venerdì 29 dicembre 2023

Denominazioni Comunali (De.Co.) tra identità culturale e limiti giuridici: analisi critica dell’evoluzione normativa e istituzionale

 NinoSutera

"Diffidate di chi utilizza "la cassetta degli attrezzi" dei marchi di tutela,(disciplinare,regolamento e commissione) applicati alla De.Co giusto per alimentare confusione, più volte sanzionati dall'EU e dal MIPAF  " Così pure diffidate che fa finta di non sapere che le DeCo sono nate per opera di Luigi Veronelli e non è un prodotto tecnocrate elaborato da qualche   sapientone di periferia. Sono questi le discriminanti per comprendere la bontà e la buona fede del percorso DeCo. 
Ebbene ribadire che le De.Co che nascono dal nulla, arrivando perfino a negare chi le ha ideate, hanno un valore prossimo al nulla.

 
Il presente contributo analizza l’evoluzione delle Denominazioni Comunali (De.Co.) alla luce del confronto tra la concezione originaria elaborata da Luigi Veronelli, e la conferma della Corte costituzionale n 75/2023. Attraverso un approccio storico-giuridico, si evidenzia la divergenza tra una visione culturale-identitaria e una applicazione amministrativa orientata al marketing territoriale. L’analisi si concentra inoltre sul ruolo del MASAF (già MIPAF), sugli interventi dell’ICQRF e sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale, delineando i limiti normativi entro cui le De.Co. possono considerarsi legittime.


 

1. Introduzione
Il dibattito sulle Denominazioni Comunali si è sviluppato negli ultimi decenni tra interpretazioni divergenti e applicazioni eterogenee. Una delle principali ambiguità riguarda la presunta continuità tra l’intuizione veronelliana e il modello istituzionale diffuso dagli enti locali. Il presente studio intende chiarire tale equivoco, dimostrando come le due impostazioni siano tra loro radicalmente incompatibili sul piano teorico e giuridico.

2. La concezione originaria della De.Co.
Nella visione di Veronelli, la De.Co. rappresenta un atto di autodeterminazione culturale, finalizzato alla tutela del Genius Loci e della biodiversità agroalimentare. Essa non assume la forma di un marchio di qualità, né implica processi certificativi. Al contrario, si configura come una semplice attestazione anagrafica, mediante la quale l’ente comunale riconosce formalmente l’appartenenza di un prodotto al patrimonio storico e identitario della comunità locale.

Tale impostazione si fonda su una logica anti-burocratica e inclusiva, capace di valorizzare anche le micro-produzioni escluse dai sistemi ufficiali di certificazione.

3. Il modello dell’ANCI
L’intervento dell’ANCI ha segnato una svolta significativa, introducendo una reinterpretazione della De.Co. in chiave amministrativa. La trasformazione dell’acronimo in De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) ha comportato l’introduzione di regolamenti, disciplinari di produzione e commissioni

Questo processo ha determinato una progressiva assimilazione delle De.Co. ai sistemi di certificazione, con finalità di promozione economica e marketing territoriale. Tuttavia, tale evoluzione ha sollevato rilevanti criticità, soprattutto in relazione alla compatibilità con il quadro normativo nazionale ed europeo.

4. Il conflitto con il MASAF e il quadro normativo europeo
Il MASAF ha contestato il modello ANCI individuando tre profili di illegittimità:
a) la potenziale concorrenza con i regimi di qualità europei (DOP, IGP, STG);
b) l’assenza di competenza degli enti locali in materia di certificazione dell’origine;
c) la sovrapposizione con il sistema dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del MIPAF

Tali criticità si inseriscono nel più ampio quadro normativo europeo, che attribuisce allo Stato e all’Unione Europea la competenza esclusiva in materia di tutela della concorrenza e dei marchi di qualità, come ribadito dal Regolamento UE  1143.

5. Gli interventi giurisprudenziali e amministrativi
La reazione istituzionale si è articolata su due livelli. Sul piano giurisprudenziale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di diverse leggi regionali che tentavano di disciplinare le De.Co. come marchi pubblici, richiamando l’art. 117 Cost. in materia di tutela della concorrenza.

Sul piano amministrativo, l’ICQRF ha svolto un’intensa attività di controllo, diffidando i Comuni dall’adozione di disciplinari, e sanzionando i produttori per pratiche commerciali ingannevoli, in applicazione del Regolamento (UE) n. 1169/2011.

L’effetto complessivo di questa azione è stato il progressivo smantellamento del modello ANCI, che ha perso la propria legittimità operativa. Molti Comuni hanno annullato o modificato i regolamenti adottati, mentre altri continuano ad operare in un contesto di ambiguità e disinformazione.

