lunedì 9 febbraio 2026

Verso lAudizione pubblica Ravanusa Borgo Genius Loci DeCo

              Audizione Pubblica 

Riconoscimento degli elementi identitari di una comunità 

Dalla leggenda della Madonna del Fico  all'area archeologica di Monte Saraceno,

al
 Totomè  prodotto a Denominazione Comunale.

 Risorse materiali e immateriali concorrono a preservare e tramandare il Genius Loci,  riconosciuto e apprezzato

L’evento  in programma il 16 p.v  alle 17 nella biblioteca comunale, con il Cerimoniale di consegna della Bandiera della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, del riconoscimento alla laboriosa comunità di Ravanusa di "Custode dell'identità Territoriale, la  firma del Memorandum del Borgo DeCo. e la  consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni di enogastronomia  partecipanti, che grazie alla loro presenza renderanno l' evento unico e memorabile.  

 Dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e di Giusi Savarino, ravanusana, assessore regionale al Territorio e Ambiente, sono previsti gli interventi di: Nino Sutera, coordinatore Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co; Francesco Monterosso, docente del dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del Gal Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista, scrittrice.

Testimonianze locali a cura di: Antonino Licata, operatore per il turismo esperienziale, associazione Borgo Remise; ed il pasticcere Lillo La Mattina.

Letture: Carmela Savarino leggerà “A Tiempu Bellu”; Girolamo La Marca leggerà “I totomè del Barone”, tratto dal romanzo del professore Pietro Carmina.

Modererà i lavori il giornalista Angelo Augusto.

Alla cerimonia saranno presenti: il pastry chef Giovanni Mangione, il direttore generale di Ristoworld Italy Andrea Finocchiaro, il presidente di Ristoworld Italy Claudio Leocata, il presidente di Escoffier Sicilia Giovanni Lorenzo Montemaggiore, il borgologo Rosario Patti, lo chef executive Leonardo Massaro, il maestro pasticcere Lillo Defraia, il pastry chef Salvatore Vinci, il delegato Conpait Agrigento Santo Li Calzi, il maestro di cucina Ottavio Miraglia, lo chef e regista Vincenzo La Cognata, l’ambasciatore di Lindt/Caffarel Vincenzo Avarello, il noto barman Alessio Valenti.

La festa poi si sposterà in piazza Crispi, dove saranno presenti autorità, giornalisti, chef, pasticceri. Alle 20 avrà inizio la degustazione di Raviola e Totomè, quindi lo show cooking, la mostra fotografica e la proiezione di video.

Oltre che i ravanusani, è attesa la presenza a Ravanusa di appassionati del Carnevale e di gastronomia di tutti i centri vicini.



1. Cornice teorica e metodologica

1.1 Il cibo come linguaggio dell’identità

Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica: è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.


2. Ravanusa: identità storica e stratificazione della memoria

2.1 Origini e paesaggio storico

Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo.

Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.

Questa stratificazione costituisce una componente essenziale del Genius Loci ravanusano.


3. Mito fondativo e simboli religiosi

3.1 La leggenda del Fico

Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.

Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.

3.2 Il patrimonio religioso

Le chiese di Ravanusa – dalla Chiesa Madre di San Giacomo Apostolo al Santuario Maria SS.Assunta, non sono solo edifici di culto, ma archivi viventi di memoria collettiva, nei quali si intrecciano riti religiosi, civili e sociali.


4. Il Carnevale Storico di Ravanusa

Il Carnevale Storico di Ravanusa, riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i Carnevali Storici d’Italia, costituisce uno dei principali dispositivi narrativi dell’identità locale.

Non è semplice festa, ma: - spazio di satira e critica sociale; - laboratorio di creatività collettiva; - momento di sintesi tra patrimonio materiale e immateriale.

Nel modello Borghi Genius Loci De.Co., il Carnevale diventa strumento di narrazione territoriale integrata.



5. Gastronomia come memoria collettiva

5.1 Il ruolo del cibo nella comunità

A Ravanusa, la gastronomia non è elemento accessorio ma asse portante dell’identità. Il Totomè e la Raviola sono cibi di relazione, legati alla festa, alla condivisione e alla memoria familiare.

