domenica 14 aprile 2024

Borghi GeniusLoci De.Co.

 Percorso culturale  dei Sindaci per la salvaguardia dell'identità territoriale.

Differisce da tutti gli altri percorsi, dal fatto che è nelle prerogative dei Sindaci lungimiranti per valorizzare i loro territori.


DanielaTornatore


 


Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

 

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

«E’ proprio a tavola che si esprime quel “genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”: 



 

 Ne abbiamo parlato con  Nino Sutera.    

 Che cos’è un  Borgo  GeniusLoci De.Co.?

E’ un percorso culturale, al francese “terroir”, preferiamo il latino “genius loci”, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile. Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co.,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche e culturali del territorio. Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” Il format è stato presentato: * Poster Session del Forum P.A. di Roma; * VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia; * Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF · XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo. EXPO2015 MILANO 



Qual è la mission?    

 Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività.

Il percorso innovativo “Borghi Genius Loci De.Co.”, attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata tipicità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.



Qual è la differenza rispetto agli altri strumenti?  

 «La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

 Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli  ideologo delle De.Co.  ha dato del “genius loci”:   esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.  



Qual è la vision?  

La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici, la rigogliosa natura ha regalato diversi elementi attrattivi ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio.

Il valore di una De.Co.(Denominazione Comunale) è quello di fissare, in un dato momento storico, ciò che identifica quel Comune. A memoria futura, oppure come occasione del presente per cogliere un’opportunità di marketing. I prodotti agro-alimentari e artigianali racchiudono al loro interno tradizione, cultura, valori, conoscenza locale, e, forse la cosa più importante, l’autenticità del loro territorio di origine. La Denominazione Comunale non è un marchio di qualità, ma il biglietto da visita di una comunità, sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare e valorizzare l'identità di un territorio.



In conclusione  Dr  Sutera quali sono  i contenuti Genius Loci?

L’ effetto GeniusLoci   è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore.

Mentre i contenuti innovativi sono:  l’originalità, dal latino oriri, derivare, non solo da un punto di vista topografico, ma culturale, vuol dire non distorcere la voce  del territorio di provenienza.

La naturalità, produrre senza interventi estranei all’azione del territorio.

L’Identità  dal latino Idem, uguale che non cambia nel tempo, quindi facilmente riconoscibile, perché è il senso del luogo.

Infine  la specificità, nel significato dato da Max Weber nel 1919 di qualcosa facilmente riconoscibile per le sue caratteristiche originali (un dolce, un piatto, un evento una tradizione)



Infine, quali sono i requisiti che i comuni debbono possedere per far parte del circuito dei Borghi GeniusLoci De.Co.?

 Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.  Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali.   

In questo processo culturale, i disciplinari, le commissioni, e i regolamenti, mutuati dai marchi di tutela di tipo europeo(DOP, IGP, DOC, ect) sono perfettamente inutili e controproducenti.



Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso culturale, composto da 10 steps che coinvolgono il territorio e i suoi abitanti

Come è articolato il percorso,quali sono i contenuti del format?

 -  Approvazione della delibera di giunta e comunicazione al consiglio comunale, per l’avvio della procedura di istituzione della “De.Co.” (Denominazione Comunale) attraverso il format  Borghi GeniusLoci De.Co.

-  Seminario di presentazione;

 -  Indagine per appurare l’appartenenza dei prodotto alla storia e alle  tradizioni del territorio;

 -  Individuazione dell’elemento De.Co. e definizione della “carta d’identità” De.Co. (storia, tradizione, aneddotica, composizione, foto, bibl. ect)

 - Audizione pubblica di presentazione del  Borgo GeniusLoci De.Co alla cittadinanza  ed invito  pubblico ad elaborare sinergie comuni;

 -  Incontri divulgativi;

 -*Consegna del riconoscimento di “Ambasciatore dell’Identità territoriale”

 - *Consegna dei riconoscimenti “Custode dell’Identità territoriale”

-  Predisposizione gli atti necessari alla gestione (line guida,ect)

-   Cerimonia di intitolazione di un luogo (una via, una piazza, una sala, ect) a Luigi  Veronelli Ideologo delle De.Co;

-    Elaborazione del materiale per iniziative promozionali coordinate;

-   Adesione al circuito Borghi GeniusLoci De.Co.

*I riconoscimenti vengono attribuiti dalla Lurss.Onlus e iscritti all’Albo d’Oro del GeniusLoci De.Co., su proposta dell’Amministrazione Comunale.

Bisogna dire infine,   che non è un percorso per tutti, ne tanto meno tutti i Comuni hanno i requisiti necessari per essere inseriti tra i Borghi GeniusLoci De.Co.



