lunedì 12 settembre 2022

Caltanissetta è Guin­ness World Re­cords

   E’ Guinness world record, a Caltanissetta si realizza il cannolo più lungo del mondo: 21 metri e 43 centimetri Il super cannolo è stato farcito con settecento chili di ricotta.

                      Il cannolo non è un prodotto tipico, ma    un prodotto identitario, per leggenda,  storia  e cultura locale ha affermato Nino Sutera

Nell’ambito della manifestazione si è svolto  un mo­men­to di con­fron­to con le ca­te­go­rie pro­dut­ti­ve in vi­sta dei la­vo­ri per l’avvio del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. con la partecipazione, tra gli altri,   del Vice Sindaco  Grazia Giammusso e gli Assessori    Marcella Natale  e Fabio Caracausi, il Presidente di Ri­sto­world, Mar­cel­lo Pro­iet­to di Sil­ve­stro,  il Direttore Andrea Finocchiaro,  il Mae­stro Pa­stic­ce­re Lil­lo De­fra­ia, e Nino Sutera  coordinatore nazionale della Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co.

  Ristoworld Italia, con il patrocinio della Regione Sicilia Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo, Città di Caltanissetta, Sac Società Aeroporto Catania, Camera di Commercio Caltanissetta, Proloco, Confcommercio e partner pubblici e privati, ha dato vita al Guinness World Records “Il Cannolo più lungo del mondo”,   autorizzato da Londra e coordinato dal Maestro Pasticcere Lillo Defraia, Cavaliere della Repubblica Italiana, coadiuvato da Luigi Li Veli, esperto procedure Guinness.

Presenti cuochi e pasticceri delle diverse associazioni da tutta Italia. Attualmente il record era di 5 metri

 Madrina dell’evento Anna Martano,

 prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia

 
                    

   

 

Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.
 

  

Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

 












venerdì 2 settembre 2022

Il Cannolo, un dolce identitario

 ninosutera

A Caltanissetta l’11 Settembre si tenta il Guinness World Records 

“Il cannolo più lungo del mondo”  


Il cannolo:  un prodotto identitario, per leggenda,  per storia  e cultura locale.

Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.

La valorizzazione dell’Identità territoriale attraverso i Borghi Genius Loci  De.Co.

Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato sul territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono tuttavia quattro principi, la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea dei Borghi GeniusLoci De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Non potendo legare l'azione di forza alla qualità normata dai Reg. comunitari, sta nell'unicità dell'identità l'azione vincente. In questo processo culturale, i disciplinari, le commissioni, e i regolamenti, mutuati dai marchi di tutela di tipo europeo(DOP, IGP, DOC, ect) sono strumenti impropri.

«E’ proprio a tavola che si esprime quel “genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”

Bisogna dire infine,   che non è un percorso per tutti, ne tanto meno tutti i Comuni hanno i requisiti necessari per essere inseriti tra i Borghi GeniusLoci De.Co.

 

Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.
L’odierno cannolo siciliano avrebbe dunque antiche origini, anche se nei secoli ha subìto diverse trasformazioni, e il suo antenato potrebbe essere stato un dolce a forma di banana, ripieno di ricotta mandorle e miele.
L’ipotesi più accreditata sarebbe quella che le favorite dell’emiro, per passare il tempo, si dedicassero alla preparazione di prelibate pietanze, in particolare di dolci e in uno dei tanti esperimenti culinari avrebbero “inventato” il cannolo, allusione evidente alle “doti” del sultano.
Un’altra fonte, invece, tramanda che i cannoli siano stati preparati per la prima volta in un convento sempre nei pressi di Caltanissetta.
Si racconta che in occasione del Carnevale le monache “inventarono” un dolce formato da un involucro (“scorcia”) riempito da una crema di ricotta e zucchero ed arricchito con pezzetti di cioccolato e granella di mandorle (cucuzzata).
Sia che si tratti di suore o concubine, “queste donne, rese diverse dal voto di castità, probabilmente nel loro intimo non lo erano così tanto di fronte al piacere voluttuoso offerto dal magnifico dolce”.
Di certo sappiamo che le sue radici risalgono alla dominazione araba in Sicilia (dal 827 al 1091).
Gli Arabi, come i Greci, apportarono molte novità nell’arte, in generale, e nella cucina, in particolare, come ad esempio, la canna da zucchero, il riso, le mandorle, il gelsomino, il cotone, l’anice, il sesamo e le droghe: cannella e zafferano. Essi erano anche abilissimi pasticceri, e se è vero che la ricotta di pecora già si produceva in Sicilia, è anche vero che sono stati gli Arabi a lavorarla con canditi, pezzetti di cioccolato e ad aromatizzarla con liquori, dando vita ad un’accoppiata vincente, zucchero e ricotta , preludio dei dolci siciliani più famosi al mondo: la cassata ed i cannoli.
L’ipotesi sull’origine del sublime cilindro di ricotta, stimolante per il gusto ed accattivante per le interpretazioni tra sacro e profano, è descritta dal duca Alberto Denti di Pirajno, cultore di gastronomia. In “Siciliani a tavola” (la cui edizione fu terminata da Massimo Alberini, dopo la scomparsa del nobile siciliano) il duca sostiene che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta. Per l’esattezza, si legge: “Il cannolo non è un dolce cristiano, ché la varietà dei sapori e la fastosità della composizione tradiscono una indubbia origine mussulmana”.
La tesi è verosimile in quanto alla fine della dominazione araba in Sicilia, coincisa con l’arrivo dei Normanni, gli harem si svuotarono (si ricorda che Caltanissetta in arabo significa “Castello delle donne”, poiché gli emiri saraceni vi tenevano i loro harem), e una o più donne ormai libere, convertitesi al Cristianesimo, entrarono in convento. Qui potrebbero avere riprodotto alcune delle ricette con le quali avevano sedotto le corti degli emiri, trasmettendole in seguito a “quelle sante ancelle del Signore sino a noi poveri peccatori”. E ciò spiegherebbe l’esistenza di un legame tra le due leggende.

A Caltanissetta l’11 Settembre si tenta il Guinness World Records “Il cannolo più lungo del mondo” Presenti i militari del Gruppo Volo Antisommergibile VP-9 della Marina USA Base Nato di Sigonella  

Domenica 11 settembre 2022 a Caltanissetta, Ristoworld Italia, con il patrocinio della Regione Sicilia Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo, Città di Caltanissetta, Sac Società Aeroporto Catania, Camera di Commercio Caltanissetta, Proloco, Confcommercio e partner pubblici e privati, darà vita al Guinness World Records “Il Cannolo più lungo del mondo”, tentativo autorizzato da Londra e coordinato dal Maestro Pasticcere Lillo Defraia, Cavaliere della Repubblica Italiana, coadiuvato da Luigi Li Veli, esperto procedure Guinness.

Saranno presenti cuochi e pasticceri delle diverse associazioni da tutta Italia. Attualmente il record è di 5 metri e il gruppo di lavoro conta di raggiungere una lunghezza a due cifre. «Caltanissetta – commenta il presidente Ristoworld, Marcello Proietto di Silvestro - nella giornata del record si trasformerà nella culla ideale della pace e del dialogo fra i popoli, proponendo uno scambio culturale e ribadendo valori imprescindibili del rispetto e della dignità della persona, della legalità, della pace e del dialogo. In questa ricorrenza particolare, fra gli Americani di Sigonella e la Comunità di Caltanissetta, con i Vigili del Fuoco in prima fila, un momento di grande emozione». Il tentativo di battere il record del mondo sarà una ottima occasione per presentare al grande pubblico il Cannolo di Caltanissetta al centro di una attività di promozione destinata alla produzione ed esportazione del simbolo della pasticceria nissena.

 Nutrito il calendario degli eventi che accompagnerà il tentativo:

-           venerdì 9 settembre alle 17 e 30 la presentazione ufficiale e un momento di confronto con le categorie produttive in vista dei lavori per la definizione della De.Co (denominazione comunale “Cannolo di Caltanissetta”) ed esportazione del prodotto in Europa e nel mondo. Il Sindaco della Città Roberto Gambino  verrà insignito del riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” del percorso Borghi GeniusLoci De.Co.

-          Sabato 10 settembre le iniziative culturali proseguiranno al mattino con la passeggiata alla riscoperta dei luoghi dolciari della Città di Caltanissetta e alle 17,30 con la presentazione degli altri record detenuti dalla Città di Caltanissetta; visita alla mostra e conversazione con Franco Di Guardo, autore che richiama alle prerogative della cucina siciliana e italiana nel mondo.

