mercoledì 10 dicembre 2025

Fasci Siciliani dei Lavoratori (1891-1894 approccio critico e contestualizzata nel quadro sociale e politico dell’Italia postunitaria.

 

 

Il continuo abbandono delle aree rurali, dove ormai neanche i servizi essenziali trovano dimora (sanità,sicurezza,banche,poste,ect) uniti all'emigrazione di tanti giovani, che non faranno più ritorno, se non per un breve periodo di vacanza (forse),  ripropone un tema di grande attualità, ma siamo sicuri che abbiamo fatto tutto il possibile per invertire un destino che sembra già scritto? 

  Il fenomeno dei Fasci Siciliani dei Lavoratori si colloca alla fine del XIX secolo, in una Sicilia segnata da:

  • grave arretratezza economica e sociale, con latifondismo dominante, sfruttamento dei braccianti e miseria diffusa;

  • crisi economica generale, tra cui una forte depressione agricola e industriale che colpì soprattutto i mercati del vino, della frutta e dello zolfo;

  • una radicata tradizione di conflitti contadini e di associazionismo mutualistico preesistente.  

Il termine fasci, dal latino fasces (“mazzo”, simbolo unitario di forza), veniva usato per indicare associazioni di lavoratori, contadini e operai unite da istanze di giustizia sociale. 



 


2. Formazione e sviluppo del movimento

2.1 Prime aggregazioni

  • Il movimento trova una sua prima forma ufficiale il 1° maggio 1891 a Catania, grazie all’iniziativa di Giuseppe De Felice Giuffrida.  

  • Successivamente, nel 1892 si costituirono i Fasci a Palermo (guidato da Rosario Garibaldi Bosco) e in altre città e province dell’isola, fino a una diffusione capillare nel 1893 con oltre 160 sedi e alcune centinaia di migliaia di iscritti.  

I Fasci non erano una sola organizzazione centralizzata ma una rete di associazioni locali che condividevano obiettivi di:

  • migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e dei contadini;

  • ottenere patti agrari più equi, salari più alti e protezione dal latifondismo;

  • lottare contro dazi e imposte ingiuste. 


3. Rivendicazioni e azioni

3.1 Rivendicazioni economiche e sociali

Le richieste dei Fasci toccavano questioni fondamentali:

  • abolizione o riduzione di tasse locali e dazi gravosi;

  • riconoscimento di contratti agrari collettivi (come i “Patti di Corleone”, primi esempi di contrattazione collettiva contadina);

  • migliore tutela per i minatori, inclusa la limitazione del lavoro minorile nei zolfiari.  

3.2 Scioperi e mobilitazioni

Nel 1893 le organizzazioni promuovono veri e propri scioperi di massa agrari e manifestazioni per ottenere riconoscimenti concreti sul terreno.  


4. Conflitti e repressione

4.1 Episodi di violenza e massacri

Le tensioni tra Fasci, autorità statali e interessi agrari sfociarono in cruenti episodi repressivi:

  • il massacro di Caltavuturo (20 gennaio 1893), dove 13 contadini furono uccisi dall’esercito mentre occupavano terre comunali in protesta per la distribuzione di terre incolte.  

  • la strage di Lercara Friddi (25 dicembre 1893), in cui militari aprirono il fuoco su manifestanti contro le tasse, causando un numero variabile di vittime secondo le fonti (7-11).  

  • altri scontri violenti tra forze dell’ordine e manifestanti in vari centri dell’isola. 

4.2 Repressione statale: governo Crispi

Nel dicembre 1893 il primo ministro Giovanni Giolitti si mostrò inizialmente riluttante a usare la forza, ma la pressione dei conservatori e dei grandi proprietari creò una svolta.  

Nel gennaio 1894 Francesco Crispi (allora Presidente del Consiglio) proclamò lo stato d’assedio in Sicilia, inviando oltre 40.000 soldati e ordinando l’arresto dei dirigenti dei Fasci, la sospensione delle libertà civili e lo scioglimento delle organizzazioni tramite tribunali militari 

La repressione portò alla fine del movimento entro il 1894, con centinaia di arresti e processi sommari.  


5. Significato storico e interpretazioni

5.1 Un movimento popolare innovativo

I Fasci Siciliani rappresentarono una delle esperienze più significative di organizzazione di massa delle classi subalterne italiane nel XIX secolo, con caratteristiche che:

  • legavano questioni agrarie e operaie;

  • unirono proletariato urbano, minatori e contadini;

  • furono il primo grande movimento sociale in Italia con rivendicazioni collettive strutturate.  

5.2 Interpretazioni storiografiche

Storiografi come Santi Fedele e altri sottolineano l’importanza dell’esperienza per:

  • comprendere la questione meridionale nel regno d’Italia;

  • il ruolo delle idee socialiste e libertarie diffuse in Sicilia;

  • l’impatto di queste agitazioni sulla successiva idea di movimento operaio italiano.  

Antonio Gramsci, ad esempio, riprenderà questo movimento nei suoi scritti sulla subalternità per riflettere sulle dinamiche di classe e i rapporti tra élite e popolazione nel Mezzogiorno. 


6. Conclusione e eredità

I Fasci Siciliani dei Lavoratori non furono un fenomeno isolato né episodico, ma una rivolta di massa caratterizzata da organizzazione sociale e consapevolezza politica, che mise in luce:

  • la contraddizione fondamentale tra classe latifondista e lavoratori contadini e urbani;

  • le debolezze dello Stato italiano nel Mezzogiorno postunitario;

  • i limiti e le potenzialità dei movimenti popolari prima del XX secolo.  

La loro repressione violenta segnò una pagina dolorosa della storia italiana e anticipò numerose questioni che sarebbero tornate al centro del dibattito politico e sociale nei decenni successivi.


 

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