venerdì 5 giugno 2026

Villarosa, Borgo GeniusLoci DeCo

 Il Comune di Villarosa guidato dal Sindaco Costanza Francesco Antonio, su proposta dell'Assessore  Taravella Michelangelo,  ha adottato il percorso per la valorizzazione dell'identità territoriale, attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo.

 Nelle prossime settimane l'evento di presentazione con l'Audizione pubblica con la partecipazione della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Molto dettagliata ed esaustiva la relazione a corredo della proposta deliberativa, come si addice alle realtà rurali molto vivaci, che puntano su una propria identità storica e culturale.





Relazione celebrativa sul Pane di San Giuseppe di Villarosa, che ha già ottenuto l'iscrizione nell'Atlante del cibo locale  atlante del cibo  

 

Il Pane di San Giuseppe rappresenta uno dei simboli più profondi e identitari della comunità di Villarosa.

Non si tratta soltanto di una tradizione legata a una ricorrenza religiosa, ma di un patrimonio culturale vivo, che affonda le sue radici nella storia del paese e continua a rinnovarsi quotidianamente, rendendo Villarosa un caso unico nel panorama delle tradizioni siciliane.




 Presentazione

"Nel cuore della Sicilia ai piedi del monte Giurfo sorge Villarosa. Terra di contadini e minatori, di poeti e poesia."

BELLARROSA

Dintra „na conca sutta „na muntagna,

„ntra du ciumi, unu amaru e l‟autru duci, cc‟è un paiseddu ccu li strati „n cruci e tanticchia di virdi a la campagna;

„ntra ripa e ripa la terra siccagna di centu rarità frutti produci,

di jornu fumichia, di notti luci,

e „ntra li „nterni so‟ chianci e si vagna. Chista è la terra mia, lu me paisi,

lu nidu anticu di tutti li zanni, liccu di canti e riccu di maisi. Cci nasceru me patri e li me nanni, e cci nascivu iu ch‟era lu misi

di nuvemmru, ora fa li cinquantanni.

 

(Da:"Bellarrosa Terra Amurusa" di Vincenzo De Simone)


“Villarosa”, piccolo centro dell’entroterra siciliano, anche se di giovane fondazione è protagonista di una remota e affascinante età storica che si identifica con la millenaria storia della Sicilia “Patria di Cerere” e vero suolo dell’abbondanza, cerniera di collegamento con il continente e piattaforma di transito e di approdo di idee, uomini e merci da sempre ambita tra gli antichi popoli.

I versi del sonetto intitolato "Bellarrosa" di Vincenzo De Simone, descrivono gli aspetti geografici e storico-economici del suo paese natio.

L’attuale centro di Villarosa, sorge in terra di San Giacomo, ed il suo territorio si colloca, topograficamente, nella regione dei monti Erei, circoscritti tra il fiume Salso o Imera Meridionale e il suo affluente Morello. Il centro urbano, situato ad un livello altimetrico di 523 m. s.l.m., presenta uno schema di impianto urbanistico perfettamente regolare, quadrangolare, realizzato secondo principi di ortogonalità con strade che si dispongono paralleli ai due assi viari principali.

L’attuale centro di Villarosa è di giovane fondazione risalente al 1762, a quando Placido Notarbartolo-Zati, figlio di Francesco e Angela Zati Denti, ottenne il 10 aprile dello stesso anno la “Licentia Populandi”, sovrano consenso che consentì al secondo Duca di Villarosa di erigere la nuova città, in principio con il nome di San Giacomo di Villarosa finché in seguito prevalse solo Villarosa.

