Il Comune di Villarosa guidato dal Sindaco Costanza Francesco Antonio, su proposta dell'Assessore Taravella Michelangelo, ha adottato il percorso per la valorizzazione dell'identità territoriale, attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo.
Nelle prossime settimane l'evento di presentazione con l'Audizione pubblica
Molto dettagliata ed esaustiva la relazione a corredo della proposta deliberativa, come si addice alle realtà rurali molto vivaci, che puntano su una propria identità storica e culturale.
Relazione celebrativa sul Pane di San Giuseppe
a Villarosa
Il Pane di San Giuseppe rappresenta uno dei
simboli più profondi e identitari della comunità di Villarosa.
Non si tratta soltanto di una tradizione legata a una
ricorrenza religiosa, ma di un patrimonio culturale vivo, che affonda le sue
radici nella storia del paese e continua a rinnovarsi quotidianamente, rendendo
Villarosa un caso unico nel panorama delle tradizioni siciliane.
"Nel
cuore della Sicilia
ai piedi del monte Giurfo sorge Villarosa. Terra di contadini e minatori,
di poeti e poesia."
BELLARROSA
Dintra „na conca sutta „na muntagna,
„ntra du ciumi, unu amaru e l‟autru
duci, cc‟è un paiseddu
ccu li strati „n cruci e tanticchia di virdi a la campagna;
„ntra ripa e ripa la terra siccagna di centu rarità frutti produci,
di jornu
fumichia, di notti luci,
e „ntra li „nterni so‟ chianci e si vagna. Chista è la terra mia, lu me
paisi,
lu nidu anticu di tutti li zanni, liccu di
canti e riccu di maisi. Cci nasceru me patri e li me nanni,
e cci nascivu iu ch‟era lu misi
di nuvemmru,
ora fa li cinquantanni.
(Da:"Bellarrosa Terra Amurusa" di Vincenzo De Simone)
“Villarosa”, piccolo centro dell’entroterra siciliano, anche se di giovane fondazione è protagonista di una remota e affascinante età storica che si identifica con la millenaria storia della Sicilia “Patria di Cerere” e vero suolo dell’abbondanza, cerniera di collegamento con il continente e piattaforma di transito e di approdo di idee, uomini e merci da sempre ambita tra gli antichi popoli.
I versi del
sonetto intitolato "Bellarrosa" di Vincenzo De Simone, descrivono gli
aspetti geografici e storico-economici del suo paese natio.
L’attuale centro di Villarosa, sorge in terra di San Giacomo, ed il
suo territorio si colloca, topograficamente, nella regione dei monti Erei,
circoscritti tra il fiume Salso o Imera Meridionale e il suo affluente Morello.
Il centro urbano, situato ad un livello altimetrico di 523 m. s.l.m., presenta
uno schema di impianto urbanistico perfettamente regolare, quadrangolare,
realizzato secondo principi di ortogonalità con strade che si dispongono
paralleli ai due assi viari principali.
L’attuale centro di Villarosa è di giovane fondazione
risalente al 1762, a quando Placido Notarbartolo-Zati, figlio di Francesco e
Angela Zati Denti, ottenne il 10 aprile dello stesso anno la “Licentia Populandi”, sovrano consenso
che consentì al secondo Duca di Villarosa di erigere la nuova città, in
principio con il nome di San Giacomo di Villarosa finché in seguito prevalse
solo Villarosa.
Il paese ebbe un proprio
insediamento in epoca medievale sotto Federico III d’Aragona con il nome
di Casale di Bombunetto o Bombinetto, già attestato dal 15 febbraio del 1298, e
menzionato anche nell’opera “I Capibrevi”
di Giovanni Luca Barberi con il nome di
“Bombonecte Feudum Bombunecte Muchulechi Lavanca de Madonna de Machauda Marcata” ubertoso per
granaglie e per vini,
Per tutto il secolo XIV appartenne alla famiglia Petroso
di Castrogiovanni; in seguito il figlio di Teobaldo Petroso, Manfredi vendette il feudo a Nicola D’Anzisa
da Calascibetta il primo luglio del 1407, e nel 1453 il nipote di
Manfredi fu reinvestito del Feudo e del Casale che mantenne il suo originario
nome arabo-aragonese, e che aveva come
emblema uno scudo portante una rosa in un campo azzurro, racchiuso in un ovale
formato da due fasce di spighe di grano che attualmente è lo stemma del paese.