 

lunedì 8 aprile 2024

NOSTRA PASTA QUOTIDIANA

                                                                                       Leo Soresi




Porto un ospite a Mondello.

Vuole gustare gli "spaghetti con i ricci" di cui ha sentito parlare.

Ci sediamo. L'oste si avvicina per prendere l'ordinazione ed a me "scappa" una domanda : che pasta usate ?
L'oste fiero e sicuro mi fà il nome della più famosa pasta nazionale.
Sul mio volto l'ospite nota una smorfia di stizza.
Sapendo che per decenni sono stato un produttore di pasta,mi pone una domanda .
Perchè,per Lei qual'è la pasta migliore ?
Questa è una domanda che mi fa andare sempre "fuorigiri".
E' possibile che sulla nostra pasta quotidiana ci sia ancora tanta poca conoscenza ?
Cerco di rispondergli, sinteticamente, per non perdere l'appetito.
La pasta è il prodotto più semplice che esista.Si impasta la semola di grano duro con l'acqua,l'impasto esce fuori da una trafila con fori dai quali fuoriesce nelle forme desiderate,spaghetti o "attuppateddi"o altre 100 forme. Poi si essicca,per togliere l' umidità che non deve essere superiore al 12,50%. Ma allora dove sta la differenza fra le varie paste ?
Quali sono le caratteristiche che deve avere una buona pasta ?
A mio parere sono :gusto e tenuta in cottura
Così gli racconto in breve la storia e l'evoluzione della nostra pasta quotidiana.
Tralascio la disputa storica relativa alle origini geografiche:in Cina ? ma se non c'è la semola di grano duro ? In Italia ? A Torre Annunziata,a Gragnano o a Trabia ?
In Cina si produce la pasta utilizzando la farina di riso,quindi niente proteine,quindi niente glutine .
Impastando con acqua caldissima la farina di riso, si ottiene una pasta che non si spappola grazie alla "gelatinizzazione dell'amido ".
La pasta non scuoce ma non ha alcun sapore e rimane molto morbida.
Imparai a mie spese che ai cinesi la pasta piace così.
Nel 1984 ricevetti in pastificio una delegazione cinese. Con molto entusiasmo feci loro gustare la ns. pasta di semola di grano duro,un ns. vanto per la tenuta in cottura.
Vidi le loro espressioni di disappunto . L'interprete disse che non gradivavano questo tipo di pasta,erano abituati alla loro pasta "più morbida". Li accontentai: lascia la pasta nella pentola per circa mezz'ora !
Per avere una pasta con una buona tenuta in cottura occorre partire da una materia prima (semola) con una percentuale di glutine non inferiore al 13 % .
Adesso vanno di moda le paste di riso o di mais,cereali notoriamente senza glutine,indispensabili per i celiaci,quelli veri, meno consigliabili per i diabetici,ammenocchè non contengano fibre aggiunte per evitare "picchi glicemici".
La seconda caratteristica di una buona pasta é il suo sapore.Ma quale sapore deve avere una buona pasta ? Qui nasce la fama delle paste prodotte in Campania :l sapore della pasta essiccata al sole di Torre Annunziata o Gragnano era particolare .
Piaccia o non piaccia, il sapore era ed è dato da un lungo tempo di essiccazione.
Per essiccare la pasta la si poneva sulle canne sorrette da intelaiature di legno posizionate sui marciapiedi dei pastifici artigiani. Le nere "balate" di lava vesuviana riscaldate dal sole producevano quel venticello di aria calda, necessario per essiccare
la pasta. Alle volte occorrevano 2 o 3 giorni;se il cielo era
nuvoloso,la pasta poteva anche inacidire e diventare un buon pasto per le capre di passaggio.
In ogni caso questa lenta essiccazione conferiva e conferisce quel gusto tipico della pasta.
Può avere lo stesso gusto una pasta essiccata in un'ora nei pastifici industriali ? Sicuramente no.
E la tenuta in cottura ? Quella si.
Essiccando la pasta di semola di grano duro in un'ora in un essiccatoio saturo di vapore per evitare che la pasta si spacchi per l'altissima temperatura,si ottiene in parte la gelatinizzazione dell'amido (vedi pasta cinese).
I "non giovani" ricordano come anticamente per incollare i manifesti pubblicitari
si utilizzava la farina che mescolata con acqua calda diventava gelatinosa...
Con questo procedimento si può usare qualunque semola,anche prodotta con grani di poco glutine.
Poi c'è un'ultima caratteristica : la ruvidità della superficie della pasta ,dovuta alla fuoriuscita dell'impasto attraverso i fori di una trafila in bronzo e non attraverso fori rivestiti in "teflon", consente un miglior assorbimento dei sughi.
Il mio ospite ha appreso la lezione.
Ci alziamo e cambiamo ristorante.


