sabato 25 giugno 2022

La pasta reale di Mistretta

 di Pietro Ficarra

                   La pasta reale, o pasta di mandorle, con cui si modellano varie e ammirate forme di dolci è diffusa ovunque sui Nebrodi così come in tutta la Sicilia, ed è ormai anch'essa ampiamente esportata come gli arancini e i cannoli. Il massimo della sua espressione creativa però si raggiunge a parer mio, in tutta la Sicilia, con la pasta reale di Mistretta, i più tipici dolci amastratini, che sembrano vere e proprie sculture di marmo in miniatura. Non me ne vogliano gli artigiani dalle cui mani escono mirabili forme come gli agnelli pasquali o la frutta martorana ma i dolci amastratini sembrano vere e proprie sculture di marmo in miniatura e per questo possono ergersi a simbolo dell'intera (e vasta) dolciaria nebroidea. Pasta di zucchero e mandorle (con l'aggiunta di uova, sugna e farina) che viene cotta dopo essere stata modellata con fantasia in forma di canestrelli di fiori e di frutti, rose, e quant'altro può prendere spunto dagli ornamenti che decorano le chiese e le case della città.

 

Non si stenta a comprendere come ovunque si ritrovino notizie del passato su questo che è il dolce più tipico di Mistretta e che, fin dall'Ottocento almeno, era considerato un must per palati raffinati, destinato ai momenti più importanti, come offerta, ad esempio, della famiglia della sposa nelle feste di fidanzamento. I dolci vengono presentati alla fine su una base di pasta frolla e il colore bianco è dovuto alla rapida cottura nel forno, spesso accentuato dallo zucchero a velo sparso sopra, anche se, innovando, oggi si possono trovare anche colorati.                Questi ultimi, variante più recente, non sono meno belli a vedersi di quelli tradizionali, ma è una gioia per gli occhi, prima ancora del risultato finale, soprattutto vederli modellare dal vivo prima di mangiarli: una pratica che insieme all'acquolina in bocca merita ogni possibile attenzione. Non a caso ho scelto come immagine di copertina del libro sulla cucina e la gastronomia dei Nebrodi le abili mani di un laboratorio della cittadina nebroidea mentre modellano la pasta reale per ricavarne una rosa.

            Le  foto cristallizano la  bravura di Angela Cristia della

Pasticceria Dolci Tentazioni di Mistretta creatrice delle belle forme.









sabato 18 giugno 2022

Granita siciliana, a Oliveri nasce una scuola dedicata

 

 Al via i primi corsi a cura di Maestri gelatieri

 

Marianna La Barbera

Una scuola dedicata alla granita siciliana, per apprendere da Maestri rinomati in tutto il mondo l’arte della preparazione di uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione siciliana.
A Oliveri, in provincia di Messina, prendono il via i primi corsi rivolti a gelatieri professionisti, ma anche ad apprendisti desiderosi di intraprendere una professione affascinante, che mescola gusto, tradizione e cultura.

 


All’opera, dodici allievi sotto la guida di tre gelatieri, fra i più affermati d’Italia.
Ovvero, i fratelli Vincenzo e Alessandro Squatrito coadiuvati da Pietro Di Noto che, di fatto, apriranno la prima scuola di granita siciliana nel territorio isolano.
L’inaugurazione è fissata per le 18:00 di domenica 26 giugno, in via Gaspare Amodeo 31, negli spazi della gelateria “Ritrovo Orchidea” a Oliveri, nel territorio dei Nebrodi. 
Un’esperienza sensoriale che si preannuncia come un trionfo di sapori e colori, e che racconterà uno degli aspetti più interessanti della Sicilia dolciaria.
Protagonista assoluto, il genio dei tre imprenditori del gusto che, nel corso della loro vita professionale, hanno contribuito in modo determinante a promuovere l’eccellenza del made in Sicily in Italia e nello scenario gastronomico internazionale. 
 

Più di venti tra granite tradizionali , alla frutta e gourmet, saranno realizzate nella giornata del 26 giugno. 
I corsi, tra teoria e pratica, avranno una durata media di due giorni.

Tra le proposte più innovative, ci sono alcune particolarità: la granita alla sangria, al pomodoro e al basilico, la granita al melograno e, ancora, ai funghi, al fico d’India e al tartufo, allo champagne e al caviale nella categoria gourmet.
Senza dimenticare la granita all’acqua di mare, punta di diamante e cavallo di battaglia della produzione del gelatiere di Castel di Tusa, luogo in cui vive e lavora abitualmente.  

