venerdì 20 febbraio 2026

Pantelleria,verso l’istituzione del Borgo Genius Loci De.Co. (Denominazione Comunale)

 

La Giunta Comunale di Pantelleria, guidata dal Sindaco  Fabrizio D'Ancona ha deliberato l’avvio della procedura per l’istituzione del Borgo Genius Loci De.Co. (Denominazione Comunale), segnando un passaggio strategico nel percorso di riconoscimento, tutela e valorizzazione dell’identità territoriale dell’isola.

La decisione rappresenta un atto politico-amministrativo di forte rilevanza culturale, finalizzato a riconoscere formalmente il patrimonio materiale e immateriale che caratterizza Pantelleria: saperi tradizionali, produzioni agroalimentari, paesaggi agrari storici, pratiche comunitarie e memoria collettiva. Con l’avvio della procedura De.Co., il Comune intende rafforzare strumenti di governance locale capaci di sostenere lo sviluppo territoriale attraverso la valorizzazione delle specificità identitarie.



Il progetto Borgo Genius Loci De.Co. si inserisce in una visione contemporanea delle politiche locali, che considera la Denominazione Comunale non solo come elemento di riconoscimento, ma come dispositivo culturale e strategico. La De.Co. diventa così uno strumento di salvaguardia del patrimonio locale, di promozione delle filiere corte, di sostegno alle economie di prossimità e di rafforzamento del senso di appartenenza della comunità.

Pantelleria, con il suo paesaggio agricolo unico, l’architettura rurale dei dammusi, le pratiche agricole tradizionali e le eccellenze enogastronomiche, rappresenta un contesto emblematico per l’attuazione del modello Borgo Genius Loci. La delibera avvia quindi un percorso partecipativo che coinvolgerà istituzioni, produttori, associazioni, operatori culturali e comunità locale  

L’iniziativa si pone inoltre in continuità con le strategie nazionali di valorizzazione dei territori e con le esperienze già avviate nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo rafforzando il ruolo di Pantelleria come laboratorio di innovazione territoriale fondata sulla cultura del luogo, passaggio fondamentale per il riconoscimento formale è l'organizzazione dell'Audizione pubblica di presentazione

La delibera della Giunta Comunale segna dunque l’inizio di un percorso che riconosce nel Genius Loci il principale fattore di sviluppo sostenibile, orientato alla tutela del patrimonio e alla valorizzazione delle unicità



Abitata fin dalla preistoria  Pantelleria è stata crocevia di civiltà mediterranee. Fenici, Cartaginesi, Romani, Arabi e Normanni hanno lasciato tracce profonde nella lingua, nell’agricoltura e nell’organizzazione del territorio.

La dominazione araba rappresenta una fase decisiva: introduce tecniche agricole adattive, sistemi di raccolta dell’acqua, colture specializzate e modelli insediativi ancora riconoscibili. Da questa matrice deriva gran parte dell’identità pantesca: la vite ad alberello, il giardino pantesco, l’architettura del dammuso.

Tra Otto e Novecento l’isola vive una fase di forte emigrazione ma anche di consolidamento agricolo. La viticoltura, il cappero e l’economia rurale diffusa diventano elementi strutturali. Il secondo conflitto mondiale segna profondamente Pantelleria per la sua funzione militare strategica, con distruzioni e successive ricostruzioni che incidono sulla morfologia urbana.

Nel secondo dopoguerra emerge progressivamente la dimensione turistica, inizialmente elitario-residenziale e poi sempre più integrata con l’identità paesaggistica e agricola.

 

giovedì 19 febbraio 2026

la genesi del percorso Borghi Genius Loci DeCo

NinoSutera

La Rete dei  Borghi Genius Loci DeCo,  da un’iniziativa a un metodo

 

  Il format nato nel 2010 ha operato, in almeno 350 eventi divulgativi a carattere nazionale, 600 articoli, la partecipazione a diverse Reti e Associazioni di promozione sociale

 Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- "Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori"  selezionato e  presentato al Poster Session del Forum P.A. di Roma, VALORE PAESE economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, Atlante nazionale politiche locali del cibo,  Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF,  XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo e a EXPO 2015 di Milano,  solo per citarne alcuni.