 

Il paese ebbe un proprio insediamento in epoca medievale sotto Federico III d’Aragona con il nome di Casale di Bombunetto o Bombinetto, già attestato dal 15 febbraio del 1298, e menzionato anche nell’opera “I Capibrevi” di Giovanni Luca Barberi con il nome di “Bombonecte Feudum Bombunecte Muchulechi Lavanca de Madonna de Machauda Marcata” ubertoso per granaglie e per vini,

Per tutto il secolo XIV appartenne alla famiglia Petroso di Castrogiovanni; in seguito il figlio di Teobaldo Petroso, Manfredi vendette il feudo a Nicola D’Anzisa da Calascibetta il primo luglio del 1407, e nel 1453 il nipote di Manfredi fu reinvestito del Feudo e del Casale che mantenne il suo originario nome arabo-aragonese, e che aveva come emblema uno scudo portante una rosa in un campo azzurro, racchiuso in un ovale formato da due fasce di spighe di grano che attualmente è lo stemma del paese.

La baronia di Bombinetto territorio della futura Villarosa sin dal 1674 fu acquistata da Francesco Notarbartolo appartenente ad un ramo cadetto dei Notarbartolo baroni di Vallelunga e artefice, della futura fondazione e della crescita economica della propria famiglia.

Le terre furono ereditate dal nipote di quest’ultimo, Francesco Notarbartolo Giacchetto, figlio di Placido l’11 ottobre 1706, e così la zona dell’antico latifondo entrerà a far parte dei più ampi processi produttivi cerealicoli, già iniziati nella Sicilia spagnola cinquecentesca, consentendo alla Famiglia Notarbartolo di vivere la loro fortunata ascesa economico-sociale.

Villarosa, pertanto, fiorì e si collocò nella parte centrale della Sicilia, in una vallata racchiusa dai monti circoscritti tra i fiumi Salso e Morello.

Villarosa, appare per la prima volta con il nome di “Casale S. Giacomo Ville Roce”, nel memoriale del 20/06/1731 di Francesco Notarbartolo al viceré, scritto in spagnolo.

Il termine, secondo il Prof. L. Di Franco, autore dell’ instancabile lavoro “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, deriva dallo spagnolo “Villar” (villaggio) e “Roce” (di tratto familiare), dunque “Villaggio di Famiglia”; questo il motivo per cui, all’antico Casale di “Bumbunectum “ quello della “Baronia di Bombunettu”, il feudatario aggiungerà ora “San Giacomo Ville Roce”, conformemente al nome del santo protettore dei “Notarbartolo”. Con questa intitolazione i Notarbartolo vogliono quasi attestarne l’autonomia e la piena potestà, acquisita da parte della loro nobile famiglia. Si forma così come attestato dallo “Statuto Feudale dei Notarbartolo” il primo nome della nuova terra:-«Casale San Giacomo Ville Roce, de y nombrar conforme al santo protector de nuestra famiglia».


Le origini storiche del pane a Villarosa


Villarosa viene fondata nel 1761, in un territorio caratterizzato da una forte vocazione agricola.

Prima dello sviluppo dell’industria dello zolfo, che si afferma nella seconda metà dell’Ottocento (circa 1870–1880), la vita economica e sociale del paese era basata quasi esclusivamente sulla coltivazione del grano e sulle attività rurali.

Come emerge dal volume del prof. Luigi Di Franco “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, il pane era al centro della vita quotidiana: alimento essenziale, frutto del lavoro nei campi, simbolo di sopravvivenza e di dignità. In una società contadina segnata da sacrifici, povertà e incertezza alimentare, il pane assumeva anche un valore morale e spirituale, diventando espressione concreta del rapporto tra l’uomo, la terra e la fede.

 

La devozione a San Giuseppe

 

In questo contesto si sviluppa la profonda devozione a San Giuseppe, santo protettore delle famiglie, dei lavoratori e dei poveri.

La sua festa, celebrata il 19 marzo, è da secoli una delle ricorrenze religiose più sentite nelle comunità contadine siciliane.

A Villarosa, già tra la fine del XVIII secolo e tutto il XIX secolo, San Giuseppe viene invocato come custode della casa e del pane quotidiano. La preparazione del pane votivo nasce come gesto di ringraziamento o di richiesta di protezione, soprattutto in periodi difficili segnati da carestie, siccità e precarietà economica.

 

Il pane di San Giuseppe come rito quotidiano

 

Ciò che rende Villarosa unica rispetto ad altri centri siciliani è il fatto che il pane di San Giuseppe non viene preparato solo il 19 marzo, ma ogni giorno.

