lunedì 28 ottobre 2024

Castronovo di Sicilia laboriosa comunità rurale è stata insignita del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale

                                                                                                                                  NinoSutera

Castronovo di Sicilia  operosa realtà rurale ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale“ del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co.

"Attraverso una semplice delibera comunale il Sindaco certifica la provenienza dei prodotti identitari  della sua terra" così Luigi Veronelli spiegava la De.Co. Un'idea nata dal basso per valorizzare quegli immensi giacimenti enogastronomici che racchiude l'Italia. 
Detestava chi si adoperava per far diventare la De.Co. come un sottoprodotto dei marchi europei, tanto da utilizzare gli strumenti dei marchi di tutela(Regolamento-disciplinare,ect)
 Veronelli infatti,non a caso, parlava di semplice delibera comunale. 


La De.Co. (Denominazione Comunale) nasce da un’idea semplice e geniale del grande

Veronelli  che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.”

 


            La comunità è stata insignita per l’impegno profuso quotidianamente a favore della salvaguardia e della valorizzazione della tradizione, per la salvaguardia e tramandato il GeniusLoci 


Il riconoscimento si inserisce nell’ambito del percorso “Borgo Genius Loci De.Co.”  che si configura come un’irrinunciabile opportunità per recuperare e valorizzare le specificità locali, espressione dei luoghi di provenienza.
 

Chi sono i Custodi dell'Identità Territoriale?

Sono coloro che, con passione e dedizione, promuovono e valorizzano le caratteristiche uniche di un luogo. Sono i custodi delle tradizioni, i promotori dei prodotti identitari e locali, i narratori delle storie che hanno forgiato un territorio. In sostanza, sono gli ambasciatori di un'eredità culturale che va preservata e tramandata alle future generazioni. Sono gli attori principali del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. elaborato dalla Libera Università Rurale dei Saper&Sapor Onlus



Qual è il loro ruolo?

Il ruolo dei custodi dell'identità territoriale è cruciale per:

·         Preservare il patrimonio culturale: Tramandare tradizioni, dialetti, ricette, mestieri antichi e storie locali, feste popolari, evitando che vadano perdute nel tempo.

·         Valorizzare le produzioni locali: Promuovere i prodotti identitari, sostenere i produttori locali e far conoscere le eccellenze del giacimento enogastronomico   di un territorio.

·         Aumentare l'attrattiva turistica: Rendere un luogo più interessante agli occhi dei visitatori, offrendo loro esperienze autentiche e indimenticabili.

·         Rafforzare il senso di comunità: Creare un legame più profondo tra le persone e il territorio in cui vivono, favorendo lo sviluppo di un senso di appartenenza.

·         Il paesaggio: L'ambiente naturale, i paesaggi rurali, i borghi antichi e i centri storici.


 

Perché è così importante essere custodi dell'identità territoriale?

Preservare l'identità territoriale è fondamentale per:

·         Rafforzare il senso di appartenenza: L'identità territoriale fornisce alle persone un senso di appartenenza a una comunità e un legame con il proprio passato.

·         Promuovere lo sviluppo sostenibile: Valorizzando le risorse locali e le tradizioni, si contribuisce a creare un modello di sviluppo economico più equo e sostenibile.

·         Aumentare l'attrattiva turistica: I luoghi che conservano la propria identità sono più attraenti per i turisti, che cercano esperienze autentiche e originali.

·         Contrastare l'omologazione: La tutela dell'identità territoriale aiuta a contrastare l'omologazione culturale e a preservare la diversità dei luoghi.

 

Esempi di custodi dell'identità territoriale:

 

·         Sindaci: Mettono in atto politiche di valorizzazione del territorio e di tutela del patrimonio culturale. per tramandarlo alle generazioni future

·         Cuochi e pasticcieri: Raccontano e salvaguardano la storia e le tradizioni culinarie di un territorio.

·         Scrittori, poeti  e giornalisti: Celebrano la bellezza di un luogo attraverso le loro inestimabile opere.

·         Associazioni culturali: Organizzano eventi e manifestazioni per promuovere le tradizioni locali.

