giovedì 23 ottobre 2014

Angelina Auteri: storia di vita e di fede.




Questa è la storia di un amore,una favola moderna ambientata nella Sicilia di inizio ‘900.
Tutto ebbe inizio a Napoli… era il 22 giugno 1880,veniva alla luce la terzogenita dei Baroni Auteri.Una bimba dalla carnagione scura…piccola e soprattutto …femmina!   

Già! Perchè nascere “Donna” nel profondo sud non sempre era cosa buona, soprattutto se si parlava di famiglie dove la nascita di un maschietto  garantiva la discendenza al padre.
Difficile essere donna quando si nasceva dopo la morte prematura di un fratellino amato e desiderato e con una sorellina dalla salute fragile…Agata.
In questo contesto nasceva Angelina…per dimenticare un lutto difficile,una perdita dolorosa.
La presenza della bimba fu accettata  con amarezza e delusione,ma fu comunque inserita nell’ambito domestico ed educata come si conveniva.
Col passare del tempo,le due bimbe crebbero facendo emergere differenze tra  loro;Agata era bella,docile e affettuosa…Angelina,invece era bruna con due occhioni  scuri e profondi.
Se la grande era amata e coccolata, la piccola Angelina sentiva su di lei la frustrazione di figlia non voluta…non amata.
Questo faceva nascere in lei un forte senso di ribellione e continui capricci,le sue continue marachelle portavano ad altrettanto castighi che la rendevano sempre più ostinata.
I continui castighi, che sempre di più si sostituivano alle carezze,la facevano sentire vittima di gravi ingiustizie…la sua sofferenza era divenuta motivo di grande sofferenza.