Questa consuetudine quotidiana testimonia come la devozione a San Giuseppe non sia legata esclusivamente alla festa, ma faccia parte della vita ordinaria della comunità. Il pane dedicato al Santo diventa così pane del quotidiano, simbolo di protezione costante, di fede vissuta giorno per giorno e di continuità con la tradizione contadina. Preparare ogni giorno il pane di San Giuseppe significa trasformare un gesto religioso in un’abitudine identitaria, tramandata di generazione in generazione. È un segno tangibile di come la fede, a Villarosa, sia intrecciata al lavoro, alla famiglia e alla condivisione.


Il valore simbolico e comunitario

 

Il pane di San Giuseppe, spesso modellato in forme simboliche, benedetto e condiviso, rappresenta:

û          la gratitudine per il lavoro e per il cibo;

û          la solidarietà verso la comunità;

û          la memoria storica della Villarosa contadina;

û          la protezione del Santo sulla vita quotidiana.

Il gesto della condivisione del pane rafforza i legami sociali e rinnova ogni giorno il senso di appartenenza alla comunità villarosana.

 

Tradizione viva e identità

 

Celebrare oggi il pane di San Giuseppe a Villarosa significa riconoscere un patrimonio che va oltre la semplice ricorrenza religiosa. Significa onorare una tradizione che nasce nel periodo 1761–seconda metà dell’Ottocento, si consolida nella vita agricola pre-industriale e arriva fino ai nostri giorni come pratica quotidiana. Il pane di San Giuseppe è memoria, fede, lavoro e identità.

È il simbolo di una comunità che non ha dimenticato le proprie radici e che continua a esprimere, attraverso il pane, i valori fondamentali della solidarietà, della devozione e della continuità storica.


Cos'è un Borgo Genius Loci De.Co.?

Un Borgo Genius Loci De.Co. è molto più di un semplice paese. È un luogo dove storia, cultura, tradizioni e prodotti locali si intrecciano in un'unica, inconfondibile identità. Il termine "genius loci" (spirito del luogo) evoca l'anima profonda di un posto, il suo carattere unico e irripetibile. La De.Co. (Denominazione Comunale) è invece un riconoscimento ufficiale che attesta l'originalità e l'autenticità di un prodotto o di un processo produttivo legato a un determinato territorio.

Perché sono così importanti?

  • Salvaguardia delle tradizioni: I Borghi Genius Loci De.Co. contribuiscono a preservare le antiche usanze, i saperi artigianali e le ricette tramandate di generazione in generazione.
  • Sviluppo sostenibile: Promuovendo un turismo lento e di qualità, questi borghi favoriscono uno sviluppo economico rispettoso dell'ambiente e delle comunità locali.
  • Valorizzazione del territorio: Ogni borgo ha una storia da raccontare e un patrimonio culturale da tutelare. I progetti De.Co. aiutano a valorizzare questi aspetti, rendendoli un'attrazione per visitatori da tutto il mondo.

Quali sono gli elementi caratteristici?

  • Prodotti identitari: Ogni borgo ha le sue specialità enogastronomiche, spesso legate a tecniche di coltivazione e lavorazione tradizionali.
  • Artigianato locale: Ceramiche, tessuti, strumenti musicali: l'artigianato è un'altra espressione dell'identità di un borgo.
  • Eventi e feste: Le sagre, le feste patronali e le rievocazioni storiche animano i borghi e coinvolgono tutta la comunità.
  • Paesaggio: L'ambiente naturale, con i suoi borghi arroccati su colline, le valli incantate e i paesaggi marini, è un elemento fondamentale dell'identità di questi luoghi.

Come diventare un Borgo Genius Loci De.Co.?

Per ottenere questo riconoscimento, un comune deve dimostrare di possedere determinate caratteristiche:

  • Un'identità forte e riconoscibile.
  • Prodotti o processi produttivi originali e legati al territorio.
  • Un'attenzione alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
  • Una volontà di coinvolgere la comunità locale nei progetti di sviluppo.