·         Agricoltori e allevatori: Coltivano e allevano con metodi tradizionali e/o biologici rispettando l'ambiente.

·         Artigiani: Mantengono vive le antiche tecniche artigianali locali.

 

Progetti come Borghi Genius Loci De.Co.:  sono un esempio concreto di come sia possibile valorizzare l'identità di un luogo attraverso la promozione dei prodotti locali e delle tradizioni. 


Come diventare custode dell'identità territoriale?

Ognuno di noi può contribuire a valorizzare il proprio territorio in molti modi:

·         Condividere le proprie conoscenze: Raccontare le storie della propria famiglia, le tradizioni del proprio paese, le ricette della nonna.

·         Acquistare prodotti locali: Sostener l'economia locale e contribuire alla salvaguardia delle tradizioni alimentari.

·         Sostenere le imprese locali: Acquistando prodotti   identitari e locali e frequentando le botteghe artigiane.

·         Partecipare alla vita della comunità: Aderire a associazioni culturali, partecipare a eventi locali e collaborare con le istituzioni.

·         Promuovere il proprio territorio sui social media: Condividere foto, video e storie che raccontino la bellezza del proprio luogo.

·         Organizzare eventi: Creare occasioni di incontro e scambio per far conoscere le tradizioni locali.

·         Tramandare le tradizioni: Condividere le proprie conoscenze e le proprie esperienze con le nuove generazioni.

·         Diffondere la conoscenza del territorio: Parlare del proprio luogo di origine con orgoglio e promuoverlo all'esterno. 


Perché è importante essere Custodi dell'identità territoriale?

In un mondo sempre più globalizzato e omologato, preservare l'identità di un luogo significa:

·         Avere un'identità forte: Un territorio con una forte identità è più resiliente di fronte ai cambiamenti e alle sfide del futuro.

·         Offrire un'esperienza unica: I turisti sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche e originali.

·         Creare un futuro migliore: Valorizzare il patrimonio culturale significa investire nel futuro delle nuove generazioni.


 Cos'è un Borgo Genius Loci De.Co.?

Un Borgo Genius Loci De.Co. è molto più di un semplice paese. È un luogo dove storia, cultura, tradizioni e prodotti locali si intrecciano in un'unica, inconfondibile identità. Il termine "genius loci" (spirito del luogo) evoca l'anima profonda di un posto, il suo carattere unico e irripetibile. 

Perché sono così importanti?

  • Salvaguardia delle tradizioni: I Borghi Genius Loci De.Co. contribuiscono a preservare le antiche usanze, i saperi artigianali e le ricette tramandate di generazione in generazione.
  • Sviluppo sostenibile: Promuovendo un turismo lento e di qualità, questi borghi favoriscono uno sviluppo economico rispettoso dell'ambiente e delle comunità locali.
  • Valorizzazione del territorio: Ogni borgo ha una storia da raccontare e un patrimonio culturale da tutelare. I progetti De.Co. aiutano a valorizzare questi aspetti, rendendoli un'attrazione per visitatori da tutto il mondo.

Concludendo 


  • Taluni forti del "Master taglia e incolla" si adoperano per creare confusione, infatti ancora oggi   NON TUTTI SANNO

 

















 RICHIEDI INFORMAZIONI 



 

lunedì 21 ottobre 2024

Castronovo di Sicilia è Borgo GeniusLoci De.Co.

Dal 25 al 27 ottobre  in occasione del Castronum Food Fest 2024  la laboriosa comunità di Castronovo di Sicilia sarà insignita del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” conferito al Sindaco Vitale Gattuso





  L’iniziativa si inserisce nel percorso  Borghi Genius Loci De.Co.   che mira a valorizzare e promuovere le tradizioni e le prelibatezze identitarie, ma anche agli elementi storici e culturali dei territori 