In questo scenario si inserisce la proposta della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo, che si configura come un tentativo di superamento del conflitto. La Rete recupera integralmente la visione originaria di Veronelli, eliminando ogni pretesa certificativa e riportando la De.Co. alla sua funzione di “anagrafe della memoria”. Viene abbandonata la logica del marchio e riaffermata la dimensione culturale, antropologica  dello strumento.

Parallelamente, la Rete introduce una nuova visione del borgo, inteso non come oggetto di sfruttamento turistico ma come ecosistema vivo. La valorizzazione delle De.Co. diventa così uno strumento per sostenere le micro-economie locali, dare dignità ai piccoli produttori e contrastare lo spopolamento, mantenendo vivo il tessuto sociale e produttivo.

Il punto di equilibrio definitivo è stato tracciato dalla giurisprudenza costituzionale, in particolare con la sentenza n. 75 del 2023, che ha riconosciuto la legittimità delle De.Co. esclusivamente come attestazioni  prive di valore commerciale. La Corte ha stabilito un principio chiaro: le De.Co. non possono essere marchi di qualità, non possono certificare l’origine e non possono prevedere la cassetta degli attrezzi dei marchi, non debbono sconfinare nel perimetro dei PAT

Paradossalmente, proprio l’azione di contrasto del MIPAF ha contribuito a chiarire definitivamente la natura dello strumento,  già nel 2008 e recentemente confermato  dalla Corte Costituzionale

 



  

lunedì 18 dicembre 2023

Le Denominazioni Comunali (De.Co.) dopo la sentenza n 75/2023 della Corte costituzionale

 NinoSutera


 perché i Comuni dovrebbero riesaminare in autotutela gli atti ispirati al modello ANCI?

Premessa

L'evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi vent'anni impone una riflessione approfondita sulla disciplina delle Denominazioni Comunali (De.Co.).

Molti Comuni italiani hanno adottato regolamenti elaborati sulla base del modello promosso dall'ANCI, caratterizzato dall'introduzione di disciplinari di produzione, commissioni tecniche, procedure istruttorie(in carta bollata) e forme di riconoscimento che richiamano gli strumenti propri dei regimi ufficiali di qualità.

Tale impostazione, tuttavia, è progressivamente entrata in conflitto con l'orientamento espresso dal Ministero delle Politiche Agricole (oggi MASAF), dall'ICQRF e, soprattutto, con la giurisprudenza della Corte costituzionale.

Alla luce di questo consolidato quadro interpretativo, appare doveroso interrogarsi sulla permanenza dell'interesse pubblico che giustificò l'adozione di quei strumenti, regolamenti e disciplinari e sulla conseguente opportunità di procedere al loro riesame in autotutela.

L'equivoco originario

L'errore da cui discende gran parte delle criticità consiste nell'avere trasformato la De.Co. immaginata da Luigi Veronelli in una sorta di marchetto comunale  

La concezione originaria di Veronelli era radicalmente diversa.

La Denominazione Comunale rappresentava infatti un semplice atto pubblico di riconoscimento dell'identità storica, culturale e territoriale di un prodotto o di una pratica tradizionale.

Non era prevista alcuna certificazione.

Non esistevano disciplinari.

Non erano istituite commissioni tecniche.

Non venivano fissati requisiti produttivi.

Il Sindaco esercitava esclusivamente una funzione ricognitiva della memoria collettiva della comunità.

La reinterpretazione amministrativa dell'ANCI

Nel corso degli anni il modello promosso dall'ANCI ha introdotto elementi tipici dei sistemi di certificazione:

  • regolamenti dettagliati;

  • disciplinari di produzione;

  • commissioni di valutazione;

  • controlli amministrativi;

  • concessioni d'uso del logo;

  • procedure assimilabili ai sistemi UE - DOP, IGP e STG. ect

Questa impostazione,   ha finito per utilizzare strumenti propri della disciplina dei marchi pubblici e delle certificazioni di qualità, materia che l'ordinamento riserva a competenze diverse da quelle comunali.

È proprio questo slittamento concettuale ad aver determinato il successivo intervento correttivo del Ministero e della giurisprudenza.