Matura e indipendente non mostrò mai ai genitore questo suo malessere,ma inconsciamente cercò di attirare le loro attenzioni con scherzi pesanti e atteggiamenti superficiali. Molte volte mise in pericolo la sua vita.,
In un suo scritto si legge una frase che la rappresenterà in pieno:<<Avrei fatto qualsiasi cosa di mia spontanea volontà, ma, non avrei fatto nemmeno ciò che più desideravo,se me lo avessero chiesto gli altri>>.
Già nella prima fase della sua vita, la piccola dimostrava un carattere deciso e ben definito…una personalità forte, che doveva solo trovare la sua strada.
A cinque anni raduna le sue cose e decide di scappare di casa, dalla casa dove non si sente amata.L’aiuterà il nonno, unico suo alleato.
La sera,quando la bambinaia,l’accompagnava nelle solite preghiere…Angelina se ne usciva con domande strane,costringendo la donna a ilarità e confronti giocosi.
Capobanda per eccellenza non scendeva mai a patti.
Il carattere di Angelina levò un muro di incomprensione con i genitori,che decisero di trasferire le 2  figlie da Napoli a Roma,presso l’istituto delle Suore Dorotee.Era l’anno 1887,la piccola Angelina aveva appena 7 anni.
Non mostrò nessun segno di debolezza al momento del distacco dalla madre, che invano cercò di percepire in lei il dolore della separazione.
Con il magone nel cuore con orgoglio di bimba si congedò dalla famiglia. Entrarono in collegio e in serata scoppiò in un pianto liberatorio…non seppe spiegare a nessuno il suo sfogo. Disse con la semplicità dei suoi anni:<< Piango perché tramonta il sole>>.
Ma anche i collegio,dove,regnava un ambiente sereno e familiare, Angelina si comportava come un folletto ribelle.
Avrebbe voluto essere buona, ma in lei sentiva una forza che le impediva  di essere buona e ubbidire alle sue insegnanti.
L’anno dopo, per motivi di salute Agata fu richiamata in famiglia,per angelina fu un grande dolore, riaffioravano in lei vecchie emozioni mai dimenticate.
Un frutto buono però Angelina lo raccolse in quella atmosfera tranquilla che regnava in collegio:ella sostava volentieri davanti al Tabernacolo…solo davanti a Gesù si ricomponeva e faceva emergere la dolcezza della sua anima.
Nel 1870 si preparò alla I Comunione,in lei cresceva il gusto delle cose di Dio.
Privata dalle tenerezze materne trovò conforto e consolazione nell’amicizia con il Signore. Un piccolo miracolo si compiva nel suo piccolo cuore,l’amore di dio si insinuò nella sua psicologia di bambina cresciuta senza amore familiare.
Un giorno una suora parlò della verginità,tra le sue compagne, fu l’unica a comprendere la vera essenza di quelle parole…<<conservare se stessi e il proprio cuore a Dio>>.
Chiese l’aiuto di un confessore e a soli 10 anni consacrò la sua verginità a Dio, unico rifugio al vuoto che in lei si era creato negli anni…Angelina piano piano iniziò a sentirsi amata. Supplicò il Signore di legarla a lui con l’impegno di non spezzare tale promessa.
Ricevuta per la prima volta il corpo di Cristo, Angelina sentì il suo cuore colmo di gioia…rimase in preghiera giurando a Gesù il suo cuore per sempre.
Nonostante un primo passo verso la retta via, la piccola rimase fedele alla sua indole,l’irrequietudine aveva la meglio sulle sue buone intenzioni,il suo rendimento scolastico risultò carente.
Alla fine della classe V la pagella era pessima, con il rischio di perdere l’anno, le suore la minacciarono di comunicare in famiglia l’esito scolastico e la misero di fronte al fatto compiuto se non avesse chiesto perdono.
Mai ella aveva chiesto perdono, ciò la sconvolse provocando un pianto sconsolato, la suora l’abbraccio con dolcezza consolandola con gli occhi colmi di lacrime.
Angelina capì che il castigo era educativo e per il suo bene,si scrollò di dosso la triste sensazione di bimba non amata.
L’intuizione appena provata la cambio gradualmente. Vinse la sua ostinazione e la sua ribellione. I suoi voti migliorarono e con esso l’atteggiamento verso il suo prossimo. Fu una battaglia lunga e dura…
Durante un visita dei suoi genitori ella raccolse con i suoi cari, che ne rimasero profondamente colpiti.
Angelina iniziò un nuovo capitolo della sua vita, migliorò nello studio si applicò nel ricamo e altre attività in modo eccellente. Partecipò con passione alle attività religiose in cui trovava sempre più conforto e risposte. Lei si consolidava l’idea della vita religiosa.
Ma l’ardore che mise nelle attività la indebolirono tanto, fino al punto da far pensare ad un suo ritorno a casa per le vacanze.
Quei giorni a casa le fecero rendere conto di come erano diversi i mondi che contrapponevano lei e la sua famiglia. Si sentì mancare l’aria…cosi tanto le mancavano le suore. La vita mondana,le feste non erano per lei e forte sentiva il bisogno di rientrare a Roma…la sua casa.
La sua indole forte e intelligente la resero bella agli occhi dei suoi genitori che non vollero più staccarsi da lei.
Durante il suo soggiorno a Napoli conobbe il giovane Ignazio Paternò dei principi  Biscari,che si lasciò catturare dal candore e dalla bellezza di Angelina.
La stessa sera la madre con dovuta cautela propose alla figlia, Ignazio come possibile partito per un matrimonio. La giovane donna rimase sconvolta e rifiutò con forza quell’idea…tornò in collegio sfuggendo alla possibilità di infrangere la sua promessa di castità.
Affrontò il suo ultimo anno di studio con dubbi innumerevoli, le suore si mostrarono amorevoli e premurose; ma la giovane chiese supporto spirituale al mons. Randini Tedeschi; ad egli chiese la luce per salvaguardare la sua vocazione.
Egli suggerì alla giovane di scrivere ai suoi e chiedere il permesso di ritirarsi a vita religiosa. Tante le incertezze…finito l’anno con meriti decise di rientrare in famiglia promettendo che mai avrebbe infranto il suo giuramento di fedeltà.
Correva L’anno 1898 quando Angelina rientrò a Napoli,decisa a mantenere fede alle promesse fatte alle religiose…ma si sa le gioie della vita sono di facile distrazione per una giovane e brillante donna, sempre più spesso venivano meno i momenti di preghiera.
Non aveva nessuno su cui potesse confidare paure e ansie e sempre di più si fece coinvolgere dalle fastosità della vita mondana.
Di tanto in tanto riusciva ad andare a messa e fare comunione di nascosto e con difficoltà riuscì a mantenere un rapporto epistolare con le suore.
La madre controllava la giovane sperando di fare allontanare dal cuore della giovane le esperienze vissute a Roma.
Il Giovane Ignazio iniziò a frequentare casa Auteri,entrando ben presto in confidenza con le due sorelle. Orfano di madre e padre e recentemente colpito dalla perdita dell’unico fratello fu accolto come un fratello.
Dal carattere gioioso e amabile riuscì a superare di buon grado le sue sventure famigliari. Angelina gli si affezionò tantissimo,anche se rimaneva infastidita dalle continue pressioni della madre per un suo eventuale unione con il giovane.
A Novembre i baroni Auteri decisero di trasferirsi a Catania e trascorrere in Sicilia l’inverno,ogni sera il giovane principe passava del tempo con le due giovani ragazze.
Una sera, mentre i genitori di Angelina erano a teatro, il giovane si avvicinò ad Angelina confessando i sentimenti che nutriva per lei; la giovane ne rimase sconvolta.
Confessò tutto alla madre che si sentiva esaudita nelle sue preghiere,ma promise alla figlia che mai l’avrebbe lasciata sola con il giovane per procurarle disagio.
Il giorno seguente il giovane tornò a palazzo,suscitando forte disagio alla giovane Angelina che fuggì in camera dove si raccolse in preghiera. La madre la raggiunse e invitò la figlia a raggiungerli in sala.
Inconsapevole del suo destino fu avvicinata da Ignazio che le prese la mano dicendole:<< E’ tutto fatto>>.
Senza diritto di replica si trovò fidanzata…aveva solo 19 anni.
Presa dallo sconforto e confusione di cuore cercò di leggere in tutto questo la volontà di Dio. A toglierla dall’imbarazzo fu la madre che le fece notare che i genitori e il fratello di Ignazio erano morti di tubercolosi in modo prematuro, e visto lo stato esile del giovane presagì la possibilità del giovane a seguire la stessa sorte disgraziata dei suoi e lasciarla da li a pochi anni, lasciandola libera di seguire il suo progetto iniziale.
Angelina pensò ingenuamente che il matrimonio le si presentava come una piccola missione, compiuto questo sacrificio sarebbe rimasta  libera di seguire il suo Dio.
Pensò  e si convinse che questo era volonta’ di Dio. Avrebbe dedicato a sua vita a servire quest’uomo sino alla morte imminente…l’ingenuità dei suoi anni era disarmante.
Dopo un breve fidanzamento i due giovani convolarono a nozze il 28 ottobre 1899.
Dopo le nozze i due giovani si stabilirono a Sorrento, dove diedero inizio alla loro vita coniugale. Ben presto la tra i due emerse quel divario culturale e di pensiero che creò una crepa profonda nel loro rapporto. Se da una parte Ignazio era retto e dedito alla vita mondana, Angelina, ancora bambina,rimaneva legata ai sogni della sua giovinezza.
Ignazio per distrarla dalle sue fisse, le preparò un corredo pregiato e splendido e iniziò a condurla nel suo mondo aristocratico, iniziandola alla vita di società.
Nel 1900 si trasferirono a Catania, qui Angelina si ritrovò in ambiente nuovo ed estraneo, ma grazie al suo carattere vivace riuscì ad integrarsi in poco tempo. La sua fede fu messa a dura prova e per un po’ Angelina fu travolta dagli eventi mondani.
Al 3° anno di matrimonio, Ignazio si iscrisse al “Club Canotteri”,attività che impegnava il giovane per diverse ore al giorno.Angelina si ritrovava sempre sola nel suo sontuoso palazzo, decise così di prendere lezioni private per migliorare il suo francese. Prese accordi con delle religiose dell’Istituto Maria Ausiliatrice e il giorno dopo si recò a scuola come una scolaretta diligente.
Le fu affidata come insegnante la Rev. Madre;il II° giorno le fu chiesto di attendere mezzora per la regolare lezione poiché le religiose dovevano ricevere la benedizione del ss Sacramento. In silenzio Angelina si accompagnò nella cappella e come in un sogno si ritrovò di fronte a Gesù esposto.
