Audizione Pubblica
Riconoscimento degli elementi identitari di una comunità
Dalla leggenda della Madonna del Fico all'area archeologica di Monte Saraceno,
Risorse materiali e immateriali concorrono a preservare e tramandare il Genius Loci, riconosciuto e apprezzato
L’evento in programma il 16 p.v alle 17 nella biblioteca comunale, con il Cerimoniale di consegna della Bandiera della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, del riconoscimento alla laboriosa comunità di Ravanusa di "Custode dell'identità Territoriale, la firma del Memorandum del Borgo DeCo. e la consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni di enogastronomia partecipanti, che grazie alla loro presenza renderanno l' evento unico e memorabile.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Salvatore Pitrola e di Giusi Savarino, ravanusana, assessore regionale al Territorio e Ambiente, sono previsti gli interventi di: Nino Sutera, coordinatore Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co; Francesco Monterosso, docente del dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana, direttore del Gal Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma, gastrosofa, giornalista, scrittrice.
Testimonianze locali a cura di: Antonino Licata, operatore per il turismo esperienziale, associazione Borgo Remise; ed il pasticcere Lillo La Mattina.
Letture: Carmela Savarino leggerà “A Tiempu Bellu”; Girolamo La Marca leggerà “I totomè del Barone”, tratto dal romanzo del professore Pietro Carmina.
Modererà i lavori il giornalista Angelo Augusto.
Alla cerimonia saranno presenti: il pastry chef Giovanni Mangione, il direttore generale di Ristoworld Italy Andrea Finocchiaro, il presidente di Ristoworld Italy Claudio Leocata, il presidente di Escoffier Sicilia Giovanni Lorenzo Montemaggiore, il borgologo Rosario Patti, lo chef executive Leonardo Massaro, il maestro pasticcere Lillo Defraia, il pastry chef Salvatore Vinci, il delegato Conpait Agrigento Santo Li Calzi, il maestro di cucina Ottavio Miraglia, lo chef e regista Vincenzo La Cognata, l’ambasciatore di Lindt/Caffarel Vincenzo Avarello, il noto barman Alessio Valenti.
La festa poi si sposterà in piazza Crispi, dove saranno presenti autorità, giornalisti, chef, pasticceri. Alle 20 avrà inizio la degustazione di Raviola e Totomè, quindi lo show cooking, la mostra fotografica e la proiezione di video.
Oltre che i ravanusani, è attesa la presenza a Ravanusa di appassionati del Carnevale e di gastronomia di tutti i centri vicini.
1. Cornice teorica e metodologica
1.1 Il cibo come linguaggio dell’identità
Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica: è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.
2. Ravanusa: identità storica e stratificazione della memoria
2.1 Origini e paesaggio storico
Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo.
Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.
Questa stratificazione costituisce una componente essenziale del Genius Loci ravanusano.
3. Mito fondativo e simboli religiosi
3.1 La leggenda del Fico
Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.
Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.
3.2 Il patrimonio religioso
Le chiese di Ravanusa – dalla Chiesa Madre di San Giacomo Apostolo al Santuario Maria SS.Assunta, non sono solo edifici di culto, ma archivi viventi di memoria collettiva, nei quali si intrecciano riti religiosi, civili e sociali.
4. Il Carnevale Storico di Ravanusa
Il Carnevale Storico di Ravanusa, riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i Carnevali Storici d’Italia, costituisce uno dei principali dispositivi narrativi dell’identità locale.
Non è semplice festa, ma: - spazio di satira e critica sociale; - laboratorio di creatività collettiva; - momento di sintesi tra patrimonio materiale e immateriale.
Nel modello Borghi Genius Loci De.Co., il Carnevale diventa strumento di narrazione territoriale integrata.
5. Gastronomia come memoria collettiva
5.1 Il ruolo del cibo nella comunità
A Ravanusa, la gastronomia non è elemento accessorio ma asse portante dell’identità. Il Totomè e la Raviola sono cibi di relazione, legati alla festa, alla condivisione e alla memoria familiare.
Essi rappresentano: - continuità intergenerazionale; - appartenenza comunitaria; - riconoscibilità culturale.
6. Distinzione concettuale nel settore gastronomico
È invece fondamentale rispettare il principio di fondo: ogni strumento deve adottare la propria “cassetta degli attrezzi”. Confondere le funzioni significa compromettere la credibilità e l’efficacia dell’iniziativa.
6.1 Prodotti tradizionali PAT
Preparazioni radicate nel tempo, trasmesse per consuetudine e memoria orale. La loro forza risiede nella continuità storica, non nell’unicità territoriale, ed il caso della Raviola
6.2 Prodotti tipici
Prodotti tradizionali con un legame riconoscibile con un’area geografica più ampia, spesso valorizzati attraverso strumenti normativi (DOP, IGP, ect).
