venerdì 24 luglio 2026

Pantelleria, dopo l’Audizione Pubblica si lavora alla presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo

NinoSutera

Il percorso  della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo è composto da 12 step,   un percorso per amministratori lungimiranti, con l'obiettivo di   far evolvere una sagra di paese, in un evento strutturato di più ampio respiro, capace di promuovere l'identità territoriale fuori i confini locali.

 La Banca del GeniusLoci DeCo  a Pantelleria è   un progetto  inclusivo  con il Comune, la ProLoco, UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi   DeCo    e quanti vorranno  condividerne  il percorso



 “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”

 

 In un mondo dominato dall’omologazione, nasce un nuovo modello di sviluppo territoriale: una "Banca" dove il tasso di interesse si misura in felicità pubblica e il patrimonio è costituito dai saperi, dai semi e dalle narrazioni di comunità.



La   Banca  non custodisce né oro né valuta corrente, perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico salvato dall’oblio, o quella leggenda che gli anziani raccontano ancora in piazza. Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto.

L'iniziativa   si pone l’obiettivo di trasformare il "Genius Loci" – l’intimo legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva – in un motore di sviluppo etico, circolare e sostenibile.

Una Moneta Chiamata Identità

La Banca, afferma  Nino Sutera, nasce da una riflessione profonda sulla differenza tra "prodotto tipico" e "prodotto identitario". Mentre il tipico risponde spesso a logiche di mercato diffuse e omologate, il prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) rappresenta ciò che appartiene esclusivamente a un luogo: un piatto,una ricetta, una storia irripetibile, un microclima unico, un sapere manuale, ect che rischia l’oblio.

 Il valore del prodotto identitario sta nella leggenda narrante della tradizione; diversamente si tratta solo di un mero prodotto commerciale, ottimo ma senza anima"

La Banca interviene proprio qui: censendo e tutelando quel patrimonio materiale e immateriale che costituisce il vero "caveau" di una comunità.

La struttura della Banca riflette la visione del borgo come organismo vivo. La governance non segue gerarchie aziendali, ma ruoli di custodia e servizio

La struttura della Banca è curiosa: il Sindaco è il "Presidente" e la ProLoco la "Direzione Generale".  


 Il Sindaco non deve agire come un mero amministratore, ma come il Custode dell'Identità Territoriale. È il garante politico della sovranità del borgo. Il Presidente della ProLoco, invece, è il motore della comunità: coordina la "tesoreria dei volontari" e gestisce l’accoglienza. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. Insieme, proteggono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»


sabato 18 luglio 2026

Dai Consorzi alle agenzie di sviluppo locale

 

Quando la norma che recepisce il Regolamento UE 2024/1143 è entrata in vigore, qualcosa di più profondo di un semplice adeguamento legislativo ha cominciato a prendere forma: si è aperta una stagione in cui le Indicazioni Geografiche non sono più soltanto etichette da proteggere, ma leve concrete per ripensare territori, economie e relazioni sociali. L’atto ministeriale ha ridisegnato i confini del possibile, consegnando ai Consorzi di tutela strumenti e responsabilità che travalicano la tradizionale funzione di controllo e promozione. È un cambio di paradigma che mette in difficoltà, chi tende di imitare le strategie dell'UE, la governance, gli obiettivi pubblici.   La maggiore difficoltà è dovuta al fatto che "i percorsi fai da te", non hanno e non posso avere ne riconoscimento EU, ne tanto meno le risorse che l'UE destina ai Consorzi riconosciuti. 


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La trasformazione più evidente riguarda il ruolo dei consorzi: non più semplici custodi del marchio, ma soggetti chiamati a gestire la denominazione nella sua interezza, a difenderne la reputazione e a valorizzarne il legame con il paesaggio e le comunità. Questo nuovo mandato include la promozione di pratiche sostenibili, la costruzione di offerte turistiche coerenti con i disciplinari e la possibilità di intervenire sulla programmazione produttiva per garantire equilibrio di mercato. In pratica, le organizzazioni consortili possono diventare motori di sviluppo territoriale, capaci di coordinare investimenti, progettare percorsi esperienziali e presidiare la filiera digitale.