Si sentì avvolta da una sensazione di gioia e benessere,in un momento le si aprirono gli occhi e l’anima. La giovane si rese conto delle tentazioni a cui era caduta al male che si era fatta rompendo il suo patto con Dio, un senso di disgusto invase il suo corpo e la sua anima. Poteva la mondanità e la ricchezza darle ciò che la pienezza spirituale le aveva donato negli anni passati? Poteva essere stata cosi superficiale e immatura sino a respingere l’amore puro che  l’aveva guarita?Angelina sentì forte il peso delle catene a cui era stata legata…il suo cuore era a pezzi.
La rev. Madre si rese subito conto del suo stato di ansia…
Nei giorni seguenti Angelina fu affiancata ad un confessore che l’aiutò a superare il suo stato, e riportarla alla sua consapevolezza.
Sepe, cosi si chiamava il piccolo padre confessore,la portò sulla via del rinnegamento di se stessa e delle rinunce.
Fu come ritrovare se stessi dopo un lungo viaggio senza meta,ma la giovane fece i conti senza l’oste. Infatti il marito non fu felice del cambiamento della moglie. Impedì alla giovane di andare in chiesa e fare comunione…e quando stanco dalle lotte con la moglie le urlava: << Non voglio una moglie santa>>.
Angelina si sentì intrappolata in una vita sbagliata, una vita che non aveva scelto;prigioniera della volontà di altrui. Iniziò a lottare contro forze avverse;tanto era stata lontano da Dio…tanto era grande la voglia di ritrovarlo.
Sotto la giuda attenta di Padre Sepe riuscì a rimettere pace nel suo cuore, iniziò a frequentare l’istituto,nelle poche ore di “libera uscita” date dal marito.
Scoperta dal marito fu allontanata a malo modo dal confessore,unica salvezza le venivano dalle lezioni di francese, complice la madre religiosa che accompagnò la riscoperta dello spirito aprendo alla giovane nuovi orizzonti di speranza e di amore .
Capì che le era stata affidata una delicata missione:La conversione del marito.
Ridiede vita e impulso alla sua vita matrimoniale,iniziò a travolgere Ignazio nei suoi piani,ma non trovò terreno fertile, decise che avrebbe realizzato la sua missione in silenzio, al fianco di un uomo che prima o poi avrebbe fatto suo.
Sembrava tutto sereno all’interno della vita di coppia dei due giovani principi,ma nel 1902 arrivava la svolta.
Il principe condusse Angelina presso la cittadina di Mirabella, ove i Biscari erano i possessori del feudo. Una proprietà modesta che il principe non frequentava abitualmente. Era un possedimento retto su sistema feudale negli anni passati fu utilizzato come residenza estiva visto il clima fresco mitigato dalle dolci colline erei.
Al suo arrivo, Angelina fu colpita profondamente dalla popolazione semplice e analfabetizzata,fu sconvolto nello scoprire che il feudo era privo di una scuola per l’istruzione primaria, ancora peggio i fanciulli sconoscevano la parola del signore.
Le donne seguivano i loro uomini nei campi ,trascurando l’educazione dei figli trascorrendo le loro giornate tra le vie fatiscenti del paesello.
Un miseria culturale che Angelina sposò nel suo immediato,i fanciulli l’amarono da subito e ogni giorno si radunavano lungo il recinto del palazzo.
Angelina spalancò le porte della sua dimora ai giovani che riempirono di chiasso gioioso le stanze silenzioso del palazzo. una ventata di gioia riempì le giornate della giovane principessa, che si dedicò a loro cuore e anima.
Con l’aiuto del parroco del paese diede avvio ai primi corsi di catechismo,in seguito si dedicò alle giovani donne.
Iniziò ad educare le ragazze alla cura di sé stessi, alla casa e con infinita pazienza le iniziò a diversi lavori di ricamo.
Nei giorni che seguirono, si rese conto di essere di fronte ad un problema:le mani delle donne erano rovinate e callose; ciò impediva la capacità manuale nell’usare aghi e uncinetti…Bisognava trovare la soluzione!
Una sera, durante la sua abituale estraniazione al mondo si rese conto di aver trovato la soluzione.
“Il Tombolo” fu l’idea la soluzione del problema…un’arte di ricamo dove le mani non stavano al contatto diretto delle mani, infatti il filo veniva avvolto sul fusello in legno e lavorato a navetta.
Iniziò a procurarsi i materiali necessari e da li a qualche giorno organizzò il primo gruppo di fanciulle. Fu lei stessa a impartire le lezioni di Tombolo…fu subito un successo…
L’idea si rivelò vincente, la lavorazione del merletto fu apprezzata e acquisita con amorevole pazienza.
Nei mesi successivi il palazzo fu sede di un’attività febbrile, le donne che fin a quel momento avevano vissuto nelle campagne si trasformarono in artiste.
Emergevano diversi talenti, alcune donne iniziarono a creare da sé i disegni da realizzare. Dal loro mani venivano partoriti dei piccoli capolavori.
Ignazio,dal suo canto, rimase impotente di fronte all’energia della giovane; che per la sua opera trascurava il proprio consorte.
Ignazio continuava ad ostacolare il bisogno della moglie della quotidiana dose di religiosità. Impedì la sua frequenza alla santa messa e lei senza arrendersi si nascondeva dietro la finestra principale del I piano e in assorto silenzio, nascosta dietro la tenda partecipava alla solenne celebrazione. Infatti il palazzo era collocato in asse con la Chiesa madre,quindi rendeva visibili l’altare principale.
Le varie attività della giovane resero la sua vita appagata e piena,tutti l’amavano e ciò rendeva difficile il rapporto tra i coniugi.
Diversi anni dopo si rese conto che le ragazze assorbivano tanto del suo tempo e soprattutto si rese conto di avere bisogno d’aiuto per rendere più grande la fatica del suo lavoro. Nel 1909, incontrò due suore dorate e parlò loro delle proprie idee.
Le religiose furono travolte dal suo entusiasmo e senza troppi pensieri valutarono un loro trasferimento a Mirabella e aiutare la principessa.
Correva l’anno 1910, giungevano al feudo dei Biscari un gruppo di 3 suore dorate pronte a sposare la causa nobile di Angelina.
Con l’aiuto delle religiose,l’attività entrò nel vivo. Furono allestiti veri laboratori del ricamo dove le giovani lavoravano giornate intere.
Nasceva,grazie alle doti manageriali della giovane donna, uno dei più importanti, se non il primo vero progetto dì imprenditoria femminile in Sicilia.
Se nei laboratori venivano realizzati capi di pregio,fu Angelina ad occuparsi della promozione e della vendita. Regolarmente iniziò a frequentare i salotti di Catania per vendere alle donne aristocratiche la dote per loro figlie.
Nasceva un business senza precedenti, le donne iniziarono a guadagnare e questo le rese economicamente autonome e emancipate. Grande rivoluzione culturale se pensiamo alla Sicilia dei primi ‘900.
Emergeva la personalità di una donna forte e intelligente,capace di attuare tutto ciò che la sua mente pensava.
Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, nell’ottobre 1910 Ignazio iniziò a sentirsi poco bene…i medici gli diagnosticarono un grave forma di broncopolmonite.
Angelina, si staccò dai suoi laboratori per stare al capezzale del marito morente,imperterrita rimase al suo fianco per 7 giorni e sette notti accudendolo con amore e fede. Pregava Angelina per il suo sposo e in un momento di lucidità del marito gli strappò un solenne promessa:<<Se mai fosse guarito avrebbe affrontato con lei un pellegrinaggio a Lourdes e fatto la comunione.>>
Ignazio si affidò alla preghiera e con questo Angelina si preparava alla sua tanto attesa rivincita.
Ma quando tutto sembrava perduto, il principe iniziò a migliorare e sorprendendo tutti guarì. in quei giorni si rese conto di come il suo cuore fosse pieno di amore e di grazia. Per i due giovani iniziò una nuova primavera…Angelina, per la prima volta, si aprì al marito il suo cuore e l’intimità della sua anima.
La Bufera era cessata e ebbe conferma che mai il Dio l’aveva abbandonata…iniziava così la conversione del giovane principe.
Andarono a Lourdes e diedero in dono il busto di ferro di Ignazio, che arrivò nella città zoppicando e né usci camminando in modo retto e sicuro…era avvenuto il miracolo.
A mirabella continuarono l’opera della moglie, fianco a fianco; Ignazio si occupava degli uomini e insegnò loro tecniche agricole per migliorare il loro lavoro.
Mirabella si trasformò lentamente in una ridente città, ormai i laboratori del Tombolo venivano apprezzati in tutta l’isola.
Furono le suore a portare avanti la sua opera con corsi di formazione…
Angelina invece riprese a dedicarsi alla sua attività religiosa ella fu coinvolta in diverse iniziative regionali e nazionali.
Nel 1912 fu nominata presidente dell’Unione cattolici di Catania.
Furono anni di grande impegno…
Ma nel cuore dei principi maturava un pensiero…lasciare gli agi della vita  mondana e ritirarsi a vita contemplativa.
Fu una preparazione lunga ma in loro si confermava la consapevolezza della loro scelta.
L’anno 1924,furono ricevuti in udienza privata da Pio XI; il santo padre accolse la loro richiesta e invito loro di presentare formale richiesta alla Congregazione dei religiosi che li doveva accogliere.
Il 28 ottobre dello stesso anno, i principi celebrarono a Loreto il loro 25° anniversario di nozze e qualche giorno dopo Angelina e Ignazio si dissero addio. Lei entrava nella carmelitane scalze e lui nei Padri barnabiti.
Si realizzava il sogno più grande della principessa…una vita vissuta secondo un preciso disegno di Dio.Lui l’aveva scelta per la missione di conversione del marito…ma lei non aveva salvato lui ma un’intera comunità.
Arrivò a Mirabella come principessa e sarà r cordata per sempre come una “Regina”, dedita ai più bisognosi, ai poveri e tutti coloro ricercassero la pace nel cuore.
Ignazio e Angelina rimasero in contatto attraverso una corrispondenza epistolare dove emergeva la forza del loro amore ma la consapevolezza di avere scelto un amore superiore…puro.
Lui morirà nel 1944…proclamato da una folla che lo acclamo:”Padre Santo”.
Lei si spegnerà serenamente nel 1964 dopo una lunga malattia…come Suor Maria di Gesù.
Una storia fantastica  di amore e fede…personaggi verghiani che vincono con la loro forza d’animo…consapevolezza in un Dio che mai li avrebbe abbandonato.
Storia di una principessa triste che salvò il suo principe e sé stessa dalla paura di non essere amata.
Oggi la loro camera è stata trasformata in una cappella, il loro talamo nuziale adattato ad altare. il palazzo fu donato alle suore dorotee che continuano l’opera del Tombolo.
Grazie al suo intuito manageriale, il Tombolo divenne risorsa primaria economica portando benessere nelle famiglie.

