sabato 26 aprile 2025

ANDREA FINOCCHIARO È CAVALIERE DELLA REPUBBLICA ITALIANA


Riconoscimento al fondatore di Ristoworld che premia la solidarietà e il lavoro di anni nella difesa del Made in Italy 



Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica Sergio Matterella, data del conferimento lo scorso 27 dicembre 2024, ha insignito del titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il prof. Andrea Finocchiaro, uno tra i più giovani cavalieri d’Italia. Istituito con la Legge 3 marzo 1951, n. 178 (G.U. n. 73 del 30 marzo 1951), l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a "ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari". Il Presidente della Repubblica è il Capo dell'Ordine.
La cerimonia di conferimento dell’importante riconoscimento si è tenuta a Linguaglossa nel corso della giornata del 25 aprile, cerimonia celebrativa dell’80° anniversario della Liberazione, presso la Villa Giardino, Piazza dei Vespri siciliani, alla presenza del prefetto di Catania Carmela Librizzi e delle massime autorità civili e militari della provincia di Catania. Presenti il sindaco di Linguaglossa Luca Stagnitta, i rappresentanti della Città Metropolitana di Catania, numerosi sindaci del comprensorio, baby sindaci e baby consiglieri dei comuni viciniori. Ha rappresentato l’Anpi il vicepresidente provinciale Giuseppe Mazzaglia ed era presente il presidente regionale Unicef Vincenzo Lorefice. 

 
Classe 1986, catanese, Andrea Finocchiaro è il fondatore di Ristoworld Italy, l’associazione di cucina, turismo e valorizzazione del Made in Italy ed attualmente ricopre la carica di presidente di Sikelos ed è presidente provinciale Fiepet Confesercenti. 
Docente presso il MIUR per i servizi di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera e in corsi universitari, è impegnato da sempre in attività di volontariato in partnership con l’Unicef, la Croce Rossa Italiana, la Caritas, Telethon ed altre importanti realtà nazionali e locali, che hanno sempre espresso nei confronti di Andrea Finocchiaro lusinghieri apprezzamenti per la sua instancabile azione a sostegno degli ultimi e dei bisognosi. Assieme alle attività di volontariato Finocchiaro ha sempre lavorato anche in ambito istituzionale con progetti sostenuti dalle Ambasciate Italiane all’estero in alcuni progetti a difesa e valorizzazione del Made in Italy con particolare riferimento alla salvaguardia delle tradizioni e alla trasmissione di questi valori alle giovani generazioni. 

«Oggi è un giorno speciale che porterò sempre nel cuore - dichiara il neonominato - Il Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana è un riconoscimento che mi riempie di emozione e orgoglio. Ricevere questo onore dalle più alte cariche istituzionali e dal Prefetto di Catania Librizzi è una testimonianza dell’impegno e della passione che metto ogni giorno nel mio operato. Questo riconoscimento mi dà ancora più forza per continuare a dare il meglio di me. Un grazie di cuore alla mia famiglia e agli amici che hanno sempre creduto in me e mi hanno supportato in ogni passo di questo percorso. Questo traguardo è anche vostro!»




Recentemente in occasione dell' evento         il futuro Cav. Andrea Finocchiaro  è stato insignito del riconoscimento di "Custode Dell'Identità Territoriale" del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co.

 

venerdì 18 aprile 2025

Il consumo globale di vino nel 2024 ha raggiunto il livello più basso dal 1961

 


La domanda da porsi è,  ma la politica agricola sulla sovranità alimentare è pronta a sostituire i vigneti, con produzioni mediterranee come per esempio l’ulivo, il grano, le leguminose, frutteti, ect, possibilmente a basso  basso consumo di acqua?

Un dato storico che non può passare inosservato, alcuni analisti lo attribuiscono alle campagne no alcol del mondo della ricerca, che è innegabile che negli ultimi tempi si è fatta molto, ma molto convincente. 

La pubblicazione sul quantitativo di alcol totale prodotto nel nostro paese, e a quanti milioni di consumatori  potenzialmente avranno a che fare durante la loro vita con problemi legati alla cancerogenicità   dell’alcol,  quando meno fa riflettere anche i più distratti, e quindi le previsioni non possono certo invertire la tendenza solo grazie ad alcune isolate e  stravaganti affermazioni contro-corrente  e opposti alla ricerca scientifica. Anche  i recenti  provvedimenti sul codice della strada, non aiuteranno a migliorare la situazione.

Certo che c'è un problema anche socio-economico in previsione, che va analizzato nei dettagli. Se si consuma meno vino e la superficie totale rimane invariata in prospettiva, non può che esserci un'offerta superiore alla domanda, cosa che di fatto già c'è. 

A chi compete fare un'analisi previsionale,  per evitare collassi economici dei territori?

Nei territori vitati specializzati, si ha la sensazione che nessuno si vuole occupare del problema, lasciando agli eventi più o meno casuali, la loro soluzione. (siccità e  abbandono della superfice coltivata a vigneto per antieconomicità  )

Fattori congiunturali, ma anche una tendenza di fondo: il consumo globale di vino si è ridotto ancora nel 2024, raggiungendo il livello più basso dal 1961, ha affermato l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv).

“Gli acquisti di vino sono diminuiti del 3,3 per cento rispetto al 2023, attestandosi a 214,2 milioni di ettolitri (mhl)”, si legge nel rapporto annuale dell’Oiv. Si tratta del dato più basso dal 1961 (213,6 mhl).

Il minor consumo di vino sarebbe legato al calo della domanda in mercati chiave come gli Stati Uniti, già prima dell’ipotesi dei dazi degli ultimi giorni,  e a un aumento del prezzo medio a causa dei bassi volumi di produzione, dei maggiori costi e dell’inflazione generale: oggi per una bottiglia di vino i consumatori pagano in media il 30 per cento in più rispetto al biennio 2019-2020.

I consumi di vino sono in calo dal 2018 (il 12 per cento in meno), in particolare in Cina, nonostante un rimbalzo nel 2021, dopo la fase acuta della pandemia di covid-19.

