lunedì 26 agosto 2024

Custodi dell'Identità Territoriale: Portatori di un Tesoro Inestimabile


Chi sono i Custodi dell'Identità Territoriale?

Sono coloro che, con passione e dedizione, promuovono e valorizzano le caratteristiche uniche di un luogo. Sono i custodi delle tradizioni, i promotori dei prodotti locali, i narratori delle storie che hanno forgiato un territorio. In sostanza, sono gli ambasciatori di un'eredità culturale che va preservata e tramandata alle future generazioni. Sono gli attori principali del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. elaborato dalla Libera Università Rurale dei Saper&Sapor Onlus



Qual è il loro ruolo?

Il ruolo dei custodi dell'identità territoriale è cruciale per:

·         Preservare il patrimonio culturale: Tramandare tradizioni, dialetti, ricette, mestieri antichi e storie locali, feste popolari, evitando che vadano perdute nel tempo.

·         Valorizzare le produzioni locali: Promuovere i prodotti identitari, sostenere i produttori locali e far conoscere le eccellenze del giacimento enogastronomico   di un territorio.

·         Aumentare l'attrattiva turistica: Rendere un luogo più interessante agli occhi dei visitatori, offrendo loro esperienze autentiche e indimenticabili.

·         Rafforzare il senso di comunità: Creare un legame più profondo tra le persone e il territorio in cui vivono, favorendo lo sviluppo di un senso di appartenenza.

·         Il paesaggio: L'ambiente naturale, i paesaggi rurali, i borghi antichi e i centri storici.

·  

Perché è così importante essere custodi dell'identità territoriale?

Preservare l'identità territoriale è fondamentale per:

·         Rafforzare il senso di appartenenza: L'identità territoriale fornisce alle persone un senso di appartenenza a una comunità e un legame con il proprio passato.

·         Promuovere lo sviluppo sostenibile: Valorizzando le risorse locali e le tradizioni, si contribuisce a creare un modello di sviluppo economico più equo e sostenibile.

·         Aumentare l'attrattiva turistica: I luoghi che conservano la propria identità sono più attraenti per i turisti, che cercano esperienze autentiche e originali.

·         Contrastare l'omologazione: La tutela dell'identità territoriale aiuta a contrastare l'omologazione culturale e a preservare la diversità dei luoghi.

Esempi di custodi dell'identità territoriale:

 

·         Sindaci: Mettono in atto politiche di valorizzazione del territorio e di tutela del patrimonio culturale. per tramandarlo alle generazioni future

·         Cuochi e pasticcieri:   Raccontano e salvaguardano la storia e le tradizioni culinarie di un territorio.

·         Scrittori, poeti  e giornalisti: Celebrano la bellezza di un luogo attraverso le loro inestimabile opere.

·         Associazioni culturali: Organizzano eventi e manifestazioni per promuovere le tradizioni locali.

·         Agricoltori biologici: Coltivano e allevano   con metodi tradizionali e rispettando l'ambiente.

·         Artigiani: Mantengono vive le antiche tecniche artigianali e producono oggetti unici.

 

Progetti come Borghi Genius Loci De.Co.:  sono un esempio concreto di come sia possibile valorizzare l'identità di un luogo attraverso la promozione dei prodotti locali e delle tradizioni.

 

Come diventare custode dell'identità territoriale?

 

Ognuno di noi può contribuire a valorizzare il proprio territorio in molti modi:

·         Condividere le proprie conoscenze: Raccontare le storie della propria famiglia, le tradizioni del proprio paese, le ricette della nonna.

·         Acquistare prodotti locali: Sostener l'economia locale e contribuire alla salvaguardia delle tradizioni alimentari.

·         Sostenere le imprese locali: Acquistando prodotti   identitari e locali e frequentando le botteghe artigiane.

·         Partecipare alla vita della comunità: Aderire a associazioni culturali, partecipare a eventi locali e collaborare con le istituzioni.

·         Promuovere il proprio territorio sui social media: Condividere foto, video e storie che raccontino la bellezza del proprio luogo.

·         Organizzare eventi: Creare occasioni di incontro e scambio per far conoscere le tradizioni locali.

·         Tramandare le tradizioni: Condividere le proprie conoscenze e le proprie esperienze con le nuove generazioni.

