lunedì 6 giugno 2022

Se fossi pane….

 

Se fossi pane….

Il rapporto di Leonardo Sciascia e il cibo principe della dieta mediterranea

 

“ Il pane per i siciliani è l’essenza della civiltà e dell’economia agricola e il simbolo dell’interazione tra la società e la storia: testimonianza continua dei contrasti e delle sofferenze di un popolo che da questa parte del mediterraneo ha saputo mantenere un rapporto di grande intimità con la terra”.

 

 

di Lillo Alaimo Di Loro

 

 «Il rapporto con il pane era normale, non ne andava particolarmente ghiotto e non ricordo si lamentasse della sua qualità. Gli piaceva il pane casereccio, con una crosta robusta. Amava le fuazze e le unchiatedde, condite con olio, pecorino e acciuga. La unchiatedda non sempre riesce

alla perfezione».

Leonardo Sciascia non si lamentava della qualità del pane, con cui aveva un rapporto semplice e naturale. Questa è forse l’espressione più rasserenante di tutta questa nostra riflessione sul cibo. Il pane siciliano è un pane molto dolce, saporito, profumato. È veramente difficile lamentarsene, come è altrettanto difficile riuscire a produrre un pane non all’altezza della sua fama. La qualità delle farine siciliane è stata da sempre eccezionale, forte delle proprietà eccellenti della materia prima. Il grano duro delle varietà antiche Russello, Perciasacchi, Tumminia, o il tenero Maiorca, tra i più noti. Ma la lista dei grani antichi siciliani è lunghissima, figli della “selezione massale” operata direttamente dai contadini, in una regione che è in effetti un piccolo continente per variabilità di clima e di terreno. Terra vocata al grano per eccellenza, tanto che lo stesso Diodoro Siculo, storico siceliota nato ad Agira in provincia di Enna, nel 90 a.C. autore della prima, monumentale enciclopedia della storia, la Bibliotheca historica, sosteneva che il grano in Sicilia fosse esistito da sempre, in contrasto con quanti, già allora, ritenevano che fosse stato

invece introdotto dai greci, a cui i semi erano stati donati direttamente dalla dea Demetra per ricambiare l’ospitalità ricevuta sulla terra.

Il pane per i siciliani è l’essenza della civiltà e dell’economia agricola e il simbolo dell’interazione tra la società e la storia: testimonianza continua dei contrasti e delle sofferenze di un popolo che da questa parte del mediterraneo ha saputo mantenere un rapporto di grande intimità con la terra.

Quando si parla di cibo, nel senso di sostantivo maschile che indica tutto ciò che può essere mangiato per nutrire l’organismo, ci si riferisce spesso al pane. Il pane diventa il simbolo dell’essenziale, imprescindibile elemento della vita stessa. Almeno nella vasta area mediterranea di cui la Sicilia è il centro, il pane di grano duro, e non la polenta di mais o il riso oppure le patate e i crauti, assume un preciso valore di connotazione territoriale, là dove la demarcazione geografica è culturale.

Leonardo Sciascia, soprattutto nella prima fase della sua produzione letteraria, fa larghissimo uso della parola pane. Lo vediamo ne Le parrocchie di Regalpetra dove nelle pagine introduttive ci riferisce di una irritata conversazione sul tema dell’orgoglio, avuta con un suo parente.

Siamo nella “Regalpetra” degli anni cinquanta. Questo suo parente si lamentava del fatto che “i timidi miglioramenti” della condizione sociale degli umili nel secondo dopoguerra istigavano una sorta di “orgoglio di uguaglianza”, che poneva, tra l’altro, i primi deboli limiti allo sfruttamento e alla disponibilità di manodopera a buon prezzo. O meglio a prezzo da fame.

«Questo c’è di nuovo: l’orgoglio; e l’orgoglio maschera la miseria, le ragazze figlie di braccianti e di salinari passeggiano la domenica vestite da non sfigurare accanto alle figlie dei galantuomini, e i galantuomini commentano - guardate come vestono, il pane di bocca si levano per vestire così -; e io penso - bene, questo è forse un principio, comunque si cominci l’importante è cominciare».