“Al di là dei fattori congiunturali, sia economici sia geopolitici, non bisogna trascurare quelli strutturali di lungo periodo”, ha affermato l’Oiv, citando “l’evoluzione dei gusti e degli stili di vita dei consumatori”.

Negli Stati Uniti, il principale mercato mondiale, il consumo si è ridotto del 5,8 per cento, arrivando a 33,3 milioni di ettolitri.

Anche la produzione di vino è scesa nel 2024 al livello più basso degli ultimi sessant’anni, con un calo del 4,8 per cento (225,8 mhl), anche a causa della crisi climatica, che ha portato piogge eccessive in alcune aree ed episodi di siccità in altre.

L’Italia si è confermata primo produttore mondiale, con 44 milioni di ettolitri, davanti alla Francia (36,1 mhl), alla Spagna (31 mhl) e agli Stati Uniti (21,1 mhl). Le esportazioni italiane sono aumentate, grazie soprattutto al prosecco.



sabato 5 aprile 2025

Condizioni di successo e ostacoli nelle innovazioni agroecologiche:


Mattia Andreola, Alice Dal Gobbo e Francesca Forno, 

Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento

 

 

1.         Introduzione

La crescente consapevolezza dell’impatto delle attività umane sull’ambiente ha stimolato un’intensificazione degli sforzi glocali (che agiscono a livello locale per affrontare problemi sistemici) per la loro mitigazione, in risposta ai significativi ritardi a livello globale (Young, 2011). Negli ultimi decenni, in particolare, si è assistito alla diffusione di innovazioni eco-sociali orientate al contrasto del cambiamento climatico e, più in generale, a fronteggiare la crisi ambientale, caratterizzate da approcci comunitari e che, partendo “dal basso” delle pratiche sociali, puntano verso l’ “alto” delle istituzioni. Concetti come innovazione sociale (SI) e innovazione eco-sociale (ESI) hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito, emergendo come strumenti chiave per affrontare sfide complesse, tra cui la crisi dei sistemi alimentari (De Pieri & Teasdale, 2021). Questi approcci si sono affermati anche come potenziali risposte alla crisi del welfare state, favorendo la collaborazione tra cittadini, organizzazioni non profit e istituzioni pubbliche per sviluppare soluzioni innovative a problemi sociali, economici e ambientali. Pur in assenza di una definizione universalmente condivisa, l’innovazione sociale è spesso intesa come un processo collaborativo finalizzato a rispondere ai bisogni sociali e a rea- lizzare aspirazioni collettive, contribuendo così al progresso delle società

(Moulaert & MacCallum, 2019).

 Le comunità a supporto dell’agricoltura (CSA) sono un esempio significativo di innovazioni eco-sociali, mirate a trasformare i sistemi alimentari globalizzati e tradizionalmente commercializzati in modelli più sostenibili e locali. Partendo da un caso di (parziale) fallimento di una CSA, ben familiare a chi scrive, intendiamo avviare la mappatura condivisa delle innovazioni fallite e dei fattori che influenzano il successo o meno delle innovazioni agroecologiche 

 2.         Un po’ di storia…

La CSA “NaturalMente in Trentino” si è sviluppata nella Provincia Auto- noma di Trento – un territorio che, nonostante diverse problematiche ambientali, mantiene un’immagine “verde” e attira i turisti con i suoi pa- esaggi montani e il suo ricco patrimonio socio-culturale. NaturalMente in Trentino nasce all’interno della cornice di un protocollo d’intesa tra il Comune e l’Università di Trento con l’obiettivo iniziale di supportare i produttori locali colpiti dalla chiusura dei mercati contadini durante la pandemia COVID-19. La collaborazione degli agricoltori inizia nell’agosto 2020 e, dopo diversi mesi di incontri di pianificazione, la CSA viene presentata ufficialmente nell’aprile 2021.

NaturalMente in Trentino nasce con l’obiettivo di facilitare la vendita e l’acquisto di prodotti agricoli locali e di promuovere pratiche alimentari sostenibili ispirate ai principi dell’agroecologia. Sin dall’inizio, l’iniziativa cerca di offrire una vasta gamma di prodotti, tra cui frutta, verdura, car- ne, formaggi, latte, yogurt e vino. Nel momento del suo avvio coinvolge 12 produttori locali e 34 nuclei familiari. Gli ordini e gli acquisti sono facili- tati da una piattaforma digitale semplice, già utilizzata da alcuni Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) locali. I prodotti vengono poi consegnati e ritirati presso un’azienda partner, che si è offerta volontariamente per semplificare la logistica.

Gli acquisti vengono stabiliti settimanalmente in base alle offerte degli agricoltori, disponibili in due modalità: una food box flessibile, in cui i consumatori scelgono i prodotti che preferiscono, e una food box fissa, contenente prodotti stagionali scelti dal produttore. Inoltre, la CSA cerca di coinvolgere i consumatori nella vita delle aziende agricole, sensibilizzandoli sulle problematiche della filiera alimentare e sulle sfide della produzione alimentare. Questo obiettivo viene perseguito in tre modi: 1) attraverso consultazioni non vincolanti per definire le esigenze dei consumatori, 2) una quota di adesione che ha anche la funzione di creare un piccolo fondo di garanzia e che rappresenta un primo passo verso il pre- finanziamento, tipico delle CSA, 3) la creazione di eventi e visite pensati per stimolare la partecipazione attiva e le collaborazioni tra i partecipanti.

Tuttavia, nonostante l’entusiasmo iniziale, il flusso di acquisti ha iniziato a diminuire costantemente a partire dalla fine del primo anno dell’iniziativa (Fig. 1), senza riuscire a tornare ai livelli raggiunti al lancio. Ma quali sono stati i fattori principali che hanno determinato questo insuccesso? È possibile identificare delle cause strutturali, legate alla gestione, alle dinamiche di consumo o a fattori esterni, che abbiano ostacolato il consolidamento dell’iniziativa?

