martedì 11 agosto 2026

DeCo Percorso Certificato

 Lina Anna Briti

Introduzione

La De.Co. non è un logo da appendere al frigorifero del marketing territoriale: è la firma collettiva di una comunità, il segno che una storia, un sapere e un paesaggio sono stati riconosciuti e messi sotto tutela civica. In un racconto che parte dalla lezione di Luigi Veronelli e si aggiorna alle esigenze di governance contemporanea, la certificazione del percorso De.Co. diventa la garanzia che quel riconoscimento non sia un gesto simbolico vuoto, ma il frutto di un processo democratico, scientifico e partecipato.

L’intera architettura teorica e operativa del format è stata tracciata in una densa conversazione con   Nino Sutera, che ha illustrato la genesi e gli obiettivi strategici di un modello metodologico di successo, già inserito tra gli esempi virtuosi del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (“Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”) e capillarmente presentato in autorevoli contesti scientifici e istituzionali nazionali, tra cui la Poster Session del Forum P.A. di Roma, l’iniziativa Valore Paese – Economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, il Premio Nazionale Filippo Basile dell'AIF a Palermo ed EXPO 2015 a Milano, solo per citarne alcuni



Il valore originario della DeCo

La Denominazione Comunale nasce come atto politico-culturale: è il Sindaco insieme alla Comunità che censisce, tutela e restituisce valore al patrimonio materiale e immateriale locale. Non è una DOP né un’etichetta commerciale; è invece il biglietto d’identità antropologico di un luogo — una ricetta, un saper fare, una festa, un mestiere — che racconta chi siamo e da dove veniamo. Quando la De.Co. è autentica, trasforma la memoria collettiva in attrazione culturale e turistica, capace di parlare a viaggiatori sensibili che cercano storie e sapori veri. La vera componente d’innovazione del modello si articola su cinque pilastri relazionali: Territorio, Tradizione, Tipicità (intesa come specificità assoluta), Tracciabilità e Trasparenza. Questi elementi mirano a destrutturare la retorica dell’omologazione per restituire centralità al saper fare umano. L’effetto Genius Loci si sostanzia proprio nella capacità di una comunità di produrre valore permanente attraverso la consapevolezza della propria singolarità. I contenuti cardine del format richiamano concetti precisi: l’originalità, intesa nell’accezione etimologica latina di derivazione culturale che non distorce la voce della terra d’origine; la naturalità, intesa come produzione priva di interventi estranei all'azione del territorio; l’identità, come permanenza nel tempo di un senso del luogo riconoscibile; e la specificità, mutuata dalla lezione sociologica di Max Weber del 1919, come unicità chiaramente individuabile per le sue caratteristiche originarie.



I rischi dell’uso improprio

Negli anni la De.Co. ha corso il rischio di svuotarsi: usata come semplice stampiglia pubblicitaria, confusa con marchi di tutela o inventata ad hoc, oppure sconfinando in altri strumenti istituzionali (PAT) ha perso valore e credibilità. Questo fenomeno di inflazione mercatistica ha reso molte De.Co. banali, controproducenti e talvolta in conflitto con norme e buone pratiche. Anche le prese di posizione istituzionali — come quelle espresse dal MIPAF già nel 2004 — hanno dimostrato che procedure errate vanno confinate e possono e devono essere corrette 

Il Percorso Operativo Certificato

Per restituire dignità e rigore alla De.Co. abbiamo codificato il primo Percorso Operativo Certificato in Italia. Questo percorso, promosso dalla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., verifica la legittimità del riconoscimento confrontando i provvedimenti comunali con norme europee, giurisprudenza, sentenze e buone pratiche. È un percorso in 12 tappe che coinvolge la comunità, mette al centro trasparenza e tracciabilità, e consente di correggere eventuali anomalie con accorgimenti semplici ma efficaci. In questo modo la De.Co. torna a essere un atto politico serio, non un’etichetta inpropia .


Perché la certificazione è necessaria?

La certificazione non è un formalismo: è lo strumento che tutela la De.Co. dall’omologazione e dalla mercificazione. Garantisce che il riconoscimento sia democratico, scientificamente fondato e socialmente partecipato. Protegge la storicità, l’unicità e l’interesse collettivo, evitando che il valore culturale venga sacrificato sull’altare del profitto privato.   «La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che afferma il suo primato sul territorio», e la certificazione è la bussola che orienta questa scelta verso pratiche sostenibili e non conflittuali.