In programma, nel periodo autunnale, ci sono altri appuntamenti.
Il primo, ancora a Oliveri, nei giorni 14 e 15 ottobre.
Il secondo, a Roma, il 24 e 25 dello stesso mese, sotto la guida del Maestro Pietro Di Noto, titolare di una gelateria nella centralissima piazza Colonna della capitale.

Sono circa cinquanta, invece, le granite che è sempre possibile gustare a Oliveri, al “Ritrovo “Orchidea”, di proprietà dei fratelli Squatrito.
Alcune, ormai, sono veri e propri “must”: oltre al melograno, la pesca, la malvasia, i gelsi e i frutti di bosco. 
Piccoli capolavori artigianali preparati con ingredienti qualitativamente eccellenti, freschissimi e a chilometro zero, lavorati nel laboratorio locale.
Di particolare interesse, la preparazione delle granite alle mandorle, alle nocciole o al cioccolato.

La base si ottiene realizzando la pasta nel piccolo mulino a pietra, dove avviene la frantumazione e la trasformazione di nocciole e mandorle.
Anche il cacao viene lavorato, fino a ricavarne una pasta morbida che, in una fase successiva, viene pastorizzata.
L’obiettivo dichiarato dei corsi è divulgare la conoscenza della vera granita, portandola in giro per il mondo, offrendole una ribalta pari a quella di prodotti celeberrimi quali gli spaghetti, il parmigiano, la pizza e la mozzarella.
“Solamente così- spiega Alessandro Squatrito – sarà possibile salvaguardare la granita più antica, realizzata con un metodo di lavorazione tramandatoci dai nostri avi”.
“L’idea di creare una scuola per far conoscere l’autentica granita siciliana – prosegue – nasce dalla consapevolezza che il prodotto è stato più volte lavorato da mani poco esperte di gelatieri occasionali, facendone perdere così le caratteristiche iniziali”.
“Da quando abbiamo aperto la nostra gelateria a Oliveri – precisa il Maestro – abbiamo vinto più di cinquanta premi nazionali e internazionali”.
I due fratelli, infatti, sono i promotori per eccellenza del gelato nel mondo, con particolare attenzione rivolta alla “stracciatella di Bergamo”.
Tanti i primi premi ricevuti, inoltre, per i gusti al pistacchio, alla nocciola e al cioccolato.
“Abbiamo portato –racconta – la nostra cultura della granite in molte regioni d’Italia con grandi risultati, ma anche in Olanda e in Germania”.
“Questo è solo il primo passo – conclude -  non ci fermeremo perché la granita siciliana nel mondo rappresenta la nostra cultura e le nostra radici”.

La storia professionale di Alessandro e Vincenzo Squatrito è ricca di prestigiosi traguardi.
Tra riconoscimenti più significativi ricevuti dai due artigiani, figura il premio dell’Associazione Italiana Gelatieri a Rimini per il gelato al pistacchio.
Nel 2015, inoltre, i fratelli Squatrito sono stati insigniti dell’Oscar del Gelato a Marina di Carrara.

Nel 2022 è arrivata la consacrazione dell’autorevole “Gambero Rosso”, che li ha premiati con due coni.
Grandi successi e riconoscimenti anche per Pietro Di Noto, da anni ambasciatore del gelato italiano all’estero.
Proprio viaggiando per le multinazionali, trent’anni addietro si è appassionato alla produzione del gelato e ne ha fatto uno degli scopi più importanti della sua vita.
Frequente ospite di trasmissioni televisive della RAI, ha ricevuto innumerevoli attestazioni di stima, anche in ambito internazionale.
Nel 2019, la Confcommercio di Messina lo ha insignito di un premio, omaggiandone bravura e notorietà.
Senza dimenticare che il Maestro Pietro Di Noto è autore di ben cinque brevetti.
L’ultimo, “Ice Gelina 2”, è una vaschetta di cartone biodegradabile per il trasporto dei surgelati, riutilizzabile e con un’autonomia di sei ore.
“Ice Gelina” si è rivelato una vera e propria rivoluzione per il settore del trasporto dei surgelati, contribuendo alla vendita online e riducendo il rischio e l’impatto ambientale.
Proprio per i suoi brevetti, ha ricevuto a Catania il Premio “Genio di Sicilia”.
A Bruxelles, inoltre, si è classificato primo nell’ambito di una selezione di oltre duemilacinquecento partecipanti tra pasticceri, gelatieri e chefs, ottenendo il “Taste Award” con il gelato “Maciste Nutraceutico”, senza zucchero ai fiori d’arancio.  