Oggi Mirabella è denominata “Città del Tombolo”, conosciuta in tutto il mondo per il suo artigianato d’eccellenza.

lunedì 13 ottobre 2014

Al convegno AIF e XIII Premio Basile 2014 un altro riconoscimento per la Lurss.Onlus per il percorso GeniusLoci De.Co.





                                            L'iniziativa del premio è nata per ricordare Filippo Basile, Dirigente dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana, assassinato il 5 luglio 1999. La cerimonia di premiazione è stata coordinata da Gianni Agnesa, Gruppo PA AIF.  


                                                        I l Comitato Scientifico della XIII Edizione del Premio Basile per la Formazione nella P.A ha   attribuito alla “Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus” l’Attestato di Partecipazione per il Progetto: GeniusLoci De.Co
“Una Pubblica Amministrazione che crei sviluppo” è stato il titolo dell'XI Convegno Associazione Italiana Formatori, svoltosi a Roma il 9 e 10 ottobre 2014 ed organizzato in collaborazione con Formez PA e con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione.
 Per innovare bisogna conoscere gli strumenti innovativi, avere dipendenti aggiornati, procedure trasparenti e buone prassi nazionali e internazionali da trasferire.
Sono intervenuti, tra gli altri, Pia Marconi, Capo Dipartimento Funzione Pubblica, Carlo Notarmuzi, Responsabile dell’Ufficio per la formazione del personale delle P.A., Giovanni Tria, Presidente Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Antonello Calvaruso, Presidente AIF.
  Nella seconda giornata è stato assegnato il Premio Basile 2014, a quattro amministrazioni che si sono distinte per lo sviluppo delle risorse umane e per il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.
Ecco alcuni dei premi
Sezione A – Reti Formative
Il 1° Premio viene attribuito alla Regione Toscana   per il progetto “Percorsi formativi in tema di innovazione amministrativa” ed il Premio Speciale Amministrazione Faro della Formazione.
Sezione B – Sistemi Formativi
Il 1° Premio viene attribuito all’Inps di Roma  per il progetto “Pensare”   ed il Premio Speciale del Comitato Scientifico.
Sezione C – Processi Formativi
Il 1° Premio viene attribuito alla Provincia di Trento  per il progetto “L'e-learning nella Provincia autonoma di Trento”  
Sezione D – Progetti Formativi
Il 1° Premio viene attribuito all’INPS Direzione Regionale Veneto  per il progetto “Incontra 2.0 (valori, motivazione, orgoglio)” 
La Segnalazione di Merito   a:
-          Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali di Roma.
L’Attestato di Partecipazione è stato mentre   attribuito a:
- A.S.A.P. Agenzia per lo Sviluppo delle Amministrazioni Pubbliche – Lazio – Progetto: Competenze digitali prova;
- Centro Regionale per l'inventario, la catalogazione e la documentazione dei beni culturali della Regione Siciliana;
- Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica – Regione Sicilia;
- Istituto Comprensivo "Filippo Cordova" – Caltanissetta – Progetto: L'arte riprodotta dagli alunni;
- I.I.S. "G. Galilei" Avezzano – Progetto: Business strategies and recession;
- Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus – Progetto: GeniusLoci De.Co;
- Università degli Studi di Torino – Progetto: Rete dei Referenti per la Formazione;
- Università di Genova – Progetto: Sostegno didattico agli studenti di nazionalità cinese per l’insegnamento di scienza delle finanze;
- Istat - Istituto nazionale di statistica – Progetto: Scuoladistatistica_Lab.