 

 

 


Figura 1 - Fatturato economico mensile in €, CSA NaturalMente in Trentino

 

 

 

Partendo dall’esperienza acquisita attraverso un’osservazione immersiva che ha seguito questa iniziativa sin dalla sua fondazione, nella riflessione che segue cercheremo di identificare le condizioni di successo e gli ostacoli nelle innovazioni agroecologiche.

 

3.         Una bussola per le innovazioni agroecologiche

L’analisi dell’evoluzione della CSA NaturalMente in Trentino ha evidenziato sei pilastri chiave che hanno contribuito al fallimento dell’iniziativa, fattori che ci appaiono poter essere utili anche per comprendere il suc- cesso o l’insuccesso di altre esperienze simili (Fig. 2) (Dal Gobbo e Forno, forthcoming).

 

 

 


 Figura 2 – Sei pilastri

Il tempo: Il “tempo” è emerso come un elemento cruciale nell’analisi della CSA NaturalMente in Trentino, rivelandosi in due dimensioni interconnesse. In primo luogo, la progettazione di una CSA richiede un ripensamento dei ritmi della produzione e, in particolare, del consumo. A questo riguardo, i partecipanti all’iniziativa hanno segnalato difficoltà nel riorganizzare i propri tempi di lavoro e consumo per adattarsi e consolidare delle nuove routine. In secondo luogo, si è osservato una frizione temporale tra la necessità di una trasformazione profonda – che implica un impegno prolungato in pratiche come quelle della CSA – e il ritmo accelerato tipico dell’economia capitalista. Questo conflitto ha evidenziato come l’accelerazione della società contemporanea ostacoli il potenziale di trasforma- zione delle innovazioni agroecologiche: sia chi consuma che chi produce è costretto da dinamiche strutturali di accumulazione e organizzazione della vita quotidiana a soluzioni “semplici” per la realizzazione di valore. In questo caso specifico è stato peraltro particolarmente evidente che se la pandemia COVID-19 ha agito come un acceleratore temporaneo per le innovazioni eco-sociali, favorendo per un breve periodo pratiche di consumo più locali e sostenibili, il ritorno alla normalità ha riportato velocemente il vecchio status quo (Forno et al. 2022). In questo scenario, le nicchie temporali protette – spazi in cui solitamente prendono corpo le innovazioni – non sono riuscite a raggiungere un consolidamento tale da permettere un cambiamento duraturo (Robra et al., 2023).

La narrazione del cambiamento: Un altro aspetto fondamentale è stata la debolezza e la mancata condivisione di una narrazione comune tra gli attori coinvolti nella CSA. Come spesso sottolineato, per permettere la diffusione di un’innovazione eco-sociale è essenziale costruire una “narrazione del cambiamento” forte e coerente, capace di sostenere progetti trasformativi (Geels, 2014; Avelino et al., 2019). Nel caso di NaturalMente in Trentino, l’assenza di una narrazione unitaria ha indebolito il progetto. Sebbene il COVID-19 abbia creato un contesto favorevole per l’inizio dell’iniziativa, stimolando la riflessione su pratiche di consumo e produzione più locali e sostenibili, le motivazioni e gli immaginari dei partecipanti non si sono allineati in una visione comune. Inoltre, il progetto è partito con un’idea generica di sostenibilità, ma non con un obiettivo preciso di so- stenibilità, lasciando piena libertà ai produttori di perseguire i metodi e le tecniche agricole convenzionali già utilizzate e ai soci mangiatori di ordinare i prodotti secondo il proprio interesse, anche in quantità così piccole da non giustificare minimamente il trasporto. I tentativi di costruzione di una narrazione comune, condividendo i punti di vista di agricoltori e consumatori, non è mai stato perseguito con costanza e ha limitato la capacità dell’iniziativa di evolversi in un modello stabile e radicale di cambiamento nelle dinamiche di produzione e consumo.

Flusso costante di risorse: Il flusso di risorse è stato un altro fattore cruciale per la CSA. La scarsità di risorse finanziarie ha limitato significativa- mente la capacità di espansione e di mantenimento dell’iniziativa. Molti progetti di CSA si trovano a dover affrontare sfide legate alla sostenibilità economica, spesso dovute alla necessità di bilanciare prezzi accessibili per i consumatori con una remunerazione equa per i produttori. Inoltre, la mancanza di economie di scala rende difficile per queste iniziative competere con le reti di distribuzione convenzionali (Galt et al., 2016). Come accennato in precedenza, il progetto avrebbe previsto con il tempo l’istituzione di una forma di prefinanziamento destinata a garantire una condivisione del rischio tra produttori e consumatori. Modelli di pre- finanziamento ben strutturati possono rappresentare una soluzione per garantire l’indipendenza economica e incentivare il coinvolgimento dei consumatori (Feagan & Henderson, 2009). Tuttavia, questa modalità ope- rativa non è mai stata implementata. La creazione del piccolo fondo rica- vato dalla quota di adesione come meccanismo temporaneo si è rivelata insufficiente, poiché non ha fornito alla CSA né le risorse necessarie per sostenere la produzione, né ha creato un forte vincolo di impegno tra i partecipanti. La difficoltà nel reperire fondi e nel costruire fiducia tra i membri ha ulteriormente indebolito il progetto compromettendone stabilità e indipendenza. Il prefinanziamento avrebbe potuto rappresentare una soluzione per garantire l’indipendenza economica, ma l’assenza di un modello solido e ben definito ha reso la CSA vulnerabile alle fluttuazioni nella domanda di consumo dei mangiatori.