Ricetta pasta con i ricci

Per 4 persone occorrono:
400 gr. di linguine,da preferire agli spaghetti
40 gr. di uova di ricci
2 spicchi d'aglio e olio extravergine
1/2 bicchiere di vino bianco secco
sale,pepe,prezzemolo fresco.


Fate scaldare in una padella l'olio con gli spicchi d'aglio ben
schiacciati
ed un cucchiaio di ricci.
Sfumate con il vino.
Cucinate e scolate la pasta e saltatela in padella aggiungendo >
pepe,prezzemolo e i rimanenti ricci.

Buon appetito

sabato 30 marzo 2024

La “scaccia rausana co pummaroru e cosacavadu” è De.Co

 gianna bozzali

Presentati il marchio De.Co. del Comune di Ragusa e il primo disciplinare per la tipica focaccia ragusana preparata con passata di pomodoro e formaggio caciocavallo.

BORGHI GENIUS LOCI DE.CO.

Sono stati presentati nei giorni scorsi a Ragusa il marchio De.Co. e il disciplinare per la “scaccia rausana co pummaroru e cosacavadu”, uno dei prodotti gastronomici legati alla tradizione culinaria iblea e che potrà fregiarsi della denominazione comunale d’origine, istituita dal Comune di Ragusa. A redigere il disciplinare della tipica focaccia ragusana è stata un’apposita commissione di esperti che ha approfondito lo studio e la ricerca delle origini della scaccia.

La “scaccia rausana co pummaroru e cosacavadu”, regina della tavola iblea, rappresenta un'eccellenza culinaria del territorio ragusano. Il metodo di produzione richiede una preparazione artigianale che rende unico il prodotto. L'impasto, realizzato con semola di grano duro, acqua, olio extravergine di oliva, lievito madre o di birra e sale, deve essere tirato sottilissimo e piegato più volte su se stesso durante la fase di farcitura. È questo il vero segreto di successo, la caratteristica che la contraddistingue. Gli ingredienti comprendono la passata di pomodoro, il formaggio cosacavadu semistagionato a scaglie sottili, meglio se Ragusano Dop, il basilico fresco e l'olio extravergine di oliva Dop Monti Iblei. Questo rigido disciplinare assicura l'autenticità del prodotto, preservandone la tradizione e la tipicità.

«Con il marchio De.Co. iniziamo dalla nostra famosa scaccia, di cui tutti apprezziamo le qualità – dichiara il sindaco Peppe Cassì - con l’obiettivo di promuoverla ancor di più e anche di tentare di allargarne la presenza sul mercato oltre i nostri confini. Da questo momento, chi vuole produrre e commercializzare la scaccia ragusana, se lo farà seguendo il disciplinare, potrà beneficiare e fregiarsi di questo marchio del Comune di Ragusa». L’assessore comunale allo Sviluppo Economico e Promozione della Città, Giorgio Massari ha sottolineato l'importanza del disciplinare, spiegando che “è un documento che stabilisce come deve essere fatto il prodotto. Come nel caso della scaccia ragusana, crediamo che sia uno strumento per tenere insieme identità e cultura ed economia locale”.

A realizzare il bozzetto grafico scelto per diventare il logo della De.Co. per la scaccia ragusana è stato l’illustratore Carlo Blangiforti. Si tratta di un disegno che raffigura la tartaruga “Testudo hermanni", un animale noto per la sua simpatia e saggezza, che ha da sempre accompagnato la vita delle persone nei giardini, in campagna e nelle città delle nostre zone. Nel logo, il carapace della tartaruga è arricchito da dettagli significativi del paesaggio locale, come i caratteristici muretti a secco e il profilo del Monte Racì, evidenziando la fusione armoniosa tra la natura e l'opera dell'uomo nel territorio ragusano.

 

lunedì 15 gennaio 2024

Sicilia, Regione europea della gastronomia 2025

 Il cibo eccellente, la custodia di sapori e tradizioni, in paesaggi mozzafiato che custodiscono monumenti patrimonio dell’umanità, hanno portato quest’anno alla Sicilia il titolo di Regione europea della gastronomia 2025



Il cibo eccellente, la custodia di sapori e tradizioni, in paesaggi mozzafiato che custodiscono monumenti patrimonio dell’umanità, hanno portato quest’anno alla Sicilia il titolo di Regione europea della gastronomia 2025. Il prestigioso riconoscimento ricevuto dall’Igcat, International institute of gastronomy, culture, arts and tourism, è il primo che arriva in Italia.

