mercoledì 14 maggio 2025

𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐠𝐫𝐨𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐧𝐞𝐨𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭à e identità territoriale

 

 Santa Margherita Belice,  è uno dei pochi comuni della Sicilia che   ha conquistato il riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” del percorso  Borghi GeniusLoci De.Co. un    percorso culturale, dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e i suoi abitanti.

𝐒𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚   𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐡𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐞𝐥𝐢̀𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥'𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐠𝐫𝐨𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐛𝐢𝐨 𝐞 𝐧𝐞𝐨𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭à.


Un’intera giornata pensata per riflettere sul valore del cibo, dell’inclusione e della salute mentale, grazie a momenti di confronto, arte e convivialità.

Al mattino, nell’Aula Consiliare “Rosario Livatino”, il workshop ha visto gli interventi di esperti del settore, con i saluti istituzionali del Sindaco Gaspare Viola e della Presidente della Cooperativa Sociale Quadrifoglio Leonarda Armato Barone. Un confronto arricchente grazie ai contributi di Giuseppe Maiorana (Rete Museale Belicina), Lillo Di Loro (Italia Bio) e Nino Sutera (Ideologo del percorso Borghi GeniusLoci De.Co.).

Nel pomeriggio, in via Libertà, la bellezza dell’arte ha preso forma con l’estemporanea “Arte senza confini: forme e colori della mente”, curata dal maestro Paolo Manno con gli ospiti della Comunità Rosa di Jericho, gli alunni dell’I.C.S. “G. Tomasi di Lampedusa” e una rappresentanza degli alunni degli Istituti Superiori di Sciacca guidata dalla prof.ssa Annalia Misuraca.

A seguire:

Degustazione di prodotti tipici locali

Show cooking con le tradizionali siringate

Musica itinerante del gruppo folk “I Viddaneddi”

E la straordinaria presenza di Federico Fazzuoli, fondatore di Linea Verde RAI

Un’iniziativa realizzata nell’ambito del PSR Sicilia 2014–2022, per una comunità sempre più consapevole, inclusiva e connessa al territorio.

E’ proprio le   Siringate, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina, rappresenta uno degli elementi identitari del comune belicino.

Il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. è un percorso nelle prerogative dei sindaci per valorizzare gli elementi identitari del proprio territorio

  Il genius loci è il territorio della memoria, il nostro patrimonio, il valore più profondo della cultura  mediterranea ed europea,ed è l’unico anticorpo che abbiamo rispetto alla cultura dell' indefinito  globale.

Il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche e culturali del territorio.

Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo. 

 






Lo Storico Prof   Andrea Randazzo, ha compiuto una attenta ricerca storica, sull’origine del prodotto simbolo e identitario di Santa Margherita Belice, le siringate, eccola...

Con la venuta degli Spagnoli in Sicilia, nel 1516 con re Carlo V d’Asburgo, il settore culinario e dolciario si arricchì di nuovi prodotti tra i quali i famosi Churros (siringate) che in Sicilia, non riscossero la medesima popolarità che avevano ed hanno nei paesi di lingua spagnola, dovuto, penso, al nostro largo uso di cannoli, cassatelle e sfingi, portati in Sicilia dagli Arabi,

I churros e le siringate di Santa Margherita di Belìce sono simili nella forma e nel colore ma diversi nella sostanza: i primi sono fatti, in ordine di quantità, di acqua, farina, burro, uova, zucchero e sale; i secondi, di ricotta, farina, miele, zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia grattugiata.

Raccontano gli anziani del paese che a fare le prime siringate di ricotta fu la moglie di un pastore Margheritese, che viveva nel lontano feudo Meccina col marito e la loro numerosa prole.

In estate le pecore, come è noto, producono poco latte e di conseguenza i pastori ottengono limitati quantitativi di ricotta; a quei tempi non esistevano frigoriferi e l’unico metodo di conservazione della ricotta consisteva nel salarla ed esporla al sole. Quanto il curatolo raggiungeva una consistente quantità di ricotta salata andava in paese a venderla.