La Lurss.Onlus. è orgogliosa del lavoro svolto e dei risultati raggiunti, poi ricevere un riconoscimento come questo all’interno del prestigioso  premio Filippo Basile, non è ne qualcosa che capita tutti i giorni, ne  tanto meno a tutti.

 Ci ispiriamo semplicemente,  all’ aforisma di Thomas Alva Edison “Il valore di un'idea sta nel metterla in pratica”
   Il percorso di GeniusLoci De.Co., ideato dalla Libera Università Rurale  Saper&Sapor Onlus, prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità  sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e  Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da  condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole  salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.   Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 di Roma.   La De.Co. Denominazione Comunale, nata per opera di Luigi Veronelli,  non è un marchio di qualità, ma  un processo colturale della città, per la valorizzazione delle identità e le unicità territoriali.

sabato 11 ottobre 2014

Agrimontana - I Sapori degli Iblei



XIV edizione del tradizionale appuntamento autunnale con la manifestazione "Agrimontana - I Sapori degli Iblei" il 18 e 19 ottobre 2014 a Palazzolo Acreide(Siracusa). Mostre dell’artigianato di qualità, della gastronomia, dei prodotti tipici del comprensorio,visite guidate, arte, mostre, convegni, Mostra mico-naturalistica. 

La manifestazione autunnale, dedicata alla promozione dei prodotti locali del territorio ogni anno attira migliaia di visitatori, provenienti da varie province della Sicilia e da altri comuni del Siracusano per gustare i prodotti della gastronomia locale, dai funghi al tartufo, al miele, alle carni, sapientemente preparati dai ristoratori e dai produttori locali, ma anche i formaggi, la salsiccia e le zeppole, odori e sapori arricchiti dalle antiche ricette utilizzate dagli antenati. 


Tradizione e innovazione per un evento importante per il turismo  , nato e incrementato grazie alla collaborazione con gli imprenditori e i consorzi che unendo le proprie forze e specificità garantiscono il successo dell’iniziativa, che rappresenta un appuntamento centrale per l’economia del paese, per l’artigianato, il commercio e l’agroalimentare. Durante l’Agrimontana protagoniste saranno le specialità gastronomicherealizzate dai produttori e basate sulla genuinità dei prodotti locali come la salsiccia, i formaggi, i funghi, il tartufo di Palazzolo amalgamati in speciali ricette antiche.

 Tra gli eventi  la  Soat  diretta dalla Dott.ssa  Concetta Pizzo   organizza due giornate informative    “Agroalimentare, identità, cultura e promozione del territorio “ e  “Le forme di aggregazione in agricoltura”,  rispettivamente per giorno 18 e 19ottobre”, presso il Municipio di Palazzolo Acreide. Durante la manifestazione verrà presentato il format GeniusLoci De.Co. Recentemente  il comune ha avviato il percorso per l’istituzione della Città De.Co.

martedì 30 settembre 2014

"AlimentiAMO la vita"

di Maurizio Artusi 
Oggi il tema nutrizionale e salutistico è fortemente sentito da una sempre più ampia fascia di consumatori. Mi ricordo bene quando, quasi 15 anni fa, iniziai a occuparmi un po' più seriamente di enogastronomia, coloro che cercavano la genuinità di un cibo erano solo una nicchia di appassionati, mentre adesso, in verità ormai da alcuni anni, quella nicchia è diventata una gran bella fetta di popolazione che nel tempo si è evoluta, iniziando a porsi delle domande a sfondo nutrizionale, in sostanza è intervenuto il fattore salutistico che ha, poco alla volta, assunto una primaria importanza.  
Ed ecco che a Palermo, mia città di riferimento dove il biologico non è mai attecchito, in un periodo di crisi economica, una certa fascia di consumatori, senza distinzione di classe, ha cominciato a preferire il biologico certificato, generalmente venduto a prezzi maggiori rispetto al convenzionale, permettendo così lo sviluppo di una serie di attività commerciali che lo veicolano a diversi livelli: G.A.S., botteghe, G.D.O., catene in franchising e mercatini.

  Il perchè di tutto ciò? Lascio volentieri l'analisi agli esperti del caso, ma permettetemi una mia personale impressione, probabilmente i consumatori hanno cominciato a correlare cibo e salute grazie ai media, sempre più liberi di dar voce e di ospitare opinioni diverse, come accade sul DTT e sul SAT, spostando la TV generalista sempre più verso quella tematica, ma soprattutto su Internet. Fatto sta che comunque, da qualsiasi parte venga questa importate evoluzione del consumatore, l'argomento ha interessato persino l'UNESCO, il quale si è occupato di buona alimentazione nominando la Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell'umanità. Pertanto, in seguito a tali considerazioni, viene quasi spontaneo che delle associazioni e dei singoli individui facciano sistema e uniscano i loro sforzi per promuovere un'alimentazione più sana, che ci possa allungare la vita e/o farcela godere meglio.
  Questi sono i presupposti che hanno mosso l'Associazione Culturale Mons Realis e l'I.Di.Med. - Istituto Dieta Mediterranea,  ad organizzare una serie di eventi denominati "AlimentiAMO la vita", che si sono svolti lo scorso 13 e 14 Settembre 2014 presso il Centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco, frazione di Monreale (PA), messo gentilmente a disposizione da Padre Ferdinando Toia. Subito dopo l'inaugurazione della mostra mercato, organizzata per l'occasione, è iniziato un convegno moderato da Francesca Cerami di I.Di.Med ed arricchito da numerose relazioni. In ordine di intervento hanno parlato: il Sindaco di Monreale Piero Capizzi,  Sami Ben Abdelaali, della presidenza della Regione Siciliana, Nicola Fiasconaro, dell'omonima azienda castelbuonese produttrice di panettoni, Aurelio Angelini, Presidente del Comitato Scientifico dei Comuni UNESCO Sicilia, Rocco Di Lorenzo, dell'Unione delle Associazioni no profit, Angelo Granà, Presidente dell'Associazione Mons Realis, Bartolo Fazio, Consigliere delegato di I.Di.Med., Salvatore Martorana, Presidente del Comitato Tecnico Anci SiciliaxExpo2015, Giuseppe Carruba, Dirigente Medico ARNAS Civico di Palermo e Presidente I.Di.Med, Anselmo Intrivici, Presidente Istituto Zooprofilattico Sperimentale Sicilia A.Mirri, Salvatore Porrovecchio, Dirigente Medico presso L'Azienda Ospedaliera Policlinico di Palermo, Simone Santa Maria, Project Manager di Eat-Well.