La De.Co. non è un bollino, ne un atto burocratico freddo (commissione-regolamenti-disciplinari, monchi a convenienza) è un atto di riconoscimento collettivo, nelle prerogative dei Sindaci.
La Rete ha introdotto un cambio di paradigma: Tipico = ciò che si ripete, ciò che è diffuso, appartenenti già ai marchi di tutela dell'UE   a
Identitario = ciò che appartiene solo a quel luogo, ciò che racconta una storia irripetibile di una comunità


Executive Summary

La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo ha promosso una trasformazione concettuale e operativa delle Denominazioni Comunali (De.Co.), spostando il focus dalla mera tipicità verso una lettura centrata sull’identità e sulla custodia comunitaria. Il cambiamento si manifesta attraverso un nuovo vocabolario, pratiche partecipative e strumenti narrativi che ricollocano la De.Co. come atto culturale e processo di governance territoriale.  


Contesto e finalità istituzionali

La De.Co. nasce come strumento locale di riconoscimento di prodotti, saperi e pratiche legate a un territorio. Negli anni la sua percezione è stata spesso ridotta a un’etichetta di marketing territoriale. La Rete Nazionale Borghi Genius Loci DeCo ha assunto l’obiettivo di riformulare la De.Co. come pratica culturale, promuovendo la partecipazione delle comunità e la costruzione di un linguaggio condiviso che consenta di leggere i borghi come soggetti attivi nella definizione della propria identità.

Obiettivi principali

  • Riconoscere e valorizzare l’identità locale come risorsa culturale e strategica.
  • Promuovere processi partecipativi per la definizione e la custodia delle De.Co.
  • Costruire un vocabolario nazionale che non omologhi le espressioni locali.
  • Favorire scambi e progettazione congiunta tra borghi.

Innovazioni linguistiche e concettuali introdotte dalla Rete

La Rete ha operato su più livelli semantici e pratici. Le innovazioni principali sono:

  • Spostamento da tipicità a identità: la De.Co. non è più definita solo dal prodotto, ma dall’insieme di pratiche, memorie e relazioni che costituiscono il Genius Loci.
  • De.Co. come atto culturale: il linguaggio si allontana da termini come certificazione e marchio per adottare parole come riconoscimentocustodiacomunità custode.
  • Vocabolario sistemico: introduzione di termini condivisi — Genius Loci; patrimonio immateriale vivente; narrazione territoriale; processo identitario; borgo come ecosistema — che permettono di leggere le De.Co. come componenti di un sistema nazionale.
  • Narrazione e performatività: la De.Co. diventa pratica narrativa e performativa, rinnovata attraverso eventi, laboratori, archivi e testimonianze vive.
  • Borgo come soggetto narrante: i borghi sono protagonisti attivi, non semplici oggetti di politiche.

Metodologia e pratiche operative

La Rete ha adottato un approccio misto, orientato alla ricerca-azione e alla partecipazione:

  • Consultazioni pubbliche e audizioni per raccogliere memorie, pratiche e visioni.
  • Laboratori intergenerazionali per la trasmissione di mestieri, ricette e saperi.
  • Creazione di archivi narrativi e mappe di senso che collegano storie, luoghi e persone.
  • Eventi performativi e percorsi esperienziali per rendere viva la narrazione identitaria.
  • Reti tematiche interborghi per scambio di pratiche e progettazione congiunta.

Queste pratiche trasformano la De.Co. da atto amministrativo episodico a processo dinamico e continuativo, con la comunità al centro.


Impatti osservati e raccomandazioni operative

Impatti osservati

  • Culturale: rafforzamento della consapevolezza identitaria e recupero di saperi tradizionali.
  • Sociale: aumento della partecipazione civica e della coesione intergenerazionale.
  • Economico: sviluppo di forme di turismo esperienziale e opportunità per micro-imprese locali.
  • Governance: sperimentazione di modelli partecipativi che coinvolgono amministrazioni, associazioni e cittadini.

