NinoSutera
I prodotti tipici sono tutelati da disciplinari e mirano a riproducibilità e valore commerciale, mentre i prodotti identitari incarnano il genius loci, sono patrimonio culturale della comunità e trovano nella De.Co. lo strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, ideate nell’ambito della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo
Definizione: Prodotti tipici
- Cosa
sono: produzioni agroalimentari riconosciute per caratteristiche
legate a un territorio e spesso tutelate da disciplinari (DOP, IGP, STG,
PAT).
- Carattere
principale: normativo e riproducibile: chi rispetta il
disciplinare può produrli; l’obiettivo è la tutela commerciale e la
tracciabilità.
Definizione: Prodotti identitari
- Cosa
sono: elementi materiali e immateriali (piatti, dolci, saperi, feste,
mestieri) che rappresentano l’identità collettiva di un borgo o
comunità.
- Carattere
principale: culturale e non sempre codificato; il valore
risiede nella memoria, nella pratica e nel legame con il luogo, non nella
sola certificazione tecnica.
Tabella comparativa
|
Criterio |
Prodotti Tipici |
Prodotti Identitari |
|
Riconoscimento |
Normativo (DOP/IGP/PAT) |
Rete Nazionale dei Borghi DeCo |
|
Natura |
Agroalimentare |
Agroalimentare; artigianale; rituale |
|
Riproducibilità |
Alta (disciplinare) |
Bassa (contesto-specifico) |
|
Finalità |
Commerciale, export |
Identitaria, culturale, turistica |
|
Controllo |
Enti certificatori |
Comune; comunità; rete locale |
|
Valore |
Economico |
Simbolico / antropologico |
Richiamo alla filosofia Borghi Genius Loci De.Co.
- Origine
e spirito: la De.Co. nasce dall’idea di Luigi Veronelli: il prodotto
del territorio acquista identità se riconosciuto dalla comunità; la Rete
Borghi Genius Loci De.Co. promuove questo approccio come percorso
culturale e di marketing narrativo.
- Approccio
operativo: si valorizzano unicità, memoria, relazioni tra
uomo-ambiente-clima-cultura produttiva, non solo la mera
standardizzazione produttiva.
UN VIDEO STRAORDINARIO di Mirco Mannino
Analisi storica
1. La Raviola
di Ravanusa: La Regina del Carnevale
·
Le Origini Storiche: Come gran parte della pasticceria dell'entroterra
agrigentino, la Raviola affonda le radici nella dominazione Araba (IX-XI
secolo), periodo in cui vennero introdotti la canna da zucchero e l'arte della
frittura in olio. Tuttavia, la sua forma attuale è frutto della sapienza delle
"monache di clausura" e delle massaie locali che, nel tempo, hanno
perfezionato l'equilibrio tra la sfoglia croccante e il cuore morbido di
ricotta.
·
Caratteristiche Tecniche:
Si distingue per una sfoglia sottile a base di farina di grano duro, . Il ripieno è rigorosamente di ricotta di pecora
freschissima, lavorata con zucchero e talvolta un pizzico di cannella o gocce
di cioccolato.
·
2. Il Totomè:
L'Enigma del Nome e la Tecnica della "Polentina"
Se la Raviola è la struttura, il Totomè è l'anima
ludica del Carnevale ravanusano.
·
L'Etimologia: Il nome
"Totomè" è unico e avvolto nel mistero. Alcuni studiosi locali
suggeriscono una derivazione onomatopeica o dialettale, legata alla forma
tondeggiante e alla rapidità di consumo ("uno tira l'altro"). Altre
ipotesi, più suggestive, lo collegano a radici mediorientali per via della
somiglianza con alcune frittelle persiane al miele.
·
La Peculiarità Produttiva: Ciò che rende
il Totomè tecnicamente interessante è l'impasto. Non è una semplice pastella,
ma una "polentina" cotta:
farina, acqua, latte, zucchero e scorza di limone vengono mescolati sul fuoco
fino a ottenere un panetto sodo che si stacca dalle pareti della pentola. Solo
dopo il raffreddamento si incorporano le uova.
·
Il Servizio: Una volta
fritti, i Totomè assumono una consistenza alveolata e leggera. Vengono
tradizionalmente passati nel miele caldo o
spolverati con zucchero a velo, diventando il simbolo della
"grassezza" alimentare che precede la Quaresima.
Il Contesto
Culturale
Ravanusa è stata inserita dal Ministero della Cultura
tra i 52 Carnevali Storici d'Italia. In questo contesto, la Raviola e il Totomè
non sono semplici dolci, ma veri e propri strumenti di marketing territoriale.
La "Sagra della Raviola e del Totomè" (che si svolge solitamente a
febbraio) attira migliaia di visitatori, confermando come la gastronomia sia il
collante della memoria collettiva del paese, fondato ufficialmente nel 1616 ma
con radici millenarie sul Monte Saraceno.
La raviola di Ravanusa e
il totomè sono due dolci che raccontano, meglio di qualunque documento, la
storia contadina, rituale e identitaria di Ravanusa. Entrambi affondano le
radici nel Carnevale storico ravanusano — oggi riconosciuto tra i 52 Carnevali
storici d’Italia — e rappresentano un patrimonio gastronomico che unisce
povertà di ingredienti, ingegno e simbolismo.
🎭 Origini storiche: il
Carnevale ravanusano come matrice culturale
Il Carnevale di Ravanusa è un evento profondamente radicato nella vita
agricola del paese.
La raviola e il totomè nascono come dolci poveri, preparati
con ingredienti facilmente reperibili nelle case contadine: farina, acqua,
latte, ricotta, miele.