Conclusione

In un’epoca in cui la globalizzazione tende a livellare differenze e sapori, la vera strategia di sopravvivenza per i piccoli comuni è la cura della propria identità. La certificazione del percorso De.Co. non è un vincolo, ma una protezione: assicura che l’identità locale resti autentica, riconoscibile e capace di generare valore duraturo. Non tutte le comunità saranno pronte — e questo è un merito del modello: seleziona chi possiede memoria, unicità e governance illuminata — ma per quelle che intraprendono il cammino, la certificazione è la garanzia che la loro storia non venga dispersa, ma valorizzata con rigore e responsabilità. Per garantire l’efficacia e la sostenibilità del circuito, l’adesione è ancorata a requisiti rigorosi e non negoziabili: storicità comprovata, unicità dell’elemento, interesse collettivo diffuso, e mai a vantaggio di un singolo,   soprattutto, una filosofia d’azione incentrata sulla “burocrazia zero”. In questo senso, il percorso si pone in netta controtendenza rispetto ai marchi di tutela di matrice europea (come DOP, IGP o DOC): all’interno del processo culturale dei Borghi GeniusLoci DeCo  non vengono mai adottati o“rubati”   la cassetta degli attrezzi  di altri strumenti, come     disciplinari   commissioni   e regolamenti    considerati non solo inutile, ma persino controproducente per la salvaguardia dell’autenticità rurale, che somiglia piuttosto a una favola vera fatta di eccezionalità e di storie umane vere.Il format si sviluppa operativamente attraverso un percorso guidato in 12 tappe codificate, che coinvolgono attivamente l’intera comunità:

Un percorso culturale inclusivo  d’eccellenza che, come conclude fermamente Nino Sutera, non è programmaticamente aperto a tutti: non tutte le comunità   sono  dotati di una reale memoria storica, di elementi unici e di una governance locale illuminata, e non tutti quindi possiedono i requisiti culturali per fare ingresso nel circuito dei Borghi GeniusLoci De.Co.


La DeCo: un processo coerente e certificato

Daniela Fini 

IL RISCATTO DEI TERRITORI PARTE DEI SINDACI     

 



La Denominazione Comunale (De.Co.), nella sua concezione originaria teorizzata da Luigi Veronelli e rielaborata nel 2013 in chiave di governance contemporanea  della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo), non è un marchio commerciale di qualità (come le DOP o IGP europee ect), né un'etichetta di marketing territoriale. È un atto politico-culturale compiuto dal Sindaco e dalla Comunità  per censire, salvaguardare  e restituire valore al patrimonio materiale e immateriale locale, che identifica una comunità.

Negli anni la DeCo ha subito forti rischi di svilimento e inflazione mercatistica, usata talvolta come semplice stampiglia pubblicitaria. In giro, ci sono tanti modelli, alcuni che sconfinano nei marchi di tutela, altri che vorrebbero occupare lo spazio dei PAT, altri ancora puramente inventate, tutti insieme hanno reso le DeCo  banali, inutili e controproducenti, oltre che conflittuali rispetto alle regole generali. Abbiamo codificato(il primo in Italia) un Percorso Operativo Certificato che garantisce che la De.Co. sia il risultato di un processo democratico, scientificamente fondato e socialmente partecipato. Questo percorso  della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo  verifica la legittimità del riconoscimento confrontando i documenti comunali con norme europee, giurisprudenza e buone pratiche. Se emergono anomalie, lo strumento consente di adeguare la De.Co. con semplici accorgimenti, a buone prassi consolidate e mai conflittuali rispetto alle norme in materia. Il percorso per la DeCo deve avere un suo carattere, una sua vision e una mission chiara. Ma sopratutto non deve "rubare" gli strumenti di altri (esp. regolamenti,commissioni e disciplinari farlocchi)ne tanto meno step di altri percorsi  consolidati da oltre un decennio. 

