lunedì 14 dicembre 2015

Il futuro è degli agrigiani











Il Futuro è degli AGRIGIANI –  


agricoltori colti e innovatori


E’ presto per dire se siamo entrati in un profondo cambiamento nel rapporto tra giovani e mondo dell’agricoltura, con un “ritorno alla terra” fondato su motivazioni di carattere economico, professionale e culturale, ma è certo che i “nuovi contadini” non hanno più nulla a che vedere con quella “agricoltura dell’assurdo” stigmatizzata da Manlio Rossi Doria nell’immediato dopoguerra: un modello produttivo votato all’autoconsumo, in cui la sproporzione tra l’impegno lavorativo e i risultati concreti aveva l’effetto di rendere l’attività diseconomica e faticosa, al punto di indurre ad emigrare in cerca di condizioni di lavoro e vita più soddisfacenti. Oggi, invece, l’agricoltura è fatta di idee, innovazione, creatività, cultura, professionalità ed è ancora una delle poche vere eccellenze che sono rimaste al nostro paese.

Con l’affermarsi dell’Agricoltura ecologica la figura dell’agricoltore si riappropria di molte delle competenze e dei saperi taciti e informali legati alle pratiche agricole del passato che vengono poi integrati con quel plus di competenze formali derivate da percorsi di studio e di formazione. Si origina così la figura dell’Agrigiano, il neologismo che individua una nuova figura professionale di agricoltore che è il più delle volte laureato (quasi mai in materie agronomiche) e che grazie al suo sistema di competenze introduce in azienda innovazioni sia rispetto ai metodi di coltivazione – biologico e biodinamico – che rispetto a tutte quelle funzioni pregiate – come la comunicazione, il marketing, il design, la formazione…. – che supportano progetti imprenditoriali indirizzati ai nuovi mercati ed ai nuovi consumatori ….

Quelli che presentiamo sono alcuni dei tanti casi di agrigianato che si stanno sviluppando in Italia…..   




Quella di Casa Mulè è una storia straordinaria, da 

raccontare.

Lui agricoltore da sempre, nonni agricoltori, padre 

agricoltore, Lei Antonietta, Laurea in   

Giurisprudenza che hanno deciso di lavorare per la 

salvaguardia della tradizione e dell’identità del 

territorio delle Terre Sicane 




 Quello di Casa Mulè di Menfi è uno di quei esperimenti che il territorio dovrebbe adottare giornalmente. Gaspare,   produce il grano, lo molisce a pietra e con un lievito madre decennale, in un forno agricolo a legna, produce un pane unico al mondo, grazie ad un microclima, a dei grani e dei semi tipici del territorio in cui opera l'azienda, la moglie cura le pubbliche relazioni. L’amore e la passione per la propria terra ha fatto il resto, tanto che sono stati insigni anche del prestigioso riconoscimento “Custodi dell’Identità Territoriale” della LiberaUniversitàRuraledeiSaperi&deiSapori Onlus 










come Nadia Lotti con Lunalpina Fattoria Creativa 

Nadia Lotti titolare Lunalpina


Lunalpina è una fattoria creativa di educazione agro-ambientale che intende promuovere una sensibilità e una consapevolezza ecologica  e sociale.

“Il progetto Lunalpina nasce nel 2010. Abbiamo deciso di trasferirci qui provenendo da Sondrio e scelto di vivere in mezzo alla natura cercando di sviluppare il progetto che è sempre stato il mio sogno e cioè abbinare la formazione – visto che mi ero da sempre occupata di formazione in campo sociale – con la natura, con gli aspetti dell’ecologia. Il lavoro che facciamo soprattutto con le giovani generazioni è orientato a trasmettere l’attaccamento alla terra, l’amore per la natura, il senso ed il valore dell’ambiente.   Dal momento che io sono una cittadina, ho dovuto iniziare da zero a fare l’agricoltore perché per fare quello che volevo fare, e cioè una Fattoria Didattica, dovevo prima diventare imprenditrice agricola. Quindi ho dovuto trovare dei terreni, capire come fare le coltivazioni, ed allora abbiamo organizzato dei Corsi facendo venire esperti per apprendere i metodi di coltivazione. Ci siamo appoggiati all’Accademia di Permacultura, abbiamo frequentato dei Corsi sull’agricoltura sinergica, e subito abbiamo pensato di avere un forno perché “fa calore” e quindi “centro di vita”.


