sabato 11 ottobre 2025

la Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità


Il valore culturale, economico e identitario della tradizione gastronomica italiana in attesa della decisione internazionale. La  Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.,   sostiene  la Candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell'Umanità promossa dal Governo,  insieme a quanti sono impegnati e dedicati alla divulgazione culturale, all’educazione alimentare, alla formazione e alla promozione del territorio, in Italia e all’estero. Con un obiettivo chiaro: tutelare e valorizzare la cultura alimentare e i prodotti agroalimentari di qualità, ponendo particolare attenzione al patrimonio identitario delle produzioni agroalimentari  

 

Introduzione: Il futuro della cucina italiana si decide a Nuova Delhi

Il prossimo 10 dicembre la capitale indiana, Nuova Delhi, sarà al centro di un evento dalle ripercussioni storiche per la cultura, l’identità e l’economia italiana: l’Unesco prenderà una decisione fondamentale sulla candidatura della Cucina Italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Un riconoscimento che va ben oltre la semplice celebrazione delle eccellenze culinarie, ma coinvolge, secondo le stime ufficiali, ben 140 milioni di italiani: la cifra sottolinea quanto la cucina tradizionale sia parte integrante della vita e della coesione nazionale, e quanto il suo valore simbolico ed economico abbia raggiunto dimensioni globali.

All’interno di questo scenario, l’appoggio di nomi illustri come Al Bano e Mogol, impegnati a sostenere la campagna internazionale, testimonia la portata trasversale del progetto: non solo chef e produttori, ma artisti, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni si schierano per proteggere e promuovere una delle ricchezze più universalmente apprezzate del Made in Italy.


La candidatura Unesco: origini e sviluppo

La richiesta di riconoscimento Unesco della Cucina Italiana patrimonio mondiale non nasce per caso, ma è il frutto di un articolato percorso iniziato ufficialmente il 23 marzo 2023. Le tappe fondamentali di questa candidatura sono state scandite da una serie di consultazioni, incontri istituzionali, ricerche storiche e raccolte di testimonianze, con il coinvolgimento diretto di associazioni di categoria, Università, Ministeri ed entità di promozione turistica e culturale.

Il percorso prevede la raccolta di documenti che dimostrano la specificità e la continuità storica della cucina italiana, la sua capacità di evolversi rimanendo fedele ai principi di convivialità, sostenibilità e trasmissione di saperi da una generazione all’altra. In particolare, la candidatura aiuta a consolidare il riconoscimento cucina italiana Unesco non solo come insieme di ricette, ma come patrimonio di pratiche sociali e culturali, celebrando la dimensione rituale del cibo nelle famiglie, nelle feste e nella quotidianità.


Un patrimonio immateriale condiviso da milioni di italiani

La portata della candidatura è stata sottolineata da Gianmarco Mazzi, che ha ricordato come «140 milioni di italiani siano coinvolti nella candidatura». Questo dato, che contende notevole attenzione, evidenzia il forte senso di appartenenza che lega gli italiani alle proprie tradizioni culinarie. In ogni regione, città e comunità locale, la preparazione e la condivisione dei pasti rappresenta un rituale che unisce le generazioni e crea legami sociali duraturi.

La trasmissione orale delle ricette, la scelta degli ingredienti locali, la preparazione artigianale e la convivialità della tavola italiana sono i nuclei fondanti di un patrimonio vivo, che sfida l’omologazione globale delle abitudini alimentari. Nel dossier presentato all’Unesco, queste caratteristiche sono diventate elementi chiave nel dimostrare il radicamento e la diffusione della cucina italiana, anche tra le nuove generazioni e nelle comunità di emigrati all’estero.


Il valore economico della cucina italiana nel mondo

L’aspetto economico è centrale nella candidatura: il settore alimentare e culinario rappresenta, secondo recenti studi, un valore di 251 miliardi di euro nel mondo. Questo dato riflette la straordinaria attrattiva dei prodotti italiani, ma anche la crescente domanda internazionale di esperienze autentiche legate alla Cucina Italiana patrimonio Unesco.

Le ricadute economiche vanno ben oltre la semplice esportazione di prodotti tipici: il turismo enogastronomico, le collaborazioni tra chef internazionali, il successo delle imprese artigianali, la formazione professionale e la promozione del marchio Made in Italy sono solo alcune delle filiere coinvolte. Il riconoscimento dell’Unesco rappresenterebbe, pertanto, un forte incentivo al consolidamento e all’innovazione dell’intero comparto, con ripercussioni positive sull’occupazione e sull’immagine internazionale dell’Italia.


Made in Italy e tutela Unesco: resistere ai prodotti contraffatti

Una delle poste in gioco principali che la candidatura intende affrontare è la tutela del Made in Italy dalle minacce crescenti dei prodotti contraffatti. La diffusione sul mercato globale di imitazioni, cosiddetti "italian sounding", che sfruttano nomi italiani senza averne la genuinità, rappresenta un danno economico e di immagine. Come ha dichiarato Mazzi, il riconoscimento Unesco «tutelerà il Made in Italy dai prodotti contraffatti», offrendo strumenti aggiuntivi per certificare e valorizzare l’autenticità delle produzioni italiane.