-           Domenica 11 settembre alle ore 15 il taglio del nastro e via al tentativo Guinness World Records: al termine proclamazione “ufficiosa” alla presenza del delegato Guinness Robert Sherman e distribuzione gratuita del dolce al pubblico. La parte restante del cannolo sarà messa a disposizione di enti benefici, nel rispetto delle disposizioni di legge in tema di sicurezza alimentare.

-          Sempre domenica 11 settembre alle ore 17, incontro pubblico di saluto fra i rappresentanti istituzionali, le autorità religiose, civili e militari: ospite d’onore la delegazione dei militari appartenenti al Gruppo Volo Antisommergibile VP-9 della Marina USA e dei militari dell'Aeronautica USA (US Air Force) della base di Sigonella che, proprio in quella data, ricordano uno degli eventi che ha segnato la recente storia del mondo. Spazio anche al gemellaggio fra i militari di Sigonella e i Vigili del Fuoco di Caltanissetta.

 Madrina dell’evento Anna Martano, prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia, autrice di numerose pubblicazioni e saggi sulla cucina e pasticceria siciliana, formatrice ed esperta di grani antichi. La prestigiosa rivista di settore Pasticceria Internazionale è media partner dell’evento. «Quando si parla di cannolo – commenta Roberto Gambino, sindaco di Caltanissetta che ha fortemente voluto questo evento, assieme a tutta l’amministrazione comunale, il Consiglio Comunale e gli uffici preposti - non si può non pensare alla “guantiera” piena di dolci appena farciti servita la domenica a tavola con la famiglia riunita. Il cannolo rappresenta la cultura e le tradizioni del nostro territorio, nonchè il calore e lo spirito di condivisione che caratterizza la nostra gente. Per la Città di Caltanissetta è un immenso piacere pubblicizzare la pasticceria tipica siciliana grazie alla realizzazione del cannolo più lungo del mondo. Collaboreranno alla realizzazione maestri pasticceri provenienti da tutta la Sicilia e da altre regioni. Tutto questo – conclude entusiasta il sindaco Gambino - è stato possibile grazie al coordinamento di Ristoworld Italia, che si occupa di salvaguardare i patrimoni enogastronomici italiani»


domenica 21 agosto 2022

C’era ‘na vota e c’era…..

 

       Fiabe e favole siciliane raccontate da: Nonna Rosina, Nonna Maria, Mamma Sara, Papà Steno, Zio Luciano, Zia Fonì, mirabilmente trascritte e tradotte da Antonella Marascia

                            Una Mammadraga furibonda, vecchie Magàre e giovani Principesse, Re cornuti e Reginotte fatate, Rane parlanti, Corvi che rubano cuori e pettinesse, giovani Principi che sciolgono il voto dei padri e fanno il Cammino di Santiago, una figlia di Marchese che riesce a gabbare la Corte del Re e un vecchietto arzillo che sfida Lucifero con l’inconsapevole complicità di Commare Morte…

 Ogni cunto, ascoltato direttamente dall’autrice fin da bambina  dalla viva voce dei familiari, diventa la tessera del mosaico che racconta le sue radici di terra e di mare di Sicilia: la Borgata Costiera da parte di padre, il fiume Màzaro da parte di madre. Questo libro non ha alcun intento scientifico,  non è scritto in siciliano ma nella lingua parlata da chi raccontava ed è tradotto in italiano dall’autrice che ha cercato di rendere non solo il senso dei cunti, ma anche la loro coloritura, le battute che le nonne usavano intercalare, la musicalità di tutte le parti in rima. E’ una raccolta di perle pescate nel fondo della memoria, riportate a galla, ripulite ed infilate ad una ad una tra pagine che attendono di essere lette ma anche raccontate e colorate.

 Le illustrazioni sono quelle originali fatte da Alessandra Celere quando aveva appena cinque anni, mentre la magnifica copertina è opera attuale del piccolo Flavio Prestifilippo.

Favole e fiabe siciliane senza tempo, raccolte e tradotte con amore direttamente dagli anziani di una famiglia siciliana. Nel vasto panorama delle storie siciliane questa raccolta ha senso sopratutto, nel carattere intimo, familiare: quasi un testamento di ricordi. Di un tempo dedicato a raccontare una e più volte le storie della tradizione orale.