E la parola pane, come cibo, necessario nutrimento per la vita, figura ben 35 volte ne Le parrocchie di Regalpetra, in altrettanti contesti che descrivono una condizione di disagio, povertà, sofferenza, sempre a indicare l’assenza, il bisogno di averne abbastanza per potere svolgere una condizione di vita normale, dignitosa. Concetto che anche un altro grande personaggio del secolo scorso ha sviluppato con poetica enfasi, Ignazio Buttitta. Nel descrivere la ragione per cui tanti siciliani dopo il secondo dopoguerra, stremati dalla povertà, intrapresero la strada dell’emigrazione, in quel contesto vissuta come condizione di estrema umiliazione e sconfitta, in una delle sue poesie, L’emigranti ripartono, sintetizza splendidamente nell’assenza del pane la ragione dell’andare “in terra straniera”:

«Oh terra mia d’aranci/ d’aranci e di canzuni/ u latti mi lu dasti/ ma pani un mi nni duni».

E ancora il pane che in più momenti si intreccia con la storia della Sicilia sapendo essere espressione di stoica sopportazione come di irruente violenza, quando il retroterra di disagio sociale culmina nella fame e anima le “rivolte del pane”, troppo spesso strumentalizzate negli esiti da registi occulti che finiscono con trarne nuovi privilegi e nuovo potere. Basta ricordare la rivolta del pane del 1647a Palermo, per il “caro pane” conseguente alla municipalizzazione; la rivolta del 1673 a Messina, per analoghi motivi; La rivolta del Sette e mezzo, nel 1866 a Palermo, ancora una volta a causa dell’aumento del costo del pane e dell’introduzione del “macinato”, tassa sulla farina imposta dal governo centrale (per coprire i costi della guerra contro gli austriaci). Infine, il 19 ottobre del 1944, a Palermo davanti al palazzo Comitini, allora sede della prefettura, una protesta pacifica di gente che chiedeva pane,lavoro e libertà, diede luogo di fatto alla prima strage di stato della storia nazionale, con 24 vittime e 158 feriti, tra i popolani affamati.

Ma Leonardo Sciascia con il pane aveva un rapporto sereno. Ed anche il cibo nell’ultima fase della produzione letteraria figura sempre più come elemento del buon vivere e non come strumento di sopravvivenza. Segno che qualcosa stava cambiando. Lui ne mangiava con gusto, quanto basta per accompagnare companatico e cibi che il suo raffinato palato gradiva e che la sua lucida cultura europea consentiva di scegliere ed apprezzare.

 


Da  La “ragione” del cibo - Leonardo Sciascia a tavola  -   di Lillo Alaimo Di loro

 

sabato 4 giugno 2022

“Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo”

 “Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo”