Essi rappresentano: - continuità intergenerazionale; - appartenenza comunitaria; - riconoscibilità culturale.


6. Distinzione concettuale nel settore gastronomico

 Nel linguaggio comune i termini tradizionale, tipico e identitario vengono spesso utilizzati come sinonimi.

È invece fondamentale rispettare il principio di fondo: ogni strumento deve adottare la propria “cassetta degli attrezzi”. Confondere le funzioni significa compromettere la credibilità e l’efficacia dell’iniziativa.

6.1 Prodotti tradizionali PAT

Preparazioni radicate nel tempo, trasmesse per consuetudine e memoria orale. La loro forza risiede nella continuità storica, non nell’unicità territoriale, ed il caso della Raviola  

6.2 Prodotti tipici

Prodotti tradizionali con un legame riconoscibile con un’area geografica più ampia, spesso valorizzati attraverso strumenti normativi (DOP, IGP, ect).

6.3 Prodotti identitari

Prodotti che assumono un valore simbolico e rappresentativo della comunità. Non sono solo cibo, ma beni culturali immateriali, riconosciuti collettivamente come “propri”. come il Totomè

Le tre categorie sono progressive, non alternative: Tradizionale → Tipico → Identitario.


7. Applicazione al caso di Ravanusa

·         Totomè 

o   Tradizionale per origine;

o   Tipico per caratteristiche locali;

o   Identitario per valore simbolico e comunitario.

·         Raviola 

o   Tradizionale e tipica;

o   Non identitaria in senso stretto, per la diffusione sovraterritoriale della preparazione e mancanza di unicità


8. Totomè   – Bene identitario per la De.Co.

8.1 Denominazione

Totomè di Ravanusa – dolce fritto identitario della tradizione popolare 

8.2 Descrizione

Frittella dolce dalla forma irregolare, ottenuta da impasto semplice, fritta e condita con miele locale o zucchero a velo. La non standardizzazione è elemento identitario.

8.3 Origine e funzione sociale

Dolce della civiltà contadina, legato al Carnevale e non solo, come rito di abbondanza pre-quaresimale e strumento di condivisione comunitaria.

8.4 Trasmissione del sapere

Trasmissione orale e pratica, con varianti familiari riconducibili a un nucleo comune.

8.5 Valore simbolico

Il Totomè è memoria commestibile, cibo di relazione, non prodotto da vetrina.


9. Motivazioni giuridico-culturali per il riconoscimento De.Co.

9.1 La De.Co. come atto di sovranità culturale

Nel solco del pensiero di Luigi Veronelli, la Denominazione Comunale (De.Co.) non si configura come marchio commerciale né come certificazione tecnica di qualità, ma come atto politico-culturale di sovranità locale. Essa rappresenta il diritto–dovere della comunità di riconoscere, nominare e tutelare ciò che la identifica storicamente e simbolicamente.

Nel modello dei Borghi Genius Loci De.Co., la De.Co. assume una funzione ancora più ampia: diventa strumento di narrazione territoriale, capace di tradurre in forma istituzionale il patrimonio immateriale di un luogo.

9.2 Fondamento giuridico-culturale

Il riconoscimento De.Co. si fonda su: - l’autonomia regolamentare dei Comuni; - la tutela dei beni culturali immateriali (art. 2 e 9 Cost.); - i principi UNESCO sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale; - la valorizzazione delle identità locali come interesse pubblico.

La De.Co.  riconosce un legame storico e simbolico tra bene e comunità, evitando sovrapposizioni con DOP, IGP, PAT o altri strumenti di tutela economica.

9.3 Il Totomè come espressione del Genius Loci

Il Totomè di Ravanusa incarna pienamente il Genius Loci del territorio: - nasce da ingredienti poveri e locali; - si consolida in un contesto agricolo e carnascialesco; - è riconosciuto collettivamente come simbolo identitario; - è indissolubilmente legato alla memoria comunitaria.

Il suo valore non risiede nella riproducibilità, ma nella relazione viva tra prodotto, rito e comunità.