Questo libro è anche una testimonianza di una consuetudine del passato ormai rara: adulti che raccontano ai più giovani e che attraverso i racconti trasmettono la sapienza delle passate generazioni

L’autrice ha deciso di devolvere il suo compenso al MAIS onlus (www.maisonlus.org), per il sostegno di uno specifico progetto di sviluppo e formazione..


Antonina (Antonella) Marascia è nata a Levanto (SP) e vive a Mazara del Vallo (TP). Segretaria comunale, formatrice, esperta di sviluppo locale. Appassionata di tradizioni popolari è cresciuta a pane e “cunti”. Attualmente è la segretaria/direttrice generale della Città Metropolitana di Palermo. Ama leggere, scrivere e far di conto. Il suo motto è “viaggiare è più che vivere”. Da grande farà la scrittrice.

 

domenica 7 agosto 2022

Food Cooking Competition Fest, il Master Chef Margheritese

 

Food Cooking Competition Fest, il Master Chef Margheritese

 

 Una serata meravigliosa all'insegna del buon cibo e della promozione del nostro territorio belicino, un ringraziamento al Sindaco Gaspare Viola a tutta l'amministrazione Comunale ed al Presidente dell'associazione culturale Eracle Calogero Livoti, un grazie particolare per la preziosa collaborazione va a tutti gli sponsor e agli illustri Ospiti, lo chef Francesco Bonomo, Nino Sutera, Peppe Bivona, Giusi Bavetta, Onorio Di Giovanna, ed ancora un vivissimo ringraziamento va a tutti i concorrenti che hanno dimostrato vera passione per l'enogastronomia del territorio Infine mi è doveroso ringraziare a Lo chef Francesco Mauceri e a tutto lo staff organizzativo che ha collaborato per la buona riuscita dell'evento, ha affermato il Prof  Michele Ciaccio che ha organizzato in maniera perfetta la serata

Santa Margherita Belice, ha adottato il percorso   Borgo GeniusLoci De.Co. un    percorso culturale, composto da 12 steps, tra questi la consegna del riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” al Sindaco Gaspare Viola.



Il percorso ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio.

  Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co., è un percorso culturale,     che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi.

La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici,  la  rigogliosa natura ha regalato diversi  elementi attrattivi  ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio

 

 










































venerdì 15 luglio 2022

Calamonaci: tra musica, canti e Genius Loci


                      I Canti della mietitura, testimonianze autentiche e preziose dell’identità di una comunità, esempio vivente di un dialogo mai sopito tra storia e natura.

  In programma il prossimo fine settimana la 2°edizione Sagra del Pane e dei Grani antichi a Calamonaci. La manifestazione –– intende valorizzare le antiche tradizioni tipiche del territorio   Durante i quattro giorni si alterneranno workshop, momenti musicali, seminari, laboratori, spettacoli 

                           Domenica 17 Luglio alle ore 18.30 presso l'Antico Olificio Sarullo, l’evento inedito “Cantare il lavoro dei campi. Converszioni e testimonianze sul filo della memoria”.

            Moderati da Vania Sarullo D’Amico, interverranno dopo i saluti del Sindaco di Calamonici,  Vincenzo Vacante, Giuseppe Veneziano, Mimmo Marino, Nino Sutera, concluderà i lavori Toni Scilla Assessore Regionale all’Agricoltura.   

              Almeno fino a quarant’anni fa, in Sicilia, il periodo della mietitura e della trebbiatura ha rappresentato una scadenza lavorativa di primaria importanza. Momento di forte socializzazione, occasione per riaffermare vincoli di solidarietà e di valori di vita comuni, questi frangenti, sebbene carichi di fatica, erano l’occasione per chi vi partecipava attivamente, di vivere modalità rituali, agire gesti  ed espressioni vocali, pieni di significato.

   La mia relazione verterà, afferma Vincenzo Vacante,   in parte, sull’ascolto ed il commento dei canti legati a queste attività lavorative, i cosiddetti canti di paglia. Seguendo ciò che ci insegna la ricerca musicologico-storiografica, si farà quindi attenzione nel rivalutare, assieme al testo musicale, tutto ciò che possa riguardare il suo contenuto storico di appartenenza e la sua ricezione,  

 Vincenzo Vacante insegna Educazione musicale presso la scuola paritaria Steiner-Waldorf,  Maria Garagnani di Bologna. Dopo gli studi classici, condotti a Ravenna, ha conseguito la Laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Di Bologna, con una tesi in Etnomusicologia.  