Un giorno la donna, vedendo il marito immergere il formaggio appena fatto nel siero bollente per non guastarsi, pensò di mettere la ricotta nell’olio bollente ottenendo un dolce che piacque ai suoi figli, e, soprattutto, si conservava bene per alcuni giorni. Poi per migliorare la cottura, fece dei cilindretti adoperando l’imbuto di latta con cui il marito durante l’inverno faceva la salsiccia. A poco a poco, aggiunse altri ingredienti ottenendo, infine, una vera prelibatezza.

Un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri la quale amava trascorrere diversi mesi all’anno nel suo sontuoso palazzo di Santa Margherita di Belice, si trovò a passare per quella masseria, dopo un’estenuante battuta di caccia con i suoi amici.

La moglie del pastore molto imbarazzata non sapeva cosa offrire a quel nobile signore che, fra l’altro, era anche il proprietario del feudo e degli armenti. Prese del pane appena sfornato, lo condì con olio, sarde, vastedda ed origano; infine, alquanto timorosa, prese un canestro colmo di siringate e gliele porse.

Don Lucio e i suoi amici, credendo che fossero i comuni churros, ne presero qualcuno per non essere scortesi, ma appena li assaggiarono, una dopo l’altra le finirono tutte. Il conte prima di ripartire invitò la donna a recarsi a casa sua per insegnare alla loro cuoca a fare quei dolcetti tanto squisiti.

Anche alla principessa Giovanna le siringate di ricotta piacquero tanto, così cominciò ad offrirle a tutte le sue amiche che andavano a trovarla; e durante il carnevale interi vassoi di siringate erano offerti a tutte le maschere che andavano a ballare nel suo palazzo.

In breve quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina, divennero popolari non solo tra le famiglie abbienti ma tra tutti i Margheritesi.





















lunedì 12 maggio 2025

Le DeCo e quelli... delle idee confuse

L'identità è un valore non è uno spot, ne tanto meno un opizional, altrimenti... 

    "si può promuovere un prodotto identitario che ha storia in un comune diverso? o è plagio ?"

                Certo che si,  ma che sia chiaro, è a tutto vantaggio del Comune che attraverso una ricerca storica approfondita ne può vantare l'origine. L'attribuzione della DeCo non è un lavoro per approssimazione.

Il cannolo:  un prodotto identitario, per leggenda,  per storia  e cultura locale. In tanti vorrebbero detenere  l''origine, ma la storia e la leggenda li smentisce .

Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.

 