Il consolidamento dell'orientamento ministeriale

Nel corso degli anni il MASAF (già MIPAAF) e l'ICQRF hanno più volte chiarito che le Denominazioni Comunali non possono:

  • certificare l'origine geografica;

  • sostituire o affiancare i regimi europei DOP, IGP e STG;

  • creare sistemi locali di certificazione;

  • sovrapporsi ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT);

  • generare possibili effetti di ingannevolezza commerciale.(marchetto o bollino)

Le competenze comunali possono invece esercitarsi nella valorizzazione culturale, storica e identitaria delle produzioni locali, senza invadere l'ambito delle certificazioni pubbliche disciplinate dalla normativa statale ed europea.

Il punto fermo della Corte costituzionale

La sentenza n. 75 del 2023 della Corte costituzionale rappresenta oggi il principale riferimento interpretativo.

La Corte riafferma che le De.Co. possono essere considerate legittime soltanto nella misura in cui costituiscano strumenti di valorizzazione culturale e identitaria privi di effetti certificativi o commerciali.

Ne consegue che qualsiasi disciplina comunale che attribuisca alla De.Co. funzioni assimilabili a quelle dei marchi di qualità (disciplinari commissioni e regolamenti,con annesso marchetto e bollino )rischia di oltrepassare il perimetro delle competenze comunali delineato dall'art. 117 della Costituzione.

Perché è necessario l'esercizio dell'autotutela

L'autotutela amministrativa non rappresenta un'ammissione di errore politico, ma è innegabile che chiude una lunga stagione di abbondante approssimazione.

Essa costituisce un dovere dell'amministrazione quando intervengono nuovi elementi normativi o giurisprudenziali che incidono sulla legittimità o sull'opportunità di mantenere in vigore un determinato atto amministrativo.

Gli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241/1990 riconoscono infatti alla pubblica amministrazione il potere di revocare o annullare i propri provvedimenti quando l'interesse pubblico lo richieda.

Nel caso delle De.Co., l'interesse pubblico appare oggi evidente.

Mantenere regolamenti costruiti secondo un'impostazione ormai superata può determinare:

  • incertezza amministrativa;

  • possibili contenziosi;

  • confusione tra strumenti culturali e certificazioni pubbliche;

  • rischio di pratiche commerciali suscettibili di rilievi da parte degli organi di controllo;

  • utilizzo di procedure non più coerenti con l'attuale quadro interpretativo.

Il riesame dei regolamenti comunali

I Comuni dovrebbero pertanto procedere ad un riesame complessivo dei regolamenti De.Co., verificando in particolare l'opportunità di eliminare:

  • disciplinari di produzione;

  • commissioni tecnico-certificative;

  • sistemi autorizzativi assimilabili ai marchi di qualità;

  • procedure di controllo della conformità;

  • richiami all'origine certificata dei prodotti;

  • ogni elemento idoneo a generare confusione con i regimi europei di qualità.

Contestualmente, sarebbe opportuno ricondurre la De.Co. alla propria funzione originaria di attestazione culturale, storica e identitaria del patrimonio locale.

Il modello dei Borghi Genius Loci De.Co.

In questo contesto si inserisce il percorso culturale avviato già nel 2013 e  promosso dopo dalla Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co.,  composto da 12 step

La De.Co. viene concepita come "anagrafe della memoria", strumento di riconoscimento del patrimonio immateriale delle comunità locali e non come certificazione produttiva.

Il fulcro dell'azione amministrativa non è più il controllo del prodotto, ma la tutela del Genius Loci, della memoria collettiva, delle tradizioni, delle pratiche sociali e delle micro-economie locali identitarie.



Conclusioni

Alla luce dell'attuale quadro costituzionale, ministeriale e amministrativo, appare opportuno che i Comuni avviino una ricognizione dei regolamenti De.Co. adottati negli anni sulla base del modello ANCI.

L'obiettivo non è abbandonare le Denominazioni Comunali, bensì restituire loro la natura giuridica originaria: uno strumento di valorizzazione culturale, privo di finalità certificative, coerente con il riparto costituzionale delle competenze e pienamente compatibile con il sistema europeo delle indicazioni geografiche.

L'esercizio dell'autotutela rappresenterebbe pertanto non un arretramento dell'autonomia comunale, ma una sua più corretta espressione, orientata ai principi di legalità, buon andamento e certezza del diritto sanciti dall'art. 97 della Costituzione.

Alcuni comuni hanno provveduto ad annullare in autotutela provvedimenti spregiudicati  fin dal 2008

 



lunedì 30 ottobre 2023

Custodi dell'Identità Territoriale, MANIFESTAZIONE D'INTERESSE

MANIFESTAZIONE D'INTERESSE PER ESSERE INSIGNITI DEL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO DI  

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"CUSTODE DELL'IDENTITA' TERRIORIALE"

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L'obiettivo è di valorizzare i prodotti identitari e dell'arte culinaria dell’ ElaioEnoGastronomia. Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia.