Quali sono alcuni dei   parametri presi in considerazione,  per certificare la correttezza   della De.Co e la coerenza con le normative UE e nazionali":  

  

 

 




Già nel lontano 2004, ma anche in seguito il MIPAF ha abbondantemente esternato la sua posizione in merito, di conseguenza molti comuni hanno adottato provvedimenti conseguenziali, annullando in autotutela procedure errate di riconoscimento DeCo 

In un’epoca contrassegnata dalle spinte omologatrici della globalizzazione economica, che tende a livellare le diversità culturali e a uniformare i sapori su scala planetaria, la vera sfida strategica per il futuro e la sopravvivenza dei piccoli comuni risiede nella capacità di tutelare e mettere a valore la propria identità profonda. È questo il fulcro concettuale e operativo del progetto “Borghi GeniusLoci De.Co.”, un innovativo percorso culturale finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso lo strumento delle De.Co. (Denominazioni Comunali). L’iniziativa si distacca radicalmente da qualsiasi altro strumento di promozione territoriale   per una prerogativa istituzionale fondamentale: l’attivazione del percorso è una scelta squisitamente politica, un atto di pura lungimiranza amministrativa che rientra direttamente ed esclusivamente nelle competenze e nelle prerogative dei Sindaci.


L’intera architettura teorica, filosofica e operativa del format è stata tracciata in una densa conversazione con   Nino Sutera, che ha illustrato la genesi e gli obiettivi strategici di un modello metodologico di successo, già inserito tra gli esempi virtuosi del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (“Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”) e capillarmente presentato in autorevoli contesti scientifici e istituzionali nazionali, tra cui la Poster Session del Forum P.A. di Roma, l’iniziativa Valore Paese – Economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, il Premio Nazionale Filippo Basile dell'AIF a Palermo ed EXPO 2015 a Milano.


  La De.Co. non va intesa come un   marchio di qualità commerciale o come una certificazione industriale, bensì come il vero biglietto da visita antropologico di una comunità: un piatto tipico, una ricetta ereditata, un dolce della tradizione, un sapere artigianale, un evento storico o un lavoro manuale attraverso il quale una determinata collettività si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie. Essa si trasforma, così, in una vera e propria attrazione turistica capace di muovere stabilmente il target internazionale dei cosiddetti “foodies”, ovvero quei viaggiatori colti, colti e sensibili al patrimonio enogastronomico locale, che intendono la cucina come un racconto culturale.

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che afferma il suo primato sul territorio, presupponendo una conoscenza profonda del passato, un’rigorosa analisi del presente e una chiara progettualità riferita al futuro», spiega Nino Sutera. «Il tutto nell’ottica di un turismo enogastronomico che, se ben congegnato e gestito, costituisce una straordinaria opportunità di sviluppo per l’economia locale, specialmente per le piccole comunità rurali. È proprio a tavola che si esprime quel “genius loci”, quell’equilibrio millenario e irripetibile di forze ed energie caratteristiche di un luogo definito, che preferiamo di gran lunga al corrispondente termine francese “terroir”. Veronelli lo definiva l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva».

La vera componente d’innovazione del modello si articola su cinque pilastri relazionali: Territorio, Tradizione, Tipicità (intesa come specificità assoluta), Tracciabilità e Trasparenza. Questi elementi mirano a destrutturare la retorica dell’omologazione per restituire centralità al saper fare umano. L’effetto Genius Loci si sostanzia proprio nella capacità di una comunità di produrre valore permanente attraverso la consapevolezza della propria singolarità. I contenuti cardine del format richiamano concetti precisi: l’originalità, intesa nell’accezione etimologica latina di derivazione culturale che non distorce la voce della terra d’origine; la naturalità, intesa come produzione priva di interventi estranei all'azione del territorio; l’identità, come permanenza nel tempo di un senso del luogo riconoscibile; e la specificità, mutuata dalla lezione sociologica di Max Weber del 1919, come unicità chiaramente individuabile per le sue caratteristiche originarie.