L’odierno cannolo siciliano avrebbe dunque antiche origini, anche se nei secoli ha subìto diverse trasformazioni, e il suo antenato potrebbe essere stato un dolce a forma di banana, ripieno di ricotta mandorle e miele.
L’ipotesi più accreditata sarebbe quella che le favorite dell’emiro, per passare il tempo, si dedicassero alla preparazione di prelibate pietanze, in particolare di dolci e in uno dei tanti esperimenti culinari avrebbero “inventato” il cannolo, allusione evidente alle “doti” del sultano.
Un’altra fonte, invece, tramanda che i cannoli siano stati preparati per la prima volta in un convento sempre nei pressi di Caltanissetta.
Si racconta che in occasione del Carnevale le monache “inventarono” un dolce formato da un involucro (“scorcia”) riempito da una crema di ricotta e zucchero ed arricchito con pezzetti di cioccolato e granella di mandorle (cucuzzata).
Sia che si tratti di suore o concubine, “queste donne, rese diverse dal voto di castità, probabilmente nel loro intimo non lo erano così tanto di fronte al piacere voluttuoso offerto dal magnifico dolce”.
Di certo sappiamo che le sue radici risalgono alla dominazione araba in Sicilia (dal 827 al 1091).
Gli Arabi, come i Greci, apportarono molte novità nell’arte, in generale, e nella cucina, in particolare, come ad esempio, la canna da zucchero, il riso, le mandorle, il gelsomino, il cotone, l’anice, il sesamo e le droghe: cannella e zafferano. Essi erano anche abilissimi pasticceri, e se è vero che la ricotta di pecora già si produceva in Sicilia, è anche vero che sono stati gli Arabi a lavorarla con canditi, pezzetti di cioccolato e ad aromatizzarla con liquori, dando vita ad un’accoppiata vincente, zucchero e ricotta , preludio dei dolci siciliani più famosi al mondo: la cassata ed i cannoli.
L’ipotesi sull’origine del sublime cilindro di ricotta, stimolante per il gusto ed accattivante per le interpretazioni tra sacro e profano, è descritta dal duca Alberto Denti di Pirajno, cultore di gastronomia. In “Siciliani a tavola” (la cui edizione fu terminata da Massimo Alberini, dopo la scomparsa del nobile siciliano) il duca sostiene che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta. Per l’esattezza, si legge: “Il cannolo non è un dolce cristiano, ché la varietà dei sapori e la fastosità della composizione tradiscono una indubbia origine mussulmana”.
La tesi è verosimile in quanto alla fine della dominazione araba in Sicilia, coincisa con l’arrivo dei Normanni, gli harem si svuotarono (si ricorda che Caltanissetta in arabo significa “Castello delle donne”, poiché gli emiri saraceni vi tenevano i loro harem), e una o più donne ormai libere, convertitesi al Cristianesimo, entrarono in convento. Qui potrebbero avere riprodotto alcune delle ricette con le quali avevano sedotto le corti degli emiri, trasmettendole in seguito a “quelle sante ancelle del Signore sino a noi poveri peccatori”. E ciò spiegherebbe l’esistenza di un legame tra le due leggende.

TRANNE SE NON SI VUOLE IGNORARE LA STORIA E  LA LEGGENDA

  Una location incantevole, un luogo meraviglioso, con tutti gli ingredienti per una favola di successo.

La recente premiazione con il riconoscimento del Guinness World Record, è un occasione  destinata a sedimentarsi nella memoria di chi ha partecipato all'evento

Al  Teatro Regina Margherita  di Caltanissetta lo scorso 25 febbraio, si è tenuta la cerimonia di consegna di ben due record mondiali.  Il primo record, avvenuto nella vicina città di Mazzarino, con il torrone più lungo del mondo realizzato il 18 settembre 2019 con 1004 metri di lunghezza.
Il secondo, avvenuto invece a Caltanissetta, con il cannolo più lungo del mondo realizzato l’11 settembre del 2022 con 21 metri e 43 centimetri.
La cerimonia di consegna è stata moderata dal past president Ristoworld Marcello Proietto di Silvestro.

Dopo i saluti istituzionali  

 gli intervenuti alla cerimonia, il detentore del record del cannolo di Caltanissetta Lillo Defraia, il detentore del Record di Mazzarino Maurizio Bongiovanni, (Bongiovanni Srl), la scrittrice e Prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia, madrina della manifestazione dell’11 settembre 2022 Anna Martano, il fondatore di Ristoworld    Andrea Finocchiaro.

Durante la manifestazione Nino Sutera,  ha tenuto una lectio magistralis su “I dolci identitari  dal guinness alla De.Co. denominazione comunale”. “Coroniamo – hanno commentato Lillo Defraia e Marcello Proietto di Silvestro – il sogno della Città di Caltanissetta che detiene l’unico Guinness Word Records ufficialmente riconosciuto e per il quale abbiamo lavorato instancabilmente assieme a tutte le giacche bianche e ai tecnici che ringraziamo”.
“Siamo onorati di poter essere la città che detiene il Guinness World Record per il cannolo più lungo del mondo – ha dichiarato il sindaco di Caltanissetta Walter Tesauro -.   


