lunedì 15 giugno 2026

La cicerchia di Aidone: il legume che racconta la memoria dei luoghi




C’è un filo sottile, ma tenace, che lega la storia dei legumi siciliani al respiro antico della terra di Morgantina. Su quelle colline, tra le pietre che raccontano di una Sicilia greca e contadina, la cicerchia di Aidone torna oggi a essere simbolo di rinascita culturale e agricola. Un seme umile, ma portatore di una memoria che affonda nei secoli, custode silenzioso dell’identità rurale della Sicilia interna.

Proprio ad Aidone, lo scorso anno  si è svolta un’audizione pubblica dedicata alla valorizzazione della cicerchia, alla presenza di amministratori, studiosi, produttori, rappresentanti del mondo agricolo e del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co.. Un incontro che ha rappresentato non soltanto un momento di approfondimento tecnico e scientifico, ma soprattutto un atto di riconoscimento collettivo: la volontà di restituire dignità e futuro a una coltura che appartiene al DNA agricolo e culturale del territorio.

Quest'anno si celebrerà la presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo e la consegna dei riconoscimenti a quanti si sono adoperati per preservare l'identità territoriale




La cicerchia di Aidone è una popolazione locale di leguminosa minore tuttora coltivata nella provincia di Enna, in particolare nei comuni di Aidone e Nicosia. La riscoperta di questa coltura risponde al bisogno crescente, da parte dei consumatori e delle comunità, di ritornare ai sapori autentici e alle produzioni tradizionali che il mercato globale aveva relegato ai margini, a causa della modernizzazione agricola e della perdita di biodiversità.


Un legume antico come la memoria di Morgantina

La presenza della cicerchia in Sicilia è documentata da secoli. Le testimonianze risalgono al IV secolo nella città siculo-ellenica di Morgantina, e una delibera municipale del 1853 ne attestava il valore economico attraverso la “meta dei circionoli” — con ogni probabilità un riferimento diretto alla cicerchia. Conosciuta in dialetto come Ciciruòcculu, Rumanedda o Ianga ’e vecchia (“molare di anziana”, per la forma dei semi), la cicerchia ha accompagnato la vita quotidiana delle famiglie siciliane per generazioni, entrando a pieno titolo nella cultura gastronomica popolare.

Le principali aree di coltivazione si trovano nell’altopiano ibleo, nel territorio di Licodia Eubea (CT), e nell’area interna dell’Ennese, con epicentro nei comuni di Aidone e Nicosia. In queste terre di colline e grano, la cicerchia ha trovato il suo habitat ideale, diventando parte di un paesaggio agricolo di memoria, dove la coltivazione non è solo attività economica, ma gesto identitario.



Un patrimonio genetico e nutrizionale da custodire

Le attività di caratterizzazione genetica e agronomica condotte dal CREA-CI di Acireale hanno confermato le straordinarie qualità di questa leguminosa: un elevato contenuto proteico (27-28%), un ottimo apporto di fibre solubili e insolubili (5-7%), ricchezza di minerali, vitamine e polifenoli, con un bassissimo contenuto di grassi e zuccheri. Queste caratteristiche rendono la cicerchia un alimento funzionale di grande valore nutrizionale, capace di soddisfare le esigenze del consumatore moderno attento alla salute e alla sostenibilità.

Il CREA ha inoltre sviluppato innovativi prodotti derivati, come il pane fortificato con farina di cicerchia (10%), ad alto contenuto di fibre, accanto a un repertorio gastronomico che spazia dalle crespelle alle frittelle, dalle crostate ai biscotti, fino ai budini e alle torte salate: una varietà di preparazioni che testimonia la versatilità di un ingrediente capace di coniugare tradizione e creatività contemporanea.

Un valore economico, ambientale e culturale

La rinascita della cicerchia di Aidone non è solo un fatto agricolo, ma una questione di identità e di visione territoriale. Dal punto di vista economico, il prodotto rappresenta una nicchia di qualità in grado di generare valore per i produttori locali. Dal punto di vista ambientale, la coltura della cicerchia è “miglioratrice”: arricchisce il terreno di azoto, favorisce la rotazione e la fertilità, contribuendo alla sostenibilità degli ecosistemi agricoli.