  “Il riconoscimento di Custode dell’Identità Territoriale – afferma Nino Sutera,   è attribuito a chi si impegna quotidianamente per la salvaguardia, la promozione, e la comunicazione del patrimonio enogastronomico autoctono, espressione del Genius Loci, ovvero dell’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva. Il Genius Loci è il territorio della memoria, il nostro patrimonio, il valore più profondo della cultura mediterranea ed europea ed è l’unico anticorpo che abbiamo rispetto alla cultura dell’indefinito globale. La comunità di Castronovo di Sicilia, ha dimostrato di essere degna di questo riconoscimento, grazie al suo lavoro, alla sua passione e alla sua capacità di mantenere vivo il fuoco della tradizione”. “Il nostro obiettivo – conclude Nino Sutera – è accompagnare la valorizzazione dei simboli della nostra terra, uniti alle bellezze ambientali e alle tradizioni popolari. I Custodi dell’identità Territoriale, sono destinati ad assolvere un ruolo fondamentale: comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un’importanza crescente anche nei confronti del visitatore e del viaggiatore, che ritrova nei luoghi un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari”.



mercoledì 16 ottobre 2024

Consorzi di tutela UE più strumenti per i territori

 

 Fabiola De Santis

Il decreto Masaf apre una stagione nuova per le DOP e IGP italiane: più responsabilità per i Consorzi, più strumenti per il territorio, e la possibilità concreta di trasformare turismo e sostenibilità in leve di sviluppo.  Lo spirito della riforma: il passaggio da una visione puramente "difensiva" (tutela del marchio) a una visione "proattiva" (sviluppo territoriale e socio-economico).

Intervista a Nino Sutera, coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci

Introduzione Il decreto Masaf che recepisce il Regolamento UE 2024/1143 segna, secondo Nino Sutera, un cambio epocale per le Indicazioni Geografiche italiane. In questa intervista Sutera spiega perché il nuovo quadro attribuisce ai Consorzi di tutela funzioni decisive  e più incisive  a favore dell'agroalimentare nel su insieme.  In Italia sono a oggi riconosciuti dal MIPAF 328 Consorzi   (2025) — il XXIII Rapporto ISMEA‑Qualivita (2025)   Consorzi attivi che potranno occuparsi anche di promozione territoriale nel suo insieme, con risorse UE


 Il decreto Masaf viene presentato come un passaggio fondamentale. Perché Lei nella qualità di ideologo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci lo definisce un cambio epocale?

  Questo decreto non è un semplice aggiornamento normativo: è la trasformazione del ruolo dei Consorzi da guardiani passivi a protagonisti attivi dello sviluppo territoriale. Fino a ieri molti commentatori improvvisati   si limitavano a slogan e facili critiche. Oggi i Consorzi hanno strumenti concreti per governare la denominazione, promuovere la sostenibilità, regolare l’offerta e costruire turismo enogastronomico di qualità. È un salto di responsabilità e di capacità operativa che cambia le regole del gioco.

  Quali sono le nuove funzioni che più la convincono?

  Due priorità emergono chiaramente: turismo enogastronomico e sostenibilità. Ma non è tutto: il decreto rafforza la tutela giuridica, la vigilanza, la gestione dei marchi, il contrasto agli usi illeciti e la regolazione dell’offerta. In pratica i Consorzi possono diventare promotori di iniziative turistiche che raccontano il prodotto, la sua storia e il legame con il territorio, e allo stesso tempo agire da agenzie di promozione territoriale per guidare investimenti aziendali in pratiche sostenibili.

 Si parla anche di aggregazione tra denominazioni. Che impatto avrà?

  La possibilità di costituire un unico Consorzio per più Indicazioni Geografiche è una svolta pragmatica. Supera frammentazioni storiche, permette economie di scala e rafforza la capacità negoziale delle filiere, senza cancellare l’autonomia delle singole denominazioni. Per le realtà più piccole significa accesso a strumenti di rappresentanza e promozione che prima erano fuori portata.

 Come cambiano governance e trasparenza all’interno dei Consorzi?

  Il decreto aggiorna gli statuti e chiarisce i criteri di rappresentanza: più equilibrio, più partecipazione, più trasparenza. Questo è essenziale perché decisioni strategiche — dalla programmazione produttiva alle misure temporanee di regolazione dell’offerta — richiedono legittimità e condivisione. Non è più tempo di leadership opache o di scelte calate dall’alto.