Lunalpina dal 2011 ha in gestione la struttura della ex scuola elementare di Bonetti che è stata ristrutturata per accogliere i gruppi che partecipano ai programmi di Lunalpina. A Oikos si può alloggiare in modo spartano, con sacco a pelo e si possono degustare piatti di cucina consapevole.


la fattoria


come Francesca Nadalini – azienda agricola NadaliniFrancesca Nadalini

L’azienda agricola Nadalini, nata insieme a Francesca nel 1979, si occupa della produzione di meloni, angurie e zucche. Francesca, dopo aver lavorato in una multinazionale fiorentina, dal 2007 ha deciso di dedicarsi all’attività familiare.

L’azienda, da maggio a metà ottobre, produce più di 3 milioni di meloni, raggiungendo un fatturato di 3,5milioni di euro, vendendo in tutta Italia ed esportando in Inghilterra, Francia, Svizzera, Austria, Germania. Il 30% della produzione è destinata fuori dai confini nazionali: una buona percentuale se confrontata con le altre aziende del settore.


Francesca, vincitrice dell’Oscar Green 2012 per la categoria “Esportare il territorio”, ha elaborato un progetto di marketing e di rete commerciale per la vendita all’estero dei meloni dell’azienda di famiglia.



come Viviana Vignadei con l’Azienda Agricola “la

 casa di Paglia”

“Nel 2007 abbiamo creato la nostra azienda agricola dove coltiviamo senza lavorare la terra (senza vangare, fresare, arare), senza distruggere l’equilibrio naturale del suolo. Nonostante il terreno sia argilloso siamo riusciti grazie all’applicazione e al rispetto di regole e tecniche “naturali” a ricavare da questo appezzamento 2200 m2 di orto, 800 m2 di erbe aromatiche/officinali, un impianto di frutti rossi, campi di patate, cipolle e qualche cereale”.

“I nostri orti sono coltivati seguendo i principi della permacultura e dell’agricoltura sinergica: le nostre fragole crescono tra i porri, le cipolle con le carote, i cavolfiori cosparsi di fiori di lavanda e foglie di menta…ai piedi di tutte le nostre piante una caldo letto di paglia… Questo coltivare con le piante consociate e pacciamando ci consente di non dover far uso di nessun tipo di pesticida, fertilizzante chimico e di ridurre notevolmente il consumo idrico”.



come Francesco Cantini – Azienda vitivinicola

 biodimanica “la Piombaia”

«Le terre trattate con i prodotti chimici diventano asfittiche, puzzano. I vendemmiatori da noi ritrovano la terra di un tempo, con l’aria piena di insetti, api farfalle. Magari all’inizio c’è bisogno di qualche investimento ma poi, dopo due o tre anni, si recupera e si guadagna. All’inizio mio padre era molto perplesso. Poi, da uomo legato alla terra, ha visto i risultati. E adesso è quasi più convinto di me».




come Daniele Franchetti – azienda agricola Franchettiagrigiani Daniele Franchetti

Da perito meccanico a “signore della pioggia 2.0”. Daniele Franchetti trentenne di Ponte in Valtellina (So), stanco del lavoro in ufficio ha scelto l’agricoltura biologica innovando così l’attività di famiglia. Oggi, grazie a una stazione meteo installata nei suoi terreni riesce a prevedere lo sviluppo delle malattie per curare al meglio le sue mele biologiche. L’azienda agricola Franchetti è una delle cinque aziende frutticole attive in Valtellina che hanno scelto questo metodo di coltivazione. Da quest’anno inizierà la commercializzazione di mele e Kiwi con certificazione per arrivare tra due anni ad avere un’azienda completamente biologica.

“La frutta scartata ha l’unico difetto di non essere assolutamente perfetta e in una stagione come questa, dove la produzione di mele europea è molto elevata, il valore non copre le spese di raccolta. Noi non vogliamo più vedere i nostri frutteti in questa situazione. Il nostro obbiettivo è quello di utilizzare tutto il prodotto, della mela perfetta a quella più scadente destinata all’industria. Per farlo stiamo cercando di creare un prodotto che abbia un valore che rispecchi le sue caratteristiche di immagine, gusto e salubrità. Vogliamo che il sistema dello spreco lasci il posto al sistema dell’equità e del consumo intelligente.