·         Diffondere la conoscenza del territorio: Parlare del proprio luogo di origine con orgoglio e promuoverlo all'esterno.

 

Perché è importante essere Custodi dell'identità territoriale?

In un mondo sempre più globalizzato e omologato, preservare l'identità di un luogo significa:

·         Avere un'identità forte: Un territorio con una forte identità è più resiliente di fronte ai cambiamenti e alle sfide del futuro.

·         Offrire un'esperienza unica: I turisti sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche e originali.

·         Creare un futuro migliore: Valorizzare il patrimonio culturale significa investire nel futuro delle nuove generazioni.

Conclusione

Essere custodi dell'identità territoriale è un impegno che va oltre il semplice amore per il proprio luogo. È una responsabilità nei confronti delle generazioni future, un modo per contribuire a costruire un mondo più autentico e sostenibile 

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lurss.onlus@gmail.com




sabato 24 agosto 2024

Turismo delle radici è non solo...

 

Un’occasione per rilanciare il valore dell’olio EVO italiano è offerta dal Turismo delle Radici.

Ce ne parla la dott.ssa Vania Sarullo, componente del Coordinamento Regionale Sicilia dell’Assocciazione Nazionale Città dell’olio, socia dell’Associazione Nazionale Donne dell’Olio, di Women in Olive Oil e referente di Pandolea per la Sicilia, che ha realizzato un modello progettuale per la valorizzazione e la promozione dei territori a vocazione olivicola della nostra Regione, attraverso questa nuova forma di turismo. 

Percorsi olivicolo-digitali del Turismo delle Radici in Sicilia

Il 2024 è l’anno delle radici italiane nel mondo e il Ministero degli affari Esteri e della Cooperazione Internazionale promuove il “Turismo delle radici” quale opportunità per valorizzare le storie di emigrazione, sacrificio e successo degli avi degli italo-discendenti nel mondo e preservarne la memoria.

Si tratta di una forma di turismo generata dagli emigrati e dai loro discendenti che vogliono riconnettersi con le proprie radici, visitando la terra d’origine della propria famiglia durante le vacanze.

“L’Anno delle radici” offre all’Italia un’opportunità che riguarda non solo il settore turistico e tutto il suo indotto ma, a mio avviso, anche quello olivicolo-oleario: è questa un’occasione per rilanciare il valore dell’olio EVO italiano, un alimento buono, che fa bene e che contribuisce alla Bellezza e alla promozione del territorio.




Nelle foto alcuni siculi-discendenti che raccolgono le olive con i parenti siciliani nelle campagne di Brolo

 

           Una Ricerca del C.R.E.A. intitolata “Turismo delle radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani - un focus sul settore olivicolo oleario”, presentata nel corso del convegno inaugurale di Trieste Olio Capitale 2024,  ha dimostrato l’interesse dei turisti delle radici per l’olio EVO e per le esperienze legate all’oleoturismo nonché una non approfondita formazione e conoscenza da parte delle comunità italiane all’Estero della cultura olivicolo-olearia, in particolare dell’olio EVO, soprattutto in termini di acquisto e promozione.

“Gli italo-discendenti sono legati a territori e produzioni locali: più dell’87 % promuove il made in Italy al rientro; per oltre il 73 % l’olio di oliva italiano è di qualità superiore”.

Partendo dai dati della suddetta Ricerca e dalle conoscenze acquisite attraverso la partecipazione ad un corso di perfezionamento in “Valorizzazione e gestione dei sistemi locali” (Unitelma Sapienza, Roma), ho realizzato un “Modello metodologico-progettuale” per la costruzione di una destination management dell’ Oleo-Turismo delle radici che ho presentato il 12 marzo 2024, come elaborato finale del corso digitale di formazione “Il turismo delle radici - come progettare e promuovere un’offerta turistica mirata agli italiani nel mondo” (Università della Calabria e Confcommercio Cosenza) che descrivo sinteticamente.

Tale modello metodologico vuole rappresentare uno strumento, una sorta di vademecum che, attraverso delle linee guida, aiuti gli amministratori di un territorio (tra cui anche i referenti comunali dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio) a strutturare insieme dei percorsi di Oleoturismo delle radici.