Marianna La Barbera

Giornalista professionista, Marianna La Barbera, alla fine degli anni Novanta, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia e con alcune emittenti televisive quali TGS e TRM. Negli stessi anni, scrive per alcuni quotidiani e periodici come "Sicilia Tempo", "Centonove" e la rivista "Palermo", quest’ultima organo di informazione dell'allora Provincia Regionale. Attualmente, cura l'informazione per una sigla sindacale ed è responsabile di alcuni 'uffici stampa per enti pubblici e privati. Inoltre, ha diretto periodici, prevalentemente economici, quali "APMI News" organo ufficiale dell'Associazione Piccole e Medie Imprese.



giovedì 9 giugno 2022

Pa Social day

 

Conclusa la V edizione del Pa Social day  a Capo d’Orlando

 

Sara la Rosa

 

 

 “Il gusto di comunicare sui social media. Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo”, questo il tema individuato dalla delegazione siciliana di  Pa Social che, presso i locali del Porto di Capod’Orlando, ha realizzato un convegno sul cibo, nella tappa regionale dedicata alla divulgazione dei temi della comunicazione e informazione digitale, svoltasi in contemporanea in 19 città italiane.

L'evento si è avvalso del patrocinio della Regione Siciliana, dei Comuni di Capo D'Orlando, di Bagheria e del Marina di Capo D'Orlando ed è stato accreditato dall’Ordine dei Giornalisti quale evento formativo. 

Ad aprire il dibattito è stato l'intervento di Marcello Proietto Di Silvestro, presidente di Ristoworld Italia, che ha evidenziato come un'adeguata comunicazione relativa al cibo renda più semplice la diffusione di corretti stili di vita.  



Lucia Lauro, assistente sociale e Organization manager di “Cotti in fragranza”, ha raccontato l'esperienza del laboratorio di cucina dell'istituto penitenziario Malaspina di Palermo, che grazie al web e ai social media esporta biscotti e prodotti da forno fino in Belgio, insegnando ai ragazzi un mestiere e quindi assicurando loro una possibilità di riscatto e di reinserimento all'interno della società.  

Con Salvo Scaduto, direttore di Allfoodsicily.it, si è affrontato il legame che può innestarsi tra cibo e cultura, e di come la comunicazione possa incentivare il consumo d'arte. Un'idea già sperimentata all'estero e che è stata realizzata recentemente all'interno del museo Guttuso di Bagheria con l'inserimento di un ristorante gourmet. 

Il cibo racconta molto dell'identità di un luogo eppure, come ha spiegato Maria D'Amico, presidente di Amici della Terra club Nebrodi Onlus e responsabile del progetto Sicilia Tropicale,  la Sicilia seguendo la linea dei cambiamenti climatici ha introdotto negli ultimi anni nuove coltivazioni di frutti tropicali come mango e avocado, arricchendo - senza svilirla - la propria identità culinaria. 

Canzio Marcello Orlando, dell'agenzia di comunicazione Feedback di Palermo, e tra gli organizzatori del Cous Cous fest di San Vito Lo Capo, ha raccontato come il cibo possa diventare un attrattore turistico e uno strumento di marketing territoriale attirando ogni anno in Sicilia migliaia di visitatori da tutto il mondo. La comunicazione digitale in questo caso ha consentito di trasformare una manifestazione, inizialmente locale, in una storia di successo internazionale. 

Ma intorno al cibo è possibile anche creare una comunità eterogenea e porre le basi per una reale integrazione sociale tra popoli e religioni diverse. A dimostrarlo è l'esperienza di Moltivolti, il ristorante multietnico nato nel 2014 a Ballarò, quartiere popolare di Palermo in cui, come ha spiegato il co fondatore Claudio Arestivo, convivono 15 nazionalità e si parlano circa 25 lingue.

In chiusura con l'intervento di Caterina Lo Casto, food writer specializzata in storia e cultura dell’alimentazione, si è parlato  di come una corretta  comunicazione sul cibo e una produzione responsabile contribuisca al processo di sostenibilità ambientale, mentre Simona Bartolozzi, referente alla comunicazione e marketing di Digital Smart Academy, ha analizzato il ruolo della digitalizzazione nel processo di efficientamento e innovazione della filiera agroalimentare.

Al termine del convegno, dalla splendida terrazza del Marina di Capo D'Orlando il coordinamento regionale ha partecipato alla diretta nazionale sui canali di Pa Social. 

I lavori  sono stati coordinati da Sara La Rosa, giornalista e socia di Pa Social, che ha fortemente voluto l’evento a Capo d’Orlando consapevole delle potenzialità della cittadina, e dai coordinatori regionali Marina Mancini e Gianluca Caltanissetta.