Due direttrici emergono come prioritarie: il turismo enogastronomico e la sostenibilità. Il primo viene finalmente riconosciuto come strumento di valorizzazione integrata: non si tratta di attirare visitatori con eventi estemporanei, ma di costruire itinerari che raccontino la storia del prodotto, il rapporto con il clima e il suolo, le tecniche tramandate e il valore aggiunto generato dalle comunità locali. Percorsi che combinano degustazione, visita alle aziende, scoperta del paesaggio e ospitalità diffusa possono trasformare il consumo in esperienza e il turista in ambasciatore del territorio. La sfida è evitare la banalizzazione: l’offerta deve essere progettata per rispettare i disciplinari e per distribuire benefici economici in modo equo, evitando che la popolarità si traduca in sfruttamento o perdita di autenticità.

La sostenibilità, dal canto suo, viene elevata a criterio distintivo della denominazione. Non più un vincolo burocratico, ma un elemento che qualifica il prodotto sul mercato: pratiche agricole a basso impatto, gestione efficiente delle risorse idriche, riduzione degli input chimici e filiere corte diventano parte del racconto identitario. Le linee guida consortili possono orientare gli investimenti aziendali, favorire certificazioni ambientali e promuovere progetti di economia circolare. In un contesto climatico sempre più incerto, adattare le colture e le tecniche non è solo una scelta etica, ma una strategia di resilienza economica.

Un altro aspetto rilevante è la possibilità di aggregare più Indicazioni sotto un unico soggetto consortile. Questa opzione favorisce la creazione di massa critica necessaria per sostenere campagne internazionali, infrastrutture digitali e servizi di vigilanza più efficaci. L’aggregazione non implica omologazione: ogni denominazione mantiene la propria autonomia decisionale, ma beneficia di strumenti condivisi per tutela, promozione e gestione dell’offerta. Superare la frammentazione storica significa anche costruire modelli organizzativi più stabili e capaci di attrarre risorse pubbliche e private.

La regolazione dell’offerta rappresenta un ulteriore strumento di governance. Misure temporanee per riequilibrare produzione e domanda possono prevenire crolli di prezzo e proteggere i redditi agricoli, tutelando la componente primaria della filiera. Si tratta di interventi pensati nel rispetto dei principi di proporzionalità e concorrenza, ma con l’obiettivo di preservare valore e qualità. In un mercato globale dove la pressione sui prezzi è costante, avere la possibilità di programmare la produzione diventa una forma di tutela collettiva.

La dimensione digitale non è stata trascurata: la gestione delle autorizzazioni per l’uso delle denominazioni nei prodotti trasformati e il monitoraggio online sono strumenti essenziali per contrastare usi impropri e contraffazioni. Proteggere la reputazione significa presidiare i canali di comunicazione, intervenire contro le frodi e garantire trasparenza al consumatore. In un’epoca in cui l’immagine si costruisce in rete, la vigilanza digitale è parte integrante della strategia di tutela.

Infine, il quadro normativo aggiorna i criteri di rappresentanza e rafforza i principi di trasparenza e partecipazione all’interno degli organi consortili. Una governance moderna richiede equilibrio tra le diverse categorie produttive e strumenti di partecipazione reale, per legittimare decisioni che incidono su territori e comunità. La sfida pratica sarà trasformare le nuove funzioni in progetti concreti: reti territoriali, formazione, strumenti finanziari dedicati e sistemi di monitoraggio capaci di misurare impatti economici, sociali e ambientali.

Questa svolta offre un’opportunità concreta per chi lavora sul territorio: trasformare identità e tradizioni in valore condiviso, governare il turismo senza snaturare l’autenticità, fare della sostenibilità un vantaggio competitivo. Ma perché il potenziale si traduca in risultati reali, serviranno capacità organizzative, visione strategica e una partecipazione diffusa che metta al centro le comunità che custodiscono quei saperi.

venerdì 17 luglio 2026

IL COMUNE DI BASICÒ SCOMMETTE SULLA PROPRIA IDENTITÀ

 : AL VIA IL PERCORSO “BORGHI GENIUS LOCI DECO” PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO LOCALE

La Giunta Comunale guidata dal Sindaco Tindaro Bertolami Pelleriti su proposta della Vice Sindaco Marisa Lupica Spagnolo  ha deliberato l’avvio del progetto nazionale che punta a tutelare la memoria storica, i prodotti tipici e le tradizioni artigianali come volano di sviluppo sostenibile ed economia territoriale.



