martedì 16 maggio 2023

A Giusi Battaglia il riconoscimento di “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale”

                                                                                       NinoSutera

               Nell’ambito dei  festeggiamenti dedicati alla patrona di Sambuca di Sicilia, Maria Santissima dell’Udienza, il Borgo più bello d’Italia, ha  riproposto l’ evento  annuale dedicato alle   “ Minni di Virgini” prodotto De.Co.

A Giusi Battaglia in arte "Giusina in cucina" è stato conferito il riconoscimento di “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale”


                            Il prestigioso  riconoscimento è stato conferito negli anni addietro a Miss Italia 2012 e 2014, a   Giada Bellanca, a Miss Mondo Sicilia 2016, e Natale Giunta, Diego Planeta, Antonio Presti, Linda Pisano.



 

                       Giusi Battaglia nasce a Palermo nel 1976 e, appassionata di comunicazione, si iscrive alla facoltà di Giornalismo e Ufficio Stampa nella sua città natale. Dopo la laurea, nel 2005 si trasferisce a Milano dove trova lavoro e completa la sua “gavetta”. Decide poi di aprire la propria agenzia di comunicazione, con la quale inizia le prime importanti collaborazioni nel campo dello spettacolo, assistendo l’ufficio stampa di personaggi famosi come Benedetta Parodi, Antonino Cannavacciuolo, Enzo Miccio, Ficarra e Picone. Durante la grave pandemia di Covid-19, il settore della comunicazione vive una fase di crisi; Giusina utilizzerà il lockdown per reinventarsi e dedicarsi alla sua vecchia passione: la cucina. Il successo delle sue ricette sui social non passerà inosservato e Gesualdo Vercio, senior programming director di Real Time e Food Network, contatterà Giusi per realizzare un nuovo programma tv con un format inedito, dal taglio intimo, girato in una cucina semplice e senza grosse pretese. Sarà proprio questa atmosfera casalinga la chiave del successo di Giusina in cucina – La Sicilia a tavola, il cooking show in onda su Food Netowrk che renderà Giusi Battaglia nota al grande pubblico, grazie al suo viaggio attraverso le ricette della tradizione palermitana e della sua amata Sicilia.

 Gli ambasciatori dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.



Ogni singolo comune, degli oltre 8.000 sparsi in tutta Italia, possiede un patrimonio concreto che è l'espressione della propria tradizione culturale; affinché questa tradizione, gastronomica in primis, non sparisca sono state ideate, da Luigi Veronelli, le De.Co che così le spiegava:  “Attraverso la De.Co il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.    



  Borghi GeniusLoci De.Co. è  un processo culturale, al francese  “terroir”,   preferiamo il latino “genius loci”, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile. Il percorso di   GeniusLoci De.Co., ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus,  prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza,  che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio.  Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative dei Sindaci lungimiranti    che affermano il loro primato nei territori, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro, il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

Il valore del prodotto identitario,  ed è il caso dei prodotti De.Co. sta nella storia  o nella leggenda  narrante della tradizione identitaria, diversamente si tratta solo un mero prodotto commerciale, (tipico) ottimo, ma senza ne anima, ne storia, senza Genius Loci.  

Illuminante, al riguardo, la definizione che   Luigi Veronelli  ideologo delle De.Co.  ha dato del “genius loci”:   esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”.  Venti anni fa, non potevamo individuare un termine migliore per definire il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.

                Il riconoscimento “Ambasciatore dell’ identità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso  Borghi GeniusLoci De.Co    inserito tra gli esempi virtuosi del - Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e presentato   al Poster Session del Forum Pa di Roma



 

mercoledì 10 maggio 2023

Minna Fest

 

Viaggio nei Borghi GeniusLoci De.Co. Sambuca di Sicilia: le Minni di Virgini


                 Al prodotto "nobile e identitario" è stato attribuito il riconoscimento di Denominazione Comunale, nell’ambito del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. della Libera Università Rurale dei Saperi&dei Sapori Onlus.


 Nell’ambito dei  festeggiamenti dedicati alla patrona di Sambuca di Sicilia, Maria Santissima dell’Udienza,  il comitato della Festa guidato dal  Prof. Salvatore Rinaldo propone  tra le tante iniziative  un evento  destinato a    attrarre a sé i visitatori più golosi: si tratta di un 
Talk show Le Minne di Virgini  un dolce identitario  De.Co.

uno speciale percorso, fatto di gusto, di tradizioni e di storia e leggenda millenaria…

       in programma per domenica 14           maggio, a partire dalle ore  16.00  

 e chiaramente a seguire la  degustazione del prelibato dolce.