La registrazione integrale del convegno è disponibile al seguente link.






Da oltre 20 anni nel settore della comunicazione istituzionale della P.A., con esperienze diversificate presso strutture pubblico/private. Ha inoltre collaborato con il Formez per progetti di sviluppo locale.

Presso il Parco fluviale dell’Alcantara, dove ha prestato servizio per circa 12 anni, ha provveduto a strutturare il settore della comunicazione e dell'educazione ambientale. Diventa giornalista riconoscendo esigenza di comunicazione e trasparenza delle P.A.

Dal 2015 è responsabile della Comunicazione Istituzionale del Parco dei Nebrodi.

Autrice del saggio “Verso una nuova comunicazione del territorio – da Geo & Geo a Facebook e Youtube”,edizioni La Zisa, anno 2015, ha partecipato a numerosi convegni e seminari nonchè docenze su comunicazione, marketing territoriale e organizzazione eventi.

Fa parte della delegazione Siciliana di PA Social, la prima Associazione dedicata alla comunicazione e informazione digitale in Italia.



 

lunedì 6 giugno 2022

Se fossi pane….

 

Se fossi pane….

Il rapporto di Leonardo Sciascia e il cibo principe della dieta mediterranea

 

“ Il pane per i siciliani è l’essenza della civiltà e dell’economia agricola e il simbolo dell’interazione tra la società e la storia: testimonianza continua dei contrasti e delle sofferenze di un popolo che da questa parte del mediterraneo ha saputo mantenere un rapporto di grande intimità con la terra”.

 

 

di Lillo Alaimo Di Loro

 

 «Il rapporto con il pane era normale, non ne andava particolarmente ghiotto e non ricordo si lamentasse della sua qualità. Gli piaceva il pane casereccio, con una crosta robusta. Amava le fuazze e le unchiatedde, condite con olio, pecorino e acciuga. La unchiatedda non sempre riesce

alla perfezione».

Leonardo Sciascia non si lamentava della qualità del pane, con cui aveva un rapporto semplice e naturale. Questa è forse l’espressione più rasserenante di tutta questa nostra riflessione sul cibo. Il pane siciliano è un pane molto dolce, saporito, profumato. È veramente difficile lamentarsene, come è altrettanto difficile riuscire a produrre un pane non all’altezza della sua fama. La qualità delle farine siciliane è stata da sempre eccezionale, forte delle proprietà eccellenti della materia prima. Il grano duro delle varietà antiche Russello, Perciasacchi, Tumminia, o il tenero Maiorca, tra i più noti. Ma la lista dei grani antichi siciliani è lunghissima, figli della “selezione massale” operata direttamente dai contadini, in una regione che è in effetti un piccolo continente per variabilità di clima e di terreno. Terra vocata al grano per eccellenza, tanto che lo stesso Diodoro Siculo, storico siceliota nato ad Agira in provincia di Enna, nel 90 a.C. autore della prima, monumentale enciclopedia della storia, la Bibliotheca historica, sosteneva che il grano in Sicilia fosse esistito da sempre, in contrasto con quanti, già allora, ritenevano che fosse stato

invece introdotto dai greci, a cui i semi erano stati donati direttamente dalla dea Demetra per ricambiare l’ospitalità ricevuta sulla terra.

Il pane per i siciliani è l’essenza della civiltà e dell’economia agricola e il simbolo dell’interazione tra la società e la storia: testimonianza continua dei contrasti e delle sofferenze di un popolo che da questa parte del mediterraneo ha saputo mantenere un rapporto di grande intimità con la terra.

Quando si parla di cibo, nel senso di sostantivo maschile che indica tutto ciò che può essere mangiato per nutrire l’organismo, ci si riferisce spesso al pane. Il pane diventa il simbolo dell’essenziale, imprescindibile elemento della vita stessa. Almeno nella vasta area mediterranea di cui la Sicilia è il centro, il pane di grano duro, e non la polenta di mais o il riso oppure le patate e i crauti, assume un preciso valore di connotazione territoriale, là dove la demarcazione geografica è culturale.

Leonardo Sciascia, soprattutto nella prima fase della sua produzione letteraria, fa larghissimo uso della parola pane. Lo vediamo ne Le parrocchie di Regalpetra dove nelle pagine introduttive ci riferisce di una irritata conversazione sul tema dell’orgoglio, avuta con un suo parente.

Siamo nella “Regalpetra” degli anni cinquanta. Questo suo parente si lamentava del fatto che “i timidi miglioramenti” della condizione sociale degli umili nel secondo dopoguerra istigavano una sorta di “orgoglio di uguaglianza”, che poneva, tra l’altro, i primi deboli limiti allo sfruttamento e alla disponibilità di manodopera a buon prezzo. O meglio a prezzo da fame.

