giovedì 15 maggio 2025

Sicilia, “Regione Europea della Gastronomia 2025”


Con la prestigiosa nomina di “Regione Europea della Gastronomia 2025”  la Sicilia si conferma terra di sapori unici e di grande tradizione culinaria. Pronto il programma delle iniziative


È la prima regione d’Italia a raggiungere l’ambito traguardo, che certifica quanto affascinante sia il nostro territorio, ricco di storia, cultura e natura diversificata, che esprime il suo potenziale anche a tavola. Un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Con i suoi oltre mille chilometri di costa, la Sicilia è l’isola più grande e varia del Mediterraneo. La sua posizione strategica l’ha resa testimone e protagonista di molteplici vicende storiche, che hanno lasciato tracce tangibili nel suo patrimonio culturale e nelle sue tradizioni. È un’Isola con una propria identità, spesso sfaccettata e contrastante, frutto dell’influenza di popoli e civiltà differenti. Tale peculiarità si traduce in una gastronomia unica e raffinata, che si basa su prodotti genuini e locali, derivati da una ricca biodiversità vegetale e animale. 

Al suo interno sono attivi 4 vulcani, 7 aree marine protette, 5 parchi naturali che si estendono per oltre 84 mila ettari in tutta l’isola. E ancora 74 riserve naturali e 30 zone di protezione speciale. Con i suoi 15 parchi archeologici la Sicilia testimonia l’impatto storico delle diverse civiltà che nei secoli si sono avvicendate. Sono inoltre presenti 14 isole minori che compongono gli arcipelaghi delle Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica, Pantelleria e altre piccole isole. I principali arcipelaghi sono costituiti da isole di origine vulcanica che rendono unico il loro “terroir”, che si traduce in prodotti della terra e del mare che si distinguono per sentori di zolfo e una spiccata salinità.

L’agricoltura siciliana rappresenta circa il 10% dell’intero Sistema agricolo italiano e raggiunge quasi il 20% se si considera l’intero comparto agroindustriale. Con i suoi 427mila ettari è la regione italiana con la maggior quantità di suolo lavorato in biologico e la prima per numero di addetti del settore. L’altissima qualità delle produzioni è provata dal fatto che in Sicilia sono registrati 36 DOP e IGP, 31 vini DOC e DOGC e 59 prodotti a marchio QS Qualità Sicura Garantita per grano e prodotti zootecnici (latte, carne).




La Sicilia vanta una grande tradizione per quanto concerne la produzione di frutta. L’uva da tavola svolge un ruolo da protagonista, con due varietà certificate (l’uva Canicattì IGP e Mazzarone IGP). Anche in bottiglia la Sicilia è protagonista, raccontando la varietà del suo territorio vitivinicolo. Con quasi 98 mila ettari, il vigneto siciliano è il più grande d’Italia. Inoltre la Sicilia è la prima regione in Italia per superficie vitata in biologico. La zona di produzione della “DOC Sicilia” comprende l’intero territorio amministrativo della regione Sicilia, le cui denominazioni di origine protetta dei vini siciliani sono 24. Le IGT/IGP sono invece 7.

Menzione particolare meritano gli agrumi siciliani, che all’interno dell’agricoltura nostrana sono parte fondamentale, con oltre 88 mila ettari, di cui 58 mila adibiti ad aranceti, 21 mila a limoneti e 5 mila a mandarineti. Nell’ambito dei prodotti certificati, quelli più rilevanti in tale settore sono l’arancia rossa di Sicilia IGP e Ribera Dop, il limone di Siracusa IGP, il limone dell’Etna IGP e il Limone interdonato di Messina IGP.  Infine i mandarini, le cui varietà più note sono i Cleopatra, l’Avana e il Tardivo di Ciaculli.

La Sicilia è anche l’Isola degli ulivi, un elemento altamente distintivo della vegetazione mediterranea naturale. La produzione media di olio siciliano è di circa 34 milioni di chili. Il valore aggiunto dell’oro verde per l’economia siciliana coinvolge ogni autunno 106 mila produttori e circa 20 milioni di piante su oltre 158 mila ettari di superficie che rappresentano il 13,85% del patrimonio olivicolo nazionale, collocando la Sicilia al terzo posto tra le regioni italiane più produttive, appena dopo Puglia e Calabria.

Degna di nota, con 8,2 mila ettari e una produzione complessiva di oltre 147 mila tonnellate nel 2020 è la coltivazione del fico d’India. Ha due varietà certificate: il Fico D’India dell’Etna Dop e quello di San Cono Dop. Altre produzioni di valore, sia in termini quantitativi che di varietà sono quelle delle nespole e delle pesche.