L’intervento del tenore  Giuseppe Veneziano  è introdotto dalla presentazione della figura di Alberto Favara (1863-1923) etnomusicologo e compositore siciliano che comprese l’importanza dello studio della musica popolare ed ad essa dedicò molti anni di ricerche sul campo, portando all’attenzione di studiosi e letterati il mondo della canzone popolare siciliana.

Il Favara raccolse un migliaio di canti popolari scrivendo la linea melodica, le parole, il ritmo, annotando altresì paese, nome, età e mestiere del cantore concludendo con delle note tecniche di straordinaria importanza.

Tra i libri pubblicati che contengono i risultati della sua ricerca i “Canti della terra e del mare di Sicilia” (tre volumi) e l’opera omnia con il titolo di “Corpus di musiche popolari siciliane” pubblicata postuma dal genero Ottavio Tiby nel 1957.

Seguirà l’esecuzione di alcuni brani tratti dal CD “Alberto Favara-Canti della terra e del mare di Sicilia”  che il Maestro Veneziano ha  inciso insieme ad altri musicisti nel 1996

Giuseppe Veneziano nato a Ribera si trasferisce a Milano per gli studi universitari di medicina. Si diploma poi in Canto al Conservatorio G.Verdi, da oltre trent'anni nel Coro del Teatro alla Scala di Milano

 A seguire l'intervento di  Pasquale Mimmo Marino, botanico e ricercatore in biodiversità agraria ci parlerà di grani antichi e biodiversità  

Degli obiettivi del percorso  Borghi GeniusLoci De.Co ne relazionerà Nino Sutera, fondatore per l’Italia dei European Rural Parliament  e ideologo del percorso Borghi Genius  Loci De.Co.

L’obiettivo  è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione dell’identità territoriale e delle tradizioni storiche e culturali  al fine di ottimizzarne la competitività. 

È un percorso innovativo attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata identità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.

«E’ proprio a tavola che si esprime quel “Genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”: il menù non è solo una sequenza di ghiottonerie atte ad appagare i piaceri del palato, ma va anche e soprattutto inteso come narrazione di un “frammento di civiltà”. 

«Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: per il grande enologo, gastronomo e scrittore lombardo, esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”. Pertanto  il Genius Loci si visita nel territorio e si assapora nel piatto».

                    L’intervento si concluderà con la consegna ad Enzo Vacante e Giovanni Moroni del riconoscimento  di "Custode dell'identità territoriale" del percorso dei Borghi GeniusLoci  De.Co.
 

giovedì 14 luglio 2022

AGALÌA


Innovazione e tradizione

in un inedito distillato d'Agave e botaniche di Sicilia

 

 


Il viaggio iniziato oltre dieci anni fa, un percorso destinato ad evolversi grazie alla guida appassionata di Federico Vincenzi, Michele Di Carlo, Davide Fregonese e Augusto Prusso, anime e corpo del progetto, quattro amici legati dalla passione per l'originalità e l'esclusività in ogni ambito.

Per la grande ricerca che ha definito il percorso di lavoro, Agalìa è una società riconosciuta come "impresa start-up innovativa".

Inoltre l’Azienda sta partecipando  al Gruppo Tematico Agave istituito   dall’Assessorato Agricoltura,  all’interno della Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura    per favorire lo scambio di esperienze e conoscenze, in un settore dalle grande potenzialità.

Agalìa è un distillato che parla di Sicilia in ogni suo dettaglio a partire dal brand, dalla sonorità tipicamente "sicula", un nome che nasce dall'unione tra "agave" e "Rosalia" (Santa Rosalia è Patrona di Palermo e Protettrice della Sicilia).

Agalìa è un prodotto che rappresenta l'eccellenza italiana e che nasce dalla volontà di valorizzare, con un approccio anticonvenzionale, la cultura, i profumi e la tradizione delle meravigliose terre di Sicilia.