Le reti: Le reti di relazione sia interne che esterne sono un altro elemento che viene spesso evidenziato come cruciale per l’(in)successo dell’in- novazione sociale. Questo è successo anche nel caso di NaturalMente in Trentino. La collaborazione tra Università, Comune e produttori locali ha dato vita all’iniziativa, ma nel tempo sono emerse criticità. Sebbene i precedenti legami di collaborazione tra alcuni soggetti abbiano avuto un ruolo positivo, la mancanza di un forte radicamento nel contesto territo- riale ha portato a disallineamenti e derive, per esempio tra le strategie dei produttori e i bisogni dei consumatori. La debolezza delle relazioni tra produttori e consumatori, nonostante gli eventi e le iniziative, ha impedito la creazione di una comunità coesa e impegnata. La pandemia e una gestione inadeguata della comunicazione hanno inoltre complicato ulteriormente la situazione, limitando le opportunità di incontri conviviali e collettive. Inoltre, la piattaforma AgoràGAS, strumento chiave nella gestione degli scambi tra produttori e mangiatori, ha sofferto di problemi tecnici e di usabilità, spesso ostacolando la circolazione delle risorse e delle informazioni. Per il successo delle innovazioni agroecologiche risulta infatti di fondamentale importanza sia la costruzione di capitale sociale, sia l’apporto che possono dare gli strumenti digitali nel facilitare una maggiore partecipazione e coinvolgimento dei soci. Infine, rileviamo come le relazioni con l’amministrazione comunale siano state troppo de- boli per supportare lo sviluppo della CSA. La messa a disposizione di spazi dedicati e il supporto logistico-comunicativo avrebbero potuto fortemente incrementare l’usabilità della piattaforma, tuttavia l’istituzione, pur essendo formalmente parte di questo processo, non se ne è fatta carico attivamente. La costruzione di legami tra diversi soggetti è fondamentale per il successo e la diffusione delle innovazioni eco-sociali, ma richiede un approccio critico alla governance e alla distribuzione del potere per realizzare obiettivi trasformativi (Gibson-Graham e Roelvink, 2009).

Le competenze: La presenza di competenze si è rivelata un elemento cruciale nell’evoluzione della CSA NaturalMente in Trentino. La diversità nell’esperienza dei membri ha rappresentato un motore importante per l’avvio iniziale del progetto. Tuttavia, sono emersi alcuni fattori limitanti nel fatto che molte delle persone coinvolte non avessero competenze in materia di gestione di innovazioni sociali in campo agroecologico. Innanzitutto, la gestione delle relazioni è stata fortemente tralasciata anche nei momenti di crisi: per esempio, competenze in materia di gestione di gruppi e facilitazione di processi avrebbe potuto aiutare la tenuta del progetto. Inoltre, la mancanza di competenze specifiche nel settore del- lo sviluppo digitale ha limitato fortemente la possibilità di espandere la partecipazione. Un aspetto positivo, tuttavia, è stato l’apprendimento re- lativo alle caratteristiche di alcuni prodotti, ai metodi di preparazione e conservazione, nonché la diffusione di una maggior consapevolezza sul funzionamento del sistema alimentare tra i vari attori. Ciò ha dimostrato che il successo di un’iniziativa di innovazione sociale non può essere valutato esclusivamente in termini economici, ma anche attraverso la crescita delle capacità e delle competenze tra i partecipanti (Sekulova et al., 2023). Ad esempio, la carenza di conoscenze culinarie tra i consumatori ha limitato la vendita di alcuni ortaggi, ma con il tempo e grazie allo scambio di informazioni e consigli tra produttori e consumatori, si è sviluppato un significativo processo di apprendimento in linea con i principi agroecologici. Tuttavia, l’apprendimento ha riguardato principalmente i consumatori, mentre molti produttori hanno continuato ad adottare metodi agricoli convenzionali. Ciò ha evidenziato la difficoltà di promuovere modalità di produzione più sostenibili in un contesto dominato da un sistema agrico- lo convenzionale e monoculturale (Andreola et al., 2021).

Integrazione nell’ecosistema locale: L’integrazione delle innovazioni nell’ecosistema locale è un tema cruciale per il successo del progetto. Come sottolineato da Moulaert (2009), una dinamica interattiva tra innovazione e contesto locale è essenziale per massimizzare il potenziale trasformati- vo di un’iniziativa, mentre la sua assenza può compromettere seriamente i risultati. Nel caso della CSA NaturalMente in Trentino, la limitata offerta di prodotti nei mesi invernali ha messo in evidenza i limiti strutturali del territorio montano in cui il progetto è inserito. La scarsità di ortaggi, che difficilmente si adattavano alle pratiche alimentari quotidiane dei consumatori, ha portato a un drastico calo degli acquisti, rivelando le difficoltà legate alla stagionalità e alla geografia locale per consumatori disabituati alla limitatezza dell’offerta trentina in un mercato dominato dalla GDO. La dipendenza dalle risorse locali, senza un’integrazione efficace con le esigenze mutevoli dei consumatori, ha evidenziato l’importanza di una pianificazione strategica e partecipativa. La mancata considerazione delle specificità ecologiche e sociali del contesto trentino ha reso chiaramente più difficile la crescita sostenibile del progetto, con la conseguente difficoltà di rispondere alle necessità di consumatori abituati ad una disponibilità più ampia di prodotti durante tutto l’anno. In questo contesto, l’adozione di una pianificazione partecipata, che coinvolga costantemente tutti gli attori locali – dai produttori ai consumatori – risulta fondamentale per garantire che le innovazioni siano davvero integrate nell’ecosistema locale. Solo un tale approccio consentirebbe infatti di affrontare le sfide legate alle risorse locali, ottimizzando al contempo l’adattamento alle necessità stagionali e alle dinamiche socioeconomiche del territorio.