 

Per garantire l’efficacia e la sostenibilità del circuito, l’adesione è ancorata a requisiti rigorosi e non negoziabili: storicità comprovata, unicità dell’elemento, interesse collettivo diffuso, e mai a vantaggio di un singolo,   soprattutto, una filosofia d’azione incentrata sulla “burocrazia zero”. In questo senso, il percorso si pone in netta controtendenza rispetto ai marchi di tutela di matrice europea (come DOP, IGP o DOC): all’interno del processo culturale dei Borghi GeniusLoci DeCo  non vengono mai adottati o“rubati”   la cassetta degli attrezzi  di altri strumenti, come     disciplinari   commissioni   e regolamenti    considerati non solo inutile, ma persino controproducente per la salvaguardia dell’autenticità rurale, che somiglia piuttosto a una favola vera fatta di eccezionalità e di storie umane vere.

Il format si sviluppa operativamente attraverso un percorso guidato in 12 tappe codificate, che coinvolgono attivamente l’intera comunità:

Un percorso culturale inclusivo  d’eccellenza che, come conclude fermamente Nino Sutera, non è programmaticamente aperto a tutti: non tutte le comunità   sono  dotati di una reale memoria storica, di elementi unici e di una governance locale illuminata, e non tutti quindi possiedono i requisiti culturali per fare ingresso nel circuito dei Borghi GeniusLoci De.Co.

Ecco forse questo rappresenta l’unicità del percorso.



 

lunedì 3 agosto 2026

La Cucina del Gattopardo & ....

 

Dalle  Siringate  DeCo alla Tavola del Gattopardo:proloquio il percorso identitario che valorizza territorio, memoria e cucina. Ecco come un premio letterario diventa volano di sviluppo territoriale  AUDIZIONE PUBBLICA

 



Negli ultimi anni, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Gaspare Viola su proposta condivisa dell'Assessore Deborah Ciaccio,  ha intrapreso un percorso strategico di valorizzazione che ha trasformato Santa Margherita di Belìce in un modello nazionale di tutela, salvaguardia e valorizzazione autentica dell’identità territoriale.

 

Festival del Gattopardo 2026: cultura, identità e gastronomia diventano motore di sviluppo territoriale

Santa Margherita di Belìce, 2 agosto 2026 – La XXI edizione del Festival del Gattopardo (31 luglio – 2 agosto 2026), insieme al Premio Letterario Internazionale “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, si conferma non solo come evento culturale di prestigio, ma come piattaforma strategica capace di intrecciare letteratura, memoria e gastronomia in un progetto concreto di sviluppo territoriale.

Cuore dell’esperienza è stato il percorso che, partendo dalla valorizzazione delle Siringate De.Co., ha condotto al riconoscimento della Tavola del Gattopardo nella Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co.: un processo fondato su ricerca storica, tutela delle tradizioni e coinvolgimento attivo della comunità locale. Un modello che dimostra come il riconoscimento identitario non sia un atto formale, ma uno strumento operativo per proteggere e valorizzare pratiche, saperi e filiere produttive.

Momento centrale del Festival è stato il talk “La Cucina del Gattopardo – Eccellenze agroalimentari”, che ha visto la partecipazione di autorevoli protagonisti del settore: Nino Sutera, ideologo della rete nazionale, Lillo De Fraia, Rosario Seidita, Paolo Austero, Giovanni Chianetta, Giovanni Montemaggiore e Massimo Picciotto. Il confronto ha ribadito un principio fondamentale: la cucina è patrimonio immateriale, custode di memoria e leva strategica per lo sviluppo culturale e turistico.

Nella precedente edizione è stata conferita alla Tavola del Gattopardo il titolo di Ambasciatrice dell’Identità Territoriale, riconoscimento che sancisce il valore della tradizione gastronomica come elemento centrale dell’identità locale. A seguire, grande partecipazione per lo show cooking con gli chef Francesco Bonomo, Francesco Mauceri e Calogero Abruzzo, accompagnato da una degustazione aperta al pubblico che ha esaltato materie prime e tecniche della tradizione.

La strategia avviata dal Comune, con il supporto della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co., si articola in azioni concrete: rafforzamento delle filiere agroalimentari, trasmissione delle ricette storiche attraverso percorsi formativi, sviluppo del turismo esperienziale e creazione di reti tra produttori, ristoratori e istituzioni culturali. Un approccio integrato che trasforma la memoria in economia locale sostenibile.