 – Salvaguardare l’identità per costruire il futuro. Con questo preciso obiettivo, la Giunta Comunale di Basicò ha approvato formalmente la delibera che avvia il percorso di adesione al circuito nazionale “Borghi GeniusLoci DeCo” (Denominazione Comunale). L’iniziativa segna l’inizio di una strategia organica e lungimirante volta a mappare, tutelare e promuovere lo straordinario patrimonio materiale e immateriale del piccolo ma ricchissimo centro nebroideo.

Il modello della DeCo, che affonda le sue radici culturali nella visione pionieristica ed etica di Luigi Veronelli, non si configura come un semplice marchio di qualità o un appesantimento burocratico. Al contrario, rappresenta una vera e propria carta d'identità del territorio, uno strumento di sovranità alimentare e culturale con cui la comunità locale riafferma il valore dei propri saperi tradizionali, dei propri prodotti della terra e delle proprie specificità storiche, mettendoli al riparo dall'omologazione della globalizzazione.

Il Genius Loci di Basicò: un crocevia di storia e natura

Adagiato su un colle che domina le valli dei torrenti Timeto e Novara, a cerniera tra i Monti Nebrodi e il Golfo di Patti, Basicò possiede un’identità storica e paesaggistica unica. Anticamente noto come Casalnuovo, il borgo custodisce nel proprio tessuto urbano le tracce di un passato nobile e spirituale. Elemento cardine di questa memoria è la figura di Re Federico II d'Aragona, che nel XIV secolo fondò qui il Monastero di Santa Maria di Basicò, affidato alle Clarisse. Questo legame profondo con la storia medievale e con la spiritualità francescana ha plasmato non solo l’architettura, ma l'anima stessa del paese, che ancora oggi evoca atmosfere di autentica e operosa serenità rurale.

La Provola di Basicò e le eccellenze agroalimentari: il cuore della DeCo

Il percorso “GeniusLoci DeCo” si concentrerà in prima battuta sulle straordinarie produzioni agroalimentari che rendono Basicò un punto di riferimento per la gastronomia d'eccellenza. Re incontrastato di questa tradizione è la Provola di Basicò, un formaggio a pasta filata che racchiude in sé i profumi delle essenze foraggere locali e i segreti di una maestria casearia tramandata di generazione in generazione. La sua tipica forma a fiaschetto, la consistenza morbida ma compatta e il sapore che oscilla tra il dolce e il piccante a seconda della stagionatura, rappresentano l'esempio perfetto di come un prodotto agroalimentare possa farsi narrazione vivente di un territorio.

Accanto alla provola, la mappatura della DeCo riguarderà la tradizione della panificazione, i grani antichi, l’olio extravergine d’oliva e le ricette storiche che caratterizzano le festività del borgo, prima fra tutte la storica "Sagra della Provola" che ogni anno ad agosto richiama visitatori da tutta la Sicilia, trasformando il comune in un palcoscenico del gusto e della convivialità.

Un modello di sviluppo sostenibile contro lo spopolamento

L'adozione del percorso DeCo risponde a una visione politica ed economica precisa: trasformare la marginalità geografica in un punto di forza attraverso il turismo relazionale e l’economia della qualità. Attraverso l'istituzione del registro DeCo, il Comune di Basicò intende creare un circolo virtuoso che leghi i produttori locali, i ristoratori, gli artigiani e gli operatori turistici in un’unica rete identitaria. Questo approccio punta a generare un valore aggiunto concreto, capace di sostenere il reddito delle micro-imprese locali, favorire il ricambio generazionale in agricoltura e contrastare attivamente il fenomeno dello spopolamento delle aree interne.

Il percorso prevede ora l'istituzione di una commissione di esperti, la redazione dei regolamenti comunali e la successiva apertura dei bandi per l'iscrizione dei prodotti e delle pratiche tradizionali nel registro DeCo. L'intero processo sarà caratterizzato da un forte approccio partecipativo, coinvolgendo direttamente i cittadini, gli agricoltori e le associazioni locali, custodi primari del "Genius Loci".

 Nelle prossime settimane l'Audizione Pubblica di presentazione

 

domenica 5 luglio 2026

6 luglio la giornata mondiale del bacio. Dalla Via del bacio al bacio pantesco

Valentina Petix

In Toscana esiste infatti quella che è una delle strade più romantiche d'Italia, la 'Via del Bacio' appunto a Pienza è senz'altro una tappa da non perdere.