 

4.         Conclusione

L’evoluzione di NaturalMente in Trentino offre lezioni importanti, ma an- che critiche, su temi chiave come il tempo, le narrazioni di cambiamento, le risorse e le competenze, l’importanza delle reti e l’integrazione con il territorio. Questi elementi sono essenziali per il successo delle innovazioni agroecologiche. Nonostante un inizio promettente, con il coinvolgi- mento attivo di produttori, consumatori e istituzioni, il progetto ha incontrato numerosi ostacoli. La mancanza di una pianificazione partecipata, la gestione inadeguata delle risorse e la debolezza delle reti sociali hanno limitato la capacità della CSA di stabilizzarsi e promuovere un diverso modello di produzione e consumo. Le difficoltà legate alla pandemia, unite alla gestione inefficace della comunicazione tra i partecipanti, hanno ulteriormente indebolito il progetto, minando la coesione della comunità e riducendone il potenziale trasformativo (Ilieva, 2017). Nonostante tutto, l’impegno di alcuni soci, che continua anche oggi nonostante le difficoltà, suggerisce che ci siano ancora delle basi su cui rifondare l’iniziativa, magari nella direzione di iniziative culturali piuttosto che come CSA tout court.

Le teorie sull’innovazione sociale (Moulaert e MacCallum, 2019) evidenziano che iniziative come la CSA potrebbero beneficiare di un maggiore focus sulle azioni collaborative e sui processi partecipativi, che sono cruciali per rispondere in modo più adeguato ai bisogni sociali e ambientali

 

locali. In questa ottica, appare fondamentale migliorare la collaborazione e il dialogo tra produttori e consumatori, promuovendo una pianificazione inclusiva e una gestione delle risorse che possa sostenere la sostenibilità a lungo termine.

Pur con tutti i limiti dello studio di caso, l’esperienza di NaturalMente in Trentino può offrire lezioni importanti per affinare la capacità di previsione e comprendere meglio le dinamiche necessarie per il successo di simili iniziative future. Riflettere sui limiti e sulle sfide affrontate dalle in- novazioni fallite può diventare un’opportunità per progettare modelli più resilienti e capaci di adattarsi alle specificità territoriali e alle necessità delle comunità locali. To be continued…

 

 

Riferimenti bibliografici

Andreola, M., Pianegonda, A., Favargiotti, S., & Forno, F. (2021). Urban food strategy in the making: Context, conventions and contestations. Agriculture, 11(2), 177.

 

Avelino, F., Wittmayer, J. M., Pel, B., Weaver, P., Dumitru, A., Haxeltine, A., ... & O’Riordan, T. (2019). Transformative social innovation and (dis) empowerment. Technological Forecasting and Social Change, 145, 195-206.

 

Dal Gobbo, A. & Forno, F. (forthcoming )‘Innovazione ecosociale e “transizioni gemelle”. Una riflessione critica a partire da un caso di (in)successo’. Under review.

 

De Pieri, B., & Teasdale, S. (2021). Radical futures? Exploring the policy relevance of social innovation. Social Enterprise Journal, 17(1), 94-110.

 

Feagan, R., & Henderson, A. (2009). Devon Acres CSA: Local struggles in a global food sy- stem. Agriculture and human values, 26, 203-217.

 

Feola, G., & Nunes, R. (2014). Success and failure of grassroots innovations for addressing climate change: The case of the Transition Movement. Global Environmental Change, 24, 232-250.

 

Forno, F., Laamanen, M., & Wahlen, S. (2022) (Un-)sustainable transformations: everyday food practices in Italy during COVID-19. Sustainability, Science, Practice & Policy, v. 2022/18,

n. 1 (2022), 201-214.

 

Galt, R. E., Bradley, K., Christensen, L., Van Soelen Kim, J., & Lobo, R. (2016). Eroding the Community in Community Supported Agriculture (CSA): Competition’s Effects in Alternative Food Networks in California. Sociologia Ruralis, 56(4), 491-512.

 

Geels, Fr. W. (2014). Regime Resistance against Low-Carbon Transitions: Introducing Politics and Power into the Multi-Level Perspective. Theory, Culture & Society, 31, 21–40.

 

Graham, J. G., & Roelvink, G. (2010). An economic ethics for the Anthropocene. Antipode, 41, 320-346.

 

Ilieva, R. T. (2017). Urban food systems strategies: A promising tool for implementing the SDGs in practice. Sustainability, 9(10), 1703. doi:10.3390/su9101703.

 

Moulaert, F., & MacCallum, D. (2019). Advanced Introduction to Social Innovation. Edward Elgar Publishing. doi:10.4337/9781785360381.

 

Sekulova, F., Anguelovski, I., & Argüelles, L. (2023). Redefining success in organizing towards degrowth. Environmental Innovation and Societal Transitions, 48, 100764.

 

Young, O. R. (2011). Effectiveness of international environmental regimes: Existing knowle- dge, cutting-edge themes, and research strategies. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(50), 19853-19860.

Promuovere l’agrobiodiversità attraverso le NUCs. Il progetto DIVINFOOD

 


Francesca Benedetta Felici, Università di Roma La Sapienza

Luca Colombo, Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica  

Il  progetto  DIVINFOOD  “Co-constructing  interactive  short  and  midier  food chains to value agrobiodiversity in healthy plant-based food”  è un'iniziativa di ricerca finanziata dall'Unione Europea che si concentra sulla promozione  della  diversità  alimentare  e  lo  sviluppo  di  modelli  sostenibili  di  agricoltura  e  consumo  alimentare. 

Con  un  focus  particolare  sulla  valorizzazione  delle  colture  tradizionali  e  locali,  cereali  minori  e  legumi  da  granella  sottoutilizzati  in  particolare,  DIVINFOOD  mira  a  riscattare  e  qualificare la biodiversità di interesse agrario e a promuovere la resilienza dei sistemi agroalimentari europei. Il progetto è parte integrante degli sforzi dell'UE per sostenere un'agricoltura sostenibile, promuovere una maggiore inclusione sociale e rispondere alle sfide ambientali. Finanziato nell'ambito del programma Horizon 2020, il progetto è iniziato nel  marzo  2022  e  si  concluderà  nel  febbraio  2027.  Coinvolge  una  vasta  rete di partner scientifici e del sistema socioeconomico provenienti da tutta Europa, ovvero organizzazioni di sette Paesi (Danimarca, Francia, Ungheria, Italia, Portogallo, Svezia, Svizzera). Tra i principali attori figura INRAE (Francia), leader europeo nella ricerca agronomica, affiancato da CREA (Italia) per lo sviluppo dell'innovazione agricola. Dall'Italia, partecipa anche FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica), che contribuisce con la sua esperienza nella ricerca e nella promozione  dell'agricoltura  biologica  e  sostenibile.  Altri  partner  chiave  includono l'Università di Pisa (Italia), FiBL (Svizzera) e OMKI (Ungheria), tutti  impegnati  in  progetti  di  ricerca  sulla  sostenibilità  e  l'agroecologia.  SLU (Svezia) e UEvora (Portogallo) apportano competenze in biodiversità, mentre BioCivam11 e mPmC (Francia) si focalizzano sulla promozione dei prodotti locali. La rete comprende anche organizzazioni per la trasparenza alimentare come Open Food France e Open Food Facts (Francia). 