Anche la frutta secca gode di notevole prestigio, come le mandorle e il pistacchio di Bronte, noto per le sue proprietà gustative.

La Sicilia vanta anche un’ampia produzione di ortaggi: pomodori, carciofi, cipolle, cavoli, patate, zucchine e carote. In questa categoria spiccano due prodotti certificati: il Pomodoro di Pachino e la Carota novella di Ispica IGP.  

Di grande importanza è la varietà e la produzione dei formaggi siciliani, molti dei quali definiti “storici”. La biodiversità casearia siciliana registra numerose tipologie di formaggi, prevalentemente ovini, ma anche caprini e bovini. Le produzioni certificate comprendono 5 formaggi a Denominazione di Origine: il Pecorino siciliano DOP, il Ragusano DOP, il Piacentinu Ennese DOP, la Vastedda della valle del Belice DOP, la Provola dei Nebrodi DOP.

Storicamente, sin dai tempi dell’Impero romano, la Sicilia è stata considerata il granaio d’Italia. D’altronde, la coltivazione del grano occupa gran parte della superficie dell’Isola: il grano duro copre una superficie di 264 mila ettari, mentre il grano tenero copre 110 ettari.


Anche il mare ha un ruolo fondamentale per la costruzione dell’identità gastronomica siciliana. La pesca e l’industria ittica costituiscono uno dei più importanti settori produttivi in continua e costante crescita anche nell’ambito delle iniziative di promozione enogastronomica. Il comparto rappresenta tuttora uno dei settori trainanti dell’economia della Regione. Ogni anno rappresenta circa un quarto delle catture italiane e un terzo dei ricavi complessivi del settore. Inoltre, la Sicilia ha la flotta più grande tra le regioni italiane, sia in termini di unità che di stazza. La Sicilia vanta il maggior numero di imprese di conservazione del pesce in Italia (32%) e posti di lavoro in questo settore (27%). L’acquacoltura rappresenta circa il 20% della produzione totale italiana ed è costituita quasi esclusivamente dalla produzione di spigole e orate.

Le acque dello Stretto di Messina sono note per la pesca del pesce spada, ma anche per sardine, acciughe e sgombri, ovvero il tipico pesce azzurro del Mar Mediterraneo. Menzione particolare per storia (con l’ex stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica) e tradizione merita il tonno rosso siciliano. Introdotta dagli arabi intorno all’anno 1000, la pesca del tonno si è tramandata nei secoli, fino ai giorni nostri. Uno dei beni ittici più rinomati e iconici della Sicilia è anche il gambero rosso di Mazara del Vallo, che da scarto delle battute di pesca è diventato un frutto di mare tra i più apprezzati e ricercati.

La Sicilia gode anche di una straordinaria tradizione di Street Food. Il cibo di strada che nasce povero, adesso è tra i più ricercati anche in chiave gourmet. Ricco di varietà e di proposte, lo street food siciliano (e in particolare quello di Palermo) è stato collocato dal network americano Virtual Tourist, al 5° posto tra i migliori produttori di “street food” al mondo. Pane panelle e crocchè (cazzilli), arancine, carduna, cacuocciuli e vruocculi (cardi, carciofi e broccoli fritti nel burro), milinciani fritte (melanzane fritte), pesce cicireddu (pesciolini fritti), sfinciuni (un tipo di pizza), pane ca meusa, pane cunzatu e stigghiola, sono alla base di un variegato ventaglio di sapori e odori che affondano le loro radici nell’incontro di diverse culture. 


Anche la tradizione pasticcera siciliana gode di notevole prestigio all’interno del panorama gastronomico, non solo nostrano: il cioccolato di Modica, con la sua secolare lavorazione che affonda le sue radici nel XVIII secolo, grazie ai segreti di artigiani cioccolatieri che amalgamavano il cacao con lo zucchero e le spezie; il cannolo e la cassata siciliana sono alcuni dei prodotti dolciari più apprezzati e iconici della nostra terra; proprio la cassata, con la sua base di ricotta, pan di spagna e glassa di zucchero è l’emblema del sincretismo culturale siciliano. Con le sue origini arabe, continua ad essere uno dei baluardi gastronomici della sicilianità nel mondo.