Raccomandazioni operative per le istituzioni

  1. Integrare la De.Co. nei piani di sviluppo locale come leva per politiche culturali, educative e turistiche sostenibili.
  2. Finanziare progetti di documentazione e archiviazione delle pratiche immateriali con strumenti digitali interoperabili.
  3. Sostenere percorsi formativi per amministratori e operatori culturali sul linguaggio e sulle pratiche partecipative.
  4. Promuovere reti tematiche tra borghi per scambio di buone pratiche e progettazione congiunta.
  5. Definire indicatori di impatto che misurino partecipazione, trasmissione intergenerazionale, qualità delle pratiche di custodia e ricadute socioeconomiche.

Roadmap sintetica di implementazione

  • Fase 1 Avvio 0–6 mesi: mappatura dei borghi; protocollo minimo per De.Co. partecipata; prime audizioni.
  • Fase 2 Consolidamento 6–18 mesi: sviluppo archivi narrativi digitali; formazione; progetti pilota interborghi.
  • Fase 3 Scalabilità 18–36 mesi: integrazione nei piani regionali; monitoraggio; diffusione linee guida nazionali.

Conclusioni e prospettive

La Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo ha operato una riformulazione significativa del linguaggio e delle pratiche legate alle De.Co., restituendo allo strumento una dimensione culturale, partecipativa e narrativa. Il passaggio da “tipicità” a “identità” e da “marchio” a “comunità custode” non è solo semantico: produce effetti concreti su come i borghi si raccontano, si organizzano e progettano il proprio futuro. Per consolidare questi risultati è necessario che le istituzioni adottino strumenti di supporto, finanziamento e valutazione che riconoscano la De.Co. come processo culturale e non come semplice etichetta.


Tabella comparativa Prima e Dopo

DimensionePrimaDopo la Rete
FocalizzazioneTipicitàIdentità
SoggettoProdotto localeComunità custode
FunzioneMarketing territorialeAtto culturale e narrativo
ApproccioEpisodicoSistemico e partecipativo
StrumentiElenchi e registriArchivi narrativi e laboratori


Il percorso Borghi Genius Loci DeCo nasce come progetto di valorizzazione territoriale che unisce tutela delle identità locali, promozione delle produzioni identitarie e sviluppo sostenibile e per tutti Il percorso Borghi Genius Loci DeCo nasce dall’intuizione di Luigi Veronelli negli anni ’80  sulle De.Co,  adeguato  rispetto ai fatti e incidenti di percorso,  fino a configurarsi come una rete nazionale di borghi impegnati nella salvaguardia del patrimonio materiale e immateriale, prodotti, ricette, saperi, eventi a tradizioni identitarie.


Origini e quadro culturale
L’idea delle Denominazioni Comunali (De.Co.) nasce per opera  di Luigi Veronelli, che ha proposto la De.Co. come strumento  per riconoscere e tutelare i prodotti della terra. Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo mentre nasce per distinguersi per non estinguersi, a causa di chi nel corso degli anni soprattutto dopo il 2004,  ha introdotto e interpretato lo strumento della De.Co in forma palesamente conflittuale,  più volte sanzionato dal MIPAF e dall’UE. e dal buon senso. Il percorso della Rete Nazionale, assume anche una funzione didattica, recuperare i percorsi con le diverse varianti DE.C.O DE.C.O’ ma soprattutto che ne nella delibera ne altrove, non citano mai chi le ha ideate, attraverso l’adozione di strumenti correttivi.

Evoluzione normativa e contesto istituzionale
Negli ultimi almeno quindici anni il contesto nazionale e regionale ha favorito la diffusione e la legittimazione di pratiche di tutela identitaria: il riconoscimento UNESCO della Dieta Mediterranea (2010) ha rafforzato l’attenzione verso le culture alimentari locali; normative regionali come per esempio, la legge “Born in Sicily” e la Legge 194/2015 sulla biodiversità agricola hanno creato cornici normative coerenti con la filosofia De.Co. al netto delle interpretazioni stravaganti. Questi elementi hanno contribuito alla nascita e al consolidamento di una Rete nazionale che mette in relazione Comuni, associazioni e operatori per promuovere le specificità locali. Nel corso degli anni il paradigma del Genius Loci è stato assunto come riferimento metodologico: il luogo è inteso come insieme di elementi ambientali, produttivi, storici e sociali che rendono ogni borgo unico.