Questa collaborazione, estesa anche a istituti gastronomici di prestigio come l'Institut Paul Bocuse e enti cittadini come il Comune di Budapest, garantisce che DIVINFOOD possa integrare ricerca, innovazione e azioni concrete per sviluppare catene del valore agroalimentari ricche di biodiversità. Il progetto include una serie di azioni chiave che mirano a promuovere la biodiversità e a migliorare i sistemi agroalimentari attraverso colture tra-scurate e poco utilizzate (Neglected and Underutilized Crops - NUCs) (Ali & Bhattacharjee, 2023). Con una logica di disegno del sistema alimentare che parte dal raccogliere indicazioni dal quadro di consumo per poi tra-sferirle a ritroso agli altri segmenti di filiera fino alle attività di selezione varietale, le principali attività del progetto sono le seguenti:

-  pilota  e  cooperative  sociali,  incaricate  della  gestione,  propagazione  e promozione delle NUCs, animate tramite l’attivazione di Living Lab volti a raccogliere una varietà di attori intorno alla coltura NUC di interesse.  Inoltre,  verranno  formulate  raccomandazioni  politiche  per  replica queste iniziative su più larga scala.

• Disseminazione: DIVINFOOD si impegnerà a diffondere i risultati ottenuti a una vasta gamma di stakeholder, ottimizzando le strategie per la valorizzazione e l'adozione delle innovazioni proposte2 .Come anticipato, il progetto riconosce l'importanza delle colture trascurate e poco utilizzate (NUCs) per affrontare la resilienza dei sistemi agrari e l'insicurezza alimentare e nutrizionale, che colpisce oltre un miliardo di persone  a  livello  globale.  Queste  colture,  spesso  ignorate  dall'agricoltura  moderna,  hanno  il  potenziale  per  migliorare  la  sicurezza  alimentare  grazie alla loro capacità di adattarsi a diverse condizioni climatiche e ambientali. 

DIVINFOOD  si  concentra  su  alimenti  vegetali  sani  e  su  prodotti  con  identità  locale  o  regionale,  con  l'obiettivo  di  sviluppare  catene  del  valore agroalimentari ricche di biodiversità. Il progetto esplorerà cereali e legumi minori in tre macro-regioni europee climaticamente vulnerabili (scandinava, continentale e mediterranea), affrontando anche le sfide socio-economiche  legate  all'agrobiodiversità.  Inoltre,  attraverso  il  coinvolgimento diretto dei consumatori, verranno sviluppate nuove modalità di marketing interattivo per promuovere questi prodotti. Infine, il progetto punta a migliorare le varietà locali di queste colture, per renderle più resistenti e adatte ai cambiamenti climatici. Infine, il coinvolgimento attivo delle comunità locali è un elemento essenziale dell’iniziativa. Il progetto è organizzato in nove Living Labs (Figura 1), ovvero ambienti di innovazione aperta in cui diversi stakeholder—cittadini, aziende, ricercatori e amministratori—collaborano per affrontare 

• Co-sviluppo: DIVINFOOD lavora con i consumatori per creare nuove modalità interattive di marketing e canali di vendita che valorizzino la biodiversità e i suoi benefici. Questo processo è supportato da sistemi  di  garanzia  partecipativa  e  strumenti  digitali,  favorendo  un  maggiore coinvolgimento del pubblico nel riconoscimento del valore delle NUCs

.• Co-produzione:  Il  progetto  mira  a  sviluppare  nuovi  prodotti  alimentari vegetali sani e appetibili derivati dalle NUCs. L'obiettivo è creare ricette  e  formulazioni  con  un'elaborazione  alimentare  minima,  per  massimizzare  il  potenziale  nutrizionale  e  gustativo  delle  colture  utilizzate.

• Benchmark: DIVINFOOD valuterà diversi sistemi agricoli agroecologici e tecniche che migliorano le prestazioni delle NUCs. Questo include l'integrazione della biodiversità interspecifica e il miglioramento dei servizi ecosistemici, garantendo al contempo benefici socio-economi-ci per le comunità.

• Selezione varietale: Il progetto promuoverà la creazione di cultivar di cereali e legumi più performanti, adatte a contesti locali, con una maggiore tolleranza agli stress biotici e abiotici e un potenziamento delle proprietà nutrizionali e organolettiche.

• Dimostrazione di nuovi modelli di business: DIVINFOOD intende sviluppare modelli di business innovativi che diversifichino le fonti di reddito  per  agricoltori  e  piccoli  trasformatori.  Questi  modelli  si  ba-sano sull'uso sostenibile dell'agrobiodiversità e su attività produttive che coinvolgano le comunità locali.

