Nei giorni della XX° manifestazione di Inycon è stato intitolato il piazzale antistante alla Soat di Menfi a Luigi Veronelli, che ideò le De.Co.
L'iniziativa adottata dall'Amministrazione comunale di Menfi, è stata proposta dalla Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori Onlus e della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo
La cerimonia è stata presenziata dall'Assessore all'Agricoltura Dott.ssa Carmen Amico, da Nino Sutera Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi DeCo, da Peppino Bivona Presidente della Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori e rappresenta una tappa del percorso della De.Co adottato dal Comune di Menfi.
Menfi è il secondo comune in Sicilia e il quinto in Italia che ricorda con un intitolazione a Veronelli, figura centrale nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano.
Analizzare la figura di Luigi Veronelli (1926-2004) significa esplorare le fondamenta stesse del moderno concetto di "cultura materiale" in Italia. Veronelli non è stato solo un critico, ma un filosofo prestato all'agricoltura, e alimentazione genuina, un intellettuale anarchico che ha trasformato il cibo da semplice merce a linguaggio poetico e politico, ma sopratutto identitario di un popolo.
1. Il Pensiero: L'Anarchia del Gusto
Per Veronelli, l'enogastronomia era una forma di resistenza culturale. La sua formazione filosofica (fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè) influenzò profondamente la sua visione: il cibo e il vino non erano oggetti di consumo, ma espressioni della dignità umana.
· L’anarchenologo: Si autodefiniva così per sottolineare il rifiuto delle imposizioni industriali e burocratiche. (figurarsi se avrebbe mai "rubato" la cassetta dei marchi di tutela EU, per applicarli alla DeCo) La sua "anarchia" risiedeva nella libertà del giudizio individuale e nella difesa del piccolo produttore contro il gigante omologante. Veronelli in questo è non solo è stato un visionario, all'epoca il termine globalizzazione non esisteva.
· Coltura + Cultura = Progresso: Questo era il suo assioma. Non può esserci progresso agricolo senza una consapevolezza intellettuale e storica dell'identità territoriale.
Nel suo corretto impianto, la DeCo non è una certificazione di qualità (come DOP o IGP ect),e pertanto inopportuno "rubare" gli strumenti dei marchi (Disciplinare-regolamenti- ect peraltro più volte censurate dal MIPAF dall'UE e anche dal buon senso) come taluni continuano a fare.
Più correttamente si può definire un percorso culturale che si basa su quattro pilastri: storicità, unicità e condivisione comunitaria, e a burocrazia zero Il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co. interpreta questo modello in chiave evolutiva, configurandosi come laboratorio culturale volto a recuperare e valorizzare l’identità locale in risposta ai processi di omologazione globale Ci sono borghi in cui basta un passo, un profumo, un suono, per comprendere che si sta entrando in un mondo a parte. Non serve una targa, né un marchio: è il luogo stesso a parlare.
Il percorso dei Borghi DeCo nasce anche per contrastare il fenomeno del Food Hacking sulle De.Co. che si sviluppa su due direttrici:
1️⃣ Sfruttamento parassitario: l'uso improprio di regolamenti, commissioni e disciplinari, tipiche delle certificazioni UE (DOP/IGP) applicate in maniera fraudolenta .
2️⃣ Asimmetria informativa: la creazione di falsa percezione di garanzia che inganna il consumatore e penalizza i produttori autentici.
"Per restituire ai cittadini, agli abitanti dei comuni il loro patrimonio, il frutto della fatica di tanti anni, io vorrei che i sindaci si facessero attivi per un 'certificato di origine' di ciascuno dei prodotti che nasce e che è confezionato nella loro terra" «Attraverso una semplice delibera comunale il Sindaco certifica la provenienza di ogni prodotto della sua terra.»
Una visione semplice ma
lungimirante, quella di Luigi
Veronelli, che non va
interpretata, ne appesantita da
"trovate dell'era della
globalizzazione"
ma applicata nella
sua originaria
visione
È come se, tra le pietre delle case, nelle curve dei campi o nel gesto lento di una massaia, si muovesse un antico custode invisibile, un respiro, uno spirito.
I latini lo chiamavano Genius Loci: la presenza silenziosa che abita ogni luogo e lo rende unico, irripetibile.
Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co. nasce da questo respiro.
Non è un progetto, né una certificazione: è un racconto collettivo, un modo di guardare ai territori che mette al centro l’intreccio profondo tra persone, paesaggio, storia e memoria.
È il tentativo – coraggioso e necessario – di riportare il senso nel fare, la verità nella narrazione, l’identità nella cura quotidiana dei luoghi.
Ogni borgo riconosciuto come GeniusLoci DeCo custodisce un equilibrio fragile e prezioso, che si regge su cinque pilastri — le cinque “T”:
Territorio, inteso come paesaggio vissuto, narrato, modellato nel tempo.
Tradizioni, che non sono folklore ma memoria operativa.
Tipicità, intesa come specificità profonda, non riproducibile altrove.
Tracciabilità, che è racconto, non burocrazia.
Trasparenza, come patto di fiducia tra comunità e visitatori.
Questi elementi non sono criteri tecnici, ma tracce narrative, fili di un romanzo comunitario che continua a essere scritto generazione dopo generazione. Infine l'origine dei prodotti, non possono essere che rigorosamente autoctoni, altrimenti la DeCo è una DeCo di "cartapesta"
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