venerdì 9 gennaio 2026

Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità

  


Nell’ora più buia per l’Europa si avvicina a grandi passi il sì all’accordo Mercosur. L’approvazione formale  la firma è fissata per lunedì prossimo, quando von der Leyen volerà in Paraguay.

Concepito un quarto di secolo fa, il Mercosur è in stallo a causa della netta opposizione della Francia, a cui si è aggiunta la contrarietà della Polonia e degli altri del gruppo Visegrad (Cechia, Slovacchia e Ungheria), ricompattato per l’occasione.

La domanda che addetti ai lavori e non si pongono è rappresenterà un'opportunità per tutti? 
 

Il «negoziatore più trasparente del mondo», come si definisce la Commissione europea, si scopre ancora una volta meno coerente di come vorrebbe apparire.

Il Parlamento europeo, nel 2020 con una risoluzione non vincolante ha affermato che «non può ratificare« l’accordo di liberalizzazione commerciale tra l’Ue e i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – «nella forma attuale» perché i capitoli dedicati allo sviluppo sostenibile, al lavoro, all’ambiente e all’implementazione dell’Accordo di Parigi sul clima sono deboli.

Ma Greenpeace, entrata in possesso del testo secretato dell’Accordo «politico» di Associazione, che fa parte del trattato Ue-Mercosur e che poteva fornire una cornice più stringente e positiva alle nuove relazioni tra i due blocchi, ha scoperto che invece esso è ancora più vago e declamatorio, nel campo dei diritti, di quanto non sia la sua parte già nota dedicata al commercio.

La versione dell’Accordo di associazione, pubblicata sul sito trade-leaks.org, data 18 giugno 2020: quando, cioè, diversi governi dell’Unione, a partire da quello francese e olandese, avevano già avanzato solidi dubbi sull’opportunità di spingere su un aumento dei flussi commerciali tra le parti.

Gli impatti ambientali e sociali sui Paesi coinvolti in termini di deforestazione in Amazzonia, di pressione sulle popolazioni indigene, di estensione delle attività agro-zootecniche intensive e estrattive di sfruttamento del lavoro e, più in generale, sul livello di emissioni globale, erano già stati evidenziati e denunciati non soltanto da centinaia di organizzazioni sociali, indigene e sindacali di entrambe le parti, unite nella campagna #StopEu-Mercosur, ma anche da una commissione indipendente di esperti insediata da Macron cui si sono aggiunte le voci contrarie del governo dell’Austria, dell’Irlanda e del Lussemburgo.

 

Il trattato di libero scambio con i paesi del Sudamerica è invece sostenuto da Germania e Spagna per prime. Per portare a termine l’accordo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto leva sull’Italia, che a dicembre si era schierata con Parigi lasciando però margini alla trattativa, spalancando le porte alle richieste del governo italiano, vero e proprio ago della bilancia.

Messa in condizione di forza, l’Italia ha perfino alzato la posta. Ieri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto e ottenuto dal commissario al Commercio Maros Sefcovic di sospendere l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto Cbam, per i fertilizzanti importati nell’area Ue. La concessione, avvenuta nel corso della riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura, fa seguito a una lettera in cui Lollobrigida metteva in guardia dal rischio di aumenti del costo dei fertilizzanti per gli agricoltori europei, chiedendo quindi di accantonare la stringente normativa ambientale europea.

La veloce capitolazione di Bruxelles fa seguito alla mano tesa che la presidente della Commissione aveva già offerto all’Italia il 6 gennaio quando aveva aperto alla possibilità di anticipare, dal 2032 al 2028, 45 miliardi di euro destinati al mondo rurale nel quadro del bilancio Ue post 2027. Un trucchetto contabile, in realtà, dato che non di fondi aggiuntivi si tratta, ma semplicemente del via libera a maggiore flessibilità nell’utilizzo dei soldi da parte dei governi nazionali. Nulla viene modificato dell’architettura complessiva del futuro bilancio Ue, che accorpa Politica agricola Comune (Pac) e Coesione sotto una voce unica, così che dare più soldi all’uno significa ridurre all’altro.

Il gioco dei 45 miliardi ha comunque convinto il governo. Uscendo dal meeting straordinario di ieri, Lollobrigida sottolinea che il rinvio della firma imposto a dicembre dall’Italia serviva a ottenere garanzie, tra cui quelle di reciprocità nell’accordo commerciale, ma che ormai di ostacoli non ce ne sono più. «D’altronde abbiamo sempre detto che per noi il Mercosur è un’ottima occasione», conferma il ministro. Gli fa eco la filogovernativa OC, quando ringrazia il governo italiano per aver strappato un aumento di 10 miliardi in favore del mondo rurale italiano con i fondi Pac del prossimo ciclo.

Se canta vittoria anche il Ppe, famiglia politica di riferimento per gli agricoltori europei prima e ancora più dei gruppi di destra, resta invece forte l’opposizione di almeno una parte delle associazioni agricole. I contadini belgi saranno i primi a scendere in piazza, nella capitale europea, tra giovedì e venerdì, promettendo di ripetere le proteste dello scorso 18 dicembre in occasione di un vertice dei leader dedicato, in realtà, soprattutto alla questione Ucraina. Da parte sua, il governo francese proverà a bloccare l’accordo fino all’ultimo momento possibile, come promette la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard. Però, con l’Italia a bordo, la maggioranza a favore del Mercosur ormai è cosa fatta. E von der Leyen potrà alzare il suo piccolo trofeo commerciale, oltretutto nel cortile di casa di Trump. Proprio mentre la nuova dottrina Monroe e la politica della forza di Washingto

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