Il prestigioso riconoscimento di Sicilia Regione europea della gastronomia 2025 è il frutto di un lavoro della Regione e dell’assessorato regionale dell’Agricoltura iniziato nel corso del 2023 al dipartimento dell’Agricoltura guidato dal dirigente generale Dario Cartabellotta, con la collaborazione del Consorzio Dos Sicilia (Denominazione di origine siciliana), del Consorzio di tutela dei Vini della Doc Sicilia, del Consorzio del cioccolato di Modica e di una rappresentanza di istituti alberghieri del territorio che hanno curato il dossier esaminato dall’Igcat.  

“Il titolo di Regione europea della gastronomia 2025 è un riconoscimento alla Sicilia e alla Sicilia che produce qualità – ha dichiarato il dirigente generale del dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta -. Il risultato ottenuto, infatti, coinvolge il mondo della produzione, della trasformazione, della ristorazione e dell’accoglienza e un plauso va a tutte queste realtà. Oggi abbiamo la possibilità di proiettarci nel 2025 tenendo conto anche che l’export agroalimentare è in crescita del 6%. Per la Sicilia questo titolo ha una doppia valenza, sia produttiva per l’agricoltura, sia per ill turismo in modo da poter continuare a crescere in termini di reddito e occupazione”.

I motivi della scelta: “La Sicilia esempio per le altre regioni”

L’Igcat è un Istituito che, attraverso una rete mondiale di esperti, promuove le comunità regionali che sviluppano strategie di turismo e di sviluppo del territorio in modo sostenibile attraverso il cibo, la cultura, l’arte e i beni naturali per salvaguardare la salute dell’uomo e il benessere del pianeta. La giuria, dopo avere esaminato il fascicolo sulla Sicilia, ha visitato la regione per valutarne le capacità ad ospitare le manifestazioni che sono legate al riconoscimento internazionale. Il tour della delegazione Igcat, iniziato lo scorso 4 settembre tra le province della Sicilia, ha visitato anche due dei maggiori parchi archeologici dell’area occidentale: la Valle dei templi di Agrigento e Selinunte. Inoltre, si sono tenuti incontri con oltre 70 operatori dell’agroalimentare, con l’Università nell’ambito della ricerca e dell’innovazione e con altre associazioni che valorizzano il patrimonio enogastronomico dell’Isola.

“Il pluralismo delle culture, la bellezza della natura e la qualità dei prodotti rendono la Sicilia una delle destinazioni gastronomiche più interessanti – ha dichiarato Diane Dodd, presidente dell’Igcat -. La giuria è rimasta colpita dall’approccio sostenibile all’agricoltura, orientata alla protezione delle specie e alla produzione alimentare tradizionale, e caratterizzata da un’attenzione per la natura, la cultura, l’artigianato e il benessere dei cittadini locali. In particolare, la giuria ha riconosciuto numerosi esempi di buone pratiche che altre regioni potrebbero importare. dal metodo di collaborazione messo in campo da diverse realtà del settore agricolo siciliano”.

L’agricoltura elemento fondante della storia siciliana

La Sicilia eletta regina d’Europa 2025 in ambito gastronomico è anche il frutto di un impegno costante che da anni porta avanti l’assessorato regionale all’Agricoltura con gli investimenti destinati alle imprese attraverso i fondi del PSR e con i bandi attraverso le misure inserite nel Complemento per lo Sviluppo Rurale della Regione Siciliana al Piano Strategico PAC 2023-2027.

L’amministrazione regionale ritiene, infatti, l’agricoltura uno degli elementi fondanti della storia siciliana e si pone l’obiettivo di contribuire alla crescita del valore delle produzioni locali nell’ambito delle strategie di sviluppo sostenibile dei sistemi agricoli e delle aree rurali da attuare con i fondi comunitari destinati a tale scopo.  

 

sabato 13 gennaio 2024

Nuovo presidente e CdG per la Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al Liberty

 

 

È l’enologo Marco Parisi il nuovo presidente della Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al Liberty. Vicepresidente Andrea Annino. I due produttori guideranno insieme l’importante associazione di promozione turistica del territorio con un rinnovato comitato di gestione. Molti i progetti in cantiere.

 


 La Strada del Vino del Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al Liberty inizia il 2024 con tanti propositi ed una veste organizzativa nuova. È stato infatti eletto il nuovo Comitato di Gestione della Strada che per il prossimo triennio sarà guidato da Marco Parisi, enologo di Feudi del Pisciotto, in qualità di presidente dell’associazione, e da Andrea Annino di Tenuta Valle delle Ferle, vicepresidente.

A far parte del nuovo Comitato di Gestione sono Rosario Giudice (Cantina HORUS) eletto tesoriere della Strada, Gaetana Jacono (Valle dell’Acate) che ricoprirà il ruolo di segretaria della Strada, Giusto Occhipinti (azienda COS), Valentina Nicosia (Tenute Senia), Maria Antonella Arangio Mazza Corallo (B&B Casa di Antonella) e Paolo Gatto (Frantoio Gatto).

«Sono onorato di questo nuovo incarico e ringrazio i soci per avermi scelto – dichiara Marco Parisi, neopresidente della Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria-. Il lavoro che intraprenderemo in questi tre anni servirà a dare un nuovo slancio all’associazione. Realizzeremo diverse attività di promozione che avranno lo scopo di valorizzare il nostro territorio e le sue eccellenze. La strada del vino, in questo contesto, svolgerà un ruolo cruciale nel mettere insieme tante realtà imprenditoriali diverse ma che hanno come unico obiettivo la cura e la valorizzazione del nostro magnifico territorio».

L’associazione che conta oltre 50 associati tra cantine, alberghi, ristoranti, produttori ed enti locali, si propone di offrire un sistema integrato di offerte turistiche per gli amanti del buon bere che si snodano lungo un percorso all’interno del quale si collocano luoghi suggestivi ricchi di fascino, arte e tradizioni millenarie, posti che raccontano l’arte sapiente della produzione del vino come le cantine, ma anche attività imprenditoriali collegate come ristoranti, alberghi, agriturismi, enoteche, ecc.

Tanti i progetti in cantiere per il prossimo triennio a partire dalle attività previste nell’ambito del progetto di promozione turistica del territorio presentato al GAL Valli del Golfo e che sarà portato avanti dall’ATS di cui la Strada è capofila. E poi degustazioni guidate di vino, olio e altri prodotti che costellano il territorio ibleo e partecipazioni ad eventi sul territorio siciliano. Si può restare aggiornati sulle attività della Strada del Vino del Cerasuolo di Vittoria seguendo il sito web www.stradadelvinocerasuolodivittoria.it ed i canali social ufficiali.

 

giovedì 4 gennaio 2024

lu Cucciddatu, un prodotto identitario

 Partanna, domani presentazione del libro sulla storia de “lu Cucciddatu”, ore 18:00 presso l’ex Monastero delle Benedettine

Anna Scovazzo, profonda conoscitrice dei luoghi degli usi e costumi di questo lembo del Belìce, sarà insignita del prestigioso riconoscimento di Custode dell’Identità Territoriale,  in occasione della sua presentazione della pubblicazione “lu Cucciddatu” con la prefazione di Nino Sutera Coordinatore Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co. in programma il domani 5 gennaio a Partanna.


“Mantenere vivo il fuoco che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti”.

Con queste parole, Gustav Mahler, compositore e direttore d’orchestra austriaco del periodo tardo-romantico, definiva il concetto di tradizione.

“Tradizione – sosteneva – non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco, e omaggiarla non è chinare il capo al passato o lasciare alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato”.

Una visione precisa, che ben si adatta all’azione  del “Borgo Genius Loci De.Co.” afferma Nino Sutera

 Nel caso di Partanna il tutto è avvenuto a seguito dell’adozione, da parte dell’amministrazione comunale   del percorso “Borgo Genius Loci De.Co.” della Libera Università Rurale, con apposita delibera della Giunta municipale nel 2014, che mette al centro il territorio.

  Il riconoscimento, dunque, è destinato a chi non solo promuove la tradizione dei territori in chiave identitaria, ma anche ai soggetti che mettono in atto un’efficace comunicazione del patrimonio enogastronomico autoctono.

Si tratta di un’azione prioritaria, che consente alle varie realtà territoriali di acquisire maggiore incisività anche sotto il profilo turistico e nei confronti del visitatore o del viaggiatore.

Questi ultimi, infatti, ritrovano nel cibo un insieme di valori, anche di carattere identitario, appunto.

Come spiega lo stesso Nino Sutera, non a caso, al francese “terroir“, si preferisce il latino “Genius Loci” e non si tratta soltanto di una precisazione di ordine linguistico o terminologico.

La seconda espressione, infatti, indica un equilibrio di forze e di energie che connota un luogo ben definito e una memoria irripetibile, espressa attraverso il legame affettivo verso un luogo d’infanzia o  un ricordo.

Ma anche per un dolce o un piatto che sa di “folklore” e rimanda a una precisa dimensione etno-antropologica.

“L’effetto Genius Loci – precisa Nino Sutera – attiene dunque alla capacità, propria di un territorio, di produrre grazie all’abilità dell’uomo che ne riconosce le specificità, l’unicità e la singolarità”.

In sintesi, il valore.

Al centro, c’è l’esigenza da più parti condivisa, di riappropriarsi dell’identità dei luoghi attraverso le prelibatezze gastronomiche e gli elementi storici e culturali del territorio.

“Ma il processo va anche e soprattutto inteso – avverte Nino Sutera –  come narrazione di un frammento di civiltà“.

Ossia quel  “Genius Loci” che   Luigi Veronelli definiva come intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.

Il compito di ciascun “Custode dell’Identità Territoriale”, dunque, è valorizzare i simboli della terra congiuntamente alle bellezze ambientali e alle tradizioni popolari, comunicando e promuovendo il territorio.

 “Il Genius Loci – aggiunge Nino Sutera – è il territorio della memoria, il patrimonio collettivo, il valore più profondo della cultura mediterranea ed europea”.

“L’unico anticorpo che abbiamo – conclude – rispetto alla cultura dell’indefinito  globale”.

venerdì 29 dicembre 2023

Denominazioni Comunali (De.Co.) tra identità culturale e limiti giuridici: analisi critica dell’evoluzione normativa e istituzionale

 NinoSutera

"Diffidate di chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela,(disciplinare,regolamento e commissione) applicati alla De.Co giusto per alimentare confusione, più volte sanzionati dall'EU e dal MIPAF  " Così pure diffidate che fa finta di non sapere che le DeCo sono nate per opera di Luigi Veronelli e non è un prodotto tecnocrate elaborato da qualche   sapientone di periferia. Sono questi le discriminanti per comprendere la bontà e la buona fede del percorso DeCo. 
Ebbene ribadire che le De.Co che nascono dal nulla, arrivando perfino a negare chi le ha ideate, hanno un valore prossimo al nulla.

 
Il presente contributo analizza l’evoluzione delle Denominazioni Comunali (De.Co.) alla luce del confronto tra la concezione originaria elaborata da Luigi Veronelli, e la conferma della Corte costituzionale n 75/2023. Attraverso un approccio storico-giuridico, si evidenzia la divergenza tra una visione culturale-identitaria e una applicazione amministrativa orientata al marketing territoriale. L’analisi si concentra inoltre sul ruolo del MASAF (già MIPAF), sugli interventi dell’ICQRF e sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale, delineando i limiti normativi entro cui le De.Co. possono considerarsi legittime.


 

1. Introduzione
Il dibattito sulle Denominazioni Comunali si è sviluppato negli ultimi decenni tra interpretazioni divergenti e applicazioni eterogenee. Una delle principali ambiguità riguarda la presunta continuità tra l’intuizione veronelliana e il modello istituzionale diffuso dagli enti locali. Il presente studio intende chiarire tale equivoco, dimostrando come le due impostazioni siano tra loro radicalmente incompatibili sul piano teorico e giuridico.

2. La concezione originaria della De.Co.
Nella visione di Veronelli, la De.Co. rappresenta un atto di autodeterminazione culturale, finalizzato alla tutela del Genius Loci e della biodiversità agroalimentare. Essa non assume la forma di un marchio di qualità, né implica processi certificativi. Al contrario, si configura come una semplice attestazione anagrafica, mediante la quale l’ente comunale riconosce formalmente l’appartenenza di un prodotto al patrimonio storico e identitario della comunità locale.

Tale impostazione si fonda su una logica anti-burocratica e inclusiva, capace di valorizzare anche le micro-produzioni escluse dai sistemi ufficiali di certificazione.

3. Il modello dell’ANCI
L’intervento dell’ANCI ha segnato una svolta significativa, introducendo una reinterpretazione della De.Co. in chiave amministrativa. La trasformazione dell’acronimo in De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) ha comportato l’introduzione di regolamenti, disciplinari di produzione e commissioni

Questo processo ha determinato una progressiva assimilazione delle De.Co. ai sistemi di certificazione, con finalità di promozione economica e marketing territoriale. Tuttavia, tale evoluzione ha sollevato rilevanti criticità, soprattutto in relazione alla compatibilità con il quadro normativo nazionale ed europeo.

4. Il conflitto con il MASAF e il quadro normativo europeo
Il MASAF ha contestato il modello ANCI individuando tre profili di illegittimità:
a) la potenziale concorrenza con i regimi di qualità europei (DOP, IGP, STG);
b) l’assenza di competenza degli enti locali in materia di certificazione dell’origine;
c) la sovrapposizione con il sistema dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del MIPAF

Tali criticità si inseriscono nel più ampio quadro normativo europeo, che attribuisce allo Stato e all’Unione Europea la competenza esclusiva in materia di tutela della concorrenza e dei marchi di qualità, come ribadito dal Regolamento UE  1143.