  “Il cannolo non è un prodotto tipico, ma    un prodotto identitario, per leggenda,  storia  e cultura locale” ha affermato Nino Sutera, "Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale.   La Denominazione Comunale (De.Co.) è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. La De.Co. è un prodotto del territorio (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, ecc.), con il quale una comunità si identifica, per elementi di unicità e caratteristiche identitarie. Deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica, capace di muovere un target di viaggiatori, che la letteratura internazionale definisce “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.  Il percorso percorso per la  De.Co. si configura,   come un’irrinunciabile opportunità per recuperare e valorizzare le specificità locali, espressione dei luoghi di provenienza e la Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. ne ottimizza i risultati.

 

 Il record nisseno rappresenta uno straordinario veicolo di promozione della pasticceria storica siciliana nel mondo. L'iniziativa è stata promossa da Ristoworld ma ha visto il coinvolgimento e il fattivo contributo di tutti i sodalizi cultural-gastronomici siciliani. Il risultato conseguito è stato frutto di un lavoro corale e condiviso a riprova del fatto che le sinergie sono sempre utili e proficue. Quannu spunta u suli, spunta ppì tutti... A Caltanissetta il sole ha avuto la forma di un gigantesco cannolo e, personalmente, sono onorata di esserne stata madrina , ha affermato  Anna Martano.  

«Il doppio record di Mazzarino e Caltanissetta che abbiamo celebrato   in questa occasione – commenta Marcello Proietto di Silvestro,    conferma quanto sia importante il percorso di rivalutazione e difesa della migliore produzione identitaria, in un contesto di intelligente rilancio del territorio, anche in chiave turistica. Il cammino che abbiamo iniziato a suo tempo con Nino Sutera, che ringrazio sempre per l’instancabile attività, dimostra come una iniziativa di respiro internazionale come il Guinness World Records del cannolo più lungo del mondo a Caltanissetta può trasformarsi in un volano esclusivo anche per il comparto turistico del territorio».

 


                  








 


foto di 

                                                            Diego Avanzato 


mercoledì 7 maggio 2025

L’eredità verde di Papa Francesco

 

 un’agricoltura etica, sostenibile e fraterna

Tra encicliche, discorsi e gesti concreti, Papa Francesco ci consegna una visione dell’agricoltura come cura della terra, rispetto per il lavoro contadino e scelta di giustizia per l’umanità intera.

Papa Francesco ci lascia molto più di parole: ci lascia una visione. In un tempo in cui la terra geme sotto il peso dell’inquinamento e dell’avidità, la sua voce ha saputo risuonare chiara e profetica. L’agricoltura, per lui, non è solo produzione: è vocazione, responsabilità, speranza.

Lungo tutto il suo pontificato, ha costruito un’eredità fatta di gesti e parole, indicando la strada verso un modello agricolo che rispetta la natura, tutela la dignità umana e mette al centro il bene comune. È una visione integrale, che tiene insieme l’etica del lavoro, la sostenibilità ambientale e un’economia capace di includere e non escludere.

Nel tempo dei cambiamenti climatici, delle disuguaglianze e della crisi alimentare globale, Papa Francesco ha scelto di seminare parole che parlano di terra, cibo e giustizia. Il suo sguardo sull’agricoltura è profondo e radicale: la considera uno dei nodi cruciali per la sopravvivenza dell’umanità e per la costruzione di un mondo più giusto.

Etica del lavoro contadino

Per Francesco, l’agricoltura è anzitutto un atto etico. È il lavoro invisibile di milioni di mani che ogni giorno rendono possibile la vita. “Il lavoro dei contadini è un lavoro di speranza. Sono loro che seminano il futuro dell’umanità”, ha affermato in un messaggio al Festival dell’Economia Civile nel 2021. Un riconoscimento non solo simbolico, ma politico, in un sistema che spesso marginalizza i piccoli produttori, sfrutta i braccianti e considera il cibo una merce come un’altra.

Il Papa invita a riconoscere la dignità di chi lavora la terra e a superare l’idea che sviluppo significhi solo profitto. “Abbiamo bisogno di recuperare il senso del dono, della cura e della giustizia”, scrive nella Laudato Si’. In un mondo dove l’agricoltura è spesso dominata da logiche industriali e speculative, la sua voce richiama a un’economia più umana.