L'idea era quella di dare vita ad un prodotto originale, totalmente inedito. Dopo attenti studi, prove e ricerche, è stato scelto come ingrediente principale l'agave, detta localmente zammara o zabbara, una pianta capace di conferire una forte impronta distintiva al gusto e che, in Agalìa, si arricchisce di note aromatiche grazie alle botaniche di Sicilia come il limone verdello e le pale di fico d'India.

Il distillato d'agave Agalìa evoca - a tutto tondo - piacevoli suggestioni. Da gustare liscio o miscelato, Agalìa presenta un colore giallo/verdolino trasparente, toni che ammaliano nella loro purezza. Il profumo ricorda la frutta candita, la freschezza degli agrumi, l'imponenza dell'ulivo oltre ad altre botaniche di Sicilia.

Senza zuccheri aggiunti, la nota alcolica (43,3 gradi) di Agalìa non è troppo presente, la morbidezza del sapore prevale lasciando a lungo una gradevole percezione che avvolge.

La bottiglia con la piastrella di Caltagirone

Prodotto esclusivamente in Sicilia, il "distillato" è custodito in una bottiglia atipica che ne rimarca la personalità unica. Vetro trasparente dai profili decisi, base quadrata e lati leggermente svasati verso il collo della bottiglia stessa.

Ogni bottiglia da 0,50 litri, è decorata con il logo Agalìa serigrafato ed una piastrella di ceramica di Caltagirone numerata ed applicata a mano su ogni singolo contenitore.

Su ogni piastrella compare - in blu - il profilo stilizzato della Sicilia avvolto da una raggiera di petali gialli e blu ispirati dalle foglie d'agave e dipinti nei colori del sole e del mare tipici di queste terre. Sul retro di ogni piastrella si trova scritto a mano il numero progressivo di ogni singola bottiglia. Questo spazio, inoltre, consente anche interventi di personalizzazione.


Scheda tecnica Agalìa

Distillato di agave e botaniche siciliane

Distillato artigianale di agave sisalana ed altre botaniche siciliane (agrumi, piante e foglie)

Gradazione Alcolica 43,3°

Colore: limpido e trasparente con un leggero accenno al giallo paglierino

Profumo: intenso, avvolgente, armonico, non invadente, all’inizio prevale l’agave che evolve poi in note agrumate delicate e fresche, per chiudere poi con note vegetali

Gusto: pieno, morbido e vellutato, si avvertono prima le note caratteristiche dell’agave poi arrivano le note agrumate ed erbacee, lascia la bocca pulita e soddisfatta, pronta ad accogliere un nuovo sorso

Un distillato di grande carattere e personalità che richiama il territorio a cui si è ispirato, da cui proviene e di cui evoca il grande e sensuale fascino.

Ideale per essere degustato liscio a 12/14° C di temperatura, è anche il perfetto protagonista per la creazione di intriganti cocktail e dissetanti long drink.

domenica 3 luglio 2022

Oleificio Sarullo, la tradizione dell'eccellenza

 

“DAL TORCHIO AL PROTOREATTORE”

 La più moderna tecnologia di estrazione dell’olio di oliva si coniuga con la tradizione della famiglia Sarullo per garantire un prodotto qualitativamente eccellente.

“Il Mediterraneo si estende dal primo olivo che si raggiunge arrivando dal nord ai primi palmeti che si levano in prossimità del deserto e si può parlare di una civiltà dell’olivo nel mare degli uliveti”

In questa frase dello storico francese Fernand Braudel l’olivo può essere considerato l’albero simbolico, per eccellenza, della civiltà e del paesaggio mediterraneo umanizzato.

Esso rappresenta la storia della famiglia e il paesaggio ereditato dai nostri avi: un dono che si trasmette di generazione in generazione.



Ed è la quarta generazione di una famiglia di olivicoltori e frantoiani che oggi si prende cura dell’azienda Sarullo, fondata dal nonno Giuseppe nei primi del ‘900 a Calamonaci (AG) con l’inaugurazione del primo “trappitu” a torchio.

L’azienda oggi è situata in una suggestiva zona collinare, da sempre vocata all’attività olivicola, a circa 300 metri sul livello del mare, costellata da ulivi secolari e giovani che vantano tra le altre, una cospicua presenza della cultivar autoctona Biancolilla. Prevalentemente da questa varietà si ottiene “l’olio Sarullo”, un olio EVO dal fruttato leggero molto apprezzato per la sua delicatezza; per queste caratteristiche ha ricevuto premi e riconoscimenti in concorsi e su guide di settore entrando nei circuiti della ristorazione  e della distribuzione in  Italia e all’estero.