 https://www.facebook.com/marinamancini/videos/518078260100985 

Il tema del PA Social Day Siciliano. Martedì 7 giugno 2022 ore 10.00 Marina di Capo D'Orlando Capo D'Orlando ME, 03.06.2022 – “Il gusto di comunicare sui social media - Come diffondere messaggi sociali attraverso il cibo” è questo il tema del Pa Social day edizione Siciliana, che si terrà martedì 7 giugno a partire dalle ore 10 a Capo D'Orlando (Me). L'evento rientra tra quelli organizzati dai coordinamenti regionali dell'associazione italiana di comunicazione digitale PA Social che si occupa di chat, web, social network ed intelligenza artificiale e che proporrà una lunga maratona live su Facebook, LinkedIn, YouTube, Twitch di PA Social, oltre ad aggiornamenti costanti sui principali social con hashtag #pasocial da 19 città, a partire dalle 9 sino alle 19. Nella quinta edizione del Pa Social day la Sicilia proporrà un convegno patrocinato dalla Regione Siciliana attraverso l'assessorato al Turismo, dai Comuni di Capo D'Orlando e Bagheria e dal Marina di Capo D'Orlando. L'evento rappresenta anche un'occasione di formazione per i giornalisti, in particolare per chi si occupa di enogastronomia, inserito in piattaforma ODG per la formazione con 3 crediti. Dopo i saluti istituzionali dell'assessore regionale al Turismo Manlio Messina, del Sindaco Capo d’Orlando, Franco Ingrillì, dell'assessore al Turismo del Comune di Bagheria Provvidenza Tripoli, del Presidente Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza e del Presidente di Capo d’Orlando Marina Cosimo Giuliano e del Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia Tiziana Caruso, presentati dal coordinatore regionale di Pa Social Rosario Gullotta. Si entrerà nel vivo delle relazioni dedicate ai diversi modi di comunicare attraverso il cibo, con focus su specifiche tematiche. Per il rapporto tra Cibo e Salute e la comunicazione per diffondere corretti stili di vita interverrà Marcello Proietto Di Silvestro, Presidente di Ristoworld Italia che proporrà una relazione su “Il ruolo dell’alimentazione stagionale e di qualità come strumento nella lotta antispreco e icona delle attività di riscatto sociale”; su Cibo e legalità la comunicazione per promuovere il reinserimento sociale interverranno con un video messaggio Lucia Lauro, Organization manager di “Cotti in fragranza”, laboratorio di cucina presso l'istituto penitenziario Malaspina di Palermo. Per Cibo e cultura la comunicazione per incentivare il consumo d'arte interverrà il giornalista Salvo Scaduto, direttore di Allfoodsicily.it, che illustrerà l'idea di un ristorante gourmet all'interno del museo Guttuso di Bagheria; Cibo e identità è il tema che trattterà Maria D'Amico, presidente di Amici della Terra club Nebrodi Onlus – responsabile del progetto Sicilia Tropicale, il Cibo e il turismo sarà il tema trattato nel suo video intervento da Canzio Marcello Orlando co-Founder, partner e Ceo FEEDBACK s.r.l., docente a contratto Università degli Studi di Palermo, che illustrerà il caso del Cous Cous fest, Cibo e comunità la comunicazione per creare integrazione tra i popoli è il tema del video messaggio di Claudio Arestivo cofondatore di Moltivolti che illustrerà l'esperienza di un ristorante multiculturale di Ballarò quartiere popolare di Palermo che intorno al cibo ha saputo creare una comunità, integrando persone e storie di diversa nazionalità. E ancora Cibo e sostenibilità è l'argomento oggetto della relazione di Caterina Lo Casto food writer specializzata in storia e cultura dell’alimentazione, ed infine Cibo e tecnologia la digitalizzazione della filiera agroalimentare è il tema che verrà affrontato da Simona Bartolozzi referente alla comunicazione e marketing di Digital Smart Academy. A coordinare i lavori Sara La Rosa giornalista e socia Pa Social Sicilia e Marina Mancini coordinatrice regionale di PA Social e segretario nazionale del GUS gruppo uffici stampa.

 

Ma l'edizione siciliana del Pa Social Day non finisce qui: non si può parlare di cibo senza assaggiarlo. Al Pa Social day saranno presenti anche degli chef che oltre ad illustrare e far assaggiare i loro piatti parleranno del rapporto con la la comunicazione social per promuovere la loro attività: si tratta della Pastry chef e docente formatrice Carmen Gambino di Ristoworld Italy, di Mauro Aiello di Fratelli Aiello meat and cooker e di Claudia Lo Presti responsabile punto vendita d Anciova Pizza & Putia. A coordinare la presentazione degli chef Gianluca Caltanissetta coordinatore Pa Social Sicilia. Oltre ai patrocini già indicati sono media partner dell'evento: la testata on line AllFood Sicily, Indelebili Communication, Ristoworld Notizie, sponsor: Morosito Caffè, la torrefazione siciliana che per prima investe nel metaverso.


Sara la Rosa


 

giovedì 2 giugno 2022

Pasta con le sarde

 di  Pietro Ficarra

A diverse preparazioni frequenti della cucina locale nebroidea non è possibile attribuire esclusive o primogeniture ma influenze e derivazioni per via di qualche alimento o forma caratterizzante, come ad esempio accade per la pasta con le sarde, che da queste parti è un piatto abituale e che segue soprattutto la versione messinese, rossa di pomodoro. 


 

Essa non è frequente solo nelle comunità che si affacciano sul mare ma anche in tutte quelle dove il pesce azzurro riusciva già un tempo ad arrivare fresco ogni giorno – l'unico una volta, pescato lungo la costa con le tecniche più tradizionali - magari in cassette legate dietro la lambretta du pisciaru. Il pesce azzurro, che era ed è sicuramente il prodotto principale della quotidiana fatica degli ormai non molti pescatori della zona, continua del resto ad averle un ruolo di rilievo in cucina. Anche sui Nebrodi, come in molte località siciliane, la più classica delle nostre pastasciutte di mare, la pasta con le sarde, si prepara ovunque, e qui segue per lo più appunto la versione messinese, accompagnata sempre dall'immancabile finocchio selvatico ma che preferisce quindi l'accostamento col pomodoro, piuttosto che la versione in bianco con l'uva passa, i pinoli, ecc., e vuole le sarde fritte, prima dell'abbinamento piuttosto che aggiunte al soffritto. In ogni caso, come sarà a tutti noto, essa non è ormai solo un piatto tradizionale della cucina siciliana ma anche una forte presenza mediatica internazionale, vero simbolo della cucina di mare dell'Isola. La versione colorata di rosso, quanto meno con l'estratto, differenziandosi in ciò dalla versione in bianco è probabilmente minoritaria in Sicilia ma si addentra anche in aree interne di altre provincie: si ritrova infatti in diverse altre aree, e non solo in quelle contigue del Catanese e della Sicilia orientale, ma ad esempio anche in alcune località sicane delle palermitane valli del Torto e dei Feudi. 