Fondazione e obiettivi della Rete
La Rete Nazionale Borghi Genius Loci DeCo è stata costituita con l’obiettivo di valorizzare i Comuni che hanno adottato o intendono adottare la De.Co., promuovendo un modello culturale fondato su territorio, tradizioni, tipicità, tracciabilità e trasparenza, promuovendo un modello culturale basato su territorio – tradizioni – tipicità, (unicità) – tracciabilità – trasparenza; recuperando e promuovendo l’ identità e unicità locali. Essa si configura come progetto pluriennale di valorizzazione dei territori rurali e come percorso culturale che interpreta il Genius Loci come equilibrio tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.

Vision e mission
La vision della Rete è custodire e valorizzare l’identità territoriale come patrimonio culturale vivo, promuovendo modelli di sviluppo sostenibile basati su autenticità, biodiversità e partecipazione comunitaria, condivisione e inclusione. La mission si articola in quattro direttrici: (1) tutela dell’identità locale attraverso l’adozione delle De.Co.; (2) valorizzazione culturale e produttiva di saperi, produzioni e mestieri; (3) promozione di uno sviluppo sostenibile e inclusivo che integri tutela ambientale, filiere corte ed economia circolare; (4) costruzione di reti e partenariati intercomunali per rafforzare la capacità dei borghi di raccontarsi e promuoversi.

Metodologia operativa
Il percorso adotta un approccio integrato e multidisciplinare che combina analisi storico‑culturale, mappatura delle produzioni e dei saperi, coinvolgimento attivo delle comunità,  senza sfociare in campi appartenenti ad altre tipologie. Le attività operative rivolte ai Comuni comprendono assistenza tecnico‑amministrativa, e l’avvio di un processo culturale per il raggiungimento di obiettivi, misurabili, condivisi e diffusi.    La governance della Rete funziona come piattaforma di coordinamento per lo scambio di buone pratiche, la partecipazione a bandi e programmi di finanziamento, la progettazione integrata e il monitoraggio degli impatti.

Ambiti di intervento e principali iniziative
Le linee di attività della Rete si concentrano su cinque ambiti principali:

  • Valorizzazione delle produzioni identitarie: promozione di prodotti agroalimentari tradizionali, ricette storiche, dolci tipici, artigianato e mestieri locali, con azioni di certificazione simbolica e comunicazione territoriale.
  • Supporto amministrativo ai Comuni: consulenza per l’adozione delle De.Co., predisposizione di un percorso condiviso, formazione per amministratori e operatori.
  • Attività culturali e divulgative: pubblicazioni, convegni, seminari, percorsi formativi ed educativi rivolti a scuole, operatori turistici e comunità locali per diffondere conoscenza sulla biodiversità e sulle pratiche tradizionali.
  • Partecipazione a eventi e reti: presenza in manifestazioni nazionali e internazionali dedicate a cibo, ruralità e sostenibilità, e collaborazione con reti territoriali per amplificare la visibilità dei borghi.
  • Progetti di governance territoriale: promozione delle filiere corte e dei mercati locali, iniziative per la riduzione degli sprechi alimentari, interventi per la valorizzazione del paesaggio rurale e strategie per contrastare lo spopolamento.

Risultati attesi e impatti
L’implementazione sistematica del percorso mira a generare impatti misurabili in termini di coesione sociale, attrattività turistica, resilienza economica e tutela ambientale. Tra gli esiti attesi: rafforzamento dell’identità locale, incremento delle opportunità per le filiere corte, maggiore partecipazione civica, aumento della visibilità dei borghi sui mercati turistici e alimentari, e consolidamento di pratiche sostenibili nella gestione delle risorse.

Raccomandazioni operative
In questo percorso non sono ammessi DISCIPLINARI, REGOLAMENTI E COMMISSIONI, sia perché fanno parte di altri percorsi a tutela, sia perché il percorso culturale ha la sua vision e la sua mission, il suo  carattere.



