Daniela Nucci
Dal Genius Loci, alle DeCo per una strategia del slow tourism
L'attuale scenario socio-economico italiano sta vivendo una transizione fondamentale: il passaggio da un modello di consumo turistico estrattivo a uno di tipo esperienziale e rigenerativo. In questo contesto, il "Sistema Borghi" non rappresenta più solo una nicchia geografica, ma il laboratorio ideale per una nuova governance del territorio. Il trait d'union che lega il Genius Loci, le DeCo (Denominazioni Comunali) e l'Undertourism è il pilastro su cui costruire la resilienza delle aree interne.
Il dibattito contemporaneo sulle politiche locali in Italia è dominato da
una sfida cruciale: come rigenerare le aree interne e i piccoli borghi senza
snaturarne l'essenza, trasformandoli da luoghi della marginalità a centri di
innovazione sociale ed economica. Questo
percorso, che trova le sue radici nella visione libertaria di Luigi Veronelli e la sua evoluzione metodologica nel
lavoro di Nino Sutera, delinea un modello di
"neo-ruralità" capace di rispondere alle crisi della globalizzazione
e dell'overtourism.
1. La Genesi: Luigi Veronelli e la DeCo come Atto di Libertà
Per comprendere l'architettura delle politiche locali attuali, è
imprescindibile partire dal pensiero di Luigi Veronelli. Negli anni Novanta,
Veronelli intuì che la standardizzazione industriale avrebbe cancellato la
biodiversità culturale e gastronomica dei territori italiani. La sua proposta
di istituire le DeCo (Denominazioni Comunali ) non
era meramente burocratica o commerciale, ma profondamente politica e culturale.
Per Veronelli, la DeCo era un "atto di libertà" del Sindaco, una
rivendicazione di sovranità territoriale. Attraverso questo strumento,
un'amministrazione comunale poteva (e può) certificare il legame storico di un
prodotto, di una ricetta o di un saper-fare con il proprio perimetro
geografico. La DeCo non è un marchio di qualità (come DOP o IGP), ma
un’attestazione d’identità. In termini di politiche locali, ciò significa
spostare il baricentro dal mercato globale al "municipio", inteso
come cellula primaria di resistenza culturale. Veronelli ha insegnato che il
valore di un borgo non risiede nella sua capacità di emulare i centri urbani,
ma nella sua "ostinata differenza".
2. L'Evoluzione Strategica: Nino Sutera e la Valorizzazione del Genius Loci
Se Veronelli ha gettato il seme del riscatto territoriale, Nino Sutera
(coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo ) ha trasformato
quell'intuizione in un modello di governance
strutturato. Sutera ha introdotto una visione sistemica che va oltre la DeCo per abbracciare l'intero Genius Loci.
Il Genius Loci, lo "spirito del luogo", nelle politiche di Sutera cessa di essere un concetto astratto per diventare un asset patrimoniale. L'approccio di Sutera si basa sulla consapevolezza che il prodotto tipico è solo la punta di un iceberg che poggia su sedimentazioni storiche, antropologiche e paesaggistiche. Attraverso il censimento dei saperi e la creazione di percorsi di "Turismo Relazionale", Sutera ha codificato una metodologia per i borghi che vogliano farsi "destinazione". Qui la politica locale agisce come un facilitatore di comunità: non si limita a promuovere un prodotto, ma costruisce una narrazione coerente del territorio, dove il cittadino residente diventa il primo custode e il primo "promotore" della propria identità.
3. Il Genius Loci come Motore di Economia Civile
L'analisi esperta delle politiche locali ci dice che il Genius Loci è
l'unico antidoto alla "commodification" (mercificazione) dei borghi.
Quando un'amministrazione punta sulla propria unicità identitaria, smette di
competere sul prezzo e inizia a competere sul valore.
In questo schema, la DeCo diventa lo strumento operativo per mappare il
Genius Loci. . Si genera così una forma
di Economia Civile: il valore economico resta nel borgo,
alimenta le micro-imprese locali, contrasta lo spopolamento e incentiva i giovani
a restare come "restanti" attivi e non come semplici spettatori del
declino.