In entrambe le versioni occorre lessare nell'acqua di cottura della pasta, che va tenuta da parte, un bel mazzetto di tenere fronde e guaine di finocchi selvatici (per chi non potesse raccoglierseli da sé, oggi si trovano in vendita ovunque, anche al Nord). Nella versione alla messinese – le modalità di preparazione hanno molte varianti personali, ma possono essere condensate in quelle più canoniche - occorre preparare nel frattempo una classica e buona salsa di pomodoro, magari con l'ortaggio fresco ma in ogni caso molto semplice, e friggere le sarde (quante ne vuole la gola). Le sarde fritte vanno diliscate e private delle code e poi spezzettate grossolanamente, ma alcune, che serviranno a decorazione del piatto, possono essere fritte aperte a libro e lasciate riposare. Nella salsa di pomodoro preparata a piacere si fanno insaporire a fuoco dolce le fronde e le guaine dei finocchi lessati, ben tritati, fino ad amalgamare per bene i sapori. Nell'acqua di lessatura dei finocchi si mette a cottura la pasta – meglio lunga, ottimi i bucatini - che poi si condisce con il sugo di pomodoro e con le sarde spezzettate, non senza aver prima aggiunto una manciata di finocchietto fresco tritato ottenuto con le parti più tenere che si avrà avuto cura di mettere da parte prima di lessare il resto. È meglio servire la pasta molto calda, guarnita con qualcuna delle sarde fritte lasciate intatte. Non manca chi preferisce insaporire le sarde fritte a fine cottura nella salsa, amalgamandole ad essa sul o fuori dal fuoco, e chi le aggiunge direttamente nel piatto dopo aver colorato la pasta, ma vale sempre il de gustibus! Diverse anche le altre varianti personali per la salsa: aglio, cipolla, ecc.. Nell'altra versione tipica siciliana il condimento si prepara, oltre che con le sarde e i finocchi, con l'aggiunta di ingredienti caratterizzanti diversi dal pomodoro ma che fanno ugualmente parte della tradizione, soprattutto nella Sicilia Occidentale: uva passa e pinoli sempre o quasi, zafferano spesso, ma anche qui vale il de gustibus! E se i canonici non prescindono dai bucatini spesso le forme prendono quelle del timballo, della pasta 'ncasciata, e così via.



È stato responsabile dalla prima metà degli anni Ottanta dei servizi socioculturali nelle amministrazioni di alcuni centri della Brianza e del Milanese, ma non ha abbandonato i legami con la sua terra d’origine, la Sicilia. Ha pubblicato lavori e articoli sulla storia e le istituzioni della cultura e si occupa per passione di cucina siciliana e di etnobotanica alimentare, avendo all’attivo numerose pubblicazioni. Tra gli ultimi libri pubblicati, “La cucina e la gastronomia dei Nebrodi. Tradizione e innovazione” e “Dalla natura alla tavola: erbe e frutti spontanei nelle vallate dei Nebrodi”.




 

mercoledì 1 giugno 2022

Wine Sicily torna a Palermo

 

Wine Sicily torna a Palermo, tre giornate dedicate ai vini e alle cantine siciliane

 AlessiaMaranzano

Tutto pronto per la terza edizione di Wine Sicily, la manifestazione dedicata ai vini e alle cantine siciliane, in programma a Palermo il 4, 5 e 6 giugno, nell'atrio del museo d'arte contemporanea RISO. Un calendario ricco tra momenti dedicati alla scoperta dei vini delle cantine partecipanti, masterclass e un premio social per decretare il miglior vino siciliano.