Una delle forme più semplici e al tempo stesso preziose che esistano per dimostrarsi affetto: è per questo che dal 1990 in Gran Bretagna si celebra il 6 luglio la giornata mondiale del bacio. Ma baciarsi è anche un toccasana per la salute. Con un bacio alla francese in 10 secondi ci si può trasmettere 80 milioni di batteri, secondo gli esperti della Netherlands Organisation for Applied Scientific Research, ma tutto questo non fa male, anzi rinforza le nostre difese immunitarie.

Il bacio è anche un dolce identitario della splendida isola di Pantelleria


La presenza dei baci panteschi nell’Atlante del Cibo Locale ne conferma il ruolo non solo gastronomico ma narrativo: il dolce diventa strumento di racconto territoriale, capace di trasmettere la storia, le pratiche e il Genius Loci dell’isola.

 Sull’isola di Pantelleria il cibo è memoria, identità e resistenza culturale. Tra i suoi simboli più evocativi emergono i baci panteschi, dolci che raccontano storie di mare, vento e mani sapienti. Negli ultimi anni questa eredità gastronomica è stata al centro di un percorso istituzionale e culturale che ha portato Pantelleria a entrare nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., un progetto che mira a riconoscere e valorizzare i prodotti identitari come presìdi di cultura locale.

I baci panteschi: un dolce identitario

I baci panteschi: un dolce che racconta Pantelleria. Queste parole sintetizzano il valore simbolico del prodotto: una cialda dorata, ottenuta con il caratteristico ferro a fiore, accoppiata a una farcitura di ricotta aromatizzata, che unisce croccantezza e morbidezza in un gesto che evoca comunità e affetto. Ogni famiglia custodisce varianti e segreti   e proprio questa pluralità rafforza la natura identitaria del bacio pantesco.


La Denominazione Comunale (De.Co.)   è un atto politico e culturale che riconosce la storicità, l’unicità e l’interesse collettivo di un prodotto. Le De.Co. servono a distinguere ciò che è autenticamente radicato nel territorio da ciò che può essere replicato ovunque.   “L’identità è valore incommensurabile, il prodotto può essere copiato, l’identità di un territorio no”: questa affermazione guida l’intero progetto di tutela e promozione.

L’avvio ufficiale del percorso e i momenti formali

L’Audizione pubblica ha seguito un percorso articolato e rigoroso, culminando nei momenti formali di maggiore intensità: la proclamazione ufficiale, la sottoscrizione del Memorandum del GeniusLoci De.Co. e la consegna della Bandiera del Borgo De.Co., segni tangibili dell’ingresso di Pantelleria nella rete nazionale. Alla cerimonia, ospitata presso il Qalea Hotel di Suvaki, hanno partecipato istituzioni locali e nazionali, tecnici e rappresentanti del mondo associativo, segnando così l’avvio concreto del percorso di riconoscimento.

La consegna del riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” alla comunità pantesca è stata particolarmente significativa: un riconoscimento che premia il ruolo attivo della comunità nella salvaguardia e trasmissione del proprio patrimonio immateriale.

Ruolo della Rete Nazionale Borghi Genius Loci De.Co.

Ideata da Nino Sutera, la Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. si propone come modello di governance identitaria: non solo tutela, ma anche promozione e comunicazione. I Custodi e gli Ambasciatori dell’identità territoriale sono chiamati a raccontare il territorio, a valorizzare pratiche e prodotti, e a trasformare l’identità locale in leva culturale ed economica sostenibile.

Pantelleria, con la sua vite ad alberello riconosciuta dall’UNESCO e i dammusi che punteggiano il paesaggio lavico, diventa così laboratorio identitario mediterraneo: un luogo dove storicità, paesaggio e saperi si intrecciano e generano sviluppo senza perdere radici.

Oltre il turismo: enogastronomia come infrastruttura culturale

La prima edizione di Genius Loci dell’Elaio-Enogastronomia di Pantelleria è nata con l’obiettivo di mettere l’enogastronomia al centro non come semplice attrattore turistico, ma come infrastruttura culturale. Il progetto, sostenuto da Regione, Comune, Parco Nazionale, UNPLI e  Pro Loco, interpreta il cibo come veicolo di identità e come elemento strategico nella candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO.

Custodia, trasmissione e futuro

Difendere i prodotti identitari è un atto di resistenza culturale: non si tratta solo di conservare ricette, ma di mantenere vivi saperi, pratiche e memorie collettive. I baci panteschi, insieme a capperi e zibibbo, sono esempi di come un prodotto possa diventare racconto vivente di una comunità.  

L’ingresso di Pantelleria nella Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co. non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di un percorso che mette al centro la comunità, il paesaggio e la memoria. I baci panteschi, dolce e gesto d’amore mediterraneo, diventano simbolo di una strategia più ampia: custodire l’identità per trasformarla in sviluppo sostenibile, cultura condivisa e attrazione autentica. In un mondo che corre verso l’omologazione, la scelta di Pantelleria è chiara: custodire, raccontare e tramandare il proprio Genius Loci.

In uno scenario di straordinaria suggestione, sospeso tra mare, vento e pietra lavica, l’isola di Pantelleria ha ospitato una significativa cerimonia pubblica dedicata alla valorizzazione dell’identità territoriale.

Nel corso dell’Audizione Pubblica è stato conferito al giornalista Italo Cucci il prestigioso riconoscimento di “Ambasciatore dell’Identità Territoriale”.

L’onorificenza, promossa nell’ambito delle iniziative della Rete Nazionale  dei Borghi Genius Loci DeCo, intende rendere omaggio a personalità che, attraverso il proprio impegno professionale e culturale, contribuiscono alla diffusione e alla tutela dei valori identitari dei territori italiani.

La scelta di Cucci si inserisce in un percorso di riconoscimento rivolto a figure autorevoli capaci di raccontare l’Italia autentica, fatta di comunità, tradizioni e patrimoni immateriali.

Il prossimo step? La presentazione della Banca del GeniusLoci DeCo












sabato 4 luglio 2026

I Sindaci protagonisti dei territori. la De.Co.(Denominazione Comunale)

 Dall'Audizione Pubblica   alla patrimonializzazione della Banca GeniusLoci DeCo  

L’Audizione segue un percorso articolato e rigoroso,  culminando nei momenti formali di maggiore intensità: la proclamazione ufficiale, la sottoscrizione del Memorandum del GeniusLoci De.Co. e la consegna della Bandiera del Borgo De.Co., segni tangibili dell’ingresso di un comune nella  rete nazionale che riconosce nei borghi i veri presìdi della cultura italiana, così come  nell’Atlante del Cibo Locale che ne rafforza il valore quale simbolo identitario e strumento di narrazione territoriale.

Particolarmente significativa il conferimento  del riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” e di Ambasciatore dell'Identità Territoriale   quale attestazione del ruolo attivo svolto nella salvaguardia e nella trasmissione del proprio patrimonio culturale, che precede la nascita della banca del GeniusLoci DeCo


 Ma che cos'è la "Banca"? 


Ne parliamo con Nino Sutera Ideologo nel 2015 del format Borghi GeniusLoci DeCo.

Dottor Sutera, partiamo da una provocazione. In un’epoca di crisi finanziarie e algoritmi bancari, voi fondate la "Banca del GeniusLoci DeCo". Ma qui non si parla di euro. Cosa si deposita nei vostri caveau?

«È esattamente così. La nostra Banca non custodisce né oro né valuta corrente, perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico salvato dall’oblio, o quella leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza. Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli ideologo delle De.Co. ha definito il “genius loci”: “l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”.»

 Lei scrive, lo "Spread" della Banca GeniusLoci De.Co. richiede di abbandonare le logiche puramente finanziarie per abbracciare quelle dell'economia dell'autenticità, in che senso ?

«In questo contesto, lo spread non è un differenziale di rischio di insolvenza, ma un differenziale di valore identitario. È la distanza incolmabile tra un territorio che "consuma" il proprio patrimonio e una comunità che lo "abita" e lo rigenera.

Lo Spread della Banca GeniusLoci è il valore aggiunto che scaturisce dalla capacità di un Comune di trasformare la propria eredità storica e culturale in un asset non replicabile.

Mentre lo spread finanziario misura la paura dei mercati, lo spread De.Co. misura la resistenza di una comunità alla standardizzazione. Più i requisiti sono alti, più lo spread è elevato, aumentando il "rating" di dignità e prestigio del territorio.

Nello Statuto lei parla di un cambio di paradigma: dal "Tipico" all' "Identitario". Qual è la differenza sostanziale?