Ma il significato più profondo di questa rinascita va oltre i dati e gli indici produttivi. La cicerchia è oggi un simbolo di resilienza culturale, una delle “colture identitarie” che i Borghi GeniusLoci De.Co. intendono tutelare e promuovere come elementi costitutivi del patrimonio territoriale. Aidone, con il suo legume e con la partecipazione attiva della comunità, si inserisce pienamente nel percorso nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., che riconosce nei prodotti, nelle pratiche e nei saperi locali le fondamenta di una nuova economia della memoria.

Un futuro radicato nella terra

L’audizione pubblica di Aidone ha dunque rappresentato un momento di svolta: non un semplice incontro tecnico, ma un laboratorio di comunità dove il sapere scientifico, l’esperienza contadina e la visione culturale dei Borghi De.Co. si sono incontrati per costruire un progetto condiviso di valorizzazione.

La cicerchia di Aidone diventa così emblema di un nuovo modo di intendere lo sviluppo locale, in cui agricoltura, cultura e identità si intrecciano. È il seme di un futuro che germoglia dalla tradizione, un esempio virtuoso di come il cibo possa tornare a essere strumento di coesione, consapevolezza e racconto del territorio.

Come ha sottolineato più volte il Dott. Nino Sutera, ideologo dei Borghi GeniusLoci De.Co., “la vera ricchezza di un luogo non sta solo nei suoi prodotti, ma nella storia che essi sanno raccontare”.
E la cicerchia di Aidone — legume antico e moderno, umile e prezioso — quella storia la racconta ancora oggi, con la voce autentica della terra.






giovedì 11 giugno 2026

Villarosa, tutto pronto per l'Audizione Pubblica

 Venerdì 26 giugno l'evento di presentazione con l'Audizione pubblica con la partecipazione della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Il Comune di Villarosa guidato dal Sindaco Costanza Francesco Antonio, su proposta dell'Assessore   Michelangelo Taravella ,  ha adottato il percorso per la valorizzazione dell'identità territoriale, attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo.

 


  

L’Audizione Pubblica di Villarosa segna un momento di straordinaria rilevanza nel percorso di valorizzazione dei territori italiani che si riconoscono nei principi del GeniusLoci De.Co., un modello culturale e operativo che mette al centro l’identità, la memoria e il patrimonio immateriale delle comunità locali. In questo contesto, il borgo siciliano si propone come laboratorio vivo di una nuova visione dello sviluppo territoriale, capace di coniugare tradizione e innovazione, partecipazione civica e progettualità istituzionale.

L’iniziativa rappresenta non solo un evento pubblico, ma un vero e proprio processo di ascolto e condivisione, in cui cittadini, amministratori, studiosi e operatori culturali sono chiamati a contribuire alla costruzione di un modello di governance identitaria. L’Audizione Pubblica si configura infatti come uno spazio democratico e inclusivo, in cui il sapere diffuso delle comunità si intreccia con le competenze tecniche e le strategie di sviluppo, generando un patrimonio comune di idee, visioni e proposte.

L’esperienza di Villarosa assume quindi un valore emblematico, ponendosi come modello replicabile per altri borghi che intendono intraprendere un percorso analogo. L’Audizione Pubblica diventa così il primo passo di un cammino più ampio, che mira alla costruzione di una rete nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., capace di mettere in relazione esperienze diverse ma unite da una visione comune.

In un’epoca segnata da profonde trasformazioni economiche e sociali, iniziative come questa rappresentano un segnale forte di resilienza e di rinnovamento. Esse dimostrano come sia possibile ripensare lo sviluppo partendo dai territori, valorizzando le risorse locali e coinvolgendo attivamente le comunità. La sfida è quella di trasformare il patrimonio identitario in leva di crescita, senza snaturarne l’autenticità.

  Un progetto ambizioso, ma necessario, per restituire centralità ai borghi italiani e costruire un nuovo paradigma di sviluppo fondato sull’identità, sulla partecipazione e sulla sostenibilità.

Molto dettagliata ed esaustiva la relazione a corredo della proposta deliberativa, come si addice alle realtà rurali molto vivaci, che puntano su una propria identità storica e culturale,  che ha già ottenuto l'iscrizione nell'Atlante del cibo locale, a cura della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Il Pane di San Giuseppe rappresenta uno dei simboli più profondi e identitari della comunità di Villarosa.