Durante il Carnevale — periodo di abbondanza simbolica prima della
Quaresima — le famiglie ravanusane friggevano questi dolci per celebrare:
- la fine dell’inverno,
- la fertilità dei campi,
- la condivisione
comunitaria,
- la sospensione delle
regole, tipica del Carnevale.
Oggi questi dolci sono protagonisti della Sagra della Raviola e del
Totomè, organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Ravanusa
🍩 La Raviola di Ravanusa
Identità,
storia e simbolismo
La raviola ravanusana è un dolce fritto ripieno di ricotta zuccherata.
È diffusa in tutta la Sicilia, ma la versione di Ravanusa è considerata
una delle più antiche e caratteristiche, grazie alla tradizione delle
maestranze locali e alla qualità della ricotta prodotta nel territorio
agrigentino.
Perché è così importante?
- Era il dolce
delle feste contadine, preparato soprattutto a Carnevale.
- La ricotta, alimento
“bianco”, era simbolo di purezza e rinascita.
- La frittura
rappresentava l’abbondanza e la sospensione delle
restrizioni alimentari.
- La forma “a mezzaluna”
richiama antichi simboli di fertilità.
Caratteristiche distintive
- Impasto semplice
(farina, acqua, strutto o olio).
- Ripieno di ricotta
locale, spesso aromatizzata con cannella o scorza di limone.
- Frittura in olio caldo.
- Spolverata finale di
zucchero.
🍯 Il Totomè
Un dolce
arcaico, quasi rituale
Il totomè è una frittella dolce, morbida, irregolare,
ricoperta di miele caldo o zucchero a velo.
È un dolce ancora più povero della raviola, probabilmente più antico,
perché non richiede latticini o ripieni.
Origini e significato
- Nasce come dolce “di
casa”, preparato con ciò che c’era: farina, acqua, latte, uova.
- Il miele — prodotto
tipico delle campagne siciliane — aveva un valore propiziatorio:
richiamava la dolcezza e la prosperità.
- Era tipico delle
famiglie meno abbienti, che non potevano permettersi la ricotta.
Caratteristiche
- Pastella morbida.
- Frittura veloce.
- Copertura di miele o
zucchero a velo.
- Consumato caldo, spesso
appena fatto.
🧭 Confronto storico-gastronomico
|
Aspetto |
Raviola di Ravanusa |
Totomè |
|
Origine |
Tradizione contadina, legata alle maestranze
locali |
Dolce povero, probabilmente più antico |
|
Periodo tipico |
Carnevale |
Carnevale |
|
Ingredienti chiave |
Ricotta locale |
Miele o zucchero |
|
Simbolismo |
Fertilità, rinascita, abbondanza |
Prosperità, dolcezza, semplicità |
|
Tecnica |
Frittura + ripieno |
Frittura di pastella |
|
Funzione sociale |
Dolce “ricco” delle feste |
Dolce “povero” ma condiviso |
🧪 Interpretazione antropologica
La coppia raviola–totomè rappresenta perfettamente la
struttura sociale della Ravanusa contadina:
- La raviola era il dolce delle
famiglie che avevano accesso alla ricotta fresca.
- Il totomè era il dolce
universale, accessibile a tutti.
Insieme, raccontano un Carnevale che univa ricchi e poveri, adulti e
bambini, in un’unica festa comunitaria.
📌 Conclusione
La raviola di Ravanusa e il totomè non sono semplici dolci:
sono documenti viventi della storia gastronomica e sociale del
paese.
Raccontano un mondo agricolo fatto di riti, condivisione, ingegno e identità.
Oggi, grazie alla Sagra e al Carnevale storico, queste tradizioni continuano a
vivere e a essere tramandate.
📜 Cronologia storica dettagliata
🏛️ XIX secolo – Le origini
contadine
- Nelle campagne
ravanusane, durante il periodo invernale, le famiglie contadine
preparavano dolci semplici con ingredienti poveri: farina, acqua, latte,
miele.
- Nasce così il totomè,
una frittella dolce irregolare, simbolo di convivialità e di “abbondanza
rituale” prima della Quaresima.
- Parallelamente, nelle
famiglie che allevavano ovini e caprini, si diffonde la raviola
ripiena di ricotta, considerata un dolce più “ricco”.
🎭 Fine Ottocento – Inizio
Novecento – Il Carnevale come rito comunitario
- Il Carnevale di
Ravanusa diventa il momento dell’anno in cui questi dolci assumono un
ruolo centrale.
- Le famiglie preparano
raviola e totomè in grandi quantità per offrirli a vicini, bambini e
partecipanti alle feste di piazza.
- La raviola, con la sua
forma a mezzaluna, viene associata alla fertilità dei campi.
🪅 Anni ’50–’70 – La tradizione si
consolida
- Con la crescita
economica del dopoguerra, la ricotta diventa più accessibile e la raviola
si diffonde maggiormente.
- Il totomè rimane il
dolce “di casa”, preparato soprattutto dalle nonne.
- Le feste di Carnevale
si arricchiscono di carri allegorici e gruppi mascherati, ma i due dolci
restano un simbolo identitario.
🧺 Anni ’80–2000 – Le maestranze
locali
- Le pasticcerie e le
famiglie ravanusane perfezionano la tecnica della raviola, rendendola un
prodotto riconoscibile e apprezzato anche fuori dal paese.
- Il totomè continua a
essere un dolce domestico, tramandato oralmente.
🏅 2023–2024 – Riconoscimento
ufficiale
- Il Carnevale di
Ravanusa viene inserito dal Ministero della Cultura tra i 52 Carnevali
Storici d’Italia
- Nel 2024 nasce la prima
Sagra della Raviola e del Totomè, organizzata dal Comune e dalla
Pro Loco, per valorizzare il patrimonio gastronomico locale
- I due dolci diventano
simboli ufficiali del Carnevale ravanusano.

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