«Questo c’è di nuovo: l’orgoglio; e l’orgoglio maschera la miseria, le ragazze figlie di braccianti e di salinari passeggiano la domenica vestite da non sfigurare accanto alle figlie dei galantuomini, e i galantuomini commentano - guardate come vestono, il pane di bocca si levano per vestire così -; e io penso - bene, questo è forse un principio, comunque si cominci l’importante è cominciare».

E la parola pane, come cibo, necessario nutrimento per la vita, figura ben 35 volte ne Le parrocchie di Regalpetra, in altrettanti contesti che descrivono una condizione di disagio, povertà, sofferenza, sempre a indicare l’assenza, il bisogno di averne abbastanza per potere svolgere una condizione di vita normale, dignitosa. Concetto che anche un altro grande personaggio del secolo scorso ha sviluppato con poetica enfasi, Ignazio Buttitta. Nel descrivere la ragione per cui tanti siciliani dopo il secondo dopoguerra, stremati dalla povertà, intrapresero la strada dell’emigrazione, in quel contesto vissuta come condizione di estrema umiliazione e sconfitta, in una delle sue poesie, L’emigranti ripartono, sintetizza splendidamente nell’assenza del pane la ragione dell’andare “in terra straniera”:

«Oh terra mia d’aranci/ d’aranci e di canzuni/ u latti mi lu dasti/ ma pani un mi nni duni».

E ancora il pane che in più momenti si intreccia con la storia della Sicilia sapendo essere espressione di stoica sopportazione come di irruente violenza, quando il retroterra di disagio sociale culmina nella fame e anima le “rivolte del pane”, troppo spesso strumentalizzate negli esiti da registi occulti che finiscono con trarne nuovi privilegi e nuovo potere. Basta ricordare la rivolta del pane del 1647a Palermo, per il “caro pane” conseguente alla municipalizzazione; la rivolta del 1673 a Messina, per analoghi motivi; La rivolta del Sette e mezzo, nel 1866 a Palermo, ancora una volta a causa dell’aumento del costo del pane e dell’introduzione del “macinato”, tassa sulla farina imposta dal governo centrale (per coprire i costi della guerra contro gli austriaci). Infine, il 19 ottobre del 1944, a Palermo davanti al palazzo Comitini, allora sede della prefettura, una protesta pacifica di gente che chiedeva pane,lavoro e libertà, diede luogo di fatto alla prima strage di stato della storia nazionale, con 24 vittime e 158 feriti, tra i popolani affamati.

Ma Leonardo Sciascia con il pane aveva un rapporto sereno. Ed anche il cibo nell’ultima fase della produzione letteraria figura sempre più come elemento del buon vivere e non come strumento di sopravvivenza. Segno che qualcosa stava cambiando. Lui ne mangiava con gusto, quanto basta per accompagnare companatico e cibi che il suo raffinato palato gradiva e che la sua lucida cultura europea consentiva di scegliere ed apprezzare.

 


Da  La “ragione” del cibo - Leonardo Sciascia a tavola  -   di Lillo Alaimo Di loro

 

sabato 4 giugno 2022

“Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo”

 “Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo”