Non si tratta soltanto di una tradizione legata a una ricorrenza religiosa, ma di un patrimonio culturale vivo, che affonda le sue radici nella storia del paese e continua a rinnovarsi quotidianamente, rendendo Villarosa un caso unico nel panorama delle tradizioni siciliane

La devozione a San Giuseppe

In questo contesto si sviluppa la profonda devozione a San Giuseppe, santo protettore delle famiglie, dei lavoratori e dei poveri.

La sua festa, celebrata il 19 marzo, è da secoli una delle ricorrenze religiose più sentite nelle comunità contadine siciliane.

A Villarosa, già tra la fine del XVIII secolo e tutto il XIX secolo, San Giuseppe viene invocato come custode della casa e del pane quotidiano. La preparazione del pane votivo nasce come gesto di ringraziamento o di richiesta di protezione, soprattutto in periodi difficili segnati da carestie, siccità e precarietà economica.

Il pane di San Giuseppe come rito quotidiano

Ciò che rende Villarosa unica rispetto ad altri centri siciliani è il fatto che il pane di San Giuseppe non viene preparato solo il 19 marzo, ma ogni giorno.

Questa consuetudine quotidiana testimonia come la devozione a San Giuseppe non sia legata esclusivamente alla festa, ma faccia parte della vita ordinaria della comunità. Il pane dedicato al Santo diventa così pane del quotidiano, simbolo di protezione costante, di fede vissuta giorno per giorno e di continuità con la tradizione contadina. Preparare ogni giorno il pane di San Giuseppe significa trasformare un gesto religioso in un’abitudine identitaria, tramandata di generazione in generazione. È un segno tangibile di come la fede, a Villarosa, sia intrecciata al lavoro, alla famiglia e alla condivisione.

Il valore simbolico e comunitario

Il pane di San Giuseppe, spesso modellato in forme simboliche, benedetto e condiviso, rappresenta:

û          la gratitudine per il lavoro e per il cibo;

û          la solidarietà verso la comunità;

û          la memoria storica della Villarosa contadina;

û          la protezione del Santo sulla vita quotidiana.

Il gesto della condivisione del pane rafforza i legami sociali e rinnova ogni giorno il senso di appartenenza alla comunità villarosana.

Tradizione viva e identità

Celebrare oggi il pane di San Giuseppe a Villarosa significa riconoscere un patrimonio che va oltre la semplice ricorrenza religiosa. Significa onorare una tradizione che nasce nel periodo 1761–seconda metà dell’Ottocento, si consolida nella vita agricola pre-industriale e arriva fino ai nostri giorni come pratica quotidiana. Il pane di San Giuseppe è memoria, fede, lavoro e identità.

È il simbolo di una comunità che non ha dimenticato le proprie radici e che continua a esprimere, attraverso il pane, i valori fondamentali della solidarietà, della devozione e della continuità storica.





Relazione celebrativa sul Pane di San Giuseppe di Villarosa, che ha già ottenuto l'iscrizione nell'Atlante del cibo locale  atlante del cibo  

 

Il Pane di San Giuseppe rappresenta uno dei simboli più profondi e identitari della comunità di Villarosa.

Non si tratta soltanto di una tradizione legata a una ricorrenza religiosa, ma di un patrimonio culturale vivo, che affonda le sue radici nella storia del paese e continua a rinnovarsi quotidianamente, rendendo Villarosa un caso unico nel panorama delle tradizioni siciliane.






Pantelleria, rassegna stampa






https://ilsicilia.it/pantelleria-riconosciuta-custode-dellidentita-territoriale/

https://www.i-pressnews.it/pantelleria-riconosciuta-custode-dellidentita-territoriale-al-via-il-percorso-borgo-genius-loci-de-co/

https://thegramjournal.com/cucci-ambasciatore-genius-loci-a-pantelleria/













https://www.tp24.it/2026/05/18/cultura/pantelleria-difende-la-sua-anima-nasce-il-borgo-del-genius-loci/234125

 




https://www.siciliaogginotizie.it/2026/05/16/pantelleria-celebra-il-suo-genius-loci-al-via-la-prima-edizione-dellevento-dedicato-allelaio-enogastronomia-identitaria/  


  









martedì 9 giugno 2026

Banca del GeniusLoci DeCo

 


 è un'iniziativa della Rete Nazionale dei Borghi  DeCo (2020)

“Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”. 

L’obiettivo  del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato .

Il Presidente della Banca è   proprio il Sindaco,   Custode dell’identità Territoriale  garante di un patrimonio che non è solo materiale., la  Pro Loco  invece è il motore operativo, il luogo dove la comunità si attiva. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva,  con il coinvolgimento di chef, giornalisti, scrittori, custodi e ambasciatori, leader&leader, associazioni del territorio, e attori economici del territorio amministrato, potenziali azionisti della banca.

Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo e caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione oltre all’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia.Il “Genius Loci” è definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima e cultura produttiva.

La Banca del GeniusLoci nasce da un bisogno profondo: quello di non perdere ciò che ci rende unici. In un tempo in cui tutto sembra scorrere troppo in fretta, in cui i luoghi rischiano di assomigliarsi e le storie di confondersi, la comunità sceglie di fermarsi e di ascoltare. Ascoltare le voci che vengono da lontano, i racconti che hanno attraversato generazioni, i gesti che hanno costruito il carattere di un territorio. È da questo ascolto che prende forma la Banca del GeniusLoci, un luogo che non conserva soltanto ricordi, ma custodisce l’anima stessa di un borgo.

All’interno della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.,(format registrato a tutela della proprietà intellettuale) questa Banca diventa un cuore pulsante, un nodo di una trama più grande che unisce comunità diverse, ognuna con il proprio respiro, la propria luce, la propria storia. Ogni borgo porta con sé un frammento di identità, e insieme questi frammenti compongono un mosaico straordinario: l’Italia dei luoghi veri, delle tradizioni vive, delle memorie che non vogliono essere dimenticate. La Banca del GeniusLoci è il modo in cui il borgo— come tanti altri borghi — sceglie di raccontarsi, di riconoscersi, di ritrovarsi. 

La sua forza non sta solo nella raccolta delle memorie, ma nella capacità di trasformarle. Una fotografia ingiallita diventa un racconto; una voce registrata diventa un podcast; un ricordo diventa un percorso narrativo che attraversa vigne, strade, piazze, case. La memoria non è più un oggetto fragile da proteggere, ma una materia viva da condividere. È un ponte tra chi c’era e chi verrà, tra chi ha vissuto un’epoca e chi la scoprirà attraverso le parole degli altri.

In questo processo, la Banca del GeniusLoci diventa un luogo di incontro. Un luogo dove le generazioni si parlano, dove i giovani scoprono il valore delle storie dei loro nonni, dove gli anziani ritrovano dignità e ascolto, dove le famiglie riconoscono radici comuni. È un luogo che appartiene a tutti, perché tutti hanno qualcosa da donare: una foto, un ricordo, un aneddoto, un oggetto che ha attraversato il tempo. Ogni contributo è un atto d’amore verso il proprio territorio. 


La Banca del GeniusLoci è anche un atto di resistenza culturale. Resistenza contro l’omologazione, contro la perdita di identità, contro l’idea che i piccoli borghi siano destinati a scomparire. È un modo per dire che il borgo — come tanti altri luoghi — ha una storia che merita di essere raccontata, una voce che merita di essere ascoltata, un futuro che merita di essere costruito. È un invito a guardare il territorio con occhi nuovi, a scoprire la bellezza nascosta nei dettagli, nei gesti, nei silenzi.

All’interno della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., la Banca diventa un esempio, un modello, un contributo prezioso a un progetto più grande: quello di costruire un’Italia che non dimentica, che valorizza le proprie differenze, che fa della memoria un motore di sviluppo. Ogni borgo porta la sua storia, e insieme queste storie diventano un patrimonio comune, un’eredità da proteggere e da condividere.

La Banca del GeniusLoci non è un progetto amministrativo: è un atto di comunità. È un modo per dire che il passato non è un peso, ma una radice; che il presente non è un passaggio, ma un’occasione; che il futuro non è un’incognita, ma una promessa. È un invito a partecipare, a contribuire, a sentirsi parte di un racconto che appartiene a tutti.

lunedì 8 giugno 2026

“Consorzi di tutela sempre più essenziali "


il nuovo DM Consorzi rafforza il ruolo strategico della rappresentanza organizzata delle Indicazioni Geografiche. Cambia totalmente l’approccio generale, a danno degli  esperti della domenica, insomma un cambio epocale    Due su tutte: turismo enogastronomico e sostenibilità. I consorzi, da un lato,   potranno fare promotori di iniziative turistiche valorizzando il prodotto, la sua storia, il legame con l’ambiente e il valore aggiunto espresso dalle comunità locali. Dall’altro, potranno rivestire il ruolo di capofila e promuovere gli investimenti delle imprese in sostenibilità.