 


Estratto del dossier    “la Genesi del percorso Borghi Genius Loci DeCo”  

Le informazioni contenute nel presente documento sono da considerarsi proprietà intellettuale della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo  è obbligatorio citare la fonte in riproduzioni 

Tutte le comunicazioni vanno inoltrate a terraglocal@gmail.com

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mercoledì 18 febbraio 2026

Totomè e Raviola, di Ravanusa nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

 

     Pubblico delle grandi occasioni all’Audizione pubblica con la consegna del riconoscimento alla comunità ravanusana come “Custode dell’Identità Territoriale”, la firma del Memorandum del Borgo GeniusLoci DeCo  e la consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni enogastronomiche partecipanti, protagoniste attive della salvaguardia della memoria alimentare e culturale del territorio La raviola e il totomè sono state inseriti nell'atlante nazionale del cibo nella sezione dedicata alla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo https://reteborghideco.blogspot.com/2025/11/i-borghi-deco-nellatlante-del-cibo.html 

 

 Per l'On Giusi Savarino, che nella precedente legislatura ha ricordato di essere stata tra i firmatari del  ddl sul registro telematico delle DeCo,   sono contenta di partecipare nella mia città all'Audizione pubblica   Ravanusa Borgo Genius Loci De.Co. all’interno delle manifestazioni del  Carnevale Storico, che si configura  come un momento alto di democrazia partecipata, nel quale istituzioni, associazioni, produttori, studiosi e cittadini hanno condiviso una visione comune: custodire e valorizzare l’identità territoriale come bene collettivo e leva di sviluppo.

          


Il riconoscimento del Totomè e della Raviola di Ravanusa risponde a un chiaro interesse pubblico, ha affermato il Sindaco Salvatore Pitrola, tutela un patrimonio a rischio di banalizzazione, rafforza la memoria collettiva, sostiene lo sviluppo locale sostenibile e contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole. Ravanusa si presenta così come un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, festa e gastronomia concorrono alla definizione del Genius Loci. Riconoscere il Totomè e la Raviola come De.Co. significa, in definitiva, custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri, e proiettarlo verso il futuro, come  all’interno del modello dei Borghi Genius Loci DeCo

L’Audizione Pubblica  composta da una presentazione,  discussione, osservazioni, proclamazione e cerimoniale, hanno preso parte  dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e dell’Assessore regionale al Territorio e Ambiente On Giusi Savarino, gli interventi, di Nino Sutera, coordinatore della Rete Nazionale Borghi Genius Loci De.Co.; Francesco Monterosso, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del GAL Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista e scrittrice,  le testimonianze straordinarie di Melina Savarino (“A Tiempu Bellu”) e di Girolamo La Marca, con un brano tratto dal romanzo di Pietro Carmina I totomè del Barone. Moderati da  giornalista Angelo Augusto.


 Inserita nel quadro della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., ha rappresentato una tappa decisiva nel percorso di riconoscimento della comunità ravanusana quale presidio attivo di cultura materiale e immateriale. Non un marchio commerciale, ma uno strumento culturale e giuridico di tutela identitaria, fondato sul principio che il valore di un territorio nasce dall’intreccio tra storia, paesaggio, produzioni tipiche e memoria condivisa.                               Le DeCo nate per opera di Luigi   Veronelli trasmettono ancora oggi un messaggio forte, se pur reinterpretato nei tempi in cui viviamo  per un'infinità di motivi.

Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica, ha affermato Nino Sutera, è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.

Per Rocco Carlisi Assessore alla cultura,  Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo. Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.

 Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.

Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.