Da questo modello è stata elaborata un’idea progettuale che intreccia le due direttrici, il turismo delle radici e il turismo dell’olio, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare queste due forme di turismo anche attraverso strumenti digitali avanzati che riguardano anche la tracciabilità agroalimentare.

Il progetto integra aspetti culturali, territoriali e sociali, per sviluppare un turismo delle radici e un turismo dell’olio sostenibile e inclusivo che mira a valorizzare il patrimonio culturale e olivicolo oleario dei territori e il made in Sicily.

Esso si articola in diversi piani: il piano culturale, il piano territoriale, sociale e il piano digitale.

Il piano culturale mira a riscoprire e valorizzare il patrimonio storico e culturale delle aree coinvolte, promuovendo tradizioni, usi e costumi locali legati alle radici e alla produzione di olio EVO. Eventi, mostre e attività educative saranno organizzati per coinvolgere turisti e comunità locali.

Il piano territoriale si concentra sul miglioramento delle infrastrutture e dei servizi turistici nelle aree coinvolte. Questo include la creazione e la manutenzione di percorsi tematici, l’installazione di segnaletica informativa e la collaborazione con enti locali per garantire un’esperienza turistica di alta qualità.

Il piano sociale si propone di coinvolgere le comunità locali nel progetto creando opportunità di lavoro e favorendo lo sviluppo economico sostenibile. Saranno promosse iniziative di inclusione sociale e partecipazione comunitaria, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione.

 

Il piano informativo digitale si avvarrà dell’utilizzo di due piattaforme digitali, realizzate e curate dalla dottoressa Maria Timoshina e dal professore Pierluigi Gallo:

-Olive Oil Tourism (https://oliveoiltourism.it) piattaforma per la prenotazione online di esperienze legate all’olio di oliva, facilitando l’accesso a visite guidate, degustazioni e tour nelle aziende olivicole.

-SeedsBit Traceability (https://trackit.seedsbit.com) è la piattaforma di tracciabilità alimentare basata su blockchain e smart contract.

L’idea progettuale è stata già illustrata ai componenti del GAL Monti Sicani e Valle del Belice e per il momento unico partner è l’Associazione Nazionale Città dell’Olio di cui fanno parte trenta Comuni della regione Sicilia.  Attraverso questo progetto potrebbero essere implementate le iniziative di tipo esperienziale dell’Associazione, come la Merenda nell’oliveta e la Camminata tra gli Olivi, finalizzate alla valorizzazione dei territori di origine dell’olio extravergine di oliva italiano.

Altri esempi di attività svolte in Sicilia occidentale, che potrebbero essere rimodulate e riproposte come attrattori turistici in altri territori dell’isola, sono il “Biancolilla Day”, svoltosi a Calamonaci (AG), il “Nocellara Fest” a Castelvetrano (TP): giornate a tema dedicate alla valorizzazione delle cultivar autoctone siciliane e del paesaggio olivicolo del territorio, attraverso momenti culturali e musicali, degustazioni di olio EVO e abbinamenti gastronomici.

La Regione Sicilia sta lavorando per i siculo-discendenti attraverso un disegno di legge governativo (n.723/2024) che mira a rafforzare i legami tra l’isola e i siciliani sparsi nel mondo, preservando e valorizzando le radici culturali, storiche e familiari dei siciliani all’estero.

Si confida pertanto nella sensibilità e collaborazione delle istituzioni e delle comunità locali per il lancio e lo sviluppo di questa offerta turistica nuova e originale, collegata anche alla promozione della tradizione gastronomica e della produzione oleicola siciliana, che contribuirebbe, inoltre, alla tutela del paesaggio e allo sviluppo economico delle aree interne.

Il Turismo dell’olio può offrire un solido contributo al programma del Turismo delle radici e l’ulivo con il suo olio, attraverso una corretta comunicazione e promozione, possono diventare degli importanti attrattori turistici per i siculo-discendenti sparsi nel mondo.

 

martedì 20 agosto 2024

Pachino, Festa della vendemmia

  Si svolgerà da venerdì 20 a domenica 22 settembre la terza edizione della “Festa della vendemmia“, la manifestazione organizzata dall’associazione “Vivi vinum Pachino” che promette un’edizione esclusiva, per le tante novità a partire dal luogo.Sarà infatti la vecchia stazione di Pachino in piazza Pietro Nenni, per l’occasione “Stazione del vino”, a ospitare la manifestazione diventando per tre giorni luogo di aggregazione e di scambio culturale, quel “palmento a cielo aperto” delle passate edizioni che inebria l’aria di mosto.