Il decreto Masaf dà attuazione al Regolamento UE 2024/1143 e riconosce ai Consorzi di tutela nuove funzioni su gestione, promozione, sostenibilità, turismo, vigilanza, marchi e regolazione dell’offerta

  il nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, adottato dal Masaf in attuazione del Regolamento (UE) 2024/1143. Il provvedimento rappresenta un passaggio fondamentale per il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche e costituisce uno dei principali pilastri nazionali di applicazione della nuova normativa europea.

I Consorzi di tutela italiani, hanno seguito in questi mesi il percorso di definizione del decreto con l’obiettivo di contribuire a una disciplina capace di rafforzare il ruolo dei Consorzi, aggiornare gli strumenti di governance e rendere più efficace la gestione delle DOP e IGP nel nuovo quadro europeo.

Il decreto assicura una capacità di rilancio strategico del sistema nazionale delle Indicazioni Geografiche, riconoscendo ai Consorzi di tutela una funzione sempre più ampia: non solo promozione e vigilanza, ma anche gestione complessiva della denominazione, tutela della reputazione, valorizzazione territoriale, sostenibilità, turismo e regolazione dell’offerta.

Tra gli elementi più importanti del lavoro svolto dal Masaf vi è l’adeguamento dei criteri di riconoscimento dei Consorzi, interpretati in chiave moderna e flessibile per rispondere alle diverse realtà produttive, territoriali e organizzative delle filiere DOP e IGP italiane. Si tratta di un punto essenziale per consentire anche alle denominazioni più piccole o articolate di dotarsi di strumenti di rappresentanza efficaci e coerenti con le esigenze del mercato.

Di particolare rilievo è anche l’apertura alla possibilità di costituire un unico Consorzio per più Indicazioni Geografiche, anche appartenenti a filiere produttive differenti. Questa previsione favorisce l’aggregazione dei produttori e degli operatori, permette di superare frammentazioni storiche e consente di costruire modelli consortili più forti, efficienti e stabili, salvaguardando al tempo stesso l’autonomia decisionale di ciascuna denominazione.

Il decreto aggiorna inoltre le norme statutarie di riferimento, chiarendo i criteri di rappresentanza delle diverse categorie produttive negli organi sociali e rafforzando i principi di trasparenza, equilibrio e partecipazione all’interno dei Consorzi. Una cornice indispensabile per assicurare una governance moderna, capace di rappresentare correttamente la complessità delle filiere e di sostenere decisioni strategiche condivise.

Il punto più qualificante del provvedimento è tuttavia il recepimento pieno delle nuove funzioni assegnate dal Regolamento UE 2024/1143 ai gruppi di produttori riconosciuti. I Consorzi di tutela vengono infatti confermati come soggetti centrali per la promozione, la valorizzazione, la vigilanza, la tutela giuridica e la gestione della denominazione, con competenze rafforzate anche in materia di proprietà intellettuale, contrasto agli usi illeciti, monitoraggio dei mercati e tutela online.

Il decreto attribuisce inoltre ai Consorzi un ruolo decisivo nella gestione dell’uso delle denominazioni nei prodotti composti, elaborati o trasformati, attraverso il rilascio delle autorizzazioni e la tenuta degli elenchi dei soggetti utilizzatori. È un passaggio rilevante per garantire un impiego corretto dei nomi protetti, evitare usi impropri e assicurare trasparenza al consumatore.

Accanto alla tutela e alla promozione, il provvedimento introduce in modo organico le nuove competenze in materia di sostenibilità e turismo delle Indicazioni Geografiche. I Consorzi potranno promuovere iniziative ambientali, sociali ed economiche coerenti con il disciplinare e con il territorio, nonché adottare linee di indirizzo per lo sviluppo del turismo gastronomico legato alla DOP o IGP, valorizzando il prodotto, la sua storia, il legame con l’ambiente e il valore aggiunto espresso dalle comunità locali.