Nel corso dei lavori è emersa con forza la consapevolezza che Ravanusa possiede un patrimonio stratificato che va ben oltre il singolo prodotto agroalimentare. Dal paesaggio agrario alle pratiche colturali, dalle tradizioni dolciarie alle ritualità popolari, fino all’area archeologica di Monte Saraceno, ogni elemento concorre a definire un “genius loci” riconoscibile, irripetibile, generativo, ha concluso il Sindaco

L’audizione ha avuto il merito di chiarire un punto fondamentale: la De.Co. (Denominazione Comunale) non è una competizione con i sistemi DOP o IGP, ma uno strumento complementare, capace di tutelare ciò che non rientra nei disciplinari europei ma costituisce l’anima profonda della comunità. Non solo un atto amministrativo, ma un percorso culturale, che diventa atto politico nel senso più nobile del termine: governo responsabile dell’identità, ha concluso Nino Sutera

Gli interventi hanno sottolineato come la sfida non sia solo quella della promozione, ma soprattutto della trasmissione intergenerazionale. Un borgo è Genius Loci quando sa riconoscere il proprio patrimonio e sceglie di consegnarlo integro, e possibilmente rafforzato, alle generazioni future. In questa prospettiva, la De.Co. si configura come patto comunitario: tra agricoltori e consumatori, tra memoria e innovazione, tra economia e cultura.

È stato ribadito il legame tra qualità territoriale e coesione sociale. Un prodotto identitario non è solo merce: è narrazione, lavoro, dignità. Significa difendere il reddito agricolo, sostenere le filiere corte, rafforzare l’economia locale. Significa, soprattutto, opporsi all’omologazione che appiattisce paesaggi e sapori.

L’audizione pubblica ha mostrato una comunità matura, capace di confrontarsi con rigore e visione. Non un’operazione nostalgica, ma un progetto strategico. Ravanusa ha scelto di collocarsi dentro una rete nazionale che valorizza i territori non come periferie, ma come centri di civiltà produttiva.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sulla dimensione educativa del progetto: scuole, associazioni culturali e realtà produttive saranno chiamate a collaborare per trasformare la De.Co. in laboratorio permanente di cittadinanza attiva. Perché l’identità non si dichiara una volta per tutte: si coltiva, si pratica, si difende.

L’esito dell’audizione non è stato solo tecnico-amministrativo, ma profondamente simbolico. È emersa una visione condivisa: Ravanusa non vuole essere soltanto luogo geografico, ma comunità narrante. Il percorso Genius Loci De.Co. diventa così strumento di pianificazione culturale, economica e sociale, capace di connettere turismo esperienziale, valorizzazione agroalimentare, tutela del paesaggio e promozione delle tradizioni.

In un tempo segnato dalla crisi delle economie locali e dall’erosione delle identità, l’audizione pubblica di Ravanusa assume un valore paradigmatico. Dimostra che i territori possono reagire non inseguendo modelli esterni, ma riscoprendo la propria matrice originaria.

Il Carnevale di Ravanusa è un evento profondamente radicato nella vita agricola del paese. La raviola e il totomè nascono come dolci poveri, preparati con ingredienti facilmente reperibili nelle case contadine: farina, acqua, latte, ricotta, miele. Durante il Carnevale — periodo di abbondanza simbolica prima della Quaresima — le famiglie ravanusane friggevano questi dolci per celebrare:la fine dell’inverno,la fertilità dei campi,la condivisione comunitaria, la sospensione delle regole, tipica del Carnevale.

La coppia raviola–totomè rappresenta perfettamente la struttura sociale della Ravanusa contadina:

La raviola era il dolce delle famiglie che avevano accesso alla ricotta fresca. Il totomè era il dolce universale, accessibile a tutti. Insieme, raccontano un Carnevale che univa ricchi e poveri, adulti e bambini, in un’unica festa comunitaria.

È diffusa in tutta la Sicilia, ma la versione di Ravanusa è considerata una delle più antiche e caratteristiche, grazie alla tradizione delle maestranze locali e alla materia prima rigorosamente autoctona e senza influenze della modernità. 

Il totomè è una frittella dolce, morbida, irregolare, ricoperta di miele caldo o zucchero a velo.

È un dolce ancora più povero della raviola, probabilmente più antico, perché non richiede latticini o ripieni. Nasce come dolce “di casa”, preparato con ciò che c’era: farina, acqua, latte, uova. Il miele — prodotto tipico delle campagne siciliane — aveva un valore propiziatorio: richiamava la dolcezza e la prosperità. 