“È arrivato il momento di valorizzare altri punti della città, come quartieri e zone mai resi vivi o ritenuti importanti – riferisce Walter Guarrasi, presidente dell’associazione “Vivi vinum Pachino” – La stazione di Pachino per noi è la “stazione del vino” e su quei binari viaggiava il mosto caricato presso i magazzini del vino lungo la ferrovia, su quei binari viaggiava il Nero Pachino. Parliamo di una parte importante della storia del nostro territorio“.





 

Il presidente del sodalizio organizzatore, ringraziando l’amministrazione comunale per il patrocinio, sottolinea: “Con questa voglia di crescita e di sviluppo stiamo contribuendo da 7 anni a migliorare il territorio, a diffondere la cultura del “bello” e a trasmettere la consapevolezza che è possibile ripensare e interpretare un modello nuovo di ri-generazione urbana, sociale ed economica. La nostra associazione è riuscita a raggiungere risultati importanti perché si pensa al “Noi” e non all’ “Io”, ogni socio pensa e agisce come squadra. La Festa della vendemmia, come “tradizione innovativa” riesce a tradurre questo pensiero perché unisce, valorizza, promuove. Al centro di questa visione si richiamano i sani principi della cooperazione, la “comunità artigiana” che “costruisce per ricostruire”.

La festa si svolgerà in piazza Pietro Nenni, che dista qualche centinaio di metri dal centro storico.

Il programma si preannuncia ricco di appuntamenti, con il 3° “Palio della botte“, conferenze sulla cultura vitivinicola e sull’enoturismo, il concerto del sabato sera con un ospite di fama nazionale, mentre la domenica del folklore sarà dedicata alla pigiatura con la presenza dei carretti con l’uva e con il gruppo folk “Pachino ‘nciuri – Carmelo Latino”.

Al centro degli eventi la degustazione di oltre cento etichette di vino, lungo un percorso dedicato alle aziende vitivinicole di Pachino e non solo, protagoniste della “Festa della vendemmia”. La gastronomia contadina e il cibo della vendemmia presente nella rotonda dei “Pachinesi nel mondo”, per celebrare “il rito della tradizione”. Il ponte di via XXV Luglio sarà impreziosito dall’artigianato, dalle arti e dai mestieri, grazie alla cooperativa di comunità “Le terre di Ebe”.

La “mustata”, dolce tipico della vendemmia di Pachino, sarà sui banchi per tutti e tre i giorni, così come sarà organizzato il 3° concorso amatoriale “La vendemmia nel piatto”. Poi ancora i “giochi di una volta” per i bambini delle scuole, e la presenza del Centro diurno anziani, degli istituti superiori “Calleri” e “Bartolo”.

Tra le novità, la rubrica “Di che vendemmia sei… incontro con l’ospite d’onore” e il 1° concorso enologico “Il vino dello Scagno”.

L’associazione “Inverdurata di Pachino” realizzerà un mosaico vegetale dedicato e interagirà con il laboratorio per inverduratori. Sarà assegnata quindi la 3ª “Pampina d’oro“.

domenica 18 agosto 2024

Le siringate,... quei gustosi dolcetti

  

 Santa Margherita Belice, ha adottato con delibera di giunta,  il percorso   Borgo GeniusLoci De.Co. un    percorso culturale, composto da 12 steps, iniziando dalle  Siringate, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina"

Il percorso, ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio 

L’evento conclusivo del Festival del Gattopardo 2024 ha avuto un epilogo domenica 4 agosto  nel III Cortile di Palazzo Filangeri di Cutò, con “La cucina siciliana nel romanzo”  e concluso con  il Proloquio per la candidatura “La tavola del Gattopardo Ambasciatrice dell’Identità Territoriale” del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. De.Co. 