Grazie alla candidatura a Unesco patrimonio umanità cucina italiana, si rafforza la capacità di distinguere la vera cucina italiana da surrogati privi di radicamento storico e territoriale. Inoltre, la protezione internazionale offerta dall’Unesco rappresenta una garanzia importante anche nell’ottica della sicurezza alimentare e della standardizzazione di qualità, elementi sempre più centrali nelle scelte di consumatori e operatori professionali.

Al Bano, Mogol e la mobilitazione del mondo della cultura

L’impegno di personalità come Al Bano e Mogol nella promozione della candidatura ha contribuito a rendere popolare e trasversale un tema che potrebbe apparire appannaggio di specialisti o addetti ai lavori. Attraverso iniziative pubbliche, campagne mediatiche e testimonianze dirette, i due celebri artisti hanno amplificato la risonanza della vicenda, facendo leva sul legame affettivo che unisce la musica, l’arte e la gastronomia nella narrazione dell’Italia.

La loro partecipazione sottolinea inoltre come la valorizzazione del patrimonio italiano sia una questione culturale prima ancora che economica. La candidatura cucina italiana Unesco diventa così un veicolo per promuovere scambi e dialogo tra mondi diversi, consolidando l’immagine di un’Italia capace di innovare partendo dal valore della tradizione.

Iniziative e testimonial

  • Eventi pubblici, concerti e incontri dedicati alla cucina e all’arte
  • Interventi televisivi e radiofonici per sensibilizzare l’opinione pubblica
  • Testimonianze nelle scuole e nei contesti istituzionali

L’azione di Al Bano e Mogol è diventata un simbolo tangibile del sostegno trasversale che la candidatura ha saputo raccogliere in Italia e nel mondo.


L’impatto sulla società: identità nazionale e valorizzazione dei territori

Il riconoscimento Unesco porta con sé la possibilità di rafforzare l’identità nazionale in un periodo storico in cui la globalizzazione rischia di livellare le differenze culturali. Il valore della cucina italiana si esprime, infatti, nella capacità di rappresentare un punto d’incontro tra culture e generazioni, diventando un veicolo di trasmissione di valori, storia e conoscenze locali.

Inoltre, il riconoscimento avrebbe un diretto impatto sulla valorizzazione dei territori: dai piccoli borghi alle grandi città, passando per le aree interne e le eccellenze dell’agroalimentare, ogni realtà potrebbe beneficiare di un’attenzione internazionale crescente, favorendo circuiti turistici innovativi e dinamici.

I piatti simbolo della candidatura e il racconto delle tradizioni regionali

Uno degli aspetti più affascinanti della Cucina Italiana patrimonio Unesco è la sua capacità di includere una pluralità di tradizioni regionali, ciascuna con i propri piatti simbolo, ingredienti e riti. Dalla pasta al forno della Sicilia alla polenta del nord, dalla pizza napoletana (già patrimonio Unesco come arte del pizzaiuolo) alla focaccia ligure, dalle lasagne emiliane al tiramisù veneto, ogni piatto racconta una storia, un paesaggio e un’identità.

L’Italia è unica per la sua enorme varietà gastronomica, frutto di stratificazioni storiche, scambi commerciali e contaminazioni culturali. La candidatura valorizza questa diversità, mostrando come la forza della cucina italiana sia nella sua capacità di rinnovarsi partendo dalle radici più profonde.

Esempi di piatti candidati

  • Pasta fresca fatta a mano
  • Risotti regionali
  • Pane a lievitazione naturale
  • Dolci tipici delle feste
  • Salumi e formaggi locali

Cosa comporta il riconoscimento Unesco: opportunità e responsabilità

Ottenere il riconoscimento cucina italiana Unesco non rappresenta solo un prestigio simbolico, ma comporta una serie di responsabilità dirette. L’Italia sarebbe chiamata a salvaguardare realmente le proprie tradizioni gastronomiche, promuovendo la formazione e il rispetto dei prodotti tipici, incentivando il coinvolgimento delle nuove generazioni e garantendo la sostenibilità delle filiere produttive.

Al tempo stesso, il riconoscimento internazionale significherebbe nuove opportunità nei settori del turismo, del marketing territoriale e della promozione del marchio Made in Italy, con ricadute positive sull’occupazione e sulla competitività anche nei mercati emergenti.

Criticità, sfide e punti di vista internazionali sulla candidatura

Non mancano le difficoltà e le critiche al percorso di candidatura. Alcuni osservatori sottolineano la complessità di racchiudere in un solo dossier la ricchezza e la varietà delle tradizioni locali, rischiando di privilegiare alcune identità regionali a discapito di altre. Inoltre, la pressione delle industrie alimentari multinazionali e la concorrenza di altri paesi in ambito Unesco sono aspetti da monitorare attentamente.