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Questa è un iniziativa rivolta a coloro i quali a vario titolo si occupano di enogastronomia, a tutti quelli che attraverso il loro mestiere valorizzano il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico made in Italy, in Italia e nel mondo, che si dedichino (o si siano dedicati) professionalmente ad attività connesse con la cucina italiana, quali a titolo esemplificativo e non esaustivo, gli chef, i cuochi, i pasticceri, i fornai, i pizzaioli, i giornalisti di gastronomia, etc., che si siano distinti per particolari attività meritorie nella difesa dei piatti identitari e quindi candidati ideali a divenire Custodi dell'Identità Territoriale .
Nel recente passato, diversi professionisti hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento di "Custodi dell'Identità Territoriale" con questa iniziativa intendiamo creare uno spazio per tutti, sia per coloro i quali il riconoscimento l'hanno già ottenuto, sia per i nuovi candidati.

I Custodi dell’Identità Territoriale sostengono:

-          gli  allevatori, pescatori, agricoltori, casari che hanno fatto della qualità la loro massima priorità.

-          i prodotti alimentari locali e l’innovazione nella tradizione per contribuire a esperienze alimentari più sostenibili e di migliore qualità.

  Si impegnano a: 

-     --utilizzare prodotti alimentari regionali e locali che siano genuini e salutari;

-     --  contribuire ad aumentare la consapevolezza sui temi della salute e a promuovere un’alimentazione sana;

- -- introdurre nei propri menù innovazioni sulle ricette identitarie e  tradizionali;

-   -- sostenere e promuovere le tradizioni e le feste alimentari locali al meglio delle mie capacità e dei miei mezzi;

-    --  promuovere le culture alimentari identitarie come importante fonte di nuove idee e prodotti alimentari innovativi ed esperienze culinarie;

-    -- sostenere iniziative che ricollegano gli ambienti rurali e urbani e stimolano il dibattito sull’importanza dell’agricoltura tradizionale e dei metodi di produzione alimentare;

-    -- favorire il dialogo tra tutti gli attori della filiera dell’ospitalità al fine di trovare soluzioni intelligenti alle filiere della domanda e dell’offerta della regione per quanto riguarda la produzione alimentare;

-    -- narrare la storia e la leggenda dei piatti e dei prodotti identitari;

 Manifestazione d'interesse

 

venerdì 27 ottobre 2023

56^ Campionaria d’autunno

 

 Gianna Bozzali

Tutto pronto a Vittoria per l’atteso evento fieristico d’autunno, in programma dal 4 al 12 novembre.  Martedì 31 ottobre la conferenza stampa di presentazione.

 

      


  Sarà presentata in conferenza stampa martedì 31 ottobre, alle ore 10.00, la 56^ edizione della Fiera Campionaria d’autunno, in programma al Polo Fieristico di Vittoria dal 4 al 12 novembre 2023.

Nella sala riunione di Nuova Emaia Città saranno illustrati tutti i dettagli dell’evento volto a promuovere le tante e variegate produzioni proposte dai numerosi espositori di questa edizione. Come sempre si andrà dalle diverse soluzioni per la casa e per il giardinaggio alle nuove tendenze per l’abbigliamento e il tempo. Uno spazio importante sarà dato alle novità del settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico.

Fondata nel 1966, la “Novembrina” di Nuova Emaia Città vuole incontrare un vasto pubblico proponendo anche iniziative collaterali, alcune delle quali si possono ritenere degli appuntamenti storici. Ne è un esempio la Fiera del Bestiame, a cura di ACEV Vittoria, che si terrà domenica 5 novembre a partire dalle ore 7.30. Tanto folclore e divertimento specie per i bambini dove protagonista sarà il mondo dell’ippica. Una giornata all’insegna della tradizione, che da sempre racconta la storia della civiltà contadina locale e allo stesso tempo incanta con le tante razze di cavallo che sfileranno. Tra gli eventi carichi di tradizione la Fiera di San Martino, in calendario l’11 e il 12 novembre, che da 300 anni è una delle iniziative più attese in città, simbolo della festa popolare, con le numerose bancarelle ricche di vivacità.