Custodia del creato

La dimensione ambientale dell’agricoltura è centrale nel suo magistero. L’enciclica Laudato Si’ (2015) è diventata un manifesto della sostenibilità integrale. Francesco denuncia apertamente i danni dell’agricoltura intensiva, l’uso sconsiderato di pesticidi, la deforestazione e la perdita di biodiversità. “La terra, la nostra casa comune, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”, scrive con lucidità e dolore.

Invita quindi a promuovere modelli agricoli rispettosi dell’ambiente, legati ai territori e capaci di rigenerare il suolo. Un’agricoltura che ascolti il tempo della natura, che sappia fermarsi, ruotare le colture, lasciare riposare i campi. “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”, afferma nel paragrafo 139 dell’enciclica. La cura della terra è anche cura dell’uomo.

Un’economia che nutre tutti

Ma c’è anche un’altra dimensione che Papa Francesco mette in luce: quella economica. Il Papa non ha esitato a definire la speculazione sul cibo “un crimine che viola il diritto umano fondamentale al cibo” (Discorso alla FAO, 20 novembre 2014). Il cibo, ricorda, non è una merce: è vita, è relazione, è diritto.

Per questo promuove il commercio equo, le filiere corte, la sovranità alimentare. Difende il diritto dei popoli a decidere come produrre e distribuire il proprio cibo, fuori dalle logiche imposte da un mercato globale che premia pochi e lascia indietro molti. “È scandaloso non vedere il cibo come un bene universale e trattarlo invece come merce soggetta a speculazioni”, ha ribadito con forza.

Un messaggio universale

Il messaggio di Papa Francesco supera i confini della religione. È un appello rivolto a credenti e non credenti, a consumatori e produttori, a politici e cittadini. È una visione del mondo in cui l’agricoltura diventa strumento di pace, giustizia e riconciliazione.

Il Papa non coltiva utopie: coltiva coscienze. E lo fa con parole che sono semi. Sta a noi accoglierli, farli germogliare, annaffiarli con scelte concrete: scegliere cibo locale, sostenere chi lavora con rispetto, educare al consumo consapevole.

Solo così potremo trasformare la tavola in un luogo di fraternità e il campo in un laboratorio di futuro.


Spring food expo” San Teodoro (ME) 10 e 11 maggio 2025


Un intero fine settimana per vivere la primavera all’insegna del gusto, della natura e delle tradizioni siciliane. Sabato 10 e domenica 11 maggio, San Teodoro apre le porte alla prima edizione dello Spring Food Expo, evento pensato per valorizzare le eccellenze enogastronomiche e paesaggistiche di questo angolo autentico della Sicilia, con l’Etna sullo sfondo e scenari mozzafiato.


Il progetto nasce con l’intento di promuovere le tipicità locali, il turismo esperienziale e l'identità di un territorio ancora poco conosciuto ma ricchissimo di potenzialità. Due giorni intensi e articolati, tra stand, degustazioni, convegni, escursioni e spettacoli, con il coinvolgimento di scuole, produttori e realtà locali.

Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura dello Sviluppo rurale e della pesca mediterranea - Dipartimento Regionale dell'agricoltura; una manifestazione incentrata sulla promozione delle eccellenze dei Nebrodi: prodotti genuini delle aziende locali a km 0.

Lo Spring Food Expo sarà anche occasione per scoprire il territorio attraverso escursioni naturalistiche e avventurose: a piedi, a cavallo, in quad, in fuoristrada o, per i più audaci, in parapendio. Percorsi guidati immersi nel verde dei Nebrodi, tra sentieri panoramici e bellezze incontaminate.

Come già accennato, grande attenzione sarà rivolta all’offerta enogastronomica: tra gli stand si potranno degustare formaggi tipici, salumi artigianali, frascatuli (una sorta di polenta tradizionale), asparagi selvatici, cardi, piatti della tradizione rurale, accompagnati da birre artigianali locali. Previsti anche show cooking e momenti dimostrativi per scoprire i segreti della cucina tradizionale.