«Questa è la nostra battaglia culturale. Il "tipico" è diventato un concetto inflazionato, spesso legato a marchi industriali o a produzioni diffuse che si ripetono. L’identitario, invece, è ciò che appartiene solo a quel luogo, frutto di un microclima, di una storia e di una comunità specifica. Un prodotto tipico può essere ottimo ma "senza anima". Un prodotto DeCo (Denominazione Comunale) porta con sé il Genius Loci. Noi non vendiamo cibo, offriamo un’esperienza multisensoriale dove la tavola diventa uno spazio narrativo.»

La struttura della Banca è curiosa: il Sindaco è il "Presidente" e la ProLoco la "Direzione Generale". Che ruoli hanno in questa visione?

«Il Sindaco non deve agire come un mero amministratore, ma come il Custode dell'Identità Territoriale. È il garante politico della sovranità del borgo. Il Presidente della ProLoco, invece, è il motore della comunità: coordina la "tesoreria dei volontari" e gestisce l’accoglienza. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. Insieme, proteggono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»

Chi sono gli "Azionisti" di questa banca?

«Tutti coloro che hanno un talento da conferire. Gli agricoltori e gli artigiani sono i nostri "Caveau viventi". Ma abbiamo anche azionisti non residenti: scrittori, giornalisti, chef e operatori culturali. Li chiamiamo "Alchimisti" e "Narratori". Il loro compito è coniare il linguaggio del Genius Loci, trasformando i depositi di memoria in valore percepibile dal mondo esterno. È un azionariato basato sulle competenze, non sul conto in banca.»

Un punto centrale del vostro Statuto riguarda i giovani, definiti "Sentinelle del Futuro". Come si evita che i borghi diventino dei musei statici?

«Consideriamo i giovani il nostro "Fondo di Garanzia". La Banca finanzia il passaggio generazionale. Quando un "vecchio saggio" insegna un'arte antica a un ragazzo, sta compiendo un investimento ad alto rendimento sociale. Per questo abbiamo istituito il premio "Radici & Ali" all'interno del Premio TERR@. Vogliamo che i giovani siano eredi attivi: devono avere le radici ben piantate nella storia, ma le ali per tradurre quei saperi nei linguaggi tecnologici di oggi. Il borgo non è un museo, è un giacimento di energia.»

C’è un articolo dello Statuto che recita: "Il Genius Loci non si vende, si abita". È un monito contro il turismo di massa?

«Assolutamente. È la nostra Clausola di Autenticità. Rifiutiamo qualsiasi operazione che trasformi l'identità in folklore commerciale per turisti distratti. Il nostro obiettivo è il "viaggiatore dello spirito", colui che cerca la verità storica e la dignità del lavoro. Chi viene nei Borghi GeniusLoci DeCo deve percepire l'anima del luogo, non comprare un souvenir fatto in serie, magari prodotto a qualche migliaio di chilometri di distanza»

Ogni anno presenterete un bilancio. Cosa dobbiamo aspettarci di leggere?

«Non troverete colonne di entrate e uscite finanziarie, ma una "Mappa del GeniusLoci rigenerato". Misureremo quanta identità abbiamo salvato, quanti giovani sono rimasti a lavorare nel territorio e quanto è aumentato il benessere relazionale della comunità. Questo è il vero dividendo che la nostra Banca distribuisce ogni giorno.»

Nino Sutera chiude l'intervista con un sorriso: "In fondo, siamo solo dei "banchieri" che preferiscono il profumo del pane appena sfornato e il racconto di un contadino ai grafici di borsa. E mi creda, il nostro capitale non svaluta mai".

 A proposito è per quanto riguarda l’accesso? Come si entra in questa banca? Qual è il PIN?

   Dimenticate la plastica e le app. Il nostro PIN è un codice analogico, quello che i nostri anziani usavano nei campi. Si compone di tre fattori di autenticazione: guardarsi negli occhi, una stretta di mano e un abbraccio.

 Sembra un linguaggio poco "bancario"

      Infatti, ma è il più sicuro al mondo.

Guardarsi negli occhi è la nostra biometria: se non c’è trasparenza e sincerità, l’operazione fallisce subito.La stretta di mano è lo smart contract contadino: vale più di mille firme burocratiche perché mette in gioco l’onore dell’uomo. L’abbraccio è il sigillo finale: è la coesione di una comunità che decide di proteggere un bene collettivo, assicurandosi che il vantaggio vada a tutti e mai a una singola azienda.

 

venerdì 3 luglio 2026

Dalla contestazione istituzionale al riconoscimento culturale: la storia delle De.Co.