Tutti i dettagli, comunque, saranno resi noti in conferenza stampa, martedì 31 ottobre alle ore 10.00.   

sabato 14 ottobre 2023

Al via la nuova stagione della PAC

 

 

Nella PAC  2023-2027  la  Sicilia ha a disposizione   1.474.613.117  euro rappresentando la prima regione    italiana per dotazione finanziaria assegnata  

               
«C’è stata una grande condivisione degli obiettivi e una compattezza nelle scelte: puntiamo su quelle che servono: agricoltura biologica, giovani e investimenti, sia per le aziende agricole che agroindustriali afferma  Dario Cartabellotta. L’obiettivo è arrivare a quello che da vent’anni viene sostenuto nei regolamenti comunitari, cioè il trasferimento di valore aggiunto agli agricoltori. Negli ultimi tempi con i contratti di filiera di certo abbiamo iniziato ad andare in questa direzione».  «Vogliamo attrarre nuove realtà agroindustriali perché la Sicilia può produrre praticamente tutto, compresi i frutti tropicali, aggiunge. Secondo l’ultimo rapporto di Unicredit l’agrifood Sicilia è arrivato a 9,3 mld di euro di fatturato, 20 anni fa eravamo  a due.

              

Per spendere i soldi nei tempi previsti? «Bisognerà passare dalla proroga alla premura. Il fattore velocità diventa fondamentale, come amministrazione abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo fare bandi veloci in tempi veloci altrimenti regaleremo soldi alle Regioni più virtuose»  conclude il Direttore del Dipartimento Agricoltura

                               Nutrire la crescente popolazione europea richiede una produzione alimentare più sostenibile, ma un'altra estate di condizioni meteorologiche estreme, insieme a catene di approvvigionamento gravemente interrotte, hanno evidenziato ancora una volta la necessità di passare a un sistema alimentare più resiliente e rigenerativo e alla prossima Politica agricola comune (PAC) ( 2023-2027) vedrà gli Stati membri dell'UE riorientare la politica sui risultati attraverso nuove aspettative di monitoraggio e valutazione.

                     Ancora più che in passato le amministrazioni regionali dovranno essere in grado di spendere le risorse in tempi brevi, dato che ci sarà un anno in meno di tempo per farlo. Infatti, si passa dalla regola del disimpegno automatico N+3 all’N+2.

Mettere in atto gli elementi di valutazione è fondamentale per valutare i risultati della prossima PAC, così come il ruolo degli Stati membri dell'UE nel dimostrarne l'impatto. 

 Secondo la legge di esecuzione recentemente pubblicataCerca le traduzioni disponibili del link precedenteIT •••dalla Commissione europea, gli Stati membri dell'UE devono valutare l'efficacia, l'efficienza, la pertinenza, la coerenza, il valore aggiunto dell'UE e l'impatto di ogni obiettivo specifico affrontato nel contesto dei loro piani strategici della PAC, in un momento opportuno durante il periodo di attuazione. In tal modo, possono raggruppare, in un'unica valutazione, più obiettivi specifici, assicurando che il contributo degli interventi sottostanti a ciascun obiettivo specifico sia stimato in modo chiaro e separato.

Oltre a valutare le prestazioni rispetto a obiettivi specifici, gli Stati membri dell'UE devono anche effettuare valutazioni su argomenti specifici, come l'architettura ambientale e climatica, il valore aggiunto di LEADER, i sistemi di conoscenza e informazione agricola (AKIS) o le reti della PAC. Infine, una valutazione completa dei piani strategici della PAC e del contributo agli obiettivi generali della PAC deve essere effettuata ex post da ciascuno Stato membro dell'UE e completata entro la fine del 2031.

Misurare l'impatto nel mondo reale è fondamentale per mostrare il successo di una politica nel raggiungere i suoi obiettivi, in particolare quando l'obiettivo è quello di affrontare una serie di fattori economici, ambientali e sociali. La prossima politica agricola comune (PAC) sta quindi allontanando gli Stati membri dell'UE dalla conformità e spostandoli maggiormente verso risultati e prestazioni, sperando che possa mostrare come i loro settori agricoli e le loro zone rurali si trovino su un percorso sostenibile.

I risultati saranno ancorati in termini di come gli Stati membri dell'UE contribuiscono agli obiettivi della PAC, dalla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in agricoltura alla stabilità o all'aumento del reddito agricolo e alla crescita delle imprese rurali. Il regolamento su come gli Stati membri dell'UE dimostreranno esattamente l'impatto della PAC su questi obiettivi si basa su un nuovo quadro che fornisce una comprensione comune sul monitoraggio delle prestazioni e sulla valutazione dell'attuazione dei piani strategici.