La nostra avventura è appena cominciata, spero che le persone interessate vogliano farne parte non solo come clienti e consumatori ma anche come critici, degustatori e promotori di questo progetto.”



come Loretta Di Simone – Azienda Agricola La Turchina (Vt)

che gestisce un’azienda biologica di 170 ettari di seminativo e 20 di boschi a Tarquinia (VT) dove ha ripreso la coltivazione del farro per farne semi e farina, soprattutto quella del grano duro “senatore Cappelli”, la cui produzione era stata abbandonata negli anni ’70.

“I nostri prodotti sono fatti solo ed esclusivamente con le nostre materie prime e sono lavorati in un antico molino a pietra che lavora a bassissima temperatura solo prodotti biologici in modo da mantenere la salubrità del prodotto e il sapore. In particolare, le nostre paste di Senatore Cappelli e di farro sono fatte interamente con il nostro Cappelli Bio o il nostro farro Dicocco Bio, senza alcuna miscela con altri tipi di grano o farro, come invece puo’ trovarsi sul mercato; inoltre, il pastificio lavora in maniera completamente artigianale, con l’impasto le cui dosi sono decise dal mastro pastaio sul momento, in base alle condizioni atmosferiche (es. grado di umidità/calore), alla consistenza del semolato e al formato da eseguire. L’impasto ottenuto passa nelle trafile in bronzo, viene tagliato a mano, indi disposto su telai di legno e portato nelle celle di essiccazione, dove rimane per 5 giorni ad una temperatura costante che non supera i 38°, in tal modo salvaguardando il legame molecolare della materia prima e  il sapore. Infine noi etichettiamo personalmente ogni singola confezione, controllando che il prodotto sia adeguato al consumo.”


come Salvatore Sorbo – Progetto Biomonitoraggio

Le api con i loro preziosi alveari come vere e proprie centraline antinquinamento. Essere particolarmente attenti alla tutela dell’ambiente oggi è fondamentale, soprattutto in una zona tristemente nota come quella della Terra dei fuochi. Il giovane apicoltore ha messo le sue arnie a disposizione di “Cara Terra” un virtuoso progetto di biomonitoraggio dell’ambiente, nella terra dei fuochi, attraverso le api. Questo ambizioso progetto che prevede la collaborazione dell’’università di Napoli e quella del Molise ha lo scopo di trasformare gli alveari e le arnie delle api in vere e proprie centraline di biomonitoraggio (ognuna delle quali controlla 7 chilometri quadrati del territorio) per rilevare il grado di inquinamento presente sul territorio. Le api, infatti, si sa, non mentono mai, volano, si cibano di nettare e acqua che sgorga dalle falde, catturano le polveri sottili (il noto pm10) e trasmettono le informazioni raccolte, ogni giorno, al loro alveare.

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come Gianpaolo Danieli

“mi sono avvicinato alla terra perché sentivo la necessità di riappropriarmi di un contatto, di guarire e di nutrirmi dalle mie mani. Ho iniziato con un piccolo orto domestico, entusiasmato dall’autoproduzione in un periodo in cui leggevo sulla decrescita felice, ho coltivato ortaggi per un anno intero nel piccolo orticello, poi ho deciso e sono andato alla ricerca di agricoltori biologici nella mia zona. Ho trovato Lorenzo Arcangeli mi ha fatto conoscere il suo modo di coltivare e insieme abbiamo iniziato un primo piccolo progetto, abbiamo seminato un ettaro di grani antichi. Dopo il raccolto ho deciso di iniziare a coltivare a pieno campo anche ortaggi. Ho seguito il corso di salvaguardia e conservazione dei semi da Civiltà Contadina e mi ha dato una bella spinta energetica per continuare il mio percorso. Ho iniziato ad incuriosirmi dei testi di Rudolf Steiner e dei manuali di agricoltura biologica e biodinamica. Ho seguito dapprima dei corsi da Agrilatina e poi da Carlo Noro (primo livello di agricoltura biodinamica). Il mio metodo è quello di consociare le piante, di usare i macerati e i decotti di erbe aromatiche. Per fertilizzare uso sovesci autunnali e letame compostato”.