La baronia di Bombinetto territorio della futura Villarosa
sin dal 1674 fu acquistata da
Francesco Notarbartolo appartenente ad un ramo cadetto dei Notarbartolo baroni
di Vallelunga e artefice, della futura fondazione e della crescita economica
della propria famiglia.
Le terre furono ereditate dal nipote di quest’ultimo, Francesco Notarbartolo Giacchetto, figlio di Placido l’11 ottobre 1706, e così la zona dell’antico latifondo entrerà a far parte dei più ampi processi produttivi cerealicoli, già iniziati nella Sicilia spagnola cinquecentesca, consentendo alla Famiglia Notarbartolo di vivere la loro fortunata ascesa economico-sociale.
Villarosa,
pertanto, fiorì e si collocò nella parte centrale della Sicilia, in una vallata
racchiusa dai monti circoscritti tra i fiumi Salso e Morello.
Villarosa, appare per la prima volta con il nome di “Casale S. Giacomo Ville Roce”, nel
memoriale del 20/06/1731 di Francesco Notarbartolo al viceré, scritto in
spagnolo.
Il termine, secondo il Prof. L. Di Franco, autore dell’ instancabile lavoro “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, deriva
dallo spagnolo “Villar” (villaggio) e
“Roce” (di tratto familiare), dunque “Villaggio di Famiglia”; questo il
motivo per cui, all’antico Casale di “Bumbunectum
“ quello della “Baronia di
Bombunettu”, il feudatario aggiungerà ora “San Giacomo Ville Roce”,
conformemente al nome del santo protettore dei “Notarbartolo”. Con questa
intitolazione i Notarbartolo vogliono
quasi attestarne l’autonomia e la piena potestà, acquisita da parte della loro nobile famiglia. Si forma così
come attestato dallo “Statuto Feudale dei
Notarbartolo” il primo nome della nuova terra:-«Casale San Giacomo Ville Roce, de y nombrar conforme al santo
protector de nuestra famiglia».
Le origini storiche del pane a Villarosa
Villarosa viene fondata nel 1761, in un territorio
caratterizzato da una forte vocazione agricola.
Prima dello sviluppo dell’industria dello
zolfo, che si afferma nella seconda metà dell’Ottocento (circa 1870–1880), la
vita economica e sociale del paese era basata quasi esclusivamente sulla
coltivazione del grano e sulle attività rurali.
Come emerge dal volume del prof. Luigi Di Franco “Villarosa prima dello zolfo 1731-1825”, il
pane era al centro della vita quotidiana: alimento essenziale, frutto del
lavoro nei campi, simbolo di sopravvivenza e di dignità. In una società
contadina segnata da sacrifici, povertà e incertezza alimentare, il pane
assumeva anche un valore morale e spirituale, diventando espressione concreta
del rapporto tra l’uomo, la terra e la fede.
La devozione a San Giuseppe
In questo contesto
si sviluppa la profonda devozione
a San Giuseppe, santo protettore delle famiglie, dei lavoratori e dei
poveri.
La sua festa, celebrata il 19 marzo, è da secoli una delle ricorrenze religiose più sentite nelle comunità contadine siciliane.
A Villarosa, già tra la fine del XVIII secolo e tutto il
XIX secolo, San Giuseppe viene invocato come custode della casa e del pane
quotidiano. La preparazione del pane votivo nasce come gesto di ringraziamento
o di richiesta di protezione, soprattutto in periodi difficili segnati da
carestie, siccità e precarietà economica.
Il pane di San Giuseppe come rito quotidiano
Ciò che rende Villarosa unica rispetto ad altri centri
siciliani è il fatto che il pane di San Giuseppe non viene preparato solo il 19
marzo, ma ogni giorno.