Il quadro per il monitoraggio e la valutazione delle prestazioni (PMEF) " consentirà di riferire, monitorare e valutare le prestazioni" durante l'attuazione dei piani strategici della PAC degli Stati membri dell'UE dal 2023 al 2027. Fisserà le basi per monitorare i progressi degli Stati membri dell'UE verso il raggiungimento degli obiettivi dei piani strategici della PAC, valutare l'impatto, l'efficacia, l'efficienza, la pertinenza e la coerenza degli interventi dei piani strategici della PAC e il valore aggiunto dell'UE della PAC e sostenere un processo di apprendimento comune per il monitoraggio e la valutazione.

Il PMEF contiene anche una serie di indicatori comuni per il monitoraggio, la valutazione e la rendicontazione annuale della performance, come gli indicatori di output per monitorare l'attuazione della PAC, gli indicatori di risultato per monitorare i progressi degli Stati membri dell'UE verso gli obiettivi prefissati e gli indicatori di contesto e di impatto valutare i risultati complessivi delle politiche rispetto agli obiettivi della PAC. Queste informazioni varieranno a seconda di come ciascuno Stato membro dell'UE elabora e attua il proprio piano strategico nazionale della PAC, poiché copre le diverse misure disponibili nell'ambito dei pagamenti diretti e dei programmi settoriali, finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), nonché gli interventi di sviluppo rurale , finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

mercoledì 11 ottobre 2023

Vino, musica e arte: ad Acate prima edizione del Vivilo Wine Fest

 Gianna Bozzali 


Fervono i preparativi ad Acate per la prima edizione del VIVILO Wine Fest, la due giorni di degustazioni e musica in programma il 21 e 22 ottobre prossimi al Castello dei Principi di Biscari, dalle ore 16 alle 22. L’iniziativa, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e allo Spettacolo e dall’Assessorato al Turismo del comune di Acate, mira a celebrare la bellezza del vino attraverso due diverse forme d’arte: la degustazione e la pittura. Dietro il VIVILO Wine Fest vi sono la passione per il vino e l’esperienza nel marketing internazionale della RO.MA. Union Marketing & Trade s.r.l.s., un’impresa tutta al femminile che grazie all’esperienza quasi decennale maturata nel settore vitivinicolo ha deciso di promuovere il proprio territorio insieme ai prodotti e alle aziende che lo rappresentano in Italia e all’estero ideando una due giorni di degustazioni e spettacoli. A supportarla nell’organizzazione l’Associazione Acate Eventi Cultura Spettacoli e la FICIESSE.



L’evento

All’evento parteciperanno le cantine Donnafugata, Mandrarossa, Valle dell’Acate, Feudo Arancio, Feudo Santa Tresa, Cantina Horus, Tenuta Valle delle Ferle, Casa Grazia, Maenza Vini. Non solo vino, come detto. La manifestazione ospiterà, infatti, un concorso di pittura sul tema “L’Uva e il Vino” denominato VIVILO Wine & Art. Gli artisti siciliani avranno l’opportunità di esprimere la loro creatività catturando l’essenza del vino in opere artistiche che saranno giudicate da una giuria di esperti del settore presieduta dal Professore e Critico d’Arte Salvatore Parlagreco e saranno esposte al pubblico. Cultura, enologia e bellezza artistica si fonderanno insieme ed i presenti potranno così esplorare il contributo dell’arte alla cultura del vino e viceversa. 



Il programma

Sabato 21 ottobre

Dalle ore 16.00 alle 22.00 “VIVILO Wine Fest” banchi di degustazione

Dalle ore 16.00 alle 22.00 Mostra “VIVILO Wine & Art”

Dalle ore 18.00 alle 19.00 VIVILO Masterclass Bianco con Giovanni Carbone (Sommelier FISAR)

Dalle 19.00 alle 20.00 presentazione progetti CLOS Firenze “Architettura Enologia Sostenibilità”

Dalle ore 20.00 alle 21.00 VIVILO Masterclass Bianco con Giovanni Carbone (Sommelier FISAR)

Dalle ore 22.00 alle 23.00: spettacolo di chiusura “SHUMA” di e con Peppe Macauda, produzione Santa Briganti; Mostra fotografica a cura di Gino Taranto sui paesaggi del vino; esibizione del Marcello Arrabito Quartet con Marco Caruso (sax), Enrico La Cognata (piano), Roberto Barni (contrabbasso) e Marcello Arrabito (batteria).