Tutta la famiglia Sarullo è coinvolta nell’affascinante seppur faticosa avventura della gestione aziendale, ognuno in maniera diversa; una squadra di persone differenti per competenze ed esperienze ma tutte unite dallo stesso obiettivo: consolidare la cultura dell’extravergine e soddisfare al meglio tutti i clienti, realizzando un olio che combini tradizione familiare e know how con le più avanzate tecnologie del settore dell’elaiotecnica.

L’azienda cura tutte le fasi dell’intera filiera olivicolo-olearia: coltivazione, trasformazione, stoccaggio, imbottigliamento e commercializzazione del prodotto, dedicando particolare attenzione alla promozione dell’olio EVO nonché alla diffusione di progetti di educazione alimentare nelle scuole e all’organizzazione di laboratori di assaggio nei locali dell’antico frantoio di famiglia, trasformato in sala di degustazione.

Questo locale ospita anche eventi culturali, concerti, mostre d’arte, conferenze, poiché secondo i Sarullo per promuovere un prodotto agroalimentare occorre promuovere e raccontare anche l’identità culturale del territorio da cui esso proviene. Oltre alla visita in azienda, soprattutto durante nel periodo di produzione, si organizzano visite negli uliveti e nei siti archeologici e naturali della provincia.

Per quanto riguarda la produzione olearia, da sempre la famigia Sarullo  ha seguito le novità proposte dalle aziende del settore elaiotecnico. Oggi dispone di due moderni frantoi per l’estrazione a freddo, dedicati alla molitura delle olive delle proprie tenute coltivate secondo i disciplinari di agricoltura biologica e in assoluto rispetto dell’ambiente  e per conto terzi.

Oltre al rispetto della biodiversità l’azienda Sarullo è sensibile all’ecosostenibilità ed è sempre desiderosa di offrire ai propri clienti un olio di qualità superiore.

Dispone infatti di due “Decanter Multi Fase 8 Leopard Pieralisi”, impianti dotati del sistema di estrazione “a due fasi” senza aggiunta di acqua, che consentono non solo un notevole risparmio idrico ed energetico ma soprattutto contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente in quanto non producono acque di vegetazione.

Ai “Decanter” si affiancano due “protoreattori” targati Pieralisi. Il protoreattore è quella rivoluzionaria macchina per la gramolatura della pasta delle olive che permette di ottenere più qualità in minor tempo garantendo un maggior contenuto di polifenoli.

Ecco il segreto per ottenere un olio di altissima qualità, più ricco di polifenoli e più stabile nel tempo.

La qualità di un olio extravergine non dipende infatti soltanto dalla cura dell’olivicoltore nel campo ma anche e soprattutto dalla competenza del frantoiano e dalla qualità del frantoio. Un frantoiano deve infatti: saper utilizzare al meglio le potenzialità di un frantoio fornito di macchinari all’avanguardia, ed essere capace di valorizzare e mantenere le caratteristiche di una materia prima di qualità, conservando gli aromi e le proprietà organolettiche delle olive per raggiungere l’eccellenza nella bottiglia.

L’azienda si impegna ioltre a promuovere la cultura della qualità e la valorizzazione dei prodotti di eccellenza. Convinti che per valorizzare un prodotto agroalimentare occorra promuovere e raccontare l’identità del territorio da cui esso proviene, si sforza di comunicare e diffondere insieme alla conoscenza dell’olio EVO anche le tradizioni legate alla coltura/cultura olivicolo-olearia siciliana nonchè il patrimonio artistico e gastronomico caratterizzante le zone di produzione.

 

https://oliosarullo.it/

Feudo Disisa: l’identità dei vini

 

Feudo Disisa, grandi riconoscimenti dalla critica internazionale 

per l’identità dei vini

Alessia Maranzano

                           Feudo Disisa, l’azienda vitivinicola guidata dalla famiglia Di Lorenzo, ha ricevuto importanti riconoscimenti e medaglie nei concorsi internazionali. Spiccano il Decanter World Wine Awards con le medaglie d'oro e d'argento attribuite rispettivamente al Granmassenti e al Lu Bancu. Premiate le varietà internazionali al Concours Mondial de Bruxelles, Sessione Vini Rossi e Bianchi. Mario Di Lorenzo: "Premiato il nostro impegno nella produzione di vini identitari della nostra terra e con sempre maggiore qualità".