   Dopo la pausa per il pranzo, il convegno è ripreso con la relazione di Pasquale Dante, del Comitato Italiano Movimento Europeo, Natale Giordano, per il Progetto Festival UNESCO ICCN del COPPEM, Nino Sutera,  Direttore della lurss Onlus  Rosario Schicchi, Presidente del CIRITA, Maurizio Artusi, enogastronomo di CucinArtusi.it, ed infine l'appassionato intervento di   Enza Bruno di Mons Realis, che ha illustrato e proposto la sottoscrizione di un protocollo d'intesa il cui obiettivo sarà quello di sviluppare le sinergie tra i soggetti che hanno partecipato all'evento, con l'unico fine di promuovere un'alimentazione più salutare. Questi sono gli enti e le associazioni coinvolte: I.Di.Med, Associazione culturale “Mons Realis”, Comune di Monreale, Slow Food regionale, Gal Madonie, Gal Terre Normanne, Unione Associazioni no profit, Anci Sicilia, Eat-Well, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri”, Comitato Scientifico dei Comuni Unesco Sicilia, CIME, Accademia Italiana della Cucina, LURSS, CucinArtusi.it.
Gli argomenti affrontati durante il convegno sono stati numerosi, si è parlato di: Dieta Mediterranea, riconoscimento UNESCO per Palermo, Monreale e Cefalù, l'Expo 2015, sicurezza alimentare, internazionalizzazione, biodiversità, verdure salutistiche, De.Co. e sviluppo dell'agroalimentare siciliano. Insomma, una kermesse di relatori che è stata sospesa solo per assaggiare i prodotti degli espositori della mostra mercato attigua alla sala convegno e ricca di produttori di eccellenze, guarda caso quasi tutti ben conosciuti da CucinArtusi.it.
  Con il mio intervento al convegno, durante la sessione pomeridiana, ho voluto riportare il focus su un argomento già affrontato durante la mattinata: la Dieta Mediterranea, presentata dalla esaustiva e competente relazione del Prof. Carruba, come principale atto di prevenzione delle malattie che affliggono l'uomo occidentale moderno. Secondo me, però, non basta modificare la nostra alimentazione e riavvicinarla a quella dei nostri nonni, tornando alla base di legumi e cereali, con poca carne e pochissimi dolci, bensì dobbiamo anche operare una selezione degli stessi, in modo da ottenere il massimo grado salutistico dalla nostra "nuova" dieta. A tal proposito, ci vengono in aiuto i prodotti dell'agroalimentare di Sicilia, isola felice capace di ricompensare il sudore dei suoi operatori agricoli e zootecnici con una serie di eccellenze dalle caratteristiche mediamente più salutistiche rispetto ad altri, come sempre più spesso viene scientificamente accertato da diverse ricerche. Prodotti come i formaggi a latte crudo, alcune tipologie di frutta come il ficodindia, l'olio extra vergine di oliva, le carni di suino nero e tanti altri, contengono più antiossidanti rispetto a prodotti analoghi di altre regioni del mondo. Ed allora, perchè non integrarli nella dieta mediterranea ed utilizzare queste particolari peculiarità come claim salutistico nella loro promozione sui mercati mondiali? Potrebbe essere una buona idea per l'imminente Expo 2015, ma prima si dovranno operare tutta una serie di nuovi approcci, al fine di poter dare un corretto seguito alla promozione. Grazie ai numerosi anni trascorsi tra prodotti e produttori dell'agroalimentare, ho potuto elaborare una mia teoria su quali possano essere i principali ostacoli allo sviluppo di interi territori siciliani ad economia agricola, identificando dei punti deboli condensabili in tre "C": Cooperazione, Certificazione e Comunicazione. Prima "C". Tramite l'associativismo di qualsiasi tipologia, potremmo riuscire a cavalcare la globalizzazione invece di subirla, dobbiamo poter fare la voce grossa, ma al contempo rimanere piccoli, per ben gestire quella qualità che in tanti ci invidiano. Seconda "C". Personalmente non credo molto alle certificazioni, dal bio alle DOP, piuttosto credo di più alla filiera corta ed al rapporto consumatore-produttore, ma sul mercato pagano, conferiscono al prodotto un grande valore aggiunto e sono punti di riferimento per l'acquirente, aspetto nel quale, per fortuna, la Sicilia è già abbastanza impegnata, ma non abbastanza. Terza "C". L'ultimo, forse uno dei più endemici e gravi, è l'aspetto comunicativo, è inutile produrre eccellenze e non riuscire a farle conoscere ai consumatori interessati, magari proprio a quella fascia evoluta di popolazione che li sta cercando, una carenza oggi senza scusanti, nell'era di Internet, dei social, dei cellulari e dei viaggi, tutti a basso costo e quindi alla portata anche delle piccole e piccolissime aziende, ma anche dei singoli individui. Attuare le tre "C" in un'impresa agricola siciliana può essere molto difficile, ma in questo caso, io sono solito fare l'esempio del Consorzio dell'Arancia di Ribera nel quale, il suo Presidente Peppe Pasciuta, è riuscito a convogliare la Cooperazione, grazie all'istituzione del consorzio, la Certificazione, grazie al raggiungimento della DOP, e la Comunicazione, tramite la partecipazione a diverse fiere internazionali di settore, eventi vari e la diffusione di comunicati stampa di informazione.


giovedì 25 settembre 2014

Miss Italia 2014 nell’Albo d’Oro del GeniusLoci De.Co.