Dal punto di vista internazionale, si segnala il rischio di una "musealizzazione" della cucina, ovvero la tentazione di cristallizzare tradizioni che, per loro natura, devono poter continuare a evolvere. La candidatura dovrà dunque saper coniugare tutela e innovazione, inserendo la storia culinaria italiana in una narrazione dinamica e partecipativa.

Il ruolo della politica e delle istituzioni nel percorso Unesco

Fondamentale al successo della candidatura è il sostegno delle istituzioni: dal Ministero della Cultura al Ministero degli Affari Esteri, dalle Regioni alle Camere di Commercio, la sinergia tra enti pubblici e privati rappresenta la base del lavoro svolto fino a oggi. La diplomazia culturale ha permesso all’Italia di costruire alleanze e ottenere visibilità internazionale, nell’ambito di una strategia di soft power che trova nella cucina uno degli strumenti più efficaci.

Le iniziative legislative, i finanziamenti dedicati, la creazione di osservatori e centri di documentazione sono tutti elementi che supportano la Unesco Cucina Italiana decisione attesa a Nuova Delhi.


Esperienze internazionali: cosa insegna chi è già patrimonio Unesco?

Altri paesi hanno ottenuto il riconoscimento Unesco per le proprie tradizioni culinarie: il caso della Dieta Mediterranea, della cucina francese e dell’arte del pizzaiuolo napoletano offre insegnamenti utili. Tra questi, la necessità di mantenere un equilibrio tra tutela delle specificità locali e promozione internazionale, garantendo la partecipazione attiva delle comunità.

Le buone pratiche emerse da precedenti candidature insegnano che investire in educazione, formazione e consapevolezza è essenziale per fare della cucina un vero patrimonio condiviso.


Sintesi e prospettive future per la cucina italiana

La decisione che sarà presa il 10 dicembre a Nuova Delhi segnerà uno spartiacque nella storia della gastronomia italiana: il riconoscimento Unesco regalerebbe al Paese l’opportunità di rilanciarsi sul piano culturale ed economico, ma chiede anche nuove responsabilità e una rinnovata attenzione verso le proprie radici.

La Cucina Italiana patrimonio mondiale rappresenta un viaggio attraverso sapori, gesti, riti e memorie che hanno segnato intere generazioni: la sua tutela, la sua evoluzione e la sua promozione devono essere il frutto di uno sforzo collettivo che coinvolge cittadini, istituzioni e mondo produttivo.

La partecipazione di Al Bano, Mogol e di tutte le energie creative che animano l’Italia è un segnale incoraggiante: qualunque sia il verdetto dell’Unesco, il valore della cucina italiana resterà centrale nel definire il profilo identitario del nostro paese nel mondo.


martedì 7 ottobre 2025

Bottoni di patata al profumo di cannella


 Chef  Francesco Mauceri

Custode dell'Identità Territoriale



“Bottoni di patate al profumo di cannella con cuore fondente di Vastedda del Belice DOP, verdurine di stagione, zabaione salato e croccante di maialino”
I bottoni di patate vengono realizzati con patate vecchie, lessate il giorno prima per perdere l’acqua in eccesso, schiacciate e lavorate con una miscela di farina 00, maizena e tuorlo. “La farina va alleggerita”, spiega lo chef, “perché potrebbe risultare scortese al palato”.


 

Dopo aver formato delle palline, vengono farcite con un cuore di Vastedda del Belice DOP, formaggio a pasta filata dal gusto deciso ma equilibrato. I bottoni prendono forma grazie a uno stampino, ma Mauceri incoraggia chi è a casa a usare le mani, ricordando che “l’eleganza è anche nella spontaneità”.
La cottura? In acqua aromatizzata alla cannella, che lascia un profumo inaspettato e coinvolgente. Poi un veloce passaggio in padella con olio aromatizzato al peperoncino, aglio e acciughe, per donare croccantezza e carattere.

 

Il piatto si accompagna con tre salse:
Zabaione salato: omaggio al Piemonte, una crema soffice e vellutata.
Salsa ai tenerumi: vera evocazione della pasta della nonna, preparata sbollentando le foglie in acqua salata, poi sottoposte a shock termico per preservarne il verde brillante. Il tutto insaporito con olio aromatizzato a bassa temperatura (60°C) con aglio, peperoncino e acciuga, preparato come si fa da Opuntia.
Salsa di pomodorini grigliati: pomodori scottati sulla brace di legno d’ulivo, frullati con basilico e aglio per un gusto intenso, affumicato e aromatico.
Un piatto che è una rivisitazione fine dining della pasta con i tenerumi, ma raccontato con il linguaggio contemporaneo dell’alta cucina.
Francesco Mauceri si racconta attraverso questo piatto come fosse uno scrigno di esperienze vissute in lungo e in largo per l’Italia: le patate del Nord, lo zabaione dal Piemonte, la verdura del Sud. Un piatto che si adatta alla stagionalità, pensato per la ristorazione ma riproducibile anche a casa, con ingredienti del territorio e attenzione al food cost. “Potete farlo con cicorie, asparagi, carciofi… l’importante è ascoltare la stagione”, suggerisce lo chef.
Il pubblico accoglie il piatto con entusiasmo, colpito dalla cura, dalla bellezza e dall’armonia dei sapori. Un momento di alta cucina che ha saputo emozionare, raccontare e soprattutto far venire voglia di tornare a casa… e mettersi ai fornelli.