Con questo evento vogliamo offrire una vetrina al nostro territorio, alle sue bellezze, ai suoi sapori, alle sue tradizioni, in questa splendida cornice lo Spring Food Expo sarà una festa per tutti, ma soprattutto anche un’occasione di rilancio per la nostra economia locale, grazie alla sinergia tra istituzioni e produttori.

A tutti i visitatori, turisti e appassionati della Sicilia autentica rivolgiamo un invito speciale: venite a scoprire San Teodoro! Due giorni immersi nel cuore dei Nebrodi, tra paesaggi unici, sapori genuini e ospitalità sincera. Un’esperienza da vivere con tutti i sensi, perfetta per chi cerca emozioni vere e lontane dai circuiti turistici di massa.

 

martedì 6 maggio 2025

Comunicare il settore Lattiero-Caseario: il CoRFiLaC lancia la scuola di Marketing e Stagionatura.


In un mondo in continua evoluzione, dove la competizione è sempre più pressante e i consumatori ogni giorno più esigenti, anche il settore lattiero-caseario non può esimersi dall’affrontare le nuove sfide imposte dal mercato odierno.

Tradizione, qualità, territorialità e autenticità sono valori riscontrati in molte aziende casearie siciliane e nelle loro produzioni, ma non sempre queste peculiarità riescono ad essere veicolate correttamente e molti consumatori, purtroppo, ne disconoscono le potenzialità.

Ed è proprio qui che entra in gioco il CoRFiLaC con il progetto “Tradizione e Neuroscienza: applicazione Tecniche di Neuromarketing per la conoscenza dei comportamenti dei consumatori e strategie di Comunicazione e Marketing per le Produzioni Casearie Tradizionali Siciliane (PCTS)” finanziato con i fondi dell’Unione Europea - FEASR - SOTTOMISURA 16.1 “Sostegno per la costituzione e la gestione dei gruppi operativi del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura”.

Il progetto in questione mira a sviluppare delle azioni innovative capaci di valorizzare le produzioni casearie tradizionali siciliane tramite modelli operativi post-produzione, quali: la stagionatura collettiva, la concentrazione dell’offerta, la distribuzione innovativa e la creazione di un’identità di marca che accomuni queste produzioni e ne veicoli la storicità e le tradizioni che esse si portano dietro. La creazione della brand identity, naturalmente, è affiancata a una strategica e strutturata attività di comunicazione sviluppata e basata su tecniche di neuromarketing innovative che sono state messwe in campo grazie al supporto del BrainLab del CoRFiLaC e del BrainLab della IULM di Milano, coordinato dal Prof. Vincenzo Russo. 

Ad affiancare le azioni sopracitate, il CoRFiLaC che da sempre è orientato al sostegno e allo sviluppo della filiera lattiero-casearia e agroalimentare, tramite la sua attività di ricerca, ha implementato nel progetto un ulteriore azione a supporto dei piccoli produttori siciliani lanciando la “Scuola di Marketing e Stagionatura”: un corso di formazione rivolto a giovani studenti e imprenditori del settore lattiero-caseario e agroalimentare interessati a comprendere e padroneggiare gli strumenti di marketing e comunicazione moderni.

Il corso di formazione, iniziato lo scorso 9 gennaio e conclusosi il 2 aprile 2025, è stato articolato in cinque moduli:

-    Modulo 1: Marketing (docenti: Catia Pasta, Vincenzo Russo e Giuseppe Di Vita).

-    Modulo 2: Comunicazione (docenti: Greta Mascolino e Martina Ficicchia).

-    Modulo 3: Neuromarketing (docenti: Fiamma Rivetti, Mara Bellati, Alessandro Fici e Sebastiano Accardi).