  

Il dibattito attorno alle Denominazioni Comunali  tocca il cuore profondo   della salvaguardia delle identità locali. La differenza sostanziale tra l'approccio puramente "burocratico-procedurale" (  promosso  dall'ANCI) e la visione culturale   risiede proprio nel modo in cui viene inteso lo strumento, oscillando tra una rigida imitazione dei marchi comunitari e il ritorno allo spirito anarchico e identitario di Luigi Veronelli che ideò le De.Co.

Prima di entrare nel merito è necessario una breve puntualizzazione.

La riflessione sui prodotti tipici e identitari si colloca al crocevia tra economia, cultura e diritto. In Italia, la valorizzazione delle produzioni locali ha assunto negli ultimi decenni una duplice dimensione: da un lato la tutela normativa e commerciale dei prodotti tipici attraverso disciplinari e certificazioni (DOP, IGP, STG, PAT); dall’altro la patrimonializzazione culturale dei prodotti identitari, che incarnano il genius loci e diventano simboli di appartenenza comunitaria.

 


2. Prodotti tipici: definizione e funzione

I prodotti tipici sono quelli che derivano da pratiche agricole, artigianali o gastronomiche radicate nella tradizione locale e regolamentate da disciplinari.

  • Caratteristiche principali:
    • Legame con un territorio delimitato.
    • Produzione secondo regole codificate.
    • Tutela giuridica attraverso marchi europei (DOP, IGP, STG) o nazionali (PAT).
  • Funzione economica:
    • Protezione contro imitazioni e contraffazioni.
    • Valorizzazione commerciale e turistica.
    • Sostegno alle filiere locali.
  • Esempi: Parmigiano Reggiano DOP, Pistacchio di Bronte DOP, Arancia Rossa di Sicilia IGP.ect

Il prodotto tipico, dunque, è un bene economico che si colloca nel mercato globale con garanzie di qualità e tracciabilità, ma rischia di perdere parte della sua spontaneità e varietà locale a causa della rigidità dei disciplinari.


3. Prodotti identitari: definizione e funzione

I prodotti identitari non possiedono certificazioni formali, ma sono riconosciuti come simboli culturali e sociali.

  • Caratteristiche principali:
    • Espressione del genius loci, cioè dello “spirito del luogo”.
    • Valore immateriale e simbolico, più che tecnico.
    • Riconoscimento comunitario, spesso sancito dalla De.Co.  
  • Funzione sociale e culturale:
    • Rafforzare l’identità collettiva.
    • Trasmettere memoria e tradizione.
    • Costruire narrazioni territoriali.

Il prodotto identitario diventa un “segno” che racconta il territorio, più che un bene economico. È irripetibile e non standardizzabile, perché legato alla comunità che lo produce e lo riconosce nella tradizione orale e identitaria di una comunità. Un prodotto identitario non si inventa in laboratorio, o c'è perchè appartiene al DNA di un popolo, o non c'è, perchè senza anima e priva di una storia o leggenda narrante trasmessa nel corso del tempo  

 

1. Le De.C.O.  e la "Cassetta degli Attrezzi" "rubata" ai  Marchi di Tutela

Molti Comuni, spesso seguendo le linee guida promosse dall'ANCI   hanno interpretato la De.C.O. applicandovi in modo improprio gli schemi tipici delle certificazioni europee (come DOP e IGP).

  • L'errore metodologico: Si tende a utilizzare una "cassetta degli attrezzi" giuridico-amministrativa fatta di commissioni comunali d'esperti, regolamenti restrittivi e disciplinari di produzione, propri dei marchi di tutela, in più occasioni censurati dal MIPAF
  • Il limite: Questo approccio burocratizza un istituto che,   non è un marchio di qualità o di tutela giuridica (riservati in esclusiva alla UE), bensì una semplice attestazione di storicità e legame territoriale deliberata dal Comune. Equiparare la De.C.O. a una mini-DOP genera un corto circuito normativo e allontana i piccoli produttori artigianali, spaventati da adempimenti che imitano la complessità dei consorzi di tutela maggiori.
  • L'errore di attribuzione: in nessuno dei documenti tecnocratici elaborati dall'ANCI si evince che le De.Co siano state ideate da Luigi Veronelli, quasi a disconoscerne il ruolo, o peggio ancora a stravolgere l'idea di Veronelli.
  •  

“La De.Co. non è un marchietto, ne strumento di tutela." 