Non meno importante è il riconoscimento del ruolo dei Consorzi nella regolazione dell’offerta. Il decreto disciplina infatti la possibilità di proporre misure temporanee per migliorare la programmazione produttiva, l’equilibrio di mercato, la valorizzazione del prodotto e la trasparenza del sistema di offerta, nel rispetto dei principi europei di proporzionalità, non discriminazione e libera concorrenza. Si tratta di uno strumento strategico per tutelare l’intera filiera, compresa la componente agricola, e per perseguire uno degli obiettivi fondamentali delle Indicazioni Geografiche: assicurare una più equa valorizzazione della produzione primaria e del legame tra prodotto, territorio e comunità produttiva.

  il decreto rappresenta quindi un risultato significativo per tutto il sistema nazionale delle DOP e IGP. Il nuovo quadro normativo consente ai Consorzi di tutela di affrontare con strumenti più adeguati le sfide dei mercati, della transizione sostenibile, della promozione internazionale, della tutela digitale e dello sviluppo territoriale.

Con questo decreto   si compie un passaggio decisivo nell’attuazione nazionale del Regolamento UE 2024/1143. Il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche ha bisogno di Consorzi forti, riconosciuti, rappresentativi e dotati di funzioni moderne per garantire la qualità agroalimentare. 

 

domenica 7 giugno 2026

la moneta dell'identità, nella Banca del GeniusLoci DeCo

                         Francesca di Giovanni 

Intervista a Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

Nino Sutera è tra i principali promotori in Italia della valorizzazione delle identità territoriali. Ideologo del modello dei Borghi Genius Loci De.Co., ha sviluppato un approccio culturale e operativo che mette al centro il patrimonio immateriale dei territori: tradizioni, saperi, memoria e relazioni. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra sviluppo locale, antropologia culturale ed economia civile, con l’obiettivo di restituire ai borghi un ruolo attivo e consapevole nel contesto contemporaneo.




Dott. Sutera, la “Banca del Genius Loci De.Co.” è un concetto affascinante e inusuale. Da dove nasce questa idea?

Nasce da una constatazione semplice: abbiamo territori ricchissimi di valore, ma poveri di strumenti per riconoscerlo e custodirlo. La Banca del Genius Loci non è un’istituzione finanziaria, ma un dispositivo culturale. Serve a rendere visibile ciò che spesso è invisibile: il patrimonio identitario. In un mondo che misura tutto in termini economici, noi abbiamo voluto creare un luogo simbolico dove il valore è dato dalla memoria, dalla storia e dalla felicità delle comunità.Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli ideologo delle De.Co. ha definito il “genius loci”: “l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”


Nel vostro statuto si parla di “moneta dell’identità”. Cosa significa concretamente?

Significa cambiare paradigma. La moneta tradizionale misura lo scambio economico; la nostra “moneta” misura la qualità delle relazioni, la capacità di una comunità di riconoscersi e di trasmettere il proprio patrimonio. Un seme antico recuperato, una ricetta tramandata, una storia raccontata: questi sono atti che generano valore reale, anche se non immediatamente monetizzabile.


Lei distingue tra “tipico” e “identitario”. Perché questa distinzione è così centrale?

Perché il “tipico” oggi rischia di diventare un prodotto replicabile, spesso svuotato di significato. L’“identitario”, invece, è irripetibile. Appartiene a un luogo preciso, a una comunità, a una storia. Se togliamo il racconto, il prodotto resta buono, ma perde anima. La De.Co. serve proprio a questo: a certificare non solo un prodotto, ma il suo legame profondo con il territorio.


La governance della Banca attribuisce un ruolo molto particolare al Sindaco e alla Pro Loco. Perché questa scelta?

Perché volevamo superare una visione puramente amministrativa. Il Sindaco diventa Custode dell’identità, garante di un patrimonio che non è solo materiale. La Pro Loco, e/o le Associazioni locali, invece, è il motore operativo, il luogo dove la comunità si attiva. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva.


Un altro elemento innovativo è il concetto di “deposito” del valore. Cosa si deposita nella Banca?

Si depositano saperi, storie, semi, pratiche. Tutto ciò che rischia di andare perduto. La Banca verifica questi “depositi” e li iscrive in un Libro Mastro simbolico. È un modo per dire: questo patrimonio esiste, ha valore, e va protetto. Non accettiamo prodotti già tutelati da marchi europei, perché il nostro focus è sull’unicità non ancora riconosciuta.


Parliamo dello “spread identitario”: un termine mutuato dalla finanza ma reinterpretato.

