domenica 7 dicembre 2025

Sabrina Giannini presenta l'inchiesta dal titolo "Cose buone dell'altro mondo"

 terza puntata di stagione di "Indovina chi viene a cena", in onda il 6 dicembre su Rai 3, ci mostra cosa succede ad alcuni prodotti alimentari prima che questi facciano capolino nei nostri supermercati. Sabrina Giannini e il suo team scavano in profondità nei campi, nelle filiere e nelle storture economiche che rendono possibile il miracolo dei prezzi bassi.



Indovina chi viene a cena: le anticipazioni del 6 dicembre 2025

L’inviata di "Indovina chi viene a cena" Nuria Biuzzi ha raggiunto le piantagioni del Sud America seguendo il tragitto inverso rispetto a quello delle navi mercantili che riforniscono l’Europa. È lì che il programma documenta uno scenario che raramente entra nel dibattito pubblico: aerei che sorvolano i campi per irrorare fungicidi e insetticidi, spesso sostanze vietate proprio nel nostro continente. Il vento non distingue tra foglie e persone, e questo significa che una parte del costo del nostro prodotto a buon prezzo ricade sulla salute dei lavoratori che vivono e lavorano sotto quei voli. La trasmissione ha realizzato analisi e verifiche per capire se, di quel carico chimico, resti qualche traccia anche nella frutta che troviamo nei supermercati. Una domanda tanto semplice quanto cruciale, soprattutto quando ci vengono presentate promozioni aggressive, prezzi sottocosto e offerte che puntano tutto sulla convenienza.


In definitiva, possiamo dire che il ribasso che per il consumatore è una fortuna, per altri è una condanna. La logica del sottocosto, spiega la puntata, si regge su un paradosso inquietante: più noi risparmiamo, più qualcuno, altrove, è costretto a rinunciare. E non serve andare oltre oceano per imbattersi nella faccia controversa dell’agricoltura globale. Anche in Italia, nelle campagne dove maturano frutta e verdura che consideriamo nostrane, la raccolta è spesso affidata a manodopera migrante senza contratto o in condizioni irregolari.

"Indovina chi viene a cena" racconta comunque anche le storie di chi ha deciso di non accettare questo sistema e prova, a piccoli passi, a costruirne uno diverso. Ci sono agricoltori che hanno scelto di abbandonare la logica della grande distribuzione, producono senza chimica, vendono direttamente ai consumatori, mantengono prezzi trasparenti e sostenibili. Realtà cooperative che si sono ritagliate uno spazio coraggioso, costruendo filiere più brevi e più etiche.

In scalettà trova posto anche l’intervento dell’epidemiologo Franco Berrino, che allarga lo sguardo evidenziando come la salute non è solo biologica, ma sociale e ambientale. Un prodotto non è sano soltanto perché privo di residui chimici; lo è anche quando nasce in un sistema che non sfrutta, che non avvelena, che non distrugge.


 

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