Ravanusa ha scelto di dichiarare a sé stessa e al Paese che il proprio patrimonio non è residuo del passato, ma infrastruttura del futuro. Il percorso Borgo Genius Loci De.Co. non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una responsabilità condivisa: custodire l’identità per generare sviluppo, trasformare la memoria in progetto, fare del territorio una comunità consapevole e protagonista.

 























lunedì 9 febbraio 2026

Origini storiche della raviola in Sicilia

️La raviola è ascrivibile ai Prodotti Tradizionale Agroalimentare 

🟦 1. Forme antiche di pasta ripiena e dolci nel Mediterraneo

La tecnica di chiudere un ripieno in un involucro di pasta è antichissima e diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Già in era greco-romana si conoscevano piatti di pasta ripiena, spesso fritti o conditi con miele: l’idea di un involucro di pasta che custodisce un ripieno dolce ha quindi radici antiche nella tradizione mediterranea.
Questa eredità costituisce il substrato culturale da cui, molti secoli dopo, si svilupperanno le versioni locali siciliane. (Rete News)


🟪 2. La diffusione nella Sicilia moderna: dal 1700 in poi

📌 Cassatelle e Cassatedde (Sicilia occidentale)

Le cassatedde o cassatelle, che sono ravioli dolci fritti ripieni di ricotta, sono documentate già nel Settecento nella cittadina di Calatafimi Segesta (provincia di Trapani). (Wikipedia)

👉 Secondo le fonti storiche:

  • le cassatelle probabilmente nascono nel 1700 nell’area di Calatafimi e si diffondono nel Trapanese e poi nel resto della Sicilia occidentale; (Wikipedia)
  • sono associate alle feste popolari di Carnevale e Pasqua, un legame culturale consolidatosi nei secoli; (Wikipedia)
  • il ripieno tradizionale è costituito da ricotta di pecora zuccherata, cannella e gocce di cioccolato, mentre la sfoglia è preparata con farina e vino o Marsala; (Wikipedia)

Queste preparazioni mostrano come il concetto di raviolo dolce sia funzionale alla cultura delle feste e alle stagioni dell’anno.


🟩 3. Lo sviluppo locale della raviola di ricotta

 

📍 Raviola di ricotta di Caltanissetta

La raviola di ricotta nissena è uno dei dolci tipici di Caltanissetta e della sua provincia, con caratteristiche proprie rispetto ad altre versioni siciliane. (Wikipedia)

Secondo le descrizioni storiche e gastronomiche:

  • questa preparazione appartiene alla tradizione pasticcera locale, affermata almeno dall’Ottocento e consolidata nel Novecento; (Wikipedia)
  • la forma, gli strati della pasta e l’uso del miele fuso per completare il dolce sono tratti distintivi rispetto ad altre varianti; (Wikipedia)
  • nonostante non vi sia una data precisa di invenzione, la sua presenza costante nei repertori di dolci regionali indica una longevità significativa nella cultura culinaria locale. (Wikipedia)

Altre varianti della raviola si sono formate nelle zone agrigentine e iblee (es. Ravanusa) dove esistono sagre popolari dedicate al dolce, spesso associato al periodo di Carnevale più recentemente


🟨 4. Influenze culturali e simboliche

🟦 a) L’eredità della ricotta dolce

La presenza della ricotta come ripieno principe non è casuale:

  • l’uso di ricotta zuccherata e aromatizzata è diffuso nella pasticceria siciliana (cannoli, cassata), collegandosi a tradizioni arabe e mediterranee; questo insieme di sapori e tecniche si riverbera anche nelle raviole dolci. (Magazine - Sicilias)

🟧 b) Dolci della festa e pratiche comunitarie

Le raviole dolci sono tradizionalmente legate a momenti comunitari:

  • preparate in casa dalle famiglie per occasioni festive
  • consumate durante Carnevale, Pasqua o altre ricorrenze popolari
    Diventano quindi segni culturali più che semplici prodotti gastronomici.