 

La storia delle Denominazioni Comunali (De.Co.) in Italia è tutt’altro che lineare. È una vicenda complessa, attraversata da equivoci, contrapposizioni istituzionali e, soprattutto, da una persistente ambiguità interpretativa che ha spesso snaturato il senso originario dello strumento.

Tutto prende forma nei primi anni Duemila, quando alcuni Comuni iniziano a introdurre le De.Co. come strumenti di valorizzazione delle produzioni locali. In questa fase iniziale, il progetto promosso dall’ANCI tende a configurare la De.Co. come una sorta di marchio di qualità territoriale, accompagnato da regolamenti, disciplinari di produzione e commissioni tecniche. Una impostazione che, tuttavia, entra immediatamente in rotta di collisione con il quadro normativo europeo.

La posizione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) è chiara e inequivocabile già dal 2004. Con una nota ufficiale del 5 febbraio, indirizzata proprio all’ANCI, alle Regioni e alle Province autonome, il Ministero esprime un netto dissenso verso tali iniziative, ritenute illegittime. Il nodo centrale è giuridico: nessun ente locale può istituire marchi pubblici che attestino l’origine o la qualità di un prodotto agroalimentare, poiché tale competenza è riservata esclusivamente all’Unione Europea attraverso il sistema delle DOP e IGP disciplinato dal Regolamento CE n. 2081/92.

Il rischio, secondo il MIPAF e in linea con l’orientamento della Commissione europea, è duplice: da un lato, la violazione del principio di libera circolazione delle merci sancito dall’art. 28 del Trattato CE; dall’altro, la possibile configurazione di aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno. In questo scenario, qualsiasi “marchio comunale” che richiami l’origine geografica dei prodotti si pone fuori dal perimetro della legittimità.

È proprio da questa frattura che emerge, nel 2005, un momento di svolta fondamentale: il Convegno di Alessandria. In quella sede si afferma con forza una distinzione destinata a segnare il futuro delle De.Co.: esse non sono marchi di qualità, né strumenti di certificazione, ma semplici attestazioni anagrafiche di identità territoriale. Non giudicano la qualità, non impongono disciplinari, non creano barriere. Registrano, piuttosto, un legame storico e culturale tra una comunità e le sue produzioni.

Questa interpretazione è perfettamente coerente con il pensiero di Luigi Veronelli, ideatore delle De.Co., (mai citato dall'ANCI nei documenti tecnocratici prodotti)   che le concepiva come un atto politico e culturale, non tecnico. Per Veronelli, la De.Co. è una dichiarazione del Sindaco, una presa d’atto pubblica che riconosce un prodotto come espressione autentica del territorio. Un censimento, più che una certificazione.

A rafforzare questa visione interviene anche l’allora Ministro Gianni Alemanno, che ribadisce come le De.Co. debbano limitarsi a essere strumenti di riconoscimento identitario, privi di qualsiasi ambizione regolatoria o qualitativa. Una semplice delibera comunale, dunque, capace di fotografare in un dato momento storico il patrimonio culturale e produttivo di una comunità.

In definitiva, la vera distinzione non è tra modelli concorrenti, ma tra visioni opposte: da una parte, chi continua a utilizzare impropriamente strumenti tipici della certificazione (disciplinari, commissioni, marchi), ignorando i vincoli normativi; dall’altra, chi riconosce nella De.Co. un atto di autodeterminazione culturale delle comunità locali.

La De.Co., dunque, non è un marchio. È memoria istituzionalizzata. È identità dichiarata. È, soprattutto, un atto politico nel senso più alto del termine: quello che affida al Sindaco il compito di custodire e trasmettere il patrimonio immateriale del proprio territorio.

Ed è proprio in questa dimensione che risiede la sua forza autentica.

 Taluni per opportunità, ignorano la storia, sono perfino capaci di parlare di De.Co nei comuni che hanno adottato il modello ANCI spacciandoli per le  De.Co di Veronelli, come dire parlano del diavolo e dell'acqua santa, contemporaneamente  ... contenti loro!

     Altri comuni mentre molto coerentemente hanno compreso le differenze e hanno annullato in autotutela  il percorso "farlocco"

Per  completezza va anche aggiunto che l'ANCI ha abbandonato  le De.Co ripiegando su un altro strumento la RES-TIPICA

 



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