lunedì 9 febbraio 2026

Ravanusa Dossier dell'Audizione Pubblica

Audizione Pubblica 

Riconoscimento degli elementi identitari di una comunità 

Dalla leggenda della Madonna del Fico  all'area archeologica di Monte Saraceno,

al
 Totomè  prodotto a Denominazione Comunale.

 Risorse materiali e immateriali concorrono a preservare e tramandare il Genius Loci,  riconosciuto e apprezzato



1. Cornice teorica e metodologica

1.1 Il cibo come linguaggio dell’identità

Il cibo non è soltanto nutrimento o produzione economica: è racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità dei luoghi.


2. Ravanusa: identità storica e stratificazione della memoria

2.1 Origini e paesaggio storico

Ravanusa, nel cuore della provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C., testimoniando una continuità antropica di lungo periodo.

Il toponimo stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim, fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla terra.

Questa stratificazione costituisce una componente essenziale del Genius Loci ravanusano.


3. Mito fondativo e simboli religiosi

3.1 La leggenda del Fico

Il racconto del miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla, rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede origine al culto della Madonna del Fico.

Questo mito non è folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi orienta il senso di appartenenza al luogo.

3.2 Il patrimonio religioso

Le chiese di Ravanusa – dalla Chiesa Madre di San Giacomo Apostolo al Santuario Maria SS.Assunta, non sono solo edifici di culto, ma archivi viventi di memoria collettiva, nei quali si intrecciano riti religiosi, civili e sociali.


4. Il Carnevale Storico di Ravanusa

Il Carnevale Storico di Ravanusa, riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i Carnevali Storici d’Italia, costituisce uno dei principali dispositivi narrativi dell’identità locale.

Non è semplice festa, ma: - spazio di satira e critica sociale; - laboratorio di creatività collettiva; - momento di sintesi tra patrimonio materiale e immateriale.

Nel modello Borghi Genius Loci De.Co., il Carnevale diventa strumento di narrazione territoriale integrata.


5. Gastronomia come memoria collettiva

5.1 Il ruolo del cibo nella comunità

A Ravanusa, la gastronomia non è elemento accessorio ma asse portante dell’identità. Il Totomè e la Raviola sono cibi di relazione, legati alla festa, alla condivisione e alla memoria familiare.

Essi rappresentano: - continuità intergenerazionale; - appartenenza comunitaria; - riconoscibilità culturale.


6. Distinzione concettuale nel settore gastronomico

6.1 Prodotti tradizionali PAT

Preparazioni radicate nel tempo, trasmesse per consuetudine e memoria orale. La loro forza risiede nella continuità storica, non nell’unicità territoriale, ed il caso della Raviola  

6.2 Prodotti tipici

Prodotti tradizionali con un legame riconoscibile con un’area geografica più ampia, spesso valorizzati attraverso strumenti normativi (DOP, IGP, ect).

6.3 Prodotti identitari

Prodotti che assumono un valore simbolico e rappresentativo della comunità. Non sono solo cibo, ma beni culturali immateriali, riconosciuti collettivamente come “propri”. come il Totomè

Le tre categorie sono progressive, non alternative: Tradizionale → Tipico → Identitario.


7. Applicazione al caso di Ravanusa

·         Totomè 

o   Tradizionale per origine;

o   Tipico per caratteristiche locali;

o   Identitario per valore simbolico e comunitario.

·         Raviola 

o   Tradizionale e tipica;

o   Non identitaria per mancanza di unicità, in senso stretto, per la diffusione sovraterritoriale della preparazione in areali diversi.


8. Totomè   – Bene identitario per la De.Co.

8.1 Denominazione

Totomè di Ravanusa – dolce fritto identitario della tradizione popolare 

8.2 Descrizione

Frittella dolce dalla forma irregolare, ottenuta da impasto semplice, fritta e condita con miele locale o zucchero a velo. La non standardizzazione è elemento identitario.

8.3 Origine e funzione sociale

Dolce della civiltà contadina, legato al Carnevale e non solo, come rito di abbondanza pre-quaresimale e strumento di condivisione comunitaria.

8.4 Trasmissione del sapere

Trasmissione orale e pratica, con varianti familiari riconducibili a un nucleo comune.

8.5 Valore simbolico

Il Totomè è memoria commestibile, cibo di relazione, non prodotto da vetrina.


9. Motivazioni giuridico-culturali per il riconoscimento De.Co.



9.1 La De.Co. come atto di sovranità culturale

Nel solco del pensiero di Luigi Veronelli, la Denominazione Comunale (De.Co.) non si configura come marchio commerciale né come certificazione tecnica di qualità, ma come atto politico-culturale di sovranità locale. Essa rappresenta il diritto–dovere della comunità di riconoscere, nominare e tutelare ciò che la identifica storicamente e simbolicamente.

Nel modello dei Borghi Genius Loci De.Co., la De.Co. assume una funzione ancora più ampia: diventa strumento di narrazione territoriale, capace di tradurre in forma istituzionale il patrimonio immateriale di un luogo.

9.2 Fondamento giuridico-culturale

Il riconoscimento De.Co. si fonda su: - l’autonomia regolamentare dei Comuni; - la tutela dei beni culturali immateriali (art. 2 e 9 Cost.); - i principi UNESCO sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale; - la valorizzazione delle identità locali come interesse pubblico.

La De.Co.  riconosce un legame storico e simbolico tra bene e comunità, evitando sovrapposizioni con DOP, IGP, PAT o altri strumenti di tutela economica.

9.3 Il Totomè come espressione del Genius Loci

Il Totomè di Ravanusa incarna pienamente il Genius Loci del territorio: - nasce da ingredienti poveri e locali; - si consolida in un contesto agricolo e carnascialesco; - è riconosciuto collettivamente come simbolo identitario; - è indissolubilmente legato alla memoria comunitaria.

Il suo valore non risiede nella riproducibilità, ma nella relazione viva tra prodotto, rito e comunità.


9.4 Coerenza con il modello Borghi Genius Loci De.Co.

Il riconoscimento del Totomè è coerente con i principi fondanti della Rete Borghi Genius Loci De.Co.: - centralità della comunità come soggetto riconoscente; - valorizzazione dell’unicità non standardizzabile; - integrazione tra cultura, paesaggio, storia e gastronomia; - uso della De.Co. come strumento di marketing narrativo e  promozionale.

9.5 Interesse pubblico e finalità collettiva

Il riconoscimento De.Co. del Totomè di Ravanusa risponde a un interesse pubblico diffuso, in quanto: - tutela un bene immateriale a rischio di banalizzazione; - rafforza la memoria collettiva e la trasmissione intergenerazionale; - sostiene politiche di sviluppo locale sostenibile; - contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale consapevole.


10. Conclusione

Ravanusa esprime un sistema simbolico coerente, in cui storia, mito, religione, festa e gastronomia concorrono alla costruzione del Genius Loci.

Il Totomè, in particolare, incarna l’essenza di questa identità: riconoscerlo come De.Co. significa custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri.

La Raviola  mentre,  verrà iscritta nell’elenco dei PAT Prodotti Agroalimentari Tradizionali del MISAF

Questa visione si intreccia organicamente con il percorso dei Borghi Genius Loci De.Co., che pone al centro: - il riconoscimento civico dell'unicità locale; - il concetto di Genius Loci come anima del luogo; - la Denominazione Comunale (De.Co.) come atto culturale e politico di sovranità territoriale.

Insieme,  costruiscono un modello replicabile di governance culturale del cibo, fondato su memoria, comunità e futuro.



Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.


 


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