Questa consuetudine quotidiana testimonia
come la devozione a San Giuseppe non sia legata esclusivamente alla festa, ma
faccia parte della vita ordinaria della comunità. Il pane dedicato al Santo
diventa così pane del quotidiano, simbolo di protezione costante, di fede
vissuta giorno per giorno e di continuità con la tradizione contadina.
Preparare ogni giorno il pane di San Giuseppe significa trasformare un gesto
religioso in un’abitudine identitaria, tramandata di generazione in
generazione. È un segno tangibile di come la fede, a Villarosa, sia intrecciata
al lavoro, alla famiglia e alla condivisione.
Il valore simbolico e comunitario
Il pane di San Giuseppe, spesso modellato in forme simboliche, benedetto
e condiviso, rappresenta:
û la gratitudine per il lavoro
e per il cibo;
û la solidarietà verso la comunità;
û la memoria
storica della Villarosa
contadina;
û la protezione del Santo sulla
vita quotidiana.
Il gesto della condivisione del pane rafforza
i legami sociali
e rinnova ogni giorno il senso di appartenenza alla comunità
villarosana.
Tradizione viva e identità
Celebrare oggi il pane di San Giuseppe a Villarosa significa riconoscere un patrimonio che va oltre la semplice ricorrenza religiosa. Significa
onorare una tradizione che nasce nel periodo
1761–seconda metà dell’Ottocento, si consolida nella vita agricola pre-industriale e arriva fino ai
nostri giorni come pratica quotidiana. Il pane di San Giuseppe è memoria, fede,
lavoro e identità.
È il simbolo di una comunità che non ha dimenticato le proprie radici e che continua a esprimere, attraverso il pane, i valori fondamentali della solidarietà, della devozione e della continuità storica.
Cos'è un Borgo Genius Loci De.Co.?
Un Borgo Genius Loci De.Co. è molto più di un semplice paese. È un luogo dove storia, cultura, tradizioni e prodotti locali si intrecciano in un'unica, inconfondibile identità. Il termine "genius loci" (spirito del luogo) evoca l'anima profonda di un posto, il suo carattere unico e irripetibile. La De.Co. (Denominazione Comunale) è invece un riconoscimento ufficiale che attesta l'originalità e l'autenticità di un prodotto o di un processo produttivo legato a un determinato territorio.
Perché sono così importanti?
- Salvaguardia delle tradizioni: I Borghi Genius Loci De.Co. contribuiscono a preservare le antiche usanze, i saperi artigianali e le ricette tramandate di generazione in generazione.
- Sviluppo sostenibile: Promuovendo un turismo lento e di qualità, questi borghi favoriscono uno sviluppo economico rispettoso dell'ambiente e delle comunità locali.
- Valorizzazione del territorio: Ogni borgo ha una storia da raccontare e un patrimonio culturale da tutelare. I progetti De.Co. aiutano a valorizzare questi aspetti, rendendoli un'attrazione per visitatori da tutto il mondo.
Quali sono gli elementi caratteristici?
- Prodotti identitari: Ogni borgo ha le sue specialità enogastronomiche, spesso legate a tecniche di coltivazione e lavorazione tradizionali.
- Artigianato locale: Ceramiche, tessuti, strumenti musicali: l'artigianato è un'altra espressione dell'identità di un borgo.
- Eventi e feste: Le sagre, le feste patronali e le rievocazioni storiche animano i borghi e coinvolgono tutta la comunità.
- Paesaggio: L'ambiente naturale, con i suoi borghi arroccati su colline, le valli incantate e i paesaggi marini, è un elemento fondamentale dell'identità di questi luoghi.
Come diventare un Borgo Genius Loci De.Co.?
Per ottenere questo riconoscimento, un comune deve dimostrare di possedere determinate caratteristiche:
- Un'identità forte e riconoscibile.
- Prodotti o processi produttivi originali e legati al territorio.
- Un'attenzione alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
- Una volontà di coinvolgere la comunità locale nei progetti di sviluppo.
.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento