venerdì 29 dicembre 2023

Denominazioni Comunali (De.Co.) tra identità culturale e limiti giuridici: analisi critica dell’evoluzione normativa e istituzionale

 NinoSutera

"Diffidate di chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela,(disciplinare,regolamento e commissione) applicati alla De.Co giusto per alimentare confusione, più volte sanzionati dall'EU e dal MIPAF  " Così pure diffidate che fa finta di non sapere che le DeCo sono nate per opera di Luigi Veronelli e non è un prodotto tecnocrate elaborato da qualche   sapientone. Sono queste le discriminanti per comprendere la bontà e la buona fede del percorso DeCo

 
Il presente contributo analizza l’evoluzione delle Denominazioni Comunali (De.Co.) alla luce del confronto tra la concezione originaria elaborata da Luigi Veronelli e il modello istituzionale promosso da ANCI. Attraverso un approccio storico-giuridico, si evidenzia la divergenza tra una visione culturale-identitaria e una applicazione amministrativa orientata al marketing territoriale. L’analisi si concentra inoltre sul ruolo del MASAF (già MIPAF), sugli interventi dell’ICQRF e sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale, delineando i limiti normativi entro cui le De.Co. possono considerarsi legittime.


 

1. Introduzione
Il dibattito sulle Denominazioni Comunali si è sviluppato negli ultimi decenni tra interpretazioni divergenti e applicazioni eterogenee. Una delle principali ambiguità riguarda la presunta continuità tra l’intuizione veronelliana e il modello istituzionale diffuso dagli enti locali. Il presente studio intende chiarire tale equivoco, dimostrando come le due impostazioni siano tra loro radicalmente incompatibili sul piano teorico e giuridico.

2. La concezione originaria della De.Co.
Nella visione di Veronelli, la De.Co. rappresenta un atto di autodeterminazione culturale, finalizzato alla tutela del Genius Loci e della biodiversità agroalimentare. Essa non assume la forma di un marchio di qualità, né implica processi certificativi. Al contrario, si configura come una semplice attestazione anagrafica, mediante la quale l’ente comunale riconosce formalmente l’appartenenza di un prodotto al patrimonio storico e identitario della comunità locale.

Tale impostazione si fonda su una logica anti-burocratica e inclusiva, capace di valorizzare anche le micro-produzioni escluse dai sistemi ufficiali di certificazione.

3. Il modello istituzionale dell’ANCI
L’intervento dell’ANCI ha segnato una svolta significativa, introducendo una reinterpretazione della De.Co. in chiave amministrativa. La trasformazione dell’acronimo in De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) ha comportato l’introduzione di regolamenti, disciplinari di produzione e organismi di controllo.

Questo processo ha determinato una progressiva assimilazione delle De.Co. ai sistemi di certificazione, con finalità di promozione economica e marketing territoriale. Tuttavia, tale evoluzione ha sollevato rilevanti criticità, soprattutto in relazione alla compatibilità con il quadro normativo nazionale ed europeo.

4. Il conflitto con il MASAF e il quadro normativo europeo
Il MASAF ha contestato il modello ANCI individuando tre profili di illegittimità:
a) la potenziale concorrenza con i regimi di qualità europei (DOP, IGP, STG);
b) l’assenza di competenza degli enti locali in materia di certificazione dell’origine;
c) la sovrapposizione con il sistema dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).

Tali criticità si inseriscono nel più ampio quadro normativo europeo, che attribuisce allo Stato e all’Unione Europea la competenza esclusiva in materia di tutela della concorrenza e dei marchi di qualità, come ribadito dal Regolamento UE 2024/1143.

5. Gli interventi giurisprudenziali e amministrativi
La reazione istituzionale si è articolata su due livelli. Sul piano giurisprudenziale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di diverse leggi regionali che tentavano di disciplinare le De.Co. come marchi pubblici, richiamando l’art. 117 Cost. in materia di tutela della concorrenza.

Sul piano amministrativo, l’ICQRF ha svolto un’intensa attività di controllo, diffidando i Comuni dall’adozione di disciplinari vincolanti e sanzionando i produttori per pratiche commerciali ingannevoli, in applicazione del Regolamento (UE) n. 1169/2011.

L’effetto complessivo di questa azione è stato il progressivo smantellamento del modello ANCI, che ha perso la propria legittimità operativa. Molti Comuni hanno annullato o modificato i regolamenti adottati, mentre altri continuano ad operare in un contesto di ambiguità e disinformazione.

In questo scenario si inserisce la proposta della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo, che si configura come un tentativo di superamento del conflitto. La Rete recupera integralmente la visione originaria di Veronelli, eliminando ogni pretesa certificativa e riportando la De.Co. alla sua funzione di “anagrafe della memoria”. Viene abbandonata la logica del marchio e riaffermata la dimensione culturale, antropologica e identitaria dello strumento.

Parallelamente, la Rete introduce una nuova visione del borgo, inteso non come oggetto di sfruttamento turistico ma come ecosistema vivo. La valorizzazione delle De.Co. diventa così uno strumento per sostenere le micro-economie locali, dare dignità ai piccoli produttori e contrastare lo spopolamento, mantenendo vivo il tessuto sociale e produttivo.

Il punto di equilibrio definitivo è stato tracciato dalla giurisprudenza costituzionale, in particolare con la sentenza n. 66 del 2023, che ha riconosciuto la legittimità delle De.Co. esclusivamente come attestazioni identitarie prive di valore commerciale. La Corte ha stabilito un principio chiaro: le De.Co. non possono essere marchi di qualità, non possono certificare l’origine e non possono prevedere disciplinari o sistemi di controllo, non debbono sconfinare nel perimetro dei PAT

Paradossalmente, proprio l’azione di contrasto del MIPAF ha contribuito a chiarire definitivamente la natura dello strumento, costringendo il modello istituzionale a fare un passo indietro. L’ANCI stessa ha progressivamente spostato l’attenzione su altri strumenti, come il progetto Res Tipica, volto alla promozione delle identità territoriali in una logica di rete.

 

  

Nessun commento:

Posta un commento