9.4 Coerenza con il modello Borghi Genius Loci De.Co.

Il riconoscimento del Totomè è coerente con i principi fondanti della Rete Borghi Genius Loci De.Co.: - centralità della comunità come soggetto riconoscente; - valorizzazione dell’unicità non standardizzabile; - integrazione tra cultura, paesaggio, storia e gastronomia; - uso della De.Co. come strumento di marketing narrativo e  promozionale.

9.5 Interesse pubblico e finalità collettiva

Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa risponde a un interesse pubblico diffuso, in quanto: - tutela un bene immateriale a rischio di banalizzazione; - rafforza la memoria collettiva e la trasmissione intergenerazionale; - sostiene politiche di sviluppo locale sostenibile; - contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole.


10. Conclusione

Ravanusa esprime un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, religione, festa e gastronomia concorrono alla costruzione del Genius Loci.

Il Totomè, in particolare, incarna l’essenza di questa identità: riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.

La Raviola  mentre,  verrà iscritta nell’elenco dei PAT Prodotti Agroalimentari Tradizionali del MISAF

Questa visione si intreccia organicamente con il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co., che pone al centro: - il riconoscimento civico dell'unicità locale; - il concetto di Genius Loci come anima del luogo; - la Denominazione Comunale (De.Co.) come atto culturale e politico di sovranità territoriale.

Insieme,  costruiscono un modello replicabile di governance culturale del cibo, fondato su memoria, comunità e futuro.



Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.


domenica 8 febbraio 2026

Prodotti tradizionali, prodotti tipici e prodotti identitari

 


Distinzione concettuale nel settore della gastronomia




1. Premessa metodologica

Nel linguaggio comune i termini tradizionale, tipico e identitario vengono spesso utilizzati come sinonimi.
In ambito storico-culturale e istituzionale, tuttavia, essi designano categorie diverse, fondate su criteri distinti:

  • temporalità,

  • territorialità,

  • funzione culturale e simbolica.

Una corretta distinzione è indispensabile per:

  • evitare improprie sovrapposizioni,

  • costruire strumenti di tutela efficaci,

  • definire politiche di valorizzazione coerenti.


2. Prodotti tradizionali

2.1 Definizione

Per prodotto tradizionale si intende una preparazione alimentare:

  • radicata nel tempo,

  • trasmessa attraverso la consuetudine e la memoria orale,

  • legata a pratiche domestiche o artigianali consolidate.

La tradizionalità si fonda sulla continuità, non sull’unicità.


2.2 Caratteristiche principali

Un prodotto tradizionale:

  • esiste da più generazioni;

  • presenta varianti locali;

  • non richiede un legame esclusivo con un singolo luogo;

  • può essere diffuso in aree ampie, con adattamenti.

  • può aspirare a  essere iscritta  ai PAT  ).

📌 Il criterio decisivo è la permanenza storica dell’uso, non la riconoscibilità territoriale.


 


3. Prodotti tipici

3.1 Definizione

Il prodotto tipico è un prodotto tradizionale che:

  • presenta un legame riconoscibile con un territorio vasto;

  • utilizza materie prime   o saperi produttivi caratteristici;

  • è identificabile dal consumatore .

La tipicità introduce il fattore geografico come elemento qualificante.


3.2 Caratteristiche principali

Un prodotto tipico:

  • è associato a un’area ;

  • presenta caratteristiche organolettiche o produttive specifiche;

  • è spesso oggetto di valorizzazione turistica o commerciale;

  • può aspirare a riconoscimenti formali (DOP, IGP).

📌 Il prodotto tipico rappresenta il territorio, ma non necessariamente lo racconta.


 


4. Prodotti identitari

4.1 Definizione

Il prodotto identitario è un prodotto che:

  • assume un valore simbolico e rappresentativo della comunità.

La sua funzione non è solo alimentare o commerciale, ma culturale e narrativa,  un unicum di unicità


4.2 Caratteristiche principali

Un prodotto identitario:

  • è riconosciuto dalla comunità come “proprio”;

  • è legato a rituali, feste, memoria collettiva;

  • racconta una storia sociale (povertà, lavoro, riscatto, appartenenza);

  • diventa segno di auto-rappresentazione del territorio.