L'atrio del museo d'arte contemporanea RISO, a Palermo, ospiterà, per il terzo anno consecutivo, Wine Sicily, la manifestazione dedicata al vino siciliano. Sarà, infatti, possibile scoprire i vini delle cantine siciliane partecipanti, perdersi tra i sentori, degustare nuove promesse del vino, ritrovare bottiglie che sono vere certezze.  



Largo spazio alle degustazioni sabato 4 e domenica 5 giugno per il folto pubblico di winelovers ed appassionati che, nelle scorse due edizioni, si sono già presentati in massa. L’edizione 2021 ha infatti contato tremila partecipanti, nel pieno rispetto delle regole anticovid. La terza giornata, lunedì 6 giugno, è invece riservata agli operatori, ai B2B, agli esperti del settore.

Oltre quaranta le cantine siciliane che saranno presenti con le ultime novità lanciate sul mercato, da Principi di Spadafora a Cantine Pellegrino, da Salvatore Tamburello a Terre di Gratia, Duca di Salaparuta, Ilenia Coppola, Hibiscus, Baglio di Pianetto, Feudi del Pisciotto, Romano Winery e tante altre. 

Presente anche uno spazio dedicato al food concept con i prodotti tipici siciliani de La Vucciria, azienda palermitana guidata da Diana Deco e Antonio Di Dio, protagonista di numerosi successi in tutto il mondo con la sua linea di prodotti tipici siciliani, dall’olio alle etichette vitivinicole.

Ma la terza edizione della manifestazione è anche social. Per l’occasione, una giuria composta da 12 wine blogger provenienti da tutta Italia, coordinati dal palermitano Ugo Cosentino (Grand Crew), assegnerà, per la prima volta, il Premio Wine Sicily. Gli esperti si cimenteranno in una degustazione alla cieca in cui assaggeranno un vino per ognuna delle cantine partecipanti e ne decreteranno il vincitore.

Previste anche quattro masterclass organizzate da Vinhood - in partnership con Biga Genio e Farina e Spumante 365 - che sta allestendo lo spazio dell'ecosistema del gusto Vinhood, tra degustazione di vini e birre di 25 produttori partner. Nello stand saranno presenti anche diversi sommelier e sensory expert.

I temi sono di strettissima attualità e non mancheranno di intrigare i winelovers ma anche i beerlovers. La prima masterclass sarà dedicata ai vini siciliani: sabato (4 giugno) dalle 17.30 alle 19, seguita da una degustazione tra stand e cantine dalle 19 alle 21; quindi (sempre sabato ma dalle 19 alle 20,30) ecco il focus Italia da bere, sulle principali uve da tutto il Belpaese (precede una degustazione dalle 17.30 alle 19).

Domenica (5 giugno) le altre due masterclass: dalle 17,30 alle 19 un incontro "frizzante" visto che si parlerà di Spumante 365: divertimento in bolla (altra degustazione dalle 19 alle 21); mentre dalle 19 alle 20,30 l'attenzione sarà tutta per le birre: Birre, non si dice birre tricolori? (in questo caso la degustazione precederà la masterclass).

L'iscrizione comprende anche il biglietto di ingresso a Wine Sicily nella fascia oraria precedente o successiva all'orario della masterclass.Link https://www.vinhood.com/vinhood-wine-sicily/

per qualsiasi informazione consultare il sito www.lasettimanadelvino.it o contattare referente 333-3175217

Previsto un ticket (15 euro) che consente ingresso, degustazioni, il calice di vino con relativo porta-calice. Ingresso soltanto su prenotazione nelle fasce orarie previste: sabato e domenica alle 16, alle 17,30 e alle 19; lunedì dalle 11 alle 17 (solo operatori di settore). 

E' già possibile prenotare i biglietti di ingresso al link https://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp...  | Info e prenotazioni: 333.3175217.

Le foto allegate si riferiscono all'edizione 2021

 


Alessia Maranzano


 

Vinificata in purezza nel 1988 e affinata sotto il sole di Palermo, ha come filosofia di vita “Il bicchiere è sempre mezzo pieno”. La comunicazione e il marketing sono il suo lavoro, il vino la sua passione più grande. Dopo essersi laureata in Comunicazione d’impresa, ha conseguito il Master di II livello in ‘Manager delle aziende del settore vitivinicolo’ presso UniPa e un Master specialistico in ‘Hospitality & wine experience’. E’ anche sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier e ha ottenuto la certificazione WSET Level 2 Award in Wines. Infine, è socio delll’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli di Unione Italiana Vini.


martedì 31 maggio 2022

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio

 

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono il tradizionale galà enogastronomico estivo

Marianna La Barbera

Eventi unici, convegni, spettacoli, incontri e degustazioni delle migliori etichette e dei piatti tipici del territorio.