5. Gli interventi giurisprudenziali e amministrativi
La reazione istituzionale si è articolata su due livelli. Sul piano giurisprudenziale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di diverse leggi regionali che tentavano di disciplinare le De.Co. come marchi pubblici, richiamando l’art. 117 Cost. in materia di tutela della concorrenza.

Sul piano amministrativo, l’ICQRF ha svolto un’intensa attività di controllo, diffidando i Comuni dall’adozione di disciplinari, e sanzionando i produttori per pratiche commerciali ingannevoli, in applicazione del Regolamento (UE) n. 1169/2011.

L’effetto complessivo di questa azione è stato il progressivo smantellamento del modello ANCI, che ha perso la propria legittimità operativa. Molti Comuni hanno annullato o modificato i regolamenti adottati, mentre altri continuano ad operare in un contesto di ambiguità e disinformazione.

In questo scenario si inserisce la proposta della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo, che si configura come un tentativo di superamento del conflitto. La Rete recupera integralmente la visione originaria di Veronelli, eliminando ogni pretesa certificativa e riportando la De.Co. alla sua funzione di “anagrafe della memoria”. Viene abbandonata la logica del marchio e riaffermata la dimensione culturale, antropologica  dello strumento.

Parallelamente, la Rete introduce una nuova visione del borgo, inteso non come oggetto di sfruttamento turistico ma come ecosistema vivo. La valorizzazione delle De.Co. diventa così uno strumento per sostenere le micro-economie locali, dare dignità ai piccoli produttori e contrastare lo spopolamento, mantenendo vivo il tessuto sociale e produttivo.

Il punto di equilibrio definitivo è stato tracciato dalla giurisprudenza costituzionale, in particolare con la sentenza n. 75 del 2023, che ha riconosciuto la legittimità delle De.Co. esclusivamente come attestazioni  prive di valore commerciale. La Corte ha stabilito un principio chiaro: le De.Co. non possono essere marchi di qualità, non possono certificare l’origine e non possono prevedere la cassetta degli attrezzi dei marchi, non debbono sconfinare nel perimetro dei PAT

Paradossalmente, proprio l’azione di contrasto del MIPAF ha contribuito a chiarire definitivamente la natura dello strumento,  già nel 2008 e recentemente confermato  dalla Corte Costituzionale

 



  

lunedì 18 dicembre 2023

Le Denominazioni Comunali (De.Co.) dopo la sentenza n 75/2023 della Corte costituzionale

 NinoSutera


 perché i Comuni dovrebbero riesaminare in autotutela gli atti ispirati al modello ANCI?

Premessa

L'evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi vent'anni impone una riflessione approfondita sulla disciplina delle Denominazioni Comunali (De.Co.).

Molti Comuni italiani hanno adottato regolamenti elaborati sulla base del modello promosso dall'ANCI, caratterizzato dall'introduzione di disciplinari di produzione, commissioni tecniche, procedure istruttorie(in carta bollata) e forme di riconoscimento che richiamano gli strumenti propri dei regimi ufficiali di qualità.

Tale impostazione, tuttavia, è progressivamente entrata in conflitto con l'orientamento espresso dal Ministero delle Politiche Agricole (oggi MASAF), dall'ICQRF e, soprattutto, con la giurisprudenza della Corte costituzionale.

Alla luce di questo consolidato quadro interpretativo, appare doveroso interrogarsi sulla permanenza dell'interesse pubblico che giustificò l'adozione di quei strumenti, regolamenti e disciplinari e sulla conseguente opportunità di procedere al loro riesame in autotutela.

L'equivoco originario

L'errore da cui discende gran parte delle criticità consiste nell'avere trasformato la De.Co. immaginata da Luigi Veronelli in una sorta di marchetto comunale  

La concezione originaria di Veronelli era radicalmente diversa.

La Denominazione Comunale rappresentava infatti un semplice atto pubblico di riconoscimento dell'identità storica, culturale e territoriale di un prodotto o di una pratica tradizionale.

Non era prevista alcuna certificazione.

Non esistevano disciplinari.

Non erano istituite commissioni tecniche.

Non venivano fissati requisiti produttivi.

Il Sindaco esercitava esclusivamente una funzione ricognitiva della memoria collettiva della comunità.

La reinterpretazione amministrativa dell'ANCI

Nel corso degli anni il modello promosso dall'ANCI ha introdotto elementi tipici dei sistemi di certificazione:

  • regolamenti dettagliati;

  • disciplinari di produzione;

  • commissioni di valutazione;

  • controlli amministrativi;

  • concessioni d'uso del logo;

  • procedure assimilabili ai sistemi UE - DOP, IGP e STG. ect

Questa impostazione,   ha finito per utilizzare strumenti propri della disciplina dei marchi pubblici e delle certificazioni di qualità, materia che l'ordinamento riserva a competenze diverse da quelle comunali.