  • può aspirare a riconoscimento DeCo

📌 L’identitarietà non nasce per decreto, ma dal riconoscimento collettivo, condiviso e diffuso  


4.3 Dimensione immateriale

Il prodotto identitario è:

  • bene culturale immateriale,

  • veicolo di memoria,

  • strumento di trasmissione intergenerazionale.

Può essere rafforzato da:

  • narrazioni orali,

  • eventi comunitari,

  • riferimenti letterari o artistici.


5. Relazione tra le tre categorie

Le tre categorie non sono alternative, ma progressive:

  • Tradizionale → continuità nel tempo

  • Tipico → radicamento territoriale

  • Identitario → riconoscimento simbolico e comunitario

Un prodotto può essere:

  • tradizionale ma non tipico,

  • tipico ma non identitario,

  • identitario perché  carico di significato culturale di un unicum 


6. Conclusione

Distinguere correttamente tra prodotti tradizionali, tipici e identitari consente di:

  • costruire politiche  efficaci,

  • evitare banalizzazioni commerciali,

  • restituire al cibo il suo ruolo di archivio vivente della storia locale.

Il valore più alto non risiede nella ricetta in sé, ma nel legame profondo tra alimento, comunità e memoria.



IL TOTOMÈ DI RAVANUSA


Testo patrimoniale per  la candidatura Ravanusa Borgo GeniusLoci  De.Co.

Bene identitario della tradizione agroalimentare e culturale locale




1. Denominazione del prodotto

Totomè di Ravanusa

Dolce identitario fritto, appartenente alla cucina popolare e contadina del Comune di Ravanusa (AG), legato storicamente alle festività carnascialesche e ai momenti comunitari di condivisione.




2. Area geografica di riferimento

Comune di Ravanusa (Provincia di Agrigento)
Territorio della Sicilia centro-meridionale, caratterizzato storicamente da un’economia agricola cerealicola e da una forte cultura comunitaria rurale.


3. Descrizione del prodotto

Il Totomè di Ravanusa è una frittella dolce ottenuta da un impasto semplice a base di farina, acqua o latte, uova (non sempre presenti nelle versioni più antiche), zucchero e un pizzico di sale, fritta in olio o strutto e consumata calda, tradizionalmente condita con miele locale o zucchero a velo.

La forma è irregolare, volutamente non standardizzata, espressione di una preparazione domestica e rituale, tramandata oralmente e legata ai gesti quotidiani della cucina contadina.


4. Origine storica e contesto culturale

Il Totomè affonda le sue radici nella tradizione orale della civiltà contadina ravanusana, priva di attestazioni scritte antiche ma solidamente documentata nella memoria collettiva locale.

La sua origine è riconducibile:

  • alla disponibilità di ingredienti poveri e locali;
  • alla pratica diffusa della frittura rituale nei giorni di festa;
  • alla funzione sociale del cibo come strumento di condivisione comunitaria.

È verosimile collocare il consolidamento della ricetta tra il XVIII e il XIX secolo, in un contesto agricolo in cui il dolce non era consumo quotidiano ma evento straordinario, legato alle feste e in particolare al Carnevale, momento simbolico di abbondanza prima della Quaresima.


5. Legame con il Carnevale Storico di Ravanusa

Il Totomè è storicamente associato al Carnevale ravanusano, oggi riconosciuto tra i Carnevali Storici d’Italia.
In questo contesto il dolce assume una funzione:

  • rituale (pre-quaresimale),
  • sociale (condivisione tra famiglie),
  • identitaria (riconoscimento comunitario).

La preparazione del Totomè avveniva tradizionalmente nelle case, con il coinvolgimento di più generazioni, rafforzando il senso di appartenenza e continuità culturale.


6. Trasmissione del sapere

La ricetta del Totomè:

  • non deriva da testi scritti;
  • è stata trasmessa per via orale e pratica;
  • presenta varianti familiari, tutte riconducibili a un nucleo identitario comune.

Questa pluralità controllata è un elemento distintivo del prodotto, che non perde identità pur mantenendo una naturale flessibilità artigianale.