Era il 2007 quando, per la prima volta, il "DiVino Festival" (http://www.divinofestival.it) prese il via nell'atrio esterno del monumentale e maestoso Castello dei Ventimiglia di Castelbuono, con l'incontro tra quattro diversi produttori vinicoli internazionali : Murgo, Abbazia Santa Anastasia, Fatascià e Tasca d'Almerita.



La manifestazione riuscì a imporsi rapidamente nell'immaginario collettivo per la qualità del vino e della buona cucina, per l'attenzione rivolta alle diverse aziende agricole del comprensorio madonita e alla valorizzazione del luogo, in un'atmosfera unica.  

A distanza di anni, la rassegna non cambia la formula che ne ha decretato il successo nel corso del tempo ma, nel 2022, si arricchisce di spunti di riflessione e contenuti nuovi, che tengono conto delle dinamiche contemporanee.

Non a caso, la sedicesima edizione in programma nella cittadina madonita dal 29 al 31 luglio prossimi sarà dedicata al tema della pace. 

Una rassegna "sensoriale" che mescola gusto, odori e suoni: per tre giorni, Castelbuono diventerà la capitale siciliana del vino e accoglierà oltre cento aziende provenienti da tutta Italia, insieme alle grandi personalità del mondo gastronomico.

Al centro, l'eccellenza produttiva protagonista assoluta di una rassegna ormai  in cima nelle classifiche nazionali degli eventi enogastronomici legati alla bella stagione.

Non solo.

Il tradizionale appuntamento estivo nel fulgido borgo in provincia di Palermo, si è trasformato in uno degli eventi enogastronomici più importanti dell'isola: un galà che attrae, estate dopo estate, non soltanto gli appassionati e i cultori del vino dal palato raffinato, ma anche semplici curiosi e turisti che scelgono di trascorrere le vacanze a Castelbuono, un tempo ricca capitale della Contea e del Marchesato dei Principi di Ventimiglia.

Vie, piazze e vicoli  saranno animati anche dalla presenza di sommelier e cuochi altamente qualificati: tra calici e assaggi, sarà possibile scoprire il meglio della produzione vitivinicola nostrana.

Senza dimenticare le "passeggiate" tra le varie cantine, un modo per celebrare le varie declinazioni del gusto nel territorio.

Tra i momenti più significativi del Festival, figura il "Concorso DiVino" : l'ormai celeberrima wine tasting, dal 2010, premia le cantine e le personalità internazionali più autorevoli che afferiscono al mondo del vino.

Un altro elemento focale della rassegna castelbuonese è rappresentato dal Premio Internazionale "Gusto DiVino" rivolto all'intero settore dell'enogastronomia mondiale.

Istituito nel 2010, rappresenta un riconoscimento dell'associazione "Amici PerBacco" a tutti coloro che, con le loro qualità, hanno svettato nell'ambito del comparto.

Nello specifico, a quei soggetti che si connotano quali protagonisti indiscussi del settore vitivinicolo, puntando alla massima qualità attraverso un lavoro serrato e una dedizione continua, l'alta professionalità e l'utilizzo dei mezzi di informazione quali alleati e compagni di viaggio in un percorso che mira a trasformare il vino in uno stile di vita, anche sotto il profilo culturale.

 

 


domenica 15 maggio 2022

𝑰 𝑺𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒊𝒐 "𝑪𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂, 𝑺𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒖𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒆 𝑷𝒂𝒔𝒕𝒊𝒄𝒄𝒆𝒓𝒊𝒂 𝑹𝒆𝒈𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝑺𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂𝒏𝒂"

 

Mariano Carbonetti e Roberto Cascino

i riconoscimenti

della 

LiberaUniversitàRuraleSaperi&SaporiOnlus

 

 
Essere nominati “Custodi delle Identità Territoriali” da parte del dott. Nino Sutera,  è per noi un grande Onore ma allo stesso tempo un Onere che deve essere portato avanti con costanza e continuo interesse, nella riscoperta delle antiche tradizioni e dei siciliani tutti, hanno affermato gli Chef.