La Radice Identitaria
Il concetto di Genius Loci non deve essere inteso
meramente come un richiamo poetico al passato, ma come il DNA competitivo di un territorio. In termini di politiche
locali, esso rappresenta l'insieme di asset intangibili — tradizioni, saperi
artigiani, paesaggio agrario e memoria storica — che rendono un luogo
irripetibile.
Senza la tutela del Genius Loci, il
borgo rischia la "museificazione" o, peggio, la banalizzazione
turistica. La politica locale ha dunque il compito di censire queste
caratteristiche uniche, non per chiuderle in una teca, ma per trasformarle in
valore sociale ed economico. È qui che si inserisce lo strumento territoriale
della DeCo.
Il terzo pilastro di questa analisi è slow tourism . Mentre le grandi città d'arte soccombono sotto il peso dell'overtourism, perdendo la propria anima sociale, i borghi che puntano su DeCo e Genius Loci si candidano come destinazioni d'elezione per un turismo "di qualità, lento e consapevole".
Il turismo lento non è un "turismo minore", ma una scelta di governance che mira alla sostenibilità a lungo termine.
Per un esperto di politiche locali, promuovere l'undertourism significa:
·
Gestione dei flussi: Evitare picchi stagionali insostenibili
per le fragili infrastrutture dei borghi.
·
Qualità dell'esperienza: Offrire al visitatore
(che diventa "cittadino temporaneo") un contatto autentico con la
comunità locale.
·
Destagionalizzazione: Grazie ai prodotti DeCo
e agli eventi legati al Genius Loci, il borgo può essere attrattivo tutto
l'anno, non solo nelle finestre canoniche.
L'integrazione tra DeCo e Undertourism crea un circolo virtuoso: il
prodotto identitario attira un viaggiatore esperienziale, il quale, cercando
l'autenticità, finisce per finanziare con la sua spesa la conservazione stessa
del Genius Loci.
5. Il Ruolo dell'Amministratore: Da Burocrate a Regista Territoriale
Il passaggio da Veronelli a Sutera segna anche il cambiamento del ruolo politico
del Sindaco e dell'Assessore. L'amministratore locale oggi deve agire come un
"regista di comunità".
Per attuare questo trait d'union, le politiche locali devono muoversi su
tre assi:
1. Formazione: Educare la
cittadinanza al valore del proprio patrimonio (la "consapevolezza del
luogo").
2. Rete: Non agire come borghi
isolati, ma creare distretti identitari (unioni di comuni, patti territoriali)
che condividano la strategia DeCo.
3. Digitalizzazione
Etica: Utilizzare le tecnologie per raccontare il Genius Loci e facilitare
l'accessibilità all'Undertourism, senza però sostituire l'esperienza fisica con
quella virtuale.
6. Conclusioni: Verso una Nuova
Geografia del Valore
In conclusione, il legame tra borghi, Genius Loci, DeCo e Undertourism non è solo una formula di marketing, ma una visione politica complessa che mira alla sovranità alimentare e culturale dei territori.
Dalla "rivolta delle zolle" di Luigi Veronelli alla
"metodologia della neoruralità" di Nino Sutera, il percorso è chiaro:
il borgo del futuro non deve essere un museo a cielo aperto né un parco giochi
per turisti distratti. Deve essere un organismo vivente, dove la Denominazione
Comunale (DeCo) funge da certificato di nascita e il Genius Loci da bussola
etica.
L'Undertourism, in questo quadro, non è una rinuncia ai grandi numeri, ma
l'affermazione di un diritto: il diritto di un luogo di essere visitato alle
proprie condizioni, rispettando i tempi della natura e della storia. Per
l'esperto di politiche locali, la sfida è trasformare queste intuizioni in
regolamenti, in piani strutturali e in investimenti che mettano l'uomo e il
territorio al centro, rendendo l'Italia non solo un insieme di destinazioni, ma
un mosaico di comunità viventi e produttive. Solo così la bellezza smetterà di
essere un concetto estetico per diventare un valore economico e sociale
condiviso.
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