Domenica 22 ottobre

Dalle ore 16.00 alle 22.00 “VIVILO Wine Fest” banchi di degustazione

Dalle ore 16.00 alle 22.00 Mostra “VIVILO Wine & Art”

Dalle ore 18.00 alle 19.00 VIVILO Masterclass Cerasuolo con Giovanni Carbone (Sommelier FISAR)

Dalle 19.00 alle 20.00 presentazione progetti CLOS Firenze “Architettura Enologia Sostenibilità”

Dalle ore 20.00 alle 21.00 VIVILO Masterclass Rosso con Giovanni Carbone (Sommelier FISAR)

Dalle ore 22.00 alle 23.00: premiazione del Concorso VIVILO Wine & Art”; Mostra fotografica a cura di Gino Taranto sui paesaggi del vino; esibizione del Soul City Quartet con Ivo Napolitano (voce), Emilio Longombardo (chitarra), Daniele Failla (hammond) e Alessandro Criscino (batteria).

domenica 24 settembre 2023

Ducizza, la festa dei dolci identitari

 nucciatornatore

  Borghi GeniusLoci De.Co.  per la valorizzazione dei prodotti identitari

 

 L’Amministrazione Comunale  nel 2020   ha avviato il percorso, con deliberazione della giunta municipale n 164  su proposta della Prof.ssa Gisella Mondino.

  Il format Borghi GeniusLoci De.Co. è   composto da 12 steps che coinvolgono il territorio e i suoi abitanti, se pur c'è da dire che non tutti i Comuni possiedono gli elementi indispensabili per essere inseriti tra i Borghi GeniusLoci De.Co.
E' necessario fare chiarezza, perchè confondere i prodotti tipici per prodotti identitari o viceversa non fa bene a nessuno.   Il valore del prodotto identitario, afferma Nino Sutera ed è il caso dei prodotti dei Borghi GeniusLoci De.Co. sta nella storia  o nella leggenda  narrante della tradizione identitaria, diversamente si tratterebbe solo un mero prodotto commerciale, (tipico) ottimo, ma senza ne anima, ne storia, senza Genius Loci.  I così dettì  prodotti tipici, mentre sono solo quelli a marchio DOP ed IGP regolamentati dal Reg. Ce 510/06 e a marchio STG regolamentato dal Reg. 509/06. 

Altro discorso sono le  produzioni locali, che  assumono  una notevole rilevanza per valorizzare la nostra identità, con un forte legame e radicamento con il territorio. I prodotti identitari custodiscono infatti l’eredità di un sapere antico tramandato di generazioni in generazioni, espressione diffusa della nostra identità e tradizione locale.

 

Per fare un esempio l'ova murina, le cucchitelle,  le salviate, non sono prodotti tipici, ma dolci identitari, cioè che hanno il DNA in un luogo ben preciso.

Attraverso le De.Co.afferma Nino Sutera   una comunità si identifica con il “prodotto” del territorio, del quale vengono esaltati gli elementi di unicità e le caratteristiche identitarie.

Non si tratta, però, soltanto di un semplice strumento di marketing.

C’è molto di più in questa azione di tipo culturale che enfatizza le caratteristiche dei luoghi


La Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co. è un iniziativa rivolta ai Comuni che hanno adottato il percorso per la De.Co. o che hanno i requisiti per farlo. L'obiettivo è quello di valorizzare i prodotti identitari e i loro territori meritevoli della Denominazione Comunale.

Le De.Co. nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: "Attraverso la De.Co. il 'prodotto' del territorio acquista una sua identità". Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. 

E’ in questo scenario che 20 anni addietro è stato  ideato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il "locale".  La De.Co. è "un prodotto del territorio" (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, ecc.) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo.

Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore. Il “Genius Loci", definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva.

«Effetto GeniusLoci» è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore. Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.

Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali.  

I Custodi dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari. In questo percorso , chef, gastronauti, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale, nel contesto del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. ha affermato Nino Sutera   Coordinatore dei Borghi GeniusLoci De.Co.

Il riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso è prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.


        In questo processo culturale, i disciplinari, le commissioni e i regolamenti – precisa – mutuati dai marchi di tutela di tipo europeo quali DOP, IGP, DOC, sono perfettamente inutili e controproducenti conclude Nino Sutera.

sabato 23 settembre 2023

il Gattopardo al Cous Cous Fest 2023

 “Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del

fuoco. Omaggiare la tradizione non è chinare il capo al passato, non è lasciare

alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo

ormai andato. Omaggiare la tradizione è ben altro: è mantenere vivo quel fuoco,

che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e

alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti.” 

Gustav Mahler



                   Al Cous Cous Fest 2023, importante vetrina internazionale per promuovere cultura e i nostri luoghi fonte di ispirazione per la stesura del romanzo più amato e tradotto del '900: "Il Gattopardo".