È proprio questo slittamento concettuale ad aver determinato il successivo intervento correttivo del Ministero e della giurisprudenza.

Il consolidamento dell'orientamento ministeriale

Nel corso degli anni il MASAF (già MIPAAF) e l'ICQRF hanno più volte chiarito che le Denominazioni Comunali non possono:

  • certificare l'origine geografica;

  • sostituire o affiancare i regimi europei DOP, IGP e STG;

  • creare sistemi locali di certificazione;

  • sovrapporsi ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT);

  • generare possibili effetti di ingannevolezza commerciale.(marchetto o bollino)

Le competenze comunali possono invece esercitarsi nella valorizzazione culturale, storica e identitaria delle produzioni locali, senza invadere l'ambito delle certificazioni pubbliche disciplinate dalla normativa statale ed europea.

Il punto fermo della Corte costituzionale

La sentenza n. 75 del 2023 della Corte costituzionale rappresenta oggi il principale riferimento interpretativo.

La Corte riafferma che le De.Co. possono essere considerate legittime soltanto nella misura in cui costituiscano strumenti di valorizzazione culturale e identitaria privi di effetti certificativi o commerciali.

Ne consegue che qualsiasi disciplina comunale che attribuisca alla De.Co. funzioni assimilabili a quelle dei marchi di qualità (disciplinari commissioni e regolamenti,con annesso marchetto e bollino )rischia di oltrepassare il perimetro delle competenze comunali delineato dall'art. 117 della Costituzione.

Perché è necessario l'esercizio dell'autotutela

L'autotutela amministrativa non rappresenta un'ammissione di errore politico, ma è innegabile che chiude una lunga stagione di abbondante approssimazione.

Essa costituisce un dovere dell'amministrazione quando intervengono nuovi elementi normativi o giurisprudenziali che incidono sulla legittimità o sull'opportunità di mantenere in vigore un determinato atto amministrativo.

Gli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241/1990 riconoscono infatti alla pubblica amministrazione il potere di revocare o annullare i propri provvedimenti quando l'interesse pubblico lo richieda.

Nel caso delle De.Co., l'interesse pubblico appare oggi evidente.

Mantenere regolamenti costruiti secondo un'impostazione ormai superata può determinare:

  • incertezza amministrativa;

  • possibili contenziosi;

  • confusione tra strumenti culturali e certificazioni pubbliche;

  • rischio di pratiche commerciali suscettibili di rilievi da parte degli organi di controllo;

  • utilizzo di procedure non più coerenti con l'attuale quadro interpretativo.

Il riesame dei regolamenti comunali

I Comuni dovrebbero pertanto procedere ad un riesame complessivo dei regolamenti De.Co., verificando in particolare l'opportunità di eliminare:

  • disciplinari di produzione;

  • commissioni tecnico-certificative;

  • sistemi autorizzativi assimilabili ai marchi di qualità;

  • procedure di controllo della conformità;

  • richiami all'origine certificata dei prodotti;

  • ogni elemento idoneo a generare confusione con i regimi europei di qualità.

Contestualmente, sarebbe opportuno ricondurre la De.Co. alla propria funzione originaria di attestazione culturale, storica e identitaria del patrimonio locale.

Il modello dei Borghi Genius Loci De.Co.

In questo contesto si inserisce il percorso culturale avviato già nel 2013 e  promosso dopo dalla Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co.,  composto da 12 step

La De.Co. viene concepita come "anagrafe della memoria", strumento di riconoscimento del patrimonio immateriale delle comunità locali e non come certificazione produttiva.

Il fulcro dell'azione amministrativa non è più il controllo del prodotto, ma la tutela del Genius Loci, della memoria collettiva, delle tradizioni, delle pratiche sociali e delle micro-economie locali identitarie.



Conclusioni

Alla luce dell'attuale quadro costituzionale, ministeriale e amministrativo, appare opportuno che i Comuni avviino una ricognizione dei regolamenti De.Co. adottati negli anni sulla base del modello ANCI.

L'obiettivo non è abbandonare le Denominazioni Comunali, bensì restituire loro la natura giuridica originaria: uno strumento di valorizzazione culturale, privo di finalità certificative, coerente con il riparto costituzionale delle competenze e pienamente compatibile con il sistema europeo delle indicazioni geografiche.

L'esercizio dell'autotutela rappresenterebbe pertanto non un arretramento dell'autonomia comunale, ma una sua più corretta espressione, orientata ai principi di legalità, buon andamento e certezza del diritto sanciti dall'art. 97 della Costituzione.

Alcuni comuni hanno provveduto ad annullare in autotutela provvedimenti spregiudicati  fin dal 2008

 



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