 https://www.facebook.com/marinamancini/videos/518078260100985 

Il tema del PA Social Day Siciliano. Martedì 7 giugno 2022 ore 10.00 Marina di Capo D'Orlando Capo D'Orlando ME, 03.06.2022 – “Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo” è questo il tema del Pa Social day edizione Siciliana, che si terrà martedì 7 giugno a partire dalle ore 10 a Capo D'Orlando (Me). L'evento rientra tra quelli organizzati dai coordinamenti regionali dell'associazione italiana di comunicazione digitale PA Social che si occupa di chat, web, social network ed intelligenza artificiale e che proporrà una lunga maratona live su Facebook, LinkedIn, YouTube, Twitch di PA Social, oltre ad aggiornamenti costanti sui principali social con hashtag #pasocial da 19 città, a partire dalle 9 sino alle 19. Nella quinta edizione del Pa Social day la Sicilia proporrà un convegno patrocinato dalla Regione Siciliana attraverso l'assessorato al Turismo, dai Comuni di Capo D'Orlando e Bagheria e dal Marina di Capo D'Orlando. L'evento rappresenta anche un'occasione di formazione per i giornalisti, in particolare per chi si occupa di enogastronomia, inserito in piattaforma ODG per la formazione con 3 crediti. Dopo i saluti istituzionali dell'assessore regionale al Turismo Manlio Messina, del Sindaco Capo d’Orlando, Franco Ingrillì, dell'assessore al Turismo del Comune di Bagheria Provvidenza Tripoli, del Presidente Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza e del Presidente di Capo d’Orlando Marina Cosimo Giuliano e del Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia Tiziana Caruso, presentati dal coordinatore regionale di Pa Social Rosario Gullotta. Si entrerà nel vivo delle relazioni dedicate ai diversi modi di comunicare attraverso il cibo, con focus su specifiche tematiche. Per il rapporto tra Cibo e Salute e la comunicazione per diffondere corretti stili di vita interverrà Marcello Proietto Di Silvestro, Presidente di Ristoworld Italia che proporrà una relazione su “Il ruolo dell’alimentazione stagionale e di qualità come strumento nella lotta antispreco e icona delle attività di riscatto sociale”; su Cibo e legalità la comunicazione per promuovere il reinserimento sociale interverranno con un video messaggio Lucia Lauro, Organization manager di “Cotti in fragranza”, laboratorio di cucina presso l'istituto penitenziario Malaspina di Palermo. Per Cibo e cultura la comunicazione per incentivare il consumo d'arte interverrà il giornalista Salvo Scaduto, direttore di Allfoodsicily.it, che illustrerà l'idea di un ristorante gourmet all'interno del museo Guttuso di Bagheria; Cibo e identità è il tema che trattterà Maria D'Amico, presidente di Amici della Terra club Nebrodi Onlus – responsabile del progetto Sicilia Tropicale, il Cibo e il turismo sarà il tema trattato nel suo video intervento da Canzio Marcello Orlando co-Founder, partner e Ceo FEEDBACK s.r.l., docente a contratto Università degli Studi di Palermo, che illustrerà il caso del Cous Cous fest, Cibo e comunità la comunicazione per creare integrazione tra i popoli è il tema del video messaggio di Claudio Arestivo cofondatore di Moltivolti che illustrerà l'esperienza di un ristorante multiculturale di Ballarò quartiere popolare di Palermo che intorno al cibo ha saputo creare una comunità, integrando persone e storie di diversa nazionalità. E ancora Cibo e sostenibilità è l'argomento oggetto della relazione di Caterina Lo Casto food writer specializzata in storia e cultura dell’alimentazione, ed infine Cibo e tecnologia la digitalizzazione della filiera agroalimentare è il tema che verrà affrontato da Simona Bartolozzi referente alla comunicazione e marketing di Digital Smart Academy. A coordinare i lavori Sara La Rosa giornalista e socia Pa Social Sicilia e Marina Mancini coordinatrice regionale di PA Social e segretario nazionale del GUS gruppo uffici stampa.

 

Ma l'edizione siciliana del Pa Social Day non finisce qui: non si può parlare di cibo senza assaggiarlo. Al Pa Social day saranno presenti anche degli chef che oltre ad illustrare e far assaggiare i loro piatti parleranno del rapporto con la la comunicazione social per promuovere la loro attività: si tratta della Pastry chef e docente formatrice Carmen Gambino di Ristoworld Italy, di Mauro Aiello di Fratelli Aiello meat and cooker e di Claudia Lo Presti responsabile punto vendita d Anciova Pizza & Putia. A coordinare la presentazione degli chef Gianluca Caltanissetta coordinatore Pa Social Sicilia. Oltre ai patrocini già indicati sono media partner dell'evento: la testata on line AllFood Sicily, Indelebili Communication, Ristoworld Notizie, sponsor: Morosito Caffè, la torrefazione siciliana che per prima investe nel metaverso.


Sara la Rosa


 

giovedì 2 giugno 2022

Pasta con le sarde

 di  Pietro Ficarra

A diverse preparazioni frequenti della cucina locale nebroidea non è possibile attribuire esclusive o primogeniture ma influenze e derivazioni per via di qualche alimento o forma caratterizzante, come ad esempio accade per la pasta con le sarde, che da queste parti è un piatto abituale e che segue soprattutto la versione messinese, rossa di pomodoro. 