                      Le De.Co (Denominazione Comunale) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava:  “Attraverso la De.Co il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.    
   GeniusLoci De.Co. è  un processo culturale, al francese  “terroir”,   preferiamo il latino “genius loci”, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile. Il percorso di   GeniusLoci De.Co., ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus,  prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza,  che rappresentano la vera componente innovativa. Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio.  Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori

Il riconoscimento “Ambasciatore dell’ identità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso di programmazione partecipata GeniusLoci De.Co    inserito tra gli esempi virtuosi del - Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e presentato   al Poster Session del Forum Pa 2013 di Roma.
Gli ambasciatori dell’identità territoriale, sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.
 Nella motivazione del riconoscimento conferito a Clarissa Marchese abbiamo preferito adottare il motto di   Miss Italia 2014 eccolo:















  A  Gaetano Basile giornalista, scrittore, profondo conoscitore dei luoghi,delle persone e delle storia,    e Bonetta Dell’Oglio chef divulgatrice della cucina siciliana nel mondo.  i riconoscimento sono stati attribuiti in occasione  dell'evento  "La valorizzazione dell'identità dei territori attraverso la De.Co" che si è svolto presso la Camera di Commercio di Palermo nel 2013



Questa mentre  la motivazione del riconoscimento  a Giusy Buscemi Miss Italia 2012,” interpreta  una identità riconosciuta, una bellezza straordinariamente condivisa,  in un territorio ricco di storia, tradizioni, risorse ambientali, di giacimenti enogastronomici”.  Menfi, già Inycon, la sua Città, ha così voluto attribuirgli il riconoscimento di   “AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE”







In occasione della diciannovesima edizione di “Inycon, Menfi e il suo vino”, al termine della   della tavola rotonda “Identità e Territorio Da Veronelli al GeniusLoci De.Co”  è stato consegnato il riconoscimento  GeniusLoci De.Co. Ambasciatore dell'identità Territoriale a Diego Planeta e Custode dell'identità Territoriale a Gian Arturo Rota






martedì 23 settembre 2014

Clarissa Marchese, Ambasciatrice dell'Identità Territoriale



Un sabato sera da ricordare e da incorniciare per la regina di bellezza riberese Clarissa Marchese, appena una settimana fa eletta Miss Italia 2014. Un’accoglienza trionfale le è stata riservata in piazza Giovanni XXIII e al palazzo di città di Ribera, dove la Miss, raggiante di felicità e commozione, è stata accolta   da una folla gioiosa. Clarissa ha   ricevuto dal Sindaco, proprio nell’aula consiliare, le chiavi della città, e la consegna da parte del Direttore della lurss,   della pergamena di “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale” del GeniusLoci De.Co., riconoscimento che arriva in continuità con la precedente consegna dello stesso titolo alla menfitana Giusy Buscemi, già miss Italia 2012. 





Miss Clarissa, dopo essere salita ai piani alti del Comune, in sala Giunta, ha quindi tagliato la grande torta fatta in suo onore, con i colori nazionali, raffigurante la Marchese e l’altra miss agrigentina Giusy Buscemi che giocano a tennis in un’ideale match di fratellanza



L’arrivo sul palco di Clarissa ha dato poi il via alla festa cittadina, con la proiezione di immagini della serata di Jesolo con la vittoria di Clarissa, le fotografie e testimonianze varie delle amiche. Ad impreziosire la serata  il canto e le musiche di gruppi di giovani e artisti locali per celebrare l’evento: Tati Singer, alias Agata Aquilina, le ha cantato Meraviglioso di Modugno, la canzone preferita di Miss Italia. Altri artisti si sono esibiti, i Gospel Friends le hanno dedicato Happy Days, il gruppo folk Poggiodiana dei balletti tradizionali , il duo canoro The Rev acoustic Duo, con Annalisa Bono e Giovanni Mulè, la canzone Volare, sempre di Modugno, e i fratelli Cipolla della compagnia Arridicatipassa le hanno letto una divertente poesia, tutto ciò ha contribuito a rendere più allegra la festa e a esaltare il talento di chi, nel proprio piccolo, si spende per l’arte qui a Ribera.


Un’emozionata Clarissa non ha tradito le aspettative: con grande carisma e gioia ha saputo infiammare il pubblico e con semplicità ha ringraziato la città che l’ha sostenuta e che l’ha riempita di affetto quando è tornata a casa. Di suggestione in suggestione si è infine passati ai tradizionali fuochi di artificio che hanno illuminato a giorno la città.

giovedì 4 settembre 2014

Il futuro dell’agricoltura è nel ritorno alle radici

                                                                   Negli ultimi decenni il sistema alimentare degli Stati Uniti e della maggior parte delle altre nazioni si è globalizzato. Il cibo viene scambiato in quantità enormi: non solo il cibo di lusso (come caffè e cacao), ma anche le derrate alimentari di base come grano, mais, patate e riso. La globalizzazione del sistema alimentare ha portato dei vantaggi: la popolazione dei paesi ricchi ha ora accesso ad un’ampia varietà di cibi in ogni momento, inclusi frutta e verdura fuori stagione (come le mele in maggio o gli asparagi in gennaio) ed alimenti che non possono essere prodotti localmente (come l’avocado in Alaska). Trasporti a lungo raggio rendono possibile la distribuzione del cibo da aree in cui abbonda a luoghi in cui è scarso. Mentre nei secoli passati il fallimento regionale di una coltivazione poteva portare ad una carestia, ora i sui effetti possono essere neutralizzati tramite l’importazione, relativamente poco costosa, di cibo dall’estero. 