6.3 Prodotti identitari
Prodotti che assumono un valore simbolico e rappresentativo della comunità. Non sono solo cibo, ma beni culturali immateriali, riconosciuti collettivamente come “propri”. come il Totomè
Le tre categorie sono progressive, non alternative: Tradizionale → Tipico → Identitario.
7. Applicazione al caso di Ravanusa
· Totomè
o Tradizionale per origine;
o Tipico per caratteristiche locali;
o Identitario per valore simbolico e comunitario.
· Raviola
o Tradizionale e tipica;
o Non identitaria in senso stretto, per la diffusione sovraterritoriale della preparazione e mancanza di unicità
8. Totomè – Bene identitario per la De.Co.
8.1 Denominazione
Totomè di Ravanusa – dolce fritto identitario della tradizione popolare
8.2 Descrizione
Frittella dolce dalla forma irregolare, ottenuta da impasto semplice, fritta e condita con miele locale o zucchero a velo. La non standardizzazione è elemento identitario.
8.3 Origine e funzione sociale
Dolce della civiltà contadina, legato al Carnevale e non solo, come rito di abbondanza pre-quaresimale e strumento di condivisione comunitaria.
8.4 Trasmissione del sapere
Trasmissione orale e pratica, con varianti familiari riconducibili a un nucleo comune.
8.5 Valore simbolico
Il Totomè è memoria commestibile, cibo di relazione, non prodotto da vetrina.
9. Motivazioni giuridico-culturali per il riconoscimento De.Co.
9.1 La De.Co. come atto di sovranità culturale
Nel solco del pensiero di Luigi Veronelli, la Denominazione Comunale (De.Co.) non si configura come marchio commerciale né come certificazione tecnica di qualità, ma come atto politico-culturale di sovranità locale. Essa rappresenta il diritto–dovere della comunità di riconoscere, nominare e tutelare ciò che la identifica storicamente e simbolicamente.
Nel modello dei Borghi Genius Loci De.Co., la De.Co. assume una funzione ancora più ampia: diventa strumento di narrazione territoriale, capace di tradurre in forma istituzionale il patrimonio immateriale di un luogo.
9.2 Fondamento giuridico-culturale
Il riconoscimento De.Co. si fonda su: - l’autonomia regolamentare dei Comuni; - la tutela dei beni culturali immateriali (art. 2 e 9 Cost.); - i principi UNESCO sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale; - la valorizzazione delle identità locali come interesse pubblico.
La De.Co. riconosce un legame storico e simbolico tra bene e comunità, evitando sovrapposizioni con DOP, IGP, PAT o altri strumenti di tutela economica.
9.3 Il Totomè come espressione del Genius Loci
Il Totomè di Ravanusa incarna pienamente il Genius Loci del territorio: - nasce da ingredienti poveri e locali; - si consolida in un contesto agricolo e carnascialesco; - è riconosciuto collettivamente come simbolo identitario; - è indissolubilmente legato alla memoria comunitaria.
Il suo valore non risiede nella riproducibilità, ma nella relazione viva tra prodotto, rito e comunità.
9.4 Coerenza con il modello Borghi Genius Loci De.Co.
Il riconoscimento del Totomè è coerente con i principi fondanti della Rete Borghi Genius Loci De.Co.: - centralità della comunità come soggetto riconoscente; - valorizzazione dell’unicità non standardizzabile; - integrazione tra cultura, paesaggio, storia e gastronomia; - uso della De.Co. come strumento di marketing narrativo e promozionale.
9.5 Interesse pubblico e finalità collettiva
Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa risponde a un interesse pubblico diffuso, in quanto: - tutela un bene immateriale a rischio di banalizzazione; - rafforza la memoria collettiva e la trasmissione intergenerazionale; - sostiene politiche di sviluppo locale sostenibile; - contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole.
10. Conclusione
Ravanusa esprime un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, religione, festa e gastronomia concorrono alla costruzione del Genius Loci.
Il Totomè, in particolare, incarna l’essenza di questa identità: riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.
La Raviola mentre, verrà iscritta nell’elenco dei PAT Prodotti Agroalimentari Tradizionali del MISAF
Questa visione si intreccia organicamente con il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co., che pone al centro: - il riconoscimento civico dell'unicità locale; - il concetto di Genius Loci come anima del luogo; - la Denominazione Comunale (De.Co.) come atto culturale e politico di sovranità territoriale.
Insieme, costruiscono un modello replicabile di governance culturale del cibo, fondato su memoria, comunità e futuro.
Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.


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