo, come rito di abbondanza pre-quaresimale e strumento di condivisione comunitaria.

8.4 Trasmissione del sapere

Trasmissione orale e pratica, con varianti familiari riconducibili a un nucleo comune.

8.5 Valore simbolico

Il Totomè è memoria commestibile, cibo di relazione, non prodotto da vetrina.


9. Motivazioni giuridico-culturali per il riconoscimento De.Co.

9.1 La De.Co. come atto di sovranità culturale

Nel solco del pensiero di Luigi Veronelli, la Denominazione Comunale (De.Co.) non si configura come marchio commerciale né come certificazione tecnica di qualità, ma come atto politico-culturale di sovranità locale. Essa rappresenta il diritto–dovere della comunità di riconoscere, nominare e tutelare ciò che la identifica storicamente e simbolicamente.

Nel modello dei Borghi Genius Loci De.Co., la De.Co. assume una funzione ancora più ampia: diventa strumento di narrazione territoriale, capace di tradurre in forma istituzionale il patrimonio immateriale di un luogo.

9.2 Fondamento giuridico-culturale

Il riconoscimento De.Co. si fonda su: - l’autonomia regolamentare dei Comuni; - la tutela dei beni culturali immateriali (art. 2 e 9 Cost.); - i principi UNESCO sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale; - la valorizzazione delle identità locali come interesse pubblico.

La De.Co.  riconosce un legame storico e simbolico tra bene e comunità, evitando sovrapposizioni con DOP, IGP, PAT o altri strumenti di tutela economica.

9.3 Il Totomè come espressione del Genius Loci

Il Totomè di Ravanusa incarna pienamente il Genius Loci del territorio: - nasce da ingredienti poveri e locali; - si consolida in un contesto agricolo e carnascialesco; - è riconosciuto collettivamente come simbolo identitario; - è indissolubilmente legato alla memoria comunitaria.

Il suo valore non risiede nella riproducibilità, ma nella relazione viva tra prodotto, rito e comunità.

9.4 Coerenza con il modello Borghi Genius Loci De.Co.

Il riconoscimento del Totomè è coerente con i principi fondanti della Rete Borghi Genius Loci De.Co.: - centralità della comunità come soggetto riconoscente; - valorizzazione dell’unicità non standardizzabile; - integrazione tra cultura, paesaggio, storia e gastronomia; - uso della De.Co. come strumento di marketing narrativo e  promozionale.

9.5 Interesse pubblico e finalità collettiva

Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa risponde a un interesse pubblico diffuso, in quanto: - tutela un bene immateriale a rischio di banalizzazione; - rafforza la memoria collettiva e la trasmissione intergenerazionale; - sostiene politiche di sviluppo locale sostenibile; - contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole.


10. Conclusione

Ravanusa esprime un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, religione, festa e gastronomia concorrono alla costruzione del Genius Loci.

Il Totomè, in particolare, incarna l’essenza di questa identità: riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.

La Raviola  mentre,  verrà iscritta nell’elenco dei PAT Prodotti Agroalimentari Tradizionali del MISAF

Questa visione si intreccia organicamente con il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co., che pone al centro: - il riconoscimento civico dell'unicità locale; - il concetto di Genius Loci come anima del luogo; - la Denominazione Comunale (De.Co.) come atto culturale e politico di sovranità territoriale.

Insieme,  costruiscono un modello replicabile di governance culturale del cibo, fondato su memoria, comunità e futuro.



Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.


domenica 8 febbraio 2026

Prodotti tradizionali, prodotti tipici e prodotti identitari

 


Distinzione concettuale nel settore della gastronomia




1. Premessa metodologica

Nel linguaggio comune i termini tradizionale, tipico e identitario vengono spesso utilizzati come sinonimi.
In ambito storico-culturale e istituzionale, tuttavia, essi designano categorie diverse, fondate su criteri distinti:

  • temporalità,

  • territorialità,

  • funzione culturale e simbolica.

Una corretta distinzione è indispensabile per:

  • evitare improprie sovrapposizioni,

  • costruire strumenti di tutela efficaci,

  • definire politiche di valorizzazione coerenti.


2. Prodotti tradizionali

2.1 Definizione

Per prodotto tradizionale si intende una preparazione alimentare:

  • radicata nel tempo,

  • trasmessa attraverso la consuetudine e la memoria orale,

  • legata a pratiche domestiche o artigianali consolidate.

La tradizionalità si fonda sulla continuità, non sull’unicità.


2.2 Caratteristiche principali

Un prodotto tradizionale:

  • esiste da più generazioni;

  • presenta varianti locali;

  • non richiede un legame esclusivo con un singolo luogo;

  • può essere diffuso in aree ampie, con adattamenti.

  • può aspirare a  essere iscritta  ai PAT  ).

📌 Il criterio decisivo è la permanenza storica dell’uso, non la riconoscibilità territoriale.


 


3. Prodotti tipici

3.1 Definizione

Il prodotto tipico è un prodotto tradizionale che:

  • presenta un legame riconoscibile con un territorio vasto;

  • utilizza materie prime   o saperi produttivi caratteristici;

  • è identificabile dal consumatore .

La tipicità introduce il fattore geografico come elemento qualificante.


3.2 Caratteristiche principali

Un prodotto tipico:

  • è associato a un’area ;

  • presenta caratteristiche organolettiche o produttive specifiche;

  • è spesso oggetto di valorizzazione turistica o commerciale;

  • può aspirare a riconoscimenti formali (DOP, IGP).

📌 Il prodotto tipico rappresenta il territorio, ma non necessariamente lo racconta.