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martedì 2 giugno 2026

“Custodire il fuoco, non le ceneri”

Francesca Di Giovanni
Intervista al Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.

 

In un tempo segnato dall’omologazione culturale e dalla globalizzazione dei modelli di consumo, nasce un progetto che ribalta la prospettiva: non più territori che inseguono il mercato, ma identità che generano valore. Al centro di questa visione c’è la “Banca del GeniusLoci DeCo.”, un’istituzione simbolica e operativa che tutela il patrimonio immateriale dei borghi italiani. L’obiettivo del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato Ne parliamo con il dott. Nino Sutera, ideologo e coordinatore della Rete Nazionale.

Dott. Sutera, la metafora della “Banca del GeniusLoci” è potente. Perché parlare di banca quando si tratta di identità?

«Perché oggi il vero rischio è la svalutazione dell’identità. Così come una banca centrale difende la moneta, noi difendiamo il valore dei territori. Ma attenzione: la nostra non è una banca finanziaria. Non custodiamo oro, custodiamo memoria. Non produciamo interessi economici, ma “interesse territoriale”, cioè felicità pubblica, coesione sociale e continuità culturale.»

La Sede Centrale viene descritta come “il Sole intorno a cui orbitano i borghi”. Che ruolo svolge concretamente?

«La Sede Centrale non è un vertice burocratico, ma un presidio etico. Le filiali locali custodiscono il particolare, noi tuteliamo l’universale identitario. Garantiamo che ogni valore espresso da un borgo non venga banalizzato o trasformato in folklore turistico. In altre parole, evitiamo che la memoria venga contraffatta.»

Nel vostro statuto si parla di “conio identitario”. È un concetto affascinante ma complesso: può spiegarlo?

«Ogni comunità produce valore attraverso i propri saperi, prodotti, storie. Il “conio identitario” è il processo attraverso cui questo valore viene riconosciuto, validato e reso leggibile anche all’esterno. Non basta dire che qualcosa è tipico: deve essere identitario, cioè irripetibile, radicato e autentico.»

Qual è la differenza tra “tipico” e “identitario”?

«Il tipico si ripete, è diffuso, spesso già tutelato da marchi europei. L’identitario, invece, appartiene solo a quel luogo. È una storia unica, non replicabile. È il racconto di una comunità. Senza questo racconto, un prodotto resta buono, ma privo di anima.»

La governance della Sede Centrale prevede figure come il “Comitato dei Saggi” e l’“Ufficio del Conio Narrativo”. Che funzione hanno?

«Abbiamo voluto una struttura autorevole ma non gerarchica. Il Comitato dei Saggi garantisce la coerenza scientifica ed etica: storici, antropologi, agronomi, ma anche poeti. L’Ufficio del Conio Narrativo, invece, trasforma i dati in racconto. Perché oggi, se non sai narrare, non esisti.»

Parliamo di controllo: come si evita che l’identità venga snaturata?

«Attraverso strumenti precisi: audit di autenticità, rating di civiltà e lo “spread identitario”. Misuriamo la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Se un borgo tradisce la propria autenticità, la Sede Centrale può revocare la “licenza identitaria”. È una tutela per tutti.»

Il vostro modello guarda anche all’estero. Qual è l’ambizione internazionale della Banca del GeniusLoci?

«Vogliamo proporre questo modello come standard globale di sviluppo sostenibile. Stiamo dialogando con organismi internazionali perché crediamo che il futuro non sia nella globalizzazione indistinta, ma nel “glocalismo radicale”: radici forti e visione globale.»

Nel vostro sistema un ruolo centrale è affidato alle persone: Custodi, Ambasciatori, Sentinelle del Futuro. Perché questa scelta?

«Perché il vero capitale è umano. I Custodi sono la memoria vivente, gli Ambasciatori portano il valore nel mondo, i giovani sono il futuro. Senza passaggio generazionale, l’identità muore. Noi investiamo proprio su questo: la trasmissione del sapere.»