Esatto. Lo spread, nella nostra visione, misura la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Più una comunità è consapevole e attiva, più lo spread cresce in senso positivo. È un indicatore di resilienza culturale, di capacità di resistere all’omologazione.


Il Protocollo di Identità Naturale (P.I.N.) introduce elementi simbolici come lo sguardo, la stretta di mano e l’abbraccio. È una provocazione?

È una proposta. In un’epoca dominata da codici digitali e relazioni virtuali, abbiamo voluto riportare al centro la fiducia umana. Guardarsi negli occhi, stringersi la mano, abbracciarsi: sono atti semplici, ma profondi. Rappresentano un contratto etico che nessuna firma può sostituire.


Il capitale umano sembra essere il vero fulcro del sistema.

Assolutamente. I Custodi, gli Ambasciatori, i Leader e le Sentinelle del Futuro sono le vere “cassaforti” della Banca. Senza le persone, non esiste identità. Il nostro obiettivo è creare un ecosistema in cui ogni generazione abbia un ruolo: chi conserva, chi racconta, chi innova.


Che ruolo hanno i giovani in questo modello?

Un ruolo decisivo. Li chiamiamo “Sentinelle del Futuro” perché sono loro a garantire la continuità. Devono imparare dai Custodi, ma anche tradurre questi saperi nei linguaggi contemporanei. Se non riusciamo a coinvolgerli, il sistema si interrompe.


Infine, qual è la sfida più grande per la Banca del Genius Loci De.Co.?

La coerenza. È facile trasformare l’identità in folklore o marketing. La nostra sfida è restare fedeli al principio che ci guida: il Genius Loci non si vende, si abita. Solo così possiamo costruire un modello di sviluppo autentico, sostenibile e duraturo.


L’esperienza della Banca del Genius Loci De.Co. rappresenta una delle più originali sperimentazioni italiane nel campo dello sviluppo territoriale. Un modello che invita a ripensare il valore, restituendo centralità alle comunità e alla loro capacità di generare futuro a partire dalle proprie radici.








venerdì 5 giugno 2026

Pantelleria, dopo l’Audizione Pubblica si lavora alla presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo

 Francesca di Giovanni

 La Banca del GeniusLoci DeCo  a Pantelleria è anche un progetto pilota a carattere nazionale, inclusivo  con il Comune, la ProLoco, UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi   DeCo    e quanti vorranno  condividerne  il percorso



 “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”

L'evento  ha segnato  l'avvio formale   di Pantelleria   Borgo Genius Loci De.Co.

 In un mondo dominato dall’omologazione, nasce un nuovo modello di sviluppo territoriale: una "Banca" dove il tasso di interesse si misura in felicità pubblica e il patrimonio è costituito dai saperi, dai semi e dalle narrazioni di comunità.



La   Banca  non custodisce né oro né valuta corrente, perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico salvato dall’oblio, o quella leggenda che gli anziani raccontano ancora in piazza. Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto.

L'iniziativa   si pone l’obiettivo di trasformare il "Genius Loci" – l’intimo legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva – in un motore di sviluppo etico, circolare e sostenibile.

Una Moneta Chiamata Identità

La Banca, afferma  Nino Sutera, nasce da una riflessione profonda sulla differenza tra "prodotto tipico" e "prodotto identitario". Mentre il tipico risponde spesso a logiche di mercato diffuse e omologate, il prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) rappresenta ciò che appartiene esclusivamente a un luogo: un piatto,una ricetta, una storia irripetibile, un microclima unico, un sapere manuale, ect che rischia l’oblio.

 Il valore del prodotto identitario sta nella leggenda narrante della tradizione; diversamente si tratta solo di un mero prodotto commerciale, ottimo ma senza anima"

La Banca interviene proprio qui: censendo e tutelando quel patrimonio materiale e immateriale che costituisce il vero "caveau" di una comunità.

La struttura della Banca riflette la visione del borgo come organismo vivo. La governance non segue gerarchie aziendali, ma ruoli di custodia e servizio

La struttura della Banca è curiosa: il Sindaco è il "Presidente" e la ProLoco la "Direzione Generale".  


 Il Sindaco non deve agire come un mero amministratore, ma come il Custode dell'Identità Territoriale. È il garante politico della sovranità del borgo. Il Presidente della ProLoco, invece, è il motore della comunità: coordina la "tesoreria dei volontari" e gestisce l’accoglienza. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. Insieme, proteggono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»