  Cosa significa, in pratica, la “regolazione dell’offerta”?

  Significa che i Consorzi possono proporre misure temporanee per migliorare la programmazione produttiva e l’equilibrio di mercato, sempre nel rispetto della concorrenza. È uno strumento strategico per evitare sovraofferta, valorizzare la produzione primaria e garantire che il valore arrivi anche agli agricoltori. Non è controllo autoritario: è gestione responsabile per la sostenibilità economica della filiera.

  Il decreto affronta anche la tutela digitale e l’uso dei nomi nelle produzioni composte. Quanto è importante?

  Cruciale. Oggi la reputazione si costruisce e si difende anche online. Il decreto rafforza competenze su proprietà intellettuale, monitoraggio dei mercati e tutela digitale, e introduce regole per l’uso delle denominazioni nei prodotti trasformati. Questo tutela il consumatore e impedisce usi impropri che svuotano di valore le Indicazioni Geografiche.

  Lei ha parlato di “esperti della domenica”. Che ruolo hanno avuto e perché è ora di cambiare registro?

  Gli “esperti della domenica” sono quei commentatori che pensano di guidare, senza conoscere le filiere, che confondono comunicazione con strategia e che riducono tutto a slogan. Il nuovo quadro richiede competenza, visione e capacità di mettere in campo progetti concreti: promozione integrata, investimenti in sostenibilità, progettualità turistica. Non servono opinioni estemporanee, servono piani e responsabilità collettiva.

  Qual è il ruolo concreto che i Consorzi dovranno svolgere per il turismo enogastronomico?

  Diventeranno promotori di esperienze: percorsi che uniscono prodotto, storia, paesaggio e comunità. Dovranno costruire offerte turistiche coerenti con i disciplinari, formare operatori, coordinare eventi e creare reti tra produttori, ristoratori e strutture ricettive. Il turismo non è un fine, è uno strumento per valorizzare il territorio e distribuire valore alle comunità locali.

 E per la sostenibilità? Come si traduce nelle scelte delle imprese?

  I Consorzi possono guidare investimenti in pratiche agricole sostenibili, certificazioni ambientali, riduzione degli impatti e progetti di economia circolare. Possono anche definire linee guida condivise che rendano la sostenibilità un elemento distintivo della denominazione, non un costo da scaricare sul produttore.

  Cosa si aspetta ora dall’azione dei Consorzi e dalle istituzioni locali?

  Le istituzioni locali devono sostenere queste iniziative con infrastrutture, politiche di sviluppo e sinergie tra territori. Serve una governance multilivello che metta insieme imprese, comunità e pubblica amministrazione, nel rispetto delle norme, ma sopratutto confinando chi  alimenta  confusione.

 Un messaggio finale per produttori, amministratori e cittadini?

  Non è il tempo delle chiacchiere. È il tempo di organizzarsi, aggregarsi e investire in qualità e sostenibilità. I Consorzi hanno ora gli strumenti per guidare questo cambiamento: tocca a produttori e comunità usarli con responsabilità. Agli “esperti della domenica” dico:  servono   competenze manageriali, giuridiche, ambientali e turistiche di alto livello, l'epoca di chi ha rubato la cassetta degli attrezzi dei marchi per applicarli a proprio piacimento contro il prossimo, e definitamente archiviato in soffitta,  non c'è più spazio per percorsi farlocchi 

Scusi un'ultima domanda,  la Rete Nazionale dei Borghi in questo contesto dove si colloca?