La manifestazione intende rinnovare e celebrare il dolce identitario della tradizione di sambucese,  la cui ricetta risale al lontano 1725 quando nel “Collegio di Maria” venne preparata per la prima volta da una suora, suor Virginia della Menna, in occasione del matrimonio del marchese Beccadelli.
Da allora i “seni di vergine”, chiamati così per la forma che rievocano, sono diventati il dolce identitario del Borgo più bello d’Italia e oggi i sambucesi possono vantarsi di essere identificati con un dolce che è inserito tra i prodotti che hanno ricevuto un riconoscimento strettamente collegato al territorio ed alla sua collettività, ovvero la De.Co. (denominazione comunale) Attraverso il percorso borghi GeniuLoci De.Co.

 Al Talk Show  condotto da Giusy Battaglia  

 interverranno

  Leo Ciaccio,Sindaco di Sambuca di Sicilia,

Salvatore Rinaldo, Presidente del comitato dei festeggiamenti in onore di Maria SS. dell’Udienza,

Giuseppe Bivona, Presidente della Libera Università Rurale Saper&Sapor,

Antonella Di Giovanna, Promotrice culturale

Nino Sutera, Funzionario responsabile Osservatorio Neorurale Assessorato regionale all’Agricoltura 

 Al termine
Consegna dei riconoscimenti “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale” e

"Custode dell'Identità Territoriale" del percorso Borghi GeniusLoci De.Co.




                   Luigi Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo, che ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’enogastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori.
                    Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.
                  È una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che è di esempio in un campo, come quello dell’ ElaioEnoGastronomia cioè l’insieme di nozioni relative all’arte culinaria e alla cultura riguardante l'olio, il vino e il buon cibo, verso il quale l’interesse continua a crescere, insieme alle sfide che questo pone.
                   Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., è un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi.
                  Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva. Da qui il nome del percorso.
                        Le De.Co (Denominazione Comunale) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava:  “Attraverso la De.Co il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.
                  La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie,  deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.   
                 Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività. Il percorso innovativo “Borghi Genius Loci De.Co.”, attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata tipicità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.
                    I prodotti agroalimentari e artigianali racchiudono al loro interno tradizione, cultura, valori, conoscenza locale, e, forse la cosa più importante, l’autenticità del loro territorio di origine. La Denominazione Comunale non è un marchio di qualità, ma il biglietto da visita di una comunità, sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare e valorizzare l'identità di un territorio. L’istituzione del Borgo GeniusLoci De.Co., consente l'avvio di una fase di sviluppo endogeno del territorio, dove la propria storia e la propria tradizione diventa la "risorsa" su cui investire il proprio futuro.

                    Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono tuttavia quattro principi, la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità.
                    Aspetti importanti che collocano l’idea dei Borghi GeniusLoci De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Non potendo legare l'azione di forza alla qualità normata dai Reg. comunitari, sta nell'unicità dell'identità l'azione vincente.  

                       Sambuca di Sicilia, borgo più bello d’Italia, meno nota con l’antico nome di Zabut, impostole dall’emiro musulmano che conquistò l’antico casale di Sambucina, è conosciuta per un tradizionale dolce, arrivato fino ai giorni nostri, con l’arcaico appellativo di “Minni di virgini”, seni di vergini.

Questa ghiottoneria è la massima espressione della fantasia dolciaria di queste terre di feudi, i cui retaggi culturali e una morale cattolica, non hanno mai varcato determinati steccati dell’impudicizia.
                  Da quasi 10 anni, al prodotto nobile è stato attribuito il riconoscimento di Denominazione Comunale, nell’Ambito del percorso Borgo GeniusLoci De.Co. della Libera Università Rurale dei Saperi&dei Sapori Onlus
L’invenzione di questo mirabile dolce si deve a una spiritosa suora, alla quale va dato il giusto riconoscimento