Questo panorama articolato di prodotti di qualità, uniti a storia, territorio, archeologia, tradizioni, ha dato vita al ricco e articolato patrimonio gastronomico che oggi consegna alla Sicilia la nomina di Regione europea della gastronomia 2025. Un traguardo autorevole, che celebra l’eredità culinaria dell’antica Trinacria, offrendo un viaggio gastronomico unico, fatto di autenticità, passione e sapori indimenticabili. Il piano strategico per il 2025 è volto a promuovere il brand Sicilia nel mondo, utilizzando come attrattore l’enogastronomia, la cui valorizzazione è determinante anche in chiave di un turismo sempre più sostenibile. Se il cibo ha una forte valenza economica, sociale e culturale, la Sicilia ha molto da raccontare.

“Vino, olio e salute”

 

 

Un legame indissolubile, antichissimo tra due elementi cardine della sana alimentazione e della cucina mediterranea che assicurano il benessere, profondamente radicati nella nostra storia e nella nostra cultura, ma in maniera speciale in quella della civiltà siciliana dove si intrecciano a tradizioni le cui origini si confondono con quelle greche, arabe, bizantine, è il titolo del Convegno che si svolgerà a Marsala (TP) presso l’Auditorium Santa Cecilia sabato 31 maggio 2025, organizzato da K2 Innovazione s.r.l.. Obiettivo dell’evento è quello di incoraggiare la ricerca scientifica per rilanciare l’agroalimentare siciliano partendo dai due elementi tanto preziosi come il vino e l’olio e proporre un paniere dei prodotti salutistici Made in Sicily.

 

Il programma, dai ritmi serratissimi, si annuncia particolarmente ricco e di notevole interesse con la partecipazione di autorità religiose e civili, di rappresentanti delle Istituzioni e di accademici e ricercatori di notevole statura che interverranno sui molteplici aspetti che riguardano le produzioni, l’alimentazione, l’enogastronomia, la salute.

Il prestigioso Comitato scientifico organizzatore del Convegno è composto da Giacomo Dugo, Prof. Emerito di Chimica degli Alimenti, Università degli Studi di Messina; Piero Marino, Cardiologo; Vincenzo Nicolí, Presidente dell’Ordine Interprovinciale dei Chimici e Fisici della Sicilia; Vittorio Gebbia, Prof. di Clinica Oncologica Medica, Università degli Studi di Enna “KORE”; Peter Quinto Tranchida, Prof. di Chimica degli Alimenti, Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana, Università degli Studi di Messina; Alessandro Spadaro, socio fondatore di K2 Innovazione s.r.l. Enna; Giuseppe Avellone, Prof. di Chimica degli Alimenti, Università di Palermo; Vincenzo Ferrantelli, Veterinario; Ivana Lidia Bonaccorsi, Prof. di Chimica degli Alimenti, Università degli Studi di Messina, delegata dell’Università degli Studi di Messina - Gruppo di Lavoro Cibo nella Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS); Filippo Sgroi, Prof. di Economia Agraria, Alimentare ed Estimo Rurale, Coordinatore del Corso di Laurea Triennale in Scienze Gastronomiche, Università di Palermo; Antonella Sidoti, Prof.ssa di Biologia Applicata e Genetica Molecolare, Presidente Fondazione Albatros ITS Agroalimentare, Messina; Alessandro Pitruzzella, Presidente dell’Ordine regionale dei Biologi della Sicilia; Andrea Salvo, Prof. di Chimica degli Alimenti, Sapienza Università di Roma; Pietro Clemente, Presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Trapani.


Il Convegno avrà inizio alle ore 8:40 con i saluti delle Autorità, Don Marco Renda, Arciprete della Chiesa Madre di Marsala, Massimo Grillo Sindaco di Marsala, Mimmo Turano, Assessore dell’Istruzione e della Formazione professionale della Regione Siciliana, On. Stefano Pellegrino, On. Giuseppe Biga, Luigi Mondello, Presidente eletto della Società Chimica Italiana, Paola Dugo, Prorettore alla Ricerca Scientifica Università degli Studi di Messina, Alessandro Pitruzzella, Presidente dell’Ordine Regionale dei Biologi, Vincenzo Nicolì, Presidente dell’Ordine dei Chimici e Fisici della Sicilia, Presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Trapani.

Ad aprire i lavori, alle ore 9:20, sarà il Prof. Emerito Giacomo Dugo dell’Università degli Studi di Messina. Seguiranno (ore 9:30) gli interventi dei relatori moderati dalla giornalista Paola Musumeci e da Vincenzo Nicolì.