“La Sicilia e le sue contaminazioni”

 Masterclass con lo Chef Liborio Bivona, Custode dell'Identità Territoriale

A cura di URCS – Unione Regionale Cuochi Siciliani
Chef Liborio Bivona
Team Manager del Culinary Team Sicilia, medaglia d’oro alla competizione internazionale di Rimini.


Un piatto unico che racconta un viaggio tra identità e innovazione, un omaggio all’incontro tra culture gastronomiche attraverso:
Coda di rospo
Gambero rosso di Mazara del Vallo
Pancetta croccante di Amatrice
Polpettina di triglia allo zafferano
Sushi di cipollotto con salsa bernese
Uova di salmone
Bisque di gambero rosso in corallo
Durante la masterclass, lo Chef Bivona ci guida alla scoperta della sua filosofia:
“Contaminare non significa snaturare. Significa aprire la porta ai nostri ingredienti e farli viaggiare nel mondo. Dove non arrivano le nostre materie prime, arriva la nostra idea, la nostra creatività.”
Così nasce l’idea di un sushi di cipollotto nostrano: un gioco visivo che strizza l’occhio all’estetica globale, ma con cuore tutto siciliano.


Il cipollotto viene arrotolato in alga nori, e rifinito con una salsa bernese allo yogurt dalla base vegetale, arricchita di aromi e clorofilla, che creano un effetto marmorizzato: un quadro da gustare.
La composizione cromatica sfuma dalla tonalità arancione a delle punte di verde brillante, e il rosso intenso della bisque di gambero si trasforma in un corallo croccante. Un’estetica moderna che valorizza ogni ingrediente.
“La cucina è come un gioco di Lego”, dice lo chef, “pezzi che si incastrano con logica, ma anche con fantasia. È un’arte seria, ma va vissuta con gioia, con colore, con leggerezza.”


In abbinamento: Bianco Sicilia DOC – Serra Ferdinandea
Il vino scelto per questo piatto è un Bianco Sicilia DOC con base di Sauvignon Blanc in predominanza rispetto al Grillo, proveniente dalle vigne di Menfi e Sambuca di Sicilia, coltivate secondo principi biodinamici.

Dolci identitari, sapori di Sicilia tra memoria e innovazione”

 Cooking Show a più mani


Con gli Chef Calogero Abruzzo, Michele Ciaccio e la Lady Chef Rosa Erba
A cura di URCS – Unione Regionale Cuochi Siciliani
“ le siringate prodotto DeCo su crema di Passito di Pantelleria e salsa di ficodindia gialla, e le Rote di Menfi ”
Un dolce che affonda le sue radici nella tradizione popolare di Menfi: la Rota, una delizia croccante e dorata, nata da un incontro fortunato tra memoria e creatività.
Con la guida di Rosa Erba, rappresentante dell’Associazione La Sicilia Racconta di Menfi, scopriamo i segreti di questo dolce affettuosamente chiamato anche il “bacio pantesco di Menfi”. https://reteborghideco.blogspot.com/2025/10/tra-storia-e-leggenda-ecco-il-bacio.html







Si prepara con una pastella leggera a base di uova, latte, farina e scorza di limone, poi fritta nello speciale attrezzo tradizionale e farcita con ricotta di pecora freschissima.
Ad accompagnarla: una crema al Passito di Pantelleria e una salsa di ficodindia gialla, per un incontro aromatico tra terra e vento.
Si continua con
“La semola di cous cous di grani antichi siciliani incontra i sapori e i saperi della gastronomia Gattopardiana”
Con salsa di ficodindia rossa “Margherindia” e gelato di pasta reale al pistacchio e mandorle pralinato
Un dessert monumentale, ideato a quattro mani dagli Chef Calogero Abruzzo e Michele Ciaccio, ispirato al fasto delle tavole aristocratiche del Gattopardo, ma costruito con gli ingredienti identitari della Sicilia contadina e creativa.
Il cuore del piatto è un cous cous dolce di grani antichi, arricchito da:
Zuccata bianca
Ricotta cremosa
Melograno fresco, simbolo d’autunno
Ficodindia rossa, regina stagionale dell’isola
Un gelato di pasta reale con pistacchi pralinati e mandorle, che crea un contrasto di consistenze e temperature
A completare il tutto, una ragnatela di zucchero filato, ottenuta da una lavorazione artigianale di zucchero e glucosio, come ornamento scenografico e simbolico: un trionfo di gola che unisce storia, estetica e passione.
“La cucina è cultura, è antologia di un popolo” raccontano gli chef “e quando la memoria incontra la fantasia, nasce l’identità.”
Vino in abbinamento: Serapias – Passito di Pantelleria DOC
cura di Mandrarossa, raccontato da Maria Adelaide Rosolia
Un vino che prende il nome da un’orchidea che resiste ai venti: Serapias, il passito che nasce dai grappoli di uva Zibibbo appassita al sole di Pantelleria, e vinificata sull’isola stessa.
Colore: ambrato intenso
Profumo: confettura di albicocca, frutta candita, note mielate
Sapore: dolce ma non stucchevole, con un fondo acidulo che dona freschezza e persistenza
Perfetto in abbinamento con la ricotta, la zuccata, la frutta secca e gli agrumi, ma sorprendente anche con formaggi stagionati.
Temperatura di servizio consigliata: circa 15°C, da refrigerare un’ora prima.
Maria Rosolia ci invita a osservare il colore del vino su fondo bianco:
“Nel calice, l’oro di Pantelleria ti racconta storie di vento, sole e pazienza.”
Un cooking show che è spettacolo, racconto e celebrazione del patrimonio gastronomico siciliano.
Due piatti unici, realizzati con cuore e tecnica, che esprimono l’identità dolce della Sicilia: tra antiche sapienze e moderne contaminazioni.
Un omaggio a Menfi, a Pantelleria, e a tutti quei sapori che parlano di casa, festa, e memoria collettiva.



“Tradizione e innovazione nei profumi del Mediterraneo”

 Cooking Show con lo Chef Nino Segreto, Custode dell'Identità Territoriale



Piatto protagonista:
Tortino di sarde farcito con mollica di pane fresco, aromatizzato ai sapori mediterranei e chicche di Vastedda del Belice, su crema di zucca al finocchietto selvatico da campo e datterino confit.
A cura di URCS - Unione Regionale
Si parte dalla terra generosa delle campagne siciliane: la zucca arancione, dolce e cremosa, viene ammorbidita in padella con cipolla bianca soffritta dolcemente in un filo di olio extravergine d’oliva.


Nel frattempo, la mollica di pane raffermo, viene tostata in padella con un blend di oli siciliani: Cerasuolo e Nocellara del Belice, per un profumo inconfondibile. Una volta eliminata l’umidità, al pane si aggiunge: cipolla maturata, semi di finocchietto selvatico essiccato, prezzemolo fresco, una nota d’aglio e un pizzico di sale.
Lo chef Nino Segreto ci racconta con emozione il valore del finocchietto selvatico, che, ci ricorda “non manca mai nelle cucine delle famiglie siciliane”.
Iniziamo a preparare il tortino
Si preparano le formine, oleate e foderate con sarde freschissime, disposte a raggiera. Si procede con uno strato del profumato pangrattato, un cuore cremoso di Vastedda del Belice DOP e si richiude il tutto come un piccolo scrigno, pronto per il forno.
Cottura: 7 minuti a forno caldo, il tempo giusto per fondere i sapori senza disperderli.
E adesso la magia dell’impiattamento
La crema di zucca viene frullata e disposta a specchio sul piatto, accoglie il tortino come un letto dorato.
Sopra, come una ciliegina sulla torta, un pomodorino datterino confit e una foglia di curcuma fresca, a completare un piatto che profuma di Sicilia, di mare e di sole
Un piatto visivamente elegante, ma di ingredienti semplici.

Vino in abbinamento: Urrà di Mare - Sicilia DOC Mandrarossa un vino bianco fresco, agrumato, con una mineralità vibrante e un’acidità che sgrassa il palato e valorizza il pesce azzurro, senza coprire la dolcezza della zucca né la delicatezza della Vastedda.
Si serve a 8–10°C, e ci parla dei tramonti di Menfi: un sorso che ricorda la luce dorata che bacia i vigneti al crepuscolo.
Ha 12 gradi alcolici, ma un’anima leggera, elegante e persistente.
Un viaggio tra sapori antichi e tecniche moderne, guidato dalla passione dello chef Nino Segreto, in cui ogni ingrediente racconta un pezzo di Sicilia.


17° tappa di Sicily Food Vibes

 Daniela Torcia

  

Per l'evento regionale Sicilia Regione Europea di enogastronomia, alla  17° tappa di   Sicily Food Vibes        anche  gli Chef Liborio Bivona, Calogero Abruzzo e Michele Ciaccio, Nino Segreto e Francesco Mauceri già  Custodi dell'Identità Territoriale, del percorso dei  Borghi DeCo 


 

Nel percorso dei *Borghi   De.Co.*, ideato per valorizzare l’anima autentica dei territori italiani, i **Custodi dell’Identità Territoriale** rappresentano la coscienza viva della comunità. Sono uomini e donne, associazioni, produttori, amministratori o semplici cittadini che, con dedizione e amore, si fanno interpreti e difensori dell’identità culturale, storica e gastronomica dei propri luoghi.

Essere *Custode* non significa soltanto mantenere viva una tradizione, ma assumersi la responsabilità di **tramandare un patrimonio immateriale** fatto di memoria, saperi, sapori e gesti quotidiani che raccontano l’unicità di ogni borgo. I Custodi, infatti, operano per tutelare e promuovere le peculiarità del territorio: dalle antiche ricette di famiglia ai mestieri artigiani, dalle feste popolari ai dialetti, fino ai paesaggi agricoli e ai prodotti identitari riconosciuti con la De.Co. 

Il loro compito è tanto culturale quanto civile. Custodire l’identità territoriale significa **preservare il Genius Loci**, quell’insieme di valori, atmosfere e relazioni che rendono irripetibile ogni comunità. Significa dare continuità alla storia locale e, al tempo stesso, offrirla come risorsa condivisa per il futuro. 

Attraverso il riconoscimento ufficiale dei *Custodi dell’Identità Territoriale*, il progetto Borghi Genius Loci De.Co. — promosso dalla **Libera Università Rurale dei Saper&Sapor Onlus** — intende rendere visibile il lavoro silenzioso di chi custodisce la memoria e la trasforma in energia creativa. Ogni *Custode* diventa così ambasciatore di una cultura fatta di terra, di mani e di cuore: una cultura che parla di radici, ma anche di futuro sostenibile.

In un tempo dominato dall’omologazione, i Custodi dell’Identità Territoriale sono il baluardo contro la perdita di senso e di autenticità. Sono loro, con i loro gesti e racconti, a mantenere viva la fiamma del Genius Loci, affinché ogni borgo continui a raccontare la propria storia, unica e irripetibile.

Ecco alcune delle creazioni che hanno raccontato l’identità territoriale

Tortino di sarde – @antoninosegreto

La Sicilia e le sue contaminazioni – @liboriobivona

Le siringate prodotto DeCo di Santa Margherita Belice  e le rote di menfi  @rosaerba @calogeroabruzzo @micheleciaccio

Bottoni di patata al profumo di cannella – @francescomauceri






























giovedì 2 ottobre 2025

DE.C.O

 

“La De.Co. non è un marchio, ne strumento di tutela.  
Erroneamente qualcuno crede di poter equiparare  o aile De.Co  alle DE.CO.  o alle DE.C.O ai marchi di qualità; in realtà la Denominazione Comunale  De.Co. nulla ha a che fare con le denominazioni istituzionalizzate come D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) o I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta), per citarne alcune. Già nel lontano 2007, ma anche in seguito il MIPAF ha abbondantemente esternato la sua posizione in merito






La legittimità del “marchio” De.Co. è stata, sin dalle prime iniziative intraprese per la sua istituzione, assai contestata, dibattuta ed ostacolata. Da più parti si è ritenuto, infatti che il Comune non abbia il potere di disciplinare organi e procedure per attestare la provenienza di un prodotto (odei suoi ingredienti base) dal proprio territorio e che, pertanto, nell’istituire la De.C.O. ecceda i suoi poteri istituzionali, ponendosi in contrasto con le norme comunitarie, gerarchicamente sovraordinate a quelle di diritto interno. In particolare, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (Direzione Generale per la qualità dei prodotti agroalimentari e la tutela del consumatore), in una nota
del 5 febbraio 2004 – indirizzata, tra gli altri, all’ ANCI, alle Regioni ed alle Province autonome – ha ribadito la propria posizione di netto dissenso dal “Progetto De.C.O.” promosso dall’ ANCI, ritenendolo in contrasto con quanto stabilito dalla Commissione europea in merito ai riconoscimenti DOP e IGP.Detta nota ministeriale testualmente recita:”La scrivente Amministrazione ha più volte censurato l’ANCI dal continuare ad istituire marchi di qualità comunali, sottolineando la illegittimità di tali procedure.
Si ribadisce con forza che non è ammissibile ottenere il riconoscimento di un prodotto agroalimentare con strumenti diversi dalla rigorosa osservanza del reg. CEE n. 2081/92. La Commissione europea, come già sottolineato in precedenti note inviate all’ANCI, ha sempre assunto un atteggiamento di condanna nei confronti di detti marchi, attivando procedure di infrazione ogni volta che un Ente pubblico territoriale ha promosso tali marchi di qualità. Lo stesso Governo italiano è stato oggetto di un ricorso per inadempimento voluto dalla Commissione europea per non aver rispettato gli obblighi in virtù dell’art. 28 del Trattato istitutivo della Comunità europea”.Dal testo della nota, si evince che la questione di legittimità concerne l’ammissibilità di procedure comunali che attestano la qualità d’origine di un prodotto, posto che il riconoscimento dell’origine dei prodotti agroalimentari da parte di soggetti pubblici è disciplinato – come si è visto nei paragrafi che precedono – dal reg. CE n. 2081/92 relativo alla “protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli ed alimentari”. In altri termini, le procedure e gli organi previsti dal reg. CE n. 2081/92 sarebbero l’unico strumento legittimo per attestare un nesso fra un prodotto agroalimentare e la sua origine geografica, sicché ogni altro strumento di certificazione riferito alla provenienza geografica sarebbe incompatibile con il diritto comunitario.Assumendo questa posizione, il MIPAF si allinea agli orientamenti della Commissione europea e di una parte della dottrina, che ha sempre ritenuto che gli Stati membri non possano disciplinare in modo
autonomo, mediante provvedimenti interni, le denominazioni di origine geografica dei prodotti agro-alimentari nazionali, in quanto tale potere sarebbe stato attribuito in via esclusiva alla Comunità europea dal reg. CE n. 2081/92. In ragione di tale competenza esclusiva, quando un marchio – al di fuori dei sistemi DOP/IGP – identifica prodotti provenienti da una determinata  zona geografica (territorio regionale, provinciale, comunale) di uno Stato  membro, esso è incompatibile con l’art. 28 (4) del Trattato CE, che vieta l’introduzione di qualsiasi misura di natura pubblica che possa ostacolare le importazioni da altri Paesi comunitari, nonché qualsiasi misura di effetto equivalente, e con l’art. 87 (5), relativo agli aiuti concessi dagli Stati.Ne consegue che è errato istituire la De.C.O. e nello stesso tempo prevedere un disciplinare di produzione, regolamenti, e quant’altro emulano in negativo le normative comunitarie, come taluni ancora fanno.Quando meno appropriata nel Maggio 2005 la svolta a seguito del Convegno di Alessandria, Le denominazioni comunali di origine DE.C.O. diventano denominazioni comunali (acronimo De.Co.).La sintesi di Alessandria Le De.Co. non sono marchi di qualità, ma delle attestazioni che legano in maniera anagrafica la derivazione di un prodotto/produzione dal luogo storico; sono dei certificati notarili contrassegnati dal Sindaco a seguito di una delibera Comunale; sono dei censimenti di produzioni che hanno un valore identitario per una comunità. Sono dunque strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra nel tentativo di garantire la biodiversità, traendone talvolta vantaggi anche sul piano turistico ed economico. Rappresentano, insomma, il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”.L’allora Ministro per le Politiche Agricole Gianni Alemanno che nel suo intervento ricordò che “Le De.Co., intese come censimento dei prodotti che identificano un Comune, sono un ulteriore elemento di distinzione che sicuramente rafforza il valore identitario di un territorio. […] Debbono essere uno stimolo, una semplice delibera, che non fa riferimento ad aspetti qualitativi o a disciplinari richiesti invece per altre denominazioni di valenza comunitaria, ma che censisce, in un dato momento storico, un bene identitario legato all’artigianità o alla vocazione agricola di un Comune”Ogni singolo comune, degli 8.000 sparsi in tutta Italia, possiede un patrimonio concreto che è l’espressione della propria tradizione culturale; affinché questa tradizione, gastronomica in primis, non sparisca sono state ideate, da Luigi Veronelli, le De.Co.Per chiarire, se un prodotto è originario solo ed esclusivamente di quel comune, la sua amministrazione, dopo verifiche e attente analisi, ha facoltà di
rilasciare una dichiarazione che ne attesti e, allo stesso tempo, ne enfatizzi la provenienza. Ciò grazie anche alla Legge Costituzionale n. 3, emanata il 18 ottobre 2001 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 24 ottobre 2001. Tale azione diventa un riconoscimento di grande valore in quanto consente la conservazione e lo sviluppo della cultura autoctona del territorio, favorendo contemporaneamente anche la protezione del prodotto stesso. A livello economico la DE.CO., non porta alcun beneficio diretto e ovviamente se non utilizzato e diffuso, non significa nulla e non aggiunge alcun valore al prodotto, nella realtà dei fatti, però, può diventare un grande e potente strumento di marketing territoriale, di riconoscimento per la destinazione nei confronti dei turisti e di autocoscienza per gli stessi cittadini.
Con questi presupposti è nato il percorso  Borghi GeniusLoci De.Co    inserito tra gli esempi virtuosi del – Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 di Roma, prevede un modello di De.Co dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-Tracciabilità-Trasparenza che rappresentano la vera componente innovativa, ma soprattutto rispettose delle direttive nazionali e comunitarie in materia
Ci sono tantissime differenze tra chi lavora per difendere il proprio territorio, in maniera disinteressata, ma le differenze non solo non devono dividere, ma al contrario possono creare sinergie. La De.Co è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, per difendere e salvaguardare l’identità del territorio.”Attraverso una semplice delibera il Sindaco certifica la provenienza di ogni prodotto della sua terra” così Luigi Veronelli spiegava la De.Co. Un’idea nata dal basso per valorizzare quegli immensi giacimenti enogastronomici che racchiude l’Italia. Risorse e ricchezze
che appartengono alla terra, al proprio luogo. Gli altri strumenti (DOP.DOC. IGT. PAT.ECT) sono atti tecnocrati, strumenti utilissimi, sovvenzionati o meno, ma tecnocrati. ”

mercoledì 1 ottobre 2025

In Sicilia il Genius Loci dell' elaioenogastronomia

 