Qual'è la governace?

« Il Sindaco, che  non agisce come amministratore, ma come Custode dell’Identità Territoriale. Egli è il garante politico della "sovranità identitaria" del borgo. A lui spetta l'onere di proteggere il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni e di apporre la firma ufficiale su ogni "deposito di valore" che entra nella Banca.

 Il Presidente della ProLoco: Direttore Generale della filiale

 E' il motore della comunità, il Direttore che trasforma la visione in azione. Coordina la "tesoreria dei volontari", gestisce l'accoglienza dei "viaggiatori dello spirito" e assicura che il capitale umano del borgo sia costantemente in fermento. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. »

C’è un’immagine o una frase che sintetizza la vostra visione?

«Sì, ed è anche il sigillo della nostra Sede Centrale:
“Noi siamo il ponte tra il tempo che fu e il tempo che sarà. Custodiamo il fuoco, non le ceneri.” 

In conclusione, qual è la sfida più grande oggi?

«Far capire che l’identità non è nostalgia, ma innovazione. Non è passato, è futuro. E soprattutto: non è un prodotto da vendere, ma un valore da abitare.»

L’intervista restituisce il senso profondo di un progetto che va oltre la valorizzazione territoriale: una vera e propria infrastruttura della memoria, capace di trasformare i borghi in presìdi di civiltà e bellezza.





 

I consorzi di tutela tra innovazione e efficienza

 

Nuovo regolamento Consorzi Dop e Igp: ecco cosa cambia per agricoltori e filiere agroalimentari

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) ha emanato il nuovo decreto che definisce le disposizioni generali per la costituzione, il riconoscimento e il funzionamento dei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine protetta (Dop) e delle Indicazioni geografiche protette (Igp) dei prodotti agricoli e alimentari.

Il provvedimento recepisce le più recenti linee guida della normativa europea (Regolamento UE n. 2024/1143) con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il lavoro di chi opera sul territorio. Ecco una guida semplice con i punti chiave, i diritti e i doveri più importanti che gli agricoltori e i produttori italiani devono conoscere.

1. Chi può aderire ai Consorzi di tutela?

Il decreto individua con precisione, filiera per filiera, i soggetti (produttori e operatori) che hanno il diritto di associarsi ai Consorzi di tutela. Condizione fondamentale per l’adesione è che il soggetto sia regolarmente inserito nel sistema di controllo della specifica Dop o Igp. Per fare qualche esempio pratico sulle categorie ammesse:

– Filiera formaggi: allevatori produttori di latte, caseifici, stagionatori, grattugiatori/porzionatori e confezionatori.

– Filiera ortofrutticoli e cereali freschi: agricoltori, imprese di lavorazione e confezionatori.

– Filiera olii e grassi: olivicoltori, molitori e imbottigliatori.

– Filiera carni fresche: allevatori, macellatori, porzionatori/laboratori di sezionamento e confezionatori.

All’interno di ciascuna filiera, il decreto individua formalmente la figura del “Produttore” (ad esempio, l’agricoltore per l’ortofrutta o l’olivicoltore per l’olio) , riconoscendogli un ruolo centrale: a questa categoria deve essere garantita una rappresentanza minima del 66% all’interno degli organi sociali (Assemblea e Consiglio di Amministrazione) del Consorzio.

2. I Consorzi Multi-IG

Per incentivare l’unione dei produttori, ottimizzare i costi e permettere anche alle realtà più piccole di strutturarsi, il Ministero consente la nascita di un unico Consorzio di tutela per più Dop e Igp. Questo è possibile a due condizioni:

1. Le zone di produzione dei diversi prodotti devono ricadere, almeno in parte, nello stesso ambito territoriale (provinciale, regionale o interregionale).

2. Deve essere rigorosamente garantita l’autonomia decisionale per ciascuna denominazione in tutte le istanze del Consorzio. Inoltre, ogni singola Dop o Igp ha il diritto di essere rappresentata da almeno un membro nel Consiglio di Amministrazione.