Fulvio Mattivi interverrà su “I Biomarcatori del consumo moderato del vino”; Giuseppe Avellone (ore 9:55) su “Il vino e i suoi sottoprodotti: le nuove applicazioni della tecnologia alimentare e farmaceutica”. Alle ore 10:15 Peter Quinto Tranchida presenterà il Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana. Titolo dell’intervento di Danilo Sciarrone e Paola Eustochia Donato (ore 10:30) è “Enantio – MDGC-accoppiata alla spettrometria di massa a rapporto isotopico per la certificazione del vino moscato”.

Alle ore 10:45 Andrea Salvo esporrà la sua relazione su “Indagini sull’influenza della tecnologia spray-drying sulla qualità del Nero d’Avola”.


Vi sarà poi, alle ore 11:00, uno spazio dedicato alle Rappresentanze del mondo del vino, seguito (ore 11:15) dal Coffee break presso il Dome (adiacente all’Auditorio).

Le relazioni proseguiranno alle ore 11:30 con Luigi Mondello e Paola Dugo che interverranno su “Chimica e intelligenza artificiale per la qualità degli oli extra vergine di oliva”; alle ore 11:50 con Marina Russo che esporrà la sua relazione su “Molecole ad elevato valore biologico nell’olio d’oliva e nelle foglie: potenziale per la salute umana”.

ore 12,10. “Olio di oliva: controllo qualità e importanza nutrizionale” è il titolo dell’intervento (ore 12:10) di Salvatore Giuliano. Seguiranno, alle ore 12:30, Filippo Sgroi e Federico Modica con “La percezione dei consumatori per le olive da tavola: un’analisi tra tradizione enogastronomica e comportamenti salutistici”.

Alle ore 12:50 sarà dedicato uno spazio alle Rappresentanze del modo dell’olio a cui farà seguito (ore 13:05)

la Discussione con la chiusura (ore 13:15) della sessione affidata all’Assessore alle Attività produttive della Regione Siciliana Edmondo Tamajo, e all’On. Raffaele Stancanelli, Deputato europeo della Lega.

Alle ore 13:35 è in programma la Colazione di lavoro con Degustazioni al Dome a base di abbinamenti di oli e vini con preparati alimentari tipici del territorio con la collaborazione del Prof. Paolo Austero e degli studenti dell’Istituto Abele Damiani di Marsala, Preside Prof. Domenico Pocoroba.


I lavori del Convegno riprenderanno alle ore 15:00 con i moderatori Pietro Marino e Biagio Valenti e saranno incentrati sugli aspetti riguardanti l’alimentazione e la salute.

Alle ore 15:00 Vittorio Gebbia interverrà su “Dieta e Neoplasie: fra miti e Realtà”; alle ore 15:20 Maurizio Abrignani su “Alimentazione e salute cardiovascolare”; mentre su “Diabete obesità e Alimentazione” interverrà (ore 15:40) Antonio Lo Presti. Le relazioni conclusive saranno quelle di Fabiola Martinico su “L’olio e il vino nell’alimentazione” (ore 16:00) e di Pietro Tamaro su “Emozioni, Alimentazione Postura e Alta Performance Sportiva” (ore 16:20).

Alle ore 16:40 è in programma la Discussione che precederà la chiusura della sessione prevista alle ore 17:00 e affidata all’On. Salvatore Cuffaro e a Giacomo Scalzo, Direttore regionale DASOE (Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico).

Seguirà, alle ore 17:30 il Coffe break presso il Dome.

Alle ore 17:40 la Tavola Rotonda, moderata da Giacomo Dugo e Vincenzo Nicolì, prevede la presentazione del progetto del paniere dei prodotti salutistici siciliani. Vi parteciperanno Nino Sutera, Ivana Bonaccorsi, Vito Zichitella, Lucio Monte, Antonella Sidoti, Benedetto Renda, Salvatore Agate e Alessandro Spadaro Delegato Ricerca ed innovazione Sicindustria PMI.


Alle ore 19:00 sarà dato spazio agli interventi e alla Discussione.

Le conclusioni del Convegno (ore 19:20) saranno affidate a Paola Dugo, Dario Cartabellotta e all’On. Alessandro Pagano.

mercoledì 14 maggio 2025

La Cucina Italiana a patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO

    Questa  è un iniziativa rivolta a coloro i quali a vario titolo si occupano di enogastronomia,   a tutti quelli che attraverso il loro attività  valorizzano il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico made in Italy, in Italia e nel mondo,   che si dedichino (o si siano dedicati) professionalmente ad attività connesse con la cucina italiana,  anche sotto l'aspetto culturale, sociale  e politico.