7. Valore identitario e simbolico

Il Totomè di Ravanusa rappresenta:

  • un bene immateriale della memoria collettiva;
  • un’espressione della cultura materiale contadina;
  • un simbolo della gastronomia di comunità, non mercificata.

Non è un dolce “da vetrina”, ma un cibo di relazione, preparato per essere condiviso, consumato caldo, nel tempo della festa.


8. Motivazioni per il riconoscimento De.Co.

Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa è motivato da:

  • il radicamento storico locale;
  • l’assenza di standardizzazione industriale;
  • la forte connessione con il territorio e le tradizioni festive;
  • il valore di patrimonio culturale immateriale.

La Denominazione Comunale  tutela la trasmissione e valorizzazione di un sapere gastronomico autentico, rafforzando l’identità locale e promuovendo una cultura del cibo legata alla storia e non alla sola commercializzazione.


9. Conclusione

Il Totomè di Ravanusa non è solo un dolce tradizionale, ma una forma di memoria commestibile, un gesto collettivo che attraversa il tempo e restituisce senso alla comunità.

Riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.

 

 


mercoledì 4 febbraio 2026

Ravanusa Borgo GeniusLoci DeCo

 




Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.

Omaggiare la tradizione non è chinare il capo al passato, non è lasciare alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato. Omaggiare la tradizione è ben altro: è mantenere vivo quel fuoco, che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti.

Gustav Mahler



Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo e caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione oltre all’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia.

Il “Genius Loci” è definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima e cultura produttiva.

È, pertanto, quell’unicum che caratterizza  la particolare atmosfera che rende un posto speciale agli occhi del visitatore: l’ effetto Genius Loci, ossia  la capacità di un territorio di produrre, grazie al saper fare dell’uomo, l’anima del territorio nella quale si riconosce, in modo permanente, la singolarità ed il valore del luogo stesso.

Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi, di eccezionalità e di unicità.

Per comprendere l'architettura delle politiche locali attuali, è imprescindibile partire dal pensiero di Luigi Veronelli. Negli anni Novanta, Veronelli intuì che la standardizzazione industriale avrebbe cancellato la biodiversità culturale e gastronomica dei territori italiani. La sua proposta di istituire le DeCo (Denominazioni Comunali ) non era meramente burocratica o commerciale, ma profondamente politica e culturale.

 

Per Veronelli, la DeCo era un "atto di libertà" del Sindaco, una rivendicazione di sovranità territoriale. Attraverso questo strumento, un'amministrazione comunale poteva (e può) certificare il legame storico di un prodotto, di una ricetta o di un saper-fare con il proprio perimetro geografico.







lunedì 2 febbraio 2026

Veronelli nel centinario della nascita

  NinoSutera

 Verrà   ricordato a Milano martedì nel corso della manifestazione «San Biàs e l’ultim tocch del panetun». Tra gli altri porterà la sua testimonianza Gian Arturo Rota, genero di Veronelli e curatore dell’esposizione «Il Veronelli» al Convento dei Neveri a Bariano. 



Analizzare la figura di Luigi Veronelli (1926-2004) significa esplorare le fondamenta stesse del moderno concetto di "cultura materiale e immateriale" in Italia. Veronelli non è stato solo un critico, ma un filosofo prestato all'agricoltura, e alimentazione genuina, un intellettuale anarchico che ha trasformato il cibo da semplice merce a linguaggio poetico e politico, ma sopratutto identitario di un popolo.

Grazie a lui   è nato in Italia il giornalismo enogastronomico. Non che prima non si fosse scritto di vini e cucina, ma nessuno vi si era dedicato in esclusiva, per nessuno era diventato a tutti gli effetti un mestiere, e soprattutto nessuno era stato riconosciuto come autorità nel settore. La produzione editoriale iniziò nel 1956 sulle colone del neonato Il Giorno. Proseguì con opere rimaste pietre miliari del settore: le «Guide all’Italia Piacevole» ; i cataloghi Bolaffi e poi Mondadori dei «Vini d’Italia»; «L’Etichetta», la più bella rivista realizzata nel mondo dell’enogastronomia e degli altri piaceri della vita; «I Vignaioli Storici»; le guide dei ristoranti o quella dei vini che ancora oggi porta il suo nome. Moltissimo altro che elencare è impossibile. 