Il percorso si inserisce inoltre in un contesto internazionale sempre più attento alla tutela del patrimonio immateriale, dialogando con le prospettive aperte dal riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO. In questo scenario, le tradizioni locali diventano espressione di una biodiversità culturale e agricola da proteggere e valorizzare.

Il Festival ha infine annunciato il prossimo passo: la nascita della Banca del GeniusLoci De.Co., filiale di SMB,  un progetto partecipativo pensato come deposito vivo di memorie, ricette e saperi locali, capace di alimentare ricerca, formazione e impresa culturale.

L’esperienza di Santa Margherita di Belìce si propone così come modello replicabile a carattere nazionale: un ecosistema in cui cultura, gastronomia e identità territoriale si integrano, trasformando la tradizione in una risorsa concreta per il futuro. Un esempio virtuoso di come la tavola possa diventare racconto condiviso e strumento di sviluppo per l’intera comunità.

 







 




 

La serata come da tradizione  si è conclusa con la degustazione di una mega cassata siciliana realizzata dal Prof Michele  Ciaccio






























Con “La Cucina del Gattopardo – Eccellenze agroalimentari” si conclude il Festival del Gattopardo 2026

 Elisa de Santis

Dalle Siringate De.Co. alla Tavola del Gattopardo: il percorso identitario che valorizza territorio, memoria e cucina. Ecco come un premio letterario diventa volano di sviluppo territoriale

Santa Margherita di Belìce conferma il proprio ruolo di laboratorio culturale e identitario. Nel contesto della XXI edizione del Festival del Gattopardo (31 luglio–2 agosto 2026) e del Premio Letterario Internazionale “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, la comunità ha celebrato non solo la grande letteratura, ma anche il valore strategico della tavola come patrimonio immateriale capace di raccontare e promuovere il territorio.

Negli ultimi anni, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Gaspare Viola su proposta condivisa dell'Assessore Deborah Ciaccio,  ha intrapreso un percorso strategico di valorizzazione che ha trasformato Santa Margherita di Belìce in un modello nazionale di tutela, salvaguardia e valorizzazione autentica dell’identità territoriale.

 


 “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”. 

L’obiettivo  del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la DeCo (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato 

Il Festival 2026 ha posto al centro del dibattito anche la cucina gattopardiana come elemento chiave dell’identità locale. L’incontro “La Cucina del Gattopardo – Eccellenze agroalimentari” (2 agosto, Piazza Matteotti) ha illustrato il percorso che ha portato il Comune, in collaborazione con la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, dalla tutela delle Siringate (prodotto a Denominazione Comunale – DeCo) fino alla candidatura e al conferimento del titolo di “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale” alla Tavola del Gattopardo.

Il percorso istituzionale e culturale

  • Tutela delle radici: la valorizzazione delle Siringate DeCo ha rappresentato il primo passo concreto per riconoscere e proteggere una tradizione gastronomica locale.
  • Candidatura strategica: la candidatura della Tavola del Gattopardo alla Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo è stata costruita come progetto integrato, che unisce ricerca storica, tutela delle ricette, promozione delle filiere locali e coinvolgimento della comunità.
  • Riconoscimento nazionale: il conferimento del titolo di Ambasciatrice dell’Identità Territoriale sancisce la validità del modello adottato dal Comune di Santa Margherita di Belìce: la cucina come bene immateriale da tutelare, tramandare e utilizzare come leva di sviluppo culturale e turistico.

Legame con la Cucina Italiana Patrimonio UNESCO

Il riconoscimento della Tavola del Gattopardo (Agosto 2025)si inserisce nel più ampio contesto della Cucina Italiana come Patrimonio Immateriale dell’UNESCO (dicembre 2025) evidenziando come la tradizione locale — dai timballi ai dolci monumentali, dalle tecniche dei Monsù alle pratiche monastiche — rappresenti un tassello significativo della biodiversità agricola e della storia culinaria nazionale, con ricadute positive su tutela, formazione e promozione territoriale.