3. Come si calcola il diritto di voto?

Niente discriminazioni: l’accesso al Consorzio è garantito a tutti i soggetti della filiera sottoposti al sistema di controllo. Nelle decisioni assembleari, la democrazia consortile si basa su un sistema ponderato: il voto di ciascun socio è determinato in base alla quantità di prodotto ottenuto nell’anno o nell’annata precedente. Se un agricoltore svolge contemporaneamente più attività nella filiera (es. è sia allevatore che caseifici), i voti delle diverse attività si cumulano.

4. Contributi e costi

I Consorzi di tutela svolgono funzioni fondamentali (promozione, vigilanza contro le frodi, gestione della denominazione e sviluppo turistico). Per finanziarsi, il Consiglio di Amministrazione può deliberare dei contributi:

– Costi a carico di tutti (anche non soci): i costi legati alle attività istituzionali di tutela, promozione e vigilanza della Dop/Igp gravano su tutti gli operatori della filiera che usano la denominazione, anche se non sono iscritti al Consorzio. La quota di contribuzione è commisurata alla quantità di prodotto idoneo alla certificazione.

– Costi esclusivi per i soci: qualsiasi altra attività del Consorzio che non rientri nelle funzioni di tutela e promozione previste dalla legge grava esclusivamente sulle tasche dei soci consorziati. I non soci non dovranno pagare un centesimo per queste spese extra.

5. Agevolazioni per giovani e nuovi ingressi

Al momento dell’ingresso nel sistema di controllo di una Dop o Igp, il Consorzio può richiedere un contributo di avviamento, proporzionale alla quantità di prodotto che il nuovo utente intende certificare all’anno.

Tuttavia, il nuovo decreto introduce una misura di forte sostegno al ricambio generazionale e alle piccole imprese: i Consorzi hanno la facoltà di prevedere importanti riduzioni della quota per le microimprese agricole che entrano per la prima volta nel sistema e per i giovani agricoltori. Inoltre, chi paga il contributo di avviamento è esonerato dai costi consortili ordinari per il primo anno.

Questo impianto normativo punta a dare maggiore trasparenza alla gestione delle eccellenze italiane , garantendo agli agricoltori una rappresentanza forte e proporzionata al loro reale peso produttivo, e offrendo strumenti concreti per promuovere non solo il prodotto, ma anche la sostenibilità e il turismo legato al territorio.

lunedì 1 giugno 2026

Le Giornate della Pasta Siciliana

 

Al via la II edizione de “Le Giornate della Pasta Siciliana”

Palermo e Catania ospitano rispettivamente il 4 e il 5 giugno l’evento che potenzia, promuove e valorizza la conoscenza della pasta siciliana in un mercato nazionale e internazionale

La II edizione de “Le Giornate della Pasta Siciliana” si terrà a Palermo e a Catania, rispettivamente il 4 e il 5 giugno prossimi.

L’appuntamento – promosso dal Consorzio di Ricerca Gian Pietro Ballatore nella persona di Giuseppe Russo; dal Distretto Produttivo Cereali Sicilia; nonché dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea nella persona di Luca Sammartino; da quello delle Attività Produttive nella persona di Edmondo Tamajo; e con il sostegno della Città Metropolitana di Palermo – ha come obiettivo la valorizzazione della filiera cerealicola della Regione e la promozione del comparto pastaio siciliano in un mercato nazionale e internazionale.

L’iniziativa si aprirà il 4 giugno a Palermo, a Villa Airoldi, con una giornata incentrata sul sistema produttivo e sulle sue prospettive nei mercati globali. Istituzioni, imprese e rappresentanti della filiera si confronteranno sul valore strategico della pasta siciliana come simbolo di eccellenza agroalimentare e leva di sviluppo economico.

Gli interventi si concentreranno su questo prodotto alimentare passando dal modello siciliano all’importanza della Dieta Mediterranea; dal sistema produttivo ai programmi di sostegno regionale; infine, dal ruolo della pasta nella grande distribuzione e grande ristorazione ai mercati internazionali.