Il percorso per la candidatura prevede l'elaborazione di un dossier da  discutere nel corso dell'Audizione pubblica.  

https://terra.regione.sicilia.it/borghi-geniusloci-de-co-legame-fra-uomo-ambiente-clima-e-cultura-produttiva/

 https://terra.regione.sicilia.it/nasce-lassociazione-dei-borghi-genius-loci-de-co-come-farne-parte/   

Di territorio e di prelibatezze identitarie si occuperà l'evento in programma mercoledì 21 agosto in Piazza Matteotti con inizio alle ore 21.00. finanziato dall'Assessorato Agricoltura della Regione Siciliana, dove sarà possibile  visionare un buffet dimostrativo sui prodotti identitari della  tavola del Gattopardo  candidata ad Ambasciatrice dell’Identità Territoriale”




«Il genius loci è il territorio della memoria, il nostro patrimonio, il valore più profondo della cultura  mediterranea ed europea,ed è l’unico anticorpo che abbiamo rispetto alla cultura dell' indefinito  globale»  afferma Nino Sutera
 


       Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

"Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche le orecchie perché si racconta e racconta il territorio. Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo."  conclude Nino Sutera

La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici,  la  rigogliosa natura ha regalato diversi  elementi attrattivi  ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio.


Lo Storico Prof.  Andrea Randazzo, ha compiuto una attenta ricerca storica, sull’origine del prodotto simbolo e identitario di Santa Margherita Belice, le siringate, eccola...
           







 Con la venuta degli Spagnoli in Sicilia, nel 1516 con re Carlo V d’Asburgo, il settore culinario e dolciario si arricchì di nuovi prodotti tra i quali i famosi Churros (siringate) che in Sicilia, non riscossero la medesima popolarità che avevano ed hanno nei paesi di lingua spagnola, dovuto, penso, al nostro largo uso di cannoli, cassatelle e sfingi, portati in Sicilia dagli Arabi,
I churros e le siringate di Santa Margherita di Belìce sono simili nella forma e nel colore ma diversi nella sostanza: i primi sono fatti, in ordine di quantità, di acqua, farina, burro, uova, zucchero e sale; i secondi, di ricotta, farina, miele, zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia grattugiata.
Raccontano gli anziani del paese che a fare le prime siringate di ricotta fu la moglie di un pastore Margheritese, che viveva nel lontano feudo Meccina col marito e la loro numerosa prole.
In estate le pecore, come è noto, producono poco latte e di conseguenza i pastori ottengono limitati quantitativi di ricotta; a quei tempi non esistevano frigoriferi e l’unico metodo di conservazione della ricotta consisteva nel salarla ed esporla al sole. Quanto il curatolo raggiungeva una consistente quantità di ricotta salata andava in paese a venderla.
Un giorno la donna, vedendo il marito immergere il formaggio appena fatto nel siero bollente per non guastarsi, pensò di mettere la ricotta nell’olio bollente ottenendo un dolce che piacque ai suoi figli, e, soprattutto, si conservava bene per alcuni giorni. Poi per migliorare la cottura, fece dei cilindretti adoperando l’imbuto di latta con cui il marito durante l’inverno faceva la salsiccia. A poco a poco, aggiunse altri ingredienti ottenendo, infine, una vera prelibatezza.
Un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri la quale amava trascorrere diversi mesi all’anno nel suo sontuoso palazzo di Santa Margherita di Belice, si trovò a passare per quella masseria, dopo un’estenuante battuta di caccia con i suoi amici.
La moglie del pastore molto imbarazzata non sapeva cosa offrire a quel nobile signore che, fra l’altro, era anche il proprietario del feudo e degli armenti. Prese del pane appena sfornato, lo condì con olio, sarde, vastedda ed origano; infine, alquanto timorosa, prese un canestro colmo di siringate e gliele porse.
Don Lucio e i suoi amici, credendo che fossero i comuni churros, ne presero qualcuno per non essere scortesi, ma appena li assaggiarono, una dopo l’altra le finirono tutte. Il conte prima di ripartire invitò la donna a recarsi a casa sua per insegnare alla loro cuoca a fare quei dolcetti tanto squisiti.
Anche alla principessa Giovanna le siringate di ricotta piacquero tanto, così cominciò ad offrirle a tutte le sue amiche che andavano a trovarla; e durante il carnevale interi vassoi di siringate erano offerti a tutte le maschere che andavano a ballare nel suo palazzo.
In breve quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina, divennero popolari non solo tra le famiglie abbienti ma tra tutti i Margheritesi.

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