                 “Per togliere le erbe spontanee quando le piante sono giovani la zappa è la mia unica salvezza. Poi le lascio crescere, perché anche loro sono necessarie, oltre che degli utili indicatori. Per i parassiti non uso nulla, li lascio fare, ma intervengo con l’azione manuale di controllo o al massimo se riesco a preparare nei tempi a disposizione dei macerati di aglio o ortica o peperoncino. Per il momento sto costruendo il mio progetto di una piccola azienda, dove tutto è in equilibrio. In futuro vorrei costituire una rete di piccoli agricoltori biologici per riappropriarci insieme del valore sano di coltivare e di nutrirci, creare dei Bio-distretti riconosciuti”

giovedì 3 dicembre 2015

Menfi, tra i Borghi GeniusLoci De.Co.



                                                                                 ll Comune di Menfi ha fortemente creduto nel Progetto GeniusLoci De.Co., (Denominazione Comunale) promosso dalla Libera Università Rurale dei Saperi&dei Sapori, Onlus ed ha formalmente avviato l'iter per inserirsi nella rete del programma.

                              
                                           Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso culturale, composto da 12 steps, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Progetto GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività. GeniusLoci De.Co è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”. Il format del Progetto GeniusLoci De.Co. è stato inoltre presentato alla Poster Session del Forum P.A. di Roma, VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF, XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo, e recentemente a Expo 2015 di Milano.
 Molto soddisfatto il Sindaco di Menfi, Arch Enzo Lotà, per l'affiliazione di Menfi al progetto: "Quando un’amministrazione comunale lavora con autorevolezza e lungimiranza, in perfetta armonia con i consiglieri comunali, con i cittadini e con tutti gli attori locali (operatori turistici, associazioni di volontariato, piccole e media imprese), per valorizzare al massimo le risorse che ha a propria disposizione, i frutti prima o poi arrivano. Sono fiero di amministrare una comunità fortemente unita e coesa, che lavora con intelligenza e caparbietà e che si distingue per l’accoglienza nei confronti di coloro che decidono di visitare, soggiornare e investire nel nostro territorio".

mercoledì 18 novembre 2015

Ad Andrea Alesi il riconoscimento di “Custode dell’identità territoriale”


Il riconoscimento    rappresenta  uno degli steps del  percorso di programmazione partecipata GeniusLoci  De.Co.    ideato   dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus di Menfi     
                            Il percorso GeniusLoci De.Co.,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio .

Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso composto da 12 steps tra questi il riconoscimento di “Custode dell'identità Territoriale” Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” Il format è stato presentato: * Assemblea dei Sindaci delle città De.Co del Veneto; * Poster Session del Forum P.A. di Roma; * VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia; * Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF * XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo, e recentemente a Milano in occasione di EXPO2015
I Custodi  dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.  In questo percorso , chef, gastronauti, giornalisti, sommelier,   intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale, nel contesto del percorso elaborato dalla Lurss.Onlus.  
La   storia di Andrea Alesi nella ristorazione comincia nel 1989 con l’arrivo in Germania dalla Sicilia. In tutti questi anni Alesi ha creduto e investito nella qualità dell’offerta e il suo grande impegno è stato finalmente ripagato non soltanto dalla clientela, ma anche con   premi e riconoscimenti.  La sua è una storia emblematica che testimonia come con il duro lavoro chi si impegna ogni giorno può raggiungere grandi risultati. Andrea Alesi ha fatto molta gavetta,  si è formato da solo facendo pratica la sera in diversi ristoranti italiani, studiando riviste e libri specializzati e provando e riprovando le ricette. “La mia scuola è stata ed è la mia passione” ama dire. Nel suo destino entra nel 1995 la moglie Rita. È la svolta decisiva, appoggiato dal suo entusiasmo e dalla sua intraprendenza, apre nel 1996 il primo ristorante e nel 2006 l’attuale Gude Stub– Casa Antica. Il segreto del suo successo? Ingredienti di qualità, cibi freschi e prodotti fatti a mano, come la pasta e il pane. E soprattutto l’amore e la dedizione con la quale spiega ai clienti la storia dei piatti, la loro provenienza e preparazione, perché “i clienti vengono da noi per mangiare le specialità della cucina italiana, ma anche per scoprire ogni volta un nuovo pezzo del nostro Paese.
“La mia è una cucina nostalgica”, afferma Andrea Alesi,   riconosce che la sua è una sfida non facile, una scelta coraggiosa e per molti aspetti diversa da quella di molti connazionali, che invece preferiscono adattare la cucina italiana ai gusti della clientela tedesca. È questione di scelte. Sta di fatto che la sua filosofia e il suo approccio alla cucina seguono una direzione decisamente controcorrente
Andrea Alesi, cuoco autodidatta, esprime la sua creatività, pur seguendo la sua ferrea linea: freschezza e qualità dei prodotti, e rispetto dell’autenticità delle ricette    Una scelta premiata dai clienti: “Chi ha già viaggiato nella Bella Italia, apprezza subito le nostre proposte culinarie. Poi c’è il cliente un po’ scettico, che accoglie con curiosità i nostri piatti, perché abituato ad una cucina più vicina ai sapori tedeschi. Tuttavia alla fine conquistiamo anche lui!” afferma Andrea Alesi