  Lei vuole farmi odiare di chi ha sempre speculato sull'ambiguità. Vede noi non possiamo che condividere i RegCee che in Europa sono una regola condivisa,  siamo contro chi ha rubato la cassetta degli attrezzi dei marchi per ingannare il prossimo. Lo siamo stati  fin dal 2010, è in questo siano Leader assoluti

lunedì 14 ottobre 2024

la Cucina Italiana verso il riconoscimento dell’Unesco

 


 Il gusto come identità : In attesa della decisione di Nuova Delhi, l’Italia riscopre le sue radici nella Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co. che sostiene la candidatura fin da dicembre del 2023


Sarà in India che si deciderà il futuro di una delle più potenti espressioni dell’identità nazionale: la Cucina Italiana candidata a Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Un riconoscimento che va ben oltre le ricette, perché parla di cultura, territorio, economia e coesione sociale.

La candidatura, sostenuta dal Governo italiano e da centinaia di enti culturali, nasce per tutelare e valorizzare la tradizione gastronomica come patrimonio condiviso da oltre 140 milioni di persone. Ogni piatto, ogni rito, ogni gesto quotidiano in cucina racconta un frammento della nostra storia: la convivialità familiare, la trasmissione dei saperi, il legame indissolubile con la terra.



Una storia che profuma di pane e di memoria

Il percorso che ha condotto all’esame dell’Unesco è cominciato ufficialmente il 23 marzo 2023: un lungo viaggio fatto di consultazioni, ricerche, dossier, testimonianze.
La candidatura non descrive la cucina italiana come un insieme di ricette, ma come un sistema vivente di pratiche sociali. Dentro vi si trovano le domeniche in famiglia, le sagre di paese, i piatti delle feste, i gesti tramandati dalle nonne: un intreccio che lega la dimensione quotidiana alla storia collettiva del Paese.

La Cucina Italiana è patrimonio perché unisce, educa, trasmette. È linguaggio comune, rito di appartenenza e strumento di sostenibilità.



Economia del gusto: 251 miliardi di identità

Non è solo cultura, è anche economia.
Secondo le più recenti analisi, il comparto agroalimentare e gastronomico italiano vale nel mondo oltre 251 miliardi di euro. Ma dietro ai numeri c’è molto di più: ci sono territori che rivivono grazie al turismo enogastronomico, botteghe che rinascano, chef che portano nel mondo l’autenticità italiana.

Il riconoscimento Unesco diventerebbe una leva strategica per il Made in Italy, favorendo percorsi di innovazione, formazione e sviluppo sostenibile delle filiere locali.



Autenticità contro imitazione

Una delle battaglie centrali è quella contro il fenomeno dell’“italian sounding”: prodotti che imitano nomi e stili italiani, ma nulla hanno di autentico.
La candidatura Unesco punta a fornire una tutela simbolica e pratica, rafforzando il riconoscimento internazionale dei prodotti originali e lottando contro le falsificazioni che danneggiano l’immagine e l’economia del Paese.



Quando la musica incontra la tavola

A sostenere la candidatura anche voci note del panorama culturale italiano.
Al Bano e Mogol, ambasciatori spontanei della nostra tradizione, hanno scelto di prestare la loro immagine e la loro voce a questa sfida internazionale. Con concerti, interviste e testimonianze, hanno trasformato la cucina in racconto popolare, avvicinandola alle persone.

Il loro impegno dimostra che la cucina è un linguaggio universale, capace di unire mondi diversi: arte, musica, agricoltura, convivialità.



Sfide e prospettive

Non mancano le criticità: il rischio di “museificare” una tradizione viva, o di rappresentare alcune regioni più di altre.
Ma la vera sfida è mantenere un equilibrio tra tutela e innovazione, tra il valore del passato e la forza del futuro. L’Italia dovrà dimostrare che la sua cucina è un mosaico dinamico di culture locali, e non una semplice somma di piatti celebri.


Lezioni dal mondo

La Dieta Mediterranea, la cucina francese, l’arte del pizzaiuolo napoletano — già Patrimoni Unesco — insegnano che il riconoscimento non è un punto d’arrivo, ma un impegno permanente: serve educazione, formazione, consapevolezza collettiva.
La candidatura italiana si inserisce in questa scia, puntando a costruire un modello di tutela fondato sulla partecipazione delle comunità e sulla trasmissione dei saperi.