• Co-progettazione:  Il  progetto  prevede  la  creazione  di  reti  territoriali  del  Cibo le sfide dei sistemi alimentari. Utilizzano una metodologia interattiva che prevede il coinvolgimento attivo, l'ideazione collettiva, la prototipazione e il feedback, promuovendo così un approccio dinamico alla co-creazione (Massari et al., 2023). Questi laboratori struttureranno reti territoriali multi-attoriali per gestire i germoplasmi, moltiplicare sementi e promuovere l’agrobiodiversità, integrando catene del valore e società. I nove Living Labs serviranno come cluster regionali e spazi centrali di co-in-novazione, facilitando la collaborazione tra agricoltori, consumatori e ri-cercatori. La co-creatività è un fattore fondamentale, in quanto favorisce l'apprendimento collaborativo e genera soluzioni innovative, permettendo di affrontare problemi complessi in modo sistemico. Questo modello dimostra  come  la  collaborazione  possa  portare  a  risultati  sostenibili  e  trasformativi  nel  settore  agro-alimentare,  evidenziando  l'importanza  di  monitorare e valutare l'efficacia dei processi di co-creazione nel tempo. Il Living Lab italiano/svizzero3, composto da FiBL, FIRAB, UNIPI e CREA, si  concentra  sul  lupino  bianco,  studiando  le  sue  potenzialità  agronomiche, tecnologiche e nutrizionali. Punta in particolare a valorizzare il ruolo agroecologico di questa leguminosa e a individuare percorsi innovativi di trasformazione alimentare della granella, ricca in proteine e diversi fatto-ri nutrizionali, analizzandone al contempo le barriere allo sviluppo, quali la presenza di alcaloidi nel seme e la sua presenza nella lista degli allergeni che ne frena l’interesse delle aziende alimentari. In Italia, il Living Lab concentra le sue dinamiche interattive nell’area tosco-laziale con la partecipazione di diverse aziende biologiche e a trazione agroecologica

venerdì 4 aprile 2025

Alcol, tra economia e salute

" Il vero problema dell'alcol non è la salute, ma neanche i  punti sulla patente, ma i dazi " 

anonimo

 “Se la conoscenza può creare dei problemi, non è tramite l'ignoranza che possiamo risolverli.”

Isaac Asimov

Si racconta, che in un piccolo centro rurale, un vignaiolo di una cantina blasonata, conversando con i suoi ospiti  ammise, "il mio medico che è anche mio figliuolo, mi ha proibito di bere vino, ma non mi ha proibito di continuare a  produrlo"

                           L'alcool e le bevande alcoliche sono parte della cultura da millenni, ma oggi la scienza conferma il legame diretto tra il consumo di alcool e l'insorgenza di diverse patologie tumorali. Le normative sulla sicurezza stradale e le nuove tendenze di consumo tra i giovani spingono a una riflessione sulle abitudini legate all'alcool. In Europa cresce l'interesse per le alternative dealcolate, recentemente autorizzate anche in Italia tra dibattiti e polemiche. Duilio Giammaria ne discute con Michele A. Fino, docente di Fondamenti del Diritto Europeo all'Università di Pollenzo, Debora Rasio, oncologa e nutrizionista, Cristiana Lauro, esperta di enologia, e Flavio Caroli, storico dell'arte, che analizzerà la rappresentazione del vino nella pittura. Inoltre, un'intervista a Luca Argentero, investitore nel settore delle bevande analcoliche per giovani e un reportage di Elisabetta Castana sulla crescita dei vini dealcolati in Germania.

petrolio   RAI TRE


liberamente tratto da fondazione veronesi


Perché non bere è la scelta migliore per la salute se si parla di prevenzione dei tumori

Alcol e tumori: quel cancro che non ti aspetti




                "Salute"! Un augurio che più passa il tempo e più si svuota di quel significato basato su miti sfatati, su disinformazione, su false evidenze costruite persino da ricercatori che spesso hanno dovuto sconfessare le proprie pubblicazioni internazionali ammettendo di averle "falsificate", altri in sospetto di conflitto d'interessi per finanziamenti ricevuti da parte del settore della produzione e di “esperti” che ancora oggi scorrazzano sui social, persino in pandemia, persino in Italia e che hanno addirittura richiesto l’intervento del Ministero della salute e dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso campagne di contrasto alle fake news diffuse ad hoc.

Eppure, nel corso degli ultimi venti anni l'evidenza scientifica prodotta a livello mondiale si è via via uniformata ed è stato raggiungo un consenso internazionale, più volte confermato attraverso le più prestigiose riviste scientifiche, che le bevande alcoliche sono cancerogene per l'uomo, l'alcol contenuto in qualunque bevanda alcolica, vino, birra, amari, superalcolici cocktail e via dicendo, è cancerogeno per l'uomo e che non esistono quantità consumate, pur moderate , che non siano a rischio, per oltre 200 patologie tra le quali almeno 12 tipi di cancro.

Ed è sul rischio cancro, derivante dal consumo anche moderato di bevande alcoliche, che si è soffermato il rapporto finale e sono stati prodotti i dati interattivi online della IARC, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell'OMS, con dati che confermano le evidenze già pubblicate su The Lancet attraverso valutazioni condotte da gruppi che hanno coinvolto centinaia d’istituzioni di tutela della salute e autorità competenti da tutto il mondo, e confermate per l’Europa dall'Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’alcol aumenta il rischio di cancro, anche 1 bicchiere al giorno rappresenta un rischio in tal senso, che cresce in funzione dell’incremento delle quantità consumate. Si stimano in 740.000 l’anno i casi di cancro evitabili causati anche dal bere moderato, il 4% di tutti i nuovi casi.

L’associazione tra alcol e il rischio sostanzialmente più elevato è stato dimostrato per diverse forme di cancro, sicuramente quelli del canale digerente come quello del colon e del cavo orale, ma anche quello che non ti aspetti: il cancro della mammella nella donna. Già da tempo si cerca di sensibilizzare alla diffusione di un’informazione capillare sull’evidenza che ogni singolo drink aumenta del 6% nella donna il rischio di cancro della mammella che già con il secondo bicchiere vede aumentare del 27% tale rischio anche in funzione della presenza/assenza di recettori per gli estrogeni nel tessuto mammario.