 

 

Ricostruzione storica, fonti e quadro interpretativo

2. Premessa metodologica

La raviola dolce siciliana non nasce come invenzione puntuale, ma come esito di una lunga stratificazione culturale.
La ricerca storica impone quindi:

·         confronto tra fonti scritte,

·         tradizioni orali,

·         continuità di pratiche alimentari,

·         geografia culturale del territorio.

In questo quadro, la raviola va interpretata non come ricetta, ma come forma alimentare storica.


3. Il paradigma mediterraneo: pasta ripiena dolce prima della “raviola”

Fonti antiche

·         Ateneo di Naucrati (Deipnosophistae, III sec. d.C.)

·         Apicio (De re coquinaria, I sec. d.C.)

 

📌 Elemento chiave:

il ripieno dolce precede storicamente il raviolo moderno.

📚 Fonte critica

·         Massimo Montanari, La fame e l’abbondanza, Laterza

·         Jean-Louis Flandrin, Storia dell’alimentazione, Laterza


4. La svolta araba in Sicilia (IX–XI secolo)

Innovazioni decisive

Con la dominazione araba la Sicilia acquisisce:

·         zucchero (da canna)

·         cannella e spezie dolci

·         uso sistematico della ricotta zuccherata

·         dolci “chiusi” e profumati

📌 Qui nasce la logica del dolce ripieno che caratterizza:

·         cassata

·         cannolo

·         raviola / cassatella

📚 Fonti

·         Clifford A. Wright, A Mediterranean Feast

·         Franco Fava, Cucina siciliana di popolo

·         Giuseppe Coria, Profumi di Sicilia


5. La ricotta: elemento pastorale e stagionale

Centralità storica

La ricotta di pecora:

·         è prodotto non conservabile

·         legato alla transumanza

·         disponibile in periodi specifici dell’anno

👉 Racchiuderla in pasta e friggerla significa:

·         prolungarne la vita

·         elevarla simbolicamente

·         trasformarla in cibo rituale

📌 La raviola nasce nel mondo agro-pastorale, non urbano.

📚 Fonti

·         Antonino Uccello, La civiltà contadina in Sicilia

·         Pitrè, Usi e costumi del popolo siciliano


6. Prime attestazioni storiche dirette (XVIII secolo)

Sicilia occidentale: cassatelle

La prima attestazione documentata di ravioli dolci ripieni di ricotta è legata alle:

·         cassatelle di Calatafimi Segesta (XVIII sec.)

📌 Qui il termine “cassatella” indica:

·         una cassata povera

·         racchiusa in pasta

·         fritta

·         destinata al popolo

📚 Fonti

·         Giuseppe Coria, Dolci di Sicilia

·         Tradizione documentata nel Trapanese (archivi locali e letteratura gastronomica)


7. Sicilia centrale e orientale: nascita della “raviola”

Nel XIX secolo il modello si frammenta territorialmente:

·         cambia il nome

·         cambia la pasta

·         cambia la funzione sociale

Aree chiave

·         Caltanissetta

·         Agrigentino

·         Area etnea

Qui il termine raviola:

·         si emancipa dalla cassata

·         diventa dolce autonomo

·         entra nella quotidianità (colazione, merenda)

📌 È il passaggio da dolce rituale a dolce identitario.

📚 Fonti

·         Paolo Petroni, Il libro della vera cucina fiorentina (per confronto)

·         Coria, Profumi di Sicilia

·         Tradizione orale documentata in sagre e feste popolari


 

9. Conclusione scientifica

👉 La raviola siciliana nasce come forma culturale, non come ricetta.

È:

·         figlia del Mediterraneo

·         espressione del mondo pastorale

·         dolce di comunità

·         archetipo del custodire (pasta che protegge un bene prezioso)

 

10. Bibliografia essenziale (citabile)

·         Giuseppe Coria, Dolci di Sicilia

·         Giuseppe Coria, Profumi di Sicilia

·         Antonino Uccello, La civiltà contadina in Sicilia

·         Pino Correnti, La Sicilia in cucina

·         Clifford A. Wright, A Mediterranean Feast

·         Massimo Montanari, Il cibo come cultura

·         Pitrè, Usi e costumi del popolo siciliano