La  Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., IDIMED  e altri,  sostengono  la Candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell'Umanità promossa dal Governo,  insieme a quanti sono impegnati e dedicati alla divulgazione culturale, all’educazione alimentare, alla formazione e alla promozione del territorio, in Italia e all’estero. Con un obiettivo chiaro: tutelare e valorizzare la cultura alimentare e i prodotti agroalimentari di qualità, ponendo particolare attenzione al patrimonio identitario delle produzioni agroalimentari  

PARTECIPA


Un accordo di partnership con  quanti vogliono promuovere questo percorso per la candidatura della cucina italiana a patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco attraverso la cultura alimentare



Un’intesa che punta, attraverso iniziative condivise, a sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio culturale immateriale dell’umanità   rafforzando così il legame tra cultura, territorio, qualità,   sottolinea come la cucina italiana sia un elemento identitario, un mosaico di tradizioni regionali e un esempio di sostenibilità e biodiversità. La cucina italiana, infatti, non è solo cibo, ma anche pratiche, gestualità e rituali legati al momento del pasto, che contribuiscono a definire l'identità culturale del paese. 

La condivisione del percorso di valorizzazione della straordinaria varietà di saperi e sapori che caratterizzano la nostra cultura gastronomica e che ne definiscono l’identità,   a sostegno del riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità.

  La candidatura mira a riconoscere il valore della cucina italiana non solo come insieme di ricette, ma anche come pratica sociale, momento di condivisione e patrimonio di tradizioni tramandate di generazione in generazione.  

 La condivisione del percorso di valorizzazione della straordinaria varietà di saperi e sapori che caratterizzano la nostra cultura gastronomica e che ne definiscono l’identità,   a sostegno del riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità.

 

Promuovere la cultura del cibo significa valorizzare la nostra storia, le tradizioni e l’economia locale. I nostri prodotti  dell’elaioenogastronomia sono un patrimonio straordinario, frutto del lavoro delle comunità e delle imprese agroalimentari e degli artigiani del gusto,  che rappresentano un valore non solo economico, ma anche sociale e culturale.

 Il logo della candidatura della “cucina italiana” a patrimonio dell’Unesco,  una mano che spadella cose, fra cui classici ingredienti della cucina italiana e alcuni monumenti celebri nostrani.

Un logo dal design semplice, con la mano di uno chef che spadella sul fuoco un mix di ingredienti della cucina italiana (fra cui figurano il vino, l’olio di oliva, la pizza, il pesce e la pasta) e diversi monumenti italiani (fra cui notiamo la Mole Antonelliana, i Templi di Agrigento, la Torre di Pisa, il Colosseo e diversi altri), il tutto su sfondo azzurro e corredato di scritta “Io amo la cucina italiana candidata a patrimonio Unesco”.

Il logo vuole riportare alla mente l’atto di cucinare come   un rito e un patrimonio alimentare/culturale. Il logo è stato realizzato dagli allievi della Scuola della medaglia dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato.

 L'obiettivo è di valorizzare  i prodotti  identitari e dell'arte culinaria   dell’  ElaioEnoGastronomia    Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. 


"In molti sostengono che la cucina italiana non esiste perché è una somma di cucine regionali. altri che esiste eccome, e non è una somma, ma una moltiplicazione di saperi che si incontrano, si contaminano e si trasformano”.

La cucina italiana esiste, è un patrimonio di valori, di passione, di gesti, di saperi e di creatività, e non di ricette specifiche o di materie prime, per sua natura mutevole, aperto alle contaminazioni e inclusivo, già amato e condiviso dall’umanità. Il riconoscimento a Patrimonio Immateriale Unesco, che potrebbe arrivare nel 2025, sarebbe importante, e sarebbe un’operazione culturale, di affermazione e di orgoglio della cucina italiana d’Italia e del mondo, ben prima e molto di più di un’operazione commerciale, con effetti positivi diretti ed indiretti potenzialmente enormi. Un obiettivo che è alla portata, a patto che enti culturali, istituzioni e chef facciano sistema davvero, e non a parole, guardando al riconoscimento Unesco non tanto come un traguardo, quanto come un nuovo punto di partenza, e come ad uno stimolo per scrollarsi di dosso quel “modus pensandi” tutto italiano, di paragonarsi alla Spagna nella cucina come alla Francia nel vino, quando invece il Belpaese è ricco di identità, unicità e qualità eccellenti amate nel mondo.




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