 


 Un sentito ringraziamento a tutte le aziende e realtà che hanno creduto nel progetto e hanno partecipato con entusiasmo, fornendo una preziosa collaborazione per la realizzazione del 𝑰 𝑺𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒊𝒐 "𝑪𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂, 𝑺𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒖𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒆 𝑷𝒂𝒔𝒕𝒊𝒄𝒄𝒆𝒓𝒊𝒂 𝑹𝒆𝒈𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝑺𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂𝒏𝒂" 







Il riconoscimento    rappresenta  uno degli steps del  percorso Borghi  GeniusLoci  De.Co.    ideato   dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus

                            Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio .

Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso composto da 12 steps tra questi il riconoscimento di “Custode dell'identità Territoriale” Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” Il format è stato presentato: * Assemblea dei Sindaci delle città De.Co del Veneto; * Poster Session del Forum P.A. di Roma; * VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia; * Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF * XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo, e a Milano in occasione di EXPO2015

I Custodi  dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.  In questo percorso , chef, gastronauti, giornalisti, sommelier,   intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale, nel contesto del percorso elaborato dalla Lurss.Onlus. 




























 

lunedì 9 maggio 2022

1° Simposio "Cultura, Storia e Tradizioni della Cucina e Pasticceria Regionale Siciliana"

 

1° Simposio

"Cultura, Storia e Tradizioni della Cucina e Pasticceria Regionale Siciliana"

Palermo - 10 maggio 2022

 

Nuove strategie e prospettive per La valorizzazione dell’enogastronomia siciliana

e dei Prodotti Tipici del Territorio

 

 


 

Primo Simposio dedicato a "Cultura, Storia e Tradizioni della Cucina e Pasticceria Regionale Siciliana", che si terrà presso i locali di Villa Riso a Palermo, via dell’Olimpo n.30/a, in data 10 maggio, alle ore 17.30

                                       Durante la serata, verranno trattati argomenti relativi alla Valorizzazione del Territorio, attraverso l’uso di prodotti tipici locali; le prospettive di crescita e di rilancio degli stessi ed eventualmente, dopo il confronto attivo con gli intervenuti, nuove idee e strategie da "applicare". Tanti gli argomenti di comune interesse per cui discutere ed interagire, a cui si uniranno cenni storici, apportati dalle straordinarie conoscenze di alcuni intervenuti.
La salvaguardia del nostro patrimonio enogastronomico, sotto gli occhi attenti di due generazioni di professionisti
La tradizione e l'innovazione attraverso la tutela delle nostre identità territoriali, il tutto moderato magistralmente dalla pluripremiata artista Katiuska Falbo.

Durante l’evento gli chef Mariano Carbonetti e Roberto  Cascino verranno insigniti dal riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” della Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori Onlus



Chi sono i custodi dell’identità territoriale?

I produttori agricoli ma anche i pescatori, custodiscono sapientemente un giacimento inesauribile della dieta mediterranea, costituiscono il collante tra i prodotti della terra e del mare e il territorio, rappresentano infatti gli ereditieri di un “savoirfaire” locale, portatori di valori specifici, artefici di una costruzione sociale e di una cooperazione che ha come risultato la qualificazione di un prodotto di cui i riferimenti sono l’identità del gusto. Le caratteristiche del prodotto sono irriproducibili in altri luoghi, cioè al di fuori di quel particolare contesto economico, ambientale, sociale e culturale, e pertanto uniche. Il prodotto del territorio è la risultante di questa interazione, e incorpora un sapere costruito nel tempo e condiviso all’interno di una collettività territorializzata e condivisa. Questo processo di accumulazione di conoscenza e di sedimentazione locale tramite interazione permette al prodotto di divenire l’espressione della società locale nella sua organizzazione, nei suoi valori, nelle sue tradizioni e nei suoi gusti adattati al contesto ambientale, economico, sociale e culturale del luogo.

