venerdì 25 agosto 2023
Granieri “Custode dell’Identità Territoriale"
mercoledì 9 agosto 2023
Ballo del Gattopardo
Francesco Bonomo “Custode dell’identità territoriale” già campione mondiale al Cous Cous Fest 2019, “Miglior Cous Cous premio giuria popolare” campione regionale “Cous Cous World ChampionShip”, solo per citare alcuni premi conseguiti dallo giovane Chef.
In occasione della XVIII edizione del Premio Tomasi e il Festival Gattopardiano lo Chef ha elaborato, presentato e donato alla Città un piatto da lui creato nel pieno rispetto della tradizione culinaria "Ballo del Gattopardo"
Il percorso GeniusLoci De.Co., prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento.
I Custodi dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari. In questo percorso , chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale, nel contesto del percorso elaborato dalla Lurss.Onlus.
martedì 8 agosto 2023
La Tavola del Gattopardo Ambasciatore dell'Identità Territoriale
Nella città del Gattopardo si svolge da 18 anni un evento internazionale culturale e di promozione dell'identità territoriale.
Santa Margherita Belice, ha adottato con delibera di giunta, il percorso Borgo GeniusLoci De.Co. un percorso culturale, composto da 12 steps
Il comune ha iniziato con la valorizzazione delle Siringate, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina"
Con la venuta degli Spagnoli in Sicilia, nel 1516 con re Carlo V
d’Asburgo, il settore culinario e dolciario si arricchì di nuovi prodotti tra i
quali i famosi Churros (siringate) che in Sicilia, non
riscossero la medesima popolarità che avevano ed hanno nei paesi di lingua
spagnola, dovuto, penso, al nostro largo uso di cannoli, cassatelle e sfingi,
portati in Sicilia dagli Arabi,
I churros e le siringate
di Santa Margherita di Belìce sono simili nella forma e nel colore ma diversi
nella sostanza: i primi sono fatti, in ordine di quantità, di acqua, farina,
burro, uova, zucchero e sale; i secondi, di ricotta, farina, miele,
zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia grattugiata.
Raccontano gli anziani del paese che a fare
le prime siringate di ricotta fu la moglie di un pastore Margheritese, che
viveva nel lontano feudo Meccina col marito e la loro numerosa prole.
In estate le pecore, come è noto, producono
poco latte e di conseguenza i pastori ottengono limitati quantitativi di
ricotta; a quei tempi non esistevano frigoriferi e l’unico metodo di
conservazione della ricotta consisteva nel salarla ed esporla al sole. Quanto
il curatolo raggiungeva una consistente quantità di ricotta salata andava in
paese a venderla.
Un giorno la donna, vedendo il marito
immergere il formaggio appena fatto nel siero bollente per non guastarsi, pensò
di mettere la ricotta nell’olio bollente ottenendo un dolce che piacque ai suoi
figli, e, soprattutto, si conservava bene per alcuni giorni. Poi per migliorare
la cottura, fece dei cilindretti adoperando l’imbuto di latta con cui il marito
durante l’inverno faceva la salsiccia. A poco a poco, aggiunse altri
ingredienti ottenendo, infine, una vera prelibatezza.
Un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni
Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri la quale amava trascorrere
diversi mesi all’anno nel suo sontuoso palazzo di Santa Margherita di Belice,
si trovò a passare per quella masseria, dopo un’estenuante battuta di caccia
con i suoi amici.
La moglie del pastore molto imbarazzata non
sapeva cosa offrire a quel nobile signore che, fra l’altro, era anche il
proprietario del feudo e degli armenti. Prese del pane appena sfornato, lo
condì con olio, sarde, vastedda ed origano; infine, alquanto timorosa, prese un
canestro colmo di siringate e gliele porse.
Don Lucio e i suoi amici, credendo che
fossero i comuni churros, ne presero qualcuno per non essere
scortesi, ma appena li assaggiarono, una dopo l’altra le finirono tutte. Il
conte prima di ripartire invitò la donna a recarsi a casa sua per insegnare
alla loro cuoca a fare quei dolcetti tanto squisiti.
Anche alla principessa Giovanna le
siringate di ricotta piacquero tanto, così cominciò ad offrirle a tutte le sue
amiche che andavano a trovarla; e durante il carnevale interi vassoi di
siringate erano offerti a tutte le maschere che andavano a ballare nel suo
palazzo.
In breve quei gustosi dolcetti che
piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice
era trattata da tutti come una regina, divennero popolari non solo tra le
famiglie abbienti ma tra tutti i Margheritesi.
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