-    Modulo 4: Stagionatura (docenti: Rosario Petriglieri, Mons Formation e Giovanni Marino)

-    Modulo 5: Internazionalizzazione, concentrazione dell’offerta e analisi di sbocco per nuovi mercati (Confcooperative e SPRINT).

Ogni modulo, composto da lezioni online e workshop in presenza, ha consentito agli studenti di mettere in pratica quanto appreso durante la teoria con l’auspicio di poter utilizzare queste nuove conoscenze per accrescere e migliorare la comunicazione aziendale ed affacciarsi a nuovi mercati ed opportunità.

La giornata conclusiva del 2 aprile ha visto la partecipazione di illustri nomi facenti parte del mondo della Cooperazione, tra cui: il Dott. Gianluca Pierangelini di Confcooperative Fedagripesca Nazionale che ha parlato del ruolo delle cooperative nel settore lattiero-caseario; il Dott. Nisio Paganin, Presidente di Caseifici Granterre che ha illustrato ai presenti la linea di azione della propria azienda e spiegato come l’aggregazione sia capace di migliorare l’approccio a nuovi mercati ed infine altro intervento qualificante è stato quello del Dott. Tommaso Di Matteo, direttore di SPRINT SICILIA che ha condotto un focus sull’internazionalizzazione e le sfide per mantenere un equilibrio tra tradizione e innovazione approcciandosi ai nuovi mercati.

 

 

Analisi sull'adozione delle opzioni semplificate in materia di costi (OSC) elaborate da Rrn-Ismea

 La semplificazione amministrativa, della performance e dell'attenzione ai risultati è un elemento di grande attualità nel contesto della gestione dei fondi dell'Unione Europea da parte delle Autorità di Gestione regionali (AdG) in campo agricolo.



Già nel corso della fase di programmazione 2014-2022 la Rete Rurale Nazionale (RRN) ha attivato una specifica task force a supporto del partenariato regionale per il calcolo e il conseguente utilizzo delle c.d. "opzioni semplificate in materia di costi" (OSC), una modalità rendicontativa alternativa e, appunto, semplificata rispetto alla consueta rendicontazione delle spese a "costo reale".

Il forte aumento dell'interesse evidenziato nel corso delle fasi di programmazione 2014-2022 e 2023-2027 da parte di molte Autorità di Gestione verso l'introduzione dei costi semplificati nei propri bandi, col fine di promuovere uno lo snellimento delle attività istruttorie, ha rappresentato nel tempo un stimolo al rafforzamento dell'attività della Rete Rurale a supporto di tale tematica.

La presente "Analisi sull'adozione delle opzioni semplificate in materia di costi (OSC) elaborate da RRN-ISMEA nei bandi PSR 2014-2022 e PSP 2023-2027", rappresentando la prosecuzione e l'approfondimento dell'analisi già pubblicata nell'aprile 2022, si propone: da una parte, di verificare le scelte operate dalle singole Regioni relativamente all'introduzione o meno dei costi semplificati nell'ambito dei bandi per le Misure dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2022 nonché degli interventi del Piano Strategico per la PAC (PSP) per la fase di programmazione 2023-2027; dall'altra, di valutare l'interesse e l'impatto sull'attività delle AdG da parte delle metodologie di semplificazione dei costi elaborate dalla Rete Rurale Nazionale 20214-2024, oggi Rete Nazionale della PAC 2025-2027, tramite il proprio soggetto attuatore ISMEA. 

In tutti gli ambiti di potenziale applicazione delle metodologie di semplificazione della RRN, la tendenza generale in merito all'adozione da parte delle AdG regionali si segnala in costante crescita nel corso del periodo temporale considerato. Si tratta di un risultato importante che conferma l'interesse generale dei beneficiari finali verso le iniziative della RRN/Rete PAC a supporto del miglioramento delle capacità amministrative del partenariato. 

Il report presenta i risultati dello studio sull'utilizzo delle opzioni semplificate in materia di costi relativamente ai bandi PSR e PSP pubblicati al 30/11/2024.


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