Le conclusioni della giornata lasceranno spazio a un momento di sintesi e confronto finale, seguito da uno show cooking – e degustazione – a cura della Unione Regionale Cuochi Siciliani, per celebrare la pasta siciliana.

“Le Giornate della Pasta Siciliana – II Edizione” proseguiranno venerdì 5 giugno nel Palazzo della Cultura a Catania con un approfondimento scientifico, economico e produttivo della filiera cerealicola e pastaria, e uno sguardo rivolto alle sfide globali e alla tutela del consumatore.

Risultati di recenti ricerche scientifiche internazionali, trasformazioni in atto e opportunità per il comparto, valorizzazione della filiera del grano siciliano (integrata, sostenibile e trasparente), oltre ai corretti stili alimentari e alla salute del consumatore, saranno i punti cardine sui cui si svilupperà la giornata catanese.

La pasta sarà nuovamente valorizzata come elemento identitario della Sicilia al termine dell’evento, sempre con degustazione a cura della Unione Regionale Cuochi Siciliani.

Anche questa seconda edizione s’inserisce in un quadro più ampio di politiche regionali per la valorizzazione della filiera e del prodotto finale, che vede il coinvolgimento degli Assessorati competenti a testimonianza di un impegno condiviso sul futuro del comparto.

Momento di riferimento globale sarà il quindicesimo Convegno internazionale sul glutine (XV International Gluten Workshop) che si terrà a Palermo, dall’1 al 3 giugno.

Promosso dal Consorzio di Ricerca Gian Pietro Ballatore insieme all’Università della Tuscia di Viterbo, il Convegno riconosce la Sicilia non più soltanto un’area di produzione, ma una piattaforma internazionale di elaborazione scientifica e culturale sul grano e sulla pasta.

UNPLI & Rete Nazionale dei Borghi DeCo

 







Siglato il Protocollo d’Intesa tra UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo. 
un’alleanza strategica per la valorizzazione dell’identità territoriale italiana.

Roma – È stato ufficialmente sottoscritto il Protocollo d’Intesa tra l’UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, un accordo di grande rilievo volto a promuovere, tutelare e valorizzare il patrimonio identitario, culturale ed enogastronomico dei borghi italiani.


Nella foto Nino La Spina, NinoSutera, Ignazio di Giovanna

UNPLI e Rete Nazionale, già collaborano, nella condivisione di valori e obiettivi comuni: rafforzare il legame tra comunità e territorio, sostenere le produzioni locali, salvaguardare le tradizioni e incentivare modelli di sviluppo sostenibile fondati sul “Genius Loci”, inteso come anima autentica dei luoghi.

La collaborazione tra le due realtà si tradurrà in una serie di azioni concrete, tra cui:

  • la promozione congiunta  dei Borghi GeniusLoci  DeCo (Denominazione Comunale);

  • l’organizzazione di eventi, festival e iniziative culturali diffuse nei borghi italiani;

  • il sostegno alla formazione e alla crescita delle Pro Loco come presìdi attivi di comunità;

  • la realizzazione di progetti di marketing territoriale innovativi e sostenibili;

  • la creazione di itinerari esperienziali capaci di raccontare l’identità dei luoghi

“Questo Protocollo rappresenta un passo fondamentale verso una visione condivisa di sviluppo territoriale – si legge nella nota congiunta – in cui le comunità locali diventano protagoniste attive nella narrazione e valorizzazione della propria identità.”


  L’UNPLI, con oltre 6.000 ProLoco attive su tutto il territorio nazionale, rappresenta la più importante rete di volontariato culturale in Italia, da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio immateriale e nella promozione turistica dei territori.   Dal canto suo, la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo,  si distingue per il suo impegno nella promozione delle identità locali attraverso un modello culturale che integra tradizione, innovazione e partecipazione comunitaria  attorno al format Borghi GeniusLoci  DeCo 

Il Protocollo d’Intesa si configura dunque come uno strumento operativo di grande impatto, capace di generare sinergie virtuose e di contribuire in modo concreto alla crescita culturale, sociale ed economica dei borghi italiani.

 

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