Il mare, la terra, e la melanzana, un piatto che ricorda le mie radici tutti quei sapori mai dimenticati e il sapore dell’ olio  nuovo d’ oliva, nocellara, il formaggio pecorino, l’ origano, le caponate, l’ odore delle alghe, la farina tumminia, c’è tanto Menfi  in questo piatto, come in tanti altri, ecco in questa affermazione di Andrea, c’è  la motivazione del riconoscimento, attribuito negli anni passati tra gli altri a Carolina Planeta.

venerdì 13 novembre 2015

Tendenze alimentari e stile di vita

                                    Se è vero che come dice Pasteur la malattia è trasmessa da ciò che mangiamo e respiriamo”, la corretta alimentazione è sicuramente un cardine importante della nostra vita.
Conoscere che un preparato alimentare è presente nella tradizione di una popolazione, che la ricetta è stata tramandata e garantisce qualità e continuità nella sua composizione nel tempo, interessa molto i consumatori sensibili di oggi.

Nonostante la crisi economica, il consumatore è sensibile al richiamo della tradizione e tra un hamburger e una frittura di surgelati provenienti dalla Cina in puro olio di palma, riesce ad inserire nelle sue scelte gastronomiche, specialmente a livello di dolci, il nostro torrone, la nostra cubbaita o giuggiulena, i nostri cappelletti delle Provincia di Trapani o le cassatelle di Agira e perché no,   le “minni di virgini”.
Quest’ultimo gesto di identità del consumatore nasce anche dalla coscienza che, non basta il rinato amore per lo spirito unitario rinato in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità di Italia, ma dal dovere di premiare il Made in Italy nell’agroalimentare, per una questione di rilancio economico del territorio, per offrire a se stesso garanzie di qualità e sicurezza, che sono il connubio di una tradizione e la garanzia che solo un “moderno” disciplinare di produzione può offrire.
Le scelte alimentari devono comunque essere guidate e non sono bastate le iniziative della politica agricola Europea dei prima anni novanta, indirizzate a promuovere marchi DOP, IGP e biologici nell’agroalimentare, per modificare le cattive abitudini alimentari che gli abitanti dell’Europa avevano intrapreso già da decenni.
Le cattive abitudini alimentari portano all’obesità alle malattie cardi vascolari e sono sicuramente collegate all’elevata incidenza delle neoplasie.
Uno stile di vita appropriato nell’abbigliamento si intravede nel giusto abito portato allungo, rispettando così l’ambiente come recentemente ha dichiarato un professore di estetica, che candidamente dichiarava di avere un solo abito per l’estate ed uno per l’inverno, dichiarando superfluo l’armadio, ma sicuramente senza arrivare a questi estremi nel rispetto delle proprie esigenze e della dignità degli altri e soprattutto nel rispetto dell’Ambiente. Come nell’abito così nella scelta del cibo bisogna puntare alla qualità e non alla quantità: la qualità produce immediata soddisfazione e futuro benessere, di contro la quantità produce ingombro, danni per l’ambiente e per la salute umana.
Inoltre è bello conoscere la storia di un tessuto e la sua provenienza ed è senz’altro una soddisfazione non solo materiale ma spirituale sapere di più di ciò che si mangia e sapere perché quel preparato è nato, quando è stato per la prima volta creato e per quale occasione: rivivremo così, mangiando, non solo una gestualità necessaria alla nostra sopravvivenza materiale ma anche a quella spirituale, che ci fa sentire più vicini al creatore e a chi ci circonda nella nostra vita quotidiana.


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