Un’informazione che non passa sui media, non passa nei piani di prevenzione universale, tanto meno nelle strategie di prevenzione oncologica; non passa neppure nelle manifestazioni della società civile e degli utenti che “corrono” per la prevenzione al rosa e, grottescamente, non fa breccia neppure nei contenuti dei messaggi di prevenzione delle associazioni, delle “leghe” che si occupano di prevenzione dei tumori al seno recuperano fondi attraverso la vendita del calice di vino o della bottiglia lì dove, come succede in Italia, non si esprimano esplicitamente a favore del bicchiere moderato, del vino in particolare.

DONNE E ALCOL

E se bere è diventato uno status symbol per molte donne di tutte le età, l'effetto dello sviluppo sociale ed economico ha determinato un sostanziale aumento del consumo di alcol nelle donne secondo un modello di emancipazione che è stato già negativamente sperimentato con il fumo ricalcando il modello di rischio e di consumo maschili, improponibili fisiologicamente per la donna, biologicamente più vulnerabile agli effetti dell’alcol.

Ed è proprio in Paesi come l’Italia e in Europa che si registra un preoccupante, evitabile carico di tumori attribuibili all'aumentato consumo di alcol nelle donne e si verificano i rapporti maschi-femmine più simili dei tassi di cancro attribuibili all'alcol; in numerose realtà, secondo gli ultimi dati, il cancro al seno ha rappresentato negli anni più recenti il principale motore degli alti tassi di incidenza del cancro attribuibili all'alcol tra le donne.

L'aumento del rischio si riscontra comunque, per entrambi i sessi, anche tra i consumatori leggeri a moderati, con consumo fino a due drink al giorno; 1 caso su 7 di tutti i nuovi tumori nel 2020, oltre 100.000 casi in tutto il mondo sono stati causati da consumi ricompresi nei due drink al giorno (ogni drink ha in media 10-12 grammi di alcol, un bicchiere di vino da 125 ml, 330 ml di birra, 40 ml di superalcolico).

GLI EFFETTI NEGATIVI DELL'ALCOL

Sono 10.000 i nuovi casi di cancro causati dall’alcol in Italia tra le Nazioni a maggior diffusione a livello mondiale. A dire il vero, dei 10.000 nuovi casi di cancro causati dall’alcol, almeno 2.000 sono da consumo moderato secondo la IARC e siamo sempre tra le prime Nazioni al mondo per percentuale di nuovi casi di cancro da alcol per diverse malattie non solo del fegato. Se la finalità è voler fare prevenzione del cancro il messaggio è: non esistono quantità di alcol sicure per la salute e non bere è la scelta migliore (OMS, Codice Europeo contro il Cancro). L’alcol danneggia l'organismo e direttamente il DNA delle cellule, anche delle staminali, compromettendo ed impedendo la riparazione del DNA, un danno assolutamente evitabile se si sceglie di limitare il consumo in maniera drastica.

NESSUN CONSUMO DI ALCOL FA BENE

I vantaggi nel non bere sono innumerevoli; il consumo cronico di alcol, anche consumo moderato, ha effetti negativi su tutti gli organi e apparati e si contano oltre 220 malattie totalmente o parzialmente attribuibili all’alcol. La narrazione basata sulle fake news del vino come toccasana per la salute è causa di ostacolo alla corretta prevenzione ed è la stessa OMS che ribadisce che l’industria dell’alcol sta ostacolando il raggiungimento degli obiettivi di salute sostenibili delle Nazioni Unite e contribuisce ad abusare della credulità popolare che genera nel mondo, ogni anno, oltre 3 milioni di morti a causa dell’uso di alcol.

Ed è bene sottolineare "uso" non "eccesso" di alcol perché è oramai acclarato che non esistano quantità “sicure” di consumo di alcol.

POLITICHE CARENTI

Le politiche e gli interventi efficaci per aumentare la consapevolezza pubblica del legame alcol - cancro e ridurre il consumo complessivo di alcol per prevenire il carico dei tumori attribuibili all'alcol sono ancora ben lontane dal rappresentare la norma. Specie in Italia dove settori della produzione si impegnano in proposte di legge che chiedono 13 milioni di euro l’anno per l‘introduzione dell’insegnamento della storia del consumo di vino nelle scuole di ogni ordine e grado, incuranti della Legge 125/2001, del divieto di promozione delle bevande alcoliche ai minori, almeno sino ai 18 anni; incuranti della necessità di prevenzione da assicurare in una fascia di età che si estende sino ai 25 anni, quando il cervello diventa meno vulnerabile agli effetti dell'etanolo.

AGIRE ANCHE SU PREZZI E PROMOZIONE

Con l'aumento del consumo di alcol previsto almeno fino al 2030 in diverse regioni del mondo, è necessario agire per ridurre l'onere evitabile del cancro attribuibile all'alcol. Politiche fiscali collaudate hanno portato a una diminuzione del consumo di alcol da parte della popolazione nell'Europa centrale e orientale e potrebbero essere implementate in altre nazioni che non dispongono ancora di politiche efficaci sull'alcol efficaci basate sui “best buys” dell'OMS che forniscono la base per ridurre la disponibilità fisica ed economica delle bevande alcoliche, per attuare serie politiche dei prezzi e di tassazione, per incrementare il rigore dei controlli sulla pubblicità pervasiva ed aggressiva nei confronti dei giovani: tutte pratiche convenienti ed efficaci per ridurre il consumo di alcol tra la popolazione generale e contribuire ad evitare l'onere grottesco del cancro attribuibile al consumo di alcol. 


                               Tutti i risultati del report “Cancers Attributable to Alcohol” sono disponibili sul sito web https://gco.iarc.fr/causes/alcohol, parte del Cancer Causes subsite del IARC Global Cancer Observatory e integrano i dati sui modelli di consumo di alcol in tutto il mondo dal Sistema Informativo Globale su Alcol e Salute

Post in evidenza

Luigi Veronelli e il prezzo sorgente

    Luigi Veronelli, figura di riferimento nel giornalismo gastronomico e nella cultura del cibo, ha più volte sottolineato l’importanza di ...