Alex Di Caro
In tanti, non solo i neofiti, attribuiscono al Mercosur, tutti mali del mondo, non si sono resi conto che il sistema e ormai collassato Di seguito
si espone una strategia organica contro la crisi agricola, costruita su
due pilastri culturali e politici forti:
- la filosofia di Luigi Veronelli
sul “prezzo sorgente”
- la proposta di difesa del
lavoro contadino attraverso un monopolio pubblico di tutela, così come teorizzato da
Nino Sutera coordinatore dell european-rural-parliament-italy
L’obiettivo
non è l’assistenzialismo, ma la restituzione di sovranità economica,
culturale e morale all’agricoltore/contadino
custode del territorio
Distese ricolme di carciofi, e non solo, lasciati a marcire nei campi della Puglia e di altre parti d'Italia, anche senza gli effetti del Mercosur Non per
calamità naturali, non per mancanza di lavoro, ma per una scelta obbligata:
raccoglierli non conviene più.
A dicembre 2024 al produttore venivano riconosciuti 80 centesimi a
capolino. Oggi? 5. Una cifra che non copre nemmeno i costi di raccolta.
Il risultato è surreale e indecente: campi pieni, magazzini vuoti e
scaffali della grande distribuzione ben forniti… ma di prodotti importati.
È il solito copione: ai produttori si chiede di rispettare standard
elevatissimi, costi crescenti, burocrazia soffocante. Alla grande distribuzione
si lascia il coltello dalla parte del manico, libera di schiacciare i prezzi
all’origine e gonfiarli lungo la filiera Il valore si perde
nei campi, mentre altrove si moltiplica.
Così l’agricoltura italiana viene umiliata due volte: prima economicamente,
poi culturalmente. Perché lasciare il prodotto a terra non è spreco, è un atto
di sopravvivenza. Lo spreco vero è un sistema che preferisce importare
piuttosto che garantire un prezzo giusto a chi produce qualità, lavoro e
territorio.
Intanto si parla di accordi commerciali, di mercati di competitività. Ma la domanda è
semplice: competitivi per chi? Di certo non per chi lavora la terra.
E nemmeno per i consumatori, che pagano di più prodotti peggiori, mentre
l’agricoltura locale viene lentamente spenta.
I carciofo a terra non sono un incidente: sono un
messaggio. E raccontano, senza filtri, il fallimento di una filiera dominata
dalla grande distribuzione, dove chi produce vale sempre meno e chi intermedia
guadagna sempre di più.
MANIFESTO POLITICO‑PROGRAMMATICO
Per la sovranità agricola nazionale, il prezzo giusto
e la dignità del lavoro contadino
PREAMBOLO
L’agricoltura
non è un settore residuale dell’economia nazionale. È il fondamento materiale
della Nazione, la condizione primaria della sicurezza alimentare, il presidio
del territorio e una funzione pubblica essenziale.
La crisi
agricola italiana non nasce dall’incapacità dei contadini, ma da un sistema
economico che ha separato il valore del cibo dal valore del lavoro che lo
genera. In questo squilibrio strutturale, il mercato ha cessato di essere
strumento di libertà ed è diventato meccanismo di compressione del reddito
agricolo.
Questo
Manifesto nasce dalla consapevolezza che senza giustizia economica alla
sorgente non può esistere alcuna sostenibilità, né ambientale né sociale.
PRINCIPI FONDANTI
1. Il lavoro agricolo come interesse nazionale
Il lavoro
contadino è riconosciuto come attività di interesse pubblico nazionale. Chi
produce cibo svolge una funzione strategica per la collettività e non può
essere esposto alle sole leggi di un mercato strutturalmente squilibrato.
2. Il prezzo sorgente come principio di giustizia
Il prezzo
dei prodotti agricoli deve nascere alla sorgente del valore: il lavoro, la
terra, il tempo.
Il prezzo
sorgente è il prezzo minimo giusto che consente:
- la copertura dei costi reali di
produzione;
- una remunerazione dignitosa del
lavoro;
- la continuità dell’attività
agricola.
Vendere
sotto questo prezzo significa trasferire sul produttore il costo delle
distorsioni del sistema.
3. Il fallimento del libero mercato agricolo
Il mercato
agricolo non è un mercato libero:
- la produzione non è
comprimibile;
- i prodotti sono deperibili;
- la domanda è concentrata;
- l’offerta è frammentata.
In tali
condizioni, la libertà di prezzo è solo formale. Lo Stato ha il dovere di
intervenire per riequilibrare il rapporto di forza.
OBIETTIVI POLITICI
4. Difendere il reddito agricolo
L’obiettivo
primario è garantire al contadino un reddito stabile, giusto e prevedibile,
liberandolo dalla condizione di ricatto permanente esercitata dalla filiera.
5. Restituire sovranità alimentare alla Nazione
Non esiste
sovranità nazionale senza sovranità alimentare. Un Paese che non tutela chi
produce il proprio cibo è un Paese dipendente e vulnerabile.
6. Superare l’assistenzialismo
I sussidi
non possono compensare un’ingiustizia strutturale. La vera riforma è garantire
il prezzo giusto prima della vendita, non indennizzare la perdita dopo.
STRUMENTI PROGRAMMATICI
7. Prezzo minimo inderogabile all’origine
Per ogni
comparto agricolo viene introdotto un prezzo minimo legale, determinato sulla
base dei costi medi reali di produzione. Nessun contratto può prevedere
corrispettivi inferiori.
8. Ente Nazionale di Tutela Agricola
È istituito
un Ente pubblico economico con funzioni di tutela del reddito agricolo,
incaricato di:
- acquistare i prodotti al prezzo
sorgente;
- ritirare le eccedenze in caso
di crisi;
- gestire lo stoccaggio
strategico;
- stabilizzare i mercati.
L’intervento
è volontario, mirato e anticiclico.
9. Monopolio pubblico di garanzia
Il monopolio
non è esercizio di potere, ma strumento di protezione. Lo Stato interviene solo
per impedire che il lavoro agricolo venga pagato sotto il suo valore reale.
10. Riequilibrio della filiera
La filiera
agroalimentare deve essere trasparente ed equa:
- divieto di pratiche sleali;
- regolazione dei rapporti con la
grande distribuzione;
- responsabilità condivisa lungo
tutta la catena del valore.
UNA SCELTA DI CIVILTÀ
Questo
Manifesto afferma una scelta netta:
- tra rendita e lavoro;
- tra speculazione e produzione;
- tra abbandono e presidio del
territorio.
Difendere il
lavoro contadino significa difendere la comunità nazionale, la qualità del
cibo, la dignità del lavoro e il futuro del Paese.
CONCLUSIONE
Il mercato
senza giustizia genera disuguaglianza. Lo Stato senza coraggio abdica al suo
ruolo.
Questo
Manifesto propone un nuovo patto tra Repubblica e agricoltori, fondato su un
principio semplice e radicale:
chi nutre la
Nazione deve poter vivere del proprio lavoro.