martedì 2 giugno 2026

“Custodire il fuoco, non le ceneri”

Francesca Di Giovanni
Intervista al Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.

 

In un tempo segnato dall’omologazione culturale e dalla globalizzazione dei modelli di consumo, nasce un progetto che ribalta la prospettiva: non più territori che inseguono il mercato, ma identità che generano valore. Al centro di questa visione c’è la “Banca del GeniusLoci DeCo.”, un’istituzione simbolica e operativa che tutela il patrimonio immateriale dei borghi italiani. L’obiettivo del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato Ne parliamo con il dott. Nino Sutera, ideologo e coordinatore della Rete Nazionale.

Dott. Sutera, la metafora della “Banca del GeniusLoci” è potente. Perché parlare di banca quando si tratta di identità?

«Perché oggi il vero rischio è la svalutazione dell’identità. Così come una banca centrale difende la moneta, noi difendiamo il valore dei territori. Ma attenzione: la nostra non è una banca finanziaria. Non custodiamo oro, custodiamo memoria. Non produciamo interessi economici, ma “interesse territoriale”, cioè felicità pubblica, coesione sociale e continuità culturale.»

La Sede Centrale viene descritta come “il Sole intorno a cui orbitano i borghi”. Che ruolo svolge concretamente?

«La Sede Centrale non è un vertice burocratico, ma un presidio etico. Le filiali locali custodiscono il particolare, noi tuteliamo l’universale identitario. Garantiamo che ogni valore espresso da un borgo non venga banalizzato o trasformato in folklore turistico. In altre parole, evitiamo che la memoria venga contraffatta.»

Nel vostro statuto si parla di “conio identitario”. È un concetto affascinante ma complesso: può spiegarlo?

«Ogni comunità produce valore attraverso i propri saperi, prodotti, storie. Il “conio identitario” è il processo attraverso cui questo valore viene riconosciuto, validato e reso leggibile anche all’esterno. Non basta dire che qualcosa è tipico: deve essere identitario, cioè irripetibile, radicato e autentico.»

Qual è la differenza tra “tipico” e “identitario”?

«Il tipico si ripete, è diffuso, spesso già tutelato da marchi europei. L’identitario, invece, appartiene solo a quel luogo. È una storia unica, non replicabile. È il racconto di una comunità. Senza questo racconto, un prodotto resta buono, ma privo di anima.»

La governance della Sede Centrale prevede figure come il “Comitato dei Saggi” e l’“Ufficio del Conio Narrativo”. Che funzione hanno?

«Abbiamo voluto una struttura autorevole ma non gerarchica. Il Comitato dei Saggi garantisce la coerenza scientifica ed etica: storici, antropologi, agronomi, ma anche poeti. L’Ufficio del Conio Narrativo, invece, trasforma i dati in racconto. Perché oggi, se non sai narrare, non esisti.»

Parliamo di controllo: come si evita che l’identità venga snaturata?

«Attraverso strumenti precisi: audit di autenticità, rating di civiltà e lo “spread identitario”. Misuriamo la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Se un borgo tradisce la propria autenticità, la Sede Centrale può revocare la “licenza identitaria”. È una tutela per tutti.»

Il vostro modello guarda anche all’estero. Qual è l’ambizione internazionale della Banca del GeniusLoci?

«Vogliamo proporre questo modello come standard globale di sviluppo sostenibile. Stiamo dialogando con organismi internazionali perché crediamo che il futuro non sia nella globalizzazione indistinta, ma nel “glocalismo radicale”: radici forti e visione globale.»

Nel vostro sistema un ruolo centrale è affidato alle persone: Custodi, Ambasciatori, Sentinelle del Futuro. Perché questa scelta?

«Perché il vero capitale è umano. I Custodi sono la memoria vivente, gli Ambasciatori portano il valore nel mondo, i giovani sono il futuro. Senza passaggio generazionale, l’identità muore. Noi investiamo proprio su questo: la trasmissione del sapere.»

Qual'è la governace?

« Il Sindaco, che  non agisce come amministratore, ma come Custode dell’Identità Territoriale. Egli è il garante politico della "sovranità identitaria" del borgo. A lui spetta l'onere di proteggere il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni e di apporre la firma ufficiale su ogni "deposito di valore" che entra nella Banca.

 Il Presidente della ProLoco: Direttore Generale della filiale

 E' il motore della comunità, il Direttore che trasforma la visione in azione. Coordina la "tesoreria dei volontari", gestisce l'accoglienza dei "viaggiatori dello spirito" e assicura che il capitale umano del borgo sia costantemente in fermento. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. »

C’è un’immagine o una frase che sintetizza la vostra visione?

«Sì, ed è anche il sigillo della nostra Sede Centrale:
“Noi siamo il ponte tra il tempo che fu e il tempo che sarà. Custodiamo il fuoco, non le ceneri.” 

In conclusione, qual è la sfida più grande oggi?

«Far capire che l’identità non è nostalgia, ma innovazione. Non è passato, è futuro. E soprattutto: non è un prodotto da vendere, ma un valore da abitare.»

L’intervista restituisce il senso profondo di un progetto che va oltre la valorizzazione territoriale: una vera e propria infrastruttura della memoria, capace di trasformare i borghi in presìdi di civiltà e bellezza.





 

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