La Sicilia, terra di sole e di vento, di colline profumate e di mari che raccontano storie antiche, quest’anno celebra un riconoscimento che profuma di orgoglio: è stata proclamata da Igcat “Regione europea della gastronomia”. Non è un caso, ma la naturale consacrazione di un’isola che da sempre custodisce nei suoi campi, nelle sue cucine e nei suoi mercati un patrimonio unico al mondo.

Dietro ogni prodotto certificato DOP o IGP non ci sono solo disciplinari e numeri, ma la voce profonda di un territorio che parla attraverso il gusto. L’olio che scivola dorato sul pane, il cioccolato che conserva antiche lavorazioni, il vino che racchiude il respiro delle vigne e della pietra: sono segni concreti di un’identità che non si lascia dimenticare.

Con 67 denominazioni riconosciute, tra cibo e vino, la Sicilia non offre soltanto eccellenze gastronomiche: offre narrazioni di comunità, storie di uomini e donne che da generazioni si fanno custodi di un sapere antico. Ogni DOP e IGP è una carta d’identità del territorio, e il loro valore – oltre i 555 milioni di euro che contribuiscono alla Dop Economy nazionale – è prima di tutto culturale, umano, collettivo.

Ed è proprio qui che si inserisce il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co., quel mosaico identitario che mette al centro i luoghi e le persone. Perché se i marchi europei danno regole e garanzie, la De.Co. restituisce il battito del cuore dei borghi: i profumi delle feste popolari, le ricette che non hanno bisogno di manuali, ma si tramandano con un gesto delle mani e con un segreto sussurrato.

In questo viaggio, accanto ai prodotti, camminano i Custodi dell’identità territoriale, donne e uomini che hanno scelto di difendere e raccontare le tradizioni, salvaguardando ciò che rischierebbe di perdersi. Con loro, gli Ambasciatori dell’identità territoriale, chiamati a portare nel mondo il messaggio di un’isola che non si limita a produrre eccellenze, ma le trasforma in strumenti di diplomazia culturale e di sviluppo sostenibile.


Le cifre parlano chiaro: province come Trapani e Agrigento trainano un sistema economico che coinvolge oltre 19.000 operatori, eppure è la narrazione dietro queste cifre a renderle vive. È la visione di contadini, pastori, artigiani e viticoltori che hanno saputo trasformare la fatica in bellezza. È il Cioccolato di Modica che cresce del 10%, ma anche la carezza di chi lo lavora ancora a pietra. È il Pecorino Siciliano che vale milioni, ma soprattutto vale il sorriso degli anziani che insegnano ai giovani a non dimenticare.

Essere Regione europea della gastronomia non è solo un premio, ma una missione: ricordare che il futuro della Sicilia passa dalla capacità di coniugare tradizione e innovazione, radici e visione, identità e sviluppo. È la sfida di un’isola che sa raccontarsi attraverso i suoi borghi, attraverso i suoi custodi, attraverso i suoi ambasciatori.

 la Sicilia non celebra soltanto un titolo. Celebra sé stessa: la sua anima antica e contemporanea, il suo Genius Loci capace di emozionare chi la abita e chi la scopre, ogni giorno, come fosse la prima volta. 
Le province trainanti per le produzioni   sono Trapani, che guida con 249 milioni di euro di fatturato, seguita da Agrigento con 106 milioni, Palermo con 61 milioni e Catania con 43 milioni. Questi numeri riflettono una rete di oltre 19.000 operatori siciliani che lavorano per mantenere alto il prestigio dei prodotti locali. Il titolo di Regione europea della gastronomia 2025 offre un’occasione irripetibile per amplificare il valore di questa rete e potenziare la promozione dei prodotti siciliani nel mondo. La visibilità internazionale e l’attesa crescita del turismo potrebbero innescare un effetto positivo sull’economia regionale, creando nuove opportunità di mercato per produttori e aziende. Non mancano, infatti, segnali di fermento tra le imprese siciliane, pronte a cogliere questa opportunità.


 

Post in evidenza

Luigi Veronelli e il prezzo sorgente

    Luigi Veronelli, figura di riferimento nel giornalismo gastronomico e nella cultura del cibo, ha più volte sottolineato l’importanza di ...