Le DeCo e i disseminatori d' approssimazione

            NinoSutera

Coordinatore Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo


 

"Diffidate di chi "rubando" "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela,(disciplinare,regolamento e commissione)  li applica alla De.Co giusto per alimentare confusione, più volte sanzionati dall'EU e dal MIPAF L'esempio più calzante per rendere bene l'idea è come colui il quale si reca dall'ortopedico è questi lo visita con gli strumenti del ginecologo
" Così pure diffidate che fa finta di non sapere che le DeCo sono nate per opera di Luigi Veronelli e non è un prodotto tecnocrate elaborato da qualche   "sapientone". 
Sono queste alcune  delle discriminanti per comprendere la bontà e la buona fede del percorso DeCo.

 

La differenza la fà la conoscenza, non l'arte "del taglia e incolla" dei neofiti della materia. Contro costoro, chi conosce la storia delle DeCo è obbligato a non girarsi dall'altra parte. E' una battaglia contro il qualunquismo e l'approssimazione, oltre a rende merito a chi ha immaginato una vision e una mission totalmente opposta.  
 

In un tempo in cui la comunicazione corre veloce, non mancano i “disseminatori di approssimazione”: figure che, più o meno consapevolmente, alimentano confusione su temi complessi come quello delle De.Co. Più che inutili, potremmo definirli “diversamente utili”, se non altro perché vengono puntualmente smentiti da atti ufficiali e da chi conosce la sostanziale differenza tra tutela e promozione, tra prodotto tipico, tradizionale e identitario.

L’approssimazione, intesa come improvvisazione, rappresenta oggi un modello operativo superato, relegato semmai ai neofiti. Per questo è necessario diffidare di chi continua a utilizzare impropriamente la “cassetta degli attrezzi” dei marchi di tutela – disciplinari, regolamenti e commissioni – strumenti più volte oggetto di rilievi da parte dell’Unione Europea e del MIPAAF, quando applicati fuori dal loro corretto ambito.

I prodotti tipici, infatti, sono regolati da disciplinari e orientati alla riproducibilità e al mercato. Diversamente, i prodotti identitari incarnano il genius loci: sono espressione viva di una comunità e trovano nella De.Co. uno strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, non di certificazione qualitativa. Il GeniusLoci è l'opposto degli elementi tecnocratici, ai quali taluni ancora si ispirano 

È proprio su questo punto che si genera l’equivoco più frequente: assimilare la De.Co. a marchi di qualità come DOP o IGP. Una lettura errata, più volte chiarita già a partire dal 2004 dal Ministero delle Politiche Agricole, che ha evidenziato come solo i sistemi comunitari possano certificare il legame tra prodotto e origine geografica attraverso disciplinari formali.

La svolta arriva nel 2005, con il Convegno di Alessandria, dove si afferma con chiarezza la natura delle De.Co.: non marchi di qualità, ma attestazioni anagrafiche, censimenti identitari deliberati dai Comuni per riconoscere e valorizzare produzioni legate alla storia e alla cultura locale.

In questa visione, le De.Co. non certificano standard produttivi, ma raccontano appartenenza. Sono strumenti flessibili, capaci di tutelare la biodiversità culturale e di rafforzare l’identità dei territori, contribuendo – indirettamente – anche allo sviluppo turistico ed economico.

Ogni Comune custodisce un patrimonio unico: tradizioni, saperi, produzioni che rischiano di scomparire senza un’adeguata azione di riconoscimento. È proprio in questo contesto che si inserisce l’intuizione di Luigi Veronelli, che ha concepito le De.Co. come strumenti di consapevolezza e valorizzazione delle comunità locali.

 

 

 Contro le DeCo farlocche già  da tempo 

si sono 

espressi l'UE  il MIPAF  

 Già nel lontano 2004, ma anche in seguito il MIPAF ha abbondantemente esternato la sua posizione in merito.

 

Incomprensibile è il fatto che nel 2015 ancora qualcuno lo ignora




  


 

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