E’ non solo, conoscere il territorio attraverso i sapori dei piatti culinari  è il principio base della cibosofia che propone di leggere ogni piatto come un intreccio di alimenti, storia, cultura e tradizione di un territorio e del suo popolo. Questa chiave di lettura è sempre più usata dagli chef per raccontare con la propria cucina la cultura millenaria del cibo. Ricette tradizionali, prodotti locali, antichi e nuovi saperi sono ricercati con cura dagli chef per dar vita a piatti capaci di raccontare la storia e l’identità di un territorio. Ecco così che la cucina diventa un’occasione per gli chef di raccontare con i sapori di un piatto la storia dei prodotti usati e per chi mangia di conoscere tradizioni e valori culinari millenari.
La cibosofia è un nuovo approccio alla cucina che, partendo da tutto ciò che offre la nostra terra, riesce a raccontare il patrimonio culturale e l’identità dei territori. Il cibo, quindi, riesce, si, a soddisfare la nostra fame fisiologica ma anche la voglia di scoprire e conoscere la tradizione e la cultura di un luogo attraverso i cinque sensi. I nostri territori sono veri e propri giacimenti di specialità alimentari e tradizioni culinarie da scoprire e imparare a conoscere e valorizzare. Il Sud rappresenta un eccellente esempio di come la cucina può farsi depositaria di valori e storie dei territori, proponendo gusti e ricette antiche

I Custodi dell’identità territoriale, sono quindi destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.

In questo percorso, chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, associazioni, pro-loco, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire “Custodi dell’identità territoriale”.

A conclusione del Programma, ci sarà una breve presentazione delle aziende che metteranno a disposizione i loro prodotti di qualità, per una piccola degustazione, con il coinvolgimento di alcuni allievi della Scuola di cucina. L’evento è organizzato dagli   Chef Roberto Cascino e Mariano Carbonetti e Tonino Lipari di Percorsi Enogastronomici, Arte, Cultura, Eventi,  in collaborazione con Stefania Cannella di Bechef  

Ingresso gratuito a invito. L'evento sarà live su i principali canali social


giovedì 3 febbraio 2022

Cutrera, la qualità dell’olio nasce in frantoio

 Gianna Bozzali

Pronto il nuovo frantoio ipertecnologico dell’azienda Cutrera di Chiaramonte Gulfi, uno dei più avanzati al mondo. Dalla prossima campagna olearia sarà operativo il nuovo impianto dotato di un selezionatore ottico ad infrarossi e di speciali sensori. Pioniere nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie applicate all’estrazione, Cutrera può dirsi fiero oggi di essere uno dei frantoi più tecnologicamente avanzati al mondo, inaugurando un nuovo concetto di lavorazione delle olive e pronto a riscrivere la storia della produzione olearia di alta qualità in Sicilia.

 


“Iniziamo l’anno festeggiando un grande traguardo che per noi, come sempre, rappresenta solo un nuovo inizio, perché non ci fermiamo mai- commenta Salvatore Cutreradel Frantoio Cutrera -. Dietro tanta ricerca e sperimentazione, grazie anche alla collaborazione con Pieralisi, c’è comunque la nostra esperienza di frantoiani da generazioni. E il fattore umano per noi è importantissimo! Siamo quindi orgogliosi, oggi, di poter integrare il nostro know how e la passione che mettiamo nel nostro lavoro con le migliori tecnologie in assoluto per offrire ai consumatori solo il meglio”.

 

Tutti i macchinari sono stati progettati insieme a Pieralisi, leader mondiale delle macchine olearie. Essi sono interconnessi grazie all'utilizzo della tecnologia 4.0. Ogni fase della produzione è quindi minuziosamente controllata da una serie di sensori che intervengono per risolvere ogni minima criticità. In particolare, la presenza di un selezionatore ottico ad infrarossi, unico al mondo applicato al settore oleario, consente di scartare le olive danneggiate o quelle non considerate conformi in base ai propri criteri di qualità ottenendo un miglioramento qualitativo alla base.

 


Inoltre, il nuovo impianto 4.0permette di gestire il ciclo di produzione in base alla varietà, al periodo di raccolta e alla temperatura ambientale. Inoltre, è stato creato un sistema innovativo che permette di settare, e quindi di gestire, ogni singolo processo dell’impianto in base ad una “ricetta” (segreta) personalizzata per cultivar, provenienza e stato di maturazione al fine di esaltare le proprietà organolettiche di ogni varietà di oliva. Ciò sarà possibile intervenendo, per ciascuna, su fattori come la velocità e la tecnica di frangitura, la taratura nel “protoreattore”, il tempo di gramolazione, etc… Tutto il processo, inoltre, è termocondizionato: è possibile agire sulle temperature di ogni singola fase e ciò consente di esaltare le note aromatiche e di mantenere a lungo, in modo ottimale, tutti i parametri chimici e organolettici.  



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