Primo anche ad andare in tv con una trasmissione sul mondo del mangiarbere (metà anni 70, per la Rai condusse con Ave Ninchi «A Tavola alle 7»). «Tutti i gastronomi italiani gli devono qualcosa — ha scritto Carlo Petrini fondatore di Slow Food —. Con la sua scrittura colta e tagliente è stato il primo a indicare una strada nuova». Attraverso i suoi mirabili racconti, il suo «camminare la terra» ha ispirato la generazione successiva e quella dopo ancora, fino ai giorni nostri. Lo ha fatto da uomo libero, assumendosi sempre la responsabilità delle opinioni che esprimeva. Spiazzando tutti, quando gli chiesero cosa avrebbe voluto portare con sé su un’isola deserta, rispose: il vocabolario della lingua italiana. Per scrivere di vino con quel rigore e quella precisione che hanno contraddistinto tutta la sua straordinaria esistenza da «notaro», come amava precisare quando qualcuno lo definiva «maestro». Ma a modo suo un Maestro lo è stato, eccome. 

 

https://www.raiplay.it/programmi/viaggiosentimentalenellitaliadeivini


  



Luigi Veronelli

  

I prodotti tipici sono tutelati da disciplinari e mirano a riproducibilità e valore commerciale, mentre i prodotti identitari incarnano il genius loci, sono patrimonio culturale della comunità e trovano nella De.Co. lo strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, ideate nell’ambito della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo


1. Il Pensiero: L'Anarchia del Gusto

Per Veronelli, l'enogastronomia era una forma di resistenza culturale. La sua formazione filosofica (fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè) influenzò profondamente la sua visione: il cibo e il vino non erano oggetti di consumo, ma espressioni della dignità umana.

·         L’anarchenologo: Si autodefiniva così per sottolineare il rifiuto delle imposizioni industriali e burocratiche. La sua "anarchia" risiedeva nella libertà del giudizio individuale e nella difesa del piccolo produttore contro il gigante omologante. Veronelli in questo è non solo è stato un visionario, all'epoca il termine globalizzazione non esisteva.

·         Coltura + Cultura = Progresso: Questo era il suo assioma. Non può esserci progresso agricolo senza una consapevolezza intellettuale e storica dell'identità territoriale.

·         Camminare la terra: Veronelli non giudicava i vini "da scrivania". Il suo metodo era il viaggio, l'incontro diretto, il consumo dei passi sulle vigne per capire il sudore e la fatica che precedono il calice.


2. Il Prezzo Sorgente: Trasparenza ed Etica

Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle sue battaglie più politiche e visionarie.

Definizione: Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi, ect.ect) direttamente in azienda, da indicare chiaramente in etichetta.

Perché era rivoluzionario, e lo è tutt'ora?

1.      Contro la speculazione: Esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari.

2.      Riconoscimento del valore: Permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi "lavorava la terra".

3.      Patto tra produttore e consumatore: Creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l'opacità dei mercati finanziari - industriali.

Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica   che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.


3. Il Genius Loci: L'Anima del Territorio

Se il Prezzo Sorgente è lo strumento economico, il Genius Loci è il fondamento ontologico della poetica veronelliana.

Il Genius Loci (lo spirito del luogo) per Veronelli è l'incontro irripetibile tra terra, clima, vitigno e mano dell'uomo. Da questo concetto derivano le sue più grandi intuizioni operative:

·         Le De.Co. (Denominazioni Comunali): Veronelli ideò le De.Co. per proteggere i prodotti che non rientravano nelle grandi marchi, ma che erano fondamentali per l'identità di un singolo comune. È la tutela del "minuscolo" contro l'universale.

·         L'elogio del Cru: Fu il primo a insistere sulla necessità di etichettare il vino con il nome della singola vigna (il toponimo), convinto che "il peggior vino contadino sia migliore del miglior vino d'industria" proprio perché figlio di un luogo specifico e non di una formula chimica.