🌿 Il Genius Loci che nutre l’Italia


La Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co. come presidio del patrimonio gastronomico diffuso

Mentre l’Italia attende il verdetto di Nuova Delhi, un’altra rete lavora ogni giorno per dare radici concrete a questa candidatura: la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.
Un progetto che unisce decine di comuni italiani impegnati nella valorizzazione delle proprie produzioni locali, riconosciute attraverso la Denominazione Comunale(De.Co.), ideata dal giornalista Luigi Veronelli e oggi rilanciata dal Dott. Nino Sutera, ideologo del percorso Borghi GeniusLoci De.Co.

La filosofia è semplice ma rivoluzionaria:

“Il valore di un prodotto identitario non sta solo nella qualità, ma nella storia che racconta e nel legame con la comunità che lo produce.”

Ogni borgo, con il proprio genius loci, custodisce una parte della memoria gastronomica del Paese: pani rituali, dolci delle feste, formaggi d’altura, oli e vini di territorio.
Queste realtà rappresentano sentinelle dell’identità locale, dove il cibo torna a essere cultura, racconto, appartenenza.


Le 5 “T” del modello GeniusLoci

  • Territorio — la materia viva che definisce il sapore e l’identità;

  • Tradizione — i gesti e le ricette tramandate nel tempo;

  • Tipicità — la riconoscibilità che rende unico un prodotto;

  • Tracciabilità — il valore della trasparenza e della filiera corta;

  • Trasparenza — la partecipazione della comunità alla tutela e alla promozione.

È in questo intreccio che la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co. trova la sua missione: trasformare il locale in patrimonio nazionale, e il patrimonio nazionale in esperienza universale.


Conclusione: la semina dei borghi, il verdetto del mondo

Il 10 dicembre sarà una data simbolica.
Che l’Unesco accolga o meno la candidatura, l’Italia ha già compiuto un passo importante: ha riscoperto la sua anima gastronomica come bene collettivo da proteggere e tramandare.

E se la decisione verrà da Nuova Delhi, la linfa vitale continuerà a scorrere nei borghi, nelle cucine delle famiglie, nei prodotti De.Co., nelle mani che impastano e raccontano.
Perché la vera Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità è quella che, ogni giorno, si rinnova dentro le comunità che la custodiscono.


 

sabato 14 settembre 2024

Luigi Veronelli* (Milano, 2 febbraio 1926 – Bergamo, 29 novembre 2004)

 


 Veronelli, Gino per gli amici , è stato un gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano. Viene ricordato come una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano. Vogliamo ricordalo così nell'anniversario della dipartita.

Ideò la De.Co. Denominazione Comunale, come processo culturale per valorizzare le prelibatezze identitarie, detestava chi li voleva far diventare dei marchetti fatti in casa, utilizzando gli strumenti dei marchi europei.  

 Antesignano di espressioni e punti di vista che poi sono entrati nell'uso comune e protagonista

di caparbie battaglie per la preservazione delle diversità nel campo della produzione agricola e

alimentare, attraverso la creazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali), le battaglie a fianco delle

amministrazioni locali, l'appoggio ai produttori al dettaglio. 

Veronelli, ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’ElaioEnoGastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori e dei loro prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale e sana partigianeria che fa di lui l’antesignano della sovranità alimentare. Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie: “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo la sua onestà”.

 Già nel lontano 1956 Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, ossia quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”.

“Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente importante. Per questo non mi piacciono i prodotti tipici. Sono diventati un marchio commerciale. Non mi piacciono le tradizioni imbalsamate.  Ma voglio sapere dove nasce un prodotto. Mi fido dell’autocertificazione del produttore che mi spiega come è fatto il suo vino o i suoi ortaggi”.

Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato un intellettuale a tutto campo,

ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità e di contraddizioni, capace di vedere

lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel

contesto storico in cui sono stati enunciati. 

Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita non hai mai smesso di 

essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto delle identità territoriali.




 

Post in evidenza

Luigi Veronelli e il prezzo sorgente

    Luigi Veronelli, figura di riferimento nel giornalismo gastronomico e nella cultura del cibo, ha più volte sottolineato l’importanza di ...