 


4. Prodotti identitari

4.1 Definizione

Il prodotto identitario è un prodotto che:

  • assume un valore simbolico e rappresentativo della comunità.

La sua funzione non è solo alimentare o commerciale, ma culturale e narrativa,  un unicum di unicità


4.2 Caratteristiche principali

Un prodotto identitario:

  • è riconosciuto dalla comunità come “proprio”;

  • è legato a rituali, feste, memoria collettiva;

  • racconta una storia sociale (povertà, lavoro, riscatto, appartenenza);

  • diventa segno di auto-rappresentazione del territorio.

  • può aspirare a riconoscimento DeCo

📌 L’identitarietà non nasce per decreto, ma dal riconoscimento collettivo, condiviso e diffuso  


4.3 Dimensione immateriale

Il prodotto identitario è:

  • bene culturale immateriale,

  • veicolo di memoria,

  • strumento di trasmissione intergenerazionale.

Può essere rafforzato da:

  • narrazioni orali,

  • eventi comunitari,

  • riferimenti letterari o artistici.


5. Relazione tra le tre categorie

Le tre categorie non sono alternative, ma progressive:

  • Tradizionale → continuità nel tempo

  • Tipico → radicamento territoriale

  • Identitario → riconoscimento simbolico e comunitario

Un prodotto può essere:

  • tradizionale ma non tipico,

  • tipico ma non identitario,

  • identitario perché  carico di significato culturale di un unicum 


6. Conclusione

Distinguere correttamente tra prodotti tradizionali, tipici e identitari consente di:

  • costruire politiche  efficaci,

  • evitare banalizzazioni commerciali,

  • restituire al cibo il suo ruolo di archivio vivente della storia locale.

Il valore più alto non risiede nella ricetta in sé, ma nel legame profondo tra alimento, comunità e memoria.



IL TOTOMÈ DI RAVANUSA


Testo patrimoniale per  la candidatura Ravanusa Borgo GeniusLoci  De.Co.

Bene identitario della tradizione agroalimentare e culturale locale




1. Denominazione del prodotto

Totomè di Ravanusa

Dolce identitario fritto, appartenente alla cucina popolare e contadina del Comune di Ravanusa (AG), legato storicamente alle festività carnascialesche e ai momenti comunitari di condivisione.




2. Area geografica di riferimento

Comune di Ravanusa (Provincia di Agrigento)
Territorio della Sicilia centro-meridionale, caratterizzato storicamente da un’economia agricola cerealicola e da una forte cultura comunitaria rurale.


3. Descrizione del prodotto

Il Totomè di Ravanusa è una frittella dolce ottenuta da un impasto semplice a base di farina, acqua o latte, uova (non sempre presenti nelle versioni più antiche), zucchero e un pizzico di sale, fritta in olio o strutto e consumata calda, tradizionalmente condita con miele locale o zucchero a velo.

La forma è irregolare, volutamente non standardizzata, espressione di una preparazione domestica e rituale, tramandata oralmente e legata ai gesti quotidiani della cucina contadina.


4. Origine storica e contesto culturale

Il Totomè affonda le sue radici nella tradizione orale della civiltà contadina ravanusana, priva di attestazioni scritte antiche ma solidamente documentata nella memoria collettiva locale.

La sua origine è riconducibile:

  • alla disponibilità di ingredienti poveri e locali;
  • alla pratica diffusa della frittura rituale nei giorni di festa;
  • alla funzione sociale del cibo come strumento di condivisione comunitaria.

È verosimile collocare il consolidamento della ricetta tra il XVIII e il XIX secolo, in un contesto agricolo in cui il dolce non era consumo quotidiano ma evento straordinario, legato alle feste e in particolare al Carnevale, momento simbolico di abbondanza prima della Quaresima.


5. Legame con il Carnevale Storico di Ravanusa

Il Totomè è storicamente associato al Carnevale ravanusano, oggi riconosciuto tra i Carnevali Storici d’Italia.
In questo contesto il dolce assume una funzione:

  • rituale (pre-quaresimale),
  • sociale (condivisione tra famiglie),
  • identitaria (riconoscimento comunitario).

La preparazione del Totomè avveniva tradizionalmente nelle case, con il coinvolgimento di più generazioni, rafforzando il senso di appartenenza e continuità culturale.


6. Trasmissione del sapere

La ricetta del Totomè:

  • non deriva da testi scritti;
  • è stata trasmessa per via orale e pratica;
  • presenta varianti familiari, tutte riconducibili a un nucleo identitario comune.

Questa pluralità controllata è un elemento distintivo del prodotto, che non perde identità pur mantenendo una naturale flessibilità artigianale.


7. Valore identitario e simbolico

Il Totomè di Ravanusa rappresenta:

  • un bene immateriale della memoria collettiva;
  • un’espressione della cultura materiale contadina;
  • un simbolo della gastronomia di comunità, non mercificata.

Non è un dolce “da vetrina”, ma un cibo di relazione, preparato per essere condiviso, consumato caldo, nel tempo della festa.


8. Motivazioni per il riconoscimento De.Co.

Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa è motivato da:

  • il radicamento storico locale;
  • l’assenza di standardizzazione industriale;
  • la forte connessione con il territorio e le tradizioni festive;
  • il valore di patrimonio culturale immateriale.

La Denominazione Comunale  tutela la trasmissione e valorizzazione di un sapere gastronomico autentico, rafforzando l’identità locale e promuovendo una cultura del cibo legata alla storia e non alla sola commercializzazione.


9. Conclusione

Il Totomè di Ravanusa non è solo un dolce tradizionale, ma una forma di memoria commestibile, un gesto collettivo che attraversa il tempo e restituisce senso alla comunità.

Riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.