 

Essa non è frequente solo nelle comunità che si affacciano sul mare ma anche in tutte quelle dove il pesce azzurro riusciva già un tempo ad arrivare fresco ogni giorno – l'unico una volta, pescato lungo la costa con le tecniche più tradizionali - magari in cassette legate dietro la lambretta du pisciaru. Il pesce azzurro, che era ed è sicuramente il prodotto principale della quotidiana fatica degli ormai non molti pescatori della zona, continua del resto ad averle un ruolo di rilievo in cucina. Anche sui Nebrodi, come in molte località siciliane, la più classica delle nostre pastasciutte di mare, la pasta con le sarde, si prepara ovunque, e qui segue per lo più appunto la versione messinese, accompagnata sempre dall'immancabile finocchio selvatico ma che preferisce quindi l'accostamento col pomodoro, piuttosto che la versione in bianco con l'uva passa, i pinoli, ecc., e vuole le sarde fritte, prima dell'abbinamento piuttosto che aggiunte al soffritto. In ogni caso, come sarà a tutti noto, essa non è ormai solo un piatto tradizionale della cucina siciliana ma anche una forte presenza mediatica internazionale, vero simbolo della cucina di mare dell'Isola. La versione colorata di rosso, quanto meno con l'estratto, differenziandosi in ciò dalla versione in bianco è probabilmente minoritaria in Sicilia ma si addentra anche in aree interne di altre provincie: si ritrova infatti in diverse altre aree, e non solo in quelle contigue del Catanese e della Sicilia orientale, ma ad esempio anche in alcune località sicane delle palermitane valli del Torto e dei Feudi. 

In entrambe le versioni occorre lessare nell'acqua di cottura della pasta, che va tenuta da parte, un bel mazzetto di tenere fronde e guaine di finocchi selvatici (per chi non potesse raccoglierseli da sé, oggi si trovano in vendita ovunque, anche al Nord). Nella versione alla messinese – le modalità di preparazione hanno molte varianti personali, ma possono essere condensate in quelle più canoniche - occorre preparare nel frattempo una classica e buona salsa di pomodoro, magari con l'ortaggio fresco ma in ogni caso molto semplice, e friggere le sarde (quante ne vuole la gola). Le sarde fritte vanno diliscate e private delle code e poi spezzettate grossolanamente, ma alcune, che serviranno a decorazione del piatto, possono essere fritte aperte a libro e lasciate riposare. Nella salsa di pomodoro preparata a piacere si fanno insaporire a fuoco dolce le fronde e le guaine dei finocchi lessati, ben tritati, fino ad amalgamare per bene i sapori. Nell'acqua di lessatura dei finocchi si mette a cottura la pasta – meglio lunga, ottimi i bucatini - che poi si condisce con il sugo di pomodoro e con le sarde spezzettate, non senza aver prima aggiunto una manciata di finocchietto fresco tritato ottenuto con le parti più tenere che si avrà avuto cura di mettere da parte prima di lessare il resto. È meglio servire la pasta molto calda, guarnita con qualcuna delle sarde fritte lasciate intatte. Non manca chi preferisce insaporire le sarde fritte a fine cottura nella salsa, amalgamandole ad essa sul o fuori dal fuoco, e chi le aggiunge direttamente nel piatto dopo aver colorato la pasta, ma vale sempre il de gustibus! Diverse anche le altre varianti personali per la salsa: aglio, cipolla, ecc.. Nell'altra versione tipica siciliana il condimento si prepara, oltre che con le sarde e i finocchi, con l'aggiunta di ingredienti caratterizzanti diversi dal pomodoro ma che fanno ugualmente parte della tradizione, soprattutto nella Sicilia Occidentale: uva passa e pinoli sempre o quasi, zafferano spesso, ma anche qui vale il de gustibus! E se i canonici non prescindono dai bucatini spesso le forme prendono quelle del timballo, della pasta 'ncasciata, e così via.



È stato responsabile dalla prima metà degli anni Ottanta dei servizi socioculturali nelle amministrazioni di alcuni centri della Brianza e del Milanese, ma non ha abbandonato i legami con la sua terra d’origine, la Sicilia. Ha pubblicato lavori e articoli sulla storia e le istituzioni della cultura e si occupa per passione di cucina siciliana e di etnobotanica alimentare, avendo all’attivo numerose pubblicazioni. Tra gli ultimi libri pubblicati, “La cucina e la gastronomia dei Nebrodi. Tradizione e innovazione” e “Dalla natura alla tavola: erbe e frutti spontanei nelle vallate dei Nebrodi”.




 

mercoledì 1 giugno 2022

Wine Sicily torna a Palermo

 

Wine Sicily torna a Palermo, tre giornate dedicate ai vini e alle cantine siciliane

 AlessiaMaranzano

Tutto pronto per la terza edizione di Wine Sicily, la manifestazione dedicata ai vini e alle cantine siciliane, in programma a Palermo il 4, 5 e 6 giugno, nell'atrio del museo d'arte contemporanea RISO. Un calendario ricco tra momenti dedicati alla scoperta dei vini delle cantine partecipanti, masterclass e un premio social per decretare il miglior vino siciliano.