Tuttavia, la globalizzazione del sistema alimentare crea anche una vulnerabilità sistemica. Al crescere del prezzo del carburante, aumentano i costi dei prodotti d’importazione. Se la disponibilità di carburanti fosse drasticamente ridotta da qualche evento economico o geopolitico transitorio, l’intero sistema potrebbe collassare. Un sistema globalizzato è inoltre più soggetto a contaminazioni accidentali, come visto recentemente con il caso della melamina, una sostanza tossica finita nel cibo in Cina. Il miglior modo per rendere il nostro sistema alimentare più resiliente contro questi rischi è chiaro: decentralizzarlo e rilocalizzarlo.
La rilocalizzazione avverrà inevitabilmente, prima o poi, come effetto del calo della produzione del petrolio, dato che non esistono sorgenti di energia alternative in vista che possano essere introdotte in tempi brevi per prendere il posto dei derivati petroliferi. Pertanto se vogliamo fare in modo che il processo di Transizione si sviluppi in modo positivo, piuttosto che catastrofico, bisogna che sia pianificato e coordinato. Questo richiederà uno sforzo appositamente mirato a costruire infrastrutture dedicate all’economia alimentare regionale, adatte a sostenere un’agricoltura diversificata ed a ridurre il quantitativo di combustibile fossile che è alla base della dieta Nordamericana.
Rilocalizzare significa produrre localmente una frazione maggiore del fabbisogno alimentare di base. Nessuno dice che dovremmo eliminare completamente il commercio alimentare: questo danneggerebbe sia gli agricoltori che i consumatori. Piuttosto, è necessario fissare delle priorità alla produzione in modo tale che le comunità possano fare maggiore affidamento su fonti locali per gli alimenti di base, mentre le importazioni a lungo raggio dovrebbero essere riservate ai cibi di lusso. Le derrate alimentari basilari legate alla tradizioni locali, generalmente di basso valore e di conservabili a lungo, dovrebbero venire coltivate in tutte le regioni per motivi di sicurezza alimentare. Una simile decentralizzazione del sistema alimentare produrrà maggiore resilienza sociale, capace di contrastare le fluttuazioni del prezzo del combustibile. Saranno anche minimizzati, ove appaiano, i problemi relativi alla contaminazione del cibo. Nel contempo, rivitalizzare la produzione locale di alimenti aiuterà a rinnovare l’economia del territorio. I consumatori potranno godere di cibo di qualità migliore, più fresco e di stagione. Sarà ridotto l’impatto dei trasporti sul clima. Ogni nazione e regione dovranno escogitare la propria strategia di rilocalizzazione del sistema alimentare basandosi su un’ampia valutazione iniziale di debolezze e punti di forza. I punti deboli dovrebbero essere identificati tramite l’analisi delle numerosissime modalità di dipendenza dell’approvvigionamento locale di alimenti dalla disponibilità e dal costo del combustibile fossile, attraverso tutte le fasi del sistema di produzione agroalimentare e della filiera distributiva. Le opportunità saranno diverse a seconda delle comunità e delle regioni agricole, benché esistano molte azioni che i governi possono intraprendere quasi ovunque:

• Incoraggiare la produzione ed il consumo del cibo locale offrendo supporto alle strutture a questo scopo necessarie come i mercati contadini (farmers’ market).
• Inserire all’interno del sistema di gestione dei rifiuti installazioni per la raccolta dei residui di cibo da convertire in compost, biogas e mangime animale, da fornire a contadini e allevatori locali.
• Richiedere che una percentuale minima degli acquisti di cibo per scuole, ospedali, basi militari e carceri sia approvvigionata entro un raggio di 100km.
• Creare una normativa sulla sicurezza alimentare in base alla scala di produzione e distribuzione, in modo che un piccolo produttore che vende i suoi prodotti direttamente non sia soggetto alle stesse onerose regole di una multinazionale.
Gli agricoltori stessi devono ripensare le loro strategie: la maggior parte delle aziende orientate all’esportazione dovrà spostare la produzione verso alimenti di base per il consumo locale e regionale, uno sforzo che richiederà sia una analisi dei mercati locali che la scelta di varietà adatte per questi mercati; il movimento Community Supported Agriculture (Supporto all’Agricoltura di Comunità-CSA) fornisce un modello di organizzazione aziendale che si è dimostrato vincente in diverse aree. I piccoli produttori che affrontano significativi esborsi di capitali durante questa transizione possono costituire cooperative informali per l’acquisto di macchinari ad esempio trebbiatrici per i cereali, mulini o presse per la lavorazione dei semi oleosi o microturbine idrauliche per produrre elettricità. La scelta di rilocalizzare il sistema alimentare sarà più difficile per alcune nazioni e regioni rispetto ad altre. Dovrebbero essere incoraggiate la creazione di orti urbani e anche di piccoli allevamenti (di polli, anatre, oche e conigli) all’interno delle città, ma anche così sarà necessario approvvigionare la maggior parte del cibo dalla campagna circostante, trasportandolo alle comunità urbane e periurbane senza utilizzare combustibile fossile. In questo senso la rilocalizzazione dovrebbe essere vista come un processo e uno sforzo generale e non come un obiettivo assoluto da raggiungere.

*Estratto da “La Transizione Agroalimentare”

MISS NEBRODI

 ELENA MONTELEONE,    INCORONATA REGINETTA A CASTEL DI TUSA


                                           Grande serata a Castel di Tusa con “Miss Nebrodi” e Modàrt. La manifestazione, alla sua prima edizione, nata con lo scopo di promuovere il territorio Nebroideo ha raggiunto il suo scopo Castel di Tusa (Me), 1 sett. 2014 – Lo staff di Miss Nebrodi, capitanato da Massimiliano Ammirata e Giusy Catanese, è riuscito a realizzare un vero, grande concorso di bellezza che è, e diventerà maggiormente in futuro, un grande evento mediatico itinerante per la promozione dei comuni dei Nebrodi, che si estendono su ben tre province, Messina, Catania ed Enna. Presenti più di 40 artigiani provenienti da tutti i Nebrodi. Modàrt e miss Nebrodi è stato un grande successo. La giornata si è svolta sin dal mattino con una mostra di abiti d’arte della Stilista Martina Baldo presso il Museo Hotel Atelier sul Mare di Antonio Presti, nel pomeriggio una manifestazione benefica per Federica Calà, “Artisti per Fede”, e durante tutto il corso della giornata degustazioni tipiche e mercato dell’artigianato nebroideo.





Miss Nebrodi ha offerto un bellissimo spettacolo, presentato da Stefano Masciarelli con Elisabetta Oieni, dalla grande riuscita e di fortissimo richiamo di pubblico. Molti gli artisti intervenuti, La cantante Jazz Eleonora Tomasino, il cabarettista Marco Manera, il poeta Gabriele Caliri, la scuola di danza dell’Atletica Amastratina, il Team Jomery. Le ragazze hanno sfilato inoltre in abito da sera, abiti offerti dalla boutique Sottosopra di Giusi Miceli di Tusa, in abito da sposa, abiti offerti dalla boutique Sposà di Cefalù e con gli splendidi abiti d’arte della stilista Martina Baldo.
Per Miss Nebrodi 2014, premiata da Federica Lazzara, Miss sicilia 2013 e Miss Kia Motors Nazionale,
il Diadema, una parure di perle e diamanti, offerti dalla gioielleria Callas, l’accesso alla finale del concorso nazionale, Una ragazza per il cinema, che si svolgerà a Taormina il 7 settembre 2014



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