Il talk show del 2 agosto ha riunito istituzioni, esperti e maestri della cucina per un confronto multidisciplinare, alla presenza della Giunta Viola al completo e un'attenta e qualificata partecipazione di amanti del buon cibo, con Nino Sutera (Ideologo della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo), Lillo De Fraia (pasticceria siciliana). Rosario Seidita (Unione Regionale Cuochi Siciliani), Paolo Austero (Euro-Toques Sicilia), Giovanni Chianetta (Ass. Provinciale Cuochi e Pasticceri Agrigento), Giovanni Montemaggiore (Disciples D’Auguste Escoffier), Massimo Picciotto (U.M.A.T.),  A seguire, uno show cooking con Chef Francesco Bonomo, Chef Francesco Mauceri (Euro-Toques) e Chef Calogero Abruzzo, e una degustazione aperta al pubblico per valorizzare materie prime e tecniche locali.



La strategia messa in campo dal Comune di Santa Margherita di Belìce, con il sostegno della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo, punta a:

  • Consolidare la filiera agroalimentare locale attraverso pratiche di tutela e certificazione;
  • Salvaguardare e trasmettere ricette storiche mediante percorsi formativi e iniziative culturali;
  • Rafforzare l’offerta turistica con esperienze integrate di letteratura, enogastronomia e paesaggio;
  • Creare reti di collaborazione tra produttori, ristoratori, istituzioni culturali e associazioni di settore.

La consacrazione della Tavola del Gattopardo come Ambasciatrice dell’Identità Territoriale non è un punto d’arrivo, ma l’avvio di una fase operativa: promuovere la memoria culinaria come risorsa viva, capace di generare sviluppo sostenibile e rafforzare l’identità collettiva. Santa Margherita di Belìce conferma così la propria vocazione a trasformare la cultura in progetto di comunità. 



Il prossimo step di un percorso virtuoso sarà la presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo. un atto di comunità, non   un progetto amministrativo. È un modo per dire che il passato non è un peso, ma una radice; che il presente non è un passaggio, ma un’occasione; che il futuro non è un’incognita, ma una promessa. È un invito a partecipare, a contribuire, a sentirsi parte di un racconto che appartiene a tutti.

La serata come da tradizione  si è conclusa con la degustazione di una mega cassata siciliana realizzata dal Prof Michele  Ciaccio


















domenica 2 agosto 2026

Dalla ganzega al buon rendere: una prassi nazionale per la tutela delle comunità rurali.

 NinoSutera


Il riconoscimento formale di due pratiche storiche del mondo agricolo trentino, la “ganzega” e il lavoro solidale, è pienamente operativo,  che sottolinea il valore delle novità a sostegno degli operatori del settore in Trentino, frutto del percorso condotto con la Camera di Commercio di Trento.

“Dopo la norma sullo scambio di manodopera, considero il riconoscimento un grande risultato, fortemente auspicato dall’Assessorato e dalle rappresentanze del mondo agricolo   È un segnale di attenzione importante da parte dell’intero sistema trentino, soprattutto verso i piccoli produttori che devono fare fronte alle difficoltà della raccolta e della vendemmia e che possono ora giovare pienamente del riconoscimento di questa pratica di solidarietà e convivialità, peraltro già radicata nella nostra comunità”.

Una forma di collaborazione che ha trovato   riconoscimento e che aveva ricevuto in Alto Adige ulteriore forza anche da una sentenza del tribunale di Bolzano: i giudici avevano infatti annullato una sanzione a un'azienda agricola proprio per la consuetudine di questo tipo. La Ganzega (o regalia, ) in Trentino identifica l’aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini si prestano in occasione di attività agricole, come la vendemmia e la raccolta, tradizionalmente accompagnato da un momento conviviale alla conclusione della stagione.



Il riconoscimento della ganzega — quell’aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini offrono durante vendemmie, raccolti e picchi stagionali — da parte della Camera di Commercio di Trento ha il valore di una piccola rivoluzione culturale: non introduce una norma nuova, ma fissa e valorizza una pratica di comunità che da sempre sostiene le economie familiari e mantiene viva la trama sociale delle campagne. Quel gesto semplice — prestare una mano e chiudere la giornata insieme attorno a un pasto — racconta una visione del lavoro agricolo dove la produttività convive con la responsabilità sociale, la memoria collettiva e il senso di appartenenza.