L'atrio del museo d'arte contemporanea RISO, a Palermo, ospiterà, per il terzo anno consecutivo, Wine Sicily, la manifestazione dedicata al vino siciliano. Sarà, infatti, possibile scoprire i vini delle cantine siciliane partecipanti, perdersi tra i sentori, degustare nuove promesse del vino, ritrovare bottiglie che sono vere certezze.  



Largo spazio alle degustazioni sabato 4 e domenica 5 giugno per il folto pubblico di winelovers ed appassionati che, nelle scorse due edizioni, si sono già presentati in massa. L’edizione 2021 ha infatti contato tremila partecipanti, nel pieno rispetto delle regole anticovid. La terza giornata, lunedì 6 giugno, è invece riservata agli operatori, ai B2B, agli esperti del settore.

Oltre quaranta le cantine siciliane che saranno presenti con le ultime novità lanciate sul mercato, da Principi di Spadafora a Cantine Pellegrino, da Salvatore Tamburello a Terre di Gratia, Duca di Salaparuta, Ilenia Coppola, Hibiscus, Baglio di Pianetto, Feudi del Pisciotto, Romano Winery e tante altre. 

Presente anche uno spazio dedicato al food concept con i prodotti tipici siciliani de La Vucciria, azienda palermitana guidata da Diana Deco e Antonio Di Dio, protagonista di numerosi successi in tutto il mondo con la sua linea di prodotti tipici siciliani, dall’olio alle etichette vitivinicole.

Ma la terza edizione della manifestazione è anche social. Per l’occasione, una giuria composta da 12 wine blogger provenienti da tutta Italia, coordinati dal palermitano Ugo Cosentino (Grand Crew), assegnerà, per la prima volta, il Premio Wine Sicily. Gli esperti si cimenteranno in una degustazione alla cieca in cui assaggeranno un vino per ognuna delle cantine partecipanti e ne decreteranno il vincitore.

Previste anche quattro masterclass organizzate da Vinhood - in partnership con Biga Genio e Farina e Spumante 365 - che sta allestendo lo spazio dell'ecosistema del gusto Vinhood, tra degustazione di vini e birre di 25 produttori partner. Nello stand saranno presenti anche diversi sommelier e sensory expert.

I temi sono di strettissima attualità e non mancheranno di intrigare i winelovers ma anche i beerlovers. La prima masterclass sarà dedicata ai vini siciliani: sabato (4 giugno) dalle 17.30 alle 19, seguita da una degustazione tra stand e cantine dalle 19 alle 21; quindi (sempre sabato ma dalle 19 alle 20,30) ecco il focus Italia da bere, sulle principali uve da tutto il Belpaese (precede una degustazione dalle 17.30 alle 19).

Domenica (5 giugno) le altre due masterclass: dalle 17,30 alle 19 un incontro "frizzante" visto che si parlerà di Spumante 365: divertimento in bolla (altra degustazione dalle 19 alle 21); mentre dalle 19 alle 20,30 l'attenzione sarà tutta per le birre: Birre, non si dice birre tricolori? (in questo caso la degustazione precederà la masterclass).

L'iscrizione comprende anche il biglietto di ingresso a Wine Sicily nella fascia oraria precedente o successiva all'orario della masterclass.Link https://www.vinhood.com/vinhood-wine-sicily/

per qualsiasi informazione consultare il sito www.lasettimanadelvino.it o contattare referente 333-3175217

Previsto un ticket (15 euro) che consente ingresso, degustazioni, il calice di vino con relativo porta-calice. Ingresso soltanto su prenotazione nelle fasce orarie previste: sabato e domenica alle 16, alle 17,30 e alle 19; lunedì dalle 11 alle 17 (solo operatori di settore). 

E' già possibile prenotare i biglietti di ingresso al link https://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp...  | Info e prenotazioni: 333.3175217.

Le foto allegate si riferiscono all'edizione 2021

 


Alessia Maranzano


 

Vinificata in purezza nel 1988 e affinata sotto il sole di Palermo, ha come filosofia di vita “Il bicchiere è sempre mezzo pieno”. La comunicazione e il marketing sono il suo lavoro, il vino la sua passione più grande. Dopo essersi laureata in Comunicazione d’impresa, ha conseguito il Master di II livello in ‘Manager delle aziende del settore vitivinicolo’ presso UniPa e un Master specialistico in ‘Hospitality & wine experience’. E’ anche sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier e ha ottenuto la certificazione WSET Level 2 Award in Wines. Infine, è socio delll’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli di Unione Italiana Vini.


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