Gli chef Michele Ciaccio e ChefFrancesco Bonomo hanno presentato il cous cous "Il Ballo del Gattopardo", ricetta ideata in occasione del Festival del Gattopardo - XVIII Premio Letterario - Giuseppe Tomasi di Lampedusa, traendo spunto dalla storia d'amore di Angelica e Tancredi, utilizzando gli ingredienti di cui si parla nel romanzo "Il Gattopardo".


Michele Ciaccio e Francesco Bonomo  

Custodi dell'Identità Territoriale 
del percorso 
Borghi GeniusLoci De.Co.

Ringrazio, a nome personale e dell’Istituzione che presiedo ha dichiarato la Dott. Debhora Ciaccio,  lo sponsor ECOXXI Eco Ciar, gli chef Francesco Bonomo e Michele Ciaccio, i ballerini nonchè maestri Antonino Barbera e Rita la Sala della Compagnia Nazionale di Danza Storica diretta da Nino Graziano Luca, per l'importante contributo donato alla città di Santa Margherita di Belìce, permettendoci di portare a San Vito Lo Capo l'identità del nostro territorio ricco di storia e cultura.



Grazie al Sindaco di San Vito Lo Capo Francesco La Sala per l'accoglienza  conclude la Dott.ssa Ciaccio

 La cucina siciliana è irrimediabilmente legata alla storia dell’isola ma anche a tradizioni non proprio locali: sono tanti i piatti “di importazione”, ricette che provengono da altre parti del mondo e che sono state adottate dalla Sicilia al punto da, oggi,  considerarle di casa. E così è successo anche con il cous cous, semola di grano duro che lavorata con l’acqua si trasforma in granelli che vengono poi cotti al vapore, per poi essere condita con brodo e parti di pesce. Ad oggi preparato soprattutto nella zona del trapanese, il cous cous trova le sue origini in Africa e più precisamente in Maghreb. Il nome della pietanza ha derivazione fonetica, ricorda infatti il suono dei grossi bracciali che le donne avevano ai polsi, e che rintoccavano con il movimento rotatorio delle mani che colpivano la terracotta.

La nascita del cous cous ha radici antichissime e la ricetta si lega anche ad una curiosa leggenda riguardante il Re Salomone (900 a.C.): si narra infatti che il re ne facesse un uso ampissimo volto ad alleviare le pene d’amore che soffriva a causa della regina di Saba. Ma il cous cous come arriva in Sicilia ai giorni nostri? 

La pietanza si diffonde in Italia intorno all’800 proprio grazie ai lavoratori delle zone di Trapani, che recandosi in Tunisia cominciarono così ad importare tradizioni del luogo qui in Sicilia. Così, il cous cous diviene un piatto amatissimo anche qui, non solo per il suo gusto, ma anche per ciò che rappresenta: convivialità ed ambiente familiare. Ai suoi inizi infatti, nei paesi di origine, lo si mangiava soltanto a cena e la tradizione prevedeva che venisse servito in un unico piatto, dal quale tutti avrebbero attinto con le mani. 

Con delle innovazioni quindi Trapani ne diventa nuova patria: il cous cous alla trapanese, in dialetto cùscusu, si è anche guadagnato una festa tutta sua, il Cous Cous Fest, che si tiene annualmente a San Vito Lo Capo (TP).

A partecipare al Cous Cous Fest di quest’anno anche lo Chef Francesco Bonomo, che dà vita al piatto “Il ballo del Gattopardo”: un mix di sapori che prendono ispirazione dal noto romanzo di Tomasi di Lampedusa. Ed è proprio così che nasce l’idea: Chef Bonomo ha infatti presentato il piatto per la prima volta durante la manifestazione in onore dello scrittore che si tiene a Santa Margherita del Belice.

“Nel Gattopardo si raccontano i sapori delle aragoste, delle spigole, delle uova in fase embrionale, di buffet con frutta e prosciutti, e sono proprio questi gli ingredienti che si fondono all’interno della ricetta” spiega Chef Bonomo. Il suo è un cous cous a base di aragosta e del suo brodo, alla quale viene affiancata una purea di piselli e petali di spigola tagliata alla julienne e marinata. A dare un ulteriore e particolare aroma è l’olio al prosciutto utilizzato, per poi giungere al medaglione di aragosta che viene posto sopra i grani di cous cous, arricchito con un gel al Moscato (vino che a sua volta viene citato nel libro). A completare la ricetta la bottarga di uovo di gallina marinato e dell’uva di mare, alga dalla forma dell’omonimo frutto (il più amato nel Gattopardo); il tutto ultimato poi con uno spruzzo di “profumo” alla cannella e zenzero.

 

 

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