Il dolce é legato indissolubilmente alla Sambuca-Zabut del XVIII secolo, e in particolare alla nobile famiglia Beccadelli. Donna Francesca Reggio, divenuta Marchesa di Sambuca per aver sposato Don Giuseppe, in occasione delle nozze dell’unico figlio Pietro, la nobil donna, chiese a Suor Virginia Casale di Rocca Menna, del collegio di Maria, «di mettercela tutta per escogitare le novità assolute nei campi di loro competenza e, tra questi, nel campo della dolciaria».
Nell’anno 1725, la suora creava una della più soave pasta della pasticceria siciliana e di cui lo storico locale Di Giovanni riporta l’espressione della religiosa riguardo alla sua creatura: «Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell’ Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnulazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto porti la dolcezza di questa terra. Insomma un dolce paesano, ma prelibato, fine che susciti nel momento del degusto l’istinto del sentimento, ed elevi al tempo stesso lo spirito».
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, attraverso l’impareggiabile principe Salina, nel suo famosissimo romanzo “il Gattopardo”, farà così commentare quel soave dolce frutto delle magiche “Terre del Gattopardo”, di cui Sambuca, dista pochi chilometri da Palazzo Cutò di Santa Margherita Belice, dove è stato ambientato l’omonimo romanzo: «parfaits rosei, parfaits sciampagna, parfaifs bigi che si sfaldavano scricchiolando quando la spatola li divideva, sviolinature in maggiore delle amarene candite, timbri aciduli degli ananas gialli, e  “trionfi della Gola” col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche “paste delle Vergini». Di queste, Don Fabrizio si chiedeva: «Come mai il Santo Uffizio, quando lo poteva, non pensò a proibire questi dolci?» .
Immaginate cosa avrebbe detto il clericale Principe al cospetto delle siliconate, più o meno note signore, o delle super maggiorate soubrettes, che ai giorni nostri esibiscono orgogliosamente i loro prosperosi seni.
Suor Virginia descrisse gli ingredienti ed il metodo di ottenimento del dolce: «Farina, uova, latte, lievito. Si compone una pinna di pasta tonda come una luna piena; al centro si accumula un po’ di tutto: cose, comunque, che debbo studiare con attenzione: non dovrebbero mancare la zuccata, la crema, l’essenza di garofano e di cannella, qualche pezzo di cioccolato e… quant’altro mi ispirerà il Signore… Vedrà che ci riusciremo a fare un dolce sensitivo».


                      Con una straordinaria meticolosità, gli artigiani pasticceri predispongono gli ingredienti, ma soprattutto, ne curano le forme e le dimensioni.  
                      La parte più difficile del lavoro è la modellatura della “minna”. Con abilità e senso artistico, la pasta, è rigirata tra le mani cercando di farle assumere la forma del seno, operazione non certo facile. Alla fine si definisce il capezzolo che è la parte più complicata del dolce, che deve essere proporzionato e marcatamente ben evidenziato. L’ultima “palpeggiata” e “ i Minni di virgini” sono pronte, non resta altro che farle rassodare attraverso l’infornatura.
                      Minne, che non sfuggirono all’attenzione del noto medico e docente di chimica all’Università di Palermo: l’Abate Giuseppe Meli, che nel Settecento produsse –  scrutamdo all’interno delle grate –  un meraviglioso inno, intitolato: “Li cosi duci di li batii”, dove elenca ben 21 Conventi evidenziandone la specialità dolciaria prodotta nell’ illuministica Palermo. Delle minne a detta del Meli erano specialiste le suorine, manco a farlo apposta, del monatero delle Vergini ubicato in Via Venezia: Di li Virgini poi su’ li beddi minni / Quantu eccellenti su’, tutti lu sannu. / Saluti a cui ci spenni li su nninni / Cui nu’ ni mancia ci venga un malanni!/ lu pri una sula acchianirria a Tintinni/ O starna dintra carzaratu un annui/ Biniditta la mamma chi li vinni / Binidditi ddi mami chi li fannu. (Traduzione: Delle Vergini poi sono i bei seni. Quanto eccellenti sono, tutti lo sanno. Salute a chi spende i suoi spiccioli A chi non ne mangia ci venga un malanno Io per una sola salirei sulla cuccagna O starei dentro incarcerato per un anno! Benedetta la madre che le vende Benedette le mani che le fanno).

Come si preparano i Minni di virgini

Tempo di esecuzione: 2 ore e 30 minuti
Ingredienti:
Per la pasta: Farina 400 g di farina doppio zero, in passato si usava la farina di grano di Maiorca, zucchero150 gr. di zucchero, 150 gr. di strutto, latte, uovo, vaniglia.
Per il ripieno: crema di latte, zuccata, scaglie di  cioccolato fondente, essenza di fiori di garofano e cannella.
Per la glassa: zucchero a velo, succo di limone, acqua.
Decorazione:  “diavolina”, palline colorate.

Preparazione della pasta
Setacciate la farina ed amalgamatela con lo strutto, quindi, disponetela a conca e aggiungete lo zucchero, l’uovo, la vaniglia ed il latte necessario.
Create un impasto omogeneo e consistente e avvolgetelo in una pellicola lasciandolo riposare per circa due ore.
In seguito, stendete la pasta a sfoglie di circa 5 mm di spessore e ricavate dei dischetti di circa 10 cm di diametro; ponete la pasta negli stampini a coppetta e riempite la cavità con la crema di latte, mentre nella parte superiore porrete la zuccata mista alle scaglie di cioccolato. Sovrapponete i dischetti, in precedenza preparati, e sigillate bene i bordi, quindi, poneteli in una teglia da forno. Spennellate la superficie con albume, leggermente battuto, e infornate a 200 °C per circa 20 minuti.
Sciogliete lo zucchero a velo con succo di limone e un po’ d’ acqua; con una frusta miscelate il composto fino ad ottenere una crema liscia e abbastanza densa. Spennellate le paste già fredde con la glassa e decorate con una pioggia di diavolina. Prima di servire fateli asciugare.











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