Partire da Trento significa prendere sul serio la storia concreta: due anni di raccolta di testimonianze, fotografie, documentazione, coinvolgimento di associazioni e istituzioni locali. Ma significa anche guardare oltre: riconoscere la ganzega come prassi da tutelare a livello nazionale significa riconoscere che, nella pluralità dei territori italiani, esistono forme di mutualità che non sono deficit normative ma risorse per la tenuta del sistema agricolo. Da qui può nascere una narrazione pubblica che mette al centro la comunità rurale — non per isolare eccezioni, ma per costruire regole chiare che distinguano il volontario dall’abuso, l’occasione dal rapporto di lavoro continuativo.

È qui che si intreccia, in modo naturale, la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo. Il progetto dei Borghi pone al centro la valorizzazione dell’identità locale — territorio, tradizioni, tipicità — insieme a principi pratici come tracciabilità, trasparenza e la tutela della storicità. La ganzega rientra perfettamente in questo orizzonte: è un’usanza che racconta i luoghi, lega persone e imprese, alimenta pratiche di protezione e cura del patrimonio gastronomico e culturale. Riconoscerla significa quindi non solo dare certezza operativa agli agricoltori, ma anche conservare un pezzo di Genius Loci: la relazione sociale che rende un luogo riconoscibile e vivo.

Immaginiamo allora la storia che vogliamo raccontare a livello nazionale. Non una carta che sostituisce le regole del lavoro, ma una cornice di tutela per la solidarietà rurale. Una cornice che dica chiaramente: l’aiuto occasionale e gratuito — debitamente documentato e nel rispetto delle norme di sicurezza — rientra tra le consuetudini che le comunità possono legittimamente praticare, mentre il lavoro continuativo richiede i contratti e le tutele previste dalla legge. Questo bilanciamento protegge le imprese familiari, valorizza il capitale sociale e assicura che il patrimonio immateriale non venga disperso dall’incertezza normativa.

Sull’onda trentina, la prassi nazionale si costruisce su alcuni snodi concreti: raccolta sistematica di testimonianze locali; linee guida condivise che definiscano i limiti dell’occasionalità; strumenti semplici di documentazione  e una strategia di comunicazione che spieghi ai cittadini e alle amministrazioni che si tratta di proteggere, non di eludere. La Rete dei Borghi può offrire qui un valore aggiunto essenziale: diffusione capillare, adattamento culturale dei messaggi e inserimento del tema nelle pratiche di tutela dell’identità locale — dal “timbro” di una DeCo alla banca del GeniusLoci che archivia storie e saperi.

Questa prospettiva mette in campo due risultati paralleli. Primo, dà alle piccole aziende familiari una certezza operativa: la possibilità di chiedere e ricevere aiuto nelle emergenze o nelle giornate di raccolta, senza il timore di sanzioni se la pratica è documentata e rispetta i confini dell’occasionalità. Secondo, tutela il tessuto sociale: la ganzega, ma il termine cambia da luogo a luogo,da borgo a borgo, rimane una modalità di reciprocità radicata, un bene immateriale che alimenta l’identità dei borghi e la qualità del prodotto locale — elementi fondamentali della vision dei Borghi GeniusLoci DeCo, che punta a trasformare l’identità territoriale in valore collettivo.

In termini pratici, il cammino nazionale che proponiamo è semplice e rispettoso: un atto di indirizzo che aiuti le Camere e le amministrazioni locali a riconoscere le consuetudini, un kit operativo per la raccolta delle istanze e per la documentazione, una campagna informativa per sindaci e operatori agricoli, e uno sforzo comune per offrire soluzioni assicurative semplificate per gli aiuti occasionali. La Rete Borghi, con la sua esperienza sul territorio e i suoi strumenti   può incarnare il ponte tra la tradizione e le istituzioni, trasformando il riconoscimento in pratica diffusa e rispettata.

La storia che parte da Trento può così diventare racconto nazionale: non un’eccezione normativa, ma un modello di politica locale che rispetta la legge e, al tempo stesso, valorizza l’intelligenza collettiva dei borghi. Così la ganzega non resta solo un ricordo della campagna, ma diventa parte attiva di una strategia più ampia — capace di proteggere le comunità, rafforzare le piccole imprese e lasciare alle future generazioni un patrimonio di pratiche, sapori e relazioni che sono l’anima dei nostri territori.

 

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