Daniela Fini
IL RISCATTO DEI TERRITORI PARTE DEI SINDACI
La Denominazione Comunale (De.Co.), nella sua concezione originaria teorizzata da Luigi Veronelli e rielaborata nel 2013 in chiave di governance contemporanea della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo), non è un marchio commerciale di qualità (come le DOP o IGP europee ect), né un'etichetta di marketing territoriale. È un atto politico-culturale compiuto dal Sindaco e dalla Comunità per censire, salvaguardare e restituire valore al patrimonio materiale e immateriale locale, che identifica una comunità.
Negli anni la DeCo ha subito forti rischi di svilimento e inflazione mercatistica, usata talvolta come semplice stampiglia pubblicitaria. In giro, ci sono tanti modelli, alcuni che sconfinano nei marchi di tutela, altri che vorrebbero occupare lo spazio dei PAT, altri ancora puramente inventate, tutti insieme hanno reso le DeCo banali, inutili e controproducenti, oltre che conflittuali rispetto alle regole generali. Abbiamo codificato(il primo in Italia) un Percorso Operativo Certificato che garantisce che la De.Co. sia il risultato di un processo democratico, scientificamente fondato e socialmente partecipato. Questo percorso della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo verifica la legittimità del riconoscimento confrontando i documenti comunali con norme europee, giurisprudenza e buone pratiche. Se emergono anomalie, lo strumento consente di adeguare la De.Co. con semplici accorgimenti, a buone prassi consolidate e mai conflittuali rispetto alle norme in materia. Il percorso per la DeCo deve avere un suo carattere, una sua vision e una mission chiara. Ma sopratutto non deve "rubare" gli strumenti di altri (esp. regolamenti,commissioni e disciplinari farlocchi)ne tanto meno step di altri percorsi consolidati da oltre un decennio.
Quali sono alcuni dei parametri presi in considerazione, per certificare la correttezza della De.Co e la coerenza con le normative UE e nazionali":
Già nel lontano 2004, ma anche in seguito il MIPAF ha abbondantemente esternato la sua posizione in merito, di conseguenza molti comuni hanno adottato provvedimenti conseguenziali, annullando in autotutela procedure errate di riconoscimento DeCo
In un’epoca contrassegnata dalle spinte omologatrici della globalizzazione economica, che tende a livellare le diversità culturali e a uniformare i sapori su scala planetaria, la vera sfida strategica per il futuro e la sopravvivenza dei piccoli comuni risiede nella capacità di tutelare e mettere a valore la propria identità profonda. È questo il fulcro concettuale e operativo del progetto “Borghi GeniusLoci De.Co.”, un innovativo percorso culturale finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso lo strumento delle De.Co. (Denominazioni Comunali). L’iniziativa si distacca radicalmente da qualsiasi altro strumento di promozione territoriale per una prerogativa istituzionale fondamentale: l’attivazione del percorso è una scelta squisitamente politica, un atto di pura lungimiranza amministrativa che rientra direttamente ed esclusivamente nelle competenze e nelle prerogative dei Sindaci.
L’intera architettura teorica, filosofica e operativa del format è stata tracciata in una densa conversazione con Nino Sutera, che ha illustrato la genesi e gli obiettivi strategici di un modello metodologico di successo, già inserito tra gli esempi virtuosi del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (“Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”) e capillarmente presentato in autorevoli contesti scientifici e istituzionali nazionali, tra cui la Poster Session del Forum P.A. di Roma, l’iniziativa Valore Paese – Economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, il Premio Nazionale Filippo Basile dell'AIF a Palermo ed EXPO 2015 a Milano.
La De.Co. non va intesa come un marchio di qualità commerciale o come una certificazione industriale, bensì come il vero biglietto da visita antropologico di una comunità: un piatto tipico, una ricetta ereditata, un dolce della tradizione, un sapere artigianale, un evento storico o un lavoro manuale attraverso il quale una determinata collettività si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie. Essa si trasforma, così, in una vera e propria attrazione turistica capace di muovere stabilmente il target internazionale dei cosiddetti “foodies”, ovvero quei viaggiatori colti, colti e sensibili al patrimonio enogastronomico locale, che intendono la cucina come un racconto culturale.
«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che afferma il suo primato sul territorio, presupponendo una conoscenza profonda del passato, un’rigorosa analisi del presente e una chiara progettualità riferita al futuro», spiega Nino Sutera. «Il tutto nell’ottica di un turismo enogastronomico che, se ben congegnato e gestito, costituisce una straordinaria opportunità di sviluppo per l’economia locale, specialmente per le piccole comunità rurali. È proprio a tavola che si esprime quel “genius loci”, quell’equilibrio millenario e irripetibile di forze ed energie caratteristiche di un luogo definito, che preferiamo di gran lunga al corrispondente termine francese “terroir”. Veronelli lo definiva l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva».
La vera componente d’innovazione del modello si articola su cinque pilastri relazionali: Territorio, Tradizione, Tipicità (intesa come specificità assoluta), Tracciabilità e Trasparenza. Questi elementi mirano a destrutturare la retorica dell’omologazione per restituire centralità al saper fare umano. L’effetto Genius Loci si sostanzia proprio nella capacità di una comunità di produrre valore permanente attraverso la consapevolezza della propria singolarità. I contenuti cardine del format richiamano concetti precisi: l’originalità, intesa nell’accezione etimologica latina di derivazione culturale che non distorce la voce della terra d’origine; la naturalità, intesa come produzione priva di interventi estranei all'azione del territorio; l’identità, come permanenza nel tempo di un senso del luogo riconoscibile; e la specificità, mutuata dalla lezione sociologica di Max Weber del 1919, come unicità chiaramente individuabile per le sue caratteristiche originarie.
Per garantire l’efficacia e la sostenibilità del circuito, l’adesione è ancorata a requisiti rigorosi e non negoziabili: storicità comprovata, unicità dell’elemento, interesse collettivo diffuso, e mai a vantaggio di un singolo, soprattutto, una filosofia d’azione incentrata sulla “burocrazia zero”. In questo senso, il percorso si pone in netta controtendenza rispetto ai marchi di tutela di matrice europea (come DOP, IGP o DOC): all’interno del processo culturale dei Borghi GeniusLoci DeCo non vengono mai adottati o“rubati” la cassetta degli attrezzi di altri strumenti, come disciplinari commissioni e regolamenti considerati non solo inutile, ma persino controproducente per la salvaguardia dell’autenticità rurale, che somiglia piuttosto a una favola vera fatta di eccezionalità e di storie umane vere.
Il format si sviluppa operativamente attraverso un percorso guidato in 12 tappe codificate, che coinvolgono attivamente l’intera comunità:
Un percorso culturale inclusivo d’eccellenza che, come conclude fermamente Nino Sutera, non è programmaticamente aperto a tutti: non tutte le comunità sono dotati di una reale memoria storica, di elementi unici e di una governance locale illuminata, e non tutti quindi possiedono i requisiti culturali per fare ingresso nel circuito dei Borghi GeniusLoci De.Co.
Ecco forse questo rappresenta l’unicità del percorso.





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