4. L'Eredità e le Opere

Veronelli ha lasciato un patrimonio documentale immenso, tra cui la celebre Guida Oro, i cataloghi dei vini e degli oli, e programmi televisivi storici come "A tavola alle 7" con Ave Ninchi e il documentario "Viaggio sentimentale nell'Italia dei vini".

Tabella: I Pilastri dell’opera di Veronelli

Concetto

Significato Pratico

Obiettivo

Cru / Vigna

Valorizzazione della singola parcella.

Distinguere l'unicità dalla massa.

De.Co.

  prodotti identitari  gestito dai Sindaci.

Difendere la biodiversità e le tradizioni.

Prezzo Sorgente

Prezzo d'origine in etichetta.

Contrastare il profitto parassitario degli intermediari.

Assaggio critico

Uso di aggettivi evocativi e soggettivi.

Elevare il cibo a opera d'arte e letteratura.


 


1. La De.Co. (Denominazione Comunale): Il Potere al Sindaco

Mentre lo Stato e l'Europa si concentravano sulle DOC e sulle DOP ect (spesso considerate da Veronelli come gabbie burocratiche o strumenti per l'industria), lui propose qualcosa di radicalmente diverso: la De.Co.

·         La filosofia: La De.Co. non è un marchio di qualità in senso stretto, ma un "certificato di cittadinanza". È il riconoscimento che un prodotto, una ricetta o una fiera appartengono alla storia e all'identità di un luogo specifico.

·         Il ruolo del Comune: Veronelli intuì che il Sindaco è il custode del territorio. Attraverso una delibera comunale, il Sindaco può "schedare" il patrimonio gastronomico del suo borgo, come hanno fatto con successo  tanti   piccoli e grandi borghi.

·         L'obiettivo: Difendere la biodiversità dall'omologazione del gusto. La De.Co. permette anche al prodotto più piccolo e "insignificante" commercialmente di avere una dignità identitaria  e culturale.


2. La Rivolta di Santo Stefano Belbo (1968)

Questo è l'episodio "mitico" della biografia veronelliana, quello che lo portò persino in carcere (anche se per pochi giorni e per motivi legati alla sua attività di editore, ma il clima era quello).

·         Il contesto: Nel 1968, nelle Langhe, i contadini erano esausti. Il prezzo delle uve moscato era deciso unilateralmente dalle grandi case spumantiere. Il lavoro della terra non permetteva più la sopravvivenza.

·         L'azione: I contadini di Santo Stefano Belbo scesero in piazza, bloccarono le strade con i trattori e occuparono la stazione ferroviaria. Non chiedevano assistenza, chiedevano un prezzo giusto.

·         L'intervento di Veronelli: Luigi non rimase a guardare da Milano. Si schierò fisicamente con i viticoltori. Scrisse articoli infuocati denunciando che "il vino è un prodotto agricolo, non un prodotto chimico industriale".

·         Il significato: Quella rivolta segnò la nascita del Veronelli "marxista-anarchico". Capì che senza la lotta per il reddito del contadino, la qualità del vino era un esercizio estetico vuoto. Da qui iniziò a teorizzare il Prezzo Sorgente di cui abbiamo parlato prima.


L'Unione dei due mondi: Il Borgo Genius Loci DeCo

Come avevamo accennato in una nostra precedente riflessione, oggi il concetto di Borgo Genius Loci De.Co. rappresenta l'evoluzione finale di questo pensiero. Non è solo un elenco di prodotti, ma:

1.      Salvaguardia delle tradizioni: Preservare i saperi  rurali e artigianali.

2.      Sviluppo sostenibile: Promuovere un turismo lento che rispetti la comunità.

3.      Orgoglio locale: Restituire ai contadini la consapevolezza di essere i custodi di un patrimonio unico.

In sintesi, per Veronelli, il cibo non era  "buono" se dietro non c'era un contadino libero, un prezzo onesto e un comune che ne tutelasse l'identità.

 "Diffidate di quanti parlano di DeCo senza citare mai chi le ha ideate: Luigi Veronelli. e diffidate anche da chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela, giusto per alimentare confusione."

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