Il 2022 si conferma un anno importante per i vini prodotti da Feudo Disisa, l’azienda vitivinicola guidata dalla famiglia Di Lorenzo, che ricade nella DOC Monreale. I riconoscimenti assegnati da prestigiose guide e concorsi internazionali confermano, ancora una volta, il valore enologico dei vini dell'azienda siciliana. Un forte segnale di crescita per Feudo Disisa che unisce la ricerca della massima qualità in bottiglia all'identità della Doc di Monreale, tra le denominazioni più estese di tutto il territorio siciliano.

I riconoscimenti più importanti arrivano arrivati dal Decanter World Wine Awards, il più grande e influente concorso enologico vinicolo al mondo. 96 punti e medaglia d’oro per il Granmassenti Perricone Doc Monreale 2018, che si piazza sul gradino più alto del podio. Un risultato più che eloquente per un vino identitario, proveniente da uno dei vitigni storici della tradizione siciliana. Un rosso strutturato e di buona persistenza, dotato di una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. 

Medaglia d’argento per Lu Bancu Catarratto Doc Monreale 2020, un grande bianco di Sicilia che ha permesso all'azienda guidata da Mario Di Lorenzo di raccogliere l'eredità di un importante territorio del vino e accendere i riflettori su produzioni che oggi trovano spazio su palcoscenici internazionali. Un vino posto all'apice della piramide qualitativa di Feudo Disisa, caratterizzato da un patrimonio gusto-olfattivo di prim'ordine, con un respiro espressivo lungo e una corposità che si coniuga con una finezza olfattiva che esprime a pieno il valore enologico di un terroir come quello della DOC Monreale.

I due importanti riconoscimenti si aggiungono alle due medaglie d'argento ottenute al Concours Mondial de Bruxelles, Sessione vini Rossi e Bianchi, per due dei Cru ottenuti da varietà internazionali: Chardonnay Doc Sicilia 2020 e Tornamira IGP Terre Siciliane2018. I due vini, rispettivamente ottenuti da Chardonnay e Syrah, consolidano la scelta di Feudo Disisa di affiancare a vitigni autoctoni anche varietà internazionali. Il primo, nato dal più antico vigneto di Chardonnay in Sicilia, esprime un bouquet fine ed elegante, caratterizzato da una forte ricchezza minerale e calore gustativo; il secondo è un taglio bordolese, a prevalenza Syrah, che prende il nome da uno dei vigneti situati intorno allo storico feudo di proprietà della famiglia Di Lorenzo, le cui intense sensazioni trasmettono tutto il fascino e la magia della terra siciliana. 

"Siamo davvero orgogliosi per i riconoscimenti appena ottenuti - sottolinea Mario Di Lorenzo, alla guida di Feudo Disisa, insieme al padre Renato -. L'attenzione ed il costante impegno profuso dall'azienda sia in vigna che in cantina rappresentano la chiave del nostro successo. Le medaglie d'oro e d'argento di Decanter, in particolare, con l'attribuzione di punteggi oltre i 90 punti a due vini Doc Monreale, sostengono il lavoro di recupero e promozione delle varietà storiche siciliane. 
Le medaglie del Concours Mondial de Bruxelles, che riguardano vini provenienti da vitigni internazionali - conclude Mario Di Lorenzo – confermano, invece, l'alta vocazionalità vitivinicola del nostro territorio e la grande passione e dedizione della nostra famiglia nel raggiunge l'eccellenza in bottiglia".





Vinificata in purezza nel 1988 e affinata sotto il sole di Palermo, ha come filosofia di vita “Il bicchiere è sempre mezzo pieno”. La comunicazione e il marketing sono il suo lavoro, il vino la sua passione più grande. Dopo essersi laureata in Comunicazione d’impresa, ha conseguito il Master di II livello in ‘Manager delle aziende del settore vitivinicolo’ presso UniPa e un Master specialistico in ‘Hospitality & wine experience’. E’ anche sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier e ha ottenuto la certificazione WSET Level 2 Award in Wines. Infine, è socio delll’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli di Unione Italiana Vini.

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